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giovedì 6 settembre 2018

Sanscrito: lingua di guarigione

ECCO PERCHE’ IL SANSCRITO E’ LA LINGUA DELLA GUARIGIONE

Il sanscrito è una lingua vibrazionale. Cosa significa? significa che non è il suono a dare importanza alla parola ma la vibrazione che trasmette.

L’alfabeto è formato non da lettere ma da sillabe che accedono al corpo attraverso diverse vibrazioni, toccando punti specifici. Queste sillabe si chiamano Mantrika che significa “Piccola Madre” perché in ognuna è insita la capacità di manifestare e creare l’energia e la vibrazione di ciò che si sta menzionando. Il potere del Sanscrito è qui nascosto.
Molto spesso gli insegnanti di yoga chiedono di ripetere un mantra durante una classe per insegnare agli studenti che non è importante conoscere il significato di un mantra per riceverne il maggior beneficio, questo perchè il significato del sanscrito è nascosto nel suo suono.
La parola vibrazionale significa che si può sentire attraverso il corpo. Siamo fatti per la maggior parte di acqua e così come una goccia nell’acqua crea movimento, nello stesso modo una vibrazione energetica risulta in un movimento all’interno del corpo.
Si può usare il sanscrito per promuovere la guarigione del corpo fisico, emotivo, spirituale e mentale.

Nel mondo, ogni cosa esistente è fatta da una vibrazione ed una frequenza elettromagnetica. Le parole delle lingue moderne sono usate per descrivere, indicare e connotare, ma in sanscrito la parola denota la vibrazione e la frequenza dell’oggetto menzionato. Cioé che la parola che indica un oggetto in realtà si riferisce alla sua vibrazione nel mondo piuttosto che all’oggetto stesso, arrivando così alla sua vera essenza.

 

ll sanscrito è la lingua dello Yoga,

la lingua delle asana che spesso non sappiamo pronunciare, ma che semplicemente se le ascoltiamo nel nome e nel corpo, trasformano completamente la pratica. Il sanscrito è una lingua nata dalla voglia di comunicare dal dentro per arrivare diretto al punto di chi ascolta. È la lingua dei libri classici dello Yoga e dell’India antica.
La parola stessa significa “formato nella sua interezza, completo, perfetto”. Ogni parola in sanscrito ha molte sfaccettature e significati, è una lingua meravigliosa ed evocativa. Dove ogni parola contiene un significato dentro l’altro da scoprire facendo, studiando, agendo, vivendo. La sola parola YOGA ha tante sfaccettature e connotazioni spiegate attraverso metafore in pagine e pagine di libri. Questo perché le parole in sanscrito hanno un significato più profondo che una semplice parola.
I mantra, le frasi in sanscrito recitate nella pratica dello Yoga sono uno strumento importante di guarigione, una preghiera vibratoria per smuovere le energie bloccate. L’effetto guaritore del sanscrito crea armonia nel corpo e nella coscienza. Il significato non è importante conoscerlo in quanto esiste una connessione speciale tra il suono ed il significato che non sono due entità distinte, ma esattamente la stessa cosa.
Cioè la sillaba o parola contiene il significato nella sua frequenza vibrazionale. Un esempio: un neonato che non sa parlare o che non riconosce il significato delle parole. Alla vibrazione della voce della mamma si calma e la riconosce come protettiva.
Questo perchè ogni voce ha una vibrazione differente ed il neonato non ha bisogno di capire il significato delle parole, gli basta la vibrazione della voce della mamma per già sentirsi più sereno. Nello stesso modo il sanscrito ha un effetto guaritore, calmante e rivitalizzante.
FONTE: Aprilamente

giovedì 7 settembre 2017

L’ANIMA GUARISCE IL CORPO, ora è una verità scientifica!

L’ANIMA PUO’ MODIFICARE LA STRUTTURA BIOLOGICA DEL CORPO E GUARIRLO

Ecco come l’anima può modificare la struttura biologica del corpo e la può aiutare a superare la malattia. La grande scoperta
Di Piero Cammerinesi (corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione) per  altrainformazione.it :
“Lo spirito che guarisce” titola la copertina di questa settimana di Der Spiegel, il più diffuso e autorevole settimanale tedesco.
Ebbene sì – dopo anni che chi segue vie interiori cerca di trasmettere la propria esperienza, nella maggior parte dei casi invano – oggi i neuroscienziati hanno fatto la grande scoperta: lo spirito può guarire il nostro corpo[1]. Raccontano stupefatti – e ancora increduli – come l’anima possa modificare la struttura biologica del corpo e la possa aiutare a superare la malattia. Vale a dire di come qualcosa di non misurabile, pesabile, visibile, possa in qualche modo modificare il visibile, pesabile, misurabile.

Meditare, fare Yoga e pensare positivamente – strilla Der Spiegel – conquistano ora la medicina ufficiale.
Quello che decine di tradizioni sapienziali, di centinaia di ricercatori indipendenti e di migliaia di persone che lo praticano quotidianamente hanno sempre saputo, oggi – udite, udite – è verità scientifica!

Beh, allora deve essere proprio vero…
Di documentazione la rivista tedesca ne fornisce in gran quantità, compresi alcuni filmati che si possono vedere sul sito web[2].
Qui di seguito i risultati di alcune interessanti ricerche su questo argomento.
Iniziamo da due autorevoli psicologi, Vladimir Bostanov e Philipp Keune, i quali avrebbero scoperto l’azione guaritrice dello spirito sul corpo umano mediante esame neurologico – misurazione dell’attività elettrica delle cellule cerebrali – del cervello dei soggetti sotto indagine prima e dopo un corso di meditazione.
I risultati di questo studio hanno evidenziato come il cervello, dopo il corso di meditazione di otto settimane, abbia significativamente incrementato la propria reattività. Il cervello dei soggetti che lavoravano meditativamente aveva imparato a non rimuginare continuamente, indirizzando le risorse di attenzione liberate concentrandosi sul test.
“Meditare aiuta i pazienti a controllare la propria attenzione – ha dichiarato il Dr.Keune – e li rende meno inclini a perdersi in pensieri negativi”.

Allo stesso modo di Keune anche la psicologa Bethany Kok, sta indagando il potere di guarigione della mente. La scienziata americana studia in particolare il nervo vago.
Insieme ai colleghi della University of North Carolina la Kok ha portato avanti un interessante esperimento: per nove settimane 65 donne e uomini ogni sera dovevano annotare in un questionario i sentimenti e le esperienze sia positivi che negativi della giornata. La metà del gruppo partecipava poi a un corso di meditazione dove si imparava ad esprimere emozioni come amore, gentilezza e compassione.

Bethany Kok ha presentato il risultato della ricerca sulla rivista Psychological Science[3]: ebbene, il tono del nervo vago di coloro che meditavano è aumentato in modo significativo.
“Chi alimenta buoni sentimenti migliora il tono del proprio nervo vago – conclude la Kok, che oggi lavora al Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia – e questo a sua volta è collegato con una buona salute e probabilmente con un allungamento della vita”.

Il nervo, da sempre poco conosciuto, potrebbe rappresentare il collegamento decisivo tra sentimenti positivi e salute fisica. “Le conoscenze acquisite – così il Dr.Thomas Schlaepfer dalla Clinica di Psichiatria e Psicoterapia dell’Università di Bonn – rendono molto verosimile che il nervo vago sia proprio la struttura di collegamento tra corpo e anima”.
“È lo spirito ad edificare il corpo” scriveva Friedrich Schiller otre due secoli or sono. Ed ecco che – passo dopo passo – la neuroscienza riconosce quello che il poeta, che peraltro era anche medico, sosteneva: vale a dire che l’anima può cambiare il corpo.

In molti ospedali universitari oggi psicologi e medici stanno lavorando per abbinare tecniche meditative ricavate da Buddhismo e Induismo alla medicina moderna. Nel suo libro “La meditazione per gli scettici[4]” Ulrich Ott vom Bender dell’Institute of Neuroimaging dell’Università di Gießen illustra il sentiero della meditazione, utile “ad ampliare la coscienza ed a liberarsi dagli stereotipi di pensiero e comportamentali acquisiti”.
Anche al Massachussetts General Hospital di Boston è recentemente stata eseguita una ricerca su 15 pazienti, inizialmente agitati, con sonno disturbato e pieni di preoccupazioni. La diagnosi: disturbi d’ansia generalizzata. Per otto settimane hanno frequentato un corso di meditazione; al termine erano in grado di controllare meglio le loro paure e hanno ricominciato a dormire bene. L’indagine ha rivelato che il loro cervello, meditando, aveva subito una modificazione positiva; zone della corteccia prefrontale (deputata alla coscienza di sé) registravano una irrorazione sanguigna superiore, così come le aree deputate alla regolazione del sentimento. Inoltre si evidenziava una maggiore connessione tra la corteccia prefrontale e l’amigdala, il centro della paura nel cervello, rispetto ai pazienti che non avevano meditato.

“Nell’essere umano vi sono elementi chiave per la guarigione – sostiene Winfried Rief, del Dipartimento di Psicologia Clinica e Psicoterapia dell’Università di Marburg – egli, se vuole, può influenzare il suo recupero anche con gravi malattie fisiche”.
“Per guarire con lo spirito si ha bisogno della connessione tra anima e corpo”, dice lo psicologo Manfred Schedlowski, dell’Istituto di Psicologia Medica e Immunobiologia Comportamentale dell’Università di Essen. “Sia che io mediti o che il mio medico susciti un’aspettativa di me, produco dei cambiamenti biochimici che raggiungono i miei organi attraverso il sangue e i nervi”.
Che un atteggiamento positivo verso la vita e la salute siano collegati, viene confermato anche dagli studi epidemiologici. Negli Stati Uniti, i ricercatori hanno studiato fotografie di 196 giocatori di baseball, a partire dal 1952, individuando quelli che sorridevano. Poi hanno ricercato quelli ancora in vita nel 2009. Il risultato: coloro che ridevano avevano avuto un grado di mortalità molto più basso!

Ma non è tutto.
Alla Duke University Medical Center hanno scoperto che anche la fede garantisce maggiore serenità. In uno studio su 3851 anziani in North Carolina, coloro che pregano e meditano, hanno avuto una vita più lunga.
La psicologa Julianne Holt-Lunstad ha analizzato 148 studi di questo tipo con dati provenienti da oltre 300.000 persone. Il risultato è che vive più a lungo chi abbia legami sociali, e con un tasso di sopravvivenza maggiore del 50%! In altre parole, essere soli è nocivo quanto fumare, non fare esercizio fisico ed essere sovrappeso.
Di grande importanza ed efficacia naturalmente anche il rapporto medico-paziente; da molte ricerche condotte negli ultimi anni si è visto come un rapporto di fiducia nei confronti del medico possa aiutare enormemente il paziente ad attivare le forze di guarigione latenti in lui.
Infine, alcuni ricercatori statunitensi hanno recentemente riconosciuto come cuore e spirito siano strettamente legati. Hanno studiato 201 uomini e donne con problemi coronarici, di cui la metà praticava la meditazione trascendentale. Questi ultimi hanno potuto ridurre il proprio stress e rinforzare il cuore, con il risultato che quelli che meditavano hanno subito un minor numero di attacchi di cuore e ictus e hanno vissuto più a lungo.
Insomma – concludono gli scienziati giustamente affascinati da questa straordinaria capacità dell’essere umano – la meditazione agisce sul cervello come una fontana di giovinezza.
Essa incrementa la materia grigia nelle regioni del cervello che sono collegate ad attenzione, concentrazione e memoria. In questo modo, contrasta attivamente stati di tensione e di esaurimento. Inoltre, non rafforza solo il cervello, ma anche i processi vitali del corpo. Insomma, il sistema immunitario funziona meglio, la pressione sanguigna diminuisce, aumenta l’attività degli enzimi.
Vi pare poco?
Poi, magari, meditare potrebbe anche aiutarci a capire meglio il mondo e noi stessi, ma quella è un’altra storia…

lunedì 7 marzo 2016

Il diaframma: il muscolo dell’intelligenza emotiva

Il diaframma: il muscolo dell’intelligenza emotiva

Se chiedessimo ad un ingegnere come un palazzo riesce a svilupparsi verso l’alto, lui ci risponderebbe che ha bisogno di strutture verticali, ma anche di quelle trasversali, affinché risulti stabile e compatto.
Le strutture trasversali del nostro corpo sono i diaframmi:
  • Diaframma tentorio del cervelletto
  • Diaframma toracico
  • Diaframma pelvico
Il diaframma toracico è il più importante muscolo respiratorio. La sua contrazione, che ha l’effetto di abbassare la cupola diaframmatica, determina, assieme all’elevazione del torace, operata dai muscoli inspiratori, l’espansione della cavità toracica e dei polmoni, necessaria al richiamo d’aria nelle vie aeree, durante l’inspirazione. Inoltre, il diaframma è coinvolto in quasi tutte le funzioni del nostro corpo (come ad esempio quella digestiva).

La parola “diaframma” è formata da DIA “attraverso” e FRAGMA, “chiusura”. Si tratta quindi di un elemento che separa in due parti un intero e, in qualche modo, mette queste due parti in relazione, proprio in virtù di questa separazione.
Riferendosi al diaframma, Andrew Taylor Still – considerato il padre dell’osteopatia – così si esprime:
Per mezzo mio vivete e per mezzo mio morite. Nelle mani ho potere di vita e di morte, imparate a conoscermi e siate sereni.
Il diaframma è un muscolo dalla forma irregolare: più largo lateralmente che in senso antero-posteriore; più alto sul lato sinistro che sul lato destro. La sua cupola si forma in fase embrionale, dalla migrazione di strutture che partono dal tratto cervicale (C3-C5). Questo legame fa intuire come molti disturbi cervicali che si sviluppano in età adulta siano strettamente connessi al funzionamento errato del diaframma e viceversa.
Una corretta respirazione prevede una massima espansione del corpo nella fase dell’ispirazione e una massima concentrazione nella fase dell’espirazione.

La respirazione non condiziona solo l’ossigenazione delle cellule, ma anche il flusso della linfa, quella cioè che contiene leucociti, le cellule in grado di proteggere l’organismo dalle malattie. Tale linfa circonda tutte le cellule del nostro corpo e il suo quantitativo è quattro volte superiore a quello del sangue.

A differenza del sistema circolatorio che è dotato di una pompa (il cuore), il sistema linfatico ne è privo e l’unico modo per tenere in movimento la linfa è la respirazione profonda e l’attività muscolare.

Un linfologo californiano , il dottor Jack Shields, dopo aver condotto una serie di studi a riguardo, è arrivato alla conclusione che l’unico modo per purificare il sistema linfatico è attraverso una profonda respirazione diaframmatica: essa crea una specie di vuoto grazie al quale la linfa viene come risucchiata nella corrente sanguigna, moltiplicando la velocità con cui l’organismo elimina le tossine.

Per convincerci dell’importanza che l’ossigeno e la corretta respirazione hanno sullo stato di salute del nostro corpo, basti ricordare gli esperimenti condotti dal dottor Otto Warburg che riuscì a trasformare cellule normali in cancerose, semplicemente diminuendo il quantitativo di ossigeno fornito loro.
Ma qual è il modo più giusto per ossigenare in modo corretto tutto l’organismo.

Lo yoga pranayama insegna: l’espirazione deve durare il doppio del tempo dell’inspirazione, perché così facendo si eliminano tossine attraverso il sistema linfatico. Tra le due fasi è necessaria una pausa inspiratoria pari a quattro volte il tempo dell’inspirazione: in questo modo si ossigena completamente il sangue e si attiva il sistema linfatico.

Il diaframma inoltre svolge un’importante funzione a livello emotivo: è come se fosse un grande centro che distribuisce energia all’intero corpo, attraverso il respiro.

Non a caso al diaframma corrisponde il terzo chakra o plesso solare. In questo chakra nasce la spinta che porta l’individuo ad affermarsi nella vita e rispetto al mondo che lo circonda, affrontando le continue sfide dell’esistenza di ogni giorno.

E’ la sede del carisma personale, della consapevolezza di essere un individuo unico, al di là della semplice necessità di sopravvivere.
Allo stesso modo di come il sole è il centro di gravità e tutti i pianeti gli girano intorno, il terzo chakra è il centro di gravità dell’essere umano. Esiste una frequenza detta del Sole, la cui nota è considerata la linea di demarcazione tra lo Yin e lo Yang: essa ascende ad una dimensione più alta e, privando se stessi di un’osservazione razionale, permette di raggiungere uno stato di consapevolezza superiore

Uno squilibrio di questo centro può rendere facili all’ira, predispone a ulcere di origine nervosa, all’incapacità di essere calmi, mentre uno squilibrio in senso opposto può causare timidezza, scarsa energia, necessità di ricorrere a sostanze esterne per stimolare il proprio fisico; una tendenza alla sottomissione e a disturbi di digestione.

Se ci pensi “respirare” è sinonimo di “sentire”, non in senso olfattivo, ma emotivo.

giovedì 22 gennaio 2015

Curarsi Con La Voce (Parte I) : Lo Yoga Delle Vocali



Il Canto delle Vocali è lo strumento più utile e il più veloce disponibile attualmente sul pianeta, per elevare la frequenza vibratoria del vostro corpo umano.
I suoni coscienti agiscono sulla materia: elevano la frequenza vibratoria del corpo umano e accelerano la trasmutazione cellulare, che è la base dell’evoluzione dell’umanità.

Il Canto delle Vocali è lo strumento più utile e il più veloce disponibile attualmente sul pianeta, per elevare la frequenza vibratoria del vostro corpo umano. Questo Canto, praticato tutti i giorni, vi permetterà di aggiustare la vostra frequenza vibratoria con quella del pianeta, assicurando la vostra sopravvivenza energetica, grazie alla trasmutazione cellulare rapida.
Il Canto delle Vocali non è un canto melodioso: deve risvegliare le vostre cellule. Va eseguito con il corpo intero (fisico ed energetico), con determinazione e con l’obbiettivo di disturbare la materia.  In questo lavoro, ogni vocale gioca un ruolo ben preciso; ogni vocale è una “specialista” che viene a compiere un lavoro particolare in voi attraverso la sua vibrazione.

Curarsi con i suoni delle vocali
Ogni vocale ha una sua specifica frequenza. Quando cantate la A, poi la U, sentite che questi due suoni non risuonano nel vostro corpo nello stesso posto. La prima viene avvertita a livello della gola – Nel Taoismo, la vocale HE viene posta a livello del cuore ( o secondo la fonetica utilizzata: HA), ma si tratta di un suono soffiato piuttosto che cantato. Nell’Hatha Yoga, il bìja-mantra Ham corrisponde al chakra laringeo , la seconda vibra alla base della spina dorsale e nel basso ventre. Su un piano emotivo, ciascuna vocale induce uno stato d’animo differente, la E acquieta laddove la I è più incisiva. Associato alla consonante che possiede ugualmente una sua particolare tónalità, il suono della vocale — o la sua combinazione — agisce contemporaneamente sul piano fisico, energetico e mentale. Non per nulla da tempi immemorabili si parla del canto delle vocali, della potenza degli incantesimi magici, del potere del Verbo . Oggigiorno, con l’ausilio di strumenti scientifici, si localizza con precisione la risonanza di ogni vocale nel corpo e le si associa una frequenza. Stando alle mie ricerche, la O e la E vibreranno rispettivamente a 427 Hz (l’OM universale) e 288 Hz. I suoni delle vocali che utilizzerete appartengono a differenti tradizioni, sia orientali sia occidentali, e lo scopo non è semplicemente quello di trasmettervele sotto forma di ricette per la salute, ma di farvi penetrare nei segreti del suono; nella straordinaria capacità di trasformazione contenuta in ogni vibrazionè0 canto delle vocali presenta una grande facilità nella messa in pratica e i suoi effetti vengono rapidamente avvertiti. Il semplice fatto di intonare le vocali A-E-I-O-U deve rendervi consapevoli della loro rispettiva collocazione all’interno del vostro corpo, ma anche dei suoni armonici che fuoriescono naturalmente ad ogni cambio di vocale.

Autoguarigione mediante la voce
Ora sperimenterete i suoni delle vocali attingendo dalle loro sane vibrazioni tutti i benefici che potete attendervi. Cantate ciascuna vocale — o combinazione di vocali — sul suono che vi verrà spontaneamente, che sgorgherà da voi, svincolato dall’intelletto. Ogni essere umano possiede la sua gamma personale a partire dalla nota base fondamentale, dalla sua “tastiera” vibratoria, e sceglie nel suo campionario di sfumature sonore le vibrazioni di cui abbisogna. A tal scopo è necessario mollare la presa ed è evidente che ( il primo suono emesso, la mattina per esempio, sarà il più significativo della vostra nota personale poiché in esso sarà contenuto il canto del vostro lato inconscio, del vostro sonno profondo: l’Io che ha viaggiato nei differenti stati di coscienza.)  Tuttavia, in un qualsiasi momento della giornata, se avete cura di fare il vuoto mentale effettuando parecchie respirazioni profonde, potrete riconnettervi a questo aspetto spontaneo del suono. Intonando con regolarità i suoni delle vocali, osserverete i loro effetti tanto sul piano fisico quanto su quello mentale, che vi procureranno ispirazione e saggezza nella vita. Avrete in tal modo fondato, mediante l’utilizzo dei suoni e  l’igiene di vita che l’accompagna, un terreno vibratorio positivo sul quale la malattia e gli innumerevoli problemi della vita quotidiana avranno poca influenza e poche conseguenze irrimediabili.
Consiglio pratico: Scegliete uno o due suoni per volta. Non provateli tutti insieme. Prolungate più che potete il canto di ciascuna vocale al fine di far emergere l’armonica che, con la sua frequenza acuta, agirà ad un livello vibratorio elevato.

LA VOCALE U: radicarsi meglio
La vocale U ha la caratteristica di riunire gli estremi. È in primo luogo un suono di radicamento, di centratura alla terra, che vibra alla base della spina dorsale e nel basso ventre. Prolungando il suono si percepiscono le armoniche che “cantano” nella testa. Associata a certe consonanti come la S o la W — come SU o WU — questa vocale produce dei suoni estremamente potenti. Per la sua forma simbolica, la vocale U è il crogiolo della vita. Rappresenta l’unione dei lati opposti, del maschile e del femminile, come i due poli di un magnete. Il suono U vi radica maggiormente alla terra e, attraverso le sue armoniche, vi pone ad un livello di coscienza molto elevato. Rappresenta contemporaneamente le radici del vostro albero della vita e la cima del suoi rami più alti. Le sue vibrazioni inducono degli stati emotivi caratterizzati dalla gravità e dalla dolcezza. La U è utilizzata nel canto prenatale poiché le sue risonanze nel grave si propagano attraverso le ossa fino al bacino e, grazie alla voce della madre, stabiliscono una comunicazione con il feto. In generale, la U è una vocale armonizzante sia a livello relazionale, sia fisico: Le sue vibrazioni sono in relazione al primo chakra e alle ghiandole surrenali.
Inspirate a fondo e cantate il suono U in un tono grave il più a lungo possibile. Sentite le sue risonanze in fondo alla schiena, a livello del basso ventre, ma anche nella testa. Mantenendo il suono U, aggiungete le vocali A-E-I-O che andranno ad unirsi al vostro bordone continuo. La vocale U contiene il canto degli altri suoni delle vocali e i suoi effetti armonizzanti si prolungheranno ben oltre la vostra sperimentazione.

LA VOCALE E (chiusa): dinamizzare la sessualità
La E chiusa risuona a livello dell’apparato genitale, dei reni e della vescica. Questa vocale esprime la continuità, la trasformazione eterna, la fonte della vita. Essa stabilisce una relazione equilibrata con il corpo fisico e armonizza il rapporto di coppia. Ha una corrispondenza energetica con il secondo chakra. Emettete la vocale E senza che la volontà intervenga. Sentite come risuona a livello del basso ventre, delle ghiandole sessuali e dei reni. Essa fluisce armoniosamente e vi ricarica. Affrontate la vita con maggiore calma e serenità.

LA VOCALE E aperta: controllare le emozioni e renderle positive
La È libera la mente e agisce sulle “grida del vostro corpo”, conseguenza delle vostre tensioni e delle vostre emozioni perturbatrici. L’organismo si difende dai cattivi umori e dalla collera secernendo ormoni di difesa come l’adrenalina che agisce in modo particolare sul ritmo cardiaco e sulla pressione arteriosa. Se i vostri accessi collerici sono frequenti, tutto il metabolismo ne risulta modificato: appaiono spasmi, dolori. muscolari, mal di schiena, disturbi digestivi ed emicranie. All’avvelenamento mentale si aggiungono le tossine e se questo stato di intossicazione si stabilizza, il terreno diventa favorevole per l’instaurarsi della malattia. E’ bene “vuotare” questo eccesso di vibrazioni negative attraverso la respirazione profonda e il suono della E che entra in corrispondenza del terzo chakra (appena sotto l’ombe-lico) , il plesso solare (sterno) e il pancreas.
Nel silenzio, ascoltate la vocale È nel vostro intimo. Essa purifica, lenisce, infonde cure materne poiché la sua natura femminile vi permette di portare tutta la vostra attenzione sull’essere, di riconnettervi con lo spazio vergine, puro che risiede dentro di voi.  Cantando la È, focalizzatevi su un punto situato sotto l’ombelico e pensate alle onde circolari provocate dall’impatto di una pietra sulla superficie dell’acqua. Rimanete centrati sull’esatta posizione in cui la pietra cade e trascurate i cerchi nell’acqua che raggiungono le rive opposte. Fate lo stesso nella vostra vita: attenetevi all’essenziale.
E: mantenere la padronanza di sé

LA VOCALE I: aprire il cuore e aprirsi al mondo
La vocale I favorisce l’innalzamento delle energie al cuore e, temperando l’influenza dell’ego, promuove un sentimento di compassione verso gli altri. Il suo glifo evoca l’immagine della colonna, dell’asse, della Via di Mezzo e, molto concretamente, quando inspirate a fondo percepite con intensità l’energia vitale che parte dalla base della schiena e sale formando “un nodo a livello del cuore”, poi prosegue la sua ascensione fino alla sommità della testa. La risonanza della vocale I viene avvertita in tutta la zona cardio-polmonare, in corrispondenza del quarto chakra e del timo. Ma questo suo-no incarna anche il riso. Ridete dunque più spesso e relativizzate l’impor-tanza degli avvenimenti. Riportateli alla loro effettiva scala di valori, microcosmica in rapporto all’universo.
Cantate la I sorridendo, un sorriso simile a quello del clown che nasconde sotto la maschera i suoi piccoli problemi personali per meglio trasmettere gioia a chi gli sta intorno. Intonate questo suono con dolcezza, con benevolenza poiché esso esprime la vostra volontà di progredire in tutto ciò che intraprendete e di aprirvi agli altri.

LA VOCALE A : Liberare la capacità espressiva e comunicare meglio
La vocale A favorisce gli stati di calma, di pace e serenità. Essa risuona a livello della gola e regolarizza la tiroide. Agisce sui blocchi della voce e reintegra la capacità espressiva. La voce è uno strumento fantastico, ma soggiace al nostro stato d’animo fisico e mentale, ai nostri umori. Pertanto il suono A va privilegiato sia dal cantante, sia dall’individuo che presenta difficoltà nella comunicazione. Bisogna aver cura di emettere il suono A nasalizzandolo leggermente e distendendo bene la mascella inferiore e il volto. La vocale A è in relazione al quinto chakra.
1) Create mentalmente la vocale A nello spazio. Da un punto luminoso che si viene a formare in cielo, visualizzate l’apparizione di due raggi che discendono sulla terra. L’ orizzonte è una linea che li attraversa da parte a parte, in tal modo riunendoli. La vocale A così sagomata rende perfette le sue fondamenta poiché si appoggia simbolicamente all’elemento terra e, grazie ai suoi due raggi, può essere considerata un’emanazione del cielo.
2) Ora cantate la vocale A affinché si instauri nella vostra gola, si costruisca un “corpo”, una vibrazione per trasmettervi quel qualcosa d’indefinibile che vi tocca nel profondo dell’animo. Con questo suono rinascete e il nodo che ostacolava la vostra voce in ultimo si scioglie. Sentite come la voce si libera e comincia ad espandersi. Cantare la A è un po’ come aprire il proprio compasso di luce allar-gandolo sempre più fino ad includere gli esseri che vi circondano.
Consiglio pratico: quando sentite un blocco a livello della gola, un’impossibilità ad emettere un suono, cantate il suono HA insistendo sull’H aspirata e rientrando il ventre ad ogni espirazione sonora. Visualizzate la gola e le corde vocali e cancellate tutti i “veli oscuri” che le avvolgono e che rappresentano le vostre paure, le emozioni e i pensieri inespressi, fino al momento in cui sentite che la zona della laringe inizia a liberarsi.

LA VOCALE O: dare una nuova direzione alla propria vita
La vocale O è simile al tunnel che le vostre labbra formano quando la cantate. È una vocale di passaggio, di trasformazione. Vibra a livello della fronte nella sede del sesto chakra, tra le due sopracciglia, ma le sue risonanze vengono avvertite in tutta la testa. Cantare la O è come cantare l’OM poiché, chiudendo la bocca, create una vibrazione nasale in modo del tutto naturale: O MMM. Il simbolismo della O evoca certamente il cerchio, la perfezione, il punto da raggiungere nello spazio. Questo ideale da perseguire si manifesta ogni giorno nella vostra vita quotidiana attraverso i riti di passaggio che effettuate spesso inconsciamente: un libro che vi capita tra le mani, un incontro imprevisto, una variazione di itinerario che cambiano impercettibilmente il corso della vostra esistenza.
Cantate la vocale O protendendo le labbra in avanti. Sentite la sua forza che si concentra in un punto situato tra le due sopracciglia e che si irradia fino al centro della testa. Visualizzate una luce bianchissima che vi acquieta, vi apre ad altre percezioni. Quando state finalizzando un lavoro o vi trovate di fronte ad una svolta decisiva della vostra vita, fate vibrare dentro di voi la vocale O che completa un ciclo particolare e vi sospinge già in un altro.

LA VOCALE I (acuta): realizzarsi
Alcune ricerche condotte con l’aiuto dei miei allievi sulle risonanze del corpo han-no messo in evidenza che il suono I emesso nel suo tono acuto vibra alla sommità del cranio e che l’attività dell’epifisi (ghiandola pineale) ne risulta stimolata. Ricordiamo che questa ghiandola endocrina secerne ormoni come la doparnina, così importante per la nostra psiche e la costruzione delle immagini mentali. Cantando i suoni I-0 in un registro acuto, si avverte effettivamente che la risonanza si sposta dalla sommità del cranio alla fronte. Questa esperienza sulla potenza dei suoni delle vocali acuisce la nostra percezione psichica e favorisce i viaggi interiori. Questa I in tono acuto non può non richiamare alla mente il suono HRI appartenente al buddismo tibetano e il punto di apertura che, secondo la tradizione, permette al-l’anima di uscire dalla porta della fontanella. Nello yoga, la sommità del cranio corrisponde all’estremità del canale centrale Sushumma e al settimo chakra che “risplende al di sopra della testa”. Sarà pertanto utile intonare la I acuta se si desidera stimolare l’attività cerebrale e risvegliare le proprie capacità parapsichiche.
Focalizzate l’attenzione sulla sommità del cranio. Tutto il vostro corpo tende verso il cielo, come sospeso da un filo invisibile che si prolunga nello spazio. Sentite anche l’energia che sale lungo la vostra spina dorsale. Intonate la I in tono acuto. Lasciate che la vocale si stacchi da voi come una bolla di sapone, la bocca aperta e ben rilassata. Ora cantate le vocali I-0 e vivete questa combinazione di suoni come una “doccia mentale” che vi purifica a tutti i livelli.
     http://www.andreadiletti.it/blog/?p=1604

CORRELATI:
PSICOBIORISONANZA: IL TAO DELLA VOCE
PAROLE CHE CURANO

domenica 10 agosto 2014

Respirazione a narici alternate


Gli antichi Yogi scoprirono che non respiriamo attraverso entrambe le narici allo stesso tempo e che le due narici sono collegate ai nostri due emisferi.

Quando respiriamo dalla narice sinistra stimoliamo la creatività, quando respiriamo dalla narice destra, stimoliamo la logica.
In tutto il corpo umano è presente una certa distinzione tra destra e sinistra, per esempio l'emisfero destro del cervello non svolge le stesse funzioni del sinistro.

Secondo antiche teorie, usando la narice destra e chiudendo la sinistra andiamo ad alimentare l'emisfero sinistro, sede della mente razionale, pratica, che ci aiuta a eseguire i lavori manuali, in quanto concentra l'energia su gli organi interni, favorendo per esempio la digestione, mentre se intendiamo stimolare la parte creativa del cervello, quella spirituale, tesa alla concentrazione e alla calma, è consigliabile respirare dalla narice sinistra.

Nulla impedisce di respirare da tutte e due le narici contemporaneamente, anzi un simile stato favorisce la concentrazione e genera una gradevole sensazione di tranquillità. Di norma però alterniamo automaticamente, circa ogni due o ore, la respirazione attraverso una narice o l'altra. Possono comunque intervenire eventi, quali forti emozioni, la presenza di polvere o il mutare degli orari stabiliti per il sonno o per i pasti, a farsi modificare il ritmo.


Sentire le narici o una sola di esse che restano chiuse per più ore significa avvertire uno squilibrio presente nell'organismo, squilibrio che facilmente conduce a malesseri più o meno rilevanti.
Ecco una cosa da ricordare quando ci si corica con il naso "tappato": coricandosi sul fianco sinistro si libera la narice destra, sdraiandosi sul fianco destro si libera invece la narice sinistra.
Per liberare la narice chiusa, quando non ci si può sdraiare, si può procedere alla respirazione alternata, che consiste nell'espirare e inspirare una volta dalla narice libera, poi dall'altra per tre volte, quindi ancora per tre volte dalla prima.
Tutte le respirazioni devono avvenire senza rumore in modo lento e senza sforzo.

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