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lunedì 20 novembre 2017

Bio-logico o Bio-illogico?

Bio-illogico
di Silver
Sono ormai tanti anni che la parola BIO è entrata nel vocabolario comune: grazie al marketing, si sa, ogni anno alcune parole assurgono al ruolo di catalizzatore e condensatore di concetti che, salvo qualche rara eccezione, hanno il compito di indorare la pillola se non, addirittura, vestire il lupo coi panni della nonna.
Perché il marketing non è certo fatto per influenzare la realtà, bensì la percezione della realtà.

Per meglio esser chiari… non esiste nessuno che può creare un bianco che sia più bianco del bianco, ma esiste qualcuno che, grazie a questo concetto, è riuscito a far comprare ad un prezzo maggiore del suo reale valore un fustino (ormai famoso) e a rendere più ricca qualche multinazionale della nettatura.
Il marketing, d’altra parte, è figlio di una mamma di cui tutti conoscono l’esistenza ma di cui pochi ne sanno davvero qualcosa: la propaganda.
Madre è figlio si somigliano davvero tanto perché entrambi discendenti da un avo di origine ellenica che si chiama linguaggio persuasivo a sua volta figlio di Retorica e Dialettica.

Questa particolare “casata” nacque con lo scopo di influenzare le persone creando una (non) realtà verosimile nell’immaginario degli ascoltatori così che possa essere in grado di dare un’aura di sicurezza e di servire una soluzione attraente, unica e formalmente corretta; può essere destinata all’acquisto di un prodotto o al far digerire al volgo una nuova legge iniqua o l’ingresso in una guerra d’occupazione.
Solo la Storia sa quante persone hanno subito gli effetti di un arma tanto potente quanto invisibile. E noi sappiamo quanto questa famiglia sia viva ed attiva oggi più che mai perciò affrontiamo il discorso che segue con mente vigile ed aperta.

In questo articolo parleremo un tema che ci sta molto a cuore: cosa è BIO-LOGICO e cosa BIO-IL-LOGICO.

Per iniziare partiamo banalmente dall’etimo della parola. BIO = Vita, per cui biologico significa “la logica della vita” o, in senso lato, la logica della Natura e ciò che vi è di vero in essa e nelle sue leggi universali.
Per contro, bio-il-logico significa “la NON logica della vita” (ironicamente si potrebbe pensare anche come “la logica della NON vita”), laddove NON logico significa “errato”, “falso”.

L’articolo ha un seguito di altri argomenti correlati al BIO che, a parer nostro, possono essere riassuntivi di quanto vogliamo esporre, ma sentitevi liberi di indicarci altri esempi e mandateci i vostri articoli o chiedeteci di pubblicarne uno per voi. Lo faremo con piacere.

Iniziamo col cibo Biologico ( e da cos’altro potevamo iniziare, se no? Qualche anno fa, quando iniziai a sentir parlare di verdura biologica, mi venne da ridere. Per me quella verdura era semplicemente… normale.

Semmai avrebbero dovuto definire Bioillogica la verdura coltivata con le tecniche moderne!
Marketing 1 – Buonsenso 0

Da allora sono stati creati fior di marchi BIO, articoli su quanto fa bene mangiare BIO, catene di negozi BIO, e a Torino si prega… pardon… si mangia da Oh Mio Bio.
Mangiare un frutto “biologico” significa mangiare un frutto cresciuto in modo naturale sulla pianta ovvero crudo e fresco.
Vi sembra una banalità quanto ho scritto? Io credo proprio di no.

Tutto ciò che viene cotto, alterato e sofisticato non ha nulla a che vedere con la logica della vita e quindi non dovrebbe potersi onorare del titolo di Biologico.
Eppure… contate quanti prodotti confezionati ci sono un un supermercato BIO e ditemi in quale angolo remoto del mondo la Natura li fa crescere sulle piante.

Comunicare che una marmellata è BIO o che una marmellata è stata ottenuta da frutti biologici (ovvero naturali e normali) non è la stessa cosa e il marketing lo sa bene. Il marketing vive di etichette.
Marketing 2 – Buonsenso 0

Un giorno mi recai per la prima volta in un supermercato BIO pensando, ingenuamente e scioccamente, di assistere alla nascita della nuova era vegana. Nel mio piccolo e confortevole mondo avevo solo notizia di vegetali e detersivi bio (ovvero con tensioattivi vegetali) e di certo non mi aspettavo un mega reparto carni e formaggi. Che colpo allo stomaco!
Pezzi di animali con etichette BIO. Commovente: un animale morto con l’etichetta “Vivo”.
Latte cagliato e stagionato BIO. Ovvero derivato da latte fatto da mucche che probabilmente hanno visto un pezzo di pascolo e sottratto al vitellino che, probabilmente, ora stava facendo mostra di quanto fosse bello dentro… nel banco affianco. Il formaggio è un puro artefatto umano, inesistente in natura e perciò non contemplato in alcuna alimentazione naturale. Non è né Bio né, tanto meno, logico.
Marketing 3 – Buonsenso 0

Partita finita e tutti a casa.
Le nostre istituzioni hanno creato la macchina del business del BIO, aumentando i costi per gli agricoltori, distraendo l’attenzione del consumatore e vendendogli l’etichetta di fiducia.

Sia chiaro: non vogliamo parlar male delle verdure biologiche, che certamente sono migliori di quelle bioillogiche, ma solo dare una visione più ampia e meno incantata di questo prodotto di marketing.
Ricordate una legge immutabile: “il mercato è fatto dai consumatori”
In un mondo dove esistono agricoltori che spediscono da tutta Italia, che coltivano in modo naturale, che hanno 1000 recensioni, che partecipano a GAS, ancora sento dire “ma come posso essere sicuro che non utilizzi sostanze nocive?”
I benefici di alimentarsi in modo naturale sono innumerevoli e ben spiegati nel libro Fruttalia.
Il gusto stesso dei cibi è diverso, più ricco di sfumature, intenso ed invoglia a mangiar più crudo.
Al contrario, carne e formaggi, anche se con l’etichetta di fiducia, non potranno mai essere salubri perché rimarranno delle aberrazioni dell’alimentazione umana.
Tutti i cibi di origine animale, inacidiscono il corpo, sono difficilmente digeribili, sporcano molto il sangue, incollano gli intestini, debilitano il sistema immunitario.

Quando un cibo è BIO-IL-LOGICO non potrà mai apportare benefici nemmeno se tutti i medici e tutte le istituzioni del mondo continueranno a dire il contrario.
Prendete questo articolo e quelli che seguiranno come spunto di riflessione.

Se non sarete voi stessi a preservare la vostra salute, nessuno lo farà mai davvero per voi: il marketing delle etichette è in mano ad industrie alimentari e farmaceutiche che hanno a cuore solo i loro interessi, non i vostri.

Ippocrate disse:
“Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo ”
Ippocrate parla a te e ti chiede di prenderti cura in prima persona della tua salute senza demandarla a nessun altro. Questo è un pensiero BIO-LOGICO.
Grazie

Seconda parte…

giovedì 22 dicembre 2016

Il panico mediatico per mantenere la ricerca sul cancro

Il panico mediatico per mantenere la ricerca sul cancro
Nel 2014 il cancro potrebbe assomigliare
a una cosa del genere.
Non si può sfuggire all'ipnosi di un'informazione così profondamente manipolata, è impossibile.
Un bombardamento incessante che non lascia scampo, e la giornata mondiale (4 febbraio) è, come vediamo, dedicata al terrore.

Il cancro è un mostro, un flagello che si impadronirà del mondo, e nessuno potrà sfuggirgli.

World cancer day: 25 milioni di nuovi casi nel 2034

I dati del World Cancer Report 2014: entro 20 anni nuovi casi raddoppiati
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16374-world-cancer-day-25-milioni-di-nuovi-casi-nel-2034?refresh_ce

Perchè tutti, ma proprio tutti nella propria vita dovranno affrontarlo.
E allora cosa possiamo fare, è finita?
Finchè la lotta la si fa contro un panico artificiale, cercando di nascondersi alla propria paura e quindi lottando contro se stessi, vincere è impossibile.

I numeri sono certamente verosimili, e sì, "lo stile di vita" può essere in particolari casi abbastanza lontano da un vivere secondo leggi di natura...
Ma quello che invece si è trasformato vertiginosamente negli anni, che invade come uno tsunami i numeri statistici e di cui non si parla, è il metodo diagnostico.

Del come l'industria sia capace di farsi nuovi clienti, lo lascio dire al Dr. Nino Cartabellotta, alfiere da diversi anni della medicina basata sulle evidenze (Evidence Based):
[...] Ma, al di là della mia passione per la musica e il BMJ, quale filo lega l’overdiagnosis con la faccia oscura della luna?
Se l’overdiagnosis si verifica quando in soggetti asintomatici viene diagnosticata una malattia non evolutiva, che non sarà mai sintomatica, né causa di mortalità precoce, la faccia oscura della luna è popolata da tutte le conseguenze negative di essere “etichettati” come malati, dai rischi legati a test diagnostici e trattamenti non necessari, dallo spreco di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate in maniera più appropriata. Sono numerosi i fattori che contribuiscono a questo fenomeno:

- continua evoluzione delle tecnologie diagnostiche che consentono di identificare “anomalie” sempre più piccole
- interessi commerciali e professionali
- esperti in conflitto di interessi che espandono continuamente le definizioni di malattia e definiscono nuove entità patologiche
- orientamento dell’autorità giudiziaria a condannare l’underdiagnosis, ma non l’overdiagnosis, che ha alimentato la crescita esponenziale della medicina difensiva
- medicalizzazione incentivata dalle modalità di rimborso di servizi e prestazioni sanitarie
- percezione socio-culturale che è sempre bene fare tanti esami diagnostici (more is better) e soprattutto che la diagnosi precoce non comporta alcun rischio 

In riferimento alla pratica professionale, quattro condizioni, fortemente alimentate dall’evoluzione del progresso tecnologico, contribuiscono all’overdiagnosis: lo screening in soggetti asintomatici, l’aumentata sensibilità dei test diagnostici in soggetti sintomatici, l’overdiagnosis incidentale e l’ampliamento dei criteri diagnostici delle malattie. Quest’ultima, in particolare, viene spesso effettuata da panel di esperti di organizzazioni e società scientifiche che mantengono relazioni finanziarie con l’industria farmaceutica e tecnologica, la quale trae diretto beneficio dall’espansione del pool di pazienti potenzialmente trattabili. D’altronde, l’industria mantiene ben salda l’influenza sui medici e sulla società, grazie al finanziamento di organizzazioni professionali, associazioni di pazienti, fondazioni di ricerca, campagne di sensibilizzazione sulle malattie, iniziative di formazione continua.
Asma, neoplasie (mammella, polmone, tiroide, prostata), diabete gestazionale, embolia polmonare, insufficienza renale cronica, ipertensione, ipercolesterolemia, osteoporosi e chi più ne ha più ne metta. Sempre di più i casi di overdiagnosis che espandono il pool di malati, aumentano le aspettative sanitarie dei cittadini nei confronti di una medicina mitica, gonfiano le tasche di chi vende farmaci e tecnologie sanitarie e contribuiscono a ridurre la sostenibilità della sanità pubblica.[...]

Il paradosso più palese poi lo troviamo proprio nella comunicazione, perchè in effetti sono le stesse associazioni per la ricerca sul cancro (IARC in testa) a dichiarare il proprio fallimento, dopo decenni di ricerche multi miliardarie che come risultato avrebbero prodotto, a guardare questi dati devastanti, una pandemia inarrestabile.
Se questa è la strada...

Rimanendo nel concreto delle leggi biologiche, sappiamo che un processo organico, comunque venga chiamato, è un programma biologico e sensato della natura.
Sappiamo anche come gli anatemi diagnostici siano un baratro da cui è difficilissimo uscire, e spesso sono letali.
Sappiamo che "prevenire" è un concetto illogico[1], poichè un processo di fisiologia speciale si attiva con un evento inaspettato che prende in contropiede, che quindi non si può prevenire.

Oggi abbiamo tutti i mezzi tecnologici e le conoscenze per dare diritto di cittadinanza anche a questo mostro chiamato "cancro", e rimettere al proprio posto il terrore indotto dal marketing, dalle credenze e dalla cultura religiosa del diabolico da esorcizzare, cose che con la biologia non hanno davvero nulla a che vedere.

(Abbiamo assistito a un simile bombardamento mediatico durante lo scorso Ottobre Rosa)





[1] tuttavia si può fare davvero tanto per ridurre la malattia ai minimi termini (5lb cura e prevenzione – Superare la paura della malattia – L'OMS dice che i tumori aumenteranno. Ecco il perchè e come evitarli.)

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sabato 17 dicembre 2016

Sistema sanitario mondiale: programmato per farci ammalare!

Il sistema dell’assistenza sanitaria

Fino a quando non riposizioniamo l’individuo nella sua interezza – corpo e mente – al centro del nostro Sistema di Assistenza Sanitaria, continueremo a spendere miliardi di euro per chirurgie non necessarie e cure non garantite, relegando l’individuo a un ruolo passivo privo di responsabilità o autorità.

Dall’80 al 90% delle persone credono di essere sicuramente in buona salute. “Sì, sono in buona salute”, quasi tutti direbbero. “Così non hai nessuna lamentela sulla tua salute, nessun problema di salute di cui parlare?”, si potrebbe chiedere. “No, davvero…”, risponderebbe la maggior parte delle persone.

Quando poi si fanno domande su qualsiasi lamentela fisica, sciorinano velocemente i loro dolori, con tutte le etichette affibbiate dai medici, quasi come se fossero una componente anomala della “buona salute”. Potrebbero affermare: “Sono piuttosto in buona salute. Oh beh, mi vengono le emicranie e i normali raffreddori. Ho avuto qualche mal di gola, l’influenza di nuovo questo anno, né più né meno di tutti gli altri. Oh sì, la mia sciatica mi da fastidio ogni tanto e il mio medico dice che devo fare attenzione al mio colesterolo, sono un po’ stanco, ma non è così per tutti? Ehi, ma non mi sto lamentando. C’è gente che sta molto meno bene di me. Posso considerarmi relativamente sano. Niente di grave, grazie a Dio.”

Per troppo tempo abbiamo avuto la tendenza a delegare la responsabilità della nostra salute ad altri. L’atteggiamento corrente è: “Faccio quel che voglio e se qualcosa va male lascio che sia il medico a metterlo a posto.” ...

La nostra Assistenza Sanitaria è correttiva 
La nostra usuale prospettiva sulla salute è aspettare che la malattia “compaia”, e tentare quindi di “combatterla”. Questo approccio non funziona.

È troppo doloroso per il corpo, troppo dirompente nel nostro stile di vita, e incide troppo sul nostro portafoglio. Fare una diagnosi e curare sono azioni recidive. La prevenzione e il monitoraggio sono azioni preventive. La maggior parte dell’assistenza sanitaria è progettata per alleviare sintomi allo scopo di migliorare o sentirsi meglio. Il nostro obiettivo invece è capire come aiutare il “medico interiore” a farci migliorare...

Ciò in cui crediamo otteniamo

Siamo stati portati a credere che le emicranie, il mal di schiena, le allergie, i raffreddori, i muscoli contratti e la paura costante di ammalarci sono accettabili finché non sono “niente di grave”.

Che cosa significa comunque star bene? L’idea di “star bene” è un termine relativo. Per alcuni, un “buon matrimonio”, significa libertà, amore, e sincero altruismo reciproco, per altri significa che le discussioni sono ridotte al minimo e fondamentalmente ci si sopporta l’un l’altro.

Una “buona situazione finanziaria”, per alcuni significa che il denaro fluisce costantemente da permetterci tutto quello di cui abbiamo bisogno, senza attimi di tensione. Altri pensano che significa riuscire ad arrivare alla fine del mese. Molti ritengono di avere una abbastanza “buona opinione di sé”, anche se accompagnata ogni giorno da sensi di colpa, biasimo e dubbio nei propri confronti e sul proprio operato. E confrontato con chi è clinicamente depresso, questo standard è considerato buono.

Benché la medicina convenzionale metta il 100% della sua attenzione sul corpo, in realtà, siamo esseri tridimensionali costituiti da corpo, mente e spirito. Il nostro aspetto fisico è solo un terzo del nostro intero essere. La società limita anche l’obiettivo per la salute a “non essere malato”.
Non essere malato è solo metà del nostro potenziale di piena salute; l’altra metà è una salute smagliante. (Per smagliante s’intende una salute sorprendente, quasi inimmaginabile ai giorni nostri, ma nondimeno possibile.) Se poi riduciamo la nostra attenzione e ci concentriamo solo sul corpo con l’obiettivo limitato di non essere malati, abbiamo ridotto il potenziale per una salute smagliante a un sesto del nostro essere totale. Quindi, nel migliore dei modi possiamo aspettarci di arrivare a un sesto (il 16.5%) della nostra salute potenziale. Abbiamo più probabilità di vincere alle macchinette nei bar. Un approccio ad una sola delle nostre tre dimensioni, anche se fatto perfettamente, scalfisce solo la superficie delle nostre necessità e possibilità tridimensionali.

Riguardo alla salute, la società ci ha condizionati a non pensare.

Ci hanno insegnato sottilmente che gli esperti, come i medici, i media, le società farmaceutiche, i tabloid, sanno cosa è meglio o peggio per la nostra salute. Nessuno è più esperto di quanto non lo siamo noi stessi riguardo alla nostra salute.

Quando una persona accetta l’opinione che la buona salute sia qualcosa che succede, invece che creata da lei stessa, nascono la paura la disperazione.

Una persona con il preconcetto che la salute o i problemi di salute appaiono misteriosamente, rinuncia al suo diritto di crescere in una condizione di salute smagliante.

È molto più tragico per una persona avere un’opinione “malata” piuttosto che un corpo malato.
 

Un corpo malato può essere curato, ma se la mente è condizionata da opinioni errate sullo stato di malattia, il corpo guarirà solo per inevitabilmente ricadere nuovamente nella stessa o in un’altra malattia. Senza rimediare alle opinioni errate, rimaniamo nel labirinto della malattia. Concentrandoci positivamente sulla salute, invece di fare assorbire la nostra energia dai tristi pensieri di malattia, facciamo la differenza fra il successo e il fallimento. Questo principio è stato accettato e praticato dalle menti più elevate sia nel passato che nel presente.

Responsabilità

Se nel corpo è presente una malattia, da una grave patologia a un’emicrania persistente, a una sensazione imprecisata di malessere, mancanza di energia e esuberanza, possiamo essere sicuri che c’è una corrispondente malattia nel nostro essere interiore.

Se neghiamo questo collegamento, incolpando ogni cosa dai germi al governo, allora neghiamo anche il nostro potere creativo di curare. Se rinunciamo al nostro proprio potere, credendo che qualcosa o qualcuno fuori di noi abbia causato il problema, allora dobbiamo porre la nostra fiducia su qualcosa o qualcuno al di fuori di noi per porvi rimedio.

Molti di noi accettano come vangelo le parole di medici, “esperti della salute”, TV o articoli di riviste. Disperatamente, speriamo che se facciamo quello che ci è stato detto entreremo nel “regno della salute”. Allo stesso modo in cui di solito avviene con alcune religioni, siamo legati al nostro Sistema di Assistenza Sanitaria tradizionale dall’ira e dalla paura, l’ira che nasce dall’interpretare qualsiasi indagine minuziosa su questo sistema come un attacco personale e la paura che se mettiamo in discussione o rifiutiamo le pratiche accettate, “Dio ci punirà mandandoci qualche malattia”. Siamo stati ammaestrati bene.

Se ci fissiamo sull’approccio fisico tradizionale alla salute, le nostre condizioni possono solo peggiorare, nonostante l’apparenza del contrario riscontrabile a breve termine. Siamo naturalmente predisposti a stare bene. C’è voluto un intenso lavoro di manipolazione sulle nostre menti per allontanarci da quel percorso.

Ripristinare la responsabilità personale significa riconoscere che ci sono scelte di stili di vita che possiamo adottare per migliorare la nostra salute in termini di qualità ed estensione nel tempo. La responsabilità, intesa non come colpa ma come il riconoscere di essere la causa di ciò che otteniamo, ci incoraggia a diventare attivi nel prenderci totalmente cura di noi stessi senza delegare ad altri. Un tale approccio non implica l’assegnamento di colpe a se stessi o ad altri. Riconosce semplicemente il fatto che scelte coscienti individuali sono alla base di molte delle cause principali di morte e disabilità.
La mente non è solo la sorgente dei nostri pensieri. E’ anche sorgente di sensazioni. Queste sensazioni, anche quelle che by-passano la nostra consapevolezza, hanno un effetto notevole sul corpo.

Credere di poter avere una salute smagliante o anche solo la libertà dalle malattie senza occuparci della mente in generale, in particolare di ciò che ci sta disturbando, è stata una delle nostre rovine principali.

Anche i fanatici della salute più accaniti, che guardano ogni boccone di cibo che mangiano, praticano religiosamente esercizio fisico e evitano qualsiasi sostanza innaturale o tossica, stanno prendendo in giro se stessi se ignorano i desideri intensi e ciò che affligge la loro mente.  


Indipendentemente da quanto bene mangiamo, solo quando scopriamo cosa ci sta rodendo inizia la vera guarigione.


È impossibile essere in armonia con il mondo se non possediamo quell’armonia dentro noi stessi. C’è un collegamento diretto tra ciò che ci sta disturbando nel corpo e che cosa ci sta disturbando nella nostra mente. Quello che ci disturba negli altri o nella vita in generale deve essere già dentro di noi perché possa venire risvegliato dalle azioni o dalle parole degli altri.

Il dolore reale non è nella sensazione ma nel combattere la sensazione. Quando prendiamo atto di quello che ci disturba rinunciando a combatterlo, siamo finalmente liberi.

Paura
Il corpo non può distinguere una paura da un’ altra. Avere paura di tenere un discorso può avere lo stesso effetto del timore di essere derubato. Il corpo non può distinguere tra il fisico e il mentale, tra ciò che sta succedendo davvero nella nostra vita e ciò che stiamo immaginando con la nostra mente. Ogni momento, costantemente, modelliamo il mondo esterno a noi. Cercare, attendere, o concentrarsi su qualsiasi cosa, un segno di avvertimento o altro, sono azioni creative, non preventive. Qualunque cosa una persona possa concepire e credere, dai sintomi del successo ai sintomi dell’influenza, l’otterrà.
La mente in sé è neutrale, non giudica la validità o la convenienza o la morale degli scopi prefissi dall’individuo e lavorerà per fare diventare l’obiettivo messo a fuoco una realtà. Riempire la mente con tutti i segni di malattia imminente forse non sarà fatale, ma ucciderà certamente la speranza di una salute smagliante.

E’ necessario uno sforzo enorme per emergere dai condizionamenti ricevuti da sempre e mettersi a valutare tale sistema tradizionale e mettere in discussione quanto questo sistema abbia in mente realmente i nostri più grandi desideri.

Un pensiero influisce su ogni cellula del corpo giù fino al DNA. Se il nostro corpo può essere eccitato, con tutti i sensi all’erta, dal pensiero di un possibile rapporto sessuale, cosa può accadere quando siamo consumati da pensieri di malattia?

Programmati per il fallimento

giovedì 5 novembre 2015

Papa Francesco e la storia della più grande operazione di marketing dell'umanità

Mirco Mariucci
La chiesa è investita da ripetuti scandali di pedofilia; alcuni vescovi ammettono di aver saputo e taciuto, trasferendo i preti colpevoli da una parrocchia all’altra.

Il New York Times pubblica una serie di scomodi dossier, rivelando che i vertici del Vaticano, e addirittura lo stesso Papa Ratzinger, pur essendo a conoscenza di casi molto gravi di pedofilia, hanno preferito adottare la politica del silenzio e della copertura.

Lo Ior, la banca del Vaticano, è ciclicamente al centro di scandali e irregolarità. Arrivano pensanti accuse di violazione delle norme antiriciclaggio. Alla guida dell'Istituto per le Opere di Religione c'è Ettore Gotti Tedeschi, persona di fiducia del Papa.

Nello stato della Città del Vaticano, a seguito di una fuga di notizie riservate, scoppia lo scandalo Vatileaks: la perversione della Chiesa per il potere, il denaro e gli intrighi è stata messa a nudo.

Nei confronti della Chiesa Cattolica viene lanciata una pressante campagna mediatica per il pagamento dell'Imu.

Quasi tutti concordano che la Chiesa sta sbagliando nei riguardi dei diritti civili, e che dovrebbe rinunciare alla sua continua interferenza con la politica.

Papa Ratzinger, con il suo orribile accento “tetesco”, le scarpette rosse di Prada, la pelliccia d'ermellino ed il vistoso crocifisso d'oro, induce una forte antipatia, persino nei credenti..
Per cercare di rimediare, il Papa approda sul social network Twitter con il nome di @pontifex, ma la strategia si rivela una catastrofe.

Il Pontefice viene immediatamente preso di mira con centinaia di migliaia di cinguettii che ridicolizzano, criticano e smentiscono il Papa, la Chiesa ed il messaggio cristiano.

Il consenso di Papa Ratzinger e della Chiesa Cattolica era in caduta libera, e con esso andava scemando la possibilità di legittimare il loro amato potere.

Il definitivo declino della religione Cattolica era prossimo, la stabilità dell'istituzione millenaria era stata minata dalle fondamenta.

Ai vertici della setta dovevano rapidamente escogitare una soluzione...
Il rimedio non tardò ad arrivare. Per risollevarsi da una situazione disastrosa serviva un'operazione straordinaria. Il tutto doveva iniziare con un gesto eclatante, un'azione estremamente funzionale per catalizzare l'attenzione mediatica.

Il sipario si aprì alle 19:00 del 28 febbraio 2013, Papa Ratzinger si dimette: un simile gesto non accadeva da circa 6 secoli. L'esca era stata lanciata.

Come per ogni nuova elezione, numerosi cardinali accorsero da ogni parte del mondo per svolgere l'inutile pagliacciata del conclave. Le direttive erano chiare. L'imperativo? Risollevare la Chiesa Cattolica dall'oblio ad ogni costo.

Proprio in quei giorni ebbe inizio la più grande operazione di marketing della storia dell'umanità: il prodotto da vendere era la religione, ed il mezzo da usare per riconquistare il consenso perduto, sarebbe stato il nuovo pontefice in persona.


Alle 19:06 del 13 marzo 2013 la folla assiste alla classica fumata bianca: «Annuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam! Eminentissimum ac reverendissimum dominum, dominum Georgium Marium, Sanctae Romanae Ecclesiae Cardinalem Bergoglio, qui sibi nomen imposuit Franciscum».
Francesco, quale miglior nome avrebbero potuto scegliere per un Papa, in un periodo storico che condannerà milioni di persone ad impoverirsi?
La Chiesa decise così di giocare la carta del brand di San Francesco d'Assisi, l'uomo che si spogliò di tutti i suoi averi per seguire Dio.
Con il suo stesso nome, il nuovo Papa stava testimoniando che la povertà (degli altri) può essere una cosa bella, e che l'unica "vera" salvezza sarebbe potuta arrivare dalla Chiesa Cattolica.
Ma affinché il messaggio fosse coerente, il nuovo Papa avrebbe dovuto togliere le scarpette di Prada, l'ermellino ed il crocifisso d'oro ripiegando su d'un paio di scarpe nere, vecchie e deformate, su d'una veste più umile e un crocifisso meno vistoso fatto di ferro (che in realtà era d'argento). E' così fu.

Ma gli specialisti del consenso al servizio della Chiesa non si fermarono solo al vestiario, curarono ogni aspetto della nuova figura del pontefice. Anche il linguaggio doveva diventare più moderno, sin da subito.

La sera della sua prima apparizione, infatti, il nuovo Papa esordì con un inaspettato ma efficace: «fratelli e sorelle, buonasera!».

A pochi giorni dall'elezione di Papa Francesco l'indice di gradimento degli italiani nei confronti della chiesa passava dal 47% del dicembre 2012 al 62%.

Da quel momento ogni parola ed ogni gesto di Papa Francesco sono sempre stati sapientemente caricati di specifici simboli e significati.

Papa Francesco è salito sull'aereo portando la valigia a mano. Papa Francesco mangia un panino, ama cucinarsi da solo, fa la fila per il pranzo alla mensa vaticana. Papa Francesco rifiuta la papamobile e l'appartamento papale. Papa Francesco abbraccia i disabili, bacia un bambino. Papa Francesco condanna il lusso dei vescovi. Papa Francesco vuole rinnovare lo Ior e dice che Pietro non aveva una banca.

mercoledì 4 novembre 2015

Papa Francesco è un prodotto del marketing del Vaticano

Papa Francesco è un prodotto del marketing del Vaticano

La Chiesa cattolica, una delle più antiche e rinomate aziende al mondo, è in declino. Il suo «prodotto», cioè la Dottrina, in grave crisi. Scandali, immobilismo, una customer satisfaction in ribasso, il brand con un tremendo bisogno di riposizionamento. Non si sa a che santo votarsi. Finché... Ecco la soluzione. Un nuovo amministratore delegato. Anzi, un «curatore fallimentare» per salvare l’azienda: Papa Francesco.

Ecco le sei strategie di marketing usate dalla Chiesa Cattotica :
1.      Rebranding 
2.     Risorse umane
3.     Customer care
4.    Leadership
5.     Comunicazione
6.    Strategie social
Esempi ? Eccoli :  

Rebranding
: Scandali, immobilismo e customer satisfaction in ribasso necessitano un cambiamento. Ed ecco che si torna alle origini, ai “valori della marca”. Si riscoprono l’autenticità e la povertà delle origini.

Risorse umane: quando le cose non vanno bene si rivede il personale. La prima testa a cadere è stata quella del segretario di stato Tarcisio Bertone. Si ricontrollano anche le procedure interne. Papa Francesco non ha fatto tutto da solo, ma si è rivolto a professionisti esterni, come Kpmg per la verifica dei sistemi contabili e McKinsey & Company per la comunicazione.

Customer Care: alla base del customer care c’è l’ascolto. Per questo sono stati inviati questionari a tutte le conferenze episcopali per conoscere le opinioni su tematiche molto di attualità, come le coppie di fatto o le nozze gay. Importanti anche le opinioni della gente comune, si pensi alle telefonate!

Comunicazione: non poteva mancare lo storytelling, l’elemento chiave del marketing moderno, ovvero la capacità di raccontare, di emozionare, di dar voce ai sentimenti.

Questo papa ha dimostrato non solo di essere un grande comunicatore, ma un maestro in grado di mettere in atto il “marketing del significato”.

LA STRATEGIA MARKETING DI PAPA FRANCESCO(VIDEO)

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