Questo è un documento
inviatoci dal Dr. Franco Berrino, Epidemiologo ed ex-direttore del Centro
Tumori di Milano, che contiene le sue indicazioni in
merito all’alimentazione adiuvante la terapia dei malati oncologici.
Il Dott. Berrino prega i pazienti
affetti da tumore di iniziare a seguire queste indicazioni prima
di prenotare una visita con lui, per cui vi sono lunghissime liste di
attesa.
Ringraziamo il Dott. Berrino per
averci dato la possibilità di diffondere questo prezioso contenuto.
DIETA ADIUVANTE LE TERAPIE ONCOLOGICHE
Franco Berrino
Che il nostro stile alimentare favorisca lo sviluppo dei
tumori è provato da numerosi studi: troppi zuccheri, troppa carne, troppi cibi
industrialmente raffinati aumentano il rischio di ammalarci, mentre cereali
integrali e verdure ci proteggono. Ancora pochi studi hanno però
affrontato gli effetti della dieta alimentare sulla guarigione, o sulla
progressione della malattia. Molti oncologi, alla domanda dei loro pazienti su
cosa dovrebbero mangiare, non sanno cosa rispondere. Taluni si preoccupano
esclusivamente che non perdano peso, perché quando i tumori sono in stadio
avanzato finiscono per consumare il corpo, soprattutto i muscoli.
Nell’illusione che mangiando muscoli i pazienti possano conservare i loro
muscoli, molti ancora oggi raccomandano di mangiare carne, o prescrivono
integratori proteici con aminoacidi ramificati, pur senza prove scientifiche
che migliorino la sopravvivenza, rischiando di peggiorare la situazione.[i]
Cosa si può consigliare dunque, in base a quel che si
conosce oggi, a un malato di tumore?
Una delle conoscenze più solide, ripetutamente confermate,
è che chi è in sovrappeso si ammala di più di vari tipi di tumore e chi si è
ammalato, se in sovrappeso, ha più difficoltà a guarire.[ii] Meglio quindi mantenersi snelli, e,
se non lo si è più, ritornare snelli. Paradossalmente, però, non sono ancora
stati fatti studi per valutare se aiutare i pazienti in sovrappeso a dimagrire
migliora la prognosi.[iii] Ci sono sempre più indicazioni che
sia il grasso depositato all’interno dell’addome il più pericoloso, piuttosto
che l’obesità complessiva. Anche i magri con la pancetta hanno un rischio alto
di ammalarsi.[iv] Un sano obiettivo, quindi è di
mandar giù la pancetta: si raccomanda che la circonferenza vita non sia più di
85 cm nelle donne e 100 cm negli uomini, ma, senza andare sottopeso, più
stretta è meglio è.
Naturalmente, se il malato è denutrito, occorre nutrirlo,
cosa talvolta difficile perché i tumori in stadio avanzato causano spesso
anoressia. Gli interventi chirurgici maggiori per tumori dell’apparato
digerente, inoltre, possono causare difficoltà di digestione e di assorbimento.[v] Spesso si ricorre alla nutrizione
parenterale (per via endovenosa), che però non ha mostrato alcun vantaggio
circa la sopravvivenza né nei pazienti chirurgici (per i quali può però ridurre
le complicazioni)[vi] né nei pazienti in chemioterapia.[vii] In taluni casi, anzi, la
sopravvivenza è stata inferiore.[viii] La nutrizione artificiale enterale
(con sondino nasogastrico) non migliora la sopravvivenza rispetto a quella
parenterale, ma ha meno complicazioni infettive.[ix] La perdita di peso dei malati di
tumore dipenderebbe soprattutto dalla produzione di sostanze infiammatorie da
parte del tumore: la priorità, in questi pazienti, è ridurre lo stato
infiammatorio, e molto si può fare con la dieta.
Un’altra conoscenza ripetutamente confermata, almeno per i
tumori del colon e della mammella, è che chi fa esercizio fisico si ammala di
meno, e chi si è ammalato di cancro dell’intestino[x] o della mammella[xi], a parità di stadio della malattia, se
fa esercizio fisico ha una prognosi migliore. Per chi ha un lavoro sedentario
si raccomanda di fare ogni giorno una passeggiata con passo vivace per almeno
30 minuti consecutivi, oppure un’ora di palestra o di sport almeno un giorno si
e uno no. Per molte persone ritagliare questo tempo nell’organizzazione
della vita quotidiana sembra quasi impossibile, ma è tempo ben impiegato.
I meccanismi con cui sovrappeso e sedentarietà aumentano
il rischio di cancro, oltre che di malattie di cuore e di diabete, sono
abbastanza ben conosciuti. Un eccesso di grasso depositato nell’addome
determina, con meccanismi complessi, livelli più alti, nel sangue, di insulina,
di glucosio,
di fattori
di crescita, di fattori dell’infiammazione e,
nelle donne, di ormoni sessuali, e chi ha questi fattori alti, anche se
ha una corporatura snella, si ammala e si riammala di più. Si tratta di fattori
che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare. I fattori di
crescita sono indispensabili per la crescita dei bambini e per la riparazione
di tessuti danneggiati da ferite o malattie, ma se sono in eccesso possono
favorire la crescita dei tumori. Ci sono sempre più studi, in particolare, che
riscontrano che chi è stato operato di cancro del colon o della mammella, se ha
valori alti di questi fattori, ha un rischio più alto di recidive. E il livello
di questi fattori dipende anche dalle nostre abitudini alimentari. Chi
mangia regolarmente latte, ad esempio, e chi ha una dieta ricca di proteine, ha
più alti livelli nel sangue di IGF-1,[xii] uno dei più importanti fattori di
crescita, e più bassi livelli di IGFBP-2, una delle proteine che regolano la
biodisponibilità di IGF-I. Il latte, infatti, è un alimento per far crescere, e
si sa che se mancano proteine nella dieta i bambini non crescono. L’insulina è
essa stessa un fattore di crescita, e inoltre promuove una maggiore
disponibilità di altri fattori di crescita e, nella donna, di ormoni sessuali.[xiii] Per tener bassa l’insulina è meglio
mangiar poco, evitando soprattutto i cibi che fanno aumentare molto la glicemia
(cibi a alto indice glicemico) e i cibi ricchi di grassi animali.[xiv]
L’infiammazione è un meccanismo di difesa dell’organismo.
Quando ci feriamo, ad esempio, le cellule dell’infiammazione aiutano a contrastare
eventuali infezioni e producono sostanze che stimolano le cellule dei tessuti
vicini a proliferare per riparare il danno. Ma quando è un tumore a causare
infiammazione queste stesse sostanze finiscono per stimolare ulteriormente la
proliferazione delle cellule tumorali (vedi capitolo sull’infiammazione).
Le cellule tumorali che si formano nei nostri organi, o
che si disseminano quando un tumore invade i vasi sanguigni o linfatici, sono
come dei semi che germoglieranno e daranno origine a una pianta solo se si
trovano in un ambiente favorevole, nel terreno giusto, ricco del nutrimento
indispensabile alla loro crescita. Se invece il terreno è povero e arido,
moriranno. Le nostre cellule inoltre hanno la capacità di suicidarsi quando
sono alterate, e il suicidio sarà tanto più facile quanto più il nostro
ambiente interno, il nostro terreno, renderà più difficile la loro
sopravvivenza. Cosa possiamo fare quindi, in pratica, per aiutare le
terapie oncologiche modificando il nostro ambiente interno?
Tenere bassa la glicemia: le cellule tumorali consumano molto più glucosio delle cellule
normali[xv], e sempre più studi evidenziano che chi
ha la glicemia alta (pur nell’intervallo di normalità) si ammala di più[xvi] (ad esempio di tumori della
mammella, del cervello, del pancreas) e se si è ammalato ha una prognosi
peggiore.[xvii] Tenere bassa la glicemia, inoltre,
aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Quindi evitare
le farine raffinate (00 e 0), il pane bianco, i dolciumi commerciali, le
patate, il riso banco, i fiocchi di mais, la frutta molto zuccherina. Evitare
inoltre lo zucchero, lo sciroppo di glucosio e fruttosio, e abituarsi
progressivamente a gusti meno dolci. Evitare inoltre i cibi ricchi di grassi
saturi (carni rosse e latticini), che aumentano la glicemia in quanto
ostacolano il funzionamento dell’insulina. [xviii]Mangiare invece regolarmente, cereali
integrali, meglio se associati a legumi, verdure, semi e frutti oleaginosi;[xix] se c’è infiammazione intestinale,
come spesso durante la chemioterapia e radioterapia, questi cibi possono essere
passati al setaccio e ridotti in crema per togliere la componente più fibrosa.
Tenere bassa l’insulina:[xx] oltre ai cibi ad alto
indice glicemico di cui sopra è meglio evitare il latte (anche scremato),[xxi] che fa aumentare l’insulina anche
se non fa salire la glicemia, e i cibi a alto contenuto di grassi saturi
(salumi, carni rosse, formaggi) che ostacolano il buon funzionamento
dell’insulina.[xxii] Lo zucchero (saccarosio) ha un
effetto diretto sull’insulina indipendente dalla glicemia.
Tenere bassi i fattori di crescita:[xxiii] quindi evitare il latte
e limitare i cibi molto ricchi di proteine, soprattutto le proteine animali;
anche le proteine vegetali, tuttavia, sono da mangiare con moderazione: la
porzione di legumi, quindi, pur presente in ogni pasto, deve essere piccola.[xxiv] Le proteine vegetali sono più
povere di metionina, un aminoacido essenziale, da cui i tumori sono dipendenti,[xxv] che stimolerebbe particolarmente la
sintesi di IGF-I.[xxvi] Ci sono studi clinici che
suggeriscono che una dieta parenterale povera di metionina associata a
chemioterapia rallenti la crescita tumorale.[xxvii] Anche alcuni vegetali, tuttavia,
sono piuttosto ricchi di metionina, come le noci del brasile e, in grado
minore, il sesamo, i semi di girasole (che si mangiano comunque in piccola
quantità), la soia (va bene quindi la zuppa di miso, che comporta minime dosi
di soia, ma è prudente limitare le porzioni degli altri prodotti di soia, e
evitare le proteine isolate di soia, utilizzate per produrre hamburger e
wurstel vegani). La soia contiene fitoestrogeni, sostanze vegetali con una
struttura chimica che mima gli ormoni sessuali e che hanno effettivamente una
debole azione ormonale. Per questo gli oncologi raccomandavano alle donne con
cancro al seno di non mangiare soia, temendo che i fitoestrogeni stimolassero
la proliferazione di eventuali cellule tumorali residue o ostacolassero
l’azione dei farmaci ormonali. In realtà studi su migliaia di pazienti hanno
mostrato che le donne operate di cancro al seno che mangiano cibi contenenti
soia hanno meno recidive rispetto a chi non ne mangia.[xxviii] Non ci sono quindi
controindicazioni a un consumo moderato di prodotti tradizionali di soia (miso,
tofu, tempeh).
Tenere bassi i livelli di
infiammazione[xxix]: favoriscono l’infiammazione
tutti i cibi animali, eccetto il pesce (privilegiare però i pesci piccoli,
perché quelli grandi sono molto più inquinati). Favoriscono inoltre
l’infiammazione lo zucchero e i cibi ad alto indice glicemico. Hanno invece
azione anti-infiammatoria i cereali integrali, e molti altri alimenti vegetali,
in particolare quelli che contengono grassi omega-3 (come i semi di lino, la
soia, le erbe selvatiche) e inoltre le cipolle, le mele, e in generale le
verdure, con l’eccezione delle solanacee (pomodori, melanzane, peperoni) che è
meglio evitare. In caso di anoressia suggeriamo la crema di riso integrale
(molto cotto e passato al setaccio) e la zuppa di miso in cui le proteine della
soia sono già digerite dalla fermentazione, il che le rende facilmente
assimilabili (si tratta praticamente di una zuppa di aminoacidi, che ha azione
antinfiammatoria).
È prudente, inoltre, evitare i cibi
ricchi di poliamine (sostanze
indispensabili alla proliferazione cellulare);[xxx]come agrumi (in particolare i succhi di
arance),[xxxi] pomodori,[xxxii] melanzane, peperoni, banane, kiwi,
frutti tropicali. Anche l’altra frutta contiene poliamine, ma in quantità
minore, e i frutti di bosco non ne contengono che tracce. La frutta è
raccomandata per la prevenzione del cancro, ma non è detto che sia utile per chi
si è ammalato. Altre fonti importanti di poliamine sono i molluschi bivalvi e
la putrefazione intestinale delle proteine in chi ha una dieta ricca di cibi
animali. Non sono stati fatti importanti studi clinici,[xxxiii] ma poiché le cellule tumorali sono
avidissime di poliamine pare logico ridurne il consumo.
La frutta, inoltre, è molto ricca di sostanze
antiossidanti (vitamine e polifenoli), utili per prevenire i tumori ma
potenzialmente pericolose quando un tumore c’è già, perché potrebbero impedire
ai radicali liberi di uccidere le cellule tumorali. Sia la radioterapia sia
molte chemioterapie uccidono le cellule tumorali aumentando i radicali liberi.
In alcuni ambienti si consiglia ai malati di cancro di consumare in abbondanza
centrifugati o estratti di frutta e verdura; togliendo le fibre e la necessità
di masticare i centrifugati consentirebbero di assumere grandi quantità di
frutta e di aumentare l’assorbimento delle sostanze potenzialmente protettive
che contiene. Può essere utile per un breve periodo di disintossicazione, ma è
meglio essere prudenti, perché si rischia di aumentare troppo l’assunzione di
sostanze antiossidanti, che potrebbero proteggere le cellule tumorali. È
prudente che i malati di tumore non assumano integratori con alte dosi di
vitamine o minerali antiossidanti: uno studio su 90 pazienti operate per cancro
della mammella e trattate con cocktail di beta-carotene, vitamina C, selenio,
zinco, coenzima Q e vitamina B3 ha mostrato una maggiore frequenza di recidive
rispetto a pazienti identiche non trattate.[xxxiv] È un piccolo studio, ma anche in
sistemi sperimentali in cui si induce il cancro mammario con sostanze
cancerogene la somministrazione di antiossidanti (vitamina E) promuove la
crescita del cancro mammario.[xxxv]

