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mercoledì 20 marzo 2019

L'operazione “Greta”

Un’interessante lezione su come opera la propaganda
Testo di Francesco Neri
Come opera la propaganda. «L'operazione Greta, chi si occupa di comunicazione lo sa, ha bisogno di un apparato ingente. Tecnici, cameramen, regia, esperti, tanti soldi, 950 giornalisti, 110 TV, entrature, copertura quotidiana su tutti i TG del pianeta, Davos, Parlamento Europeo, ONU. E ora il Nobel.
Un’operazione così potente ha bisogno di mezzi ingenti e di essere orchestrata ai massimi livelli. Per ora sono in possesso di tali mezzi solo coloro che dell'inquinamento planetario, di terra, mare, città e aria, sono gli autori. Tutto qui.

I potenti, perché questa è roba loro, pongono il problema. Si chiama Shock economy. A breve porranno la soluzione. La loro soluzione. Poi quando leggo "anche a Davos la piccola Greta zittisce i potenti", se penso che ci sia al mondo anche solo una persona in grado di credere che i potenti invitino una ragazzina per farsi zittire, allora perdo le speranze. Sono quegli stessi potenti che stanno uccidendo 400 bambini al giorno in Yemen, e 22mila al mondo - da sempre - di fame.
 
Gli stessi che hanno ucciso Sankara e altri ventidue capi africani. E poi Mattei, Moro, Kennedy, Gheddafi, Saddam Hussein. Gli stessi che hanno fatto 228 anni di guerra su 260 di esistenza e 110 colpi di stato. Quelli che spendono per ogni bambino che muore di fame 60mila dollari al giorno in armi, invece di 60 centesimi per salvarlo. Quei potenti che in 26 posseggono più dei 3,7 miliardi più poveri. Costoro, hanno visto Greta, e hanno tremato. Morto Osama Bin Laden, sparito ISIS, ora c'è Greta. Al di là dei dati meramente ambientali, questa è stata una poderosa prova di forza mediatica.  Essere stupidi è un diritto, ma questo è un abuso».
P.S. Non è un post contro Greta (come potrebbe?) né, tanto meno, contro il problema dell'inquinamento. Qua si parla di propaganda, di narrazione e dell'uso strumentale dei giovani

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Greta, i gretini ed il controllo climatico.

by Wlady - Scelti per Voi, buon fine settimana

La piccola Greta e i grandi gretini dell’ambientalismo malthusiano
Da settimane i media mainstream hanno acceso e puntato i riflettori su una sconosciuta ragazzina svedese, spuntata letteralmente dal nulla.
Nessuno l’aveva mai vista. Di punto in bianco….puff….esce dal cilindro, viene invitata a parlare al vertice sul clima delle Nazioni Unite e poi al Forum di Davos, oggi addirittura è stata candidata al Premio Nobel. 
Tutte cose normali per una qualsiasi ragazza di 16 anni, vero?

Ma i suoi discorsi hanno emozionato e toccato le corde profonde dell’anima, appassionando gli ambientalisti di tutto il mondo, così è stata presa come modello da stimare ed emulare.

Se non bastasse per capire il quadro, persino Sergio Mattarella l’ha elogiata, e il diversamente-sobrio Jean-Claude Junker le ha fatto il baciamano.
Da agosto 2018, ogni venerdì mattina, invece di andare a scuola Greta si piazza davanti al Parlamento svedese con il cartello “Sciopero scolastico per il clima”, e in pochissimo tempo è diventata la più giovane ambientalista europea e promotrice delle marce degli studenti per il clima.
Il suo motto è: «non mi fermerò. Non fino a quando le emissioni di gas serra non saranno scese sotto il livello di allarme».

La realtà è che Greta Thunberg è stata fatta diventare un simbolo. 

Da una parte sicuramente c’è lo sfruttamento in una «campagna di pubbliche relazioni» in vista dell’uscita del nuovo libro della madre, la cantante d’opera svedese Malena Ernman... 
che sta strumentalizzando la povera figlia affetta dalla Sindrome di Asperger. Conosciamo anche il nome dello stratega della campagna di PR, Pubbliche Relazioni, Ingmar Rentzhog, un esperto di marketing e pubblicità. Dall’altra però Greta fa comodo anche al Sistema… 

Quello che Greta non dice…
La giovane svedese è portatrice sana di cose ovvie e assolutamente scontate.
Il punto non è quello che Greta dice, ma quello che non dice!

Non è un po’ strano che nonostante attacchi i Poteri Forti, venga appoggiata dagli stessi, cioè dai circoli malthusiano-globalisti, e dalla dittatura europea? Gli stessi circoli che vogliono austerità, deflazioni, disoccupazioni di massa, depopolazione e gli stessi che stanno creando il problema climatico! 

Global Warming 
L’immensa grancassa di Poteri Forti sta tambureggiano l’allarme del Riscaldamento Globale, attribuendone la causa SOLO alla produzione industriale e ai consumi umani! 
Il Global Warming è un fatto accertato e la causa dell’effetto serra è il cancro chiamato uomo, per cui la “soluzione” è quella di aderire immediatamente ai vari Protocollo di Kyoto ecc. che impongono la riduzione delle emissioni industriali, costi quel che costi. 
Nessuno sta negando l’ovvietà: basta aprire la finestra per capirlo. 

Il pianeta sta certamente vivendo un periodo di riscaldamento globale, e il nostro stile di vita, improntato esclusivamente al consumismo sfrenato, è follia allo stato puro! Questi sono dati oggettivi e inoppugnabili, ma quello che si vuole sottolineare è che il Global Warming (non è solo causa dell'uomo) è usato dall’élite dominante come un Cavallo di Troia per scopi tutt’altro che ambientalistici o naturalistici: fomentare e instaurare il terrore nella popolazione (paura di allagamenti, nubifragi, tornado, uragani, ecc.), far passare leggi sempre più repressive, spingere l’acceleratore della riduzione della popolazione, impedire a paesi emergenti di uscire dal loro baratro, ecc. 

La storia docet
Anche perché a proposito di riscaldamento, va detto che nel 1719 una canicola eccezionale, che sarà difficile attribuire all’industria umana, fece morire non i 15.000 anziani francesi deceduti nel 2013, ma oltre 450.000 persone. I sudditi del Re Luigi XV erano allora solo 22 milioni.

Per lo più i morti erano bambini colpiti da diarrea perché le falde, prosciugate per metà, erano infette. Altre dissenterie canicolari si produssero nel 1706 e nel 1747 e ciascuna fece oltre 200.000 morti.

Quindi prima della grande industrializzazione, prima che le attività dell’uomo liberassero anidride carbonica nell’aria, vi sono stati periodi molto più caldi dell’attuale. Come la mettiamo?

Sono banali esempi, che insegnano come la storia dell’umanità sia costellata da periodi caldissimi (e periodi freddissimi) indipendentemente dall’uomo. 

Cambiamento climatico o guerra climatica? 
«Abbiamo bisogno di un mondo più autoritario. Anche le migliori democrazie accettano che quando si avvicina una grande guerra, la democrazia deve essere sospesa per tutta la sua durata. Io ritengo che il cambiamento climatico sia una situazione grave come una guerra. Può essere necessario mettere la democrazia in sospeso per un po'. Dobbiamo avere poche persone dotate di autorità a comandare».

Questa frase non l’ha scritta Adolf Hitler nel suo Mein Kampf ma è uscita dalla bocca di James Ephraim Lovelock, il chimico futurologo, ex collaboratore della NASA, che ha elaborato la teoria di Gaia.
È l’inventore anche del buco dell’ozono, provocato a suo dire dal gas CFC, il cui brevetto della Dupont scadeva casualmente quando si scoprì il buco… 

Lovelock è profondamente inserito nelle centrali di potere che protraggono l’impero britannico, anche perché egli è un uomo del liberismo secondo Adam Smith e seguace di progetti di riduzione della popolazione secondo Malthus*.
Quello che Lovelock adombra è il progetto di un governo autoritario mondiale con la scusa del controllo del riscaldamento globale.

Oggi ha 99 anni ed è ancora membro del The Optimum Population Trust, un think tank che promuove la riduzione della popolazione umana nel mondo, e della Royal Society of Edinburgh, società filosofica che promuove le azioni adatte ridurre dell’80% le emissioni di gas di carbonio. 

Infine ha lavorato a stretto contatto con l’americano John Holdren, il fisico aeronautico diventato un fondamentalista della denatalità (consigliere del presidente Obama).
Holdren già nel 2009 proponeva di spargere milioni di tonnellate di particolato nell’alta atmosfera onde formare una nube capace di respingere i raggi solari...
Ricordo che l’ambientalismo catastrofico, l’effetto serra e il buco dell’ozono sono mossi da interessi costituiti potenti e dalle ideologie della crescita zero, teleguidati dalle Fondazioni Rockefeller. 

«Alla ricerca di un nuovo nemico che ci unisse, giungemmo all’idea che l’inquinamento, la minaccia del riscaldamento globale, mancanza d’acqua, la carestia e cose del genere fossero adatte»
Così riporta una pubblicazione del Club di Roma**.
Il controllo del clima è una priorità per il Sistema. 

Ecco cos’è riportato in un documento sugli armamenti futuribili della Us Air Force dal titolo Air Force 2025: «la modificazione del clima offre nel quadro bellico un ampio ventaglio di opzioni per sconfiggere o coercire un avversario. Negli Stati Uniti la modifica del tempo atmosferico diverrà parte della sicurezza nazionale con applicazione all’interno e all’estero».

Controllare il clima rientra nella guerra militare, e quindi per gli Stati Uniti d’America una priorità per la sicurezza nazionale. 

Geo-ingegneria climatica
Quali sono le cose che Greta e tutti gli ambientalisti malthusiani non denunciano nel cambiamento climatico che stiamo vivendo? Nessuno di loro ha il coraggio di tirare in ballo le scie chimiche (chemtrails) e le ingerenze dei potenti campi elettromagnetici usati nei vari programmi militari come HAARP. Irrorare quotidianamente, spruzzando sostanze tossine e metalli pesanti nei cieli non ha ripercussioni nel clima globale? 

Riscaldare la ionosfera (progetto HAARP) con quantità abnormi di energia non ha ripercussioni nel clima globale?

Come mai nessuno denuncia la guerra climatica in atto? Non lo sanno, non sono coscienti, oppure fanno parte del giochetto?

Queste sono le cose da denunciare al mondo, da gridare in faccia ai potenti della Terra, non le fregnacce messe in circolazione dal Sistema stesso.
Per questo motivo Greta è diventata la paladina ambientale, l’eroina dei più deboli e indifesi, ma anche dei potenti della Terra...

*Thomas Malthus 
Il reverendo Thomas Robert Malthus oltre due secoli fa elaborò una teoria che pone in relazione la crescita della popolazione con lo sviluppo economico.

domenica 28 ottobre 2018

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI

LA GEOINGEGNERIA E LA DISTRUZIONE SISTEMATICA DEI RACCOLTI E DEI PICCOLI ORTI
Anche solo guardando un piccolo orto ci si avvede della micidiale opera della geoingegneria sulle colture, nelle foto che riporto a fondo articolo si possono vedere come delle piante di pomodoro dopo una sola pioggia ininterrotta di 36 ore(tra il 22 e il 23-10-2018) siano rimaste letteralmente bruciate dai veleni chimici che ci vengono dispensati giornalmente attraverso la geoingegneria clandestina, in detta circostanza dopo appena due giorni anche i pomodori(maturi e non) che erano ancora sulle piante si sono "bruciati". 
Un’operazione mirata che i padroni del mondo fanno spesso con le nostre coltivazioni danneggiando a turno questa o quella tipologia di pianta.

In questo episodio sono stati interessati solo i pomodori mentre i peperoni, le zucche, le zucchine, il basilico, il prezzemolo, le melanzane non sembra abbiano subito alcun danno rilevante.
Negli anni scorsi invece è stata la volta delle zucchine che nascevano deformi o non riuscivano a raggiungere la naturale maturazione e dei cetrioli che ne hanno fatto le spese(bruciati), ricordo anche che l’anno scorso sempre i pomodori vennero gravemente danneggiati, letteralmente bruciati in una sola settimana d'estate a causa di un irraggiamento elettromagnetico evidentemente tarato sulla loro lunghezza d’onda combinato con un aria satura di sostanze chimiche/metalli e temperature più alte della norma ma non tali da causare certe anomalie, di quest'ultimi eventi però non ho le foto. 
Di esempi così ce ne sono a bizzeffe, molti tipi di piante vengono attaccate sistematicamente e decimate; fate una piccola ricerca e vedrete che anche nel piccolo vi potrete accorgere che ciò che dico corrisponde al vero.

Oggi quindi mio malgrado ho raccolto tutto il marciume e gettato via una decina di kg di pomodori e analogamente circa un mese fa ho dovuto gettare più di 200 kg di uva che nel giro di soli 4 giorni si è “bruciata” di colpo.
Giusto per precisare queste sostanze altamente velenose non intaccano solo i raccolti, ma tutti gli esseri viventi umani compresi che come ben sappiamo si ammalano sempre di più. Credo che sia ora di prendere coscienza di questa vera e propria guerra ambientale contro ogni forma di vita del pianeta e pretendere con estrema determinazione un blocco immediato delle attività dai nostri carissimi "amici" governanti che ora se la ridono, ma se fossimo uniti... 

E’ doveroso guardare a questo fenomeno da una prospettiva più ampia infatti simili attacchi sferrati ad un singolo non fanno grandi danni, ma quando è uno stato intero ad essere preso di mira e l’Italia lo è, allora il settore ne risente pesantemente e costringe a dover ricorrere a materie prime provenienti da altrove, come se la nostra agricoltura non fosse già stata ampiamente stroncata dalle leggi nefaste del mercato globale. 

Non è da dimenticare che comunque il fine ultimo di queste criminali attività è l’uomo, la sua distruzione per come oggi è. Non è più un segreto che l’establishment globale ci stia sfoltendo molto velocemente e quei pochi che rimarranno dovranno essere docili schiavi; insomma l’"esperimento uomo", perché questo siamo, è andato male per i padroni che ora stanno cercando un rimedio in tutta fretta. 

Per la gente è tutto normale, non sta succedendo niente, finchè forse non gli succederà qualcosa direttamente e allora…
PIANTE POMODORI OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 



















POMODORI "BRUCIATI" OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 
 


POMODORI GUASTI 2017 - ALTRE PIANTE OTTOBRE 2018
(CLICARE PER INGRANDIRE LE IMMAGINI) 








Buona giornata, come al solito artificiale.

Marcello Salas

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domenica 15 aprile 2018

Il Racconto illogico della Realtà

Il Racconto illogico della Realtà
Siamo abituati: la realtà segue il suo corso mentre il racconto della realtà procede in modo indipendente.
In questo conflitto siriano le discrepanze tra realtà ed il suo racconto sono paradossali. Un governo legittimo e benvoluto dalla popolazione viene definito ‘regime criminale’, si parla di armi chimiche invero inesistenti (proprio come avvenne anni orsono per l’Irak di Saddam), si crea e si finanzia l’Isis mentre si finge di combatterla però si attacca il governo siriano (che dovrebbe essere una vittima dell’Isis!).
Un governo amato dal suo popolo che invece di combattere la ribellione prezzolata attacca la sua stessa popolazione con il gas?
La confusione è totale. Evidentemente ciò che si desiderava era creare caos, confusione e dolore: obiettivo riuscito.

I media sono in evidente imbarazzo. La logica vacilla ed il regime che li finanzia e li imbecca fatica addirittura a fornire loro una versione credibile e coerente. La dissonanza cognitiva assale chi tenta di farsi un quadro della situazione. Dietro tutto l’ombra dell’elefante nella stanza, Israele, il cui ruolo viene invece tenuto sottotono dai media di regime.

Tutti i paesi della fascia mediterranea sono stati destabilizzati (Israele escluso ovviamente) con le buone (crisi finanziarie) o con le cattive (bombe e colpi di stato). Le primavere arabe sono stati tristissimi autunni preconfezionati (a noi hanno dato solo il Movimento 5 Stalle).

Infine il crimine sottaciuto che rende l’insieme grottesco: le armi chimiche. Sottoposti come siamo da decenni all’assalto biochimico aereo continuato (scie chimiche) appare veramente risibile l’appello militare occidentale sul divieto di usare armi chimiche!
Per un false flag chimico sono partiti centinaia di missili verso la Siria. Per un assalto decennale contro tutta la popolazione mondiale cosa dovremmo attenderci?

domenica 8 aprile 2018

MUOS: VENTI DI GUERRA IN ITALIA

MUOS DI GUERRA IN ITALIA

di Gianni Lannes
Bentornati nel belpaese a sovranità azzerata, ormai telecomandata dall'estero. Ufficialmente il MUOS (acronimo di Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazioni satellitari (SATCOM) militari ad alta frequenza (UHF) e a banda stretta, gestito dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d'America. Il sistema bellico è composto da quattro satelliti (più uno di riserva) e quattro stazioni di terra, di cui una ubicata in Italia, in violazione delle leggi del nostro Paese.

I padroni di Washington hanno specificato che il MUOS serve a fare la guerra. La violazione dell'articolo 11 della Costituzione repubblicana italiana è palese. Dov'è l'inquilino del Quirinale a garantire l'indipendenza del nostro Stato di diritto?

Sul portale dell'ambasciata USA il 14 febbraio 2013 in Italia era stata pubblicata la seguente dichiarazione (un'ammissione bellica), poi svanita da internet:
«Il MUOS è il programma di comunicazione satellitare a banda stretta di nuova generazione del Dipartimento della Difesa creato per sostenere le operazioni militari USA e NATO in tutto il mondo».
Uno degli obiettivi del MUOS, si legge in un rapporto segreto del Pentagono - risalente al 2009 - è la creazione di un flusso di vigilanza militare globale.
Via le basi militari straniere dall’Italia? Macchè. Il 17 maggio 2013 il terminale bellico USA in Italia diede il benvenuto ad una delegazione di onorevoli 5 stelle. Oggi i pentastelluti telecomandati dallo zio Sam, hanno ricevuto il plauso dell’ambasciatore Lewis Eisenberg che ha ricevuto Di Maio, subito dopo le elezioni del 4 marzo scorso.

Peraltro uno studio(anno 2011) dei professori Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu del Politecnico di Torino ha attestato la pericolosità elettromagnetica del Muos.
Missioni d’attacco e bombardamenti con l’utilizzo di droni comandati da terra, spesso da grande distanza, sono già operative da diversi anni nel Corno d’Africa, nello Yemen, in Afghanistan e altri paesi . Il gigantesco sistema di telecomunicazione che abbraccia tutto il pianeta collegando tra loro diversi satelliti geostazionari e 4 grandi stazioni MUOS terrestri (una delle quali è quella di Niscemi), non ha purtroppo il solo scopo di flusso informativo, ma è particolarmente funzionale anche a dirigere le missioni belliche dei droni in qualunque angolo della terra. L’impianto di Niscemi si inserisce in un una tecnologia volta alla guerra.
L'indipendenza effettiva dell'Italia dovrebbe essere il primo punto da realizzare nell'agenda dei partiti italidioti, invece assolutamente nulla di niente, al massimo bisticciano fra di loro per accaparrarsi indennità, rendite, poltrone e cadreghini.
riferimenti:



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[MUOS]

lunedì 26 febbraio 2018

Scie chimiche: “A Malpensa tutti lo sanno ma nessuno parla”

Scie chimiche: “A Malpensa tutti lo sanno ma nessuno parla”

Aerei fantasma che spengono il Transponder e spariscono dai radar passivi delle torri di controllo. Voli civili che di colpo, varcato lo spazio aereo italiano, vengono configurati come voli militari. E ancora: velivoli che da qualche anno vengono caricati in modo anomalo, con i bagagli non più nelle stive di coda. Ma soprattutto: aerei che, una volta a terra, perdono liquidi strani, da misteriosi tubicini, appena il loro contenuto si scongela.

Scie chimiche? Ebbene sì. Ne parla, in una clamorosa video-denuncia, un operatore aeroportuale di Milano-Malpensa. Si chiama Enrico Gianini, e sa che le sue dichiarazioni potrebbero costargli il posto di lavoro. E’ addetto al carico e scarico dei bagagli sugli aerei di linea. Si è convinto che i jet emettano scie chimiche, probabilmente miscelando acqua “addizionata” con cristalli minerali.
Accusa: tutti sanno, a Malpensa. «Piloti, controllori di volo, meccanici. Persino la polizia aeroportuale». Tutti sanno, ma nessuno parla.

Dice: ci sono di mezzo i servizi segreti, si rischia grosso. Premette: «Voglio fare un appunto a chi vedrà questo video e vorrà portarmi in tribunale. Noi lavoriamo 8 ore al giorno sotto quegli aerei. Siamo immersi in un bagno chimico, non sappiamo neanche di che cosa si tratta». Avverte: «Se qualcuno viene fuori con qualsiasi minaccia giuridica, io vi metterò in condizioni di dover spiegare, a tutti gli aeroportuali e al popolo italiano, come mai i vostri aerei sversano sostanze chimiche sul piazzale senza permesso. Non mi interessa il cielo: basta solo il piazzale».

Gianini lavora a Malpensa dal 1998. Nella questione è “inciampato” tra il 2004 e il 2005, prima ancora che Alitalia trasferisse la flotta a Fiumicino. «Ho cominciato a vedere che le scie erano davvero tante. Troppe. Chiedevo spiegazioni, in aeroporto, ma mi dicevano che il traffico era aumentato. La logica era: più aerei, più scie». Via web, contatta Rosario Marcianò, gestore del sito “Tanker Enemy” che documenta la presenza di scie anomale nei nostri cieli. «Ho cominciato a non dar retta più ai meccanici», racconta Gianini, nel video, caricato su YouTube. «Le loro spiegazioni erano prive di riscontri logici». Sugli aerei, spiega, ci sono speciali condotti per lo scolo delle acque di condensa che si formano tra i piani mobili delle ali. Sono posizionati in vari punti, soprattutto vicino ai reattori. Possono servire a convogliare l’acqua e i vapori dell’olio. «Spiegazioni che all’inizio avevo preso per buone», ammette Gianini. «Ma i cieli erano sempre più pieni di scie bianche». Un giorno, sulla piazzola di servizio arriva un Boeing 767 di una compagnia charter. «Su tutti e due i motori, all’interno, di fronte alle pale delle eliche del reattore, avevano installati dei Tubi di Pitot. Un accrocchio quasi artigianale, certo non una cosa uscita dalla fabbrica. E su quell’aereo ne ho trovati mi pare 4, di diverse misure e altezze». Una stranezza, che all’operatore non sfugge: a che servono, quei tubi?
Si stupisce, Gianini, che i tecnici controllino il consumo delle pale dei reattori, sugli Airbus 321, nella parte più vicina alla carena. «Mi si è accesa la lampadina: mi son ricordato dell’aereo che m’era arrivato in piazzola qualche settimana prima», il Boeing 737. «Guardo nel reattore e vedo due protuberanze, che loro dicono essere dei sensori antincendio del reattore. Ma non ha senso, perché l’antincendio dovrebbe essere nel corpo centrale del reattore, non sulle pale esterne. E il sensore cosa deve misurare? Lì l’aria passa a velocità allucinanti…». Il tecnico si allontana dall’Airbus, e Gianini ha via libera: «Metto la mano dietro questo sensore e sento tre buchi, larghi sui 6-7 millimetri. Allora, da lì ho detto: forse Rosario Marcianò ha ragione». Dai filmati su YouTube, l’operatore scopre che le scie bianche fuoriescono dai motori, in due punti ben distinti: uno sopra e l’altro sotto. «Torno a esaminare i motori sul piazzale. Sotto c’è davvero lo scarico dell’olio. Ma non c’è una legge che mi impedisce di far passare nello scarico dell’olio un’altra sostanza. Quindi: il buco c’è, e da lì esce qualcosa che non è olio, perché sui filmati si vede».

Poi ci sono i famosi scoli dell’acqua, che ricevono i liquidi di condensa, oppure la pioggia: acqua che l’aereo scarica dai piani mobili delle ali. «Solo che, per capire se esce qualcosa da quei tubicini, dovevo trovare delle giornate dove le condizioni meteo fossero state tali da non causare condensa col carburante residuo all’interno dell’ala». Funziona così: «L’aereo vola, il carburante raggiunge temperature sotto zero, poi atterra in una zona calda. Si forma della condensa, corre sull’ala e viene intercettata da questi tubi e scaricata». Esce liquido, d’accordo, ma non è la prova di niente. «Un giorno – racconta Enrico Gianini – mentre scarico un aereo proveniente da Londra, subito dietro arriva il “Charles de Gaulle”», volo proveniente da Parigi, 5 minuti dopo. «Il Londra grondava di brutto. Giornata serena, senza una nuvola, e veniva giù di tutto. Ho detto: ma dove l’ha presa, tutta quest’acqua? Per salutare un collega, sono passato sotto il “Charles de Gaulle”, che aveva fatto praticamente la stessa aerovia. Il “Charles de Gaulle” era asciutto».
Rilevare lo sgocciolamento di quei tubi è difficile, sostiene Gianini, perché – immagina – quello «è un lavoro che viene fatto in pressione, quindi il liquido non cola fuori ma viene spinto fuori e nebulizzato». Un gocciolamento lieve, una volta a terra, con poco materiale reperibile. «Ma in questo caso mi sono venuti in aiuto i tecnici», racconta. «Perché gli aerei, in quegli anni, non spruzzavano abbastanza. Allora hanno cominciato a trovare diversi sistemi, diversi uno dall’altro, da provare sul campo.
Stiamo parlando di una tecnologia che non è stata progettata ad hoc per fare questo tipo di lavoro. E’ stata ingegnerizzata sul campo, a partire dal 2000», modificando cioè gli aerei in servizio. Oggi invece «escono già dalla fabbrica “a posto”, con tutti i i mezzi per fare questo tipo di lavoro: Airbus, Boeing, tutti. Ma siccome non è stato progettato, quel sistema lì, ha una falla. E quella falla mi ha permesso di reperire dei campioni», rivela Gianini. «Quando hanno aperto i buchi sotto la fusoliera degli Airbus, anche dei Boeing ma specialmente degli Airbus, non hanno calcolato (questa è la mia opinione personale) che nei tubi dove correva questo liquido potevano esserci dei fenomeni di congelamento. Poi quando l’aereo atterra il ghiaccio si scioglie, ed esce il liquido. E quindi ne abbiamo recuperato abbastanza per poter capire di che cosa si trattava».

Il liquido che fuoriesce da quei tubi, dichiara Gianini, «è una soluzione acquosa con dentro dei cristalli minerali». L’operatore aeroportuale si domanda «come facciano a caricare le polveri», perché invece l’acqua viene caricata in aeroporto: ogni velivolo ne accoglie «centinaia di litri». Deduzione: «Mi viene da pensare che loro carichino solo la polvere, che poi verrebbe miscelata addirittura a bordo. Questo – aggiunge – spiegherebbe anche la sindrome aerotossica: se quel sistema va in default, si rischia l’intossicazione del personale e dei passeggeri». Il problema, aggiunge, gli si è ripresentato sotto un’altra forma: la strana modalità di carico di bagagli e merci.

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