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martedì 28 agosto 2018

Cambia la percezione e cambierà la reazione(malattia)

Cambia la percezione e cambierà la reazione(malattia)

Dietro alla sofferenza dell’essere umano ci sono sempre due facce: fisica e psichica e quindi i problemi di salute hanno sempre bisogno di una soluzione sia fisica che psichica al tempo stesso.
Come medico cerco…

La malattia è una reazione ad una percezione… cambiare la percezione significa cambiare la reazione(malattia), un concetto davvero semplice da comprendere, ma di difficile attuazione poiché…

Quindi… “Se cambia la tua percezione della realtà, cambierà anche la tua reazione alla realtà. E i sintomi, fino a prova contraria, sono una reazione automatica alla realtà”.[link]

CAMBIA PERCEZIONE - CAMBIA REAZIONE (video)



vedi anche:

giovedì 31 agosto 2017

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli
Ogni volta che pubblico un post "provocatorio" sul tema della spiritualità trovo molti consensi ma anche numerose critiche. Questo è il senso del mio scrivere: far riflettere sulla natura dell'anima e i meccanismi della mente. Due cose completamente differenti... distinte ma non separate. 
La spiritualità è diventata la nuova moda. In un periodo storico in cui le persone sono disorientate e in crisi si cercano risposte al proprio malessere, spesso nei posti o con gli operatori "sbagliati" prendendo per buono tutto ciò che passa il convento. 

Come funziona? Dove c'e un target di mercato c'e' qualcuno che crea un prodotto. Proprio come dove c'e' un drogato c'e' uno spacciatore e dove c'e' una prostituta c'e' un cliente. Entrambi non possono vivere l'uno senza l'altro. Dipendenza. Credete sia molto diverso nell'ambiente della spiritualità o dell'olismo? No, non lo è affatto. Ho conosciuto persone chiudersi a riccio appena provi a confrontarti sulle diverse tradizioni spirituali (eventualmente conoscevano solo la loro... che chiaramente è la migliore) o inalberarsi per aver "criticato" il maestro di turno come se gli avessi toccato il proprio cantante o attore preferito, peggio ancora come se avessi cercato la mamma. Infatti, molte di queste persone tendono a creare dinamiche di dipendenza proprio perché hanno speso conflitti irrisolti con le figure genitoriali. Il loro bisogno di proiettare sulla figura "idealizzata" di un maestro, il genitore (sufficientemente buono) che non hanno mai avuto le spinge ad occultare i lati oscuri della personalità e del maestro stesso. E il maestro spesso inconsciamente (altre volte no) cerca di attirare quanti più discepoli che confermino la sua natura di essere superiore e che ha trasceso gli aspetti materiali (tranne quando non paghi la quota mensile delle sue lezioni o preferisci un altro maestro).

Siamo nel campo della psicologia e della psicoterapia. Come ci insegna il Buddhismo dove c'è un fastidio, c'è un attaccamento e dove c'è un attaccamento non riconosciuto, c'è un demone, c'è un ombra, per usare la terminologia della psicologia del profondo, che chiede di essere pacificato e non di edulcorare la realtà fingendo che non esista. 

Nascono come funghi corsi e seminari, libri e scuole, che con la vera spiritualità, che è un cammino di gioia ma spesso anche di dolore, nulla hanno a che fare. 
Risvegliarsi non è proprio una passeggiata. Chi vorrebbe essere svegliato bruscamente quando sta dormendo così bene? In fondo è un sogno così piacevole quello che sto credendo di vivere. Tante persone si definiscono spirituali perché meditano (o credono di meditare), sono vegetariani e odiano (loro che sono evoluti) chi mangia carne, si vestono solo di bianco e parlano (e basta) di pace e amore incondizionato. Hanno tatuaggi di divinità indiane (perché mai uno di Padre Pio o di Gesù Cristo?) Ben venuto nel club della New age. Se non rispetti queste caratteristiche e le loro regole l'etichetta "spirituale" non ti sta bene addosso e non sei dalla parte degli eletti e dei "giusti", degli illuminati e i risvegliati (noi contro gli altri). Ma questo è solo un aspetto della spiritualità: Il più superficiale e essoterico. 
Tutte le tradizioni esoteriche e misteriosofiche ci dicono invece che lo spirito e' in ogni cosa. Dividendo l'aspetto spirituale dall'aspetto materiale noi ci poniamo nella dualità (un altro mantra tanto di moda). Non siamo nell'unita'. Bè, io direi che c'è gente che sta proprio nella frammentazione della personalità. Più che illuminati, fulminati! 
Ma se "tutto è Uno" significa TUTTO. Nel tutto ci sono anche le persone e le cose che ti danno fastidio e che ti creano disagi, anzi sono proprio quelle che ti fanno evolvere. Secondo voi perché Gesù avrebbe invitato ad amare i propri nemici e pregare per i propri persecutori? ... per autolesionismo? 

Essere "spirituali" significa entrare nel mondo di Ade, nel mondo dei demoni e delle ombre. Il cammino dantesco inizia dall'inferno e non dal paradiso. Al paradiso si arriva dopo essersi purgati (purgatorio).

Spiritualità significa fare esperienze umane, significa ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, fare i conti con la propria natura inferiore, i propri difetti, le proprie paure, la rabbia, la tristezza, le frustrazioni, i limiti. Non significa fare finta che non ci siano o allontanare continuamente le persone che portano a galla questi aspetti.

Significa fare: se non fai non sei. Questo significa essere veramente risvegliati. Fare più errori possibili, incazzarsi, piangere e non fingere di essere felice come un ebete, ma sentire ogni emozione e accettarla per trasmutarla in virtù e compassione verso se stessi e gli altri.

Essere un osservatore distaccato dei propri meccanismi mentali e conoscere prima ancora di come funziona l'anima quali sono gli inganni della mente. 

Spirituale è colui che si mette in discussione continuamente, prendendo coscienza che l'anima va nutrita e accudita, come si fa con un bambino che diventa adolescente e poi adulto. Spirituale e' un'etichetta che non mi piace.
C'è una bella differenza tra la Essenza spirituale ed Ego spirituale. Accorgitene.

venerdì 4 novembre 2016

L’amore non corrisposto

L’amore non corrisposto


Rimedio: rinunciare, non torturarsi, non perder tempo invano, restare se stessi - cercare la propria metà. ...................

............ L’amore non si conquista, esso sorge da solo, in modo spontaneo e inspiegabile.

Se per acquisire amore bisogna cambiare, significa che c’è qualcosa che non va.

L’amore è come un fiore: se è appassito, non può fiorire nuovamente.

L’ultimo principio allude al fatto che l’amore va sostenuto, curato, custodito, come il fuoco in un focolare. L’amore non è tanto usare e prendere, quanto dare, in primo luogo. L’amore, in realtà, è un grande lavoro. Ma di questo ora non parleremo.

La questione è cosa volete far ritornare: l’amato o il suo amore? Una persona che se n’è andata, si può far tornare. Ma se se n’è andato l’amore, farlo ritornare non è più possibile. Vi serve il vostro amato senza il suo amore? E cosa otterreste da questo? È una questione di scelta.


Nella vita, ovviamente, le cose non sono così semplici, le situa- zioni sono le più diverse e ci sono anche le eccezioni. Il problema è che l’amore, specialmente quello non corrisposto, provoca un intorbidamento del senno, delle capacità di intendere. E se esso è non corrisposto, siete nei guai. In queste situazioni bisogna avere la capacità di vedere non solo con il cuore ma soprattutto con la ragione. Dovete capire cosa sta succedendo. Quando due persone intrecciano una relazione, creano con ciò stesso un pendolo. In questo non vi è nulla di male, anzi, il pendolo serve da fattore stabi- lizzante e legante. Ma se uno dei due se ne va, il pendolo comincia a tormentare chi è rimasto per ottenere la sua porzione di energia. E fintantoché chi è rimasto continua a credere che l’altro si possa far tornare, è costretto a dare al pendolo energia per entrambi e anche di più, a causa delle sue sofferenze e del suo tormentarsi.
Se il vostro partner se n’è andato, di seguito dovete sganciarvi anche voi, per impedire al pendolo di succhiarvi via l’energia. A questo fine serve reindirizzare la propria attenzione su altri partner potenziali. Se non lo farete, soffrirete, e soffrirete invano, vi rovinerete la vita e perderete il tempo prezioso di questa vita.

Anche un amore non condiviso o rifiutato sin dall’inizio è estremamente distruttivo. La parte che prova amore, in questo caso, non ottiene nulla oltre a sofferenze. Anche in questo tipo di situazione non vale la pena perdere forze spirituali e tempo della propria vita. Occorre, almeno, avere dignità. Infatti, l’amore unilaterale, che si voglia o non si voglia, è una cosa piuttosto umiliante. Tu ami ma non sei amato. Qualcosa non quadra. Non è una cosa normale. Ma in cosa consiste precisamente l’anormalità? La molletta dà una risposta inequivocabile: sei tu che non sei abbastanza buono per essere amato. Capite come agisce la molletta?


In realtà, sia nel caso in cui siate stati lasciati, sia in caso di amore non condiviso, il fatto è che non avete incontrato la vostra metà. Pensateci un po’. Può forse lasciarvi la vostra metà? Può forse non amarvi la vostra metà? Essa è stata creata proprio per questo. Le persone sono diverse, ma ci sono coppie che corrispondono l’una all’altra come la chiave alla serratura.



Di queste vostre metà, con cui potrebbe legarvi l’amore, nel mondo se ne contano più di una, e nemmeno due, ma molte migliaia. Se il Sommo Onnipotente ha inventato l’amore, non poteva comportarsi in modo così crudele da ridurre a zero la probabilità di un incontro felice. Le vostre metà vagano in giro per il mondo, forse alcune sono vicino a voi, magari vi stanno cercando e voi intanto spendete il vostro amore per altri. Non è stupido?

Dunque: se la vostra relazione con qualcuno non è riuscita, non ha senso scoraggiarsi. Cercate la vostra metà. Se siete stati lasciati, rallegratevi. Vi siete liberati di un peso inutile nella vostra vita. Ora siete liberi e avete la possibilità di trovare il vostro autentico amore.
VZ - scardinare il sistema tecnogeno

La via del Transurfer - https://faregruppo.blogspot.it

lunedì 12 settembre 2016

Costellazioni cerebrali: ogni pazzia ha un senso... biologio (5LB)

Sintomi e Comportamenti nelle Costellazioni cerebrali

Perla saggia:
Chi non ammette l'insondabile mistero non può essere neanche uno scienziato -
Albert Einstein

Tratto da PasadoFuturo: leggi l'articolo in lingua spagnola
Traduzione a adattamento di Giorgio Beltrammi
Parte di questa sezione è stata elaborata da Pasadofuturo.com con informazioni della Scuola di Formazione Professionale 5LB di Marco Pfister. 

La ricerca del Dr. Hamer mostra che i cambi nel comportamento e nel carattere, chiamati anche disturbi dello stato d'animo e disturbi mentali, si sviluppano a partire da combinazioni di shock biologici che hanno una correlazione cerebrale, così come anche una correlazione organica.
 
Tenendo in conto la interazione biologica tra psiche, cervello e organo corrispondente, le scoperte del Dr. Hamer spiegano il perché una persona diventa depressa, maniacale, paranoide, delirante, autistica, suicida, costernata, megalomane, senza emozioni, anoressica, violenta, ecc..
Il grado del cambiamento nel comportamento è determinato dalla intensità degli SBS coinvolti.
Le combinazioni di diversi programmi speciali, biologici e sensati (SBS), che danno luogo alle Costellazioni Cerebrali rappresentano in realtà un evento biologico sensato, composto di vari programmi SBS, che insieme producono un nuovo comportamento biologicamente sensato.
 

Ogni costellazione cerebrale ha un nuovo e specifico senso biologico per l'individuo. Questi "superprogrammi" permettono all'individuo, proprio grazie al cambio di comportamento, di avere maggiori opportunità di sopravvivenza in un ambiente che gli è molto conflittuale.

Indice
1.      Costellazioni del Tronco Cerebrale (Endoderma)
2.     Costellazioni del Cervelletto (Mesoderma Antico)
3.     Costellazione della Sostanza Bianca (Mesoderma Recente)
4.     Costellazioni della corteccia non territoriale (Ectoderma)
o        4.1 Costellazione Frontale
o        4.2 Costellazione dello Stato Asmatico
o        4.3 Costellazione del Centro del Glucosio
o        4.4 Costellazione Motoria
o        4.5 Costellazione Sensoriale
o        4.6 Costellazione Post-Sensoriale
o        4.7 Costellazione Occipitale
o        4.8 Costellazione Fronto-Occipitale
o        4.9 Costellazione Planante o Volante (Flying)
o        4.10 Costellazione Post-Mortale o Suicida
o        4.11 Costellazione Casanova (solo negli uomini)
o        4.12 Costellazione Ninfomane (solo nelle donne)
o        4.13 Costellazione Compulsiva-Aggressiva
o        4.14 Costellazione Enuretica
o        4.15 Costellazione Mitomane
o        4.16 Costellazione Mitomane Compulsiva
o        4.17 Costellazione Autistica
o        4.18 Costellazione Autistica Compulsiva
o        4.19 Costellazione Anoressica
o        4.20 Costellazione Anoressica Grave
o        4.21 Costellazione Ossessivo-Compulsiva
o        4.22 Costellazione Maniaco-Omicida
o        4.23 Costellazione Isterica
o        4.24 Costellazione Isterica Suicidiaria

1. Costellazioni del Tronco Cerebrale (Endoderma)

Sintomi o comportamenti

  • Costernazione, offuscamento, sconcerto, stordimento, turbamento, stupore, perdita del filo del discorso. La persona non può pensare, le è impossibile reagire, perde il filo del discorso. Si può avere perdita di memoria retrograda, che in qualche occasione viene diagnosticata come malattia atipica di Alzheimer.
  • Se sono coinvolti i Tubuli Collettori del rene (TCR), la costernazione è molto forte e si può avere disorientamento nel tempo e nello spazio e della stessa persona. Incapacità di orientarsi, sentirsi letteralmente o figurativamente perduta, sviato, scarso senso del tempo. Occasionalmente si può osservare un leggero strabismo divergente a causa del passaggio del nervo abduttore attraverso il Focolaio di Hamer (FH) dei TCR, che dirige il muscolo laterale esterno dell'occhio, e che in Fase Attiva (muscolatura liscia) "tira" l'occhio verso l'esterno (omolateralmente). Grazie a questo strabismo divergente possiamo vedere anche se solo un FH dei TCR è attivo.
Tecnica per far uscire momentaneamente la persona dalla costellazione del Tronco Cerebrale
Dato che la costernazione del Tronco Cerebrale è data (come minimo) dall'esistenza di due FH attivi o in Crisi Epilettoide, uno in ogni emiparte del Tronco Cerebrale, e che gli organi di ogni lato hanno la seguente funzione:
Destro: necessità di agguantare (assorbire) un boccone.
Sinistro: necessità di espellere (eliminare) un boccone.
La forma per far uscire rapidamente la persona dalla costellazione e di fatto dalla costernazione è pronunciarle la seguente frase:
«Non ti danno e non ti rubano nulla»
Enneagramma: In base agli studi dell'Enneagramma delle personalità, questa costellazione è di facile riscontro negli enneatipi 9

2. Costellazioni del Cervelletto (Mesoderma Antico)

Questa è una delle costellazioni più frequenti, come meccanismo di sopravvivenza. L'individuo fortemente minacciato o attaccato da tutti i lati entra in uno stato di "fare il morto" mentre il pericolo incombe, in stato di emergenza (nessuno attacca un morto).

Sintomi o comportamenti

  • Appianamento emotivo, "anestesia", "morte emozionale", assenza di qualsiasi emozione, di desideri e stimoli. Eventuali azioni non convenzionali. Sensazione di essere "morto dentro", pietrificato, spento. Il "muro di gomma", "tutto mi rimbalza".
Enneagramma: In base agli studi dell'Enneagramma delle personalità, questa costellazione è di facile riscontro negli enneatipi 5
  • Comportamento antisociale, non considerazione dei diritti e del benessere degli altri. La persona si mostra fredda e solitaria.

lunedì 28 marzo 2016

Contrastare l'aumento della sofferenza psicologica

IO NON SONO NORMALE: IO AMO - IL MOVIMENTO




“Una persona creativa è una persona felice.” - Bruno Munari

Il movimento io non sono normale: IO AMO vuole sostenere l’originalità, la creatività e l’unicità di ogni essere vivente e nasce dalla convinzione che ognuno abbia diritto alla propria personale A-normalità.

La difesa, il rispetto e la valorizzazione della A-normalità individuale, prendono vita dall’esperienza maturata in oltre venticinque anni di professione psicologica e grazie al confronto con colleghi psicologi, psicoterapeuti, medici e operatori della salute e del benessere psichico.
Come psicologi abbiamo potuto verificare quanto la sensibilità individuale sia ostacolata dal nostro attuale stile di vita e come venga ingiustamente incriminata, colpevolizzata e disprezzata persino dai suoi stessi portatori che, reputandola poco normale e per questo disdicevole, spesso arrivano a desiderare di eliminarla da se stessi pur di sentirsi finalmente normali.

Riteniamo che la normalità, nascondendo in sé la trappola del conformismo sociale, finisca spesso per bloccare il fluire spontaneo della espressività individuale producendo malessere e sofferenza.
Mentre, la manifestazione della propria creatività costituisce quasi sempre una cura (naturale, efficace, economica e a disposizione di tutti) capace di far evolvere il dolore psichico in realizzazione personale e appagamento.

Vogliamo contrastare l’aumento dilagante della sofferenza psicologica e il consumo di psicofarmaci, con il ripristino di un adeguato ascolto della emotività individuale e sostenere una cultura dell’espressività e del diritto alla creatività con:
  • Un approccio psicologico che rispetti le scelte esistenziali di ciascuno 
  • Incontri di informazione e di discussione 
  • Articoli 
  • Workshop 
  • Laboratori creativi
Siamo contrari alle patologie e alle etichette psicologiche. Crediamo che la psicologia, a differenza della psichiatria, lavori sulla salute individuale, e non sulla malattia, e che il compito dello psicologo non sia curare un “organo” malato, in questo caso la mente, ma aiutare le persone ad esprimere il loro peculiare modo di essere.
A Cagliari nel Centro di Benessere Interiore, in piazza Salento 7, mettiamo a disposizione le nostre competenze e la nostra filosofia per costruire un punto di unione dove possano ritrovarsi tutti quelli che vorranno affermare il diritto a essere pienamente se stessi e a vivere la propria vita in modo personale.

IL CUORE NON E’ NORMALE
Nasciamo tutti diversi e ciascuno con il proprio peculiare modo d’interpretare la vita. Ognuno portatore di una ricca gamma di emozioni e sentimenti. Ognuno con il suo modo di amare.
Poi cresciamo, diventiamo grandi e viviamo in un mondo che ci spinge come pecore dentro un recinto di conformismo, dal quale spesso non è più possibile uscire senza sentirsi emarginati, incompresi e soli.
Dentro questo recinto, stereotipato e prevedibile, il cinismo e la competizione, purtroppo, sono i valori più quotati e chiunque si senta tenero, emotivo o sensibile è costretto a pagare il prezzo della diversità o a dover nascondere, a volte anche a se stesso, il proprio mondo interiore.

Questo stile di vita, teso soprattutto a raggiungere il consenso sociale, chiamato successo o realizzazione, poggia sui conseguimenti materiali e convenzionali e su un alto tasso di conformismo.

Per sentirsi socialmente realizzati bisogna avere:
1) un reddito. Col quale comprare…
2) una casa. Dove fare…
3) una famiglia. Con cui trascorrere…
4) le vacanze… viaggiare… e incontrare gli amici e i parenti.
E bisogna farlo nei giorni prescritti, detti festivi o prefestivi, riunendosi e possibilmente mangiando insieme. Ma anche…
5) andando sempre d’accordo.
Chiunque non sia interessato a raggiungere e a rispettare questi traguardi in un tempo ragionevole, è considerato strano, socialmente emarginato, disadattato e, probabilmente, mentalmente malato.

La “malattia mentale” è la paura inconfessabile di molti. L’etichetta che sancisce la diversità e la conseguente emarginazione sociale, che terrorizza. Al punto che, segretamente, tante persone ricorrono ai farmaci pur di non ascoltare un sistema emotivo in contrasto con i dettami della società.
Bisogna essere come tutti gli altri. NORMALI. Anche nei sentimenti. Anche nelle emozioni.

Ma non tutti riescono a lobotomizzare la propria emotività per conformarsi agli standard sociali. Sempre più persone risentono del livellamento emotivo e dell’amputazione della propria creatività e le malattie psicologiche oggi più frequenti, la depressione e gli attacchi di panico, segnalano una falla nel conformismo. “Falla” che, a mio parere, non andrebbe “curata” ma valorizzata, esplicitata e incentivata.

Dentro questo scenario, la sofferenza psicologica diventa la conseguenza di un dover essere “emotivamente in un certo modo” impossibile da raggiungere, lo scarto tra un sentire giudicato illecito e un sentire considerato lecito, e costituisce spesso l’unica risposta sana davanti al tentativo di livellare i propri sentimenti in uno standard socialmente prescritto, chiamato normalità.

Così, mentre ci viene detto con insistenza cosa sia ragionevole provare nelle varie circostanze della vita, il cuore funziona a modo suo e prescinde dai dettami della ragione.

Il cuore segue una logica illogica, basata su valori diversi dagli status della normalità.
AMA.
Senza preoccuparsi se questo sia conveniente, intelligente, disdicevole o giusto.
E, per quanti sforzi compia, la ragione non riuscirà mai a modificare i sentimenti.
Può solo scegliere di non ascoltarli.
Chi ascolta il proprio cuore si apre alla verità di se stesso e trova la sua unicità. La creatività che guida la sua vita e le sue scelte.
Nell’A-normalità esiste la più profonda verità interiore di ciascuno.
Il cuore non è normale.
E’ vero.

IO NON SONO NORMALE: SONO LIBERO

giovedì 17 dicembre 2015

Superare l’ansia e gli attacchi di panico

Superare l’ansia e gli attacchi di panico
by Enrico Maria Secci
L’ansia è senza dubbio il disturbo psicologico più diffuso. Secondo le statistiche, colpirebbe oltre 8,5 milioni italiani ed è responsabile del consumo crescente di farmaci psicoattivi, non solo nel nostro Paese.

Nel linguaggio comune la parola ansia individua un generico, ma pervasivo, stato di agitazione, di preoccupazione e di paura connotato da sintomi fisici di varia intensità. Tali sintomi irrompono all’improvviso e possono perdurare per ore, o manifestarsi con crisi acute, brevi e ripetute, sempre senza apparente ragione.
Da un punto di vista clinico, l’ansia individua una famiglia di disturbi: l’ansia generalizzata, il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale, l’ipocondria, le fobie specifiche ed è parte di altri quadri diagnostici come il disturbo post-traumatico da stress e la depressione.
Non è difficile capire quanto, per chi la viva, l’ansia possa apparire come un enigma angoscioso e, diventi in molti casi, motivo di vergogna, di ritiro sociale e di abbattimento, tale da compromettere significativamente la libertà di scegliere, la capacità di vivere il presente e la speranza nel futuro, che sono le qualità più sane di un’identità sana e integrata.
I sintomi prevalenti. Vediamo alcuni sintomi tipici della sindrome ansiosa tratti dal DSM, il manuale diagnostico-statistico dei disturbi mentali:
·         Tachicardia, palpitazioni, dolori al centro del torace, cali di pressione, polso irregolare.
·         Senso di costrizione e oppressione al petto, difficoltà respiratorie, sensazione di soffocamento.
·         Cefalea, vertigini, aumento della sudorazione, vampate oppure pallore, riduzione della salivazione.
·         Difficoltà digestive, mancanza di appetito, nausea, vomito, diarrea
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Aumento della frequenza urinaria, disturbi del ciclo mestruale e del desiderio sessuale.
·         Insonnia con difficoltà ad addormentarsi o sonno interrotto da incubi, riduzione della capacità di memoria e di concentrazione.
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Indolenzimenti e contratture muscolari, tendenza a serrare i denti sia durante il giorno (digrignamento) sia durante la notte (bruxismo) e voce tremante.
Ma i meccanismi responsabili del mantenimento e del peggioramento dell’ansia nelle sue diverse declinazioni sono di natura psicologica e riguardano la preoccupazione costante o ricorrente, ingiustificata o per motivi futili, il pessimismo, l’irritabilità e l’incapacità di rilassarsi.
Fattori a cui si aggiunge il disorientamento emotivo, dato dalla difficoltà di comprendere che le reazioni somatiche potrebbero rappresentare il riflesso di circostanze, di scelte o di traumi, pregressi e attuali.

L’ansia di avere l’ansia. In molti casi, l’ansia si configura come una reazione fisiologica del sistema corpo-mente-mondo a cui la persona risponde in modo patologico e “patologizzante”.
Per usare una metafora, chi soffre d’ansia si comporta come qualcuno che, suo malgrado o per trascuratezza, venga svegliato nel cuore nella notte dall’allarme per una fuga di gas nel suo appartamento e, nonostante il forte puzzo potenzialmente esplosivo, anziché scappare o attrezzarsi per riparare prontamente alla dispersione venefica, si ostini a interrompere il suono fastidioso e spaventoso della sirena.

Rompere il sistema d’allarme invece che mettersi al riparo. Allo stesso modo, le persone patologicamente ansiose, finiscono per volere a tutti i costi e al più presto possibile, arrestare l’allarme che le assorda, ma, nell’urgenza del sintomo, trascurano di risalire, in fretta e responsabilmente, ai comportamenti, alle relazioni, all’essenza stessa della visione di sé, degli altri e del mondo, alla base di questo naturale meccanismo psichico chiamato “ansia”.
Quindi, una parte significativa della psicoterapia dell’ansia e dei disturbi correlati all’ansia, consiste paradossalmente nell’aiutare il paziente a riconoscere che la “sua ansia di avere l’ansia” costituisce il vero problema, qui ed ora. Si tratta di aiutare la persona, nel minor numero di sedute possibile, a concentrasi sul sintomo e riconoscere “paura del sintomo” come motrice stessa della patologia, in modo da acquisire quel contatto con le proprie emozioni e con la propria esistenza, andati perduti o disgregati a causa di eventi provanti, attuali e non.
Uno degli ostacoli alla psicoterapia dell’ansia, non è il disturbo in se stesso ma la percezione di gravità e d’urgenza presentate dal paziente cronico, che, molto spesso, tende a “collezionare” medici e psicoterapeuti, a sovrapporre consulenze, farmaci e trattamenti, senza rendersi conto che, così facendo, si agisce e  si peggiora il sintomo.
Accade che la persona svaluti i miglioramenti, li dimentichi e li minimizzi nella frenesia di “guarire” indubitabilmente per sempre, magari in una singola consulenza o con un po’ di gocce …
Senza comprendere, se non a un certo punto, che saprà guarire come desidera, solo quando asseconderà l’idea che ha bisogno di fermarsi, di interrompere prima di tutto “l’ansia di avere l’ansia”, di smettere di cercare “soluzioni facili” e continue rassicurazioni, e da qui in poi, seguire con fiducia una terapia. Niente è  più terapeutico nei casi d’ansia, che calarsi nell’ansia stessa, se necessario, con l’aiuto di uno psicoterapeuta e, un po’ alla volta, rompere gli schemi mentali che la alimentano.

Al di là dell’ansia di avere l’ansia, si profilano nodi e questioni legati al sintomo ansioso in se stesso, probabili nuclei del problema e della terapia in tempi brevi:
- infelicità/stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera familiare;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera sentimentale;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nell’ambito professionale;
- disturbi nell’area dell’affettività e della sessualità.
La buona notizia è che l’ansia, proprio perché molto diffusa, è uno dei problemi psicologici più studiati e più “facili” da affrontare in psicoterapia.

Grazie a Internet, è agevole trovare un terapeuta nella propria città o zona di residenza a cui rivolgersi con fiducia per risolvere, prima di tutto, “l’ansia di avere l’ansia” e poi contrastare, con consapevolezza, l’ansia vera e propria per cambiare positivamente la propria esistenza e viverla, finalmente, appieno, al di là del sintomo …
Enrico Maria Secci, Blog Therapy

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