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sabato 23 aprile 2016

Stato di Paura

Stato di Paura

Stato di paura di Michael Crichton – un libro ancora attuale
Michael Crichton è stato un grande divulgatore di tematiche scientifiche, ma soprattutto ha cercato di ristabilire – attraverso i suoi romanzi “tematici” – delle verità che andassero oltre le pseudo-verità della scienza divulgata, digerita e riproposta dai mass media, con la perpetuazione e la sempre maggiore amplificazione di alcuni errori di base. In effetti, tutti i suoi romanzi sono costruiti come dei veri e propri dossier, nel senso che – sempre, a monte del romanzo di turno – vi è stato un accurato lavoro di ricerca ” critica” delle fonti bibliografiche che Crichton puntualmente inserisce in appendice in ogni sua opera, in modo tale che ogni lettore curioso possa – se lo vuole – consultare le sue stesse fonti.

In “Stato di paura”, dopo il romanzo sul rischio di utilizzo delle “nanoparticelle” in cui illustra anche il cosiddetto “principio di precauzione”, lo sforzo di Crichton raggiunge – secondo me – uno dei suoi culmini.

La tematica che egli prende in considerazione è quella dell’emergenza climatologica, nel cui contesto egli – alla luce di una precisa documentazione – attacca l’ipotesi del riscaldamento globale derivante dall’immissione di CO2 nell’atmosfera e, di conseguenza, demolisce in un sol colpo l’attendibilità del “Protocollo di Kyoto” e le più comuni e divulgate tesi ambientaliste che diventano niente più che luoghi comuni espressione di una verità distorta e non controllata.

Ciò che egli più evidenzia, attraverso l’intrigo in cui sono immessi i suoi personaggi e con il continuo confronto tra verità e pseudo-scienza di cui essi diventano protagonisti, è il pericolo – non nuovo – insito nel fitto intreccio di connivenze tra scienza e politica che ha dato nel passato lontano e più recenti alcuni frutti tristi e mortiferi (basti pensare alle tesi scientifiche sull’eugenetica, nate negli Stati Uniti degli anni ’30 e che ebbero insigni sostenitori tra gli scienziati del tempo, sino a tracimare nella Germania nazista e nei suoi suoi cupi esperimenti).

Afferma Crichton che quando si impongono simili intrecci e quando attorno ad essi cominciano a ruotare consenso e denaro il gioco è fatto e si organizzerà un edificio di menzogne (con l’ausilio dei mass-media) sempre più difficile da smontare e i cui interessi verranno tutelati anche con la violenza e con il ricorso ad azioni eco-terroristiche, volte a provocare proprio gli effetti catastrofici paventati per suscitare ulteriore consenso o corroborare le opinioni dei supporter.

Il volume, corredato da alcune appendici tematiche e da una bibliografia ragionata (con riferimenti a testi che corroborano le tesi di Crichton, ma ad altri che sono paradigmatici della “cattiva” scienza politicizzata) è assolutamente da leggere per chi intenda documentarsi sull’argomento, ma in modo assolutamente godibile.

Benché il romanzo sia stato pubblicato nel 2004 in lingua originale e tradotto in italiano nel 2005 non è per nulla datato e mantiene a tutt’oggi una grande attualità.

Questa in sintesi la storia.
Il miliardario e filantropo George Morton scompare in circostanze misteriose. Negli ultimi tempi Morton, grande finanziatore della causa ecologista (e primo donatore del NERF, un’importante organizzazione ambientalista), aveva cominciato a manifestare qualche dubbio sugli allarmi lanciati dagli scienziati. E aveva iniziato a sospettare del boss del NERF, Drake. Anche il giovane Peter Evans, avvocato di Morton e sincero ambientalista, inizia ad avere qualche dubbio. Si avvicina dunque a John Kenner, uno scienziato eccentrico e geniale di cui Morton pareva fidarsi. Kenner e i suoi soci, un team assai bene assortito, si mettono sulle tracce di un pericoloso gruppo ecoterrorista, viaggiando ai quattro angoli del pianeta.
Michael Crichton: una nota bio-bibliografica
Figlio di John Henderson Crichton e Zula Miller, Crichton è cresciuto nel quartiere di Roslyn, a Long Island. Crichton aveva due sorelle, Kimberly e Catherine, e un giovane fratello, Douglas, co-autore di uno dei suoi libri.
Ha studiato alla Harvard University di Cambridge, Massachusetts, dove si è diplomato nel 1964. Si è laureato alla Harvard Medical School nel 1969 in Medicina e Chirurgia e ha iniziato le lezioni per diventare medico al Salk Institute for Biological Studies di La Jolla, California, negli anni 1969–1970.
Durante questi anni ha scritto alcuni racconti con gli pseudonimi John Lange e Jeffrey Hudson, scelti in riferimento alla sua altezza (2.06 m): infatti Lange in tedesco significa “persona alta” e Jeffrey Hudson fu il nano preferito della regina Enrichetta Maria di Francia nel Settecento. Crichton divenne medico, ma ben presto ha abbandonato la carriera non trovando il lavoro adatto alla sua persona e sentendosi a disagio. A 25 anni gli venne diagnosticata una forma benigna di sclerosi multipla, come racconta nella sua autobiografia Viaggi.

Abbandonata la medicina ha continuato a scrivere romanzi. Grazie ai soldi ottenuti dalla vendita dei primi libri, tra cui spicca il best seller Andromeda a soli 27 anni, è riuscito a realizzare il suo più grande sogno: viaggiare. Crichton ha visitato gli angoli più remoti del pianeta ottenendo ispirazione, da questi itinerari, per le trame dei futuri successi letterari.
Si è sposato ed ha divorziato quattro volte; è stato sposato con Suzanna Childs, Joan Radam, Kathy St. Johns, Anne-Marie Martin, madre della figlia Taylor, ed infine Sherri Alexander. È morto il 4 novembre 2008 all’età di 66 anni, dopo una lunga battaglia contro un tumore. Crichton stava lavorando al quarto episodio della serie Jurassic Park, oltre ad aver in programma la scrittura della sceneggiatura del film Westworld. FONTE

Stato di Paura – Michael Crichton .. lo abbiamo letto per voi
Difficile, dopo aver letto questo adrenalinico romanzo, tornare a guardare il mondo circostante, la nostra società ed il nostro stesso pianeta Terra con gli occhi di prima.
Tutto sarà cambiato, mutato, ed il quesito che il libro ci lascerà sarà vitale per noi:

In cosa crediamo?
e sopratutto
Perché lo crediamo?
Possibile che la realtà delle cose sia diversa da come appare, da come ce l’hanno fatta apparire, manipolata da un informazione di parte?

I nostri stessi governi saranno poi davvero democratici o forse noi tutti siamo soli burattini nelle loro mani?

Stato di Paura si legge talmente veloce da rischiare di restare senza fiato; i colpi di scena si susseguono alternati ad mirabolanti invenzioni, così da impedire al lettore di staccare gli occhi dalle pagine.

La storia è avvincente, ricca di spunti reali e dati tecnici, ma il punto di forza è la connessione vera o presunta con la realtà che ci circonda.

I fatti sono esposti attraverso molti punti di vista e lo stesso autore sente il bisogno a fine libro di inserire delle precisazioni, spiegano anche che i punti di vista trattati nel libro sono talmente tanti e divergenti che porteranno inevitabilmente il lettore a chiedersi quale sia la reale opinione dell’autore; la verità è che sappiamo talmente poco dell’ambiente, della sua storia passata e delle sue condizioni attuali per sapere come poterlo proteggere.

lunedì 31 marzo 2014

ESSERE CONSAPEVOLI DI QUELLO CHE SI MANGIA E DEI DANNI CHE PROVOCA TUTTO QUESTO SU GLI UMANI E SUL PIANETA


di Stella Silvestri -
Racchiudono milioni di giovani animali, fatti crescere all’inverosimile e bloccati in uno spazio angusto. Producono miliardi di litri di metano al giorno. Sono i principali responsabili della deforestazione di boschi e foreste, il polmone verde della terra. Consumano più acqua loro di tutti i mezzi di trasporto nel mondo. Sono gli allevamenti intensivi. È da qui che proviene la maggior parte del cibo che mangiamo e la cui produzione sfugge completamente al nostro controllo. Ippocrate, il padre della scienza medica, diceva: «Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo». Oggi, l’alimentazione è invece tra le prime cause all’origine delle malattie di cui ci ammaliamo. Benvenuti nell’era della globalizzazione.
«Il problema dell’alimentazione oggi è di qualità. Fino a settanta anni fa, invece, il problema riguardava la quantità, perché si moriva di fame. Oggi, si muore per il troppo mangiare», spiega Matteo Giannattasio, medico e agronomo, docente di “Qualità degli alimenti e salute del consumatore” all’Università di Padova, e consulente al San Gallicano di Roma per le allergie alimentari. Da circa trent’anni, il dottor Giannatasio si occupa della relazione tra salute e alimentazione. «Devo dire che la situazione è diventata drammatica per quanto riguarda la qualità del cibo. Soprattutto in questo periodo di crisi economica. Perché la povertà è cattiva consigliera. Un po’ per ignoranza, un po’ perché siamo condizionati dalla pubblicità, alla fine scegliamo i prodotti più scadenti, che sono appunto quelli che la pubblicità ci propone».

Già a due anni i bambini ricordano il nome dei prodotti pubblicizzati, li riconoscono al supermercato e li chiedono incessantemente ai propri genitori. Uno studio americano ha dimostrato che ad influenzare maggiormente il peso dei bambini, più ancora della sedentarietà, è il numero di messaggi alimentari scorretti trasmessi attraverso gli spot pubblicitari.
L’Organizzazione mondiale della sanità sostiene che il marketing aggressivo dei cibi ad alta densità energetica e dei fast food, ha un effetto negativo sull’incremento dell’obesità. Questo succede perché più del settanta per cento degli spot alimentari riguardano prodotti ad alto contenuto di grassi, zuccheri e sodio, mentre solo il trenta per cento riguarda frutta, verdura o cereali.
Sostiene Giannatasio: «Mangiare male vuol dire compromettere la salute. È vero che la vita media si è allungata, ma il problema è come arriviamo alla vecchiaia. Le statistiche ci dicono che, a partire dai sessant’anni, il sessanta, settanta per cento della popolazione sopravvive grazie alla medicina, e quindi ai farmaci. Le patologie più frequenti nei giorni nostri sono strettamente legate all’alimentazione». La vecchiaia è sempre più malata, e se i sistemi sanitari sono al collasso, le case farmaceutiche si abboffano di introiti.


http://imagizer.imageshack.us/a/img18/2885/so5y.jpg Il 70 per cento dell’acqua utilizzata sul pianeta è consumato dall’allevamento e dall’agricoltura. Gli allevamenti consumano molta più acqua di quella necessaria per le coltivazione destinate al consumo umano. Il settimanale “Newsweek” ha calcolato ch,e per produrre soli cinque chili di carne bovina serve tanta acqua quanta ne consuma una famiglia media in un anno.
Nei Paesi industrializzati il cibo è un business nelle mani delle grandi industrie. Il loro scopo è farci riempire i carrelli della spesa quando giriamo in enormi supermercati, dove tutto è perfetto e colorato. Rincorriamo il tre per due, e ci dimentichiamo della nostra stessa salute. Il risultato, è che stiamo morendo di patologie legate a una cattiva alimentazione. «Se si produce bene, si ottiene un cibo di qualità, che fa bene alla salute. Invece, oggi i campi sono maltrattati e avvelenati, questa è la tendenza generale. L’agricoltura moderna ha il vantaggio di dare alte rese, ma tra i difetti c’è innanzitutto l’enorme consumo di acqua. Pensate che per produrre cento grammi di arance ci vogliono cinquanta litri d’acqua. Per una fetta di pane ne servono quaranta. L’acqua sta diventando una risorsa ad esaurimento, e quella che c’è, viene anche contaminata dai pesticidi, molti dei quali sono tossici, e che finiscono nel nostro sangue», prosegue l’agronomo.
Una gallina vive tutta la vita in una lettiera grande come un foglio A4, respirando l’ammoniaca che si libera dagli escrementi che produce. Le condizioni igieniche degli allevamenti italiani sono critiche. Gli animali sono in uno stato di stress continuo. La Lav ha riscontrato residui di antibiotici in quattro polli italiani su dieci.
Se le moderne tecniche agricole sono dannose per la salute dell’ambiente e dei consumatori, le cose non migliorano per gli animali. Non solo gli allevamenti industriali sono molto inquinanti, ma rappresentano una vera e propria brutalità nei confronti del bestiame. «Quello che l’industria non capisce è che gli animali soffrono, e se non soffrissero, darebbero un prodotto di qualità migliore. Se una mucca è maltrattata e si ammala continuamente, produce latte e carne di cattiva qualità, con residui di farmaci. Quando consumiamo un prodotto animale, noi ingeriamo anche la sofferenza di quell’animale», aggiunge Giannatasio.
«Tra l’altro – continua il professore – in Italia è permesso alimentare gli animali con foraggio proveniente da piante geneticamente modificate, come la soia e il mais. Per loro si permette, ma per gli uomini il cibo transgenico si proibisce. Gli animali danno tanto all’umanità, e noi dobbiamo averne rispetto. Il dramma odierno è che per ogni cosa che mangiamo, ingeriamo pesticidi, additivi, antibiotici e farmaci che sono stati assunti dagli animali. Si stanno sostituendo i prodotti freschi e naturali con quelli industriali. In Italia, il trenta per cento dei bambini sono sovrappeso e sono destinati quasi tutti al diabete. E questo dato è più sensibile nelle regioni più povere. Oggi più siamo poveri, più siamo grassi».

Secondo l’organizzazione International Obesity Taskforce, circa 45 milioni di bambini nel mondo in età scolare sono obesi. In Italia, un terzo dei bambini sono sovrappeso, e un terzo di questi sono obesi, cioè il 10-12 per cento del totale.

Il video, realizzato da Ron Fricke Samsara, mostra l’intera filiera di produzione del cibo industriale, fino all’acquisto nei supermercati e al suo consumo nei fast food.

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