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domenica 13 settembre 2020

Virus & Co. per principianti (e non)

Virus & Co. per principianti (e non)

Oggi più che mai pare incredibile dover ancora disquisire sui virus, “organismi” letali di cui tutti parlano e tutti conoscono bene la loro natura di organismi acellulari; insomma un ossimoro(contraddizione evidente) con tutti i crismi del caso che oramai è divenuto un dogma intoccabile benché assurdo, quindi una convinzione molto profonda instillata nelle menti dei poveri sudditi del mondo(medici compresi) che quindi lo temono senza indugio.

Con questo post voglio cercare di semplificare al massimo un discorso sui virus e in parte sulle relative bugie adottate dalla medicina ufficiale per renderli comprensibili anche a mia nonna che però è morta.

Comprendere la vera natura dei virus in realtà è al tempo stesso molto semplice ed assai arduo, semplice perché c’è veramente poco da capire e nulla di affatto complicato, arduo giacché non si può comprendere un bel niente se crediamo di sapere, se sappiamo di sapere, se dobbiamo scardinare una credenza che si trova ancorata nelle nostre più remote profondità e che alimenta ed è alimentata da potentissime percezioni inconsce come la paura.

NATURA DEI VIRUS

Il virus è materiale genetico, biologico, un residuato cellulare contenente tracce di DNA ed RNA rivestito da una guaina proteica, se volessimo fare un esempio potremmo dire che è come una coda staccata di una lucertola o una zampa di gallina; materiale biologico che era vivo e che non lo è più ora, assolutamente inerme anche se viene manipolato cambiandone alcuni connotati per necessità di studi basati su paradigmi conoscitivi invertiti rispetto alla realtà.

Il virus è materiale endogeno(interno) della cellula che essa stessa elimina(quindi uno scarto), nei suoi processi biologici, ma può in parte essere riutilizzato qualora servisse e sia disponibile nelle immediate vicinanze della membrana(il cervello) cellulare, in questo caso invece potremmo paragonare il virus alla foglia di un albero:

le foglie si staccano dall’albero quando non servono più e se rimangono nelle adiacenze dell’albero, nei tempi dovuti, vengono riutilizzate per accrescere la pianta che si nutre dell’humus che si genera con le foglie stesse ai suoi piedi, stessa cosa per un virus. Le foglie come i virus sono tutte diverse, anche se simili tra loro si differenziano di più se provengono da altri tipi di alberi(cellule per i virus).

Le foglie come i virus sono endogene, cioè fanno parte dell’albero(cellula per i virus) che le espelle se non servono.

Le foglie come i virus non hanno alcuna capacità poiché “morte” e non si rigenerano, tuttavia nelle adiacenze di un albero(cellula per i virus) esse vengono assimilate trasmutate e rigenerate(simili ma diverse).

Se una o tantissime foglie(virus) viene manipolata geneticamente e “data in pasto” ad un albero(cellula) lui trasmuterà i suoi elementi in quelli che gli servono crescendo e generando nuove foglie(virus) normali; le foglie(virus) alterate non inducono alcuna malattia nell’albero(cellula) che ha decomposto gli elementi delle foglie ricomponendoli secondo le sue necessità, questo poichè in natura vige il principio dell’utilità quello che serve viene usato il resto eliminato; nulla di dannoso viene assimilato come tale arrecando danno alla cellula che l’ha inglobato, sarebbe bio-illogico e anche stupido da parte della cellula arrecarsi del male, come invece facciamo noi, invece pare che è questo che ci inducono a credere da sempre.

Questo è quello che accade esattamente con i virus che vengono coltivati in ambienti pieni di cellule vive che li inglobano e li ricreano, poi ci sarebbe da dire che in dette circostanze la cellula si trova al di fuori del suo habitat e quindi i processi biologici di sopravvivenza di norma portano alla produzione accelerata di virus(scarti).

Il virus, come le foglie, contiene inoltre delle informazioni, racchiuse nel suo dna-rna, rilasciate dalle cellule per comunicare dati biologici ad altre cellule-tessuti, in questo frangente il virus è un esosoma (sempre endogeno), cioè una piccolissima vescicola cellulare di materiale genetico (dna-rna) con informazioni della cellula emittente. Queste forme di comunicazione tra cellule sono state già verificate, ma non vengono ovviamente usate per comprendere appieno le funzionalità del corpo umano del quale non si deve sapere nulla altrimenti addio sistema sanitario crudele.

LE INSENSATE SPERIMENTAZIONI GENETICHE

Il fatto che del materiale genetico alterato modifichi un organismo è solo un’invenzione, una teoria mai verificata, ma pare che sia utile per impaurire i più; gli esperimenti fatti in vitro con bassissima riproducibilità nulla hanno a che vedere con un vero e completo organismo vivente. Le reali alterazioni cellulari sono tutte biologico-evolutive decise dalla cellula stessa in funzione della necessità contingente, non esistono per la cellula necessità di alterarsi negativamente, il frammento(virus) non agisce in alcun modo è la cellula ad utilizzarlo se serve, pertanto le manfrine sulle modificazioni cellulari maligne sono inopportune e confacenti agli scopi del sistema il cui obbiettivo è di mantenerci nell’ignoranza più profonda e quindi sempre in una fase evolutiva embrionale.

In natura la genetica non è applicabile, si hanno buoni riscontri(scientifici) con l’epigenetica.

sabato 12 settembre 2020

NeoMedioevo Scientista

Benvenuti nel Nostro Glorioso NeoMedioevo Scientista

Stefano Re che parla con gli scientisti·Giovedì 29 giugno 2017·Tempo di lettura: 3 minuti

La scienza è fondata sul dubbio. Senza il dubbio, saremmo ancora tutti convinti che il sole giri intorno alla terra. I primi a introdurre il metodo scientifico furono considerati dei matti e perseguitati come eretici, perché mettevano in discussione le “verità consolidate” al tempo vigenti. Furono ridicolizzati, emarginati, perseguitati, condannati e non di rado anche uccisi, nel roboante applauso delle folle.

Mille anni più tardi, abbiamo gli “scientisti”: persone di ogni età, estrazione sociale e livello di cultura formale che riducono la scienza ad una religione, una patologica caricatura di se stessa. Condividono e promuovono una fede cieca in qualcosa che definiscono “verità scientifica”, considerano matti e perseguitano come eretici tutti coloro che su di essa avanzano dei dubbi e li mettono in discussione.

In questa nuova e triste religione, i medici e gli scienziati che difendono l'ortodossia diventano altrettanti profeti e vescovi, con masse di penitenti che demandano a questi loro nuovi sacerdoti la salvezza dei loro corpi e delle loro anime.

Dai pulpiti televisivi i nuovi predicatori annunciano le pestilenze infernali: "L'aviaria vi colpirà, la peste suina cadrà su di voi, il morbillo ucciderà i vostri figli partendo da Disneyland e arrivando fino a Gardaland!"

E in coro rispondono le masse: “Difendici dall'epidemia, oh gloriosa Scienza Ufficiale! Dacci oggi le nostre pillole colorate, allontana da noi queste terribili malattie, vaccina i nostri figli appena nati prima che il batterio luciferino entri in loro”.

Ora come allora, i medici e gli scienziati che pongono dubbi all'ortodossia vengono considerati traditori ed eretici; radiati, emarginati, derisi nel roboante applauso delle folle esattamente come mille anni or sono.

 

Non è un mistero perché la scienza sia stata corrotta fino a trasformarsi in questa triste religione: pochissime persone hanno il coraggio di affrontare la responsabilità di esistere. L'idea che ci sia qualcuno, qualcosa, che dia un ordine all'esistenza è una consolazione enorme, archetipica. I bambini la cercano fisiologicamente nei genitori e, benché crescendo anagraficamente, la maggior parte degli individui non riesce a superare tale condizione. Per questo le religioni accompagnano da sempre la nostra specie, forniscono il surrogato necessario: un genitore celeste, estraneo ad errori e fraintendimenti, che ci rassicuri in massa dal terrore del vuoto. Quando però le religioni sfumano, le credenze si sgretolano, come è avvenuto negli ultimi mille anni, ecco che lo “scientismo” offre nuove sponde cui aggrapparsi. Un nuovo, freddo e rigoroso - ma perlomeno apparentemente solido - ordine esistenziale che plachi il terrore dello smarrimento.

Il medioevo ci ha raggiunti di nuovo, sostituendo il saio con un camice da laboratorio, la gogna fisica con quella mediatica, la bibbia con i “dati ufficiali”, le chiese con i media.

I nuovi sacerdoti e inquisitori, medici e scienziati “di sistema”, difendono l'ortodossia scientista con la stessa arroganza, la medesima ottusa spietatezza dei loro predecessori, ma con regole e liturgie rinnovate. Le masse di spaventati, furiosi, manovrati, sfruttati e del tutto inconsapevoli fedeli, invece, sono sempre le stesse.

Stefano Re -
facebook Stefano Re

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[GUERRA SPIRITUALE]

[SEZIONE INFORMAZIONI OCCULTATE SUI VACCINI]

Quando il test PCR Covid19 non è una religione

Quando il test PCR Covid19 non è una religione...

I test PCR COVID19 sono scientificamente insignificanti - I blocchi e le misure igieniche attualmente adottati in tutto il mondo si basano sul numero di casi e sui tassi di mortalità creati dai cosiddetti test SARS-CoV-2 RT-PCR utilizzati per identificare i pazienti "positivi", per cui "positivo" è generalmente equiparato a "infetto". ”

Osservando attentamente i fatti, la conclusione è che questi test PCR non hanno senso come strumento diagnostico per determinare una presunta infezione da un presunto nuovo virus chiamato SARS-CoV-2.

“TEST, TEST, TEST,…” INCONDIZIONATI MANTRA

Al briefing dei media su COVID-19 del 16 marzo 2020, il direttore generale dell'OMS, il dott. Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato:

Abbiamo un semplice messaggio per tutti i paesi: "test, test, test".

Il messaggio è stato diffuso nei titoli di tutto il mondo, ad esempio da Reuters e dalla BBC.

Sempre il 3 maggio, il moderatore del giornale Heute - una delle più importanti testate giornalistiche della televisione tedesca - stava trasmettendo il mantra del dogma corona al suo pubblico con le parole ammonenti:

"Test, test, test" - questo è il credo al momento, ed è l'unico modo per capire davvero quanto si sta diffondendo il coronavirus. ”

Ciò indica che la credenza nella validità dei test PCR è così forte che eguaglia una religione che non tollera praticamente nessuna contraddizione.

Ma è noto che le religioni riguardano la fede e non i fatti scientifici. E come Walter Lippmann, il due volte vincitore del Premio Pulitzer e forse il giornalista più influente del 20 ° secolo, ha dichiarato:

"Dove tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa molto."

Per iniziare, è davvero straordinario che lo stesso Kary Mullis, l'inventore della tecnologia Polymerase Chain Reaction (PCR), non la pensasse allo stesso modo. La sua invenzione gli è valsa il premio Nobel per la chimica nel 1993.

Sfortunatamente, Mullis è deceduto l'anno scorso all'età di 74 anni, ma non c'è dubbio che il biochimico considerasse la PCR inappropriata per rilevare un'infezione virale.

Il motivo è che l'uso previsto della PCR era ed è tuttora quello di applicarla come tecnica di produzione, essendo in grado di replicare milioni e miliardi di sequenze di DNA e NON come strumento diagnostico per rilevare virus.

Come dichiarare disastrose le pandemie virali basate sui test PCR è stato descritto da Gina Kolata nel suo articolo del New York Times del 2007 Faith in Quick Test conduce a un'epidemia che non lo era.

Inoltre, vale la pena ricordare che i test PCR utilizzati per identificare i cosiddetti pazienti COVID-19 presumibilmente infettati da ciò che viene chiamato SARS-CoV-2 non hanno un gold standard valido per confrontarli.

Questo è un punto fondamentale. I test devono essere valutati per determinarne la precisione - in senso stretto la loro "sensibilità" [1] e "specificità" - in confronto con un "gold standard", che significa il metodo più accurato disponibile.

Ad esempio, per un test di gravidanza il “gold standard” sarebbe la gravidanza stessa. Ma come lo specialista australiano delle malattie infettive Sanjaya Senanayake, ad esempio, ha dichiarato in un'intervista alla ABC TV in una risposta alla domanda "Quanto sono accurati i test [COVID-19]?":

Se avessimo un nuovo test per raccogliere [il batterio] stafilococco nel sangue, avremmo già delle emocolture, questo è il nostro gold standard che usiamo da decenni e potremmo confrontare questo nuovo test con quello.

Ma per COVID-19 non abbiamo un test standard ".

Lo conferma Jessica C. Watson dell'Università di Bristol. Nel suo articolo “Interpreting a COVID-19 test result”, pubblicato di recente sul British Medical Journal, scrive che vi è una "mancanza di un simile" standard di riferimento "per i test COVID-19".

Ma invece di classificare i test come non idonei per il rilevamento SARS-CoV-2 e la diagnosi COVID-19, o invece di sottolineare che solo un virus, dimostrato attraverso l'isolamento e la purificazione, può essere un solido gold standard, Watson afferma in tutta serietà che , "Pragmaticamente" la stessa diagnosi COVID-19, incluso lo stesso test PCR, "potrebbe essere il miglior" gold standard "disponibile." Ma questo non è scientificamente valido.

A parte il fatto che è assolutamente assurdo fare il test PCR stesso come parte del gold standard per valutare il test PCR, non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, come anche persone come Thomas Löscher, ex capo del Il Dipartimento di infezione e medicina tropicale dell'Università di Monaco e membro dell'Associazione federale degli internisti tedeschi ci hanno concesso

E se non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, la diagnosi COVID-19 - contrariamente a quanto affermato da Watson - non può essere adatta a servire come gold standard valido.

Inoltre, "esperti" come Watson trascurano il fatto che solo l'isolamento del virus, ovvero una prova inequivocabile del virus, può essere il gold standard.

Questo è il motivo per cui ho chiesto a Watson come la diagnosi COVID-19 "potrebbe essere il miglior gold standard disponibile", se non ci sono sintomi specifici distintivi per COVID-19, e anche se il virus stesso, cioè l'isolamento del virus, non sarebbe il miglior gold standard disponibile/possibile.

Ma non ha ancora risposto a queste domande, nonostante le molteplici richieste.

E non ha ancora risposto al nostro post di risposta rapida sul suo articolo in cui affrontiamo esattamente gli stessi punti, anche se ci ha scritto il 2 giugno: “Proverò a postare una risposta entro questa settimana quando avrò una possibilità..

NON ESISTE NESSUNA PROVA CHE L’RNA COVID19 SIA DI ORIGINE VIRALE

Evidenze scientifiche che la mascherina aumenta infezioni e contagi!

Ancora sulla fallacia della teoria del contagio

(Ingannati.it)

Già detto tante volte, (ma per intaccare una verità assodata e granitica come questa le picconate devono essere veramente tante), aggiungo questo pezzo a sostegno di una revisione completa deelle nostre idee su virus, batteri e contagi.

-oOo-

“Come persona che ha frequentato la facoltà di medicina, sono rimasta scioccata quando ho letto lo studio del Dott. Neil Orr (omonimo di un calciatore che nulla ha a che vedere con questo post), pubblicato nel 1981 negli Annals of the Royal College of Surgeons of England.

Il dottor Orr era un chirurgo nell’Unità chirurgica Severalls a Colchester.

E per sei mesi, da marzo ad agosto 1980, i chirurghi e il personale di quell’unità decisero di vedere cosa sarebbe successo se non avessero indossato mascherine durante gli interventi chirurgici.

Non hanno indossato mascherine per sei mesi e hanno confrontato il tasso di infezioni di ferite chirurgiche da marzo ad agosto 1980 con il tasso di infezioni di ferite da marzo ad agosto dei quattro anni precedenti.

E hanno scoperto, con loro stupore, che quando nessuno indossava mascherine durante gli interventi chirurgici, il tasso di infezioni della ferita chirurgica era meno della metà di quello che era quando tutti indossavano mascherine.

 

La loro conclusione: “Sembrerebbe che la contaminazione minima possa essere raggiunta al meglio senza indossare una mascherina” e che indossare una mascherina durante l’intervento “è una procedura standard che potrebbe essere abbandonata“.

Ero così sbalordito che ho setacciato la letteratura medica, sicuro che si trattasse di un colpo di fortuna e che studi più recenti debbano dimostrare l’utilità delle mascherine nel prevenire la diffusione della malattia.

Ma con mia sorpresa la letteratura medica degli ultimi quarantacinque anni è stata coerente: le mascherine sono inutili per prevenire la diffusione di malattie e, semmai, sono oggetti antigenici che a loro volta diffondono batteri e virus.

1.      • Ritter et al., Nel 1975, hanno scoperto che “l’uso di una mascherina chirurgica non aveva alcun effetto sulla contaminazione ambientale della sala operatoria”.

2.     • Ha’eri e Wiley, nel 1980, hanno applicato microsfere di albumina umana all’interno delle maschere chirurgiche in 20 operazioni. Alla fine di ogni operazione, i lavaggi delle ferite sono stati esaminati al microscopio. “La contaminazione da particelle della ferita è stata dimostrata in tutti gli esperimenti.”

3.     • Laslett e Sabin, nel 1989, hanno scoperto che cappucci e maschere non erano necessari durante il cateterismo cardiaco. “Non sono state riscontrate infezioni in nessun paziente, indipendentemente dal fatto che sia stato utilizzato un cappuccio o una mascherina”, hanno scritto. Sjøl e Kelbaek sono giunti alla stessa conclusione nel 2002.

4.    • Nello studio di Tunevall del 1991, un team di chirurghi generali non ha indossato maschere nella metà degli interventi chirurgici per due anni. Dopo 1.537 operazioni eseguite con mascherine, il tasso di infezione della ferita chirurgica era del 4,7%, mentre dopo 1.551 operazioni eseguite senza mascherine, il tasso di infezione della ferita era solo del 3,5%.

5.     • Una revisione di Skinner e Sutton nel 2001 ha concluso che “Le prove per l’interruzione dell’uso di mascherine chirurgiche sembrerebbero essere più forti delle prove disponibili per supportare il loro uso continuato”.

6.    • Lahme et al., Nel 2001, hanno scritto che “le mascherine chirurgiche indossate dai pazienti durante l’anestesia locale, non hanno ridotto la concentrazione di batteri presenti nell’aria sul campo operatorio nel nostro studio. Quindi sono superflui. “

7.     • Figueiredo et al., Nel 2001, hanno riferito che in cinque anni di dialisi peritoneale senza mascherine, i tassi di peritonite nella loro unità non erano diversi da quelli negli ospedali in cui erano indossate le mascherine.

8.    • Bahli ha effettuato una revisione sistematica della letteratura nel 2009 e ha scoperto che “non è stata osservata alcuna differenza significativa nell’incidenza di infezione della ferita postoperatoria tra gruppi di mascherine e gruppi operati senza mascherine”.

L’inganno del COVID: i test per il covid-19 già ordinati nel 2018...

COVID19: Altro che malattia nuova, i test li hanno acquistati nel 2018. Sapevano già tutto!

Pubblicato 6 settembre 2020spezziamolecatene

I test per il covid19 quasi tutti gli stati mondiali li hanno acquistati già nel 2018.

Andando sul sito della Banca Mondiale si trovano i dettagli.

Perché questi acquisti?

Non dicevano che era una malattia nuova?

Ulteriore conferma che era tutto già preparato nei minimi dettagli?

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

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 European Union

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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26,182,358.76

12,088,700

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 Switzerland

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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24,458,977.70

2,589,620

Kg

 Germany

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

21,681,696.06

9,235,080

Kg

 Ireland

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

13,525,345.37

810,940

Kg

 United States

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

9,921,199.88

8,611,830

Kg

 Belgium

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

9,037,403.01

2,707,550

Kg

 Italy

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300215

COVID-19 Test kits

2018

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5,137,238.02

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 United Kingdom

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300215

COVID-19 Test kits

2018

World

3,168,535.99

1,094,190

Kg

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/300215?fbclid=IwAR1zLyPSwetkv0hesaJtqwF9_TniUKm0KhvNfCkVhCZnlv3kUsTx8ChSlQA

https://wits.worldbank.org/trade/comtrade/en/country/ALL/year/2018/tradeflow/Exports/partner/WLD/nomen/h5/product/382200

Articolo completo alla fonte: - https://disquisendo.wordpress.com/2020/09/06/09-2/

Attenzione:

il sito originale della worldbank, dopo le prime pubblicazioni del fatto, è stato subito sottoposto a revisione(pagina in continuo aggiornamento nonostante sia una questione del 2017-18) eliminando i riferimenti al covid-19 in basso l’immagine della revisione. Hanno fatto sapere che c’era stato un errore, ma nel 2018 si poteva fare un errore con una malattia ancora inesistente? E se la modifica è avvenuta recentemente(e ora rimodificata) non c’è un errore ma una volontà di far risultare tutti test per covid, perché? In ogni caso sia che l’errore sia stato commesso nel 2018 sia di recente implica un’azione consapevole che evidenzia una manipolazione profonda della vicenda covid che qualora fosse reale(il covid) non avrebbe motivo di esistere.

Il sito cambia ancora, oggi 12-09-2020 la dicitura sui test acquistati è “Medical Diagnostic Test instruments and apparatus” ieri era: “Medical test kits” mentre qualche giorno fa la dicitura era “Covid-19 test kits”, tutto normale no?

PS:- A distanza di qualche ora la sigla è cambiata nuovamente in 
“Medical test kits”.

Approfondimenti video qui.

Altro articolo con video qui

Aggiornamento - ATTENZIONE: ecco il BREVETTO per diagnosticare il COVID-19 brevettato nel 2015 da Rothschild (visto qui)  

https://worldwide.espacenet.com/patent/search/family/072235969/publication/US2020279585A1?q=system%20AND%20method%20for%20searching%20covid-19

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domenica 28 giugno 2020

Storia della frode del contagio

Storia della frode del contagio

In quest’articolo cercherò di mostrare che l’intero concetto di contagio (prima del “maligno”, in seguito dei microrganismi come i batteri, e infine dei virus), così profondamente radicato nella nostra società, sia in realtà frutto di una serie di manipolazioni della verità, oltre che di vere e proprie frodi scientifiche avvenute nell’epoca moderna.
E cercherò di mostrare che tali inganni siano stati messi in piedi e propagandati dal potere costituito, o per raggiungere determinati obiettivi geopolitici, oppure per implementare un maggior controllo sulla società. Per le mie riflessioni mi baserò principalmente sull’ottima conferenza del biologo Stephen Lanka (il cui link integrale troverete alla fine dello scritto) oltre ovviamente, e come sempre, sulle scoperte del grande Hamer, grazie alle quali possiamo conoscere davvero come funzionano la salute e la malattia (e quindi non farci ingannare…). Andiamo però con ordine.

Il concetto di contagio delle malattie è stato inventato nell’antichità, in Europa e nel bacino del Mediterraneo. Nessun altra popolazione del mondo ha tale concetto nella sua tradizione medica. Non è presente nella Medicina Popolare Cinese, nè nella tradizione indiana dell’Ayurveda, nè tantomeno all’interno delle popolazioni autoctone delle Americhe, dell’Africa e dell’Australia.
La prima malattia “contagiosa” di cui si ha notizia storica è quella che viene chiamata lebbra. La parola lebbra deriva dal latina lepra, che significa “squamare”, ma in molte lingue, come per esempio il tedesco, troviamo anche un termine più antico (in tedesco, Assautz, “gettare via”) che ha il significato generico di “esclusione dalla società”. Dobbiamo considerare che il contesto sociale medievale europeo, ed anche parte di quello antico, era dominato dal potere delle autorità religiose. E quasi sempre tali autorità avevano l’abitudine di dividere le malattie in malattie “sacre” e in malattie derivanti dal peccato (altro concetto tipicamente occidentale), perchè tale divisione (totalmente arbritraria) era molto utile per gestire la società: le malattie di ricchi e potenti erano etichettate come sacre, mentre le malattie di quella parte del popolo che si ribellava e non si sottometteva erano bollate come malvagie, derivanti dal peccato.
Così, una persona che presentava determinati sintomi, diversi da epoca in epoca e da regno in regno, poteva ricevere la diagnosi di “lebbra”, cioè di “esclusione dalla società”. La persona non poteva più nemmeno avvicinarsi ad una qualsiasi città “civile”, pena la morte. Possiamo intuire che tali “esclusi” vivessero quasi sempre pesanti conflitti biologici, fra i quali i più comuni erano conflitti di separazione e di attacco, che come sappiamo da Hamer portano sintomi alla pelle (dermatiti, psoriasi, vitiligine, melanomi, ecc.). Tali conflitti non andavano mai in soluzione definitiva, perchè il reinserimento nella società per i lebbrosi era impossibile, ma solo saltuariamente in soluzione parziale, quando magari parenti e amici riuscivano a raggiungere il malcapitato per rifornirlo di beni essenziali e per dargli un po’ di conforto. La pelle dei poveri “lebbrosi”, in realtà persone senza alcun peccato ingiustamente escluse dalla società, non poteva quindi che aggravarsi ulteriormente (molteplici recidive di separazione e di attacco da familiari, amici, branco) portando a varie sintomatologie di desquamazione generalizzata. Per questo la parola lebbra è stata col tempo associata alla desquamazione della pelle.

La “lebbra” è di solito storicamente considerata come la prima malattia contagiosa, anche se ovviamente i microrganismi, nel mondo antico e nel medioevo, non erano ancora stati scoperti.
L’illusione del contagio è probabilmente nata dal fatto che i lebbrosi, ovvero gli esclusi, spesso si riunivano in determinati posti, per potersi il più possibile aiutare. Se una persona di città frequentava quei posti (cosa proibita) per far visita a parenti o amici, poteva alla fine ricevere essa stessa la sentenza di “lebbroso”, e quindi venir “contagiato”.
Nel basso medioevo (dall’anno 1000 all’anno 1492) avvennero graduali ma importanti modificazioni di potere in Europa. Il predominio dalla Chiesa di Roma cominciò ad essere insidiato dagli emergenti Stati Nazione, oltre che da rivolte teologiche interne. Questi nuovi poteri, tuttavia, non rinunciarono affatto al concetto di contagio, e anzi lo utilizzarono ancora di più a fini di controllo della popolazione, e per determinati obiettivi politici.
Il termine “lebbra”, usato generalmente come sinonimo di “malattia contagiosa”, venne sostituito dal termine “peste”, che nel medioevo indicava in modo molto generico una vasta gamma di malattie gravi, che generalmente portavano alla morte.

Quando si voleva colpire duramente un territorio ribelle, una città, un quartiere, determinati gruppi etnici, determinati scambi e commerci consolidati tra popolazioni che infastidivano i potenti, si dichiarava una epidemia in atto in quella specifica zona. Questo, per la popolazione di quella zona, voleva dire essere messi in quarantena, sotto chiave, morti di fame, massacrati, avvelenati, sottoposti a qualsiasi tipo di vessazione e sperimentazione. Un terrorismo senza fine (vi ricorda qualcosa?).
Ovviamente, le condizioni di vita di quel territorio portavano ad una serie infinita di conflitti possibili tra la popolazione, con poi tutte le manifestazioni sintomatiche che in seguito sono state associate alla “peste”.
Nel XVI secolo vennero inventati i primi microscopi. (Tale invenzione avvenne in parallelo con quella dei cannocchiali, che aprì la strada ad un altra grande frode, quella dell’astronomia, che merita però una trattazione a parte…). Col tempo i microscopi aumentarono il loro potere ingrandente, finchè fu possibile osservare sia le cellule costituenti gli organismi viventi, sia i vari microrganismi simbionti. Si pensò quindi, anche qui, di fare la solita suddivisione arbitraria ed estremamente funzionale al potere: alcuni microrganismi vennero classificati come “buoni” e altri come “cattivi”, ovvero portatori di malattie.  
Il generico e immateriale concetto di contagio trovava quindi una sua applicazione concreta e materiale.

Bisognava solo dimostrare che questi batteri malvagi causavano le malattie, e il gioco era fatto.
Seguendo la semplice logica, per arrivare a tale dimostrazione devono essere verificate, in ogni osservazione, 3 specifiche circostanze, che oggi sono conosciute come “postulati di Koch”. Robert Koch era un biologo tedesco del XIX secolo, contemporaneo di Louis Pasteur. Egli era un grande sostenitore della teoria patogena dei batteri. I risultati sperimentali hanno tuttavia sempre mostrato (e dimostrano tuttora) quanto segue, in relazione ai suddetti postulati.

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