Mercoledì 30 Luglio 2014
L'intestino
è il luogo dove nascondiamo gli istinti e i pensieri che non ci piacciono, i
quali possono farsi sentire con i sintomi della colite, il termine generico con
il quale si indica il classico “mal di pancia” accompagnato da scariche
diarroiche e dolori. Non sempre è presente una vera e propria infiammazione del
colon. Le cause di questo disturbo possono essere molteplici: stress, stati
d'ansia, spaventi improvvisi, infezioni batteriche, virali oppure da parassiti.
Le soluzioni naturali e olistiche più efficaci risolvere un problema a volte
invalidante e fastidioso?
Che cosa viene considerato sporco
La
colite è una delle patologie nelle quali vediamo con maggiore evidenza come nel
corpo “il basso”, cioè l'intestino, possa farsi carico di ciò che “l'alto”,
cioè il cervello e la psiche, non riescono ad elaborare, facendone le veci.
L'intestino
(il basso) con la colite esprime tutto ciò che il cervello e la psiche (l'alto)
non riescono a contenere oppure a eliminare.
Le
feci nella colite rappresentano i pensieri sporchi, ciò di cui vergognarsi:
fantasie sessuali, intenti di aggressività, propositi contrari alla morale di
riferimento della persona; si tratti dei cosiddetti “bassi istinti”, che non
devono essere visti all'esterno e che spesso devono essere sottratti anche alla
propria coscienza, spinti giù in basso ed eliminati posteriormente, in modo da
non vederli.
Il colitico vuole sentirsi pulito – fuori e dentro – e i rituali e le
abitudini a cui si sottopone (in particolare igienici) fanno acquistare a tali
azioni il carattere inconscio di veri e propri riti di purificazione. In quanto incarnazione di ciò che
è rimosso o non vissuto dal soggetto, le scariche diarroiche rappresentano un
modo per riuscire a far vivere, anche se in modo assai tortuoso, quelle parti
che la persona, con il suo atteggiamento metodico, ordinato, moralista,
esteriormente pulito, è costretta costantemente a negare. Il caos e
l'ineluttabilità delle pulsioni viscerali riescono così a scaricarsi,
permettendogli di mantenere un seppur precario equilibrio psicofisico.
E tra le cose negate alla coscienza c'è anche la paura: paura di
singoli eventi (come affrontare un esame), oppure un cronico stato di allerta
come si verifica nei disturbi d'ansia. La scarica immediata è la riattivazione di un modo
arcaico di sottrarsi a una situazione vissuta come pericolosa, un essere più
leggeri per poter scappare...
C’è qualcosa in comune nei tratti
della personalità di chi soffre di problemi intestinali?
Dagli studi
di molti autori si direbbe proprio di sì! Diarrea e
stitichezza potrebbero sembrare dei sintomi completamente opposti, ma
in realtà molto spesso si alternano e ci sono molti
aspetti del carattere simili in chi soffre di
disturbi dell’intestino. Quali sono questi tratti? Abbiamo tutti presente
dalla letteratura la macchietta dello stitico come avaro: un personaggio
che tende a trattenere tutto, che accumula i suoi preziosi contenuti
intestinali come fa con i suoi soldi, e che è molto restio a liberarsene. Il
concetto di “ trattenere” finisce per caratterizzare tutti gli
aspetti del comportamento: è un tentativo di trattenere i propri possessi
materiali come di trattenere le proprie emozioni e di trattenere anche le
persone legandole a sé con le buone o con le cattive.
Come si forma questo carattere?
Molti
studi hanno delineato una specie di linea di evoluzione di alcuni atteggiamenti
verso la vita che sembrano tipici di chi soffre di colite e di altri
disturbi dell’intestino e che affondano le radici nelle prime relazioni
all’interno della famiglia.
Un
elemento determinante pare sia la presenza di una figura parentale forte,
ma estremamente rigida (spesso la madre ma non necessariamente).
Si tratta di un personaggio dominante, piuttosto severo e
repressivo soprattutto nei confronti delle espressioni di aggressività del
bambino, che interviene energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia
e verso il quale il piccolo sviluppa una relazione di amore-odio. Attorno al il terzo anno di
età, quando si dispiega la tendenza a “far da sé”, il bambino si
trova bloccato nei suoi tentativi di indipendenza dalla paura dell’abbandono:
quella mancanza di sicurezza e di fiducia in se stesso che il genitore non ha
saputo infondergli, adesso lo ostacola nella conquista della sua
autonomia.
L’eccessiva
dipendenza da una figura familiare si tramuta in difficoltà a sviluppare
spontaneamente l’ affermazione di sé. Si parla di relazione ‘simbiotica’
perché il soggetto non riesce a formarsi un “io” completamente
indipendente e ha bisogno di continui appoggi esterni.
Il
supporto di un Ego Esterno serve a rinforzare il proprio ego non molto solido e
la perdita della figura di sostegno si prospetta come particolarmente
terrificante.
Quando si scatenano i sintomi?
Molti
autori hanno messo in luce l’esistenza di una correlazione tra il manifestarsi
di sintomi intestinali gravi negli adulti (come ad esempio l’esordio di una
colite ulcerosa) con degli eventi particolarmente
spiacevoli avvenuti nel periodo immediatamente precedente. Secondo
valutazioni diverse questo è rilevabile in un 85%-90% dei casi e gli
studi sembrano concordare su questo punto.
Ma di quali eventi si tratta?
Il
più delle volte di conflitti nell’ambito delle relazioni affettive o
sociali, come separazioni, divorzi, rotture di legami o licenziamenti, ma
più in generale di situazioni di cambiamento che il paziente trova
molto difficile accettare.
Secondo
Franz Alexander : “I primi sintomi della
colite ulcerosa appaiono frequentemente quando il paziente si trova a dover
affrontare determinate situazioni della vita che richiedono una attività
particolarmente impegnativa verso cui egli si sente impreparato”.
Il
soggetto svilupperebbe allora delle forme di donazione
simbolica sostitutiva del compimento dell’azione richiesta. In altre
parole gli episodi di diarrea sostituirebbero a livello
simbolico l’atto reale del dare:
“Di fronte alla necessità di rispettare degli
obblighi, portare a termine dei compiti, far fronte a impegni finanziari,
restituire favori, il paziente reagisce non sul piano reale ma su quello
simbolico con la donazione del proprio contenuto intestinale”.
La perdita della figura chiave
La
spiegazione psicodinamica dei conflitti emotivi che intervengono nella genesi
della colite ulcerosa è centrata sulla cosiddetta “perdita della figura
chiave” : la comparsa dei sintomi seguirebbe, anche se non immediatamente,
la perdita reale o immaginata di quella figura che faceva da supporto esterno.
Le situazioni scatenanti si possono riassumere in:
una rottura della relazione (effettivamente avvenuta o anche
solo temuta) con la persona che svolgeva la funzione di sostegno
esterno, oppure nella richiesta di prestazioni che il soggetto non si
sente in grado di offrire, e nella paura di perdere la stima e
l’approvazione della figura chiave.
Il carattere del colitico
Volendo dare
un riassunto telegrafico delle caratteristiche psicologiche dei
pazienti che soffrono di vari disturbi intestinali (così come vengono messe in
luce dagli studi clinici) ne emergere un ritratto un po’
crudele. “Io, credo
invece che vada compreso con il cuore per capirne veramente il
significato”.
Ecco
la descrizione: “Si tratta di personalità ossessive, scrupolosamente
pulite, ordinate, puntuali, coscienziose e ostinate. Molto controllate e
trattenute nell’esprimere emozioni e con l’aggressività inibita. Che presentano forti richieste d’affetto e di
dipendenza, sensibili e introverse, ma che tendono a idealizzare i rapporti
amorosi e a rifiutarne gli aspetti erotici. Moralmente rigide e con scarsa
capacità di adattamento, sono molto preoccupate dei cambiamenti e conformiste,
indecise e timorose di fronte alle scelte. Con scarsi rapporti sociali e un
forte legame di dipendenza da una figura familiare. Con tratti depressivi non
manifestati apertamente”.
Se
traduciamo questa sequela di tratti caratteriali che suona così poco
lusinghiera e cerchiamo invece di capire il modo d’essere a cui
si riferisce, il quadro d’insieme acquista un po’ più di senso: un bambino educato rigidamente alla pulizia
facilmente si trasformerà in un adulto fin troppo meticoloso; la poca
rassicurazione affettiva che ha ricevuto lo renderà timoroso nelle
scelte e ben poco amante dei cambiamenti improvvisi e delle situazioni
inaspettate; la paura dell’abbandono e della disapprovazione lo
scoraggerà dal esprimere i suoi sentimenti e in particolare l’aggressività
e gli renderà difficile lo sviluppo dell’autonomia.
Il risultato
di trattenere tutto per paura di rimanere senza nulla diviene allora
più comprensibile, come anche la depressione sottostante
e il ricorso a donazioni sostitutive sul piano
simbolico mediante i contenuti del proprio corpo quando la pressione
a soddisfare le aspettative dell’ambiente si fa troppo gravosa.
Il significato dell'alternanza di
STIPSI e DIARREA
C’è
una interessante interpretazione psicologica riguardo
all‘alternanza tra periodi di stitichezza ed esplosioni
di diarrea. E’ basata anche sull’osservazione di
alcune espressioni linguistiche molto comuni e sulle
metafore intestinali presenti nel linguaggio. Nei periodi di stitichezza sarebbe in atto un tentativo di “farcela a tutti i
costi” contando solo sulle proprie forze. Si tratta di uno “stringere
i denti e tener duro ” per andare avanti, cercando di
non dar via nulla di di sé. La simbologia del ‘trattenimento’ si
baserebbe su un vissuto di estrema scarsezza delle proprie risorse e di
difficoltà nel far fronte alle circostanze, ma in cui è ancora viva
la speranza di potercela fare e la determinazione a
riuscirci. In questa fase
sarebbero più presenti gli elementi ossessivi, la cocciutaggine, la
chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo e l’avarizia
anche in senso figurato.
Il
passaggio agli episodi di diarrea rappresenterebbe invece una condizione
di ‘resa’ completa di fronte all’ impossibilità dell’impresa,
una sorta di rassegnazione disperata che chiede aiuto con un
metaforico: “Che cosa vuoi ancora da me?
non vedi che non ho più nulla? Sono del tutto svuotato, aiutami!”.
In questa fase prevarrebbero degli elementi
di depressione mascherata e di desiderio di venire
soccorsi. E verrebbe anche espressa l’ aggressività troppo a lungo
trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci
proiettandole verso l’esterno e sporcandolo. Una metafora di perdita di
controllo che è liberatoria e aggressiva insieme, che fa da
contrappeso al precedente trattenimento a oltranza.
Entrambi
gli atteggiamenti si capiscono meglio (e diviene anche
chiara l’alternanza) se teniamo presente che il vissuto di chi soffre di
disturbi intestinali è quello di essere eccessivamente pressato dalle
richieste esterne e di fare molta fatica a soddisfarle, con
una costante oscillazione tra tentativi eroici e rabbie
represse, sforzi esasperati e sconfitte umilianti, speranze
e disperazioni.
Le cause emozionali: l’intestino,
il secondo cervello