Visualizzazione post con etichetta pancia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pancia. Mostra tutti i post

mercoledì 25 febbraio 2015

Una pancia gonfia di pensieri


UNA PANCIA GONFIA DI PENSIERI

Si dice che la pancia sia la sede delle emozioni, il luogo in cui ciò che proviamo nei confronti della vita si trasforma in sensazioni fisiche, fino a scolpire nel corpo i significati dei nostri stati d’animo.
Nei modi di dire la pancia racconta le emozioni, aiutandoci a comprenderle.
Così, diciamo che le cose, ma soprattutto le persone, ci piacciono di pancia, che ci facciamo una pancia di rabbia, che abbiamo le farfalle nello stomaco, che ci mangiamo il fegato dal nervoso, eccetera.
La psicologia legge nel fisico i segni dei vissuti interiori e individua nella pancia uno spazio segreto dove rinchiudiamo i sentimenti giudicati pericolosi.

Una pancia esageratamente grande trattiene troppe emozioni e segnala la paura di rivelare il proprio mondo interno.
Una pancia piatta indica un rapporto equilibrato con la vita interiore.
Una pancia eccessivamente risucchiata racconta la paura di stare al mondo e il tentativo di sfuggire in luoghi più rarefatti e immateriali.
Psicologi e medici sono concordi nell’affermare che spesso le chiavi dello stress si nascondono nella pancia e che le condizioni di salute del nostro sistema gastrointestinale si riflettono sulle percezioni psichiche tanto quanto le nostre emozioni condizionano la digestione e l’assimilazione dei nutrienti. 

La pancia insomma è una sorta di secondo cervello, capace di farci sentire bene o male, realizzati o insoddisfatti, entusiasti o infelici.
Gli stati d’animo che proviamo dipendono dal nostro modo di interpretare la realtà e questo a sua volta dipende dalla qualità della digestione e dalle condizioni di salute della nostra pancia.
Riempirsi la bocca di cibo spazzatura avvelena l’organismo e si ripercuote inevitabilmente sui pensieri, ma è vero anche il contrario: i pensieri carichi di malessere si accumulano nella pancia, colmandola di sofferenza e di rifiuti.
Infatti, la pancia controlla il benessere psicofisico, non solo in conseguenza del cibo che ingeriamo ma anche di quello che pensiamo.
Esiste una relazione diretta tra la pancia e i sentimenti.

Ciò che proviamo si riflette inevitabilmente sui nostri organi, soprattutto nelle viscere, determinando la qualità delle esperienze e della digestione, alimentare e psichica.
La colite, l’ulcera, i bruciori di stomaco… sono spesso patologie causate dallo stress, cioè da emozioni non digerite che alterano il pH intestinale e compromettono la vitalità dei batteri che si trovano al suo interno, generando un pericoloso stato di… acidità.

INGHIOTTIRE LE PROPRIE PAURE

Salvatore per lavoro ha dovuto trasferirsi da Cagliari a Nuoro.
Si tratta di una trasferta che durerà soltanto dieci mesi, ma la solitudine gli morsica il cuore e il lavoro non basta a fargli sopportare la nostalgia di casa.
In aggiunta al suo sconforto, da quando è arrivato a Nuoro, soffre di colite ulcerosa.
Per curarsi, Salvatore tenta ogni genere di dieta ma è tutto inutile: il suo intestino sanguina senza sosta e senza miglioramenti.
Ha provato con i farmaci, con l’omeopatia, con il rilassamento e persino con la magia!
Niente.
Nessun risultato.
Quando infine rientra a casa, però, allo scadere di quei dieci mesi, la sua colite misteriosamente sparisce.
*  *  *
Adriana non ne può più delle pretese di suo marito, Alfredo.
Non sopporta la sua indolenza, il suo disordine, la sua arroganza, la sua prepotenza e il suo maschilismo.
Ogni giorno gli fa notare le cose che a lei non vanno bene, ma lui la guarda con malcelata superiorità e continua imperterrito negli atteggiamenti di sempre.
Non serve arrabbiarsi e non serve litigare, Adriana può solo inghiottire il suo malumore.
O andarsene.

Incapace di affrontare una separazione a settant’anni, la donna annichilisce la ribellione fino a sputare sangue.
Letteralmente.
Le corse in ospedale, i ricoveri, la prognosi incerta… ammutoliscono la prosopopea di Alfredo, ma è una quiete che dura poco.
Rientrati a casa tutto ricomincia, come sempre.
Sospesa tra la vita e la morte, Adriana, però, sceglie la vita… e inspiegabilmente l’ulcera migliora.
Quando finalmente decide di non tornare più a vivere con Alfredo.
*  *  *
Margherita ha accettato di trasferirsi da Roma a Cagliari per seguire il marito, Roberto, che ha ottenuto una grossa promozione.
Appena arrivata in Sardegna, però, la mancanza degli amici e dei familiari si fa sentire e la donna si ritrova sola, in una città sconosciuta e priva di punti di riferimento affettivi.
Vorrebbe tornare nella sua città ma l’amore e la mancanza di un lavoro la obbligano a restare.
Margherita si sente in trappola: troppo arrabbiata per condividere i suoi sentimenti, che giudica inadeguati e distruttivi, si fa forza fingendo una serenità che, invece, purtroppo, non le appartiene.
Ben presto il suo rimuginare solitario e addolorato si somatizza, e una terribile gastrite la costringe a seguire una dieta rigidissima.
I medici si danno un gran daffare per fermare il sanguinamento dei suoi organi interni, ma tutte le cure sembrano inefficaci.
Solo l’intervento di uno psicologo la aiuterà, col tempo, a esprimere quel dolore negato e a trovare finalmente le risorse necessarie a rimarginare la sua ferita interiore.
Carla Sale Musio

Colite, stipsi, diarrea, colon irritabile, crampi e pancia gonfia: quando diventano disturbi psicosomatici e come curarli con rimedi olistici.

Mercoledì 30 Luglio 2014
L'intestino è il luogo dove nascondiamo gli istinti e i pensieri che non ci piacciono, i quali possono farsi sentire con i sintomi della colite, il termine generico con il quale si indica il classico “mal di pancia” accompagnato da scariche diarroiche e dolori. Non sempre è presente una vera e propria infiammazione del colon. Le cause di questo disturbo possono essere molteplici: stress, stati d'ansia, spaventi improvvisi, infezioni batteriche, virali oppure da parassiti. Le soluzioni naturali e olistiche più efficaci risolvere un problema a volte invalidante e fastidioso?

 

Che cosa viene considerato sporco

La colite è una delle patologie nelle quali vediamo con maggiore evidenza come nel corpo “il basso”, cioè l'intestino, possa farsi carico di ciò che “l'alto”, cioè il cervello e la psiche, non riescono ad elaborare, facendone le veci.
L'intestino (il basso) con la colite esprime tutto ciò che il cervello e la psiche (l'alto) non riescono a contenere oppure a eliminare.
Le feci nella colite rappresentano i pensieri sporchi, ciò di cui vergognarsi: fantasie sessuali, intenti di aggressività, propositi contrari alla morale di riferimento della persona; si tratti dei cosiddetti “bassi istinti”, che non devono essere visti all'esterno e che spesso devono essere sottratti anche alla propria coscienza, spinti giù in basso ed eliminati posteriormente, in modo da non vederli.
Il colitico vuole sentirsi pulito – fuori e dentro – e i rituali e le abitudini a cui si sottopone (in particolare igienici) fanno acquistare a tali azioni il carattere inconscio di veri e propri riti di purificazione. In quanto incarnazione di ciò che è rimosso o non vissuto dal soggetto, le scariche diarroiche rappresentano un modo per riuscire a far vivere, anche se in modo assai tortuoso, quelle parti che la persona, con il suo atteggiamento metodico, ordinato, moralista, esteriormente pulito, è costretta costantemente a negare. Il caos e l'ineluttabilità delle pulsioni viscerali riescono così a scaricarsi, permettendogli di mantenere un seppur precario equilibrio psicofisico.
E tra le cose negate alla coscienza c'è anche la paura: paura di singoli eventi (come affrontare un esame), oppure un cronico stato di allerta come si verifica nei disturbi d'ansia. La scarica immediata è la riattivazione di un modo arcaico di sottrarsi a una situazione vissuta come pericolosa, un essere più leggeri per poter scappare...

 

C’è qualcosa in comune nei tratti della personalità di chi soffre di problemi intestinali?

Dagli studi di molti autori si direbbe proprio di sì! Diarrea e stitichezza potrebbero sembrare dei sintomi completamente opposti, ma in realtà molto spesso si alternano e ci sono molti aspetti del carattere simili in chi soffre di disturbi dell’intestino. Quali sono questi tratti? Abbiamo tutti presente dalla letteratura la macchietta dello stitico come avaro: un personaggio che tende a trattenere tutto, che accumula i suoi preziosi contenuti intestinali come fa con i suoi soldi, e che è molto restio a liberarsene. Il concetto di “ trattenere” finisce per caratterizzare tutti gli aspetti del comportamento: è un  tentativo di trattenere i propri possessi materiali come di trattenere le proprie emozioni e di trattenere anche le persone legandole a sé con le buone o con le cattive.

 

Come si forma questo carattere?

Molti studi hanno delineato una specie di linea di evoluzione di alcuni atteggiamenti verso la vita che sembrano tipici di chi soffre di colite e di altri disturbi dell’intestino e che affondano le radici nelle prime relazioni all’interno della famiglia.
Un elemento determinante pare sia la presenza di una figura parentale forte, ma estremamente rigida (spesso la madre ma non necessariamente).
Si tratta di un personaggio dominante, piuttosto severo e repressivo soprattutto nei confronti delle espressioni di aggressività del bambino, che interviene energicamente nel periodo dell’educazione alla pulizia e verso il quale il piccolo sviluppa una relazione di amore-odio. Attorno al il terzo anno di età, quando si dispiega la tendenza a “far da sé”,  il bambino si trova bloccato nei suoi tentativi di indipendenza dalla paura dell’abbandono: quella mancanza di sicurezza e di fiducia in se stesso che il genitore non ha saputo infondergli, adesso lo ostacola nella conquista della sua autonomia.
L’eccessiva dipendenza da una figura familiare si tramuta in difficoltà a sviluppare spontaneamente l’ affermazione di sé. Si parla di relazione ‘simbiotica’ perché il soggetto non riesce a formarsi un “io” completamente indipendente e ha bisogno di continui appoggi esterni.
Il supporto di un Ego Esterno serve a rinforzare il proprio ego non molto solido e la perdita della figura di sostegno si prospetta come particolarmente terrificante.

 

Quando si scatenano i sintomi?

Molti autori hanno messo in luce l’esistenza di una correlazione tra il manifestarsi di sintomi intestinali gravi negli adulti (come ad esempio l’esordio di una colite ulcerosa) con degli eventi particolarmente spiacevoli avvenuti nel periodo immediatamente precedente. Secondo valutazioni diverse questo è rilevabile in un 85%-90% dei casi e  gli studi sembrano concordare su questo punto.

 

Ma di quali eventi si tratta?

Il più delle volte di conflitti nell’ambito delle relazioni affettive o sociali, come separazioni, divorzi, rotture di legami o licenziamenti, ma più in generale di situazioni di cambiamento che il paziente trova molto difficile accettare.
Secondo Franz Alexander : “I primi sintomi della colite ulcerosa appaiono frequentemente quando il paziente si trova a dover affrontare determinate situazioni della vita che richiedono una attività particolarmente impegnativa verso cui egli si sente impreparato”.
Il soggetto svilupperebbe allora delle forme di donazione simbolica sostitutiva del compimento dell’azione richiesta. In altre parole gli episodi di diarrea sostituirebbero a livello simbolico l’atto reale del dare:
“Di fronte alla necessità di rispettare degli obblighi, portare a termine dei compiti, far fronte a impegni finanziari, restituire favori, il paziente reagisce non sul piano reale ma su quello simbolico con la donazione del proprio contenuto intestinale”.

 

La perdita della figura chiave

La spiegazione psicodinamica dei conflitti emotivi che intervengono nella genesi della colite ulcerosa è centrata sulla cosiddetta “perdita della figura chiave” : la comparsa dei sintomi seguirebbe, anche se non immediatamente, la perdita reale o immaginata di quella figura che faceva da supporto esterno.
Le situazioni scatenanti si possono riassumere in: una rottura della relazione (effettivamente avvenuta o anche solo temuta) con la persona che svolgeva la funzione di sostegno esterno, oppure nella richiesta di prestazioni che il soggetto non si sente in grado di offrire, e nella paura di perdere la stima e l’approvazione della figura chiave.

 

Il carattere del colitico

Volendo dare un riassunto telegrafico delle caratteristiche psicologiche dei pazienti che soffrono di vari disturbi intestinali (così come vengono messe in luce dagli studi clinici)  ne emergere un ritratto un po’ crudele. “Io, credo invece che vada compreso con il cuore per capirne veramente il significato”.
Ecco la descrizione:  “Si tratta di personalità ossessive, scrupolosamente pulite, ordinate, puntuali, coscienziose e ostinate. Molto controllate e trattenute nell’esprimere emozioni e con l’aggressività inibita. Che presentano forti richieste d’affetto e di dipendenza, sensibili e introverse, ma che tendono a idealizzare i rapporti amorosi e a rifiutarne gli aspetti erotici. Moralmente rigide e con scarsa capacità di adattamento, sono molto preoccupate dei cambiamenti e conformiste, indecise e timorose di fronte alle scelte. Con scarsi rapporti sociali e un forte legame di dipendenza da una figura familiare. Con tratti depressivi non manifestati apertamente”.
Se traduciamo questa sequela di tratti caratteriali che suona così poco lusinghiera e cerchiamo invece di capire il modo d’essere a cui si riferisce, il quadro d’insieme acquista un po’ più di senso: un bambino educato rigidamente alla pulizia facilmente si trasformerà in un adulto fin troppo meticoloso; la poca rassicurazione affettiva che ha ricevuto lo renderà timoroso nelle scelte e ben poco amante dei cambiamenti improvvisi e delle situazioni inaspettate; la paura dell’abbandono e della disapprovazione lo scoraggerà dal esprimere i suoi sentimenti e in particolare l’aggressività e gli renderà difficile lo sviluppo dell’autonomia.
Il risultato di trattenere tutto per paura di rimanere senza nulla diviene allora più comprensibile, come anche la depressione sottostante e il ricorso a  donazioni sostitutive sul piano simbolico mediante i contenuti del proprio corpo quando la pressione a soddisfare le aspettative dell’ambiente si fa troppo gravosa.

 

Il significato dell'alternanza di STIPSI e DIARREA

C’è una interessante interpretazione psicologica riguardo all‘alternanza tra periodi di stitichezza ed esplosioni di diarrea. E’ basata anche sull’osservazione di alcune espressioni linguistiche molto comuni e sulle metafore intestinali presenti nel linguaggio. Nei periodi di stitichezza sarebbe in atto un tentativo di “farcela a tutti i costi” contando solo sulle proprie forze. Si tratta di uno “stringere i denti e tener duro ” per andare avanti, cercando di non dar via nulla  di di sé. La simbologia del ‘trattenimento’ si baserebbe su un vissuto di estrema scarsezza delle proprie risorse e di difficoltà nel far fronte alle circostanze, ma in cui è ancora viva la speranza di potercela fare e la determinazione a riuscirci. In questa fase sarebbero più presenti gli elementi ossessivi, la cocciutaggine, la chiusura e la diffidenza verso gli altri, la tendenza al controllo e l’avarizia anche in senso  figurato.
Il passaggio agli episodi di diarrea rappresenterebbe invece  una condizione di  ‘resa’ completa di fronte all’ impossibilità dell’impresa, una  sorta di rassegnazione disperata che chiede aiuto con un metaforico: “Che cosa vuoi ancora da me? non vedi che non ho più nulla? Sono del tutto svuotato, aiutami!”. In questa fase prevarrebbero degli elementi di depressione mascherata e di desiderio di venire soccorsi. E verrebbe anche espressa l’ aggressività troppo a lungo trattenuta, che ora si manifesta nel liberarsi violentemente delle feci proiettandole verso l’esterno e sporcandolo. Una metafora di perdita di controllo che è  liberatoria  e aggressiva insieme, che fa da contrappeso al precedente trattenimento a oltranza.
Entrambi gli atteggiamenti si capiscono meglio (e diviene anche chiara l’alternanza) se teniamo presente che il vissuto di chi soffre di disturbi intestinali è quello di essere eccessivamente pressato dalle richieste esterne e di fare molta fatica a soddisfarle, con una costante oscillazione tra tentativi eroici e rabbie represse, sforzi esasperati e sconfitte umilianti, speranze e disperazioni.


Le cause emozionali: l’intestino, il secondo cervello

SALVA O STAMPA IL POST IN PDF

Print Friendly Version of this pagePrint Get a PDF version of this webpagePDF

CORRELATI

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...