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sabato 20 giugno 2020

SERVONO DONNE E UOMINI AUTENTICI

SERVONO DONNE E UOMINI AUTENTICI, DOTATI DI ATTRIBUTI
By Valdo Vaccaro 8 Giugno 2020
NON SI SCAPPA DALLA REALTÀ, CI SONO I VERI UOMINI E CI SONO LE SCAMORZE
Esistono i veri uomini ed esistono le scamorze. Esistono i veri uomini ed esistono i caporali, i lecchini, i ciarlatani, i quaqquaraquà come li chiamava il principe De Curtis chiamato Totò. Dire questo non significa essere razzisti o manicheisti, non significa voler creare nuove categorie e nuove etichette, non significa voler dividere il mondo tra buoni e cattivi, tra bene e male, ma è semplicemente il riconoscimento di una realtà di fatto. Esiste in tutti noi la compresenza del buono e del cattivo. Esiste in tutti noi la possibilità di evoluzione nella direzione giusta o in quella sbagliata.

NON È PER NIENTE UNA QUESTIONE EREDITARIA O GENETICA
C’entra forse il fattore ereditario o il fattore genetico? I geni caratteriali regalati da mamma e papà? Certamente che l’avere un percorso netto, sia nella vicina fase ante-nascita che nella millenaria fase spirituale karmica delle vite precedenti, può valere molto, può essere a volte determinante. Ma di fatto non è raro che i figli dei grandi geni deludano e non siano all’altezza dei loro illustri antenati, per cui questa ipotesi non trova conferma nella realtà dei fatti.

L’EPIGENETICA HA FATTO GIUSTIZIA DI QUESTI VECCHI PREGIUDIZI
In ogni caso, come esiste l’epigenetica sul piano strettamente fisico e materiale, esiste pure l’epigenetica sul piano emozionale e spirituale, nel senso che uno nasce in un certo modo con certe dotazioni di partenza, ma poi ha la concreta e dimostrata possibilità di modificare se stesso, di modificare il suo Dna, i suoi geni e il suo genoma, migliorandosi ed evolvendo in senso positivo, o anche peggiorando e degenerando. Non a caso Madre Natura o la Divina Creazione ci ha forniti di libero arbitrio. Non possiamo cercare scuse o alibi.

LA VITA È UNA PIATTAFORMA SULLA QUALE POSSIAMO FISSARE E PLASMARE LIBERAMENTE I NOSTRI VALORI
Come si può arrivare a questo obiettivo? Attraverso i suoi pensieri, le sue azioni e le sue opere. Tutti pertanto hanno una strada aperta davanti a sé e tutti hanno la possibilità di tracciare in modo più o meno nobile, più o meno eroico, più o meno sublime, ed anche più o meno vile e banale purtroppo, il proprio percorso esistenziale.

DIOGENE E ALESSANDRO MAGNO INSEGNANO
Ecco allora l’importanza basilare di essere veri uomini, uomini e donne con gli attributi. Se ne trovano per fortuna dovunque, tutti i giorni, dovunque e tra tutte le categorie. Ovvio che la vera eccellenza è una qualità rara. Se ne era accorto anche il grande Diogene, quello che girava di giorno con la lampada accesa alla disperata ricerca di un vero uomo perché, persino a quei tempi, l’eccellenza latitava e la mediocrità predominava secondo i suoi rigorosi e straordinari criteri selettivi. Quel Diogene che al suo grande imperatore Alessandro Magno, venuto a fargli visita a cavallo e con la scorta, incuriosito e desideroso di offrirgli una residenza più consona e degna della sua botte rovesciata, giunse a dire “Imperatore scansati che mi stai oscurando la luce del Sole”.
Detto da un qualsiasi altro suddito dell’impero ciò sarebbe bastato per avere la testa mozzata all’istante. Ma Alessandro Magno che era un grande davvero pure lui, si rese conto di quale pasta fosse fatto questo suo impertinente cittadino, ribelle e coraggioso, unico e ingovernabile, al punto di esserne fiero. C’è da immaginare che gli abbia persino passato la mano sulla folta barba e che gli abbia lasciato una sostanziale regalia in monete d’oro, prima di tornarsene a corte.

NON CI SONO SCUOLE E NON CI SONO DIPLOMI
Tornando ai nostri tempi, non c’è purtroppo una scuola per veri uomini, e non c’è un diploma, un attestato o una laurea in umanità, e nemmeno un negozio al quale rivolgersi per comprare una sostanza speciale capace di trasformarci in veri uomini. Quanto poi ai titoli onorifici o professionali conferiti dai vari enti e ordini e ministeri sono tutti svianti e imbroglianti. Chiunque anteponga con orgoglio e supponenza un qualunque titolo al proprio nome e alla propria reale e autentica buona reputazione, alle buone maniere e alle buone intenzioni, perde di valore e si scredita agli occhi del prossimo.

PRIMA SEI UOMO E POI SEI TUTTO IL RESTO

sabato 2 maggio 2020

L’inconscio e i livelli della coscienza

L’inconscio e i livelli della coscienza

In questo articolo parliamo del libro “Il potere dei condizionamenti” del Dr. Hawkins nel quale l’autore analizza il fenomeno della coscienza collettiva che ci condiziona a livello inconscio.
“Il principale ostacolo allo sviluppo dell’umanità è la mancanza di conoscenza circa la natura della coscienza. Se osserviamo introspettivamente i nostri incessanti processi mentali, notiamo che la mente agisce molto prima di aver compreso e diventa evidente che la convinzione in base a cui le nostre azioni si fondano sulla ragione è una grande illusione.
Il processo della decisionalità è una funzione della coscienza: con rapidità impressionante, la mente sceglie in base a milioni di dati e alle loro interconnessioni, molto al di là della comprensione conscia.

La coscienza sceglie automaticamente ciò che ritiene migliore istante per istante, perché in definitiva è l’unica funzione di cui è capace. Il valore di un dato è determinato da un modello attrattore predominante in atto in una mente individuale o nelle menti di un gruppo. E’ possibile identificare, descrivere e misurare questi modelli, e da queste informazioni ricavare una nuova comprensione del comportamento, della storia e del destino dell’umanità.
L’uomo pensa di esercitare il controllo sulle forze che determinano la sua esistenza, ma in realtà è governato da un potere che scaturisce da sorgenti sconosciute e sul quale non esercita alcun controllo. Essendo un potere che non si esprime mediante lo sforzo, rimane invisibile e ignorato.
 
La forza è percepibile attraverso i sensi, ma il potere solo attraverso la consapevolezza interiore. L’uomo è immobilizzato nella sua attuale condizione dall’allineamento con un’energia attrattrice di enorme potenza che egli stesso mette inconsciamente in azione. Attimo dopo attimo è sospeso a questo stadio evolutivo, limitato dalle energie della forza e spinto dalle energie del potere.
L’individuo è come un tappo di sughero che galleggia sull’oceano della coscienza: non sa dove si trova, da dove viene, dove sta andando né perché. Vaga all’interno del suo infinito mistero ponendo sempre le stesse domande un secolo dopo l’altro, e continuerà a porle in futuro se non farà l’indispensabile salto quantico della coscienza.
Segnale di quest’improvvisa espansione di contesto e di comprensione è un’esperienza interiore di sollievo, gioia e stupore reverenziale, e tutti coloro che fanno quest’esperienza sentono di aver ricevuto dall’universo un dono inestimabile. I fatti si raccolgono con lo sforzo, ma la verità si rivela senza sforzo.”

I livelli di coscienza

In questo schema vediamo rappresentati i vari livelli di coscienza, la relativa emozione dominante e la corrispondente visione della vita.

Livello 200

I campi energetici inferiori a 200 sono tipici delle condizioni primitive di pura sopravvivenza. Il vestiario è scarso, l’analfabetismo è la regola, la mortalità infantile è alta, malattie e malnutrizione sono molto diffuse e c’è un vuoto di potere sociale.
I mezzi sono rudimentali e centrati sul procacciamento di cibo e riparo, in una totale dipendenza dai capricci dell’am­biente. È un livello culturale fermo all’età della pietra, poco più evoluto della vita animale.
Le popolazioni a un livello inferiore a 200 sono caratterizzate da una capacità lavorativa priva di specializzazione, da scambi commerciali rudimentali e da prodotti primitivi come canoe scavate nei tronchi e capanne temporanee. La mobilità inizia a emergere con la vita nomade e, a un livello leggermente superiore di coscienza, appare l’agricoltura e il baratto evolve nello scambio monetario.
La fascia intermedia del livello 200 è associata all’inizio della specializzazione del lavoro. Cibo e riparo sono sufficientemente disponibili, il vestiario è adeguato e iniziano le prime forme di acculturamento.
La fascia superiore del livello 200 è caratterizzata da una specializzazione del lavoro più alta ed è formata da lavoratori manuali, commercianti, venditori al dettaglio e dalle prime industrie. Ad esempio, nella fascia inferiore la pesca è un’attività individuale e tribale, ma al di sopra della fascia mediana del livello 200 diventa industria ittica.

Livello 300

Al livello 300 troviamo tecnici, artigiani, capisquadra e direttori dei lavori e una struttura economica più sofisticata. È diffusa l’edu­cazione secondaria. Nasce l’interesse per lo sport e per l’intratteni­mento, mentre la televisione è il passatempo più diffuso.
Nella fascia intermedia del livello 300 troviamo dirigenti, artigiani ed educatori, una conoscenza diffusa degli eventi pubblici e una visione del mondo che va oltre la tribù, i vicini e la città, estendendosi alla nazione e al benessere collettivo.
È diffuso il dialogo tra le parti sociali, mentre la civilizzazione, le capacità individuali e la scolarizzazione hanno ormai assicurato la sopravvivenza. C’è mobilità e flessibilità sociale, e risorse sufficienti per dedicarsi ai viaggi e ad altre attività ricreative stimolanti.

Livello 400

Il livello 400 è quello del risveglio dell’intelletto, il luogo della vera letteratura, dell’educazione superiore, dei professionisti, dei manager e degli scienziati. In casa ci sono giornali, periodici e libri, che sono invece assenti nelle abitazioni dei livelli inferiori.
C’è interesse per i programmi culturali dei media e un’accresciuta consapevolezza politica; perizia nell’uso degli strumenti di comunicazione e interesse per la creatività artistica e intellettuale. Le attività ricreative assumono la forma del viaggio, del teatro, dei concerti e del gioco degli scacchi. Apprezzati sono i programmi per il miglioramento sociale.
A questo livello appartengono presidenti, giuristi, legislatori, inventori e grandi imprenditori.
Poiché la cultura è la base di questo livello, gli individui tendono a raggrupparsi nelle grandi aree metropolitane dove hanno accesso alle informazioni e all’educazione universitaria. Alcuni diventano docenti universitari, altri avvocati e altri professionisti di vario tipo.
Il benessere degli altri è importante, ma non è ancora una forza trainante.
La fascia più alta del livello 400 è associata ai leader nei vari campi, al successo e al prestigio sociale con tutti i suoi segni distintivi. Einstein e Freud erano entrambi al livello 499. Ma, benché il 400 sia il livello delle lauree e dei dottorati, è anche quello della visione newtoniana dell’universo, limitata e limitante, e della divisione cartesiana tra mente e corpo (Newton e Cartesio misurano entrambi 499).

Livello 500

Così come il livello 200 corrisponde a un cambiamento critico della coscienza, il livello 500 corrisponde a un altro salto enorme. Benché la sopravvivenza individuale sia ancora molto importante, tutte le azioni degli individui a questo livello sono permeate dall’amore, e la creatività trova piena espressione, accompagnata dall’impegno, dalla dedizione e dal carisma.
È il livello dell’eccellenza in tutte le attività umane, dallo sport alla ricerca scientifica. L’altruismo e la difesa dei principi sono fattori motivanti. La leadership è accettata, più che cercata. Qui nascono la grande musica, la pittura e l’architettura, e la capacità di stimolare gli altri solo con la propria presenza.

Livello 600

Nella fascia più alta del livello 500 troviamo le figure guida della società che nei rispettivi campi creano nuovi paradigmi che influenzano tutta l’umanità. Pur consapevoli di avere ancora molti limiti e difetti, questi individui sono considerati dal grande pubblico come persone straordinarie e possono ricevere ampi riconoscimenti.
A questo livello iniziano significative esperienze spirituali e la ricerca in tale senso diventa prioritaria. Alcuni di questi individui stupiscono amici e familiari per la capacità di elaborare nuove visioni soggettive della realtà. A questo livello la coscienza può essere descritta come visionaria, interessata al miglioramento della società nella sua globalità.
Da questo livello, alcuni fanno il salto al livello 600 e la loro vita diventa straordinaria, completamente permeata dalla compassione che pervade tutte le motivazioni e le attività.
E tu a che livello sei?

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venerdì 14 febbraio 2020

Tu pensi davvero?

Tu pensi davvero?

Si fa largo uso del verbo “pensare”.
Largo e spesso completamente inappropriato.
Pensare non significa ripetere un pensiero altrui. Pensare non significa aver sentito un pensiero in TV, o letto da qualche parte, e farlo proprio. Quello si chiama condividere pensieri, nella migliore delle ipotesi. Noleggiare pensieri, nella peggiore.

Pensare significa elaborare per conto proprio dei dati. Cercare e proporre uno schema, una relazione tra elementi. Ricordate la Settimana Enigmistica? La rubrica “che cosa apparirà” offre una buona rappresentazione di cosa significhi pensare: prima hai tanti puntini. Poi li unisci e ne esce un disegno: quello è pensare. Unire dei puntini disegnando uno schema. Solo che i puntini devono essere senza numeri, sei tu a decidere quali unire, in che modo unirli. Se hanno i numeri sopra, il disegno che esce sarà lo stesso per tutti. Allora non state pensando, state ubbidendo a un pensiero già disegnato per voi.

_in COSA SEI LAUREATO?
Non fatevi fregare dall'alibi del “non ne sai abbastanza”. La scemenza arrogante che solo chi ha una laurea in una materia possa parlarne. La conoscenza di un argomento varia solo il numero di puntini disponibili. Più informazioni hai su una questione, più puntini puoi giostrarti nel creare i tuoi disegni su quell'argomento. Una persona molto informata avrà tanti puntini, una che ne sa pochissimo ne avrà pochi, ma questo non cambia di una virgola la possibilità di unirli secondo schemi originali, non limita la capacità di pensare. Certo, chi ha più elementi da considerare, più dati, più informazioni, potrà creare disegni più elaborati, complessi, più grandi e dunque anche più precisi. Così come, chi ha degli elementi “falsi” sottomano, potrà disegnare schemi che risultino “falsi” a loro volta. Ma il processo di elaborare, quello resta il vero motore del pensiero. Quando c'è quello, c'è un essere senziente che sta pensando per davvero. Senza quello, qualsiasi numero di informazioni si includano, non stiamo pensando, stiamo solo noleggiando pensieri altrui.

Il dramma è che quando parlate di una guerra, di religione, di politica, di vaccini, di storia, di sesso o amore o sport o qualsiasi altro argomento possibile, nel 99% dei casi non state pensando, state noleggiando pensieri altrui. State seguendo puntini numerati da altri per voi. E credete anche di stare pensando.

_a SCUOLA DI NOLEGGIO
Questo è l'inganno tragico di questa epoca: un inganno nato nelle scuole, quando dalla educazione nozionistica si è passati alla educazione critica. Si riteneva - immagino in buona fede - che passare dal fare imparare e ripetere “dati” a memoria al fare studiare “pensieri elaborati” si sarebbe stimolato il processo di elaborazione stessa. Invece è accaduto qualcosa di tremendo: gli studenti si allenano a imparare e adottare pensieri già fatti da altri come fossero pensieri propri. Quando vengono interrogati, non viene loro chiesto “cosa ne pensi della guerra di secessione” né “cosa pensi che volesse dire Leopardi in questa poesia”, gli viene chiesto cosa ne pensa quello storico, cosa ne pensa quel critico. E lo studente deve ripetere quello, un pensiero altrui, già fatto e finito, come fosse proprio.

Questo facciamo nelle scuole: alleniamo i giovani a noleggiare pensieri precostituiti. E inevitabilmente poi continuano a farlo per tutto il resto della vita.
Quando sentono di un evento in televisione, o dai giornali, o da internet, aspettano di leggere “che opinione noleggiare”. La risposta viene ricercata nello stesso "luogo mentale" (o “fonte” se preferite) della domanda stessa. E così il pensiero diventa solo una parodia di se stesso, nessuna effettiva elaborazione, un mero "noleggio".

_come TI PERMETTI DI PENSARE?
E a questo si affianca, inevitabilmente, la sanzione sociale per chi invece davvero cerchi di elaborare, di pensare in modo autonomo, perché diventa immediatamente una "minaccia". Il pensare autonomo, indipendente, originale, inizia di conseguenza ad essere osteggiato, deriso, aggredito.
- "ma tu questa idea dove l'hai letta?"
- "veramente la ho pensata io"
- "ah sì? e chi ti credi di essere per poterla pensare da solo?"

Questo è il lato più spaventoso di questa epoca di pensiero noleggiato. Il pensiero indipendente, originale, diventa un crimine.

Il cervello lo abbiamo tutti, possiamo tutti elaborare dati. Non lo facciamo solo per pigrizia, per timidezza, per paura di sembrare arroganti o strani. Perché ci hanno inculcato in testa che creare pensieri nuovi è roba per gente speciale, filosofi o scienziati o grandi statisti. Gente che la sa lunga, gente che viene incensata dai media.
E si arriva al completo paradosso quando, nei social, osservi qualcuno di questi “eletti”, siano essi Scienziati o Filosofi o Politici o anche soltanto conduttori di un telegiornale, che si arrogano il diritto di deridere i propri commentatori quando essi esprimano un pensiero nuovo, diverso dal loro, diverso dal coro dei “pensieri legittimati”.
Il massimo del paradosso è proprio quando si tratti di un conduttore di telegiornale, cioè quello strumento che per definizione diffonde a noleggio quotidianamente pensieri di massa su ogni tipo di materia possibile. Della serie: sono io che spaccio cosa si deve pensare e come si deve farlo, se provi a farlo “in proprio” mi fai concorrenza e mi tocca “blastarti” pubblicamente, che sia di lezione a chiunque altro abbia la tentazione di elaborare un pensiero proprio e divergente.

Non dobbiamo vergognarci di pensare. Devono vergognarsi coloro che non ne hanno il coraggio, coloro che usano il cervello come una fotocopiatrice, coloro che vivono come degli zombie aspettando un pensiero precotto nella ciotola per farne il loro *finto* pensiero quotidiano.

Pensare è tutto ciò che ci rende umani. È la più preziosa delle nostre facoltà.
Non sprecatela.

Stefano Re 2017 - https://sfero.me/article/pensi-davvero

vedi anche:

sabato 10 novembre 2018

Smartphones, social ecc. Non siamo già più esseri umani!


Smartphones, social e tutto il resto. La fine dell’umanità così come è sempre stata.
3 novembre 2018 Andrea Bizzocchi
Ho sempre avuto una istintiva repulsione, o come minimo diffidenza, nei confronti della tecnologia. Ovviamente la tecnologia presenta, come qualunque altra cosa al mondo, una commistione di caratteri sia negativi che positivi. Ma presenta anche delle caratteristiche ben precise: ad esempio la tecnologia non è tanto l’oggetto tecnologico che ha prodotto, quanto un certo tipo di mentalità e una certa “visione della vita” che quell’oggetto sono arrivati a concepire. Per dire: i popoli della natura non si sono mai sviluppati da un punto di vista tecnico-tecnologico non perché non avessero sufficienti capacità intellettive, ma semplicemente perché l’idea di progresso/sviluppo era del tutto alieno ad una mentalità che viveva “nel tempo” (e non del tempo) e nel “Tutto” (generalizzando, l’unione simbiotica con la Natura e il cosmo, la capacità di immedesimarsi in un animale, in una foglia che cade, in un fiume che scorre, eccetera). Più semplicemente questi popoli “freddi” (come li chiamava Levy Strauss) non hanno mai avuto smanie di “progresso” di alcun genere (tanto meno tecnologico) perché stavano bene così come stavano. A differenza nostra, che ci “agitiamo” a progredire e svilupparci proprio perché non stiamo bene.
Ma veniamo a noi. Ho scritto queste poche righe qualche mese fa seduto su una panca del terminal GreyHound di Port Autorithy (Newark) dopo aver passato quasi due giorni per aeroporti (Bologna, Parigi, Atlanta, Orlando, New York). Ovunque ho visto solo persone a testa bassa smanettare sul loro smartphone; e nessuno, dico nessuno, ridere/scherzare/giocare/parlare con il proprio compagno, con il proprio figlio, con l’amico o con lo sconosciuto vicino di sedia (che una volta era cosa assolutamente normale). Eppure ancora solo dieci anni addietro le cose stavano diversamente, e quando ho cominciato a viaggiare da solo per il mondo (una trentina d’anni fa, che non sono pochi ma non sono nemmeno un’altra era geologica) il viaggio era la quintessenza del conoscere persone e dell’intessere relazioni. Anzi, direi che si viaggiava soprattutto per questo. Ma oramai è così ovunque e la sostanza del discorso è che questi aggeggi che si sono impossessati delle nostre vite (unitamente a tutto il resto è ovvio), sono un formidabile strumento di distruzione del tessuto sociale e di rapporti. 
E una società che piuttosto che delle molteplici e drammatiche realtà che sta vivendo a diversi livelli si preoccupa del numero dei like della pizza che sta mangiando e condivide in tempo reale su qualche social, è una società che ha poche speranze di combinare qualcosa di buono. Ed è anche una società in cui cooperazione, mutuo aiuto, condivisione, senso di solidarietà, eccetera, scompaiono progressivamente. Perché i valori (si fa per dire) diventano altri.
Che fare? Non credo ci siano soluzioni perché le operazioni di ingegneria sociale (cioè di trasformazione della società dirette dall’alto) sono molteplici e portate avanti in maniera scientifica e impercettibile (vedi tra le altre cose la distruzione della famiglia tradizionale, promozione di genderismo e gravidanze via uteri in affitto, ecc).
Siamo tutti in riprogrammazione e non ce ne rendiamo conto. Siamo, antropologicamente parlando, in una fase di transizione che ci scaricherà direttamente nel postumano. Eppure pochi paiono capirlo. Antropologicamente parlando, non siamo già più esseri umani, che ci piaccia o meno ammetterlo. Qui non si tratta di “salvare l’uomo”, ma di vivere con dignità e semmai di non essere complici di coloro che “l’uomo” lo stanno distruggendo.
Mi sento solo di dire: rendiamoci conto di dove, come umanità, stiamo andando, e mettiamo giù questi strumenti, non usiamoli o quantomeno il meno possibile. La realtà, la vita, l’amore e il cuore, che sono ciò di cui abbiamo bisogno per vivere bene, stanno da un’altra parte. Torniamo alla nostra umanità, che sarà pure molto imperfetta ma che nel suo farci ridere e piangere, gioire e soffrire, amare e a volte anche “odiare”, è pur sempre reale e soprattutto ci fa sentire ed essere “vivi” e non morti come quegli oggetti tecnologici con cui ci relazioniamo costantemente (anche qui si fa per dire. Non ci si può relazionare con qualcosa di morto). 
Perché come “a stare con lo zoppo si impara a zoppicare”, a relazionarsi con ciò che è morto ci si spegne e poi si muore. Anche se si è “vivi”.

domenica 10 settembre 2017

QUALE DISASTRO CI SALVERA’?

QUALE DISASTRO CI SALVERA’?

Questa notte non ho riposato bene, mi sono girata e rigirata nel letto, con le gambe e le braccia inquiete, che non trovavano una posizione comoda per lasciarsi andare al sonno. Nel dormiveglia ho sentito il suono delle sirene di qualche autoambulanza passare più volte, e quest’oggi apprendo di una forte tempesta solare che ha investito la Terra, di un terremoto in Messico, e di tanti altri eventi nefasti sparsi sul pianeta.
Da giorni faccio fatica a contenere la sensazione che così tanto odio riversato ovunque in rete mi fa provare; qualcosa dentro di me si ribella all’ignoranza di chi non riesce a trovare altra soluzione che quella della rabbia e dell’ostilità; percepire la recrudescenza del fascismo, che è per molti l’unico baluardo dell’ordine possibile ad una situazione completamente ingarbugliata; riconoscere le macchinazioni di chi sparge false notizie ed ingigantisce di proposito gli avvenimenti per aumentare la paura e l’odio, tutto questo probabilmente smuove delle avvisaglie di pericolo ataviche dentro di me, poiché in chissà quante Vite avrò già assistito o subito simili terribili situazioni.
Per ritrovare la mia “centratura” sono andata questa mattina in uno dei luoghi sacri che frequento abitualmente.
Poco fa mi è venuta in mente la frase di un’amica, che qualche settimana fa mi ha scritto: “Spero che un intervento divino risolva le cose” sperando di poter saltare direttamente alla soluzione dei suoi problemi, senza prendersi il 100% della responsabilità di se stessa.

 

Ora, mi spiace davvero contribuire a dare un’altra mazzata alle illusioni di chi mi legge, ma il fatto è che QUELLO CHE STA ACCADENDO E’ PROPRIO UN INTERVENTO DIVINO. Chi è appena un po’ addentro ad un Cammino Spirituale va leggendo da anni che terribili eventi sono previsti per poter risvegliare l’umanità immersa in un sonno millenario. E qualche giorno fa qualcuno mi ha detto: “Sarà sempre peggio, altre catastrofi sono necessarie.”


Così come il sintomo il cui messaggio resta inascoltato si ripresenta con malattie via via più gravi, così anche le avvisaglie che da anni avrebbero dovuto far destare le coscienze sono costrette a diventare catastrofi immani, per scuotere sempre di più chi non si decide a fare la sua parte, a prendersi la RESPONSABILITA’ PERSONALE di migliorare il Mondo, in uno dei miliardi di modi in cui è possibile farlo.

Molte Anime stanno prestando la Loro Opera sul pianeta Terra, per evitare l’autodistruzione dell’umanità e sostenere ed incoraggiare chi sta facendo del suo meglio, nella sua Vita.
Molti Angeli si sono incarnati di nuovo e si stanno sacrificando per noi, nei corpi di tanti piccoli innocenti, bambini e bambine, che muoiono in molti luoghi per risvegliare l’istinto primordiale di protezione dei cuccioli che può, finalmente, costringere l’umanità a salvare la propria specie.
Il mostro dalle mille teste è tra noi, si nasconde nella massa, che viene pilotata, mossa e manipolata per dirigere l’attenzione, l’odio, la paura; il mostro si nasconde e non si fa riconoscere, si traveste da “buono” e si mimetizza, distraendo tutti con qualche esplosione, qualche capro espiatorio, qualche malattia, qualche pericolo imminente, che gli consentono di dirigere il caos e di continuare ad agire indisturbato per raggiungere i propri scopi.

Si può riconoscere la presenza del mostro, perché chi ha già iniziato da decenni un percorso di Consapevolezza lo individua dentro, fuori, ed attorno a sé. Non sto parlando di complotti, sto parlando della parte più infima, bassa e fetida dell’essere umano, quella che assale brutalmente ed uccide, e compie infinite stragi, dando ad esse ogni volta una diversa giustificazione. E’ sempre esistito e sempre esisterà, ed imparare a riconoscerlo è costato a molti di noi una discesa nei propri “inferi” personali, un attraversare più volte la buia notte dell’Anima, per riemergerne con un forte desiderio di cambiamento e di purificazione.

Chi spera nell’intervento divino, e non si accorge che esso è già in atto, non si rende conto che miliardi di altri pianeti sono esplosi, dando origine alle stelle, prima del nostro, e che non possiamo escludere che questa sia la fine già prevista per noi. Da qualche altra parte, nell’Universo, una specie anfibia potrebbe dare inizio – grazie all’eterno ritorno – ad una nuova specie umana che impiegherà qualche miliardo di anni – secondo la valutazione terrestre – ad estinguersi di nuovo.

Così come non si può nascere se non attraversando un passaggio stretto ed oscuro, ed un travaglio dall’esito incerto, che portano ad essere accolti ed abbracciati da colei che ci ha dato la Vita, così l’evoluzione dell’essere umano non può avvenire se non attraversando le proprie lande deserte e desolate, incontrando i propri terribili mostri.

 

Chi non ha paura, e non è manipolabile come il resto della massa, è colui o colei che più e più volte è disceso agli inferi, e non ha più nulla da temere, poiché ha già conosciuto il mostro.


Se saremo trasformati in una stella bruciante, destinata a far luce per millenni, oppure se riusciremo a contribuire alla salvezza dell’umanità, lo dovremo solo ai disastri che verranno, che sono l’unico modo per scaraventare ognuno fuori dal suo sonno, e per costringerlo a guardare in faccia i propri mostri, smettendo di incolpare gli altri, e rendendosi conto d’aver creato – con la propria coscienza dormiente – esattamente il destino che gli è capitato.

Quanti più si sveglieranno, tanto più potremo elevare un livello di Coscienza planetario che ha già conosciuto il proprio fondo più oscuro, e vuole riemergere alla Luce, cessando di riprodurlo.

martedì 27 giugno 2017

Scie chimiche e Spiritualità

SCIE CHIMICHE E SPIRITUALITA'
Da qualche tempo mi chiedevo perché su molti profili (compreso il mio) comparissero l'uno accanto all'altro post sulla Geoingegneria e sulla Spiritualità. Quale poteva essere il legame trai due temi?
La risposta mi è arrivata all'improvviso: il legame è "il legame".
In sanscrito il termine YUG significa appunto legame, così come in greco LOGOS: è il legame d'amore che ci lega al Tutto; yug e logos hanno una comune radice. Il verbo greco LEGO (da cui logos) ha come significato originario "raccogliere un fascio di spighe con un'altra spiga": è il legame che ci tiene insieme tutti. In Occidente, LOGOS è diventato LOGICA, il calcolo freddo e distaccato steso come una ragnatela sulla realtà delle nostre esistenze separate. In Oriente YUG è diventato YOGA, una pratica mistica e fisica di esperienza "religiosa" (anche qui, "religio" in latino significa appunto raccogliere, riunire, legare insieme).

Il fenomeno delle scie chimiche è l'estrema applicazione della tecnica derivata dall'uso del logos (cioè del legame al Tutto) in chiave occidentale: la completa separazione cioè del soggetto che applica la "logica" dall'oggetto che è destinato ad essere studiato o modificato, animale vegetale o uomo che sia. La scienza distingue e separa, nasce come ANALYSIS con Aristotele (ANA-LYO in greco, "sciolgo le parti le une dalle altre senza danneggiarle", cioè quello che il filosofo greco faceva con gli organi degli animali... infatti fu il primo scienziato moderno ed il primo vivisettore).
Le scie chimiche ci mettono all'improvviso e per la prima volta nel ruolo della vittima impotente... ma di cosa e di chi? Noi stessi abbiamo votato quei politici che ora sono lì ad avallare e coprire la Geoingegneria, l'abbiamo fatto per avere una raccomandazione, un posto, una licenza, un qualsiasi favore che ci mettesse in una condizione di privi-legio (cioè di legge privata fatta apposta per noi, ad personam!) nei confronti degli altri; tutti noi, avendo usufruito di un qualsiasi trattamento di favore a scapito di altri, ad personam, anche una sola volta, siamo Silvio.

Lo scopo finale di ciò che sta accadendo è una GIGANTESCA, EPOCALE PRESA DI COSCIENZA COLLETTIVA: NOI siamo le scie chimiche. Emettiamo fumi, parole, rifiuti, gas, pensieri e azioni VELENOSI, quotidianamente e senza neanche accorgercene. Questi nostri comportamenti inconscienti hanno legittimato "loro" ad agire come fanno, e questo spiega anche tra l'altro la straordinaria tenuta del complotto: sono (siamo) tutti coinvolti, a tutti i livelli, perchè tutti abbiamo praticato uno stile di vita egoistico, parassitario, non libero, non responsabile e per questo soggetto al ricatto.

Le scie chimiche sono il "male" portato in evidenza, che VUOLE essere smascherato. Come diceva San Paolo, senza il male non potremmo conoscere il Bene.
Questo percorso passa attraverso la Verità, in primis su noi stessi e le nostre azioni.
Le pratiche geoingegneristiche sono lo specchio del nostro stesso atteggiamento nei confronti della Natura. Dove ci porterà tutto questo? Alla fine della lunga menzogna! Ci sarà un'esplosione di verità tale per cui sarà chiaro all'istante che ogni cosa che facciamo agli altri, la facciamo a noi stessi. Mentire, nascondere,
fingere ci restituisce immediatamente lo stesso tipo di energia.

Mentre i tanker chimici spargono nanoparticolato e smart-dust, anche noi SPONTANEAMENTE ci stiamo auto-organizzando come una vera e propria smart-dust della consapevolezza, ci stiamo polarizzando nella direzione di agire per il Bene, per la Verità. Chi sceglie il male credendo di trarne beneficio (ritorno economico e di potere) sta attraendo su di sé una dura lezione di consapevolezza, che probabilmente arriverà attraverso uno smascheramento clamoroso, una specie di seconda Norimberga (Norimbilderberg?).

Dobbiamo lavorare in questa direzione, ma senza odio o spirito di vendetta, semplicemente perché questo è il gioco, in questa dimensione: IL MALE SERVE A FAR EVOLVERE VERSO IL BENE.

Acquisire consapevolezza vuol dire accorgersi che il male che vediamo è lo specchio del male che inconsapevolmente facciamo. In quanto frammenti di Dio, stiamo facendo questo percorso tutti insieme, buoni e cattivi, in un cammino di AUTO-MIGLIORAMENTO (concetto già presente in Platone, ma anche nel Buddhismo -Prajna- o in Nietzsche -Selbst Uberwindung-). Farlo con odio o risentimento nei confronti di chi ci offende, perpetuerà soltanto il male, lo schema in voga finora. Farlo con coscienza di essere una parte necessaria nel gioco del Tutto-Uno, porta alla vera evoluzione dell'Umanità come "INSIEME"... in tutti i sensi.
Per questo è necessario il perdono (degli altri, che sono lo specchio dei nostri comportamenti) e l'Amore, incondizionato.
Mario Quaranta(m40)


SCIE CHIMICHE E SPIRITUALITA’/2: LA FUGA DELL’ANIMA

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