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giovedì 2 novembre 2017

Il denaro al servizio dell'umanità

Il denaro al servizio dell'umanità

Non potete vivere un giorno perfetto senza fare qualcosa per qualcuno che non sarà mai in grado di ripagarvi. -John Robert Wooden, allenatore di pallacanestro

Le scelte che fate tutti i giorni – specialmente se siete genitori, educatori, coach, manager – producono conseguenze non solo su voi stessi, ma generano impatti su molti altri individui e talvolta addirittura su intere collettività, anche se in larga parte dei casi non siete consapevoli di tali conseguenze.

Quando accettate le modalità di pensiero mainstream (il pensiero condizionato dei media e della massa), anziché sostenere un modo di pensare differente, vi prendete la re- sponsabilità di trattenere in uno stato di sonno tutti coloro che vi circondano, in particolare i più giovani, che invece avrebbe fame di un nuovo modo di intendere la realtà, dove ricchezza e povertà assumono significati differenti.

La povertà non è un valore. La povertà è una condizione di cui vergognarsi e alla quale mettere riparo immediatamente. Ovviamente sto parlando di una vergogna costruttiva, che vi costringe a una reazione coraggiosa.
L’uomo moderno non si vergogna più della sua povertà, anzi, la mette in mostra quasi fosse un principio morale di cui vantarsi, aiutato in questo dai discorsi di papa Francesco. Il povero viene esibito e compatito in televisione all’interno di trasmissioni che hanno la pretesa di illustrare “la difficile realtà di oggi”. L’intervistatore gioca sul senso di colpa dello spettatore, inviando un insidioso messaggio subliminale: “Il povero non è povero perché sta sbagliando qualcosa nell’interpretazione della realtà, ma è povero perché una società ingiusta – di cui tu, spettatore, fai parte – lo tiene nella povertà.”

Io non appartengo alla categoria dei motivatori, non sono un esperto di “legge di attrazione” né mi occupo di coaching; il mio scopo infatti non è il denaro e non voglio che lo sia per voi. In questo libro non vi insegnerò a vendere di più, ad essere competitivi o a inseguire i soldi. Vi darò i mezzi per trasformarvi, affinché i soldi arrivino a voi senza che dobbiate inseguirli, come conseguenza spontanea del vostro radicale cambiamento.
Avendo realizzato già da tempo che solo il Sé – l’essenza profonda dell’essere umano – è reale, mentre tutto il resto fa parte di un’illusione olografica, il mio autentico scopo è portare altri alla medesima realizzazione, qualunque sia l’argomento che tratto nei miei scritti. Un uomo che sa chi è, è un uomo invincibile e di successo.

La ricchezza è unicamente la conseguenza dell’aver ottenuto delle progressive espansioni di coscienza. Nella misura in cui, giorno dopo giorno, vi identificherete sempre di più con il vostro autentico Sé e aprirete il vostro Cuore alla vita, il cambiamento di coscienza che avverrà in voi sarà di natura tale per cui risolverete in maniera definitiva le vostre difficoltà col denaro e otterrete tutti i soldi che vi occorrono per portare avanti i vostri progetti, ma... soprattutto... scoprirete finalmente quali sono questi progetti.

I tempi in cui colui che si realizza spiritualmente vive su una montagna, vestito unicamente di un perizoma e bevendo una scodella di latte al giorno – nello stile di Ramana Maharshi – sono estinti per sempre.
Chi si realizza oggi vive in città, usa lo smartphone e porta avanti progetti di successo, finanziati grazie al denaro. La libertà non riguarda il luogo in cui viviamo, come ci vestiamo o il mestiere che svolgiamo, bensì lo stato di coscienza in cui siamo.

Io vi parlo della possibilità di essere un cittadino per bene, libero, ricco, al servizio dell’umanità e spiritualmente realizzato.
Negli ultimi anni, affrontare la questione dei soldi ha smesso di essere una scelta individuale per trasformarsi in un’urgenza sociale che coinvolge sempre più persone. Prima o poi tutti dovranno confrontarsi con la loro concezione di ricchezza e, volenti o nolenti, saranno chiamati a modificarla radicalmente... se vorranno sopravvivere. La crisi che incombe da anni sulla nostra economia – e che è ben lungi dal volgere al termine – svolge esattamente questa funzione: svegliare con un calcio nel sedere chi si era addormentato all’interno d’un lavoro stipendiato, chi si sentiva al sicuro alla guida della sua aziendina di successo o chi pensava di avere diritto a un lavoro solo per essersi laureato.

Non è infatti ammissibile che una società civile continui a sostenere una concezione della ricchezza che include il senso del possesso, la competitività e la paura di perdere denaro. Proprio affinché tale vecchia visione possa essere finalmente messa da parte, l’esistenza sta mettendo in atto la “crisi perfetta”, un piano che pare studiato a tavo- lino con lo scopo di portare i cittadini a perdere progressivamente tutto ciò che hanno e diventare sempre più dipendenti dallo Stato.

Chi uscirà dalla crisi sarà un uomo nuovo, libero, con una nuova visione del denaro e della vita in generale; gli altri... semplicemente non usciranno dalla crisi.

Il successo economico, in particolare in Italia – e ancor di più negli ambienti della spiritualità – sovente viene visto come un obiettivo indegno, ignobile, se non addirittura moralmente riprovevole. Ciò è dovuto principalmente alla cultura religiosa, che nei secoli ha condotto milioni di persone a credere che spirito e denaro non potessero coabitare nello stesso individuo. 
Se posso essere d’accordo sul fatto che l’attaccamento al denaro abbia origini “diaboliche”, non sono d’accordo sul fatto che il denaro di per sé rappresenti qualcosa di diabolico, essendo il denaro unicamente l’espressione di un’energia che sta a noi utilizzare in maniera corretta.
Con il fuoco potete scaldare o bruciare, lo stesso potete fare con il denaro.
S. Brizzi

sabato 7 novembre 2015

Il Controllo dell’umanità (e cosa fare)

Negli ultimi anni abbiamo visto una straordinaria erosione delle libertà e uno speculare accentramento di potere e ricchezza salire verso l’alto. L’unica cosa che possiamo fare per difenderci da questo attacco alla Vita, è ripartire in silenzio, unendoci tra di noi, che stiamo in basso, anziché farsi quella che “guerra tra poveri” che è l’obiettivo di quelli che stanno in alto.

Da quando esiste la storia esistono dominio, controllo e guerra. Nella preistoria no ma nella storia sì. Se noi guardiamo alla storia con discernimento vediamo che questa non è altro che una sequela infinita di atti di aggressione contro il pianeta, contro i viventi in generale e di conseguenza anche contro gli umani (che sono a tutti gli effetti dei viventi come tutti gli altri, né più né meno).
Ciò che è cambiato dunque non sono gli effetti finali della storia (che è sempre stata dominio, controllo, guerra) quanto le modalità con cui questa viene portata avanti. In questa ottica è fuori di dubbio che all’immenso avanzamento delle tecnologie siano corrisposte forme di dominio, controllo, guerra all’umanità (oltre che a tutto il resto) sempre più avanzate e di fronte alle quali siamo ovviamente sempre più indifesi.

L’avanzata politico-economica che sta prendendo piede sempre più fattivamente in questi anni è di tipo accentrante. In altre parole è una guerra che quei pochi che stanno in alto portano avanti nei confronti di chi sta in basso (cioè sotto). Tutto il resto sono unicamente corollari utili alla realizzazione del piano. Il destino dell’umanità, a meno di un cambio di prospettiva enorme e di cui francamente si vedono ben pochi segnali, almeno per i decenni a venire, è molto chiaramente segnato. E non è un bel destino.

L’avanzata tecnologica, concentrando in un unico punto, quello del dominio e controllo (guerra), tutte le sue armi (biometria, ingegneria genetica, farmaceutica, medicina, alimentazione, energia, ma anche (dis)informazione, istruzione, intrattenimento (imbonimento), e ancora “democrazia”, politica in generale, leggi, burocrazia, istituzioni nazionali e sovranazionali, l’invenzione del terrorismo come nemico globale, l’indebitamento globale (Stati, aziende, famiglie, individui), ecc.), ha reso le masse sempre più docili, belanti e impaurite, rendendo questi controllo e dominio di facile realizzazione, il tutto in tempi e modi impensabili fino a solo poco anni addietro.

Se vogliamo andare alla sostanza, come umani abbiamo ben pochi margini di manovra per vivere in maniera libera e dignitosa o comunque questi margini sono in costante riduzione. Io credo che i nodi verranno al pettine definitivamente e drammaticamente nel momento in cui il degrado socio/ambientale arriverà ad un punto di rottura, congiuntamente alla definitiva eliminazione del denaro contante (che già oggi si attesta indicativamente ad un ben misero 7% dell’intera massa circolante) e alla totale mercificazione dell’esistente portata avanti sempre più serratamente (vedi l’ormai famoso TTIP).

Sarà allora che con qualche scusa di sicurezza globale o forse anche solamente con l’imbonimento, verrà a tutti installato un bel microchip (la cosa del resto non deve sorprenderci. Non chippiamo il cane e anche tutti gli altri che ci fa comodo chippare? Che cambia? Perché il cane sì e noi no? La logica non è sempre la stessa?). Così il controllo dell’umanità sarà globale, totale, definitivo, il tutto alla faccia di quel “mondo libero” in cui ancora molti sono convinti di vivere.
In una situazione simile, cioè una situazione in cui la sopravvivenza sarà estremamente difficile, è evidente che ci sarà un’escalation di violenza generalizzata. Questo è ciò che sta accadendo oggi in sempre più numerose aree del mondo.
Molti sostengono che tutte queste manovre che abbiamo cercato succintamente di indicare nelle righe precedenti, hanno lo scopo di far diventare le multinazionali e chi le governa (cioè il potere economico) ancora più ricche di ciò che già sono ma non è così. Non è affatto così. L’economia non è più, almeno per i controllori, un mezzo di arricchimento ma semplicemente uno strumento di controllo sociale (cioè di tutti noi che siamo costretti a lavorare per andare avanti). Siamo noi che dobbiamo lavorare per campare, non loro per arricchirsi.

A che servono un profitto e una ricchezza derivanti dall’economia quando questa ricchezza viene letteralmente creata dal nulla dal potere bancario-finanziario, quello stesso potere bancario-finanziario che controlla in toto l’economia? Che ci fanno con altra ricchezza se quella già esistente (creata dal nulla come abbiamo detto) è sufficiente per comprarsi tutti i pianeti, gli universi, le galassie?

La logica dunque è un’altra. Molto banalmente è una logica di dominio e di controllo ed è la stessa logica che l’umanità in generale applica da diecimila anni (cioè dall’inizio della storia) all’intero pianeta ed ai suoi abitanti. E’ la prospettiva antropocentrica poi trasformatasi in egocentrica ad averci ridotto così. Proviamo a pensare a quell’orribile fabbrica di morte che sono i moderni allevamenti industriali di animali e capiremo che la logica che vi sta dietro è la stessa. Come noi ci consideriamo di un’altra categoria rispetto agli animali, i dominatori dell’universo si considerano di un’altra categoria rispetto a noi. E, bisogna dirlo, secondo questa (per me inaccettabile) logica, lo sono.

Ce ne accorgiamo solo adesso per due motivi: il primo è perché sta cominciando a toccare anche a noi occidentali in prima persona (agli africani, tanto per dirne una, è già toccato da un pezzo), e il secondo è perché gli strumenti tecnologici di controllo sono diventati talmente avanzati (ed utilizzati sempre più esplicitamente) che finalmente qualcuno sta cominciando ad aprire gli occhi (ancora un po’ pochini per la verità).

Questo dominio sociale sempre più esasperato e esasperante si è esplicato in maniera molto evidente negli ultimi anni attraverso la progressiva destabilizzazione di sempre più aree del mondo (basta pensare al medio oriente e ora all’Ucraina), attraverso crisi economiche indotte, migrazioni forzate di milioni e milioni di uomini, donne e bambini (e ci sono dementi, lasciatemeli chiamare per ciò che sono, che ce l’hanno con gli emigranti e che dicono che “devono tornare a casa loro”) e tanto altro ancora.
Tutto ciò genera in ultima analisi paura e insicurezza, oltre ad una progressiva scarsità di beni essenziali alla vita, che rendono l’umanità sempre più docile, piegata ed incline ad accettare qualunque sopruso; come difatti sta accadendo.

Cosa possiamo fare?
Veniamo a noi. Cosa possiamo fare per provare a vivere bene in un mondo sempre più difficile? Premesso che non credo si possa combattere i dominatori dell’universo con le loro armi (hanno tutto, assolutamente tutto, per vincere con la violenza, e difatti è proprio con quella violenza che stanno già “vincendo”), e premesso anche che le dinamiche di questo futuro sono comunque impossibili da dettagliare, io credo che il primo, fondamentale passo sia quello di giocare ad un altro gioco, il nostro gioco, di cui noi facciamo le regole.

domenica 23 novembre 2014

La teoria per USCIRE DALLA CRISI del Dott. Paolo Tanga



COME USCIRE DALLA CRISI: Teoria economica del Dott. Paolo Tanga

Di seguito riporto l'articolo in esclusiva per FAHRENHEIT 912 del Dott. Paolo Tanga e la sua premessa alla "Teoria economica sulla condivisione del valore dei beni" che potrete scaricare direttamente sul vostro dispositivo come file pdf.
Laureato in Economia e Commercio con 110 e lode, dopo varie esperienze nell'Amministrazione dello Stato, ha ricoperto per anni il ruolo di Direttore Principale di Succursale della Banca d'Italia. Oggi in pensione da circa 4 anni. 
Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Commendatore con Placca dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro 

Articolo di Paolo Tanga
Perchè questo articolo? perché quello che ci viene detto non ci convince, perché ci dicono che siamo in crisi, che le imprese non assumono e non c'è lavoro in quanto l'Italia è indietro con le riforme; perché le imprese devono crescere e diventare competitive; perché la soluzione dei nostri politici è fare tutto quello che ci dice la Commissione Europea.
Ma noi che facciamo? Litighiamo per dire che la colpa è della Germania o, invece, della Merkel e quant'altro senza soffermarci nell'individuare le cause di questa crisi e incidere su queste.

 Sondaggio EuroQualcuno chiede l'efficientismo . . .; facendo un esempio, nella ristorazione, forse ci sono troppe persone che vi lavorano; un nuovo ristorante senza cuoco né camerieri, con mini tavolini unipersonali consentirebbe di accelerare il tempo per la consumazione di un pasto, a costi supereconomici, grazie all'utilizzo di macchine per sfornare pasti completi al ritmo di 1 ogni dieci secondi, 6 al minuto, dalle 12 alle 14 più la sera, dalle 19 alle 22 – in cinque ore – ho un totale giornaliero di 1800 pasti che venduti a 4 euro l'uno, con un guadagno di 1 euro, in trenta giorni mi fanno realizzare 54.000 euro di utili. Infatti con la nuova apparecchiatura mi basta una persona che aggiunga alla stessa gli ingredienti che si consumano. Ho una struttura grande, efficiente e competitiva! Ho fatto chiudere tutti i ristoratori della mia zona mandandoli sul lastrico, ho fatto licenziare tanti lavoratori dipendenti; posso essere ricco . . . ovviamente da solo. 
Ma se non vengono 1800 avventori al giorno? Se non vengono 1800 persone a mangiare? E in ogni caso ho così risolto i problemi dell'Italia?
Evidentemente no! Il problema non è la crescita, non è l'efficienza, non è la competitività: se un imprenditore produce e non trova chi acquista i suoi prodotti si deve fermare. Il problema non è produrre di più, ma è che non ci sono abbastanza soldi per comprare quello che viene prodotto. Se così è, gli imprenditori sono poveri e instaurare una guerra tra poveri distrugge gli uni a favore degli altri, ma non si risolve il vero problema: la mancanza dei soldi!
Alcune domande …. perché non abbiamo i soldi? …. perché il nostro reddito è diminuito?
La risposta è semplice …. perché entrando nell'euro, l'Italia ha rinunciato ad emettere la propria moneta. Quindi, quando lo Stato ha bisogno di moneta deve chiederla in prestito, ma non all'Istituto al quale ha delegato l'emissione, cioè alla BCE (Banca Centrale Europea), bensì a una delle banche private, che sono le sole facoltizzate ad indebitarsi con la BCE. Questa, oggi presta i soldi allo 0,05%, cioè per 1.000.000.000 di euro percepisce in un anno 500.000 euro di interessi; ma nello stesso tempo la banca privata presta questi soldi al 2,50%, cioè in un anno gli interessi percepiti sono pari a 25.000.000 euro, ben 24.500.000 euro in più per una partita di giro, senza far nulla; in pratica 24.500.000 euro per ogni miliardo di euro intermediati.

Quindi nell'esempio fatto, per restituire il prestito, lo Stato dovrà chiedere ai propri cittadini, alla fine dell'anno, 1.025.000.000 di euro di imposte in più: se la spesa pubblica non è avvenuta per fare un investimento produttivo e la proprietà della banca privata è estera, la ricchezza della Nazione si riduce e avremo meno soldi per comprare: la spirale negativa continua ad impoverirci, per inciso è recente la notizia che le banche americane, per i clienti che hanno conti creditori espressi in euro, applicano un tasso di interesse negativo a motivo del fatto che la BCE applica un tasso negativo dello 0,20% agli istituti di credito che depositano presso di lei somme in euro). Capite le conseguenze negative?.
Prima dell'euro non era così: le banche italiane erano pubbliche, 
cioè i loro utili aumentavano la ricchezza dello Stato, che poteva emettere moneta facendosi finanziare dalla Banca d'Italia, oppure, in presenza di alta inflazione, emetteva titoli pubblici con cedola tale da far recuperare parte dell'inflazione. I risparmiatori italiani si sono sempre ritenuti soddisfatti, in quanto lo Stato non aveva mai avuto problemi a reperire capitali sul mercato interno. C'era, poi, anche la valvola di sicurezza che i titoli eventualmente rimasti invenduti sarebbero stati acquistati dalla stessa Banca d'Italia. La crescita del valore nominale del debito pubblico non spaventava nessuno perché in termini reali si riduceva. Il risparmio svolgeva la sua funzione benefica perché i risparmiatori, tra il risparmio già accumulato, gli interessi e i nuovi risparmi, accrescevano in termini reali la loro ricchezza; il governo, con la crescita della spesa pubblica alimentava un circolo virtuoso non solo di spesa corrente, ma anche di spesa di investimento: pagamento di stipendi e di opere pubbliche come ospedali, strade, ferrovie. Ora, invece, si è arrivati a dire che tutto deve essere privato, ed ai privati lo Stato ha venduto quasi tutto.

Ma i privati non devono pensare al benessere dei propri concittadini, devono pensare solo a rendere efficienti e remunerative le loro imprese e per farlo, approfittando pure degli incentivi all'uopo stanziati da questa Europa dell'euro, hanno delocalizzato la produzione e perciò in Italia sono sempre meno i posti di lavoro, occorre abbassare i salari per essere competitivi e quindi il reddito disponibile non solo è minore per la maggiore imposizione fiscale, ma anche perché il settore privato segue quello che l'Europa gli indica.
Tornando alla BCE e all'euro, un altro aspetto dilaniante è la crescita abnorme delle masse monetarie e speculative attraverso operazioni definite “derivate” o “di copertura” per abbellirne il termine, oppure con i “subprime”. In Italia erano proibite; poi sono state rese in tutta fretta regolari; le conseguenze sono ufficiali per Montepaschi e Carigenova.
Devo dire fortunatamente a fine 2006 la crisi dei subprime scoppiò. di essa ne troviamo traccia sulla stampa italiana solo nel marzo 2007. Le conseguenze per le banche italiane non sono state disastrose, grazie alla lungimiranza di chi aveva guidato la Banca d'Italia fino ad allora. Una cosa mi pare abbastanza chiara: Paolo Baffi, Governatore della BI dal 1975 che affermava pubblicamente, anche nei suoi libri, che l'inflazione non era un problema, fu incriminato nel 1979 e costretto alle dimissioni; suo successore fu Carlo Azeglio Ciampi, che nel 1981 firmò il divorzio tra Tesoro e BI.
Una volta nell'euro, lo Stato non ha fatto altro che distruggere la ricchezza che aveva. In che modo?
Il processo che ha seguito è questo: Dapprima non ha aumentato le imposte, eppure sarebbe stato necessario, invece per aumentare le entrate ha privatizzato di tutto e quel poco che aveva incassato dalla svendita non è stato nemmeno investito oculatamente. Il crescente deficit pubblico ha imposto una politica di stabilità monetaria che ha arricchito la grande finanza, nel frattempo divenuta privata e sempre più in mano straniera: perciò deflusso di ricchezza e impoverimento della nazione.
A fronte di questo processo, i primi provvedimenti hanno instradato l'Italia verso una politica pseudo virtuosa: un abbassamento progressivo della spesa pubblica, accompagnata però dalla crescita del debito per interessi e un innalzamento della pressione fiscale che, però, era neutralizzato dal venir meno degli utili di gestione dell'ingente patrimonio pubblico privatizzato. I vincoli di austerità imposti dal modo in cui è stato costruito l'euro non sono mai stati contrastati, ma accompagnati da una significativa politica recessiva che ha ulteriormente indebolito le possibilità di sopravvivenza delle imprese italiane.
Lo Stato, la Repubblica, il Governo hanno rinunciato a svolgere il proprio ruolo. Qual è questo ruolo? Soprattutto quello più importante di entrare nel contesto sociale per prendersi cura del funzionamento corretto delle relazioni fra i cittadini, preoccupandosi specialmente di coloro che si trovano in condizioni di indigenza e quindi di prestare servizi come la sanità pubblica a favore di tutti perché venga assicurata l'eccellenza anche a coloro che non potrebbero accedervi; assicurare l'ordine pubblico anche a coloro che non possono pagarsi le guardie del corpo; pagare medici del pronto soccorso perché in caso di urgenza ogni cittadino sappia a chi rivolgersi; gestire le scuole perché chi non ha i mezzi per istruirsi possa farlo senza chiedere prestiti privati, ammesso che possa accedervi. Questo caratterizza una Repubblica, questa è la Repubblica.
Voglio fare un paragone: una banca finanzia un imprenditore che vuole costruire uno stabilimento su un terreno di proprietà e si accorge che subito dopo l'erogazione il finanziato vende tutto il suo patrimonio, compreso il terreno dove doveva costruire lo stabilimento; cosa dovrà fare la banca? Se ne dovrà stare tranquilla? Questo modo di agire dell'imprenditore non sarà illecito?
Ebbene, la Repubblica Italiana deve assicurare i servizi che la caratterizzano come Repubblica; ma essa va a cedere, senza corrispettivo, la possibilità di emettere la moneta per finanziare quelle attività: non si è spogliata di una possibilità operativa, anzi della possibilità operativa; e se non fa più quello che deve fare, quella cessione non sarà illecita?

ABBIAMO INDIVIDUATO LA CAUSA PRIMA DELLA CRISI: L'EURO, CHE E' ACCOMPAGNATA DALLA CRESCITA ESPONENZIALE DELLA FINANZA.
Ma cosa succede se usciamo dall'euro?  Uscirne semplicemente senza approntare un progetto, un piano, sarebbe da suicidi: la finanza internazionale, con le sue possibilità economiche ha accaparrato tutto quello che poteva, le sue forze ci farebbero precipitare nella peggiore inflazione, faremmo il suo gioco.

domenica 26 ottobre 2014

TASSE SULLA CASA INCOSTITUZIONALI ED ORA CHE SUCCEDERA'???






Le tasse sulla casa sono incostituzionali. E adesso che farà il governo Renzi?


E ora come se la caverà il nostro presidente del consiglio non eletto?

Sorpresa: è stato dimostrato che le tasse sulla casa (almeno sulla prima) sono illegittime e anticostituzionali.
La tesi ormai dimostrata e sostenuta da numerosi giuristi rischia di far saltare l’intero sistema di tassazione italiano.
Eppure non serviva un genio per scoprire che le tasse sulla casa sono illegittime: c’è scritto nientemeno che nella Costituzione italiana.
Tasse-sulla-casa-nel-2014


A partire dall’art. 2 Cost. che dispone: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

La Costituzione sancisce che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E protegge la famiglia naturale:

Art. 31 Cost.: “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi con particolare riguardo alle famiglie numerose”.

Inoltre ribadisce che “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti” (art. 42 Cost.) e che “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme” (art. 47 Cost.).

Eppure nel caso delle tasse sulla casa si sta verificando un vero e proprio esproprio di Stato sulla proprietà privata dei cittadini.
Provate a pensarci: chiunque voglia acquistare una casa lo fa con denaro accumulato con sacrifici importanti, attraverso il proprio lavoro (ovvero attraverso redditi già tassati in partenza) che spesso si abbinano alla stipula di mutui bancari e dunque con la contrazione di ingenti debiti.
Come se non bastasse, al momento dell’acquisto il cittadino deve sobbarcarsi un ulteriore carico fiscale notevole (vedi al capitolo imposte di registro e ipotecarie) e da questo momento in poi cominciare a sborsare altre tasse (vedi alla voce IMU, TASI, ecc. ecc.).
A conti fatti nell’arco di una vita un cittadino avrà corrisposto all’erario più del valore del bene immobile stesso.
In pratica un esproprio di Stato, alla faccia della Costituzione.

Ma c’è di più: le tasse sulla casa violano anche l’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, laddove dispone che: “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari, ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”.
Possibile che nessuno dei Governi e dei Parlamenti che si sono succeduti in Italia negli ultimi decenni si sia accorto di queste violazioni? Per noi di Democrazia Diretta ci sono tutti i presupposti per procedere, anche penalmente, contro chi ha promulgato leggi che prefigurano un grave reato contro la Costituzione italiana.

Il motivo per cui la politica ha fatto finta di niente finora è semplice: dalle tasse sulla casa lo Stato incamera oltre 50 miliardi di euro l’anno.
Sottratti illegittimamente dalle tasche degli italiani. Adesso bisognerà trovare un altro modo per reperirli. E che sia legale, stavolta.
Leggi la mozione presentata da Gabriele Chiurli in Toscana, che impegna il Presidente della Regione a farsi promotore di questo esposto.

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