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venerdì 11 marzo 2016

L’inganno melatonina

L’inganno melatonina

di Gioia Locati - 20 marzo 2014
Antiossidante e antitumorale. Senza effetti collaterali. Regola il sistema endocrino e l’umore (ovvero, molto di noi). Diluisce il sangue e innalza il numero di piastrine. Studi in quantità industriale ne dimostrano  benefici in molti tumori, eppure ci hanno sempre raccontato “che favorisce il buon sonno” e basta.

È la melatonina.
Bugie? Bugie. Ma finchè internet non c’era, la scenetta reggeva. Ora che Pub Med arriva sullo smartphone, può succedere, cliccando “tamoxifene” di trovare uno studio ormai datato, apparso sul British Journal of Cancer nel 1995 che rivela: “Dopo aver osservato, in donne con tumore al seno metastatico che il tamoxifene non è più efficace, si sono aggiunti 20 mg di melatonina al giorno e il farmaco antiestrogeno ha ripreso a funzionare”.
Uno degli ultimi lavori uscito su Plos One in gennaio, curato da ricercatori brasiliani e americani, ribadisce  che l’angiogenesi delle cellule del tumore al seno, in vitro e in vivo, si arresta sotto l’azione della melatonina.  E – attenzione –  non si riferisce solo ai tumori poco aggressivi, quelli che in genere rispondono agli ormoni, ma anche ai tripli negativi. Si misurano i fattori di crescita, l’epidermico, il vascolare, l’insulinico e si scopre che col dosaggio giusto di melatonina i picchi di innalzamento si bloccano.

Tutte cose già scritte, per la verità. Ecco una bella sintesi delle ricerche di Luigi Di Bella, il primo medico a prescrivere questa sostanza (naturalmente prodotta dal nostro corpo, non solo dall’epifisi e per questo non brevettabile) nei malati di tumore. Firmata dal figlio Giuseppe e dal ricercatore Luciano Gualano che ha affiancato per anni le ricerche del professore.
Cose già dette (e messe in pratica) anche da un altro grande studioso, l’oncologo Paolo Lissoni, che sulla melatonina ha pubblicato 600 lavori ed è tuttora in forza al San Gerardo di Monza . “Nella cura dei malati mestastatici impieghiamo dosaggi da 100 a 200 mg al dì. Sorprendenti i risultati sui tumori al polmone e ai cervello, oltre che su mammella e colon”.
Eppure.

Fino a Natale ci avevano solo raccontato una grande bugia. È sostanza con pressoché nulli effetti collaterali, adatta alla prevenzione dei tumori per chi ha già avuto un cancro e per chi ancora non l’ha avuto (dai 10 mg in su al giorno, secondo prescrizione dibelliana o alla Stagnaro), che con alti dosaggi combatte il tumore proteggendo il midollo e regolando il sistema immunitario ma, come altre molecole anticancro e datate, su tutte la somatostatina, che ha il brevetto scaduto, non è presa in considerazione dalla nostra oncologia che applica i protocolli (impostati, combinazione, su farmaci nuovi e ultra costosi).

Però fino a Natale la si poteva ancora acquistare in farmacia come farmaco da banco. Senza ricetta medica ci si portava a casa compresse da 3mg, con bugiardino allineato  “per disturbi da jet lag”.
Dal primo gennaio l’imboscata alla melatonina si è fatta più sfacciata. Proibita la vendita libera (!), ci vuole la ricetta medica!
Per cosa? Per 2mg di melatonina venduta a peso d’oro. Prima i 3mg costavano 10 centesimi a compressa, ora, ainoi, un euro a pillola (dal dosaggio ribassato). DIECI VOLTE TANTO, qualsiasi riferimento allo scandalo Avastin- Lucentis non è casuale.

Ma chi farà ricorso questa volta? E chi ha preso queste decisioni e perchè?
Il provvedimento dipende dal ministero della Salute, dipartimento per la sicurezza alimentare. Leggete qui. La dose da integratore (quella acquistabile senza ricetta) è stata abbassata a 1 mg, alla faccia dei volume di studi anticancro, si valuta che un miserello mg basta per prendere sonno.

Gioia Locati
Per  Paolo Lissoni, questa scelta “è un crimine contro l’umanità. Si sarebbe dovuto fare l’operazione contraria, aumentare i mg per compressa invece che diminuirli” .

Se paragoniamo l’inganno melatonina all’ Avastin negato per ingordigia, dobbiamo anche riconoscere che, in questo caso, i malati (informati)  si possono salvare,  grazie alla melatonina galenica.

martedì 23 giugno 2015

Primi consigli per affrontare il tumore.

Primi consigli per affrontare il tumore.

Paolo Franceschetti
Alcune delle terapie e soluzioni possibili (con numeri telefonici e indirizzi utili).
1)     Protocollo D’Abramo. Questo protocollo, ideato dal dottor D’Abramo, consiste in una terapia infusionale che viene prescritta dal dott. Roberto Santi, medico in genova. E’ una terapia che rafforza il susistema immunitario, senza controindicazioni, che va a rafforzare il fisico sia nell’eventualità che si seguano le terapie tradizionali (chemioterapia e radioterapia) sia che si seguano terapie alternative

2)    Cura Di Bella. E’m una cura dimostratasi efficace e risolutiva in molti tipi di tumore giudicati incurabili dalla medicina ufficiale. La cura Di bella NON ha effetti collaterali negativi e, nella peggiore ipotesi,

3)    Medicina antroposofica. Praticata da medici che aderiscono alla cosidetta medicina steineriana, il centro di riferimento è la Lukas klinik a basilea. In questa clinica si pratica la terapia tradizionale (chemioterapia, radioterapia, ormonale, ecc.) ma affiancata da un approccio olistico che comprende dieta, meditazione, approccio psicologico. A richiesta il paziente può chiedere di essere curato con qualsiasi altro tipo di terapia

4)    Dieta. La dieta del malato di tumore dovrebbe essere costituita prevalentemente da centrifugati e succhi di frutta e  verdura. La dieta si è dimostrata risolutiva, e quindi da sola sufficiente, a ridurre ed eliminare completamente la massa tumorale nel caso di tumori a fegato, pancreas, stomaco e intestino. Quando questi organi sono invasi dal tumore, infatti, la loro funzionalità è ridotta, ed è necessario non stressare l’organismo con alimenti solidi che costringono il fisico a digerire e assimilare i vari componenti; la dieta a base di succhi e centrifugati garantisce al fisico l’apporto necessario di sostanze nutrienti, senza affaticare i vari organi. Il corpo riprende più velocemente e ci sono casi, come quello di Arturo Villa, che si consiglia di studiare e approfondire cercando su google, che è guarito da un tumore incurabile al fegato solo con questo tipo di dieta.

5)    Sostanze naturali (Aloe, Artemisia, Ganoderma, Graviola, Essiac)

6)    Terapia chelante. Il tumore può dipendere (o comunque essere agevolato) spesso da un accumulo di metalli pesanti. L’analisi specifica può mostrare il livello di tossicità raggiunto, che può essere diminuito con la zeolite, alga clorella,

7)     Metodo Pantellini

8)    Metodo Gerson


Numeri telefonici
1)     Dottoressa Rita Brandi (terapia di Bella).
2)    La dottoressa riceve a Roma. Chi vivesse in altre zone o non avesse la possibilità di raggiungerla può chiedere alla fondazione Di Bella l’elenco dei medici accreditati nella sua zona.

3)    Dottor Norsa (per il metodo Di Bella). 373 5248479  Mail: norsaachille@yahoo.it

4)    Dottor Roberto Santi: 339.4637489

5)    Lukas Klinik, Basilea. Visitare il sito: http://www.klinik-arlesheim.ch/it/    dove troverete tutti i riferimenti.


Terapia consigliata.
1) In alternativa alle terapie tradizionali
Il miglior metodo per combattere il tumore è dato da una combinazione di: 1) protocollo D’Abramo; 2) terapia Di Bella; 3) dieta; 4) assunzione di aloe arborescens, graviola, Essiac, ganoderma e artemisia. Eventualmente aggiungere terapia chelante. Le varie terapie non vanno ad interferire tra loro e si sono dimostrate efficaci anche in casi in cui la medicina ufficiale non aveva lasciato alcuna speranza, dando solo poche ore o pochi giorni di vita al paziente.
Qualora non si possano sopportare i costi della terapia Di Bella (passata comunque gratuitamente nella regione Puglia) sarà efficace anche l’approccio D’Abramo – Dieta – erbe

2) Da affiancare a chemioterapia, radioterapia e altre terapie convenzionali
1) protocollo D’Abramo; 2) dieta; 4) assunzione di aloe arborescens, graviola, Essiac, ganoderma e artemisia. Eventualmente aggiungere terapia chelante.
Tali terapie aumentano l’efficacia della chemioterapia e della radioterapia e ne diminuiscono gli effetti collaterali.


Consigli dietetici.
1)     Eliminare totalmente glutine, farinacei, carni, zuccheri ed alimenti raffinati.
2)    Centrifugati di frutta: mele, pere, fragole, limone, mirtilli, pomodoro, banane, mirtilli, kiwi, avocado, uva, anguria
3)    Centrifugati di verdure miste. In particolare hanno proprietà antitumorali: aglio, carciofo, cavoli
4)    Altri alimenti consigliati da far assumere: Curcuma, bacche di Goji, Tè verde, Miele, alghe (assumerne molte, comprandole in erboristeria)
Bere 3/5 litri di centrifugati al giorno, di frutta e verdura.
Mangiare regolarmente Bacche di Goji miele e pappa reale.


Alcuni consigli generali.
-               tenete presente che sottoponendo ad un oncologo queste terapia vi sentirete inevitabilmente rispondere che sono inefficaci e inutili.
-               Altresì da tenere presente c’è che anche tra i medici che praticano terapie alternative regna molta discordia e confusione, e sono spesso l’uno contro l’altro.
-               Le terapie indicate in questo documento sono alcune, tra le più diffuse e più accessibili, ma ce ne sono altre, efficaci e sovrapponibili a queste.

mercoledì 10 giugno 2015

Veronesi convalida il Metodo Di Bella: Il tumore regredisce

Ci sono voluti parecchi anni, ma alla fine il metodo Di Bella, la cura anti-tumori a base di farmaci biologici, creata dal medico fisiologo scomparso nel 2003, è stata riconoscita valida da Umberto Veronesi.

Uno studio scientifico dell’Università di Firenze e approvatodall’Istituto europeo per l’Oncologia, ha confermato, infatti, la validità del metodo.
E viene da sorridere, perchè lo stesso, identico metodo fu bocciato dalministero della Salute nel lontano 1998. Lo studio dell’Università di Firenze è stato pubblicato sulla celebre rivista European Journal of Pharmacology ed ha avuto il benestare scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia, capitanata dal professor Umberto Veronesi.

A quindici anni dalla fine della sperimentazione il Metodo Di Bella sta tornando a far parlare. Migliaia di pazienti si stanno rivolgendo a Giuseppe Di Bella, che sta portando avanti la terapia inventata dal padre Luigi, per essere curati. Ci sono, inoltre, migliaia di casi di guarigione e i tribunali di diverse città hanno imposto alle ASL locali di rimborsare le cure ad alcuni malati. La sperimentazione di questa terapia alternativa era stata bocciata a fine anni ’90, ma da un’indagine del PM Raffaele Guariniello era emerso che c’erano stati gravi errori nella sperimentazione. È significativo un articolo di Marco Travaglio pubblicato su Repubblica nel settembre del 2000, in cui il giornalista raccontava i lati oscuri della vicenda. Dosi sballate e farmaci scaduti, così la sperimentazione della cura Di Bella è stata corrotta da gravi irregolarità che volevano farla bocciare! Troppi interessi economici delle case farmaceutiche che non potevano guadagnare con questo metodo come invece continuano a fare con le chemioterapie e farmaci dannosissimi.
Lo spiraglio di luce arriva dall’ Università di Firenze, là dove uno studio scientifico ha confermato la veridicità scientifica della cura del dottor Luigi di Bella. Spiraglio ancor più importante è stato conferito dal fatto che lo stesso illustre medico: Umberto Veronesi  ha mostrato la sua approvazione nei confronti di un metodo diffuso già da moltissimi anni.

«Effetti combinati di melatonina, acido trans retinoico e somatostatina sulla proliferazione e la morte delle cellule di cancro al seno».
È il titolo della ricerca condotta dall’università di Firenze e appena pubblicata su European Journal of Pharmacology. La prova che l’insieme di queste sostanze arresti il tumore al seno è avvenuta in un laboratorio del dipartimento di anatomia umana, su cellule in vitro. Le tre sostanze, prese singolarmente, hanno alle spalle ampia letteratura scientifica come farmaci anti-cancro. Ma gli stessi principi attivi, adoperati insieme, l’uno a rafforzare l’altro, fanno parte del metodo Di Bella.
Per far pubblicare lo studio i ricercatori hanno dovuto però eliminare il riferimento a Di Bella: “Non avrebbero mai accettato un lavoro che portasse il nome Di Bella”, ha dichiarato uno dei conduttori.
Arriva anche dal tribunale di Foggia una sentenza importante a favore del metodo Di Bella. Due donne, entrambe alle prese con una recidiva da tumore al seno, sono riuscite a fermare il cancro grazie alla terapia biologica messa a punto dal professor Luigi Di Bella.
L’International Journal of Molecular Sciences, nota e prestigiosa rivista medico-scientifica internazionale, ieri ha pubblicato e documentato i molteplici meccanismi d’azione antitumorali della melatonina, la sua determinante e insostituibile funzione nella prevenzione e nel trattamento dei tumori, delle malattie degenerative e di malattie del sangue, riconoscendo espressamente al professor Luigi Di Bella la priorità assoluta in queste innovative e determinanti acquisizioni scientifiche.

Che la melatonina avesse delle incredibili proprietà non deve sorprende se pensiamo che è prodotta dalla ghiandola pineale, che in fin dalle tradizioni antiche, è ritenuta essere custodi di grandi poteri, vedi l’articolo EPIFISI O PINEALE, GHIANDOLA MAGICA DEL CORPO UMANO.

TESTIMONIANZA: ENZO - 18 anni – Diagnosi: Linfoma n.H. tipo Burkitt stadio IV. Ecografia addominale Ospedale di zona 25/2/96: “..notevolissimo aumento volumetrico del fegato che presenta disomogeneità strutturali-aree ipoecogene del diametro max di 11 cm e presenza all`ilo di aree ipoecogene sfumate di 3 cm. Area di ipoecogenicità anche al III inferiore del rene destro a livello parenchimale`. . Indagini Clinica Pediatrica S. Orsola Bologna 29/2/96: Gl. Bianchi 22.380, piastrine 172.000. Aspirato midollare in 3 sedi: `Sangue di aspirato midollare a cellularità discreta e monomorfa. Il parenchima midollare è interamente sostituito da un tappeto di elementi a carattere linfoblastico di medie dimensioni, citoplasma abbondante, basofilo e vacuolato, nucleo a contorni irregolari, cromatina fine. Conclusioni: midollo sostituito da parte di elementi Burkitt-like (L3)`. Biopsia del midollo osseo: `Fenotipo immunologico compatibile con disordine linfoproliferativo monoclonale di tipo B`. Diagnosi conclusiva (lettera di dimissioni 2/4/96): `Linfoma n.H. tipo Burkitt addominale IV stadio`.

Tutto inizia nel gennaio 1996 con febbre e tosse, attribuite a semplice influenza. Dopo l`apparente ristabilimento, la febbre si ripresenta una seconda e poi una terza volta. A questo punto viene eseguita una radiografia del torace e, nuovamente, viene confermata l`errata diagnosi: broncopolmonite post-influenzale. Inesorabile terapia antibiotica e successiva RX il 14 febbraio: tutto a posto, viene sentenziato. E` il terzo errore. Una settimana dopo compaiono dolori addominali, nausea e stipsi. Ricovero all`ospedale di zona e quarto errore diagnostico: “microascessualizzazione interessante fegato, milza e rene destro”. Al di là della terminologia ridondante che sembra voler surrogare l`evidente incapacità professionale, il processo viene attribuito a un fatto…..micotico. Finalmente le indagini di rito danno il responso che i camici bianchi si sono dimostrati incapaci di dare (“Linfoma n.H. tipo Burkitt IV stadio”), un responso terribile perché non lascia alcuna speranza, sia per la tipologia patologica che, soprattutto, per lo stadio rilevato, e il piccolo Enzo parte con i suoi per Bologna. Dopo gli ulteriori esami descritti in apertura, inizia la chemioterapia, “`Protocollo LMB 89 gruppo C”. Ma già il secondo giorno occorre sospendere, a causa dell`insorgenza di insufficienza renale acuta, trattata con sette sedute di emodialisi. L`otto marzo sopraggiungono crisi convulsive. Dopo una settimana riprendono le sedute di chemio. Un mese dopo inizia il terzo ciclo, a seguito del quale si presentano “micosi del cavo orale, blocco intestinale, alopecia, cefalea e un calo drammatico delle piastrine”.
“Io e mio marito” ricorda la mamma di Enzo “vivevamo praticamente in ospedale. C`era persino una cucina per i genitori dei bambini, dove si poteva preparare da mangiare. Un giorno venne trovarci un amico, che ci portò ritagli di giornale dove si parlava della cura praticata dal Professor Di Bella”.
Viene sentenziata la remissione completa, ma il 18 aprile si rende indispensabile un ricovero d`urgenza presso l`ospedale di zona per una grave trombocitopenia ed anemia. A questo punto i genitori rifiutano di continuare e decidono di rivolgersi al Prof. Luigi Di Bella, proprio mentre i medici del S. Orsola propongono, quale `ultima ratio`, un trapianto di midollo con la sorellina donatrice.
E` sempre la mamma a parlare: “Se per il professore la malattia di mio figlio era stupida, perché bastava trovare i farmaci, per noi riuscire a trovare il professore è stata l`impresa più complicata di tutta la vicenda. Il resto è stato facilissimo”.

In quel periodo lo 059/333.904 era il telefono più caldo di Modena ed era quasi impossibile -non è un`iperbole – riagganciare la cornetta senza che immediatamente la suoneria squillasse nuovamente.
“Ma una bella mattina, alle sei, mio marito riesce finalmente a trovare la linea libera. E` il professore in persona che risponde”.
Un primo trauma deriva dalla risposta alla richiesta di appuntamento: “venga quando vuole”.
Partono per Modena. “Non ho mai assistito a una visita medica simile a quella che fa il professore. Non si fida delle carte, per cui esegue un controllo di tutte le parti del corpo come non ho mai visto fare da nessun altro. C`è un gran silenzio e, per ascoltare i battiti cardiaci, addirittura s`inginocchia”: così la signora rievoca quel primo incontro.

Iniziano il Mdb, non senza disturbi psicologici: “Per gli altri, noi eravamo gli assassini di nostro figlio. Non c`è stata persona che non ci abbia detto che con quella avremmo ammazzato Enzo. Ma non ne potevamo più di vederlo consumarsi ogni giorno di più”.

I risultati si fanno evidenti in tempi rapidi: “Nel giro di un mese, il bambino sta ogni giorno meglio. Tant`è vero che d`estate riusciamo anche ad andare in vacanza in montagna, ed io me lo trovo aggrappato sulle rocce, oppure a correre e saltare attorno a casa, mentre solo qualche mese prima non riusciva quasi più ad alzarsi dal letto”.
Nell`ottobre successivo si rileva una recidiva. Corsi a Modena, il fisiologo passa in rassegna terapia e modalità di somministrazione, ritenendo impossibile il decorso sfavorevole se la prescrizione è stata fedelmente seguìta, e rileva un errore di interpretazione dei dosaggi di somatostatina da parte del padre di Enzo, che gliene somministrava 1/15 di quanto prescritto. Rimediato all`equivoco, si assiste ad una graduale scomparsa del tumore, confermata da diverse ecografie e dagli esami ematochimici, e divenuta totale nella primavera del 1997.
Oggi Enzo è un giovanottone pieno di salute e con una statura da pallavolista. Tante, troppe persone, si sono ripresa la vita allontanandosi dal loro salvatore con la salute riconquistata sotto braccio e senza neanche ringraziare; qualcuno ha addirittura contraccambiato vita e affetto con indicibili bassezze nei confronti dello scienziato e di quanto più gli era caro nella vita, i suoi figli; ma il papà di Enzo ha conservato in cuore non solo la venerazione per chi gli consente oggi di guardare con gioia e fierezza quel ragazzone, ma la determinazione di impegnarsi perché la tragedia che si avvicinava inesorabile non colpisca più nessuna famiglia.
Nessuno dei bambini ricoverati con Enzo è oggi di questo mondo.
Tuttavia per avere la prova del fatto che MOLTISSIME PERSONE sono riuscite a guarire grazie a queste stesse cure, date un’ occhiata QUI (Di Bella Insieme - forum ufficiale)


mercoledì 15 ottobre 2014

Cancro, la guerra alternativa.

Cancro, la guerra alternativa. (tratto dalla rivista X Times di settembre)


Intervista a Paolo Franceschetti 
a cura di Lavinia Pallotta

1) Quando e perché hai cominciato a interessarti alle cure applicate al cancro?
L’argomento mi ha sempre interessato, perché il cancro è una delle prima cause di morte nel mondo e per l’interesse che ho sempre avuto per il rapporto tra malattie del corpo e dell’anima. Avevo letto i libri di Dalke, Claudia Rainville, Hamer e molti altri.
Una vera e propria svolta però c’è stata quando si è ammalata di tumore la mia ex compagna, Mariapaola, morta poi ad aprile del 2014.
Si è trattato di un percorso particolare, perché da una parte lei è stata sempre informatissima non solo sulle cure alternative, ma anche sui progressi della sua malattia, che ha tenuto costantamente sotto controllo (a differenza di quello che fa la maggior parte dei pazienti che non si interessano attivamente alla cura e spesso neanche sanno qual è la loro reale condizione).
Ma la vera particolarità di questa esperienza è stata che Mariapaola ha scelto le cure tradizionali non per curarsi, ma per morire; non avendo mai avuto la forza di suicidarsi, ha scelto di uccidersi affidandosi alle terapie convenzionali, sapendo che, per il suo tipo di tumore, le terapie convenzionali non prevedevano possibilità di guarigione. Ha scelto le terapie convenzionali dicendo “so che in questo modo mi ammazzeranno”. Il suo tumore era infatti un cosiddetto “triplo negativo”, che statisticamente per la medicina ufficiale nell’80 per cento dei casi porta alla morte entro 2 anni.
Con altre cure aveva molte più probabilità anche in termini statistici, di sopravvivere, ma ha volontariamente scelto la strada peggiore per farla finita in breve tempo.
Fin dall’inizio quindi mi ha chiesto se la accompagnavo a morire, pur cercando (sia da parte sua che da parte mia) una strada per trovare la forza di vivere che le facesse cambiare atteggiamento. Strada che, purtroppo, non ha mai trovato. E io non sono mai riuscito ad aiutarla in questo.

2) Qual è la prassi medica ufficiale in caso di trattamento del tumore e quali sono i suoi effetti collaterali?
La cure convenzionali prevedono sempre gli stessi step, per quasi tutti i tumori. Chemioterapia, chirurgia, e radioterapia; in alcuni casi vengono prescritte terapie ormonali e terapie con farmaci a bersaglio molecolare specifico.

3) La chemioterapia ha mai guarito dal cancro?
Una recente statistica ha dimostrato che solo il sessanta per cento dei pazienti sopravvive nei 5 anni; le statistiche a dieci anni ed oltre sono quasi impossibili da trovare, ma una recente studio parla del 2 per cento di sopravvivenza dopo di dieci anni. In altre parole la chemioterapia e le terapie convenzionali non guariscono ma portano alla morte certa.
Occorre poi fare una precisazione importante. La chemioterapia, la radioterapia, come la chirurgia, non sono “cure” in senso stretto. Una cura, per essere veramente tale, deve produrre la guarigione, il che significa la scomparsa della causa della malattia, e non semplicemente puntare ad eliminare i sintomi.
Ecco, le terapie convenzionali non hanno come effetto quello di eliminare le cause ma solo quello di eliminare i sintomi (peraltro facendone comparire altri talvolta molto gravi) e aumentare la sopravvivenza.
Si può parlare di “guarigione” solo nel caso di scomparsa della causa del tumore, o nel caso di una sopravvivenza piena dell’individuo.
Non rimuovendo la causa, con le terapie convenzionali il tumore prima o poi insorge nuovamente.
E per giunta in molti casi le strade convenzionali non riescono neanche nei loro obiettivi dichiarati. Ad esempio Mariapaola dal momento della diagnosi è sopravvissuta dieci mesi; mi domando quando sarebbe sopravvissuta senza chemioterapia, e preferisco non conoscere la risposta.

4) Quali sono le principali cure cosiddette alternative utilizzate nel trattamento del tumore?
Le cure sono molte.
Abbiamo innanzitutto la terapia Di Bella, la medicina antroposofica, poi il metodo Pantellini, il metodo Abramo, il metodo Gerson, e le varie terapie naturali a base di piante (Graviola, Artemisia Annua, Aloe, formula di Renè Caisse, ecc.), il metodo Simoncini.
Anche le varie tradizioni mediche, come la medicina ayurvedica e quella cinese, hanno delle loro terapie specifiche, che possono affiancare o in alcuni casi sostituire le terapie convenzionali.

5) Hai prove della loro efficacia?
In alcuni casi si, in altri no, perlomeno non se si intende come prova una sperimentazione scientifica vera e propria.
La terapia Di Bella ha dalla sua parte migliaia di casi documentati in modo scientifico.  Personalmente poi ho conosciuto e conosco molte persone curate con la questo metodo con risultati non semplicemente buoni, ma eccezionali.
Una discreta documentazione esiste anche per il metodo Pantellini e il metodo Abramo.
E migliaia di casi documentati esistono per la terapia antroposofica a base di Iskador.
Della cura a base di Aloe abbiamo studi effettuati in varie parti del mondo da gruppi di ricercatori isolati; in Italia uno studio recente è stato condotto dal professor Lissoni del San Gerardo di Monza. Abbiamo poi le ricerche effettuate da padre Romano Zago per i quali non può parlarsi di veri e propri studi scientifici in senso stretto, ma è comunque un’esperienza con cui sono stati osservati migliaia di casi.
Di altri metodi purtroppo abbiamo minore documentazione, anche perché gli studi effettuati vengono spesso nascosti, alterati, o boicottati. Sulla Graviola ad esempio sono stati effettuati degli studi, ma non tutti riguardavano il tumore e soprattutto non tutti i tipi di tumore.
Diciamo che esistono delle terapie che hanno dalla loro parte un buona documentazione.
In alcuni casi, poi, ricorrendo al buonsenso, si arriva comunque a dei risultati notevoli. Ti farò due esempi.
Vi sono pochi studi che mettano in correlazione le guarigioni da diversi tipi di tumore con alte dosi di betacarotene, acido ascorbico e ribosio.
Se però scopro che oltre agli studi in Italia di Pantellini, nella medicina ayurvedica per combattere il tumore si consiglia di assumere alte dosi di vitamina C e betacarotene, e che la stessa cosa la fa la medicina cinese, facendo due più due direi che posso raggiungere una conclusione importante, e cioè che l’assunzione di acido ascorbico in grosse quantità favorisce l’arresto del tumore.  E questo anche in assenza di studi che abbiano l’approvazione ministeriale e il consenso della classe medica ufficiale per quello specifico tipo di tumore.

Nessuno ha mai potuto testare, per ovvi motivi, che differenza passa nella sopravvivenza di una persona che si cura il tumore con la chemio e una che non si curasse per niente. Viene però il sospetto che a volte, se la persona non si fosse curata affatto, avrebbe miglior fortuna rispetto al fare una cura a base di chemio.  

Da una parte abbiamo Hamer che ha dimostrato con argomenti abbastanza convincenti che le cause delle metastasi originano proprio nelle cure convenzionali; fin qui potrei non fidarmi e potrebbe non bastarmi come dato. Vengo però a sapere che uno studio effettuato su centinaia di cadaveri ha dimostrato che molte persone convivevano con un tumore maligno da anni, senza avere conseguenze. A quel punto è confermata la teoria di Hamer. Ma non basta. Vengo a sapere di numerosi casi che, senza conoscere Hamer, venuti a sapere che avevano un tumore, non si sono curati affatto perché erano dati per spacciati e sono vivi e vegeti. Una persona a Napoli dopo la diagnosi ha cambiato vita ed è andato a fare il pescatore a Procida per finire così gli ultimi mesi che gli restavano ed oggi è ancora vivo contro tutte le aspettative; il direttore della rivista Delitti e Misteri, Francesco Mura, ha avuto una diagnosi di cancro ai reni con tre mesi di vita di prognosi, e senza cure oggi è vivo dopo oltre quindici anni.
A Tiziano Terzani dettero pochi mesi di vita se non faceva una chemio per me sue metastasi, e visse oltre sei anni decidendo di non curarsi affatto. Viene da domandarsi: ma queste persone senza chemio sarebbero sopravvissute lo stesso. Il dubbio è forte.

E poi c’è Mariapaola. Un tumore al seno di tre centimetri si è trasformato in un tumore metastatizzato ed è morta in dieci mesi. Senza chemio quanto sarebbe durata? Se avesse seguito altre terapie oggi sarebbe ancora viva, di questo ne sono certo. Ne era certa anche lei, tanto è vero che, come ho detto, ha scelto di fare la chemioterapia proprio per uccidersi – come diceva lei – “in modo condiviso dalla società e dai parenti”.
Insomma, dove non arriva la statistica e la scienza ufficiale possono arrivare il buonsenso e la logica.
Di recente comunque c’è una diffusissima tendenza a confondere le terapie per cui esistono “studi scientifici” con quelle per cui esiste “l’approvazione del ministero della salute”. Si tratta di una confusione generata appositamente da organi di disinformazione.
Per la Terapia Di Bella, l’Aloe, e altri metodi esistono studi scientifici seri; il problema è che non hanno l’approvazione del Ministero della salute e non sono riconosciute in Italia.
Ma basta pensare che in altri stati, ad esempio in Germania, molte cure naturali sono passate dallo stato; e in Svizzera alcune cliniche sono convenzionate con i sistemi nazionali di altri paesi, e rimborsano qualsiasi tipo di terapia, dalla Di Bella all’omeopatia, per capire che il concetto di “cura non riconosciuta dal SSNN” non è sinonimo di “cura non valida, o scientificamente non riconosciuta”.
Tra l’altro l’Italia è l’unico paese dove esiste una guerra dichiarata contro certe cure naturali o alternative; basti pensare che le cure per malati oncologici passate da alcune cliniche svizzere sono rimborsate dalla maggior parte degli Stati europei, ma non dall’Italia, per cui risulta difficile far ricoverare in convenzione un paziente italiano.

6) Dove vengono somministrate tali cure alternative e a chi si deve rivolgere un paziente eventualmente interessato?
Dipende dalla cura scelta, e da molti altri fattori, come il luogo di residenza, e il reddito individuale.
Una cura Di Bella ad esempio costa mediamente oltre 1000 euro al mese, fino a 1600 e anche più; una somma che non tutti possono permettersi.
Come non tutti possono permettersi le somme per curarsi in una delle cliniche antroposofiche sparse nel mondo.
Il metodo Abramo unito ad una cura a base di Aloe costa invece poche decine di euro al mese e può essere affrontato da chiunque, specie se il paziente sta già sottoponendosi ad una terapia tradizionale.

7) Vi sono anche ospedali o cliniche “ufficiali” che le utilizzano?

venerdì 14 febbraio 2014

Il tribunale di Lecce ordina la cura Di Bella gratis: “Produce notevoli benefici”



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Il tribunale di Lecce ordina la cura Di Bella gratis: “Produce notevoli benefici”

Il Tribunale di Lecce ha condannato l’Asl locale a rimborsare le spese sostenute da una paziente per la terapia Di Bella. Secondo il giudice, la cura si era rivelata insostituibile e benefica.
E’ trascorso ormai molto tempo da quando, negli Novanta, in Italia, imperversava il dibattito sulla tanto discussa cura Di Bella, bocciata nel ’98. Eppure, oggi, mentre nel nostro Paese non si fa altro che parlare di un altro controverso metodo,Stamina, la terapia messa a punto dal dottor Luigi Di Bella torna a far parlare di sé.
Il giudice del Lavoro del Tribunale di Lecce, infatti, ha ordinato all’Asl la somministrazione gratuita della cura per una paziente malata di tumore rilevando come “la terapia ufficialmente riconosciuta “sia stata inefficace nel caso” di una donna, mentre il metodo Di Bella “oltre che notevoli benefici di tipo soggettivo, ha prodotto anche un miglioramento obiettivo e iconografico”. 
A nulla valgono dunqe le preoccupazioni del mondo scientifico in merito. Con la sentenza notificata il 28 gennaio scorso, il giudice del tribunale pugliese, Francesca Costa, ha condannato ugualmente la Asl a rimborsare la donna con25mila euro, ovvero le spese sostenute per la terapia Di Bella. Per il magistrato, infatti, “dagli ultimi documenti emerge una situazione clinica in cui accanto ad una progressione di malattia sono evidenti riduzioni e addirittura la scomparsa di alcune lesioni con un miglioramento rispetto al periodo pre-trattamento che rende il trattamento stesso insostituibile“.

martedì 21 gennaio 2014

Tumori, Veronesi dà ragione al metodo Di Bella: le cellule tumorali di un 30enne sono guarite


Chiedete, pretendete la somministrazione del metodo Di Bella!
 
Giovedì 9 Gennaio 2014- ROMA – Ci sono voluti parecchi anni, ma alla fine il metodo Di Bella, la cura anti-tumori a base di farmaci biologici, creata dal medico fisiologo scomparso nel 2003, è stata riconoscita valida da Umberto Veronesi.
Veronesi e Di BellaUno studio scientifico dell’Università di Firenze e approvato dall’Istituto europeo per l’Oncologia, ha confermato, infatti, la validità del metodo.
E viene da sorridere, perchè lo stesso, identico metodo fu bocciato dal ministero della Salute nel lontano 1998.  Lo studio dell’Università di Firenze è stato pubblicato sulla celebre rivista European Journal of Pharmacology ed ha avuto il benestare scientifico dell’Istituto europeo di Oncologia, capitanata dal professor Umberto Veronesi.  Sotto la lente d’ingrandimento è finito il caso di un ragazzo 32enne di Cosenza, colpito da carcinoma. Dopo la diagnosi si è rifiutato di sottoporsi alle cure tradizionali, e ha deciso di rivolgersi immediatamente a Giuseppe Di Bella, figlio del fisiologo.
Due mesi dopo, il medico dell’Istituto europeo di Oncologia, ha notato che: “obiettivamente al controllo odierno, pur mancando un’immagine che consenta un paragone, rispetto alla descrizione della Tac parametro, la lesione appare ridotta da T2 a T1. Il paziente riferisce netto miglioramento della sua patologia.”
Il giovane ha ottenuto poi una speciale ordinanza del Tribunale, che costringeva la Asl alla somministrazione gratuita della terapia.

http://www.stampalibera.com/?p=70406



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