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venerdì 6 gennaio 2017

La falsa neutralità della tecnologia

La falsa neutralità della tecnologia

Quando si parla di tecnica/tecnologia, il pensiero comune è che questa non è, di per sé, né buona né cattiva, ma che dipende dall’uso che se ne fa. Storicamente, la tecnica/tecnologia, ha sempre diviso.

Apologeti osannanti da un lato, detrattori/denigratori feroci dall’altro. Io faccio parte della seconda categoria (perché a mio modo di vedere per un apparente vantaggio che essa porta seguono inevitabilmente dieci svantaggi), ma rispetto e addirittura comprendo il pensiero di chi la difende e ne è pure entusiasta, perché questo pensiero, ancorché erratissimo a mio modo di vedere, segue comunque un suo filo logico, una sua visione del mondo e della Vita che in qualche modo fanno intendere, vedere, percepire la tecnologia come “positiva”. Lo ripeto, non sono d’accordo, ma ci sta.

Ciò che invece non tollero è quello psuedo-pensiero di massa (e il fatto che sia di massa ci dice che bisogna diffidarne in partenza perché per definizione il pensiero delle masse non è un pensiero libero), secondo il quale “la tecnologia non è in sé né buona né cattiva ma dipende dall’uso che se ne fa”. Questo concetto è relativamente recente, essendo stato formulato dal filosofo tedesco Karl Jaspers (1883-1969). In buona sostanza, afferma Jaspers, la tecnica/tecnologia è essenzialmente un fenomeno di per sé neutrale, un fenomeno le cui conseguenze dipendono, appunto, esclusivamente dall’uso che se ne fa.

Jaspers quando fece questa affermazione doveva trovarsi in leggero stato confusionale, perché nel momento stesso in cui afferma (in “Origine e senso della storia”) che la tecnica/tecnologia condiziona sempre l’essere umano che vive in quel mondo, che lo rende sempre più passivo e dipendente da essa, che questa cambia l’ambiente naturale perché ne impone uno sfruttamento che più si va avanti più diviene spinto e distruttivo, che impone una cultura del “meccanismo”, dell’automazione, della razionalità, dell’artificiosità, dopo tutto questo e altro ancora, della tecnica/tecnologia si può dire tutto tranne che sia un fenomeno neutro. Si può esserne sostenitori perché si vede l’automazione, l’artificiosità, l’automazione, come un qualcosa di positivo, oppure detrattori perché li si coglie come negativi. Per certo l’unica cosa che non si può affermare è che la tecnica/tecnologia sia un qualcosa di neutro, un qualcosa che dipende dall’uso che se ne fa.

Secondo il pensiero comune, un telefono cellulare, non è di per sé positivo o negativo ma dipende, appunto, dall’uso che se ne fa. E’ indubbio che l’oggetto telefono cellulare possa essere utilizzato in maniera intelligente, responsabile, utile, in una parola in modo “positivo” (ad esempio: rimango coinvolto in un grave incidente stradale, chiamo l’ambulanza e questa arriva in tempo a salvarmi) oppure nel suo contrario, cioè in maniera idiota (ad esempio per mettere su Facebook la pizza che stiamo mangiando al ristorante per poi avere altri idioti che commentano “che buonaaaaa”, oppure, peggio ancora, “mmmmmmmmm”!).

E fin qui è tutto vero, compreso il fatto che nel momento in cui, più o meno costretti ad usarlo, dobbiamo cercare di adoperarlo nella maniera più intelligente possibile. Il fatto è che l’analisi si ferma qui e questa non è un’analisi. Se invece si fa un’analisi seria, se si cerca di andare oltre, se davvero si vuole andare alla radice di cosa davvero sono un telefono cellulare e quella tecnologia che lo ha generato, allora si capisce che la sua essenza è inevitabilmente negativa. Lo smart-phone (o qualunque tecnologia) non è qualcosa che cade dal cielo pronto e impacchettato. Il telefono cellulare esiste perché esiste un mondo attorno che in qualche modo lo ha creato. E con delle conseguenze ben precise.
Basterà pensare alla devastazione ambientale che l’estrazione dei vari minerali necessari comporta (coltan, “terre rare”, ecc.), basterà pensare allo sfruttamento umano che questa implica (uomini e sempre più spesso bambini, che essendo piccoli riescono a “intrufolarsi” meglio nei cunicoli di queste miniere, e altrettanto spesso ci lasciano vita), basterà pensare ai ripetitori ormai ovunque che devastano il paesaggio e hanno impestato anche lo spazio, basterà pensare alle plastiche e vernici inquinanti che li compongono, basterà pensare ai danni alla nostra salute per via delle onde e dei campi elettromagnetici che il telefono cellulare genera, basterà pensare alle posizioni monopolistiche dei gestori della telefonia cellulare (posizioni monopoliste di cui la gente è sempre più vittima), basterà pensare ai fenomeni di “controllo sociale” a cui “grazie” ai moderni telefoni cellulari siamo arrivati, basterà pensare all’isolamento relazionale in cui tutti (soprattutto i più giovani), grazie anche al telefono cellulare, ci troviamo sempre più immersi, basterà pensare che questa connessione continua significa in realtà una disconnessione dal mondo vivente, basterà pensare che la tecnologia che sta dietro la telefonia cellulare è di derivazione militare (così come internet e tutto il resto), basterà pensare all’ambaradan pubblicitario e di prestiti finanziari (cioè gente che si indebita per comprarlo) che essa muove, basterà pensare che una volta gettato via e sostituito con uno più nuovo, quel telefono cellulare diventerà un rifiuto iperinquinante per i mari, le terre, l’aria che respiriamo.

Ecco, tutto questo e tanto altro, rappresenta la tecnologia che c’è dietro il telefono cellulare, e questa è la sua essenza perché inevitabile. Senza peraltro dimenticare che mentre l’utilizzo positivo del telefono cellulare (nel nostro esempio, rimango coinvolto in un incidente stradale, chiamo l’ambulanza e questa arriva d’urgenza e mi salva) è sempre potenziale, gli aspetti negativi (vedi sopra) ne rappresentano la precondizione. Senza questi non ci sarebbe alcun telefono cellulare.

Arrivati a questo punto domando: il telefono cellulare è ancora neutro? Dipende ancora dall’uso che se ne fa?

Ma si può andare ovviamente oltre. Ad esempio la tecnologia la tecnologia ci allontana progressivamente e inevitabilmente dalla natura (perché quel suo carattere di artificiosità rappresenta esattamente questo, un allontanamento dalla Natura), ci rende più schematici, più sbrigativi, più impazienti, più “veloci” (salvo però avere ritrovarci ad avere sempre meno tempo per il nostro vivere, che è/dovrebbe essere, ciò che conta), ci rende sempre più dipendenti da essa e con ciò sempre più deboli e non in grado di far fronte alla Vita autonomamente ma esclusivamente attraverso delle protesi artificiali di vario genere da cui siamo sempre più dipendenti (e il telefono cellulare è una di queste).

La tecnologia ci fa relazionare sempre più con un mondo morto anziché con quello vivo e pulsante della natura e dei rapporti umani, ci spegne progressivamente (basterà vedere la differenza di gioia, entusiasmo spontaneo, creatività, forza, coraggio, tra un bimbo nato e cresciuto nella natura ed un piccolo zombie nato in città e costretto a relazionarsi con videogiochi, programmi televisivi, ecc…).

venerdì 18 marzo 2016

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

Per secoli il più potente servizio di intelligence e raccolta dati è stato il rito cattolico della “confessione”, con cui milioni di persone rivelavano informazioni vitali al Pontefice riguardo i loro atti di colpevolezza e grazie ai quali, quindi, potevano essere ricattati assieme ai loro amici peccatori.
Ma saremmo in errore se pensassimo che il problema è stato risolto con Lutero e la sua Riforma Protestante. I preti-spia della nuova chiesa quali Google e Facebook hanno preso il posto del confessionale.
“Facebook possiede tutta la mia vita e sono preoccupato, che cosa ne faranno?’” mi ha rivelato un amico questa settimana.

E’ una preoccupazione comprensibile, che i giganti del software e dei social network hanno evitato grazie ai loro uffici legali e di pubbliche relazioni, pagati lautamente al fine di tenere il dibattito pubblico ad un livello minimo. Senza una giustificazione a prova di bomba che i nostri dati sono realmente tenuti privati, dobbiamo sempre presumere che vengano comunicati alla NSA (National Security Agency: Agenzia di Sicurezza Nazionale, ndt).

Zuckerberg e il suo Consiglio d’Amministrazione di Facebook, tergiversando con la nostra privacy, omettendo e rinviando, stanno chiaramente rivelando che sono più impauriti di “loro” che di “noi”, e si stanno piegando alle loro richieste.

Perché preoccuparci, se non abbiamo fatto nulla di male? Il personaggio agghiacciante del capo torturatore della Gestapo, lo Sturmbahnfuhrer Kessler, lo ha riassunto perfettamente nella serie televisiva sulla Resistenza Francese “L’esercito Segreto” (“Secret Army”), trasmessa dalla BBC nel 1978. Nell’episodio “In trappola” ci racconta: “Informazioni. Sono l’arma più importante che abbiamo. Informazioni. Ed il mio lavoro è ottenerle. Ogni governo in lotta contro il terrorismo ha ed avrà sempre questo problema.”

Certo, quelle spie malate di potere alla NATO hanno oltrepassato il limite, sono entrate in territorio Gestapo, dove hanno deciso di trattare la popolazione dell’intero pianeta allo stesso modo in cui i Nazisti e il personaggio Kessler facevano con la Resistenza Francese. Ottenendo le nostre informazioni private senza passare da un giudice hanno infranto la legge e criminalizzato il loro stesso lavoro. L’enorme abuso nazista di informazioni private fu la ragione principale per cui vennero promulgate quelle leggi, al fine di evitare che un giorno potesse riaffermarsi qualcosa di simile alla Gestapo.

Nessuno rischia il confronto con la NSA & il mantenimento della privacy
Come utenti di Internet abbiamo bisogno di una rassicurazione ferrea sul fatto che i nostri dati siano veramente privati, ma non l’abbiamo mai avuta. Non ci viene più richiesto di avere solamente una password, ormai consegniamo direttamente le chiavi delle nostre vite. Un qualcosa che durante il Medioevo il Vaticano avrebbe potuto solamente sognarsi. Partendo dal nostro numero di cellulare, data di nascita, cognome da nubile della madre (per aiutare a costruire il nostro albero genealogico), e continuando con le nostre scuole primarie e secondarie (per quei registri degli alunni dimenticati), l’intelligence della Nato, GCHQ e del NSA sanno molto più su di noi che noi stessi.

Che cosa succede quindi? Qualcuno potrebbe lasciare le nostre informazioni su un treno o perderle a causa di comunicazioni disattente con una società privata. Qualora non filtrassero, il crimine organizzato potrebbe comunque pagare profumatamente impiegati senza scrupoli al fine di scavare nella vita dei loro nemici politici. Nel Settembre del 2013 la debole SOCA (Serious Organised Crime Agency: Antimafia inglese, ndt) ha provato che non solo i detective privati senza scrupoli che hanno creato un crimine organizzato trafugando e sottraendo dati privati non verranno perseguiti a fin di legge, ma neanche i loro nomi saranno resi pubblici. A Londra il mercato nero del furto di dati ha ottenuto un altro semaforo verde.

La raccolta di dati quali il cognome da nubile delle nostre madri viene fatta in nome della “sicurezza” dei nostri account online, tuttavia recentemente usando il “codice di verifica” di Yahoo inviato sul mio cellulare con un sms, mi è apparsa una schermata che mi informava che qualcuno stava cercando di violare la mia identità con un codice falso e che quindi sarei rimasto fuori dal mio account. Che cosa stiamo ottenendo quindi in cambio dei nostri dati personali? Nulla? O qualcosa di molto peggio?

Chiamatemi pure cinico ma in sostanza l’idea di poter scegliere tra “pubblico” e “privato” sui social network serve solo a indicare alle spie quali informazioni potrebbero essere usate contro di noi. Politici e giornalisti, cosiddetti opinion-formers (coloro che formano un’opinione che poi il pubblico dibatterà, ndt), sono il bersaglio primario quando si parla di cellule di Operazioni Informative e Guerra Psicologica.

E’ venuto alla luce che gli spyware trovati nel 2005 sul network di Vodafone in Grecia ascoltavano attentamente i telefoni privati dei più importanti politici del paese e l’ingegnere che rivelò al mondo la cosa, Kostas Tsalikidis, si crede comunemente che sia stato “suicidato” appena dopo il suo racconto su questa intrusione tecnocratica nella politica democratica. Chi voleva conoscere dall’interno la posizione greca sulla rinegoziazione del debito sovrano? Con chi stavano negoziando all’epoca?

Vodafone molto di rado è una compagnia telefonica “per la gente”, ma molto spesso è una compagnia per la creazione di percorsi alternativi al fine di evitare le tasse e occasioni per vedere che cosa riescono ad ottenere. Avendo uno smart phone con la connessione internet, mi sembra di essere diventato una sorta di giocattolo nelle mani di Vodafone. Navigando tra i dati in questi giorni ho scoperto che il microfono del mio telefono può essere spento in remoto in ogni momento, anche nel bel mezzo di una telefonata. Molto elegante come cosa, non hanno neanche più bisogno di licenziarmi, possono semplicemente silenziarmi da lontano.

Lasciare messaggi sulle caselle vocali dei deputati quando non so se il mio microfono funziona o no è diventato una sorta di gioco del gatto col topo. Per quanto ancora continuerò a cercare di invitare i politici alla radio prima che gli hacker mi fermino? Adesso gli hacker riescono a separare un giornalista dalla sua fonte con il clic di un mouse, o forse anche solo con un semplice programma che il colossale mainframe della NSA svolge per loro.

Ho pure disinstallato Twitter la scorsa settimana perché quella dannata applicazione mi bloccava internet e avrebbe tagliato fuori il mio collegamento telefonico completamente se solo ne avesse avuto voglia. La vita è diventata molto più semplice senza Twitter in giro sul mio telefono a fare disastri. Ma ecco il problema: stiamo parlando di Twitter, non delle spie, il quale richiede che la sua applicazione abbia il permesso di modificare la mia rubrica (come scusa?) e le impostazioni del mio account protetto. Twitter si sta piegando a 90 agli spioni.

I rapporti ufficiali con l’elite di delinquenti del Bilderberg
La maggior parte di noi è a conoscenza dei disonesti banchieri “tecnocrati” di Goldman Sachs e del loro spietato controllo, in sempre più paesi Europei, sull’emissione di leggi e sulla rigorosa spesa pubblica. Cosa ne pensiamo invece dei guru corporativi dei social network, ai quali il termine “tecno” potrebbe essere applicato in maniera anche più precisa? Proprio come sopra: Facebook, Twitter, LinkedIn, Google e Amazon sottoscrivono tutti assieme il credo Bilderberg, partecipando agli incontri segreti dell’elite transatlantica.

giovedì 12 novembre 2015

Programma per non danneggiare la ghiandola pineale, gli occhi e la salute in genere

Installa Questo Programma Per Non Danneggiare La Pineale

Gli schermi di computer, tablet e telefoni cellulari emettono luce a spettro completo con picchi nella frequenza del blu-verde, quindi se questi dispositivi vengono usati dopo il tramonto disturbano il nostro ciclo circadiano impedendo la secrezione della melatonina: avremo quindi problemi ad addormentarci ed il nostro sonno non sarà riposante. Inoltre anche i nostri occhi e il nostro umore saranno influenzati da queste frequenze che non dovrebbero esserci la sera. Esiste un rimedio e puoi istallarlo gratuitamente sul tuo computer e smartphone!

L’esposizione alle frequenze di luce blu-verde dei monitor al momento sbagliato della giornata può tenervi svegli fino a tardi nel letto ed interferire con la qualità del vostro sonno. Gli effetti negativi della luce durante la notte sul sonno e sul ritmo circadiano possono essere eliminati sostituendo le tonalità luminose blu-verdi con quelle che virano verso il rosso o l’arancio dopo il tramonto. Esiste un programma che puoi installare che fa proprio questo!
  • Durante il giorno gli schermi di computer, tablet e smartphone possono andare bene avendo uno spettro completo ma appena tramonta il sole il nostro corpo comincia a produrre ormoni diversi per prepararsi per il sonno. Quindi la sera i nostri occhi non dovrebbero guardare una luce a spettro completo e con picchi sul blu-verde, dato che squilibrerebbe tutto e con il tempo creerebbe dei problemi cronici.
  • La luce artificiale che colpisce la retina tra il tramonto e l’alba comporta effetti psicologici durante la notte. Inibisce i neuroni del sonno e ne stimola altri a produrre nell’ipotalamo le orexine, le proteine che ci tengono svegli, bloccando inoltre il rilascio notturno di melatonina, ormone dall’effetto soporifero. La melatonina è anche un potente anticancro, tanto che viene prescritta nella cura di Bella e in tante altre terapie, quindi è bene che venga prodotta nel nostro corpo!
  • Il picco di luce blu-verde dei monitor danneggia anche la retina nel lungo termine: infatti il nostro occhio ha dei pigmenti che filtrano naturalmente questi luce cercando di dare all’occhio uno spettro uniforme, ma col tempo la sollecitazione della retina può diventare eccessiva e creare una reazione chimica che genera elementi tossici per le cellule dell’occhio.
  • Se hai uno di questi sintomi sono gli effetti della luce blu-verde sul corpo:
    • Rossore e occhi irritati;
    • Stanchezza degli occhi;
    • Visione offuscata;
    • Nervosismo;
    • Affaticamento;
    • Dolore alla schiena;
    • Mal di testa.
Ti capita di essere costretto a lavorare di notte davanti lo schermo o alzarti per trascrivere la nuova geniale idea per il tuo progetto? Da ora puoi farlo senza dover danneggiare i tuoi occhi e il tuo sonno. La soluzione si chiama f.lux ed è un software gratuito da installare.
f.lux ci aiuta rimuovendo la frequenza di luce blu-verde ed impostando dei colori caldi e rilassanti per gli occhi che non interferiscono con la ghiandola pineale.

Ci possono volere un paio di giorni per abituarsi ai nuovi colori di notte, quindi si consiglia di impostare i colori notturni in f.lux a tutto ciò che si sente bene ai vostri occhi. Dopo un paio di giorni con f.lux, puoi sperimentare le impostazioni per scaldare ancora di più luce. L’impostazione di default è 3400K (temperatura di colore) e su Windows rimuove circa 3/4 della luce blu e la metà della luce verde. È possibile rimuovere completamente la luce blu-verde scegliendo “Expand color range” per sbloccare i colori più profondi in Windows (in “Settings” -> “Lighting at night” -> “Expand color range”).

Io anche di giorno ho impostato f.lux per togliere un pò di luce blu-verde, dato che stando per lavoro molto tempo davanti al monitor non è benefico ricevere questo spettro squilibrato. f.lux quando il sole tramonta, rende il nostro monitor più caldo e piacevole e non freddo e abbagliante. Mentre di giorno lascia tutto com’è a meno che non decidi di fare come me e farlo filtrare un pò.

Il software è disponibile per Windows, Mac, Linux, Ipad e Iphone! Scaricalo ora gratuitamente qui e condividi questo articolo con i tuoi amici e familiari per migliorare la qualità del sonno e la salute in generale. E a parte questo, si lavora molto meglio e piacevolmente con f.lux!

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sabato 22 marzo 2014

La cancellazione dei dischi rigidi dell'intelletto


Danno al cervello ed al sistema nervoso centrale

"Già nel 2001, alcuni medici giapponesi hanno denunciato che un numero crescente di persone sui 20 - 30 anni soffrono di una grave perdita di memoria e di una ridotta capacità di giudizio. "Oggi i giovani stanno istupidendo", ha affermato un professore giapponese di neurobiologia."
Le radiazioni emesse dai telefoni cellulari causano gravissimi danni a tutto il sistema nervoso. Già nel 1977 i ricercatori sapevano che livelli molto bassi di microonde applicati al cervello possono dar inizio rapidamente ad una rottura della barriera ematoencefalica. Questo accade quando la radiazione fa sì che l’albumina filtri dai capillari ed invada il tessuto cerebrale circostante, provocando un danno neuronale. Le molecole nocive presenti nel sangue, compresi gli agenti patogeni, penetrano quindi nel sistema nervoso centrale, con esiti drammatici. Nel 1988, alcuni scienziati svedesi avviarono una serie di studi sugli animali per avere la conferma che le radiazioni dei telefoni cellulari causano la rottura della barriera ematoencefalica. Essi scoprirono che quelle infiltrazioni possono verificarsi dopo appena due minuti di esposizione alle microonde, ed a livelli di intensità di solo 1/10.000 di watt, un valore che è migliaia di volte più basso rispetto alle radiazioni assorbite dal cervello di chi utilizza un telefono cellulare. Alcuni scienziati finlandesi hanno scoperto che le radiazioni dei telefoni portatili sono in grado attualmente di far restringere le cellule cerebrali, rendendole più permeabili alle tossine che vi filtrano dentro.
Nel 2003, dei ricercatori britannici hanno dimostrato che le radiazioni dei telefoni cellulari alterano la forma delle proteine cerebrali, causando la loro aggregazione e la formazione di fibrille di proteine patologiche simili a quelle che si trovano in pazienti affetti dal morbo di Alzheimer e di Parkinson. Quello stesso anno, gli scienziati svedesi hanno pubblicato uno studio sul cervello dei ratti esposto alle microonde dei telefoni cellulari. Essi hanno scoperto che il danno subito dalle cellule nervose nella corteccia, nell’ippocampo (centro della memoria) e nei gangli basali era grave. I ratti esposti presentavano un numero sorprendente di cellule neuronali morte, mostrando effettivamente delle cavità nei loro cervelli come conseguenza del danno. Gli scienziati hanno concluso che, dopo alcuni decenni di uso quotidiano, coloro che usano i telefoni cellulari subiranno delle conseguenze drasticamente negative per i loro cervelli, probabilmente verso la mezza età.

Nel febbraio 2006, alcuni ricercatori cinesi hanno dichiarato che l’esposizione cronica alle radiazioni dei telefoni cellulari GSM riduce l’attività sinaptica nei neuroni dell’ippocampo, mentre dei ricercatori francesi hanno scoperto che le proteine abnormi riscontrate nei casi di Alzheimer si depositano sempre prima nell’ippocampo. Ecco perché la perdita di memoria è uno dei primi sintomi di demenza, ed è un effetto secondario comune dell’utilizzo di telefoni senza fili. Studi dell’Università di Washington hanno dimostrato che i ratti esposti alle microonde pulsate subivano un danno ai centri dell’apprendimento a lungo termine e della memoria. Questi ratti erano diventati lenti nell’apprendimento ed avevano dei problemi ad orientarsi nel loro ambiente. Il neurotrasmettitore acetilcolina, necessario per numerose funzioni cerebrali, nei cervelli dei ratti esposti si era ridotto dopo appena 45 minuti.

I neuroni cerebrali irradiati muoiono rapidamente perché le cellule nervose non hanno un’alta capacità di riparare il loro DNA. I ricercatori dell’Università del Kentucky sono rimasti di stucco quando hanno scoperto che i cervelli sottoposti ad autopsia di 89 anziani cognitivamente normali presentavano la stessa patologia riscontrata nei cervelli colpiti dall’Alzheimer, compresi decomposizione necrotica, depositi di amiloide e placche senili. Essi hanno ipotizzato che queste persone siano andate avanti comunque normalmente perché possedevano un’ampia riserva cerebrale che ha loro permesso di funzionare normalmente malgrado il carico patologico. E’ ovvio che i maniaci dei cellulari, che ammazzano rapidamente i propri neuroni con le radiazioni, non avranno a disposizione quella riserva durante la vecchiaia. La rivista medica britannica The Lancet ha reso noto nel dicembre 2005 che le percentuali mondiali di Alzheimer stanno salendo alle stelle.

I Giapponesi sono tra le persone più "cablate" sulla Terra. Novanta milioni di utenti giapponesi di telefoni cellulari giocano ai videogiochi, scaricano musica, leggono le notizie e guardano persino la TV sui loro telefoni cellulari. Già nel 2001, alcuni medici giapponesi hanno denunciato che un numero crescente di persone sui 20 - 30 anni soffrono di una grave perdita di memoria e di una ridotta capacità di giudizio. "Oggi i giovani stanno istupidendo", ha affermato un professore giapponese di neurobiologia.

Non sono i soli. Uno studio sull’alfabetismo, condotto nel 2005 su 19.000 giovani Statunitensi, dà da pensare. Solo un laureato su tre è capace di leggere un libro complesso traendone qualcosa. Il rapporto giungeva alla conclusione che una maggioranza schiacciante di studenti universitari non è in grado di capire le argomentazioni che si trovano nell’editoriale di un quotidiano, o di comprendere una semplice tabella comparativa. Ciò nonostante il rapporto dichiarava questi studenti, pateticamente deboli, più "intelligenti" rispetto ad un adulto statunitense medio. Anche se i commentatori attribuiscono questo scandaloso stato di decadimento funzionale ad un problema di alfabetismo, probabilmente si tratta del triste destino di una generazione che si è sottoposta incautamente alle radiazioni per almeno un decennio. Questi giovani adulti hanno semplicemente cancellato i dischi rigidi del loro intelletto?

Le radiazioni emesse dai telefoni cellulari causano delle carenze nelle funzioni motorie, nella memoria e nell’attenzione, requisiti necessari per guidare in sicurezza, secondo studi effettuati dalle assicurazioni inglesi. Un guidatore medio che parla al cellulare è infatti, nelle funzioni e nel tempo di reazione, più lento di un ubriaco. Gli studi dimostrano che il tempo di reazione indebolito dalle radiazioni è in realtà del 30% più lento rispetto a quello indebolito dall’alcol. Coloro che guidano telefonando sono meno capaci di procedere ad una velocità costante e incontrano più difficoltà a mantenere la distanza di sicurezza dal veicolo che li precede. Il telegiornale della BBC ha riferito nel 2005 che i guidatori sono quattro volte più portati ad avere incidenti quando sono al telefono, anche se usano il sistema “hands free”, che permette di tenere le mani sul volante. Sempre nel 2005, delle ricerche federali hanno riportato che l’uso di un telefono cellulare alla guida è una delle cause principali di incidenti stradali, e che i dispositivi “hands free” hanno poca utilità in termini di sicurezza. Lo studio dell’Università dello Utah ha dimostrato che gli adolescenti al telefono guidano come gli anziani. Si metta al volante un ventenne con un telefono cellulare, anche con le mani libere: i suoi tempi di reazione saranno gli stessi di un guidatore di 70 anni, affermano gli autori dello studio. Dei guidatori più anziani al telefono sarebbero probabilmente ad altissimo rischio.

Conclusione: tutti noi, che viviamo in uno stato di polizia a radiazione intensiva, rischiamo di incorrere in una diminuzione della funzionalità mentale e nella demenza precoce, che significa che possiamo finire proprio come quei maniaci che ci hanno messo in questo pasticcio.

Tratto da: comedonchisciotte.net Articolo correlato: Aggiornamento sui telefoni cellulari

lunedì 6 gennaio 2014

I cellulari sono cancerogeni: ecco le prove e come tutelarsi

In Internet gira un'immagine piuttosto provocatoria: quella di uno smartphone che reca sul dorso il simbolo del triangolo giallo indicante il pericolo radiazioni e la scritta – sulla falsariga dei messaggi che compaiono sui pacchetti di sigarette: “Il telefonino provoca il tumore al cervello”. 

La notizia non è nuova. Sono anni che gli esperti studiano gli effetti dei campi elettromagnetici generati dai nostri apparecchi cellulari, ma ora ci sono ben 66 studi epidemiologici che non lasciano dubbi: le radiazioni elettromagnetiche sono responsabili dell'aumento dei tumori al cervello nella popolazione umana. Lo confermano, tra l'altro, 21 esperti che lavorano per l'International Agency for Research on Cancer (l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) e l'Oms, l'Organizzazione Mondiale della Sanità.


I telefonini operano in una frequenza che varia da circa 800 a 2400 megahertz, la stessa utilizzata dai forni a microonde. La loro potenza è ovviamente molto inferiore, altrimenti ci ucciderebbero in pochi secondi, cuocendoci il cervello, ma è comunque sufficiente a scaldare la nostra materia grigia. In quella gamma di onde, le radiazioni prodotte sono radiazioni non ionizzanti o radiofrequenze, che possono causare danni al DNA delle cellule del corpo e incentivare la formazione di radicali liberi – notoriamente cancerogeni - all'interno delle stesse cellule.

Uno dei rischi più seri è lo sviluppo del glioma, un tipo di cancro dell'encefalo. Lo studio Interphone, svolto in 13 paesi, ha stimato che per aumentare considerevolmente l'insorgenza di questo tipo di tumore è sufficiente un'esposizione di più di 27 minuti al giorno alle radiazioni emesse da un cellulare in un arco di 10 anni.

La notizia buona è che bastano pochi e semplici accorgimenti per limitare i rischi. In media, un moderno smartphone emette circa 500 milliwatt di frequenza se tenuto all'orecchio. Se allontanato dal cranio di un solo centimetro, ne irradierà 400 milliwatt. E se allontanato da un palmo dalla testa (circa 20 centimetri), irradierà meno di 1 milliwatt al cervello: 500 volte meno. Gli auricolari a flio, limitando in maniera evidente il campo elettromagnetico prodotto dal telefono cellulare, sarebbero la soluzione migliore, da  preferire addirittura agli auricolari bluetooth, che sono comunque un'apparecchiatura elettronica. 

L'Università di Örebro, in uno studio coordinato dallo scienziato e ricercatore Lennart Hardell, ha inoltre evidenziato un effetto biologico importante: l'utilizzo di cellulari e di altri dispositivi wireless fa crescere il livello di transiretina, la proteina contenuta nel liquido cefalorachidiano che solitamente si innalza per difendere l'encefalo da fattori nocivi. Ciò dimostra che il cervello percepisce le radiazioni come dannose. Secondo l'università svedese, usare per più di 10 anni telefonini o apparecchi senza fili appoggiati sempre allo stesso orecchio moltiplica da tre fino a cinque volte e mezzo il rischio di ammalarsi di glioma.

I soggetti più a rischio sono i bambini e i ragazzi fino a 20 anni. Il loro cervello è ancora in fase di sviluppo ed è maggiormente suscettibile alle onde radio, sia per le dimensioni ridotte della loro testa, sia per le ossa del cranio più sottili. Inoltre, le cellule di un soggetto giovanissimo si moltiplicano più rapidamente e sono dunque più sensibili a danni nel DNA. 
A riguardo, l'associazione medica di Vienna raccomanda ai minori di 16 anni di non utilizzare il cellulare, mentre la città francese di Lione lo sconsiglia ai minori di 12 anni. 

Un altro scienziato americano, George Carlo, ha speso 27 milioni di dollari in tre anni di ricerche e ha notato che gli organi e i tessuti poco vascolarizzati, dove è più difficile la dissipazione del calore, sono quelli più sensibili agli effetti termici: gli occhi, il fegato, le ghiandole riproduttive, lo stomaco, la vescica e in generale gli organi con elevato contenuto d'acqua.
La ricerca di Carlo ha inoltre evidenziato che il cellulare può danneggiare le funzioni di rigenerazione del sangue, modificare i livelli di ormoni e abbassare la produzione di melatonina, l'ormone che regola i ritmi del sonno e che ha un ruolo fondamentale nel sistema immunitario.

Ma se i rischi sono così evidenti, perché se ne parla così raramente? Ormai la telefonia mobile è un affare da 40 miliardi di dollari l'anno e gli interessi economici sono tali che – per chi ne fa un business - la salute passa in secondo piano. Per fare un esempio, il numero di cellulari in Italia è oggi pari a circa 44 milioni, maggiore addirittura di quello delle automobili circolanti (erano 37 milioni nel 2010). 
Inoltre, a volte l'ignoranza dei governi gioca a sfavore.  
Una norma contenuta nel “decreto sviluppo” approvato dal Governo nello scorso ottobre ha innalzato del 70% i limiti degli impianti di telefonia mobile e del 30 per quelli di radio e tv. Sarà così possibile navigare in Internet con il proprio smartphone, ma questo porterà a una “necessaria invasione” di nuove antenne (pare verranno installati 15-20.000 nuovi impianti nei prossimi due anni). 
La notizia è assurda se si pensa che in Italia c'è già stata una sentenza in cui i giudici hanno dato credito allo studio del professor Hardell e riconosciuto la validità delle ricerche scientifiche che affermano il nesso tra utilizzo di cellulari e tumori. 
È vero: non si può fermare il progresso, ma se parlare al telefonino vogliamo davvero definirlo progresso, dovremmo spendere le nostre ricerche non solo per migliorare le funzioni dei nuovissimi smartphone, ma anche per comprendere come possiamo limitarne i possibili (ormai evidenti) rischi. 

Nel frattempo, quali soluzioni ci rimangono?
Potremmo elencarne alcune:
* Quando non si utilizza il cellulare, posizionarlo il più lontano possibile dalle parti del corpo maggiormente sensibili, ovvero la testa, il cuore e i genitali. Le donne potrebbero portarlo nella borsetta; gli uomini nella tasca posteriore dei pantaloni, in modo che i glutei possano fungere da “schermo”;
* Durante la chiamata, prediligere l'utilizzo di auricolari o del vivavoce;
* Evitare di muoversi durante una chiamata, poiché durante gli spostamenti geografici l'antenna del cellulare “lavora” di più;
* scegliere un telefonino che abbia un tasso di emissione/assorbimento elettromagnetico basso.

Il tasso di assorbimento elettromagnetico (SAR) indica la percentuale di energia elettromagnetica assorbita dal cervello umano quando questo viene esposto all'azione di un campo elettromagnetico a radiofrequenze. C'è uno studio (1) che ha analizzato centinaia di modelli attualmente sul mercato e secondo il quale Samsung sarebbe la marca che realizza cellulari con SAR più basso. Il famoso Galaxi S III vanta un ottimo 0,52 W/Kg, mentre un iPhone 5 ha un valore quasi doppio (0,90 W/Kg).

Tutto qui?

Ci sarebbe anche un'altra soluzione. Quella di trasmutare la risposta del nostro corpo alle radiazioni elettromagnetiche, affinché il nostro corpo non le riconosca più come nocive, e perciò non attivi la modalità “lotta e fuggi”, quella che fa andare in stress e che ci causa ogni genere di malattia. Fantascienza?
No, psicologia quantistica. Lo scienziato americano Bruce Lipton ci insegna che la nostra biologia risponde agli ordini che derivano dalle nostre credenze. Sono le credenze radicate nel nostro inconscio a dettare al nostro corpo le risposte fisiologiche da attuare. Partendo proprio dai presupposti scientifici della scuola di Lipton, dai principi della fisica quantistica e delle psicologie quantistiche, il dr Marco Fincati è riuscito a elaborare un Metodo (definito "del Riequilibrio Quantico Integrato" o "Metodo RQI") per tradurre tutto ciò in un risultato possibile: cambiare le credenze della mente per cambiare le risposte del corpo. I più scettici hanno assistito dal vivo, durante i suoi corsi, a come questo sia possibile anche in soli pochi minuti (e verificabile attraverso un test muscolare). 
Usando un paragone un po' azzardato ma che rende bene l'idea: così come gli yogin indiani sanno camminare sui carboni ardenti senza scottarsi i piedi, anche voi potreste imparare a utilizzare il cellulare e la tecnologia wi-fi con minori conseguenze per la vostra salute.

Fonti:
http://www.elettrosmogtex.com/pdf/manuale.pdf

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