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sabato 25 marzo 2017

Calcio: Arma di distrazione di massa

E’ lo sport del calcio il nuovo strumento di controllo degli Illuminati?
Qualcuno le chiama “armi di distrazione di massa”, passatempi ricreativi per distogliere l'attenzione delle masse dalle nefandezze messe in opera dall'èlite che governa il pianeta e acquietarne il desiderio di uguaglianza e giustizia. Il calcio, il gioco-idolo dell'età contemporanea, si presta perfettamente a questo scopo. Con il suo giro di affari che si aggira sui 9 miliardi di euro annui, il calcio intrattiene e distrae circa 40 milioni di Italiani.

In fondo che cos’è il calcio? Un gruppo di 22 persone, suddiviso in due sottogruppi, che rincorrono una palla prendendola a calci su un prato per 90 minuti.
Intorno ad essi ci sono circa 80 mila persone che li guardano per due ore, più milioni di persone che li guardano in televisione.
Poi qualche partita spesso finisce sulle prime pagine dei giornali, alimentando discussioni e pettegolezzi per giorni e giorni.
Fin qui nulla di male. Certamente tutti gli sport sono divertenti da giocare e divertenti da guardare. Eppure, se si distoglie per un attimo lo sguardo dalla sua valenza ludica, si avverte quasi una sorta di regia occulta finalizzata a rendere il gioco del calcio uno dei maggiori business internazionali e un raffinato anestetico sociale.

Secondo i dati diffusi dalla lega calcio, i ‘sostenitori’ italiani del gioco del calcio sono circa 37 milioni di persone, i quali contribuiscono, con soldi propri, ad alimentare un giro di affari (compreso l’indotto) che si aggira sui 7,5 miliardi di euro, quasi il 5% del PIL italiano. Degli 8 miliardi raccolti dalle scommesse, quasi il 90% delle puntate deriva dal calcio. Lo stato italiano, dall’industria del calcio, ricava più di 1 miliardo di euro.
Per farsi un’ulteriore idea sul denaro che gira nel mondo del gioco del calcio, basta guardare la classifica dei 10 giocatori più pagati in Italia, i quali raccolgono da soli 34,7 milioni annui di stipendio.
Se i dati economici sono impressionanti, quello che sconcerta davvero è il fenomeno della tifoseria, o meglio, di quello che può definirsi a tutti gli effetti il ‘fanatismo calcistico’. I tifosi sono ovunque, provengono da ogni fascia socio-economica e sembrano moltiplicarsi di anno in anno.

Essi permettono che una partita di calcio condizioni le loro scelte di vita, regolando il loro tempo libero sui giorni e gli orari delle gare. Tutto sembra secondario: vita di coppia, educazione dei figli, acculturazione, aria aperta, vita sociale. Il primato spetta al nuovo idolo dei tempi moderni: il Dio Calcio che non ammette di essere messo in secondo piano.

Nonostante la grande maggioranza dei seguaci del culto del calcio appartenga alla classe impiegatizia e operaia, piuttosto che scandalizzarsi dei milionari compensi delle 22 persone che stanno in mezzo al campo, questi contribuiscono con una parte del loro stipendio ad alimentarne il business in nome della passione per la squadra di calcio della propria città, che per il 95% è formata da gente che proviene o da altre città italiane, o addirittura dall’estero . E allora per cosa tifano?
Molti degli appassionati di calcio conoscono perfettamente il nome di ogni singolo giocatore, sa esattamente quali sono le sue caratteristiche di gioco e sa perfettamente cosa sia successo in ogni singolo istante di una partita, dall’inizio fino alla fine. Per questi lo sport è più che un intrattenimento: è una ragione di vita. Con le nuove generazioni, il numero dei fanatici sportivi sembra aumentare in modo esponenziale.

Ancor più misterioso è l’interesse che segue quello che è successo sul prato nei 90 minuti di gioco. Per un’intera settimana, giornali e trasmissioni televisive discutono di quanto è avvenuto nel corso della partita, dando copiosi argomenti alle persone per discutere intere ore di… un gioco! E’ come se dopo una tornata di nascondino, i partecipanti discutessero delle varie strategie adottate durante il gioco. Magari litigando e spendendo soldi… ci si divertirebbe ancora così?
Infine, il fenomeno che più sconcerta e lascia interdetti è la violenza che il calcio è in grado di generare nell’animo dei tifosi. C’è la violenza manifesta, messa in opera da persone che in nome di un simbolo (quello delle squadra) che nemmeno gli appartiene, sfascia interi pezzi di città, si scontra con i propri avversari (per non dire nemici) dandosele di santa ragione. Spesso si finisce in ospedale e qualche volta all’obitorio. Ogni partita porta dietro di sé lo strascico di quello che viene definito ‘tifo violento’.

venerdì 3 febbraio 2017

Graham Hancock: la civiltà perduta non era materialistica, conosceva l’essenza immortale

“Credo che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra, che non si occupava primariamente di cose materiali”.

Graham Hancock, qui intervistato da Nick Polizzi, è stato in passato un giornalista per gli affari esteri del ‘The Economist’, ma da ormai 25 anni si dedica totalmente all’indagine dei misteri del nostro passato umano.

D: Pensi che le civiltà del passato fossero tecnicamente avanzate come noi oggi o forse di più? E nel caso, dove sono sepolti i loro computer? Dove è il computer di 18.000 anni fa? Quando pensiamo alla tecnologia, la raffiguriamo sempre in questo modo!

GH: La mia risposta è che se vogliamo veramente comprendere la storia, dobbiamo smettere di guardarla come in uno specchio. Invece, dobbiamo cominciare a guardarla come fosse una finestra dalla quale possiamo vedere ciò che è veramente accaduto, piuttosto che proiettare noi stessi nel passato. Non c’è nessuna ragione al mondo, perché una precedente civiltà dovrebbe aver seguito la stessa rotta tecnologica nostra. Anche se avesse avuto la capacità di fare questo, avrebbe potuto scegliere, per ragioni morali o altro, di confrontarsi con la sacralità della terra, per esempio, piuttosto che sfruttare la petrolchimica.
Noi abbiamo scelto di andare per questa strada, ma non c’è alcuna certezza che una civiltà precedente avrebbe fatto lo stesso. E nel percorso che abbiamo scelto di intraprendere, abbiamo posto grande enfasi sul vantaggio meccanico, cosa in cui siamo veramente bravi. Con questo facciamo cose incredibili. Ma forse in questo nostro processo, abbiamo ottenuto che scemassero altre facoltà della mente umana. Siamo diventati dipendenti dalla tecnologia meccanica e non conosciamo più le altre facoltà della mente umana, di cui si parla ripetutamente nelle tradizioni di tutto il mondo, come per esempio la telecinesi, che muove oggetti con il potere della mente, o la telepatia eccetera.
Può darsi che come esseri umani in generale, in passato, avessimo quelle capacità, ma le abbiamo perse, ci siamo addormentati. La nostra società ci ha cullati in uno stato di sonno. Siamo così orgogliosi della nostra tecnologia, così colpiti da ciò che ha saputo raggiungere, che abbiamo dimenticato cosa avremmo potuto fare se avessimo preso un’altra strada.
Penso che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra e che non riguardasse primariamente le cose materiali. Piuttosto riguardava il far crescere e nutrire lo spirito umano, e questo viene riflesso anche nei miti. Quando la civiltà perduta di Atlantide, o come altro vogliamo chiamarla, si è allontanata da quella via, è piombata nel materialismo; quando si perde di vista l’obiettivo spirituale, ecco in quel momento, avviene il pericolo.

D: C’è la possibilità, secondo te, che membri di quella civiltà possano essere sopravvissuti ed essere tra noi?
GH: No, erano esseri umani proprio come noi. Sono nascosti tra noi in termini di idee, concetti… questo è ciò che è importante chiarire. Le idee sono ciò che vive o può vivere in eterno. È l’idea della civiltà perduta, dei maghi, degli dei, dei civilizzatori, che se ne andarono per il mondo cercando di tenere viva la fiamma della civiltà: quest’idea è molto forte nelle memorie dell’umanità e nessuna razionalizzazione o scetticismo scientifico potranno disfarsi di questo. Nei nostri cuori sappiamo tutti che è vero.

D: Tu affermi spesso che gli Egizi hanno impiegato le loro migliori menti, per 3000 anni, sul mistero della morte.
GH: Questo riguarda esattamente ciò di cui stiamo parlando ora, perché gli antichi Egizi furono gli eredi di una tradizione precedente. Credo si trattasse della tradizione di una civiltà perduta, la quale aveva come punto di attenzione principale le verità eterne e la possibilità di una vita edopo la morte e non le cose materiali e la vita fisica.
Ora, nella nostra società, quando parliamo di vita eterna o immortale, le persone cominciano a pensare in termini di transumanesimo: al fatto di installare degli oggetti nei nostri cervelli (un pensiero agghiacciante, orribile e repellente) o persino al fatto di fare un download della propria coscienza in una macchina. Che pensiero narcisistico è mai questo?
Abbiamo già un incredibile meccanismo di immortalità: la reincarnazione. Perché mai una persona dovrebbe diventare un transumanista e tenere lo stesso corpo per sempre o fare un download della sua coscienza in una macchina, quando il meccanismo della reincarnazione ci permette di vivere molte vite diverse, beneficiando dell’apprendimento di quelle differenti esperienze?
Ora ovviamente non posso provare che esista la reincarnazione, ma è molto probabile che essa sia una realtà. Penso fosse Voltaire che disse: “non è cosi improbabile che nasciamo due volte, anziché una sola”. E poi perché no? Ci sono molte prove per questo. E se la reincarnazione è possibile, allora noi non siamo i nostri corpi. Qualsiasi cosa siamo, comunque non siamo i nostri corpi… perché questi sicuramente muoiono.
C’è invece una parte immortale in noi, chiamiamola anima, essenza, spirito: questo è ciò che si reincarna. E io credo che la civiltà perduta fosse molto concentrata sull’essenza immortale dell’essere umano e che lo fu per un tempo molto lungo. Poi accadde, gradualmente, che ci si allontanò da questo e nel contempo si sviluppò il materialismo. Ma originariamente non era una società materialistica. Non dovremmo comunque aspettarci di ritrovare per forza tracce materiali riconoscibili, simile alla tecnologia che abbiamo creato noi nel 20º e 21º secolo.

D: Credi che le piante sciamaniche che fanno avere visioni, possano aver avuto un ruolo importante nello studio della morte nella cultura egizia?
GH: Sono certo che lo ebbero. Infatti gli antichi Egizi misero al lavoro per 3000 anni le loro migliori menti, sul mistero di ciò che ci accade quando moriamo e in quel progetto si servirono di un gran numero di “alleati vegetali”. Sappiamo che la Nymphaea Caerulea, il Loto Egiziano, è una pianta che dona visioni.

D: Hai sperimentato su di te l’ayahuasca? E’ vero che aumenta le visioni interiori rispetto a ciò che accade quando moriamo e alla possibilità di reincarnarci?
GH: Di nuovo non posso provare che ciò sia corretto, ma posso solo dire che effetto questa pianta abbia avuto su di me. Le mie esperienze con l’ayahuasca, mi hanno fatto capire che tutto ciò che facciamo in questa vita, ha importanza. Tutto conta, tutto sarà pesato e considerato.
Ci viene data la preziosa opportunità di essere nati in un corpo umano. È un’opportunità molto rara nell’universo come tale… essere un essere umano, avere il potere di discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è luce e ciò che è oscurità, la capacità di amare e purtroppo quella di odiare.
Tutte queste cose sono parte del miracolo di essere nati in un corpo umano. Dipende poi da noi vivere la portata di questo miracolo. Vogliamo spendere le nostre vite perseguendo obiettivi solo materiali? Se lo faremo non nutriremo quella parte non fisica di noi, sulla quale al contrario gli antichi Egizi erano molto concentrati. In realtà, è questa la ragione per cui non si trovano resti di case e di possedimenti personali. Non credo se ne preoccupassero molto. Verso al fine della civiltà egizia, Erodoto, visitò quel paese e li descrisse come gli individui più felici sulla terra. Erano stati felici per migliaia di anni e la loro felicità giungeva primariamente dall’essere concentrati sulla vita spirituale.
C’è, infatti, una verità fondamentale che emerge dalla civiltà egizia e da tutte le civiltà del passato, ed è che tanto più ci allontaniamo dall’amore, tanto più affoghiamo nel materialismo, e quindi tanto meno abbiamo la possibilità di compire la missione per cui siamo qui sulla Terra, cioè amarci reciprocamente.
Traduzione di Cristina Bassi (http://www.thelivingspirits.net)
Fonte originale: http://www.thesacredscience.com/forgotten-sixth-sense-technologies-of-the-ancient-world/

giovedì 20 ottobre 2016

Gli attuali standard della salute sono falsi.

Gli "standard" della Salute

La medicina scientifica è costruita sui fenomeni della “malattia”, piuttosto che su quelli della salute, e si basa su processi patologici artificiali, piuttosto che sulle regole della Natura.

Finchè l’uomo si è mantenuto sano, non ha sentito la necessità di studiare; quando si è ammalato, il suo stato di malattia, e non lo stato precedente di salute, ha richiesto la sua attenzione. Ha cominciato così a ricercare nei disturbi delle cure, focalizzandosi sui segnali e sui sintomi, invece che sulle espressioni di integrità e totalità. La scienza della patologia ha fatto passi da gigante dopo l’invenzione del microscopio.
In nessuna scuola di medicina si insegnano le condizioni e le esigenze della salute, ma solo nozioni di malattie e false cure. Inoltre lo standard di salute attuale è falso.

L’umanità civilizzata è malata e quelli che noi chiamiamo “sani” sono solo un po’ meno malati di quelli che chiamiamo “malati”.

L’errore è quello di credere che quello che nell’uomo è la media rappresenti l’ideale o la normalità.

Passiamo da un infanzia malaticcia ad un adolescenza debole, ad una maturità insufficiente e ad una senilità prematura o a morte precoce.

L’OMS e le altre voci ritenute “autorevoli” nel campo della salute, invece di prendere a modello gli individui più sani, più forti e sviluppati meglio, che vivono razionalmente in un certo ambiente, hanno basato le loro osservazioni su individui modesti, che vivono in condizioni di vita innaturali.
Creano, in questo modo, falsi modelli di normalità, cercando di avvicinarci a questa media, senza tener conto del fatto che quello che è la normalità per uno, può non esserlo per un altro.

Ad esempio, gli standard per la normale acidità dell’urina, sono completamente falsi. L’urina umana normale è alcalina nella reazione. La persona che ha un peso nella “norma” può averlo solo perché ha coperto con abbastanza grasso una parte del corpo altrimenti non sviluppata, per seguire le esigenze della moda moderna. Una “nascita” normale diventa una nascita dolorosa,* a volte lunga, quando non dovrebbe affatto essere così. Una donna nella “norma” soffrirà di emorragie durante ogni ovulazione. *

Gli standard normali che rappresentano le medie e non la vera e autentica norma biologica o ideale, non hanno un significato vero.
Quanti sintomi e anomalie pensate essere “normali”?

Vi sono moltissimi esempi di veri sintomi che sono così universali nella vita civilizzata che gli ignoranti li chiamano normali o naturali: fra questi troviamo il comune senso di gonfiore, la brutta abitudine di sputare, le guance rosse, che normalmente vengono considerate segno di salute e sono sinonimo di pletora ed irritazione e denotano una predisposizione a malattie febbrili.

Il medico studia talmente tanto la patologia che la vita diventa una malattia. La gravidanza* diventa una malattia, la nascita* di un bambino diventa un intervento chirurgico, il feto un tumore. E lo psichiatra vi dice che ogni uomo soffre di un certo grado di sadismo.
Confusi dai loro studi i medici vengono allontanati dalla condizione normale addentrandosi nella patologia. Se escludiamo l’interferenza dell’uomo, non c’è quasi nessuna malattia nella natura selvaggia; in tutto il mondo animale c’è una prevalenza di salute positiva. Anche tutte le manie igieniche si scontrano con lo stile di vita degli animali in armonia con la natura.
Il dolore è sempre conseguenza della violazione delle leggi della Natura.

Tutta la povertà, che ci circonda oggi, è il risultato della violazione delle leggi. Le istituzioni e gli organi di potere ne sono responsabili, ma non avrebbero mai potuto rendere il mondo com’è oggi senza l’aiuto delle popolazioni che per secoli hanno subito il loro inganno e hanno perpetuato la violazione delle leggi naturali.
fonte: Il sistema igienistico di H. Shelton
*(link aggiuntivo)

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lunedì 13 giugno 2016

Levitazione acustica: il segreto degli antichi popoli

Levitazione acustica: il segreto degli antichi popoli

La levitazione acustica è un fenomeno che può essere ottenuto sfruttando alcuni principi fisici in grado di contrastare la forza di gravità, è una tecnica che permette di far muovere piccoli oggetti solidi o liquidi nell’aria, senza che vengano “toccati” in alcun modo, sfruttando la pressione generata dalle onde sonore, come spiega Focus.

Recentemente la tecnica della levitazione acustica è stata sperimentata da un italiano, Daniele Foresti, che ha usato tanti levitatori posti contiguamente riuscendo a spostare piccoli oggetti oltre che farli levitare. Sfruttando le vibrazioni del suono è dunque possibile levitare, trasportare in aria e ruotare oggetti di qualsiasi materiale, con una sezione fino a 7 millimetri, senza limiti di lunghezza. 

L’esperimento, descritto sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, è stato sviluppato dal gruppo di ricerca del Politecnico di Zurigo, guidato dall’italiano. Esperimento interessante che supera la precedente levitazione statica, ma pur sempre limitata a piccole cose e sfruttando un emittente ed un ricevente di onde sonore. Eppure, lo sfruttamento delle onde sonore per ottenere la levitazione di oggetti sembra sia molto antica e molto più potente di quello che si può immaginare. Ci siamo sempre chiesti come facevano gli antichi popoli a spostare enormi blocchi di pietra senza avere gli strumenti adatti, ebbene i popoli antichi usavano la levitazione acustica per spostare oggetti molto grandi e pesanti, così hanno costruito le piramidi, così hanno spostato e collocato enormi blocchi megalitici (Stonehenge?). Secondo antiche leggende i sacerdoti  egizi erano in possesso delle “parole del potere” che se pronunciate con la giusta tonalità creavano un’energia in grado di spostare gli oggetti. Anche i Maya sembra fossero in grado di usare la lievitazione acustica, il misterioso tempio di Uxmal secondo una leggenda è stato costruito facilmente usando dei semplici fischi ottenendo come risultato che le pesanti pietre andavano al loro posto.

Nel libro “The Lost Techniques” (le tecniche perdute) Henry Kjellson raccontò la strabiliante esperienza di un medico svedese suo amico, il Dr. Jarl, il quale ebbe il privilegio di soggiornare in un monastero tibetano, ospite di un alto Lama con cui aveva studiato molti anni prima a Oxford. Il Dr. Jarl ebbe così la possibilità unica d’imparare molte più cose di qualunque altro straniero, su certe “misteriose” conoscenze dei monaci tibetani.  
Riuscì infatti a documentare e filmare come essi riuscissero a sollevare dei massi pesantissimi e a spostarli a 250 m d’altezza, usando unicamente la levitazione acustica. Vide con i suoi occhi un fenomeno che per le leggi fisiche note non poteva esistere: dei monaci suonavano diversi e specifici strumenti musicali al cui suono grosse pietre di peso diverso si sollevavano dal suolo e raggiungevano un’altezza di 250 m più in alto dove, con l’aiuto di alcuni yacks, altri li ricevevano e li sistemavano. I monaci con 19 strumenti musicali, 13 tamburi e 6 trombe, si sistemavano a formare un arco di 90 gradi davanti al blocco di pietra, dietro ad ogni strumento c’era una fila di monaci che cantavano e suonavano gli strumenti musicali per la durata di quattro minuti. Appena il suono raggiungeva un certo livello, la grande pietra che avevano davanti si sollevava in aria e iniziava a dirigersi verso la rupe sovrastante, dove degli altri monaci l’avrebbero guidata verso il punto della sistemazione definitiva. La traiettoria durava circa tre minuti e i monaci, dopo il completamento dell’operazione, passavano al trasferimento della pietra successiva, procedendo al ritmo di 5 o 6 ogni ora. Da notare che per sollevare un blocco di granito a 250 m d’altezza, ci vuole normalmente un grande sforzo e quindi un’enorme quantità d’energia, in quanto il suo peso specifico è di 2.500-3.000 Kg per m3. 
Se ipotizziamo un peso di 2.750 Kg per m3, i macigni di 1,5 m3 dovevano pesare oltre 4 t, e di conseguenza per sollevare a 250 m d’altezza un blocco di 4 t dovrebbero servire circa 1.000 t di sforzo (4 t x 250 m = 1.000 t). Accurati calcoli hanno dimostrato invece che, durante quei 3 minuti, ne sono stati utilizzati solo 52. Anche Bruce Cathie, a sua volta, descrisse l’esperienza del Dr. Jarl nel libro “The Bridge to Infinity” (il ponte sull’infinito).

Le leggende ed i fatti “inspiegabili” sono meno misteriosi ed inspiegabili di quello che pensiamo e ci rivelano sempre antichi e dimenticati strumenti che possono portarci ad un livello superiore di conoscenze e capacità come forse lo erano gli antichi, portarci ad un livello evolutivo superiore.

giovedì 14 gennaio 2016

"Un altro mondo" docufilm di Thomas Torelli

"Un altro mondo"
IL TEMPO
…la nostra civiltà occidentale ha creduto di poter misurare il tempo con gli stessi strumenti che usa per misurare lo spazio… lo spazio è una dimensione dei sensi, il tempo è una dimensione della mente…questa è una operazione di contrabbando logico, di pirateria mentale…
...il calendario cristiano, il calendario gregoriano, non fece altro che distruggere sistematicamente la sincronizzazione dell'uomo con la natura e con il movimento del cielo...  Questo strumento è stato il mezzo più importante che ha contribuito in maggior modo a cambiare la concezione dell'essere umano di oggi per fargli smettere di pensare che il tempo è l'unica cosa che abbiamo, l'unica ricchezza, è il tempo della sua vita, per trasformarlo in una merce.
Quello che fece fu istituire ufficialmente che la vita, il tempo di vita, può essere quantificato, comprato o venduto. Questo vuol dire che la vita non è più la nostra vita, ma è la vita di chi ci paga, che paga per il nostro tempo.
Abbiamo vissuto per migliaia di anni in un tempo artificiale, diviso a tavolino in 24 h, di 60 min. di 60 sec, cicli che non appartengono al tempo naturale e viviamo da millenni in questo tempo artificiale in cui ci siamo convinti che il tempo è denaro.
Il nostro tempo è diventato un incubo meccanizzato, la mattina ci sveglia una macchina, ci mettiamo in un’altra macchina che ci porta nel nostro luogo di lavoro dove, vogliamo scommettere che consiste nel mandare avanti macchine per tutto il giorno? E al termine di una giornata di lavoro di questo tipo ci rimettiamo in una macchina e torniamo a casa dove ci sono altre macchine che si incaricano di divertirci e nutrirci, al termine di un mese di questa vita riceviamo in cambio del nostro tempo, che è sacro, una quantità di denaro, che è l’ipnosi collettiva meglio riuscita su questo pianeta, e con quel denaro corriamo tutti contenti a comprare nuove macchine.

Il tempo è quello stratagemma per non far accadere tutte gli eventi nello stesso momento e lo spazio per non farli accadere nello stesso luogo

Nella lingua inglese present vuol dire sia regalo che il tempo attuale, il qui, adesso, quindi il presente è un regalo che l’eternità ci fa in ogni momento. Da che cosa è invaso nella vita di molti? Dalla paura che viene dal passato e l’ansia che viene dal futuro, ma se il futuro è figlio del presente la cosa migliore da fare nel presente è creare la causa per un futuro migliore.
La maggior parte della gente o vive nel passato, nei ricordi o nel futuro, pensando a quello che vorrebbe fare, poca gente vive nel presente, il presente che è l’unico tempo che abbiamo, una grande disgrazia che non permette di sincronizzarci con tutto quello che esiste.

IL DENARO

mercoledì 3 giugno 2015

Gli alieni siamo noi

Gli alieni siamo noi

L’esistenza di forme di vita “extraterrestre” è ormai suffragata da un’infinità di prove la cui consistenza cresce esponenzialmente non solo grazie al supporto di una tecnologia più sensibile ma soprattutto per l’attenzione e gli investimenti che i governi dedicano alla controversa materia fin dai tempi dei Foo Fighters e della celeberrima “battaglia di Los Angeles” (recentemente documentata da Jose Escamilla). In questo piccolo viaggio, proveremo a prendere in esame alcune idee, per così dire rivoluzionarie, e a ritrovare tra di esse quel collegamento perduto che potrebbe restituirci una visione d’insieme.

 

LA VERITÀ MEZZA NASCOSTA

Verso la fine degli anni ’70, appellandosi al Freedom Of Information Act (FOIA), un folto gruppo di cittadini aderenti al CAUS, fece pressioni alle principali agenzie governative americane affinché i documenti classificati sugli UFO venissero resi pubblici. Tutti, per quanto in tempi diversi, si conformarono alla richiesta e dovettero rendere disponibili i numerosi dossier raccolti dopo il Project Blue Book, chiuso ufficialmente nel 1969. Emersero dagli archivi casi notevoli, molte volte corroborati dalle testimonianze degli stessi “addetti ai lavori”, protagonisti di incontri ravvicinati ed altre esperienze sconvolgenti. Il fermento crebbe quando, tra i successivi anni ’80 e ’90, trapelarono dei rapporti che sconcertarono l’intera comunità ufologica: il SOM 1.01 (ovvero il manuale operativo del Majestic 12) e il Blue Planet Project. Le rivelazioni contenute in questo materiale, la cui provenienza non è facilmente verificabile e che sicuramente non è esente da censura e alterazioni, dovrebbero essere essenzialmente percepite come tracce di una trama più intricata. La riprova del persistente insabbiamento in corso si ebbe poi nel 2000, quando l’hacker britannico Gary McKinnon si conquistò gli onori della cronaca per aver violato i server della NASA e visionato dati secretati su presunti “agenti non terrestri”.
La gente non era pronta alla verità e per scongiurare eventuali putiferi, gli enti coinvolti nella “questione aliena”, confezionarono per il pubblico un quadro offuscato e claudicante, lanciando la “patata bollente” ai documentaristi, alle emittenti televisive o ai più famosi registi di Hollywood, i quali forniscono a loro volta notizie frammentarie filtrate dalle potenti organizzazioni che gestiscono i flussi informativi.
Non dimentichiamo mai che i mass media sono da sempre i mezzi prediletti per condizionare (e disinformare) l’opinione pubblica e che l’assenza di una versione ufficiale permette il libero diffondersi di teorie fuorvianti lasciando così ai pochi che sanno il vantaggio utile a mantenere la loro autorità sui molti che non sanno o sanno poco.
Il progressivo tam tam mediatico sugli alieni, sapientemente condotto negli anni successivi, doveva saziare i curiosi senza però fornire convalide o spunti di riflessione concreti. Sommessamente il “mistero UFO” venne relegato al mondo dell’intrattenimento e, alla stregua di qualsiasi noioso spettacolo, smise presto di emozionare. Dopotutto banalizzare i fatti fa parte dello “showbiz”, ma è altrettanto vero che non si può pretendere di capire una faccenda così complicata attendendosi che le prove definitive vengano servite dopo il telegiornale. Come è plausibile, ricercare autonomamente dati più accurati comporterebbe un dispendio di energia e di tempo che non tutti possono o vogliono accollarsi.
Anche per questi motivi, con cieca fiducia e paziente attesa, siamo soliti affidare ciò che non capiamo al sapere della scienza, la quale, nel caso specifico, dichiara dai canali ufficiali di non disporre di elementi sufficienti a produrre risposte soddisfacenti. In parole povere, la tecnologia aliena sembra non tener conto di ciò che sentenzia la fisica a noi nota. Comunque sia, pur sapendo di non saperne abbastanza, la stragrande maggioranza degli scienziati ortodossi ha sempre creduto nell’esistenza degli extraterrestri, se non altro in virtù di un assunto logico: in un universo composto da un numero pressoché smisurato di galassie, di cui abbiamo esplorato una parte infinitesima e che ha un’età stimata attorno ai 13,8 miliardi di anni, non possiamo pretendere di essere la sola forma di vita intelligente sviluppatasi, sarebbe un enorme spreco e la Natura, come è risaputo, non ne ammette. Basti pensare che al momento conosciamo solo 118 elementi chimici, il 5% dei nostri oceani e non abbiamo ancora correttamente classificato tutte le creature viventi del nostro pianeta (ne è un esempio l’enigma delle specie Lazarus). Possiamo anche aggiungere che il nostro spettro visivo riceve soltanto il 10% delle emanazioni di quella che comunemente chiamiamo realtà.
Ciò che dovrebbe far riflettere è la mancanza di interesse con cui una mente conformata affronta il cosiddetto “ignoto”, un atteggiamento che la società promuove per plasmare esseri obbedienti, abituati a delegare qualsiasi cosa esuli dalle loro deboli conoscenze a figure che ricoprono il ruolo dell’esperto, dato che qualsiasi versione apparentemente razionale e rassicurante, ancor meglio se fornita da un “camice bianco”, pare essere più attendibile di qualsiasi ragionamento personale. Allora succede che spesso e volentieri ci ritroviamo a ripetere a mo’ di pappagallo frasi e pensieri altrui senza nemmeno averne verificato il senso. Conoscere il vero è una necessità oltre che un diritto ma, in una società che tende a mentire, anche un affanno che le opinioni preconfezionate possono alleviare.
Il problema che sta alla base della comprensione del fenomeno è quindi dovuto principalmente a due fattori, la grande confusione che è stata indotta nel tempo dai media e il conseguente turbamento che l’idea dell’alieno provoca oggi nella persona comune, indaffarata nelle più concrete faccende quotidiane e ormai invischiata nella visione ristretta che il sistema propaganda per proteggersi.
Considerati questi deterrenti, non c’è da stupirsi se alla sola parola UFO qualcuno tuttora sogghigni evocando le immagini di quella stessa cultura popolare che li ha intenzionalmente confinati tra l’orrido e il bizzarro. Di solito si dice che sono cose che si vedono nei film e infatti si ha motivo di credere che buona parte delle produzioni di fantascienza, dagli albori del genere ad oggi, abbia veicolato al pubblico delle mezze verità al fine di introdurlo gradualmente a idee e concetti con cui, per forza di cose, dovrà presto fare i conti. Un quadro poco rassicurante, che sottintende l’esistenza di un’agenda costituita da piccoli e grandi passi programmati. Ma, per quanto possa sembrare paranoica, la tesi complottista dovrebbe indurci quantomeno a preservare un approccio critico nei confronti di ciò che ci viene detto o mostrato dall’alto.
 
dal film “Mars Attacks!”

 

GLI SCOPI ALIENI

Dando per assodato che quelle che vediamo siano le manifestazioni intelligenti di forme di vita non terrestri, è perfettamente terrestre tentare di verificarne gli scopi. Sarebbe indubbiamente ridicolo percorrere anni luce solamente per giocare a “bu-bu-settete”, deve esserci qualcosa di più profondo.
Spinti da questo sospetto, ricercatori e appassionati, iniziarono a distinguere i velivoli osservati in base alla loro probabile funzione come ricognitori, sonde e astronavi madri e a supporre che fossero stati sollecitati in primo luogo dal nostro rozzo utilizzo dell’energia nucleare (iniziato con il Progetto Manhattan) e poi dai successivi programmi spaziali, passaggi obbligati per qualsiasi civiltà in evoluzione e indicativi di un preciso grado di maturazione. Ma è davvero così?
Tuttavia, l’osservazione della tecnologia aliena ci fece più che altro comprendere la nostra piccolezza. Stranezze come luce solida, raggi traenti, velocità e manovre impossibili, propulsione silenziosa, mutazioni improvvise di forma, invisibilità ai radar, utilizzo di stargate, ecc., ci resero si curiosi ma anche preoccupati per l’incapacità oggettiva di difenderci da un potenziale attacco. Con l’aiuto della meccanica quantistica, la quale contempla la tesi del multiverso, le rappresentazioni del mondo e della vita si fecero via via più complesse e capimmo, tra le altre cose, che potevamo essere visitati da esseri inter/extra-dimensionali (ossia capaci di eludere le leggi fisiche che governano la nostra dimensione).
dal film “Interstellar”
Potrebbero davvero esserci molte razze coinvolte nel processo, ognuna con un fine specifico, oppure, una parte di esse potrebbe avere un unico, comune obiettivo. Non vi sono ovviamente certezze, ma tra i teorici del movente alieno c’è chi propende per questa ipotesi parlando addirittura di veri e propri gruppi confederati, richiamati in questa porzione di spazio per presenziare ad un evento i cui effetti si ripercuoteranno in tutto l’universo. Non sono del tutto chiare la fonte, l’entità e la durata di tale evento ma ciò che è certo, a dir di molti, è che ne stiamo già subendo le prime influenze sia nella sfera materiale che in quella spirituale.
Volendo essere ottimisti potremmo pensare che delle “razze benevole”, molto più antiche e progredite, si siano da tempo accordate per assistere il nostro avanzamento in qualità di “fratelli maggiori”, per trasmetterci senza invadenza che facciamo parte di una grande comunità, che la strada verso una più ampia comprensione di chi siamo e dove stiamo andando è ancora lunga e loro ne sono il simbolo evidente. Decisamente meno new age ma altrettanto verosimile, è l’ipotesi che qualche altra razza aliena autonoma, slegata da qualsiasi vincolo che ne vieti l’intrusione e ancora interessata alla seducente prospettiva del potere, possegga la tecnologia adatta per muoversi nello spazio e sfruttare altri mondi ma non il buon senso per rispettarli. In effetti, un pianeta abbondante di materie prime e popolato da menti ingenue e facilmente manipolabili, potrebbe essere allettante per degli esseri spiritualmente arretrati ma dediti al commercio o al ricatto.
Buoni e cattivi convivono indubbiamente anche la fuori e, visto il tempo da cui perdurano le visite, si potrebbe quasi azzardare che entrambe le parti abbiano già tentato un contatto diplomatico con delle delegazioni terrestri. Se ciò fosse realmente accaduto, non è del tutto illogico supporre che le “razze malevole”, a un certo momento, abbiano segretamente contrattato con i terrestri giusti e con essi stretto un patto del tipo: “io ti do un assaggio della mia tecnologia, tu mi dai libertà e copertura per i miei affari!”. Se i “buoni” tentarono un accordo volto a fornire un ausilio per la soluzione di una miriade di problemi sociali e ambientali, i “cattivi” prospettarono lauti guadagni alle industrie e prolungato potere all’ordine esistente.

I fratelli Wright nel 1903

Il LEM della missione Apollo 11 nel 1969
Vista la circostanza, possiamo confessare che quest’ultimo incontro sembra essere documentato nei lontani anni ’50. Il presunto accordo che ne scaturì prese il nome di Trattato Greada e diede un primo impulso all’eccezionale sviluppo tecnologico che abbiamo in parte percepito e a chissà quale altra diavoleria occulta.

martedì 27 gennaio 2015

I superstiti di Atlantide che ricostruirono il mondo postdiluviano

Molti credono che il male abbia sopraffatto il mondo,noi invece crediamo che l'uomo abbia smarrito il suo vero sentiero,quella luce che risplendeva si è offuscata,e la caduta della grande atlantide è li a ricordarcelo.

Semplicemente l'uomo non sa più chi sia,l'antica sapienza è andata perduta, solo questo fatto permette al male di governare il nostro mondo.
Noi siamo qui a ricordare chi eravamo,siamo coloro che portano la torcia per illuminare l'oscurità,l'antica saggezza ritornerà,perché coloro che l' hanno protetta e alimentata durante i secoli la faranno risorgere,come risorgerà la nostra patria atlantide.

white wolf
Un evento catastrofico avvenuto circa 13 mila anni fa è stato documentato ormai con certezza dalla scienza.
Una prova su tutte: in Antartide sono state scoperte intere foreste fossili di betulle, faggi e altri alberi che vivono in zone temperate, cosa che confermerebbe lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre.

Questa catastrofe terrestre è ancora oggi ricordata da molte popolazioni, da ben 70 leggende tramandate di generazione in generazione. In esse viene anche ricordata la scomparsa, a causa di questo cataclisma, di un continente chiamato Atlantide, abitato da una civiltà evoluta.

Di Atlantide, situata tra l’Africa e le Americhe, parla con dovizia di particolari anche Platone nei dialoghi Crizia e Timeo. Alcuni ricercatori sostengono che i pochi superstiti di quella civiltà perduta siano riusciti a raggiungere con altri messi le rimanenti terre emerse e a tentare di ricreare dal nulla nuovi insediamenti, valorizzando le esperienze vissute.
La simultaneità dell’avvento dell’agricoltura sul pianeta proverebbe questa teoria. Inoltre, testimoniano a favore di queste univoche realtà tramandate da millenni, anche alcuni reperti, strutture e manufatti in cui si possono trovare somiglianze di stili, di metodi lavorativi, di monumenti e tradizioni, in molti siti disseminati su tutto il globo.

Alcune leggende, ricordano, anche sotto nomi diversi, la figura di Noè con la sua arca, come salvatore dell’umanità dal castigo divino. Molti punti non chiari esistono ancora nella storia dell’umanità, interrogativi che non hanno avuto ancora una risposta, manufatti che risalgono alla preistoria o monumenti che non ci hanno ancora svelato le loro tecniche di costruzione. Chi insegnò ai peruviani a costruire mura gigantesche come quelle di Cuzco, Machu Picchu o Sacsayhuamán, se non disponevano di attrezzi di metallo? Con quali mezzi trasportarono, innalzarono e fecero combaciare alla perfezione questi massi mastodontici?

strutture megalitiche di Cuzco,per
 
 

A Tiahuanaco, in Bolivia, nei pressi del Lago Titicaca, a 3850 metri di altezza, si trovano i resti di un’antica civiltà. La porta del Sole della città, scolpita da un unico grande blocco di roccia pesante 18 tonnellate, è uno dei monumenti più importanti delle civiltà precolombiane.
Porta del Sole Tiahuanaco,Bolivia
Non meno importante della porta del Sole è il Grande Idolo, un blocco di arenaria rossa alto 8 metri, che come altri colossi ricoperti di simboli, rivela una buona conoscenza astronomica della sfericità della Terra. A Tiahuanaco è stato trovato un calendario con le posizioni della Luna di ogni giorno, tenendo conto della posizione della Terra Come hanno potuto gli abitanti di questa città, raggiungere una così ampia conoscenza scientifica?
Ovunque si volga lo sguardo sui grandi monumenti del passato, non troviamo una risposta adeguata su come fu possibile realizzare opere che hanno sfidato il tempo per millenni. In tutto il mondo, dal Messico alla Colombia, dal Perù al Cile, dall’Africa al Nord Europa, si ergono opere maestose. Non sappiamo spiegare come siano stata fatte, sia per la loro mole, sia per la complessità delle strutture. Molte di quelle colossali costruzioni, distanti fra loro anche migliaia di chilometri, hanno tra loro una certa attinenza strutturale, ideologica e scientifica.
 
Lo scrittore Peter Kolosimo, fece una sorprendente comparazione tra la Piramide del Sole messicana e la Grande Piramide di Cheope egizia: la base del monumento messicano ha la stesse misure di quelle di Cheope, 225 metri per 220 e l’altezza di 73 metri, corrisponde alla metà di quest’ultima. Tutto ciò, alimenta l’idea di strette relazioni tra la civiltà americana e quella egizia, concedendo la possibilità di ipotizzare che entrambi le culture discendano da una cultura superiore precedente.

Il “Primo Tempo” degli Egizi
Presso i romani e i greci, che erano considerevolmente più vicini agli antichi egizi di quanto siamo noi, era normale credere che i faraoni e i loro sacerdoti fossero custodi di precisi documenti riguardanti eventi profondamente significativi avvenuti molto, molto tempo fa.
In realtà, questi documenti furono effettivamente visti e studiati, nella sacra città di Eliopoli, da insigni visitatori quali Erodoto (nel V secolo a.C.), dal legislatore greco Solone (640-560 a.C.) e dal suo seguace Pitagora (VI secolo a.C.). Dai loro resoconti ebbe origine l’opinione che i greci si fecero dell’Egitto, come riferisce Platone:
“Noi greci, in realtà, siamo bambini in confronto a questo popolo che ha tradizioni dieci volte più antiche delle nostre. E mentre nulla delle preziose rimembranze del passato sopravviverebbe a lungo nel nostro paese, l’Egitto ha registrato e conservato per sempre la saggezza dei tempi antichi”.

Nei documenti egizi si parla dello Zep Tepi, un mitico “Primo Tempo” degli dèi, un’epoca remota a cui gli antichi egizi associavano le origini della propria civiltà. Le iscrizioni sul Tempio di Edfu contengono una serie di straordinari riferimenti al “Primo Tempo”, soprattutto ai cosiddetti “Libri della Fondazione”, nei quali si parla dei misteriosi “Seguaci di Horus”, descritti come esseri a volte dall’aspetto divino, a volte umano, identificati come coloro che detengono e preservano la conoscenza nel corso delle varie epoche, come una confraternita elitaria dedita alla trasmissione della sapienza e alla ricerca della resurrezione e della rinascita.

Secondo i testi di Edfu, gli dèi provenivano originariamente da un’isola, la “Terra Nativa degli Esseri primordiali”. Nei testi, si fa chiaro riferimento riguardo al fatto che il cataclisma che distrusse quest’isola fu un’inondazione. Ci dicono che fu di breve durata e che la maggior parte dei suoi “divini abitanti” fu sommersa. Arrivando in Egitto, i pochi che sopravvissero divennero poi
“gli Dèi Costruttori che edificarono nel tempo primordiale, che gettarono i semi per gli dèi e per gli uomini, i Grandi Vecchi che esistevano fin dal principio, che illuminarono questa terra quando vi giunsero insieme”.
Si ritiene che questi esseri straordinari non fossero immortali. Al contrario, compiuta la loro opera morirono e i loro figli ne presero il posto, e riti funebri si svolsero in loro onore. In questo modo, la tradizione dello Zep Tepi poteva rinnovarsi costantemente, trasmettendo alle generazioni future la sapienza proveniente da un’epoca precedente della terra.

Atlantide: storia o mito?Tra gli studiosi moderni vige la convinzione che i miti non abbiano valore di prove storiche, convinzione particolarmente diffusa tra gli egittologi. Eppure, in archeologia ci sono molti casi ben noti in cui i miti accantonati come non-storici si rivelarono in seguito estremamente precisi.

Un esempio riguarda la celebre città di Troia dell’Iliade di Omero. Fino a non molto tempo fa la maggior parte degli studiosi era convinta che Troia fosse una “città mitica”, ossia interamente inventata dalla fertile immaginazione di Omero. Nel 1871, invece, l’avventuriero ed esploratore tedesco Heinrich Schliemann dimostrò che l’opinione ortodossa era sbagliata quando, seguendo gli indizi geografici contenuti nell’Iliade, scoprì Troia nella Turchia occidentale vicino ai Darndanelli.
Schliemann e altri due ricercatori, lo studioso greco Kalokairinos e l’archeologo britannico Sir Arthur Evans, continuarono le proprie indagini esaminando a fondo miti concernenti la grande civiltà minoica che si diceva fosse esistita sull’isola di Creta. Anche questi miti furono accantonati come non storici dall’opinione ortodossa, ma furono rivalutati quando Schliemann e la sua squadra portarono alla luce una cultura estremamente progredita ora identificata con certezza come quella “minoica”.

Analogamente, nel subcontinente indiano, la grande mole di antiche scritture sanscrite conosciute come Rig Veda contiene ripetuti riferimenti a una civiltà elevata che viveva in città fortificate e aveva preceduto le invasioni ariane più di 4 mila anni fa. Anche in questo caso le fonti furono universalmente bollate come “mitiche”, finchè, nel XX secolo, le rovine di grandi città della Valle dell’Indo come Harappa e Moenjodaro incominciarono a essere dissotterrate e si dimostrò che risalivano al 2500 a.C.

In breve, i documenti mostrano che intere città e civiltà che un tempo erano classificate come mitiche (e di conseguenza prive di interesse storico) spesso hanno l’abitudine di materializzarsi improvvisamente dalle nebbie dell’oscurità per diventare realtà storiche. Può essere la stessa cosa sia accaduta anche per Atlantide?
FONTE
LIBRI:
"Il grande cataclisma" 1975,Albert Slosman
 
"I superstiti dall'Atlantide" Albert Slosman





 











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