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domenica 3 gennaio 2021

Fondamentali della Scienza Segreta


Fondamentali della Scienza Segreta

Tutti i libri che leggiamo sulle diverse tradizioni, filosofie o tecniche esoteriche non sono che l'1% di tutto il percorso reale. Tutti i cosiddetti segreti sono nascosti nella pratica e la pratica è il 99% del cammino verso la scoperta di chi siamo e cosa siamo.

Alchimia, Magia, Cabala, Ermetismo, Buddhismo, Taoismo, Yoga... sono tutti basati sulla medesima realtà e diversi autori hanno tracciato mappe di questa realtà secondo le esperienze della pratica. Hanno lasciato tracce e tecniche per navigare su quelle mappe, ma ciò che più è importante è comprendere la realtà ultima con i nostri occhi e la nostra esperienza personale.

 

Per cominciare dobbiamo sviluppare una mente scientifica, ovvero una mente capace di osservare i fenomeni in modo distaccato.

Secondo l'assunto della Tavola di Ermete, tutto ciò che esiste è vibrazione di una stessa sostanza di base che si manifesta dai livelli più densi ai livelli più raffinati.

La capacità di osservare in modo distaccato ci permette di creare spazio tra la coscienza ed i pensieri e la realtà fisico-vibratoria, pertanto va allenata il prima possibile.

Ogni sessione di pratica accumula energia e ci permette di accedere a nuove informazioni.

La presenza mentale, la capacità di osservazione va allenata in ogni momento.

 

Ed ogni esperienza va riportata su un diario, perché la nostra memoria è traditrice ed abbiamo bisogno di oggettività, di revisionare periodicamente le nostre osservazioni e le nostre scoperte.

Oltre al diario si possono utilizzare lavagne o pannelli in cui riportare informazioni, man mano che la mappa diventa più chiara. Le informazioni vanno riviste, digerite, meditate ed integrate. Si possono utilizzare inoltre strumenti di registrazione audio, note, post-it volanti... tutto ciò che ci può servire per "catturare" idee ed esperienze e portarle alla nostra coscienza.

 

Poi dobbiamo condividere. Le nostre esperienze e le nostre pratiche, se condivise acquisiscono una nuova luce, più condividiamo ed aiutiamo gli altri e più siamo aiutati con maggiore energia, maggiori informazioni e maggior crescita. Più creiamo situazioni positive e facciamo azioni positive più accumuliamo "punti karma" che ci portano avanti e ci permettono di operare sempre più verso nuovi livelli di esperienza.

 

Quanto praticare? Tanto, spesso. Almeno due ore al giorno per creare un substrato fertile, uno zoccolo dura, una fondamenta che permetta di crescere rapidamente ed evitare ciò che accade spesso: un passo avanti ed un passo indietro, un passo avanti ed un passo indietro... per ritrovarsi sempre al punto di partenza, demotivati e demoralizzati.

Ci sono tecniche che possono essere integrate nella vita di tutti i giorni, la cosa più importante all'inizio è infatti sviluppare una quantità sufficiente di consapevolezza, di presenza mentale. Pertanto bisogna praticare il più possibile, alternando in modo equilibrato i corpi fisico, astrale e mentale.

 

Inoltre dobbiamo praticare in armonia con le situazioni, seguire i ritmi dei giorni, delle stagioni e dei luoghi. Ogni momento ed ogni luogo ha le pratiche più adatte, ad esempio la Luna Piena è più adatta alle pratiche energetiche, mentre la Luna Nuova alla meditazione o al rilascio emozionale. Persino ogni segno zodiacale ha le sue "preferenze" ed in un ciclo annuale di vanno a toccare tutti gli aspetti della pratica.

Diventa la miglior versione di te stesso.

http://www.scienzasegreta.it/2020/11/fondamentali-della-scienza-segreta.html

 

Correlati:

[SPIRITUALITA’]

[CONSAPEVOLEZZA]

[CRESCITA PERSONALE]

[CREAZIONE DELLA REALTA’]

[CONOSCENZA]

[ENERGIA]

lunedì 16 ottobre 2017

Portatori sani di un 'Ego Spirituale'

Portatori sani di un 'Ego Spirituale'

Di recente più di una persona mi ha fatto notare quanto poco io stia parlando di spiritualità su facebook (e quanto poco io stia scrivendo sul blog) e quanto invece il mio profilo sia divenuto più leggero e assolutamente meno 'new age' del solito. 

Qualcuno è anche arrivato a lamentarsi con me del fatto che è quantomeno strano che uno come me, che 'sa tutte queste cose',  a un certo punto decida di mettersi a parlare quasi esclusivamente di fumetti e di musica o a pubblicare foto poco serie, e di trascurare il blog. Quel qualcuno mi ha scritto che certe cose sono davvero poco spirituali o illuminate, specialmente certi pezzi di musica rock che ogni tanto ho condiviso. E' vero, sto scrivendo di meno di spiritualità, sto parlando molto meno di spiritualità, e, nel tacere di queste cose, sto vivendo la mia vita. 

Ma il fatto che io ne parli di meno o che tenda a non parlarne affatto, ha per me un senso ben preciso: a mio sentire probabilmente non è più tempo di parlare, divulgare o credere di sapere, ma è il momento di agire partendo da ciò che si sa e iniziare a metterlo in pratica nella vita quotidiana, con consistenza.

L'energia della 'divulgazione' di certe cose si è per me affievolita ora che è praticamente un settore di businness come un altro, perchè sento che è stato detto tutto e il contrario di tutto, sento che il materiale pubblicato, le parole spese e le possibilità di imparare sono assolutamente sovrabbondanti rispetto ai concetti che sono più o meno sempre gli stessi. 

Quello che mi sembra continui a mancare però è la pratica e - almeno per me - la pratica in questi ultimi due anni è diventata più importante ed essenziale di qualsiasi nuovo seminario, nuovo libro o nuova scoperta possa essere stata fatta di recente.

Sappiamo ormai tutto - e anche troppo a livello mentale - di legge di attrazione, capacità della mente di guarire il corpo, spirito, anima e altri argomenti ancora, ma difficilmente ci decidiamo a vivere quotidianamente secondo la prospettiva acquisita attraverso studi e letture. 

Preferiamo parlare di perdono e di pace piuttosto che essere il perdono e la pace. Preferiamo parlare e disquisire su cosa ha detto davvero il tale maestro o il tale libro piuttosto che metterlo in pratica e vedere se funziona, se è reale per noi. A un certo punto della mia vita, circa un paio di anni fa, ho iniziato a sentire che c'era una discrepanza tra ciò che insegnavo nei miei seminari e la percentuale che ne applicavo alla mia esistenza, che era di poco inferiore al 50%. 

Ho spesso parlato per intuizione, ho scritto seguendo una specie di dettatura interiore (non voglio chiamarla canalizzazione perchè ero e sono sempre stato assolutamente cosciente di quello che ho fatto e non sono mai stato 'occupato' da alcuna entità) e verificato almeno la metà di quello che arrivava e che prontamente veniva pubblicato sul blog o inserito in qualche parte di qualche corso. 

Ma, c'è un ma. Ora manca tutto il restante 50% da verificare. Mancano ancora tutta una serie di informazioni da provare e di pratiche da effettuare e di tutto questo materiale non posso parlare con certezza perchè non l'ho sperimentato. Quindi non posso nemmeno scriverne. Sospetto che in molti stiamo facendo questo errore: nutriamo opinioni in merito a cose che non conosciamo e le difendiamo a spada tratta come se fossero una verità assoluta, come se fossero dogma, senza metterle alla prova. 

E a mio parere la difesa di un'opinione è sempre dell'ego. Parlare di cose che non conosciamo è sempre dell'ego. Sentire il bisogno di illuminare gli altri, di ispirare, di risvegliare qualcuno significa ancora una volta giudicare (ego) che c'è qualcuno là fuori che non è sveglio, illuminato, significa separare, e la separazione è ego, che, in teoria, è proprio quello che cercavamo di guarire.

E anche io sono caduto in questa trappola, anche in me purtroppo si è formato un ego spirituale di cui ero portatore inconsapevole, almeno fino a poco tempo fa. 

Anche io ho sottilmente sentito di essere un po' migliore (solo un po') di coloro che non praticano la spiritualità. Anche io ho avuto a tratti la sensazione di essere sulla terra per aiutare, risvegliare, spingere gli altri verso cose più 'alte'. A un certo punto però ho visto chiaramente che questo mi stava separando dalla vita stessa. 

Avevo escluso parecchie cose e persone 'poco spirituali' dalla mia esistenza, quelle cose e persone che mi stavano facendo perdere tempo prezioso per il mio percorso, quelle cose che, mi ripetevo, erano solo maya : illusione. Ho sentito che c'è una grande insidia nell'attaccarsi a concetti come 'è tutto illusione', 'siamo tutti uno', 'tutto è amore', senza averne mai avuto esperienza diretta. 

Una grande pericolosissima ipnosi è stata perpetrata dal pensiero incondizionatamente positivo, che conduce la sua nascosta guerra contro il negativo, il brutto, il problematico, escludendolo dalla coscienza e relegandolo in un buio angolo dell'inconscio (dal quale prima o poi verrà fuori comunque, proiettato nella realtà per essere finalmente riconosciuto). 

E mi sono chiesto se lo scopo dell'evoluzione spirituale non sia piuttosto che vedere il positivo in tutto e ripetersi che va tutto bene, riuscire a trascendere le differenze, smetterla di separare il positivo dal negativo, il bene dal male, lo spirituale dal profano, e imparare ad accettare qualunque cosa si presenti  arrivando ad una equanimità che accolga tutto e tutti e non rifiuti nulla, nessun aspetto dell'esistenza. 

Così ho sentito che era il momento di fermarsi per un po' e di schiarire le idee su quello che stavo scrivendo e facendo. Mi sono reso conto che separare cose spirituali da cose meno spirituali è stato un grosso errore, e mi sono costretto a una veloce retromarcia, con grande beneficio della mia situazione di vita generale e del mio umore. 

Mi sono guardato allo specchio e ho visto una persona seria e accigliata, uno che credeva di aver davvero capito qualcosa in più degli altri... e mi sono fatto una grossa risata.
Andrea Panatta
fonte: http://quantum73.blogspot.it/2012/11/portatori-sani-di-un-ego-spirituale.html

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[Ego]

venerdì 13 ottobre 2017

Anima & sistema di controllo

Anima & sistema di controllo

1. Sono i fisici oggi ad affermare che la loro pratica consiste nel puerile gioco di spaccare "cose" sbattendole l'una contro l'altra per vedere cosa succede... e poi sarei io l'irrazionale?

2. Se non ci risvegliamo dal mondo dei sogni in questa vita (giusta la concezione cristiana dell'elezione), è improbabile un risveglio successivo. La sostanza della nostra anima non è imperitura come si crede, è soggetta al divenire (è eviterna), al contrario dello spirito che è al di là delle forme transitorie. È necessario lavorare su se stessi senza farci risucchiare dal contingente. Usiamo energia emozionale (prajna) per ogni evento ordinario, poi ci manca per trasformarci. L'anima va alimentata dall'esperienza consapevole, dal fuoco dell'intento. VIVERE SECONDO INTENZIONE, è il cammino iniziatico.

3. La spiritualità è innanzitutto azione, in secondo luogo esperienza ed infine è una cosa spiegabile, comprensibile. Sì, certo, conta l'influenza spirituale dall'alto o da chi già la possiede, tuttavia, amici, bisogna pur comunicare. Il tipo di spiegazione varia a secondo dei tempi, purché il linguaggio non tradisca il significato. L'uso dei simboli è parte del kit di ogni aspirante, ma non tutto il patrimonio dei segni e dei simboli è rimasto intonso. Non crediate che ogni formulario magico sia efficace a prescindere dall'anno della sua pubblicazione. È il rischio di ogni persona che si accinge a praticare certe tecniche realizzative: lavorare su uno yantra e accorgersi dopo mesi o anni che non succede niente. Dubiti delle tue capacità, invece lo schema è privo di energia, non risponde più al richiamo.

4. È vera la tesi secondo la quale l'umanità è dominata da un mondo che non si vede sotto l'influsso di una catena di entità ultraterrestri? Visionari, profeti cyberpunk, complottisti, neognostici, Mike Plato, David Icke, sostengono tale cosa, con differenze non decisive. L'antica dottrina gnostica propone un universo maligno governato da un demiurgo folle e distruttivo. Corrado Malanga riscrive la cosmogonia attraverso presunti addotti sotto ipnosi. Insomma ci sono autori e studiosi che si danno un gran daffare ad elaborare un sistema-madre che spieghi ogni cosa pure l'invisibile, come il superspettro di Keel, ottimo giornalista ma lacunoso nell'esegesi dei fenomeni studiati. Indubbiamente l'ignoranza di chi è integrato nel sistema non aiuta a vederci chiaro. Se esistesse Matrix troverebbe utile l'inconsapevolezza per esercitare meglio il controllo su di noi. Il dubbio viene, quello cioè di credere di essere le creature più libere della terra. Anzi, vi dirò di più. Ci sono buoni motivi per pensare che neppure la mente sia un nostro feudo. Siamo proprietà altrui, diceva Fort.

Chi sostiene che un Ente malvagio regni dietro le quinte della storia indisturbato e che ci tiene all'oscuro della realtà, per cui ciò che vediamo e sentiamo è artificiale, passerebbe per matto e fatto oggetto di disprezzo. Forse è proprio questa la migliore magia: non appena qualcuno osa vedere oltre lo specchio viene subito tacciato di demenza e fatto ricoverare o lasciato solo nelle sue farneticazioni.

Il guaio dell'uomo moderno è che teme le cose sbagliate. Non ci rendiamo conto che da almeno settecento anni il corso del tempo è cambiato ed ha preso una direzione errata insieme all'umanità. Gli orologi e i calendari mentono ma grazie alla convenzione mondiale (eggregore istituzionale) tutto appare normale e consolatorio.
I libri scolastici ci raccontano la corbelleria che noi discendiamo dalle scimmie e procediamo per evoluzione verso un di più, così possiamo credere che domani sarà migliore di oggi e che i governi possono prometterci il sol dell'avvenire senza vergogna.
Che tutto è iniziato con un botto gigantesco di energia indistinta.
Che siamo andati sulla Luna e che il premier Gentiloni guida l'Italia. Dopo il martellamento continuo di notizie false alla fine crediamo a tutto quello che il sistema ci dispensa. Ma è solo la scorza del problema. Se scendiamo in profondità ci accorgiamo che è più buio... e che nulla è più come sembra.
Matrix? Peggio.

5. Per diventare liberi dovete andare nella direzione opposta alla segnaletica ufficiale.

6. Il movimento New Age, meschinetto, si illude che negando l'oscurità il pericolo si allontani. Così facendo permette agli enti bassi di nascondersi meglio nella mente delle persone e di diventare ancora più forti.
Shiva e Dioniso scelgono come location il nostro inconscio per albergare incontrastati; potenze infere poi sguazzano felici nel torbido innescato dalle terapie psicanalitiche di certi operatori che credono di gestire il materiale psichico invece lo fanno emergere verso la coscienza di veglia.
Se io so come stanno le cose sarò meno vulnerabile. Invece che succede?
La modernità ha fatto sì che l'antica dottrina fosse spazzata via dalla scienza, la quale è inerme di fronte alla Realtà.
Ci hanno detto che i diavoli non esistono così non ci badiamo più: non c'è cosa peggiore di chi crede di vedere al buio.

mercoledì 20 settembre 2017

Diventerai ciò di cui ti nutri

Diventerai ciò di cui ti nutri

Spiacente per gli amici vegetariani o vegani, ma il nutrimento di cui parlo qui, oggi, ha poco a che fare con ciò che mangiamo, per quanto io trovi che a un certo punto anche le nostre abitudini alimentari cambieranno a seguito di un onesto lavoro su noi stessi.

Il nutrimento cui sarebbe importante prestare attenzione è quello sottile, vibrazionale, emotivo cui ci sottoponiamo in quei momenti in cui non ci siamo, quegli spazi che ci prendiamo per noi stessi e nei quali ci abbandoniamo a quelli che consideriamo momenti di rilassamento. Sono quelli i momenti di maggior permeabilità delle sfere inconsce e quelli, spesso, i momenti in cui ci mettiamo davanti a tv, cinema, film, libri e musica varia. Fin qui niente da eccepire.

Quello che dovremmo cominciare a vedere con consapevolezza è innanzitutto il contenuto emotivo di quello a cui ci esponiamo, il messaggio profondo che ciò cui ci esponiamo veicola. Sebbene questo contenuto possa essere usato per rilasciare, molto più spesso di quanto non pensiamo il materiale che ci attraversa viene preso e accettato inconsciamente senza censure e da lì passa direttamente a stimolare qualcosa nel subconscio.

Dall'horror alla soap-opera il messaggio 'esterno' solletica continuamente, a livello emotivo, le nostre corde interne richiamando contenuti non risolti, conti in sospeso, vecchi ricordi, aspettative e anche, purtroppo, memorie genealogiche (e probabilmente la nostra genealogia non ha mai brillato per consapevolezza e centratura).

Da quello stimolo esterno accettato passivamente scaturiscono bisogni, desideri ma anche inquietudini, paure e proiezioni negative d'ogni genere. Da quegli stimoli esterni possono scaturire comportamenti e azioni del tutto irrazionali.

Quello che leggiamo, la musica che ascoltiamo, i film che guardiamo e in generale la cultura alla quale partecipiamo, lascia solchi nel nostro subconscio, solchi tanto più profondi quanto più continuativa e ripetuta è stata l'esposizione. E questo influenza inevitabilmente la nostra vita e la nostra realtà, che noi lo vogliamo o meno.

Ciò dà una direzione alla nostra emissione senza che ce ne accorgiamo. Non c'è niente di male in questo perché chi più chi meno ne siamo tutti partecipi.

La domanda che dobbiamo farci è: ciò di cui mi nutro lo voglio davvero nel mio campo di esperienza?

Ciò di cui tutti si stanno nutrendo (perché così fan tutti, perché è giusto, perché va di moda o semplicemente perché non sembra esserci nulla di meglio in giro) è ciò di cui io voglio nutrirmi? Vi invito a rifletterci su. Vi invito a guardare quegli strati della sfocatura che affermano 'si fa così' solo perché hanno mutuato un modello dalla narrativa, dalla fantascienza, dai fumetti o da qualche cantautore. Se guardate bene ne troverete un bel po'.

Troverete strati di sfocatura nutriti da tradizioni, abitudini e tendenze millenarie che distruggono l'individualità delle persone e che nessuno ha il coraggio di cambiare perché dentro qualcosa dice che si è sempre fatto così. E il 'si è sempre fatto così' a mio parere, oggi, è il motivo di tanta mancanza di inventiva, di genio e di creatività.

Il 'lo fanno loro, devo farlo anch'io' è penetrato a fondo nella coscienza, così a fondo che oggi non si osa più pensare di potersi nutrire di qualcosa di differente da ciò che ci viene proposto dai canali 'ufficiali' e quindi di poter agire, pensare e creare in maniere differenti da quelle proposte dalla 'cultura' - anche purtroppo quella della cosiddetta spiritualità.

Allora a un certo livello di coscienza ci deve risultare chiaro che niente di quello cui ci esponiamo può più essere preso sotto gamba.
A un certo livello di coscienza tutto ciò che incontreremo ci mostrerà il suo vero scopo, non lo scopo di facciata, non la patina, ma il suo vero motivo di esistere e il suo vero messaggio. E magari un giorno sceglieremo di smettere di prestare attenzione a qualcosa che fino a poco tempo prima ci appassionava, ci avvinceva e ci teneva incollati alla tv o alle pagine di un libro, perché ne vedremo il vero senso (e molto spesso questo senso non ci piacerà).

Magari a un certo punto sceglieremo di nutrirci di qualcos'altro, qualcosa che avremo veramente scelto.

Andrea Panatta

domenica 24 gennaio 2016

Consapevole irresponsabilità

Mi sono veramente rotto..., tutti a dirmi cosa devo e non devo fare, sappiate che è da quando ero piccolo che faccio quel che mi dice la testa quindi per favore non provateci neanche, non con me, io devo sbagliare, ma tranquilli non sarete voi a pagarne le conseguenze; dalla mia parte ho la consapevolezza di farlo sempre a fin di bene(altrui) come ho sempre fatto anche se..., ma non importa, non posso smettere poiché sono nato per questo, o forse ne sono solo convinto, chissà; ora lasciatemi fare, lasciatemi stare, e ridete pure di me se vi pare[1].

Scusate lo sfogo, ma a volte bisogna "scoppiare", in questa circostanza prendo spunto da diversi moniti di amici e conoscenti che in buona fede e con le migliori intenzioni mi dicono di stare attento, attento a cosa? Attento a quello che dico agli altri riguardo alla realtà, riguardo alla società, ma soprattutto riguardo alla salute...

Io mi chiedo invece se tu mio caro amico(?), proprio tu che leggi il mio blog e ti vergogni anche di dirmelo, verresti a conoscenza di informazioni che possono aiutare gli altri e nessuno ti credesse cosa faresti? Le diresti lo stesso o le terresti per te? Se verresti a conoscenza di una tecnica innovativa che consente di curare molte delle odierne malattie incurabili cosa faresti? Lo diresti in giro vero?  O solo se dopo ci sarà qualche dottore a poterlo certificare/prescrivere?
E se di quella teoria non ci fossero certificazioni ufficiali, per motivi che credo ormai sono palesi anche ai sassi, e si dovesse decidere ed applicarla autonomamente te la sentiresti di consigliarla?
Tu e gli altri mi avete detto di no, anzi assolutamente no, non si può diventare responsabili di un male altrui.
Quello che ti fa più paura amico mio è il carico della responsabilità della riuscita/efficacia di tali informazioni, sbandierate ai quattro venti a chi forse non le comprende nemmeno; la responsabilità di far credere alle persone che possono stare meglio in quanto se le cose dovessero andare male...

Sei/siete intimoriti dal fatto che si possa fornire una falsa illusione ad una persona malata e quindi danneggiarla, ma purtroppo devo dire che questo è il solito ragionamento di chi ancora vive nell'illusione; ognuno di noi è responsabile di se stesso, ognuno di noi deve discernere cosa è bene o male per lui, se sceglie una strada che gli viene indicata ne deve essere consapevole, non si deve affidare ciecamente agli altri(eccetto in alcuni casi es: madre-figlio), che non sono nessuno e ancora di meno, a mio avviso, agli stessi dottori, no, deve comprendere cosa sta facendo, cosa sta accadendo veramente altrimenti potrebbe pagare spiacevoli conseguenze.

E’ proprio questo il punto, mostrare una teoria, una tecnica che consenta di vivere meglio non comporta responsabilità poiché è l'interessato a doverla comprendere ed applicarla dopo una sua libera e consapevole scelta, nessuno può imporre un percorso che è strettamente personale, molto intimo, ma sarebbe ben più grave non indicarlo neppure.

A mio avviso la vera responsabilità è quella del non agire in favore altrui per il timore di ipotetiche conseguenze e/o fallimenti e questo ha un pò il sapore della meschinità; pensando alle conseguenze non si potrà mai fare veramente del bene.

Caro amico, io sono “fatto male” questo è chiaro, nel senso che non mi ci ritrovo col ragionamento di molti, ma proprio non capisco, quale responsabilità dovrei sobbarcarmi per aver detto/diffuso informazioni che possono essere utili agli altri?
Con molta probabilità sei/siete ancora saldamente attaccati all’illusione della realtà che è stata imposta fin dai tempi della scuola ed in quella realtà da cui mi guardate e mi giudicate, le mie esternazioni possono apparire effettivamente folli, ma se non fossero del tutto folli? quale sarebbe la tua/vostra responsabilità?

Ma lasciano stare per favore…, ma quale responsabilità? La responsabilità è stretta cugina della colpa, un cavillo mentale introdotto per frenare la creatività e le altre virtù umane.
Non esiste responsabilità se si agisce con consapevolezza ed in nome del bene comune.


Io mi sento in dovere di esporre un percorso di vita alternativo che ho potuto sperimentare su me stesso. Nel mio dire non c’è imposizione, non c’è inganno, non c’è punizione; ognuno dovrà comprendere, decidere ed agire in base alle proprie convinzioni e non accetterà certo che io tracci la strada per lui/lei, quindi…

A fare del bene oggigiorno si rischia e ci si rimette sempre, dal punto di vista legislativo e anche da quello sociale, considerato che vieni guardato come un alieno; a fare del male, ad essere egoisti, a disprezzare, ad odiare pare invece che non ci siano ripercussioni atteso che è la norma, la consuetudine in una società arrivista, competitiva, insana, egoista, scellerata e disumana.
Sentiti profondamente responsabile nel dire quello che pensi e fallo nella consapevolezza di aiutare anche se solo in pochi comprenderanno il tuo modo di amare.
Marcello Salas




domenica 29 marzo 2015

Ipnosi culturale - Cultura ed Esperienza


Cultura ed Esperienza
Viator - Anticorpi.info
Più passa il tempo e più ci lasciamo persuadere che la maturità sia un attributo in qualche modo collegato alla rassegnazione e al cinismo, e possa conseguirsi all'interno dell'excursus di vita che accomuna ogni individuo venuto al mondo all'interno della società mercantile.
Con il susseguirsi delle generazioni e la diffusione del pensiero unico il modello si è così fortemente radicato nell'immaginario collettivo da aver oscurato ogni altro approccio che non ruoti intorno alla capacità economica. Ci hanno ipnotizzati ed ora fatichiamo a realizzare quanto la nostra esperienza di vita sia sminuita dai recinti in cui dobbiamo agire per non essere esclusi dai giochi. I pochi temerari che si avventurano oltre quei recinti si ritrovano dispersi in una sorta di limbo desertico dal quale è estremamente semplice vedere i fili che muovono ilGrande Teatrino.
Questo modello esistenziale castrato, ordinariamente ascritto ai 'naturali' effetti collaterali di un regime economico sempre più invasivo e competitivo (grazie, Darwin), è in realtà una sublime forma di dominio politico. Controllano le masse intrappolando gli individui in un loop esistenziale di ripetitività, debiti e omologazione (v. correlati). La quotidiana corsa al denaro ci rende cronicamente oberati e distratti, dunque incapaci di trovare la volontà ed il tempo necessari al perseguimento di una reale maturazione.
Falsa Maturità.
"La società non ha bisogno di individui, ma di efficienza. Pertanto, più una persona diventa umana, meno è utile per la società, e più diventa pericolosa. L'intero schema della nostra civiltà comporta la riduzione dell'essere umano a un automa."
Osho
Impedire la crescita interiore degli individui è tra i più efficaci stratagemmi con cui il potere riesce a manovrare sconfinati greggi di esseri umani senza l'uso della forza. L'immaturità infatti assoggetta gli individui all'autorità e alla cultura dominante proprio come una pecora lo è nei confronti del pastore, o un bambino verso i propri educatori. L'immaturità è incapace di assumersi responsabilità, perciò delega e spera.

La vera maturità invece è ingestibile dai maniaci del controllo, dato che chi ne è provvisto smette di accettare le sovrastrutture in cui è nato come qualcosa di naturale e indiscutibile. La vera maturità non concede all'autorità la stessa fiducia nutrita da uno scolaretto verso il proprio istitutore. Conscia dei principi che muovono il mondo, la vera maturità ha smesso di attribuire buona fede di default; di lasciarsi irretire dalle parole piuttosto che guardare ai fatti; non tollera dipendenze e intermediazioni. Osserva criticamente, ha la memoria lunga e ha sviluppato la forza di vedere il contesto. La vera maturità conosce la differenza che passa tra sapienza ed illusione, perciò è cosciente della propria sostanziale, inevitabile ignoranza; sa che le uniche nozioni di cui possa fidarsi in misura accettabile sono quelle verificabili in prima persona; che lasciarsi colonizzare l'immaginario indiscriminatamente da infiniti flussi di informazioni filtrate (falsa cultura) denoti una grave assenza di comprensione della natura umana, la quale è una delle peggiori forme di ignoranza.
Parlo di vera maturità e falsa cultura perché all'interno della nostra società si sono affermate delle idee di maturità e cultura che - come tutti i luoghi comuni fabbricati per fini persuasivi - sono estremamente fuorvianti per gli individui e funzionali agli interessi di sistema. Tramite il solito lavoro certosino di manipolazione ci hanno indotti a identificare il concetto di 'crescita personale' con quello di 'cultura', e a confondere il significato della parola 'maturità' con il senso del dovere e la disillusione; la 'dignitosa' rassegnazione nell'adattarsi (grazie, Darwin) a vivere tra le storture di una società malata, abbracciandone malcostumi ed insani regimi di vita in virtù della loro ampia diffusione. La propaganda ha rimosso dal nostro immaginario il reale significato di questi due concetti e li ha sostituiti con un'accozzaglia di luoghi comuni che ne rappresentano la negazione.

Se ti sottometti all'autorità, fai il tuo dovere e accetti le regole per quanto ingiuste esse siano, vuol dire che sei un uomo maturo. Se assorbi e poi veicoli orgogliosamente le nozioni che ti imbocca la cultura dominante, sei un uomo 'evoluto.'
Nulla di più lontano dalla realtà. Piuttosto, sei un infante che vive nel corpo di un adulto; ti hanno inculcato la percezione di un'autorità onnipotente e onnisciente, e hanno soffocato la tua propensione alla crescita con una sfilza di sovrastrutture così invasive da averti privato di ogni visione del mondo che non si intoni al Grande Spartito dello status quo.
La vera maturità, la quale conduce alla libertà, scaturisce da due elementi acquisibili solo in assenza di intermediazioni: l'esperienza e la coscienza. Di coscienza su queste pagine si è parlato spesso; oggi proviamo a puntare i riflettori sul concetto di 'esperienza.'
Strategie Persuasive.
Avete mai sentito parlare della Finta Alternativa e di Poliziotto Buono, Poliziotto Cattivo?Sono due tecniche praticate dal sistema per mantenerci confinati nei già citati 'recinti.' Con la prima si infonde nei sudditi l'illusione di avere esercitato il libero arbitrio all'interno di una vera democrazia. Si allestisce un carosello di opzioni tra le quali ogni suddito è chiamato a scegliere con la convinzione di incidere sul proprio destino e quello della collettività. Tali opzioni appaiono eterogenee ed esaustive ma in realtà sono tutte ugualmente accordate ai capisaldi culturali dello status quo, concetti spacciati per strutture 'archetipiche', immutabili. Emblema di questa strategia è il dualismo Destra-Sinistra vigente nella cosiddetta 'Politica.' Schierandosi per una delle due parti i sudditi si illudono di contribuire al miglioramento della società e di ricavarne un beneficio, quando in realtà contribuiscono alla legittimazione della finta democrazia rappresentativa in cui ha luogo la (finta) contrapposizione.
Con Poliziotto Buono, Poliziotto Cattivo il sistema predispone una serie di modelli, organi e personaggi che - benché sostanzialmente accomunati dalla loro innocuità e controllabilità - siano percepiti dai sudditi come solidali rispetto alle loro ragioni o trasgressivi in rapporto allo status quo. Tecnica molto proficua per intercettare il malcontento, suscitando negli oppressi l'illusione di opporsi al sistema ed essere democraticamente tutelati da 'organi competenti', i quali operano nei 'modi previsti' ed all'interno delle 'sedi opportune.' Il Capitale impersona il poliziotto cattivo, il Sindacato impersona quello buono; l'esattore del fisco è il cattivo, il fidato commercialista è il buono; gli industriali il cattivo, le associazioni per il consumatore il buono; la politica corrotta il cattivo, l'eroico giornalista di denuncia il buono. Dal di dentro appare tutto estremamente sensato e rassicurante, ma in realtà sono solo illusioni finalizzate a sedare il malessere e l'inquietudine suscitati da un'invisibile, geniale forma di tirannia.
Il Ruolo della Cultura.
"Non è vero che abbiamo poco tempo. La verità è che ne sprechiamo tanto."
Seneca
Ciò che definiamo 'cultura' si basa sugli stessi meccanismi persuasivi. Televisione, film e videogiochi sono il poliziotto cattivo, mentre libri, lezioni e studio, quello buono.  Alla prova dei fatti, escludendo rare eccezioni di nicchia, tutte le strade conducono a Roma, nel senso che sia le nozioni apprese per via 'ludica' che quelle contenute nei libri - veritiere o fasulle che siano - seppure con linguaggi diversi contribuiscono a fortificare un immaginario conforme ai capisaldi sistemici. Nessuna di esse infatti supporterà mai modelli che sconfessino i luoghi comuni finalizzati a conservare lo status quo, ad esempio: debito, centralismo, verticismo, autorità, coazione forzata, violenza a fin di bene, pubblica istruzione, allopatia, progresso, darwinismo, materialismo, 'uguaglianza' (omologazione) ...
Allo stesso modo nessuna di esse contribuirà mai a diffondere concetti anti-sistemici quali:
decentramento, insubordinazione, individualità, autodidattica, autonomia, coscienza, spirito, tradizione, omeopatia, 'disuguaglianza' (eterogeneità) ...

Ma la funzione ipnotica della cosiddetta 'cultura' non si esaurisce qui. Oltre a contribuire alla formazione di un sistema di valori consono ai capisaldi del sistema dominante, infatti, essa infonde negli individui che se ne nutrono un pericoloso senso di appagamento che di fatto ostacola lo sviluppo delle loro facoltà critiche e la loro maturazione.
Assorbendo passivamente subissi di nozioni non sperimentabili, siano esse contenute in un libro, un giornale, un prodotto audiovisivo o le lezioni di un professore, prestiamo un duplice servizio a chi ci domina: ci illudiamo di elevare la nostra dignità di esseri umani e ci auto-segreghiamo in un ambiente mentale ideale per la stabilità del sistema ma deleterio per la nostra esperienza di vita; un ambiente fatto di aride nozioni selezionate e divulgate con l'intento implicito di normalizzare gli strumenti con cui ci dominano.
Cos'è la Cultura?
"La manipolazione, come specifica forma di esercizio del potere, viene esercitata, per così dire per via indiretta, dall'élite del potere attraverso l'apparato culturale."
C. W. Mills
Ricorrendo a numerosi espedienti, tra cui le finte contrapposizioni di cui sopra, i plagiatori hanno oscurato l'unica concreta fonte di sapienza, cioè l'esperienza diretta, seppellendola sotto un cumulo di nozioni di seconda mano in larga parte incomplete, reticenti, svianti, non verificabili e non finalizzate alla maturazione dell'individuo. Ci si può formare un'idea di tale manipolazione confrontando due distinte definizioni di 'cultura' reperibili in rete.

Secondo la definizione fornita da Google, cioè il motore di ricerca più usato al mondo, la cultura è: "Quanto concorre alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società; il patrimonio delle cognizioni ed esperienze acquisite tramite lo studio ai fini di una specifica preparazione in uno o più campi del sapere."
Definizione collocabile in zona-marx; il concetto di acquisizione della consapevolezza del ruolo che compete in società è la quintessenza del collettivismo; scambia la cultura con la formazione specifica finalizzata all'espletamento di specifiche mansioni 'socialmente utili.'
Ma la parte più contestabile è il capoverso finale, quando si asserisce che l'unico modo di sviluppare un patrimonio di cognizioni ed esperienze sia 'lo studio'. Nemmeno un accenno alla vita vissuta in prima persona.
La definizione della Treccani Online - al contrario - non dà l'idea di essere stata coniata dal Grande Fratello: "L’insieme delle cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura, l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e autonomo diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad arricchire lo spirito e sviluppare le facoltà individuali, specie la capacità di giudizio."
Spirito, autonomia, individualità, giudizio. E soprattutto: esperienza. Provate a confrontare le due definizioni e saprete cosa sia una manipolazione culturale in corso d'opera.
La Cultura Dominante.

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