Più passa il tempo e più ci
lasciamo persuadere che la maturità sia un attributo in
qualche modo collegato alla rassegnazione e al
cinismo, e possa conseguirsi all'interno dell'excursus di vita
che accomuna ogni individuo venuto al mondo all'interno della società
mercantile.

Con il susseguirsi delle generazioni e la diffusione del pensiero
unico il modello si è così fortemente radicato nell'immaginario collettivo
da aver oscurato ogni altro approccio che non ruoti intorno alla capacità
economica. Ci
hanno ipnotizzati ed ora fatichiamo a realizzare quanto la nostra esperienza di
vita sia sminuita dai recinti in cui dobbiamo agire per non essere esclusi dai
giochi. I pochi temerari che si
avventurano oltre quei recinti si ritrovano dispersi in una sorta di limbo
desertico dal quale è estremamente semplice vedere i fili che muovono ilGrande
Teatrino.
Questo modello esistenziale castrato, ordinariamente ascritto ai
'naturali' effetti collaterali di un regime economico sempre più invasivo e
competitivo (grazie, Darwin), è in realtà una
sublime forma di dominio politico. Controllano
le masse intrappolando gli individui in un loop esistenziale
di ripetitività, debiti e omologazione (v. correlati). La quotidiana corsa al denaro ci rende cronicamente
oberati e distratti, dunque incapaci di trovare la volontà ed il tempo
necessari al perseguimento di una reale maturazione.
Falsa Maturità.
"La società non ha bisogno di individui, ma di
efficienza. Pertanto, più una persona diventa umana, meno è utile per la società,
e più diventa pericolosa. L'intero schema della nostra civiltà comporta la
riduzione dell'essere umano a un automa."
Osho
Impedire la crescita interiore degli individui è tra i più efficaci stratagemmi
con cui il potere riesce a manovrare sconfinati greggi di esseri umani senza
l'uso della forza. L'immaturità infatti assoggetta gli individui all'autorità e
alla cultura dominante proprio come una pecora lo è nei confronti del pastore,
o un bambino verso i propri educatori. L'immaturità
è incapace di assumersi responsabilità, perciò delega e spera.
La
vera maturità invece è ingestibile dai maniaci del controllo, dato
che chi ne è provvisto smette di accettare le sovrastrutture in cui è
nato come qualcosa di naturale e indiscutibile. La vera maturità non concede
all'autorità la stessa fiducia nutrita da uno scolaretto verso il proprio
istitutore. Conscia dei principi che muovono il mondo, la vera maturità ha
smesso di attribuire buona fede di default; di lasciarsi irretire dalle parole
piuttosto che guardare ai fatti; non tollera dipendenze e intermediazioni.
Osserva criticamente, ha la memoria lunga e ha sviluppato la forza di vedere il
contesto. La vera maturità conosce la differenza che passa tra
sapienza ed illusione, perciò è cosciente della propria sostanziale,
inevitabile ignoranza; sa che le uniche nozioni di cui possa
fidarsi in misura accettabile sono quelle verificabili in prima persona; che
lasciarsi colonizzare l'immaginario indiscriminatamente da infiniti flussi di
informazioni filtrate (falsa cultura) denoti una grave assenza di comprensione
della natura umana, la quale è una delle peggiori forme di ignoranza.
Parlo di vera
maturità e falsa cultura perché all'interno della nostra società
si sono affermate delle idee di maturità e cultura che - come
tutti i luoghi comuni fabbricati per fini persuasivi - sono estremamente
fuorvianti per gli individui e funzionali agli interessi di sistema. Tramite il
solito lavoro certosino di manipolazione ci hanno indotti a identificare il concetto di 'crescita
personale' con quello di 'cultura', e a confondere il significato della parola
'maturità' con il senso del dovere e
la disillusione; la 'dignitosa' rassegnazione nell'adattarsi (grazie,
Darwin) a vivere tra le storture di una società malata, abbracciandone
malcostumi ed insani regimi di vita in virtù della loro ampia diffusione. La propaganda ha rimosso dal nostro
immaginario il reale significato di questi due concetti e li ha sostituiti con
un'accozzaglia di luoghi comuni che ne rappresentano la negazione.
Se ti sottometti all'autorità, fai il
tuo dovere e accetti le regole per quanto ingiuste esse siano, vuol dire che
sei un uomo maturo. Se assorbi e poi veicoli orgogliosamente le
nozioni che ti imbocca la cultura dominante, sei un uomo 'evoluto.'
Nulla di più lontano dalla realtà. Piuttosto, sei un infante che vive nel corpo
di un adulto; ti hanno inculcato la percezione di un'autorità onnipotente
e onnisciente, e hanno soffocato la tua propensione alla crescita con una
sfilza di sovrastrutture così invasive da averti privato di ogni visione del
mondo che non si intoni al Grande Spartito dello status quo.
La vera maturità, la quale conduce alla libertà, scaturisce da due
elementi acquisibili solo in assenza di intermediazioni: l'esperienza e la
coscienza. Di coscienza su queste pagine si è parlato spesso; oggi proviamo
a puntare i riflettori sul concetto di 'esperienza.'
Strategie Persuasive.
Avete mai sentito parlare della Finta Alternativa e
di Poliziotto Buono, Poliziotto
Cattivo?Sono due tecniche
praticate dal sistema per mantenerci confinati nei già citati 'recinti.' Con la
prima si infonde nei sudditi l'illusione di
avere esercitato il libero arbitrio all'interno di una vera democrazia. Si allestisce un carosello di opzioni tra le
quali ogni suddito è chiamato a scegliere con la convinzione di incidere
sul proprio destino e quello della collettività. Tali opzioni appaiono
eterogenee ed esaustive ma in realtà sono tutte ugualmente accordate ai
capisaldi culturali dello status quo, concetti spacciati per strutture
'archetipiche', immutabili. Emblema di questa strategia è il dualismo Destra-Sinistra vigente
nella cosiddetta 'Politica.' Schierandosi per una delle due parti i sudditi si
illudono di contribuire al miglioramento della società e di ricavarne un
beneficio, quando in realtà contribuiscono alla legittimazione della finta
democrazia rappresentativa in cui ha luogo la (finta) contrapposizione.
Con Poliziotto Buono, Poliziotto Cattivo il sistema predispone una serie di modelli, organi e
personaggi che - benché sostanzialmente accomunati dalla loro innocuità e
controllabilità - siano percepiti dai sudditi come solidali rispetto alle loro ragioni o trasgressivi in
rapporto allo status quo. Tecnica
molto proficua per intercettare il malcontento, suscitando negli oppressi
l'illusione di opporsi al sistema ed essere democraticamente tutelati da
'organi competenti', i quali operano nei 'modi previsti' ed all'interno delle
'sedi opportune.' Il Capitale impersona il poliziotto cattivo, il Sindacato
impersona quello buono; l'esattore del fisco è il cattivo, il fidato
commercialista è il buono; gli industriali il cattivo, le associazioni per il
consumatore il buono; la politica corrotta il cattivo, l'eroico giornalista di
denuncia il buono. Dal di dentro appare tutto estremamente sensato e
rassicurante, ma in realtà sono solo illusioni finalizzate a sedare il
malessere e l'inquietudine suscitati da un'invisibile, geniale forma di
tirannia.
Il Ruolo della Cultura.
"Non è vero che abbiamo poco tempo. La verità è
che ne sprechiamo tanto."
Seneca
Ciò che definiamo 'cultura' si basa sugli stessi
meccanismi persuasivi. Televisione, film e videogiochi sono il poliziotto
cattivo, mentre libri, lezioni e studio, quello buono. Alla
prova dei fatti, escludendo rare eccezioni di nicchia, tutte le strade
conducono a Roma, nel senso che sia le nozioni apprese per via 'ludica' che
quelle contenute nei libri - veritiere o fasulle che siano - seppure con
linguaggi diversi contribuiscono a fortificare un immaginario conforme ai
capisaldi sistemici. Nessuna di
esse infatti supporterà mai modelli che sconfessino i luoghi comuni finalizzati
a conservare lo status quo, ad esempio: debito, centralismo,
verticismo, autorità, coazione forzata, violenza a fin di bene, pubblica
istruzione, allopatia, progresso, darwinismo, materialismo, 'uguaglianza'
(omologazione) ...
Allo stesso
modo nessuna di esse contribuirà mai a diffondere concetti anti-sistemici
quali:
decentramento,
insubordinazione,
individualità, autodidattica, autonomia, coscienza, spirito,
tradizione, omeopatia, 'disuguaglianza' (eterogeneità) ...
Ma la funzione ipnotica della cosiddetta 'cultura' non
si esaurisce qui. Oltre a contribuire alla formazione di un sistema di
valori consono ai capisaldi del sistema dominante, infatti, essa infonde negli individui che se ne nutrono un
pericoloso senso di appagamento che di fatto ostacola lo sviluppo delle loro
facoltà critiche e la loro maturazione.
Assorbendo passivamente subissi di nozioni non sperimentabili,
siano esse contenute in un libro, un giornale, un prodotto audiovisivo o le
lezioni di un professore, prestiamo un duplice servizio a chi ci
domina: ci illudiamo di elevare la nostra dignità di esseri umani e ci auto-segreghiamo
in un ambiente mentale ideale per la stabilità del sistema ma deleterio per la
nostra esperienza di vita; un ambiente fatto
di aride nozioni selezionate e divulgate con l'intento implicito di
normalizzare gli strumenti con cui ci dominano.
Cos'è la Cultura?
"La manipolazione, come specifica forma di
esercizio del potere, viene esercitata, per così dire per via indiretta,
dall'élite del potere attraverso l'apparato culturale."
C. W. Mills
Ricorrendo a numerosi espedienti, tra cui le finte contrapposizioni di cui
sopra, i
plagiatori hanno oscurato l'unica concreta fonte di sapienza, cioè l'esperienza diretta, seppellendola sotto un cumulo di nozioni di
seconda mano in larga parte incomplete, reticenti, svianti, non verificabili e
non finalizzate alla maturazione dell'individuo. Ci si può formare un'idea di
tale manipolazione confrontando due distinte definizioni di 'cultura'
reperibili in rete.
Secondo la
definizione fornita da Google, cioè il motore di
ricerca più usato al mondo, la cultura è: "Quanto concorre
alla formazione dell'individuo sul piano intellettuale e morale e
all'acquisizione della consapevolezza del ruolo che gli compete nella società;
il patrimonio delle cognizioni ed esperienze acquisite tramite lo studio ai
fini di una specifica preparazione in uno o più campi del sapere."
Definizione collocabile in zona-marx; il concetto di acquisizione
della consapevolezza del ruolo che compete in società è
la quintessenza del collettivismo; scambia la cultura con la formazione
specifica finalizzata all'espletamento di specifiche mansioni 'socialmente
utili.'
Ma la parte più contestabile è il capoverso finale, quando si asserisce che
l'unico modo di sviluppare un patrimonio di cognizioni ed esperienze sia 'lo
studio'. Nemmeno un accenno alla vita vissuta in prima persona.
La definizione della Treccani Online - al contrario - non dà l'idea di essere
stata coniata dal Grande Fratello: "L’insieme delle
cognizioni intellettuali che, acquisite attraverso lo studio, la lettura,
l’esperienza, l’influenza dell’ambiente e rielaborate in modo soggettivo e
autonomo diventano elemento costitutivo della personalità, contribuendo ad
arricchire lo spirito e sviluppare le facoltà individuali, specie la capacità
di giudizio."
Spirito, autonomia, individualità,
giudizio. E soprattutto: esperienza.
Provate a confrontare le due definizioni e saprete cosa sia una manipolazione
culturale in corso d'opera.
La Cultura Dominante.