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sabato 23 giugno 2018

Il mito dell’Alzheimer

Il mito dell’Alzheimer

Un po’ di storia
La malattia di Alzheimer ha preso il nome dal medico tedesco Alois Alzheimer che per primo ne studiò un caso (la signora Auguste D. moglie dell’impiegato delle ferrovie Carl D.). Ma non è tutto perché l’uomo che dovrebbe passare alla storia come il vero padre dell’Alzheimer è il medico psichiatra Emil Kraepelin, direttore della Reale clinica psichiatrica di Monaco. 
Fu proprio Kraepelin che offrì ad Alzheimer l’opportunità di far parte del suo gruppo a Heidelberg, nominandolo successivamente suo assistente.
Nel 1910 Emil Kraepelin coniò ufficialmente il termine Alzheimer Krankheit (malattia di Alzheimer). 
Creando l’AD, Kraepelin aveva conquistato un territorio diagnostico molto importante per il suo laboratorio. Secondo alcuni storici nel consolidare l’esistenza della malattia giocò un ruolo importante la diatriba tra Kraepelin e Sigmund Freud.

La teoria di Freud rivoluzionò lo studio delle nevrosi attribuendo i sintomi delle malattie psichiatriche ai misteriosi lavorii dell’inconscio, e ipotizzando la cura attraverso la terapia psicoanalitica. Queste teorie erano in netto contrasto con la concezione organicistica delle malattie mentali sostenuta da Kraepelin e Alzheimer. Per loro le malattie avevano una base esclusivamente organica che poteva essere accertata con mezzo scientifici.

Si venne così a creare una profonda divisione tra la psichiatria a base organica e la psichiatria freudiana. Ognuna di queste due correnti cercava il riconoscimento nell’ambito medico, perché la posta in gioco era elevata...

La determinazione di Kraepelin a far sì che la malattia di Alzheimer fosse classificata come patologia organica è appunto il tentativo strategico di conquistarsi il riconoscimento, oltreché non perdere il suo orgoglio di scienziato e naturalmente la sua eredità di studioso. 
Quando Kraepelin incluse l’AD nel suo testo Psychiatrie, diede avvio a una storia lunga 100 anni durante la quale, da un singolo paziente bollato in modo molto approssimativo, siamo arrivati all’attuale pandemia che coinvolge 25 milioni di persone.

La malattia di Alzheimer sarebbe potuta rimanere rara e insignificante se, nella seconda metà del XX secolo nei paesi industrializzati non fosse aumentata progressivamente l’attesa di vita media.

L’invecchiamento della popolazione, associato alla proliferazione di nuovi strumenti tecnologici che promettevano di prolungare la vita. Stimolò l’interesse per la ricerca neurologica e gerontologica. 
Nei primi anni Settanta i neuro scienziati, ben consapevoli dell’enorme interesse dell’invecchiamento, cercarono di ottenere maggiori finanziamenti. 
Il loro lavoro avrebbe dovuto concentrarsi su qualcosa di molto concreto e attuale, qualcosa di terrificante e incurabile: una malattia che giustificasse l’impiego di enormi risorse, la malattia del secolo. L’Alzheimer si adattava in maniera perfetta allo scopo. 

Nel 1974 viene fondato il National Institute on Aging (NIA, Istituto nazionale sull’invecchiamento) e sotto la guida dello psichiatra clinico Robert Butler, inizia subito a promuovere l’AD come suo principale ambito di ricerca, consentendo ai fondi federali di essere convogliati ai ricercatori.
Lo stesso Butler dichiarò: “decisi che dovevamo rendere il termine (malattia di Alzheimer) una parola di uso comune. Sapevo che questo sarebbe stato l’unico modo per far convergere i diversi settori della ricerca in un unico filone che diventasse priorità nazionale. Io chiamo questa strategia la politica sanitaria dell’angoscia”. 
Nel 1976 il dottor Robert Katzman in un editoria scrisse che negli Stati Uniti l’AD si collocava al quarto o quinto posto tra le cause più frequenti di morte e sollecitò il paese ad investire di più. 
Nel 1979 a Washington fu creata l’Alzheimer’s Disease ad Related Disorder (ADRDA, Associazione per la malattia di Alzheimer e i disturbi correlati). 
Nel 15 settembre 1983 la Camera dei rappresentanti propose il mese di novembre come Mese Nazionale dell’Alzheimer.

La reinterpretazione dell’invecchiamento cerebrale come malattia a sé stante, e lo stanziamento di enormi quantità di denaro da parte del governo, produssero un entusiasmo che contagiò i ricercatori e i familiari dei pazienti affetti d’AD. 

Cambiò la dizione, e il termine “senilità” venne soppiantato dal termine molto più angosciante che non lascia spazio a dubbi: “malattia di Alzheimer”, il nuovo idioma dell’angoscia! 
Nel 1984 1985 il NIA aveva istituito in tutto il paese ben dieci Alzheimer’s Disease Research centers.

Nel 1979 il NIA aveva speso per la ricerca sull’AD circa 4 miliardi di dollari; nel 1991 era arrivato a spenderne 155 (37 volte tanto). 
Nel 2007 i fondi federali assegnati alla ricerca per la “guerra contro l’AD” erano lievitati a una cifra sbalorditiva di 643 miliardi di dollari.

Celebrità a sostegno
La nascita del nuovo linguaggio popolare intriso di angoscia e terrore fu amplificato quando vennero coinvolti nella “causa” dell’AD personaggi molto popolari: gli attori Rita Hayworth, Charles Bronson e Charlton Heston, il presidente statunitense Ronald Reagan, la Regina dei Paesi Bassi Giuliana, il Primo ministro britannico Wiston Churchill, il pugile campione del mondo Sugar Ray Robinson, ecc.

Cos’è l’Alzheimer?
Ufficialmente la malattia di Alzheimer (AD, Alzheimer Disease) è provocata dalla degenerazione del cervello e dalla perdita di cellule nervose a causa di molteplici fattori, perlopiù ignoti alla medicina. 

E’ una malattia degenerativa e progressiva caratterizzata dalla perdita irreversibile di cellule cerebrali. Questa degenerazione porta al rimpicciolimento e all’atrofia di alcune aree del cervello, alla riduzione di alcuni neurotrasmettitori, in particolare l’acetilcolina. 

Gli effetti di questa “patologia” sono: deficit di memoria, una compromissione della capacità di apprendere, di ragionare, di formulare giudizi, di riconoscere oggetti, di comunicare; gravi difficoltà nel compiere attività quotidiane; agitazione, ansia, depressione, allucinazioni e insonnia.

La demenza
Il termine oggi molto in voga di “demenza”, deriva dal latino “fuori di mente” e in passato era utilizzato per identificare i dissidenti e devianti di ogni tipo, soprattutto donne anziane che venivano accusate di stregoneria quando manifestavano sintomi di decadimento cognitivo.

Le teorie ufficiali più in voga
Beta-amiloide e grovigli neurofibrillari 
I ricercatori pensano che i deficit cognitivi dell’AD siano associati alla presenza nel cervello di alterazioni anatomopatologiche costituite da due formazioni di natura proteica: le placche di proteine beta-amiloide (BAP) e i grovigli neurofibrillari (NFTs), che alla fine distruggerebbero i neuroni a livello cerebrali. 

Ma in tutto questo le lacune conoscitive non mancano, per esempio gli scienziati non capiscono come le beta-amiloide uccida i neuroni; non sanno se tali placche sono responsabili della degenerazione o dei semplici marcatori e/o cicatrici di una morte, quindi se sono causa o effetto di tale degenerazione.

La proteine beta-amiloide si accumula in TUTTI i cervelli man mano che invecchiano, e tale processo può addirittura iniziare nei ventenni. Risulta pertanto difficile stabilire quale sia il livello soglia oltre il quale l’accumulo di beta-amiloide diventa patologico.
Radicali liberi
I radicali sono atomi o gruppi di atomi che contengono almeno un elettrone spaiato e quindi sono debolmente legati, instabili e altamente reattivi. Si accumulano nel cervello provocando nelle cellule un danno e un deficit che potrebbe contribuire all’AD. Queste molecole reattive si formano nel corpo durante i normali processi biologici che possono essere accelerati da agenti esterni come infezioni, fumo di tabacco, agenti tossici, erbicidi, radiazione solare e inquinanti. I radicali possono anche danneggiare il DNA.
Infiammazioni
Secondo questa teoria l’AD è una conseguenza dell’infiammazione cerebrale che genera metaboliti anomali (piccole molecole prodotte dai processi metabolici) a partire da normali molecole cerebrali.

Per esempio le citochine, che sono normali proteine del sistema immunitario, sono prodotti dall’infiammazione tissutale e possono circolare nel cervello.
Teoria vascolare
Piccoli infarti isolati in aree strategiche del cervello, oppure l’occlusione di multipli vasellini sanguigni, possono provocare demenza riducendo l’apporto di ossigeno al cervello e alterando i circuiti neuronali coinvolti nei processi decisionali, nella memoria.
Teoria infettiva
Secondo gli esperti alcuni virus della famiglia dell’herpes possono provocare demenza, ma solo alcuni studi li hanno messi in relazione con l’AD.
Teoria delle eccitotossine
I neuroni morirebbero per un eccesso di stimolazione da parte di neurotrasmettitori aminoacidi eccitatori (eccitotossine). Dato che il glutammato e altri neurotrasmettitori eccitatori normalmente inducono la scarica elettrica dei neuroni, se sono presenti in eccesso, possono portare i neuroni a scaricare (ed eccitarsi) fino alla morte. 
La teoria del diabete
Disturbi del metabolismo del glucosio erano stati descritti nella malattia di Alzheimer già da decenni, e gli scienziati avevano ipotizzato che in un soggetto diabetico o il cervello manca di sufficiente glucosio per funzionare correttamente o lo zucchero presente in eccesso nel sangue produce un danno vascolare che compromette l’irrorazione dei neuroni.
Studi epidemiologici indicavano che le persone affette da AD avevano più frequentemente un diabete concomitante.


Il mito dell’Alzheimer
La malattia di Alzheimer (AD) è un mito creato dalla nostra cultura nel tentativo di fornire un senso a un processo naturale, l’invecchiamento cerebrale, che non possiamo controllare. 

Quello che non viene detto alla popolazione è che la cosiddetta “malattia di Alzheimer” (AD) NON può essere differenziata dal normale processo di invecchiamento e che la patologia NON ha mai lo stesso decorso. 

Sembra che ogni anno sempre più persone cadano vittime dell’AD. Quotidiani e riviste vorrebbero farci credere che la AD si sta diffondendo nella popolazione a ritmo pandemico. 
Naturalmente quello che non viene detto è che non sappiamo come diagnosticare la AD, figuratevi se siamo in grado di stilare il bilancio delle vittime. 

venerdì 15 luglio 2016

Come rimuovere l’alluminio dal cervello prima che scateni il morbo di alzheimer

COME RIMUOVERE L’ALLUMINIO DAL CERVELLO PRIMA CHE SCATENI IL MORBO DI ALZHEIMER

Abbiamo tutti sentito parlare di alluminio e sappiamo gli usi che ne facciamo, pentole, pellicole, contenitori per bevande e alimenti, deodoranti ascellari, tabacco, infissi, farmaci prescritti,
e come adiuvanti nei vaccini, chemtrails(scie chimiche ndr).

Un aspetto dell’ alluminio, che molte persone non conoscono, è che è una neurotossina che può avere un effetto di deterioramento sul nostro cervello e sistema nervoso. Inoltre, gli esperti rivelano che può essere un importante fattore scatenante per l’insorgenza del morbo di Alzheimer.

Siamo costantemente esposti a questa neurotossina , possiamo fare qualcosa per proteggerci? Per cominciare ci sono una serie di estratti naturali di piante e sostanze nutritive che possono abbassare e prevenire la tossicità dell’ alluminio a carico del cervello, in modo da proteggerlo da disturbi cognitivi.

Un team di neuroscienziati della Louisiana State University, guidati da Dr.Walter Lukiw, Ph.D., Professore Ordinario di Neurologia, Neuroscienze e Oftalmologia, ha condotto uno studio sulla possibilite tossicità dell’alluminio che porta alla comparsa, lo sviluppo e la progressione del morbo di Alzheimer.
Il loro studio è stato riassunto in un articolo peer-reviewed pubblicato nei Frontiers in Aging Neuroscience e secondo le loro conclusioni: ” Il contributo dell’ alluminio per la malattia di Alzheimer si basa su almeno sette osservazioni derivate in modo indipendente .”

In Estrema sintesi i risultati di questa e di altre ricerche sostengono:
L’alluminio punta dritto al cervello
L’alluminio sta al sistema nervoso centrale come il fumo di sigaretta sta ai polmoni. Gli scienziati dicono chiaramente che i metalli tossici danneggiano il tessuto cerebrale e portano a malattie degenerative producendo stress ossidativo, e l’alluminio è uno dei peggiori criminali.
Con i tassi di Alzheimer alle stelle, i percorsi variegati odierni dell’esposizione all’alluminio sono una grande preoccupazione. Proprio come con le particelle nell’ambiente, una volta che l’alluminio è nei nostri tessuti, il corpo ha difficoltà ad espellerlo. Questo metallo tossico non ha alcuno scopo biologico, per cui meno se ne ingerisce, meglio è.
Una volta nel corpo, si muove attraverso di esso con facilità, senza ostacoli, cavalcando il sistema di trasporto del ferro. Esso attraversa le barriere biologiche che normalmente tengono fuori altri tipi di tossine, come la barriera emato-encefalica. Nel tempo, l'alluminio può accumularsi nel cervello e provocare gravi danni neurologici alla salute, indipendentemente dall'età. La tossicità dell'alluminio può fare danni ai figli come pure agli anziani.

Come disintossicarsi dall’alluminio
Ci sono una serie di chelanti potenti che è possibile utilizzare per disintossicarsi dall’alluminio. Chiaramente il primo passo sarebbe evitare l’ulteriore esposizione all’alluminio. Questo significa evitare prodotti quali:
Dentifricio contenente ossi-idrossido di alluminio.
Antitraspiranti contenenti cloruro di alluminio, cloridrato di alluminio, o composti di alluminio-zirconio.
Contenitori di bevande laminati di alluminio.
Pentole di alluminio
Macchine caffè espresso in alluminio

Per l’Alzheimer avanzato possono essere utili i seguenti agenti chelanti:
Acqua ricca di silicio, come l’acqua Fiji, che contiene 83 mg di silicio per litro. Una ricerca pubblicata nel 2013 ha dimostrato che bere fino ad un litro di acqua minerale ricca di silicio al giorno per 12 settimane elimina efficacemente l’alluminio per via urinaria, senza effetti nocivi sui metalli essenziali come ferro e rame. Secondo gli autori: “Abbiamo fornito prove preliminari che oltre 12 settimane di terapia di acqua minerale ricca di silicio fanno scendere il carico corporeo di alluminio nei soggetti con Alzheimer, e ci sono stati anche miglioramenti clinicamente rilevanti nella prestazione cognitiva di almeno 3 individui su 15”.

Melatonina: Le ricerche dimostrano che la melatonina ha un ruolo nel vincolare i metalli ed è un integratore utile nel trattamento dei disturbi neurologici in cui è coinvolto lo stress ossidativo, compreso quindi l’Alzheimer. La melatonina può viaggiare liberamente attraverso tutte le barriere cellulari, facilitando la rimozione di metalli tossici come l’alluminio. Sembra anche capace di sopprimere l’attività ossidativa dell’alluminio nel cervello.

Qualsiasi cosa che aumenta il glutatione. Il corpo sintetizza il glutatione da tre aminoacidi: cisteina, glutammato e glicina. Frutta e verdura crude (soprattutto avocado, asparagi, pompelmo, fragole, arancia, pomodoro, melone, broccoli, okra, pesche, zucchine, e spinaci) sono ricchi di precursori glutammato e glicina. Fonti alimentari di cisteina includono uova, carne, peperoni rossi, aglio, cipolle, cavoli di Bruxelles, proteine del siero del latte e germe di grano. Altri trattamenti utili per il miglioramento del metabolismo del glutatione includono:
Esercizio fisico: l’esercizio influisce sui livelli di trifosfato adenosina (ATP) necessari per aiutare a produrre glutatione.
Ottimizzare i livelli di vitamina D attraverso l’esposizione al sole; ci sono alcune prove che la vitamina D aumenta i livelli intracellulari di glutatione.
 
Bagni di sale inglese («Epsom salt»)
Integrazione con metilsulfonilmetano (MSM)
L’integratore N-acetil L-cisteina (NAC) può anche essere utile. Il NAC è il nutriente per la formazione del glutatione antiossidante intracellulare.
La curcumina: La ricerca suggerisce che la curcumina ha un effetto protettivo dai danni indotti dall’alluminio, modulando la portata dello stress ossidativo. Essa riduce anche le placche di beta-amiloide associate con l’Alzheimer, ritarda il degrado dei neuroni, chela i metalli, diminuisce la formazione di microglia, e ha un effetto anti-infiammatorio e antiossidante complessivo. Gli studi hanno dimostrato che la curcumina può aiutare a migliorare la memoria dei pazienti di Alzheimer. Vi sono alcune controindicazioni all’uso della curcumina in caso di ostruzione delle vie biliari (in quanto stimola la secrezione biliare), calcoli biliari, ittero ostruttivo, o colica biliare acuta.

In sintesi
Non si può più sostenere che l’alluminio non abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative come Alzheimer; l’evidenza è molto chiara e crescente. In realtà non dovrebbe sorprendere che le persone con tossicità da alluminio mostrino molti degli stessi sintomi di quelli con demenza, Parkinson, ADHD, autismo e altre malattie neurologiche, perché l’alluminio punta esattamente queste aree del cervello e del sistema nervoso.

Il modo migliore per proteggersi è essere attenti alle scelte alimentari e ai prodotti della cura personale, e ridurre al minimo l’uso di vaccini e altri farmaci che vengono spesso contaminati con l’alluminio.

Anche ottimizzare il tenore di zolfo nella dieta è essenziale, perchè il corpo ha bisogno di zolfo per produrre la sua arma numero uno contro il sovraccarico di alluminio: il glutatione. Facendo queste poche cose per proteggersi, si minimizza l’esposizione e si massimizza la capacità del corpo di liberarsi di questo metallo tossico, che ci porterà ad una vita lunga e sana e agli anni d’argento.

Ecco un breve riassunto delle 7 osservazioni indipendenti, che dimostrano la relazione fra tossicità dell’alluminio e disturbi neurologici:

mercoledì 2 settembre 2015

Due miracolose piante bibliche efficaci contro l’ Alzheimer

Lo sapevi che esistono 2 piante comuni efficaci contro l’Alzheimer? Le abbiamo ogni giorno sotto gli occhi, le utilizziamo ma non le conosciamo a fondo. Ecco quali sono.

L’Alzheimer è la ormai più comune forma di demenza, colpisce la memoria e i processi cognitivi del cervello.
Al giorno d’oggi, più di 5 milioni di americani convivono con l’Alzheimer che vanta il sesto posto nella classifica delle cause di decessi, negli Stati Uniti.

Mentre gli scienziati continuano a ricercare una cura per questa malattia mortale del cervello, alcuni ricercatori stanno valutando le potenzialità curative di antiche piante conosciute fin dai tempi Biblici.

Una di queste piante è la SALVIA, molto spesso utilizzata come spezia per dare sapore ai cibi.
Sono svariati gli usi della salvia che ci provengono dalla medicina popolare, di fatto il nome botanico della salvia deriva dalla parola latina “salvere” che significa “essere salvati”. Gli antichi guaritori non solo utilizzavano la salvia per migliorare la memoria e le funzioni cerebrali, ma anche per diverse tipologie di disfunzioni cardiache, infertilità e per offrire longevità alle persone.

La salvia è anche conosciuta come la “Pianta del Candelabro a 7 braccia” perché, quando pressata e appiattita, la pianta di salvia prende la forma del Candelabro a 7 braccia o Menorah, importante simbolo ebraico descritto nel libro dell’Esodo.
Finalmente, ai nostri giorni la scienza conferma ciò che gli antichi guaritori dell’era Biblica già sapevano. Infatti, qui sotto sono riportati due studi recenti che documentano i potenziali benefici della salvia nel trattamento dell’Alzheimer.
In uno studio “doppio cieco”*, randomizzato* e placebo controllato, riportato nel Journal of Clinical Pharmacy and Therapeutics si conferma che la salvia ufficialmente incrementa e sostiene le funzioni cognitive e dimostra l’efficacia nel mitigare gli effetti dell’Alzheimer.

In aggiunta, uno studio riportato nel Journal of Pharmacology and Experimental Therapeutics dimostra l’effetto protettivo della salvia nelle cellule nervose contro i danni dovuti ad una elevata presenza delle proteine amiloidi riscontrata negli individui affetti da Alzheimer.
L’acido rosmarinico presente nella salvia possiede proprietà antiossidanti e antinfiammatorie oltre alla capacità di arrestare la morte delle cellule nervose.

La salvia è sorella del ROSMARINO, altra erba culinaria che offre altrettanti benefici per la salute, anch’essi scoperti ai tempi Biblici.
Il rosmarino è conosciuto come la “Pianta della Memoria” ed è la pianta che una volta protesse la Vergine Maria nel suo viaggio verso l’Egitto. In qualità di “Pianta Curativa Biblica” il rosmarino è stato utilizzato nei secoli per accrescere la memoria e per ridurre le palpitazioni cardiache, aumentare le energie, curare le cataratte e per curare molti altri problemi.
Il rosmarino possiede componenti chimici che prevengono la perdita di acetilcolina, elemento fondamentale per pensare e ragionare. Gli individui affetti da Alzheimer sono spesso carenti di acetilcolina.

Un recente studio condotto dalla Saint Louis University School of Medicine dimostra che gli estratti del rosmarino migliorano l’apprendimento e la memoria e riducono l’ossidazione dovuta a stress, fattore caratteristico del declino dell’invecchiamento.
Il rosmarino e la salvia contengono un altro ingrediente conosciuto come acido carnosico il quale favorisce la protezione delle cellule cerebrali. Ricerche riportate nel Cell Journal dimostrano che l’acido carnosico previene la degenerazione dei nervi.
 

Nella loro lunga tradizione di erbe mediche, sia il rosmarino che la salvia sono state utilizzate nella preparazione di tisane curative.
Per favore considerate che l’utilizzo di erbe mediche come il rosmarino e la salvia a scopi curativi non deve fungere da sostituto di adeguati trattamenti medici.
NOTE
*Una sperimentazione controllata randomizzata è un disegno di studio sperimentale nel quale il trattamento studiato è prescritto ad una sola frazione dei soggetti arruolati nell’indagine, selezionati casualmente (randomizzazione), secondo uno schema predeterminato e imposto agli operatori sanitari esecutori della ricerca. Al gruppo di controllo dello studio viene prescritto un trattamento di cui si conosce l’effetto, oppure nessun trattamento. Lo studio si definisce “a doppio cieco” quando né i partecipanti, né le persone che raccolgono i dati sanno se, rispettivamente, ricevono o prescrivono il trattamento in studio o quello di controllo.
Definizione tratta dal sito “BMV Biblioteca Medica Virtuale”
Dottor Russell Blaylock, traduzione per Disinformazione a cura di Lorenza Veronese

venerdì 21 agosto 2015

Geoingegneria: intervento di Patrick Roddie davanti alla commissione per l'ambiente USA

Geoingegneria: intervento di Patrick Roddie davanti alla commissione per l'ambiente USA

La traduzione dell'intervento di Patrick Roddie davanti alla commissione per l'ambiente USA... dopo il suo intervento quasi tutti i siti e le pagine degli attivisti sono state hackerizzate e sciami di troll le controllano...
Mi chiamo Patrick Roddie, e sono un attivista anti-geoingegneria basato in San Francisco che gestisce http://StopSprayingUs-SF.com

L'udienza di oggi dovrebbe affrontare se le emissioni del gas serra prodotte dagli aerei pericolo per la salute pubblica. Quando si parla di gas a effetto serra, la maggior parte della gente pensa di biossido di carbonio - un gas essenziale per ogni forma di vita sulla terra.

Ma il CO2 rappresenta solo il 3% dei gas ad effetto serra del pianeta - il 95% di esso è acqua. 

Anche bambini in età prescolare sanno che un cielo coperto rende le notti più calde e giornate più fredde. le Nuvole isolano, intrappolando il calore e riducendo il range di temperatura tra minimi notturni ai massimi diurni .

Questo porta a scie persistenti. Tutti tranne coloro volontariamente ignoranti sanno che i nostri cieli sono cambiati drasticamente nel corso degli ultimi decenni. Il blu scuro dei cieli della nostra infanzia sono stati sostituiti con un velo bianco latte, attraversato dalla veloce espansione di scie persistenti, che si estendono da orizzonte a orizzonte e che si espandono a coprire il cielo. Questi percorsi possono estendersi per migliaia di miglia e possono essere visti da chiunque visiti NASA.gov. 

Questi percorsi persistono indipendentemente da altitudine, temperatura, umidità o altre condizioni atmosferiche. Le scie persistenti di una volta erano rare, ma sono diventate un fenomeno quotidiano in tutto il mondo. Se la fisica non è cambiata, che cosa è cambiato?
Che cosa rende le scie, queste tracce, persistenti per ore e e consente loro di allungarsi migliaia di miglia?

Quali nuclei di condensazione formano, e sono essi dannosi per la salute umana?

Geoingegneri propongono l'irrorazione con decine di milioni di tonnellate di particelle riflettenti nell'atmosfera nel tentativo di riflettere la luce solare nello spazio e ridurre il riscaldamento globale. Questo è noto come Gestione della radiazione solare, o iniezione stratosferica di aerosol oppure modifica dell'Albedo.

Questo processo, brevettato da un fornitore della difesa, Raytheon, è abbastanza semplice. Minuscole particelle spruzzati da aerei agirebbero come nuclei di condensazione, attirando vapore acqueo atmosferico per formare scie persistenti artificiali che servono a creare poi cirri artificiali.

Quando geoingegneri discutono di radiazione solare in pubblico, le uniche sostanze che dicono che avevano considerato per l'irrorazione sono solfati o di acido solforico. Tuttavia, la loro propria letteratura conclude che i solfati hanno limitata efficacia e che nano particelle altamente tossiche di alluminio e bario devono essere usate al loro posto. E quando si confrontano, hanno ostinatamente rifiutato di affrontare tale questione, l'impatto sulla salute delle loro proposte. Altri geoingegneri sono più sinceri sui loro piani per avvelenare il cielo. 

Ken Caldeira della Stanford ha ammesso nel 2006 di aver messo patogeni nelle nuvole per intraprendere esperimenti di chimica e guerra batteriologica su popolazioni civili quando lavorava in un laboratorio di armi biologiche del governo. Non è una sorpresa per il pubblico che questi scienziati hanno solo i loro interessi a cuore.

Il mese scorso ho portato un documento per della conferenza sul clima di Parigi che affrontava gli effetti negativi sulla salute delle soluzioni proposte dalla geoingegneria.

Io formalmente richiedo che venga inserita messa a verbale. Documenta il drammatico aumento del morbo di Alzheimer e la insufficienza respiratoria dal 1990, quando è diventato comune la presenza di scie persistenti in tutto il mondo. Concludo che queste scie persistenti sono infatti create artificialmente con particolato di metalli tossici descritte nel brevetto di Raytheon e che questo programma di gestione della radiazione solare è stato messo in atto almeno dal 1990.

La ricerca sulla modificazione del clima non è una novità; le date di brevetto risalgono a prima del 1920. Il brevetto di Raytheon propone di ridurre il riscaldamento globale mediante iniezione di alluminio, torio e altri ossidi metallici nella gamma 10-100 micron nella stratosfera attraverso gli scarichi delle turbine dei jet.

La US Navy ha brevettato un altro metodo di diffusione per scie artificiali composte da nuclei di ossidi di metallo con particelle di una dimensione di 0,3 micron. Altri metodi includono dirigibili, razzi, camini e ciminiere industriali.

Il fautore più noto del programma per la gestione delle radiazioni solari è il dottor David Keith. 

Ha detto alla riunione annuale 2010 della Associazione americana per l'avanzamento della scienza che l'ossido di alluminio è quattro volte radiativo volumetrico che le piccole particelle di zolfo e 16 volte meno per il tasso di coagulazione. Le particelle di zolfo si attaccano insieme e cadono rapidamente dalla stratosfera e sono molto meno efficaci riferito all'unità di massa. Ha anche detto che uno studio sulla nano fabbricazione ha dimostrato che era molto più semplice da spruzzare particelle di allumina di alta qualità da un aereo iniettando vapore allumina nello scarico.

Il suo documento 2010, "levitazione Photophoretic di aerosol ingegnerizzati per la geoingegneria", propone l'irrorazione con dischi di alluminio, bario, titanio e ferrite, al posto dei solfati di 50nm di spessore..

Anche Pope ha concluso che alluminio e nano particelle sono molto più efficace di solfati in una prospettiva 2010 in Nature Climate Change.

La Scheda di Sicurezza per gli ossidi di particolato di metalli tossici di alluminio e di nano particelle dichiara comunque che questi sono irritanti per le vie respiratorie, e implicati in nello sviluppo dell' Alzheimer e che può causare malattie polmonari, tumori e neoplasie e non deve essere rilasciato nell'ambiente senza un permesso governativo.

L'Alzheimer è salito a 6° causa di morte negli Stati Uniti dal l'8 ° tra il 1999 e il 2013. Nel 1994non era neanche tra le prime 10, mentre ora anche giovani di 20 anni stanno mostrando segni di Alzheimer.

La ricerca mostra che l'alluminio si accumula nel cervello, ossa e reni, è una neurotossina, accelera l'invecchiamento del cervello, aumenta lo stress ossidativo e infiammazione del cervello ed è sette volte più biodisponibile in caso di inalazione di una volta ingerito per via orale, Il bario è molto più letale. 

Secondo la sua scheda di sicurezza, l'esposizione a sali di bario possono causare l'arresto polmonare, vomito, diarrea, tremori convulsioni, paralisi muscolare, shock, convulsioni e la insufficienza cardiaca improvvisa.

Il Bario attacca il sistema cardiovascolare, nervoso, gastrointestinale, ematologico, respiratorio, riproduttivo e renale, nonché le ghiandole surrenali ed il fegato. E' anche un irritante per la pelle e per gli occhi e non deve essere disperso nell'ambiente.

Nel 2011, l'insufficienza respiratoria è diventata la terza principale causa di morte negli Stati Uniti, in un momento in cui il fumo era ad un minimo storico, le norme sulle emissioni dei veicoli e dalle centrali elettriche erano al loro minimo, l'industria pesante era stata trasferita in Cina.

Centinaia di articoli scientifici accuratamente dimostrano la tossicità sia alluminio e bario ... ci vorrebbero giorni per mostrare una frazione delle prove.

sabato 20 giugno 2015

CAUSE ALZHEIMER: Il glucosio danneggia i neuroni del cervello

CAUSE ALZHEIMER Il glucosio danneggia i neuroni del nostro cervello


cause alzheimer L’Alzheimer, come altre forme di demenza senile, è causato dalla morte dei neuroni proprio perchè queste cellule non posso essere sostituite, ciò causa la degenerazione del cervello. Molti studi confermano una forte correlazione tra l’azione nefasta dei radicali liberi  e la comparsa di questa malattia. Inoltre è stata confermato un rapporto molto stretto con il diabete (tanto da rinominarla come diabete di tipo 3).

A questo punto poniamoci una domanda.
Tale degenerazione dipende dal consumo di carboidrati insulinici?
Da anni ci dicono che lo zucchero fa bene al cervello, ma bisogna crederci davvero?

Purtroppo devo confermare che il consumo di amidi (pane, pasta, patate, cereali, riso e legumi) e di zuccheri semplici, sono la causa principale dell’insorgenza delle malattie degenerati celebrali. Tali disfunzioni purtroppo operano su tre distinti livelli che agiscono sinergicamente portando alla morte dei neuroni.
Vediamone insieme i meccanismi.
Troppo e troppo poco glucosio

Ricorderete che i neuroni hanno degli speciali “carrier proteici” chiamati Glut 1 e Glut  3, indipendenti dall’insulina.

Il Glut 1 assicura al cervello la quantità basale del glucosio, in quanto non è sensibile agli aumenti di glucosio nel sangue. Ricordiamo che i neuroni utilizzano, per produzione di energia, sia i mitocondri che la glicolisi, di conseguenza la quantità di glucosio trasportata dai Glut 1 è sufficiente al funzionamento del cervello.

Quando invece abbiamo maggiore necessità di energia, il cervello utilizza  un altro tipo di  glut, il numero 3, che invece è sensibile all’incremento di glucosio nel sangue. Quindi per aumentarne il livello, attiva il cortisolo. Un meccanismo assolutamente perfetto, che nel mondo paleolitico, bilanciava ogni necessità energetica. Se tale meccanismo però lo confrontiamo con quello dell’insulina, ci si accorge che qualcosa non quadra.

Sappiamo che dopo un pasto glicemico, subiamo dapprima un picco glicemico e poi un calo glicemico. Ciò significa indurre un aumento di glucosio nei neuroni (senza che il nostro cervello lo abbia richiesto) tramite le Glut 3, e dopo un calo di zuccheri.
Sarebbe come collegare un computer ad una presa che ha sbalzi di corrente: quanto credete che durerà prima di fulminarsi?

Diversi studi hanno proprio dimostrato che l’ipoglicemia è uno dei fattori scatenanti della demenza senile. Fonte: morbo-alzheimer.it

venerdì 13 febbraio 2015

ALZHEIMER: LE GUARIGIONI NON MANCANO AFFATTO !!

TROPPO BELLO VINCERE LA DEMENZA ALZHEIMER?

LETTERA
FORSE QUALCHE SPERANZA DI TROPPO
Buongiorno Dr Vaccaro, La seguo con interesse ed ammirazione. Nei momenti liberi leggo il Suo blog e le Sue pubblicazioni che trovo estremamente interessanti, anche se onestamente considero il tutto troppo bello per essere vero.
TROVO EHRET TROPPO ESTREMO
Comunque mi stimola il filo logico che riesco a cogliere nelle Sue affermazioni. Mi sono documentato un po' sull'Ehretismo, che francamente considero troppo estremo e poco applicabile alla mia realtà. Voglio comunque credere nella via naturale alla risoluzione dei problemi. Cosa mi consiglia? Tenuto conto che per questa patologia ogni cambiamento è potenzialmente traumatico, posso pensare di ottenere qualche beneficio?
PATOLOGIE INVALIDANTI INCLUSO L'ALZHEIMER PER MIO PADRE
I miei genitori sono entrambi malati con patologie gravi ed invalidanti. A mio padre è stato diagnosticato l'Alzheimer nel 2012. Parteciperò alla Sua conferenza a Concorezzo il 10/11/13. Vorrei avvalermi di una Sua consulenza specifica ma purtroppo, non essendo residente in zona, non potrò sfruttare i 3 giorni riservati a questo tipo di attività.
POSSIBILE UN SUO INTERVENTO IN ZONA ACQUI TERME-ALESSANDRIA?
Ho visto dal Suo blog che per ora non ha in programma interventi nella mia zona (Acqui Terme, AL). Possiamo rimediare in qualche modo? Grazie in anticipo.
Marco
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RISPOSTA
PROVARE CON GRINTA E CONVINZIONE NON COSTA NULLA
Ciao Marco. Non predichiamo cose utopistiche. Crediamo nella legge di causa ed effetto e puntiamo alla concretezza senza illudere la gente. Ovvio che le cose non riescano in casa medica per i metodi terapeutici ivi usati e per il tipo di diete prescelte in quell'ambito. Ti consiglio di sfruttare il blog e i miei libri in circolazione. Provare per credere e coinvolgere personalmente i tuoi genitori, senza imposizioni.
 
NULLA VIETA UNA USCITA DALLE TUE PARTI
Le mie uscite nelle varie località dipendono interamente dai circoli, dai gruppi, o comunque da singoli che si associano e si organizzano, trovano una sala adeguata, proponendomi con un certo anticipo una conferenza, un tema, dei colloqui individuali o altro, prospettando un paio di date alternative possibili nella loro rispettiva zona. Nulla vieta che si possa fare qualcosa anche dalle tue parti. In Piemonte me lo chiedono in continuazione, ma poi non si passa dal dire al fare. Probabilmente in zona Torino ci sono già troppe distrazioni filosofiche per dar credito a un igienismo che decapita gruppi sanguigni, zonismo, dukanismo ed altre soluzioni del genere.
 
LA MEDICINA, COME SUO SOLITO, NON TROVA LA CHIAVE RISOLUTIVA
La causa e la progressione della malattia di Alzheimer, come di altre malattie neurologiche del resto, non sono ancora ben compresi. La ricerca indica che la malattia è associata a placche amiloidi e ammassi neurofibrillari in zona cerebrale. I trattamenti terapeutici utilizzati dalla medicina offrono ben poco. Il ricorso poi agli psicofarmaci nelle varie forme di schizofrenia la dice lunga. Pur essendo stati condotti oltre 500 studi clinici per l'identificazione di un possibile trattamento per l'Alzheimer, non si sono ancora identificate soluzioni che ne arrestino o ne invertano il decorso.
 
MODIFICHE STILI DI VITA DI TIPO PREVENTIVO
A livello preventivo, sono state proposte diverse modifiche negli stili di vita personali come stimolazione mentale, esercizio fisico e dieta equilibrata (solita dieta medica si intende), ma non vi sono adeguate prove di una correlazione certa tra queste raccomandazioni e la riduzione effettiva della degenerazione.
 
DATI STORICI SUL MORBO DI PERUSINI-ALZHEIMER
Come scritto nella mia tesina "Brain drain e declino mnemonico Perusini-Alzheimer, del 26/3/13, il primo caso documentato della malattia fu quello della signoria Auguste Deter, trattata dallo psichiatra e neuropatologo bavarese Alois Alzheimer (1864-1915). Questi affidò poi a Gaetano Perusini, giovane e brillante neurologo di Cormons-Udine, il compito di raccogliere informazioni e dati su casi analoghi. Perusini (1879-1915) si sobbarcò tale lavoro, descrisse altri casi corredandoli persino di abili disegni a mano e il tutto fu pubblicato nel 1910 sulla rivista Histologische und Histopatologische Arbeiten uber die Grosshirnrinde, ma senza alcuna citazione in favore di Perusini. Un modo come un altro per ignorare l'Italia.
 
DEMENZA DEGENERATIVA E SINTOMI
Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza degenerativa invalidante. Ha esordio prevalentemente senile oltre i 65 anni, ma può manifestarsi anche in epoca precedente. Nelle prime fasi, il sintomo più comune è la difficoltà nel ricordare eventi osservati recentemente. Con l'avanzare della malattia, il quadro clinico può prevedere confusione, irritabilità e aggressività, sbalzi di umore, difficoltà nel linguaggio, perdita della memoria a lungo termine e progressive disfunzioni sensoriali.

 
DATI STATISTICI
I dati statistici parlano di circa mezzo milione di pazienti in Italia, di 1milione in Regno Unito e di quasi 30 milioni nel mondo, con prospettive di giungere a 1 persona su 85 intorno al 2050. Per l'igiene naturale non esistono malattie inguaribili. Il Brain Drain o esaurimento cerebrale, è un declino della memoria legato all'età. Eppure è dimostrato il suo alto tasso di migliorabilità. Se questo succede per il Brain Drain perché mai non dovrebbe succedere pure con l'Alzheimer?

 
LE GUARIGIONI NON MANCANO AFFATTO
Molti casi di guarigione vengono citati non solo da Ehret, ma in particolare da Manuel Lezaeta. La demenza e tutte le affezioni cerebrali hanno origine nell'intestino gravato da permanenti putrefazione e da conseguenti vapori irritanti che si sprigionano e raggiungono la zona cerebrale mantenendola in costante stato di eccitazione, e quindi a un indebolimento dell'organo. Mentre la pazzia è un processo acuto con febbre cerebrale, la demenza è una situazione cronica caratterizzata da anemia e da cattiva circolazione del sangue nel cerebro.

 
RIMEDI SIMILI A QUELLI DELL'EPILESSIA, CHE È POI PATOLOGIA CURABILE
Il trattamento è simile a quello indicalo per l'epilessia e il mal-caduto. È indispensabile normalizzare la digestione togliendo nell'apparato enterico surriscaldamento e congestione sanguigna, rinfrescando le viscere con una dieta a base di frutta e di insalate crude, incluso limoni, zenzero (in quantità costanti ma limitate), mirtilli, mele, ananas, uva, melegrane, cachi, avocado. Serve nel contempo una forte riattivazione delle funzioni cutanee. La dieta vegancrudista tendenziale, ma vicina al 100% in questo caso, produce sangue puro e fluido e i 5 milioni di pori della pelle si riattiveranno aiutando pure il sistema renale.

 
RESPIRARAZIONE, ESERCIZIO, IDRO-FANGOTERAPIA E VEGANCRUDISMO
Fondamentale dunque purificare il sangue e respirare aria pura e circolante sia di giorno che di notte, praticando pure moderato esercizio fisico secondo le proprie possibilità. Obbligatori gli esercizi respiratori giornalieri a finestra aperta per un respiro ritmato, profondo e addominale. Evitare l'aria inquinata delle strade e bazzicare boschi e campagne. Camminare scaldi sulla terra umida, sulle pietre bagnate anche per pochi minuti è ottima pratica per tutti i malati di nervi. Applicazione di cataplasmi freddi notturni sul ventre, fregagioni con panno bagnato sulla pelle al risveglio, semicupi frequenti caldi e freddi, sono tutti ottimi aiuti per contrastare l'Alzheimer.

 
ALLA LARGA DAI METALLI PESANTI E DAI MEDICINALI
Stare inoltre alla larga dall'alluminio, metallo particolarmente tossico al pari del rame, del cadmio, del mercurio e del piombo. L'alluminio viene usato come ingrediente nei medicinali, nelle aspirine, nei vaccini, negli additivi chimici dei cibi conservati.
Valdo Vaccaro

mercoledì 10 dicembre 2014

Mele contro l'alzheimer da alluminio


Alluminio, alzheimer…Mela e acido malico.



melaL’alluminio ha un fattore determinante nella malattia dell’Alzheimer. Nelle autopsie su persone decedute che erano malate di Alzheimer si osservano calcificazioni e considerevole quantità di alluminio. La medicina ufficiale rifiuta la presenza di alluminio nel cervello come causa dell’Alzheimer, nonostante l’alluminio sia un metallo neurotossico.

Cervello-alzheimer
Il Dottore e Professore Russel L.Blaylock della National Health Federation in un articolo parla specificatamente delle particelle dei composti di alluminio di dimensioni nanometriche, affermando come sia dimostrato scientificamente che tali particelle siano infinitamente più reattive e che inducano ad intense infiammazioni in uno svariato numero di tessuti. Il professore prosegue affermando quanto queste nanoparticelle di alluminio stiano aumentando le malattie neurodegenerative del cervello, tra cui cita demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (S.L.A.) e di come queste malattie sia scientificamente correlate all’esposizione all’alluminio ambientale.

alluminio chimicheAerosol chimici (GEOINGEGNERIA CLANDESTINA) e Alzheimer??…sappiamo che  ci stanno spruzzando addosso tonnellate di composti  di alluminio nanometrico…e non solo.
Cosa fare per non subire gli effetti negativi dei metalli pesanti? Evitarli come abbiamo visto  è quasi impossibile ma non tutto è squallore e desolazione. La natura , con la sua tendenza a ristabilire il suo meraviglioso equilibrio…può aiutarci…

ACIDO MALICO: L ‘acido malico, noto anche come acido di mela o acido fruttico, in quanto si ritrova nelle mele, è uno dei più potenti disintossicanti dell’alluminio. Aiuta a ridurre la tossicità di alluminio per il cervello e per questo motivo potrebbe essere utilizzato per aiutare nei casi del morbo di Alzheimer. L ‘acido malico ha dimostrato di aumentare l’escrezione fecale e urinaria di alluminio. Può anche ridurre la quantità di alluminio che si trova negli organi e nei tessuti del corpo.
La mela contiene acido malico (circa 0,6-1,3 grammi) che ne determina il suo sapore lievemente aspro e che facilita la digestione.
Se consumata cruda ha un’azione astringente, mentre mangiata cotta ha spiccate proprietà lassative grazie all’azione delle fibre a della pectina in essa contenute.

Secondo alcuni studi, le mele svolgerebbero un‘azione protettiva anticancro, probabilmente perché la sinergia tra fibre e vitamine rallenta o impedisce l’assorbimento di eventuali sostanze tossiche. E’ già stato provato, invece, che il frutto ha proprietà antiossidanti, grazie alla presenza di composti organici e acido caffeico e clorogenico, che la rendono un valido aiuto contro l’invecchiamento. Il consumo regolare di mele, inoltre, si è rivelato alla base dell’azione antinfettiva sulle vie respiratorie.
Recentemente è stato visto che gli antiossidanti polifenolici presenti nelle mele proteggono dalla cancerogenesi del colon. Inoltre è stato osservato che i polifenoli estratti dalle mele sono in grado di indurre la glutatione-S-trasferasi che è un enzima detossificante. Si suppone che la capacità di chemioprevenzione da parte delle mele possa avvenire attraverso l’aumento degli enzimi detossificanti che eliminano più velocemente le tossine dal nostro organismo.
cibo&cibobuonisanietici
NO GEOINGEGNERIA!!!

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