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martedì 23 ottobre 2018

Darwinismo e Transumanesimo

Darwinismo e Transumanesimo
Il darwinismo è caduto. Non esistono evidenze scientifiche che convalidino la teoria darwinista dell’evoluzione ed anzi al contrario, è stato dimostrato come le specie non evolvano ma rimangano sempre uguali a se stesse. L’intervento esterno creativo e manipolativo sul pianeta Terra è quindi ad oggi un’opzione tutt’altro che peregrina.

L’homo sapiens ad esempio è comparso dal nulla circa 300.000 anni orsono ed è inutile cercare ancora il celebre anello mancante inesistente. La teoria dell’evoluzione ha influenzato pesantemente il corso degli eventi dei secoli appena trascorsi ed ha avallato visioni materialistiche e scientiste della realtà ormai da superare ed ignorare eppure propinate ancora in ambito accademico come le uniche possibili. 

Da una intervista al prof. Mariano Bizzarri, docente di Biochimica e professore di Patologia Clinica presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma: “Cosa ne pensa delle giornate celebrative per Darwin? Perché, secondo lei, non accade lo stesso per altri celebri uomini di scienza?”
«Nel tempo Darwin ha finito per diventare una bandiera del pensiero “progressista”, spesso a prescindere dal contenuto scientifico dei suoi contributi che, peraltro, sono largamente sconosciuti sia dalla maggioranza della popolazione sia a molti ricercatori. Di Darwin si conosce una sorta di vulgata rimasticata e semplificata che non di rado viene confusa con i contributi di ciò che conosciamo come “post-darwinismo”, anche questo estremamente variegato e tutt’altro che omogeneo al suo interno.
L’ipotesi darwinista nell’accezione correntemente propagandata offre una spiegazione semplicistica (e quindi facilmente comprensibile) a tutti coloro che, in fondo, vogliono porsi meno problemi possibili per spiegare questioni complesse come l’origine della vita e dell’evoluzione.
Da un altro punto di vista il neo-darwinismo ha prodotto una pseudo-evidenza scientifica che ha legittimato e nobilitato le filosofie materialiste e le politiche anti-metafisiche (ed anti-religiose) del novecento. Non desta meraviglia, pertanto, che il “darwinismo” sia diventato la bandiera tanto del marxismo, quanto del pensiero biotecnologico affermatosi negli USA e quindi in Europa a partire dai primi anni ’70. L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di spiegare la vita in termini di semplici interazioni meccaniche e molecolari, confinando a tale livello la complessità della Biologia.
A prescindere dalle implicazioni filosofiche, tale approccio ha legittimato lo sviluppo di un’industria che sulla manipolazione dei mattoni fondamentali del vivente (si pensi solo agli OGM) ha costruito le proprie fortune. Pensiero progressista e industria del biotech hanno così sorprendentemente stabilito una insana alleanza. Come non ritrovarsi quindi d’accordo nel celebrare colui nel nome del quale tutto questo è stato reso possibile?».




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sabato 23 giugno 2018

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME!

LE SPECIE VIVENTI SONO NATE TUTTE INSIEME. LO DIMOSTRA UNO STUDIO GENETICO.
Maurizio Blondet 10 giugno 2018
Praticamente tutte le specie animali oggi esistenti, compreso l’uomo, sono apparse sulla Terra allo stesso tempo:  fra i 100 mila e i 200 mila anni fa, in un periodo geologicamente breve.
E’ la stupefacente conclusione cui sono giunti due genetisti, David Thaler dell’università di Basilea, e Mark Stoekle della Rockefeller, analizzando il DNA mitocondriale di 100 mila specie viventi attualmente nei continenti e negli oceani del globo, dopo aver esaminato 5 milioni di “codici identificativi” delle suddette specie. Una messe enorme di dati, che rende il risultato indiscutibile.
Questa immensa campionatura è stata resa possibile da una recente metodologia d’indagine, che esamina il DNA mitocondriale, più facile a decodificare rispetto al DNA del nucleo della cellula, che è proprio di ogni individuo, coi suoi tre miliardi di paia di molecole organizzate in migliaia di geni. I mitocondri sono, nella cellula, i minuscoli “motori” forniscono energia alla cellula e la fanno respirare:  il loro DNA ha solo 37 geni. Uno di essi, detto COI (sigla per cytochrome oxidase I), è stato definito il “codice a barre DNA” perché esso identifica alla perfezione la specie cui appartiene, tanto che viene usato per scoprire frodi  alimentari, se per esempio nell’hamburger di bue c’è carne di cavallo, o se nel kebab halal c’è la presenza di maiale.

Il gene  COI ha una sequenza genetica assolutamente simile in tutti gli animali, il che lo rende  facile da “vedere” a confrontare; d’altra parte, presenza differenze caratteristiche, proprie di ciascuna specie. Insomma è davvero un “codice a barre” che identifica con  semplicità e precisione ogni specie animale. Il metodo è anche economico, ciò che ha permesso ai due genetisti di passare in rassegna, in una decina d’anni, appunto 5 milioni di codici a barre di 100 mila specie attualmente viventi.

La prima, e per loro stupefacente, scoperta dei due genetisti è questa: che non si aspettavano una tale “uniformità” all’interno della stessa specie, e una totale assenza di quelle che loro definiscono “passerelle” fra una specie e l’altra.
I loro dati smentiscono definitivamente il mito evoluzionista per cui una specie si sarebbe “evoluta” dall’altra, attraverso ipotetici “anelli di congiunzione” poi estinti.
Ogni specie studiata è in modo impressionante “fissa”, una  specie “rana” è identica geneticamente sia che viva nei nostri stagni sia nel Mato Grosso, e la specie Homo sia che viva qui che in Cina; le differenze morfologiche, minime, sono indifferenti al loro codice a barre genetico.

L’altra cosa che hanno  scoperto, è che la diversità genetica non varia con la numerosità e l’estensione sulla terra di una specie. I manuali evoluzionisti insegnano che più una specie è numerosa, antica e diffusa in zone climatiche differenti, più dovrebbe presentare variazioni genetiche, dovute all’accumularsi di variazioni nel DNA in funzione della sua moltiplicazione attraverso le epoche. Niente di più falso: i 7,5 miliardi di esseri umani, i 500 mila passeri, i centomila beccaccini, hanno all’incirca la stessa diversità genetica: limitatissima.

Da qui la terza e più inattesa scoperta: studiando le variazioni genetiche “neutrali”, le piccole variazioni genetiche del DNA, né dannose né utili,  che si succedono e si trasmettono fra generazioni, i genetisti hanno dovuto ammettere che esse sono molto, ma molto meno frequenti di quanto “previsto” dagli evoluzionisti, e per quanto grande sia il numero degli individui  che la compongono. Il che non è poi così strano: il DNA è  la materia vivente più costante, si “difende attivamente” contro le mutazioni, azzerandole.

Il punto è che gli evoluzionisti si basano su queste variazioni neutrali, che suppongono essere avvenute in cadenze regolari, per determinare l’età di una specie, il momento in cui è apparsa sulla Terra – un po’ come gli anelli dei vecchi alberi tagliati ne mostrano l’età.  Fatti  e  rifatti i calcoli, i due genetisti sono giunti alla conclusione più clamorosa: che  il 90% delle specie oggi viventi sulla Terra, sono nate tutte insieme,  100-200 mila anni fa.
Tutti contemporanei
La massima parte delle specie, siano uccelli, pesci, falene o uomini, sono apparsi così recentemente da non aver avuto tempo di sviluppare molta diversità genetica. La diversità genetica dell’umanità d’oggi è in media dello 0,1% :  se prendiamo queste variazioni come la cadenza di un orologio genetico, ciò che farebbe risalire la  divergenza di umani come specie distinta a 100-200 mila anni fa.   [Ovviamente il profano potrebbe sospettare che l’orologio genetico delle variazioni non ha la cadenza regolare che gli scienziati pretendono: ma questo è un argomento che gli scienziati non paiono disposti a discutere].

Dai “primitivi” rettili ai marsupiali, dagli ovipari ai vivipari, fino all’”evoluto” Homo Sapiens,  sono tutti contemporanei:  ciò che noi pensiamo sia il risultato di una evoluzione, non lo è. Il rettile non è più primordiale di un mammifero, né un marsupiale più primitivo di un placentato, né gli anfibi ci hanno “preceduto” nel tempo perché meno complessi. Né noi, l’orgogliosa specie Homo, siamo venuti “dopo” il cardellino o  la trota. Saremmo nati tutti insieme. In un periodo oltretutto alquanto recente, 200 mila anni fa, o meno.

L’intero regno animale – almeno quello presente oggi –  sembra essere apparso insieme sulla Terra?  Lo stesso David Thaler, uno dei due autori della scoperta, ammette: “L’ho combattuta finché ho potuto”. Il  motivo è ovvio. Non è solo che i risultati della sua scoperta demoliscono ogni possibile teoria evoluzionista, per quanto “riformata” e “corretta” (lo è stata molte volte, dopo Darwin), ma la stessa ideologia dell’evoluzione, in quanto “fede”implicita di tutti gli studiosi del vivente, il pilastro a cui appendono le loro certezze.
Il vostro cronista intravvede una certa difficoltà a conciliare  questa  scoperta con i dati della paleontologia e stratigrafia geologica, che  retrodatano la vita di milioni di anni, non di cento-200 mila. Il Cenozoico, in cui  appaiono i mammiferi,  sarebbe iniziato 6,5 milioni di anni fa. Fino a che punto le datazioni stratigrafiche sono “sicure” e credibili? Fino a  che punto la retrodatazione è il presupposto ideologico per dare alla evoluzione “Il tempo” di evolversi?
Come avevo illustrato nel mio “L’uccellosauro ed altri animali”,  le datazioni stratigrafiche o con radio-isotopi   danno danno estremamente variabili e improbabili: un Proconsul (una scimmia estinta) è stato datato fra i 14 e 15 milioni di anni, benché le misurazioni con isotopi  abbiano dato una variazione fra 42 e 264 milioni di anni.  Alla fine, la datazione di 15 milioni è stata accettata, e le altre scartate, “perché si integra nella scala fanerozoica”, ossia nell’immaginaria  cronologia asserita dai darwinisti. Ossia: il pregiudizio  serve a “datare” dati discordanti.  Non a caso, nel 1974 è stata istituita una Commissione Internazionale di Stratigrafia, che  “definisce standard” delle “sezioni stratigrafiche” nella geologia terrestre per metter d’accordo paleontologia e geo-biologia e unificare in qualche modo dati discutibili: stabilendo una sorta di rigorosa convenzione sulle datazioni.
Certo anche la detta Commissione avrà qualcosa di dire se la vita animale esistente è apparsa, per i genetisti, in epoche così recenti.

C’è stata forse una estinzione di massa  centomila anni fa, che ha ridotto il numero  delle specie per lasciar sopravvivere solo quelle che condividono con noi il mondo odierno? O una catastrofe non meglio identificata che ha permesso il fiorire di tante specie in uno stesso e breve tempo?  Se lo sono chiesto i ricercatori. Ma  l’impatto di un asteroide, come quello che avrebbe distrutto i dinosauri (e spazzato via il 70% della vita) 65 milioni di anni fa, non sembra essersi riprodotto in epoca tanto più recente:  altrimenti avrebbe  lasciato tracce identificabili.
Stoeckle ha imbastito una mezza ipotesi che suona  così: “L’interpretazione più semplice è che la vita è in costante evoluzione , e che ad ogni epoca dell’evoluzione, gli animali viventi ad un momento dato sono apparsi più  o meno nello stesso periodo, con una durata di vita limitata, per poi trasformarsi in qualcos’altro”.  Insomma l’evoluzionismo vince sempre.

domenica 14 maggio 2017

Evoluzione o alterazione umana?

Falsità Spacciate Per Scienza
Secondo i darwinisti un unica specie di Sapiens nera emigrò dall'Africa e si sparse in tutto il globo. Secondo sempre codesti darwinisti, questa specie nera cambiò colore della pelle e la propria fisionomia per via dei diversi climi in cui si insediò.

Allora per prima cosa non capisco perché la gente dia per scientificamente provato quelle che sono solo teorie; le teoria darwiniste sono congetture mentali, che in alcuni casi possono avere una piccola spiegazione scientifica, in altri casi sono vere e proprie ipotesi campate in aria (se vuoi approfondire questo argomento clicca qui).
Tornando però al tema iniziale, vediamo di smentire subito questa ipotesi. Guardate queste foto, in cui metto in correlazione stessi climi e stesse latitudini a confronto, e vedremo come in stessi identici climi esistano persone con fisionomie e colori (occhi e pelle) completamente diversi.
 
Se in principio tutti fossimo stati neri, allora chiunque si fosse spostato in luoghi freddi con meno luce solare rispetto all'Africa, avrebbe dovuto mutare il proprio colore della pelle e la propria fisionomia, ma cosi non è. Questa ipotesi darwinista viene presa per scientifica, quando è la stessa scienza a confutarla, visto che non ha NESSUN riscontro scientifico, anzi i fatti dimostrano il contrario: le prove suggeriscono che le varie specie di esseri umani siano indipendenti le une dalle altre.

Si potrebbe ipotizzare che esse siano il frutto dell'evoluzione o per meglio dire l'alterazione di diverse specie di scimmie, infatti sulla Terra possiamo notare come esistano diverse specie di scimmie con pelle del viso diverso e diverso colore degli occhi. Questa è solo una mia ipotesi ovviamente, ma resta il fatto che quello detto da Darwin non è vero, e non si capisce perché questo costrutto mentale venga ancora insegnato come verità scientificamente provata.

Un altra cosa è certa però, le istituzioni ci nascondono troppe cose.

lunedì 4 gennaio 2016

New Age e Nuovo Ordine Mondiale

New Age e Nuovo Ordine Mondiale (NWO)
di Sovereign
Traduzione di Anticorpi.info
Gli esseri umani sono come pesci in un doppio acquario di falsità. Sono convinti che il primo acquario, il mondo concreto della materia, sia ormai completamente noto, e sulla base di questa presunzione hanno inventato tecnologie che dovrebbero permettere loro di vivere più comodamente ed a lungo. Eppure a volte le leggi fisiche e biologiche non funzionano come dovrebbero. Quando ciò accade, le 'anomalie' sono frettolosamente etichettate come 'miracoli' o 'incredibili coincidenze.' Il fatto è che siamo troppo ciechi o pavidi per ammettere che le cosiddette leggi della scienza non siano affatto scolpite nella roccia.

Il concetto è così rivoluzionario che preferiamo mentire a noi stessi piuttosto che accettarlo come ovvio. Il mondo basato su tali assunti è il primo acquario, ed a detta di alcuni fisici quantistici conterrebbe un mero 0,1% della realtà.

Il Secondo Acquario.
Il secondo acquario contiene il restante 99,9% della realtà, tra cui i mondi sottili che influenzano costantemente il primo acquario, ossia il mondo materiale. Tali mondi sono numerosi: eterico, astrale / vitale, emotivo, mentale, causale. Li esploriamo quotidianamente quando dormiamo, immaginiamo, meditiamo, usiamo droghe ricreative e farmaci psicotropi. Alcune persone si limitano a studiare le leggi alla loro base attraverso testi religiosi, sacri ed esoterici. Altri invece sfruttano questa sapienza per controllare la realtà del primo acquario. Evocano forze ed entità 'positive' e 'negative' (divinità, angeli, alieni, djinn, demoni, asura) per perseguire i loro scopi e desideri.

Anche in questo caso i risultati sono parziali e le leggi denotano un'incoerenza di fondo che non si addice alla loro apparente invariabilità. I mondi sottili sono ingannevoli come il mondo materiale, in questo doppio acquario fatto di falsità.

Sulla Terra il controllo del primo acquario è stato organizzato dalla élite globale per migliaia di anni. Generazione dopo generazione, le famiglie di sangue blu hanno seguito un programma a lungo termine di inganno e manipolazione al fine di raggiungere l'assoluto dominio temporale e spirituale dell'umanità. Questo controllo temporale (all'interno del primo acquario) è stato reso possibile solo attraverso il controllo spirituale degli individui, che ha luogo attraverso le leggi del secondo acquario. È per questo che l'élite globale è così profondamente coinvolta nel cosiddetto 'satanismo.' E questo è anche il motivo per cui costoro oggi controllano ogni religione, filosofia spirituale, ordine, culto, società segreta, scienza.

La Nuova Era dell'Acquario.
Le entità che popolano i mondi sottili vivono molto a lungo, perché il loro spazio-tempo è molto diverso dal nostro. Quando il loro 'nutrimento' inizia a scarseggiare, i cosiddetti 'dei' che assorbono energie vitali e mentali umane alterano le loro strategie di raccolta. Al giorno d'oggi molti calendari sacri - direttamente scritti oppure corretti ad arte dall'elite e poi interpretati dai loro 'esperti' prezzolati - indicano che staremmo entrando in una nuova era (new age): l'Era dell'Acquario.

In realtà, questa New Age vorrebbe essere un ritorno al passato - cioè alla cultura magica cabalistica esistente in epoca pre-diluviana - tutto ciò al fine di preservare il dominio del mondo da parte delle stesse entità che lo dominano da eoni, sotto il comando del dio dell'illusione. Quest'ultimo è spesso chiamato Satana (avversario) - o Lucifero (portatore di 'luce'). I cosiddetti testi sacri annunciano enormi sconvolgimenti cosmici che distruggeranno l'umanità corrotta. Tutti coloro che sopravvivranno agli sconvolgimenti potranno poi vivere una Nuova Età dell'Oro ed evolversi in una nuova forma di vita.

Tuttavia, come spesso accade nell'acquario delle falsità, è vero esattamente il contrario. I cambiamenti in predicato ad accadere sono dovuti all'evoluzione spirituale di una massa critica di esseri umani, la quale sta determinando la trasformazione e liberazione dell'intera umanità, ed il dio dell'illusione, risoluto a conservare intatta la propria fonte di nutrimento, ha ordito un gigantesco progetto di ingegneria sociale e spirituale finalizzato ad arrestare il processo attraverso questo ritorno al passato, e mediante il mantenimento degli esseri umani in un costante stato di stordimento e sottomissione. Guidati dal loro padrone satanico i membri delle elite hanno diligentemente eseguito la messa in opera del piano, passo dopo passo, mossa dopo mossa:

Scacco Matto in Otto Mosse.
1- L'ateismo scientifico, gigantesco movimento di pensiero, è stato instaurato affinché le masse cessassero di tramandarsi la consapevolezza dell'esistenza dei mondi sottili.

2- Alieni e demoni hanno fornito nozioni e tecnologie segrete tramite cui il potere ha potuto elevare a sistema il saccheggio e la distruzione del pianeta, ed ottenere il controllo mentale delle masse.

3- I mass media si sono fatti carico di eccitare costantemente la cupidigia umana con la loro noiosa propaganda. Le loro banche ci hanno prestato i loro soldi, così da asservirci e farci cedere all'ammaliamento dei beni di consumo prodotti dalle loro multinazionali.

4- L'élite ha creato i vari movimenti ambientalisti, incaricati di descrivere la Terra come vittima dei 'crudeli, egocentrici esseri umani.'

5- L'élite spirituale (il culto satanista dei Gesuiti) con l'ausilio dei media ha diffuso la spiritualità New Age, attraverso cui introdurre alla venerazione di alieni e 'maestri ascesi' (demoni) canalizzati da alcuni 'prescelti' (posseduti).

6- Le tecnologie segrete dell'élite (tra cui Haarp e le sostanze contenute nelle scie chimiche e nei vaccini) sono utilizzate massicciamente con l'obiettivo di accelerare la trasformazione dell'ambiente e degli esseri umani. Esse stimolano nella gente specifici pensieri, emozioni, desideri, azioni, e producono malattie.

7- La New Age ha diffuso la convinzione che l'ego individuale sia il male, e che sia necessaria la sua subordinazione ad una volontà collettiva tecnologica.

8- Attraverso l'eugenetica (uccisione dei non conformi) ed il transumanesimo (miglioramento dei sottomessi) si prosegue l'opera di assoggettamento dell'umanità al dio dell'illusione ed ai suoi servi.

New Age = Satanismo + Tecnologia.
Secondo l'autore Arthur C. Clark: "ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia." Ciò vuol dire che la maggior parte delle cosiddette manifestazioni spirituali possono essere riprodotte tecnologicamente.

Negli ultimi decenni l'élite ha avuto accesso a informazioni tecnologiche avanzate di 10.000 anni rispetto alle cognizioni della scienza ufficiale, le quali possono facilmente simulare eventi soprannaturali quali apparizioni, ufo, telecinesi e così via. Molte religioni da sempre ci mettono in guardia contro simili 'portenti', ascrivendoli all'opera del diavolo, tuttavia la cultura New Age ignora tali ammonimenti e promuove apertamente le pratiche occulte e magiche.

domenica 3 agosto 2014

Darwin si metta il cuore in pace...

La teoria degli equilibri punteggiati, nonostante le interpretazioni rassicuranti, è in forte contrasto con quella dell’evoluzione neo-darwiniana. Un contrasto negato ma che prima o poi doveva manifestarsi.

Che la teoria degli equilibri punteggiati, proposta da N.Eldrege e SJ Gould nel 1972, costituisse un problema per il neodarwinismo della Sintesi Moderna derivava dal fatto che l’evoluzione darwiniana prima, e neodarwiniana poi, avevano come implicazione dei meccanismi proposti (rispettivamente pangenesi/selezione e mutazione/selezione) un inevitabile gradualismo evolutivo. Ricordiamo che la mancanza di gradualismo nei fossili era costata a Lamarck la smentita della sua teoria da parte del fondatore della paleontologia, il suo contemporaneo Georges Cuvier.

Poiché, contrariamente a quanto viene insegnato nelle scuole, anche la teoria di Darwin prevedeva la trasmissione dei caratteri acquisiti tramite il processo della pangenesi, il problema del gradualismo fu aggirato dallo scienziato inglese dando la ‘colpa’ ai fossili stessi, in quanto la loro formazione non è costante nel tempo, cosa che Darwin trattò nel capitolo IX ad essi dedicato e intitolato “Sull’imperfezione delle memorie geologiche“.

E graduale doveva essere l’evoluzione anche nella Sintesi Moderna che sostituiva la pangenesi con le mutazioni casuali, solo che ad oltre un secolo dalla pubblicazione dell’Origine delle specie del gradualismo continuava a non esserci traccia. La cosa fu fatta notare nel 1972 proprio da Gould e Eldredge, e che la mancanza di gradualismo non fosse proprio compatibile con la SM lo si capisce dalle difficoltà incontrate dai due e descritte nei loro libri, anche se poi si preferisce dimenticare e fare finta che non sia mai successo niente.
Ma alla fine gli autori della teoria che sosteneva la “stasi” come norma e l’evoluzione come interruzione della stasi accettarono di ritenere perfettamente compatibile tale realtà con la Sintesi Moderna e così un nuovo caso Cuvier fu scongiurato. Ma adesso i problemi accantonati si ripresentano, così come sempre avviene con le questioni non risolte ma semplicemente accantonate. Ne parla l’articolo intitolato “In difesa degli Equilibri Punteggiati” pubblicato l’8 aprile scorso su Pikaia, un articolo in cui si riporta la controversia aperta al riguardo da M. W. Pennell, L. J. Harmon e J. C. Uyeda, dell’Università dell’Idaho con la pubblicazione nel gennaio 2014 dell’articolo “Is there room for punctuated equilibrium in macroevolution?“.

Cosa contestano i ricercatori dell’Università dell’Idaho è riportato nell’articolo su Pikaia:
La proposta degli studiosi dell’Università dell’Idaho consisteva in un superamento degli Equilibri Punteggiati non tanto attraverso l’abbandono tout court della teoria, ma piuttosto tramite un suo rimodellamento; più precisamente proponevano di scorporare la teoria in quattro domande fondamentali che troppo spesso, a detta degli autori, sono state inutilmente confuse e sovrapposte:

(1) l’evoluzione è puntuazionale o gradualistica?
(2) la divergenza dei tratti avviene all’occorrere di eventi speciativi (evoluzione cladogenetica) o all’interno di un singolo lignaggio (evoluzione anagenetica)?
(3) all’interno degli eventi speciativi (speciazioni) i cambiamenti sono adattativi o neutrali?
(4) qual è l’importanza della selezione agente a livelli superiori rispetto a quello organismico (selezione di specie) nel modellare pattern di diversità?

Le risposte ai punti 1 e 2 vengono accorpate e riassunte nel seguente modo:
Eldredge e Lieberman fanno notare che le domande (1) e (2) possono in realtà essere accorpate: un’evoluzione gradualistica presuppone processi anagenetici, mentre un’evoluzione puntuazionale generalmente avviene con processi cladogenetici favoriti da un isolamento geografico cui la teoria degli Equilibri Punteggiati attribuisce un ruolo preminente (speciazione allopatrica).
In pratica si decide di dare una non risposta, infatti alla domanda se l’evoluzione sia graduale o puntazionale e se essa avvenga all’interno di una stessa popolazione o quando le popolazioni si sono divise, si sceglie di rispondere che avviene in un modo quando avviene in quel modo e nell’altro quando avviene in quell’altro.

Sul punto 3 la risposta non appare molto diversa:
La teoria degli Equilibri Punteggiati contempla la possibilità di un pluralismo di processi in atto, siano questi forieri di cambiamenti adattativi o neutrali. La stessa filosofia pluralista è anche applicabile alle prime due domande: fenomeni anagenetici e cladogenetici coesistono nell’albero evolutivo; ciò che conta è capire con che frequenza relativa e in quali circostanze avvengono gli uni o gli altri…

Come affermato nella risposta, anche in questo caso può accadere di tutto, i cambiamenti possono essere adattativi o neutrali, una filosofia definita ‘pluralista’ che viene riconosciuta applicabile anche ai precedenti due punti affrontati. Di nuovo la scelta è non rispondere. Sul punto 4 si fa notare che già Gould ed Eldredge avevano idee differenti, e che comunque si tratta di un punto che non ha importanza in quanto gli equilibri punteggiati non dipendono da esso. Quindi, dopo aver imboccato un percorso netto di quattro risposte eluse su quattro domande, la conclusione a cui si avvia il breve ma significativo articolo è invece molto interessante:
In definitiva l’articolo di Pennell et al. ha prodotto il piacevole effetto di tornare a parlare di una teoria, quella degli Equilibri Punteggiati, tra le più stimolanti nel panorama della biologia evoluzionistica per mole di dibattiti generati e che, tra gli altri effetti, ha avuto il merito di far approdare la Paleontologia alla Tavola Alta delle scienze evoluzionistiche.

La teoria degli equilibri punteggiati avrebbe dunque avuto il merito di “far approdare la Paleontologia alla Tavola Alta delle scienze evoluzionistiche“, un’affermazione che non può che lasciare basiti. La Paleontologia infatti è il “fatto” da cui si parte per elaborare la teoria dell’evoluzione, senza la Paleontologia non ci sarebbe nessuna teoria dell’evoluzione, come si può affermare che è approdato il fatto da spiegare nella teoria che lo deve spiegare?

Un ulteriore elemento in questo senso viene dalle righe che seguono:
È proprio tramite una più attenta rilettura del record fossile che paleontologi come Gould e Eldredge si sono resi conto che l’evoluzione non procede sempre con ritmo uniforme, costante (gradualismo filetico) come gli evoluzionisti della Sintesi Moderna pensavano, ma segue piuttosto un ritmo puntuazionale, in cui periodi di stasi evolutiva sono interrotti da geologicamente brevi periodi in cui si concentrano i cambiamenti evolutivi. 
Viene ammesso senza problemi e confermato che gli evoluzionisti della Sintesi Moderna hanno elaborato la loro teoria senza tener conto delle testimonianze fossili, cioè senza tener conto del fenomeno che erano chiamati a spiegare! La Sintesi Moderna ha dunque dato una spiegazione ad un’evoluzione che esisteva solo nella mente dei vari Fisher, Haldane e J. Huxley, non a quella testimoniata dai fossili.

Ma nonostante la mancanza di gradualismo (testimoniata dai fossili) la teoria neo-darwiniana, che invece prevede il gradualismo, viene ritenuta confermata. La mancanza di gradualismo viene nascosta da un periodo contraddittorio da far invidia ad un sofista: “geologicamente brevi periodi in cui si concentrano i cambiamenti evolutivi“, un cambiamento graduale che avviene in periodi concentrati e brevi, un brusco cambiamento graduale insomma. Definire la teoria degli equilibri punteggiati compatibile con il neo-darwinismo è possibile solo a costo di formulare un ossimoro. Se le cose fossero andate così a inizio ’800 la teoria di Lamarck non sarebbe mai stata confutata da Cuvier e forse oggi saremmo tutti lamarckiani… Ma quelli erano altri tempi, e quando una teoria veniva falsificata in un suo punto lo si ammetteva.
La conclusione è poi il punto più significativo:
La macroevoluzione è un tema lungi dall’aver raggiunto un punto di arrivo e un consenso definitivo, pertanto sia Eldredge, sia Pennell, sia Pagel convengono nel sostenere che questo è un ottimo momento per fare ricerca macroevolutiva, in quanto si tratta di un campo di studi che richiede contributi teorici e incrocio di dati provenienti da discipline molto diverse tra loro.

In pratica non esiste una teoria dell’evoluzione!
Proprio così, viene infatti ammesso che la macroevoluzione (sulla micro sono d’accordo pure i creazionisti più accaniti) è lungi dall’essere spiegata!
A questo punto non si può che essere d’accordo con le conclusioni: è il momento di mettersi veramente a cercare di capire come sia avvenuta la macro-evoluzione.
Quello che abbiamo sempre sostenuto.

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