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giovedì 31 agosto 2017

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli

"Finta Spiritualità e addormentamento della Coscienza" di Tiziano Cerulli
Ogni volta che pubblico un post "provocatorio" sul tema della spiritualità trovo molti consensi ma anche numerose critiche. Questo è il senso del mio scrivere: far riflettere sulla natura dell'anima e i meccanismi della mente. Due cose completamente differenti... distinte ma non separate. 
La spiritualità è diventata la nuova moda. In un periodo storico in cui le persone sono disorientate e in crisi si cercano risposte al proprio malessere, spesso nei posti o con gli operatori "sbagliati" prendendo per buono tutto ciò che passa il convento. 

Come funziona? Dove c'e un target di mercato c'e' qualcuno che crea un prodotto. Proprio come dove c'e' un drogato c'e' uno spacciatore e dove c'e' una prostituta c'e' un cliente. Entrambi non possono vivere l'uno senza l'altro. Dipendenza. Credete sia molto diverso nell'ambiente della spiritualità o dell'olismo? No, non lo è affatto. Ho conosciuto persone chiudersi a riccio appena provi a confrontarti sulle diverse tradizioni spirituali (eventualmente conoscevano solo la loro... che chiaramente è la migliore) o inalberarsi per aver "criticato" il maestro di turno come se gli avessi toccato il proprio cantante o attore preferito, peggio ancora come se avessi cercato la mamma. Infatti, molte di queste persone tendono a creare dinamiche di dipendenza proprio perché hanno speso conflitti irrisolti con le figure genitoriali. Il loro bisogno di proiettare sulla figura "idealizzata" di un maestro, il genitore (sufficientemente buono) che non hanno mai avuto le spinge ad occultare i lati oscuri della personalità e del maestro stesso. E il maestro spesso inconsciamente (altre volte no) cerca di attirare quanti più discepoli che confermino la sua natura di essere superiore e che ha trasceso gli aspetti materiali (tranne quando non paghi la quota mensile delle sue lezioni o preferisci un altro maestro).

Siamo nel campo della psicologia e della psicoterapia. Come ci insegna il Buddhismo dove c'è un fastidio, c'è un attaccamento e dove c'è un attaccamento non riconosciuto, c'è un demone, c'è un ombra, per usare la terminologia della psicologia del profondo, che chiede di essere pacificato e non di edulcorare la realtà fingendo che non esista. 

Nascono come funghi corsi e seminari, libri e scuole, che con la vera spiritualità, che è un cammino di gioia ma spesso anche di dolore, nulla hanno a che fare. 
Risvegliarsi non è proprio una passeggiata. Chi vorrebbe essere svegliato bruscamente quando sta dormendo così bene? In fondo è un sogno così piacevole quello che sto credendo di vivere. Tante persone si definiscono spirituali perché meditano (o credono di meditare), sono vegetariani e odiano (loro che sono evoluti) chi mangia carne, si vestono solo di bianco e parlano (e basta) di pace e amore incondizionato. Hanno tatuaggi di divinità indiane (perché mai uno di Padre Pio o di Gesù Cristo?) Ben venuto nel club della New age. Se non rispetti queste caratteristiche e le loro regole l'etichetta "spirituale" non ti sta bene addosso e non sei dalla parte degli eletti e dei "giusti", degli illuminati e i risvegliati (noi contro gli altri). Ma questo è solo un aspetto della spiritualità: Il più superficiale e essoterico. 
Tutte le tradizioni esoteriche e misteriosofiche ci dicono invece che lo spirito e' in ogni cosa. Dividendo l'aspetto spirituale dall'aspetto materiale noi ci poniamo nella dualità (un altro mantra tanto di moda). Non siamo nell'unita'. Bè, io direi che c'è gente che sta proprio nella frammentazione della personalità. Più che illuminati, fulminati! 
Ma se "tutto è Uno" significa TUTTO. Nel tutto ci sono anche le persone e le cose che ti danno fastidio e che ti creano disagi, anzi sono proprio quelle che ti fanno evolvere. Secondo voi perché Gesù avrebbe invitato ad amare i propri nemici e pregare per i propri persecutori? ... per autolesionismo? 

Essere "spirituali" significa entrare nel mondo di Ade, nel mondo dei demoni e delle ombre. Il cammino dantesco inizia dall'inferno e non dal paradiso. Al paradiso si arriva dopo essersi purgati (purgatorio).

Spiritualità significa fare esperienze umane, significa ogni minuto, ogni ora, ogni giorno, fare i conti con la propria natura inferiore, i propri difetti, le proprie paure, la rabbia, la tristezza, le frustrazioni, i limiti. Non significa fare finta che non ci siano o allontanare continuamente le persone che portano a galla questi aspetti.

Significa fare: se non fai non sei. Questo significa essere veramente risvegliati. Fare più errori possibili, incazzarsi, piangere e non fingere di essere felice come un ebete, ma sentire ogni emozione e accettarla per trasmutarla in virtù e compassione verso se stessi e gli altri.

Essere un osservatore distaccato dei propri meccanismi mentali e conoscere prima ancora di come funziona l'anima quali sono gli inganni della mente. 

Spirituale è colui che si mette in discussione continuamente, prendendo coscienza che l'anima va nutrita e accudita, come si fa con un bambino che diventa adolescente e poi adulto. Spirituale e' un'etichetta che non mi piace.
C'è una bella differenza tra la Essenza spirituale ed Ego spirituale. Accorgitene.

venerdì 30 dicembre 2016

Da Ufologi a Terapeuti (e viceversa)

Da Ufologi a Terapeuti (e viceversa)

Alcuni dei più eminenti ufologi contemporanei sono diventati terapeuti (o viceversa, come nel caso del Prof. John Mack, nella foto qui sopra). Dalle speculazioni e dalla ricerca esteriore infatti sono giunti all’essere umano ed hanno compreso come il vero campo di battaglia sia proprio quello.

Attraverso i nostri contenitori materiali insistono da millenni anime disincarnate ed alieni predatori, che si inseguono in un torneo medievale fatto di patti, giuramenti, inganni ed illusioni, simboli e colpi di scena, predazioni e malefatte. Attorno a tutto ciò aleggiano i manipolatori della biosfera che si affannano da millenni ad elaborare il contenitore umano più utile ai loro scopi.

In mezzo il mistero: noi umani. Un cesto di larve, un contenitore pieno di elementi sorprendenti, un sistema aperto multilivello tutto ancora da decifrare ed inquadrare, sempre che sia possibile. Esseri bipedi comunque poco coscienti.

Di questo mondo multiforme e variopinto ne emerge un quadro interessante dalle ipnosi terapeutiche di Calogero Grifasi. Sono ormai centinaia i casi da lui trattati disponibili in rete dal suo canale di you tube grazie ai quali è possibile rendersi conto dell’infinita diversità biologica dell’universo.
La nostra natura, nel bel mezzo del bene e del male, è situata in una dimensione densa e poco evoluta eppure ricca ed avvincente, preda ambita di numerosi algidi esseri predatori. 

Se avete qualche ora di tempo a disposizione e molta pazienza, vi suggerisco quindi di ascoltare e vedere i video delle sue ipnosi. Molti dubbi sulle realtà terrifiche di cui non siamo in grado di farcene una ragione, prendono invece corpo grazie alle argute domande di questo insolito e potente terapeuta.

http://offskies.blogspot.it/2016/12/da-ufologi-terapeuti.html

giovedì 17 dicembre 2015

Superare l’ansia e gli attacchi di panico

Superare l’ansia e gli attacchi di panico
by Enrico Maria Secci
L’ansia è senza dubbio il disturbo psicologico più diffuso. Secondo le statistiche, colpirebbe oltre 8,5 milioni italiani ed è responsabile del consumo crescente di farmaci psicoattivi, non solo nel nostro Paese.

Nel linguaggio comune la parola ansia individua un generico, ma pervasivo, stato di agitazione, di preoccupazione e di paura connotato da sintomi fisici di varia intensità. Tali sintomi irrompono all’improvviso e possono perdurare per ore, o manifestarsi con crisi acute, brevi e ripetute, sempre senza apparente ragione.
Da un punto di vista clinico, l’ansia individua una famiglia di disturbi: l’ansia generalizzata, il disturbo da attacchi di panico, la fobia sociale, l’ipocondria, le fobie specifiche ed è parte di altri quadri diagnostici come il disturbo post-traumatico da stress e la depressione.
Non è difficile capire quanto, per chi la viva, l’ansia possa apparire come un enigma angoscioso e, diventi in molti casi, motivo di vergogna, di ritiro sociale e di abbattimento, tale da compromettere significativamente la libertà di scegliere, la capacità di vivere il presente e la speranza nel futuro, che sono le qualità più sane di un’identità sana e integrata.
I sintomi prevalenti. Vediamo alcuni sintomi tipici della sindrome ansiosa tratti dal DSM, il manuale diagnostico-statistico dei disturbi mentali:
·         Tachicardia, palpitazioni, dolori al centro del torace, cali di pressione, polso irregolare.
·         Senso di costrizione e oppressione al petto, difficoltà respiratorie, sensazione di soffocamento.
·         Cefalea, vertigini, aumento della sudorazione, vampate oppure pallore, riduzione della salivazione.
·         Difficoltà digestive, mancanza di appetito, nausea, vomito, diarrea
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Aumento della frequenza urinaria, disturbi del ciclo mestruale e del desiderio sessuale.
·         Insonnia con difficoltà ad addormentarsi o sonno interrotto da incubi, riduzione della capacità di memoria e di concentrazione.
·         Ronzii alle orecchie, visione confusa, vampate, dolori localizzati privi di evidenti cause organiche.
·         Indolenzimenti e contratture muscolari, tendenza a serrare i denti sia durante il giorno (digrignamento) sia durante la notte (bruxismo) e voce tremante.
Ma i meccanismi responsabili del mantenimento e del peggioramento dell’ansia nelle sue diverse declinazioni sono di natura psicologica e riguardano la preoccupazione costante o ricorrente, ingiustificata o per motivi futili, il pessimismo, l’irritabilità e l’incapacità di rilassarsi.
Fattori a cui si aggiunge il disorientamento emotivo, dato dalla difficoltà di comprendere che le reazioni somatiche potrebbero rappresentare il riflesso di circostanze, di scelte o di traumi, pregressi e attuali.

L’ansia di avere l’ansia. In molti casi, l’ansia si configura come una reazione fisiologica del sistema corpo-mente-mondo a cui la persona risponde in modo patologico e “patologizzante”.
Per usare una metafora, chi soffre d’ansia si comporta come qualcuno che, suo malgrado o per trascuratezza, venga svegliato nel cuore nella notte dall’allarme per una fuga di gas nel suo appartamento e, nonostante il forte puzzo potenzialmente esplosivo, anziché scappare o attrezzarsi per riparare prontamente alla dispersione venefica, si ostini a interrompere il suono fastidioso e spaventoso della sirena.

Rompere il sistema d’allarme invece che mettersi al riparo. Allo stesso modo, le persone patologicamente ansiose, finiscono per volere a tutti i costi e al più presto possibile, arrestare l’allarme che le assorda, ma, nell’urgenza del sintomo, trascurano di risalire, in fretta e responsabilmente, ai comportamenti, alle relazioni, all’essenza stessa della visione di sé, degli altri e del mondo, alla base di questo naturale meccanismo psichico chiamato “ansia”.
Quindi, una parte significativa della psicoterapia dell’ansia e dei disturbi correlati all’ansia, consiste paradossalmente nell’aiutare il paziente a riconoscere che la “sua ansia di avere l’ansia” costituisce il vero problema, qui ed ora. Si tratta di aiutare la persona, nel minor numero di sedute possibile, a concentrasi sul sintomo e riconoscere “paura del sintomo” come motrice stessa della patologia, in modo da acquisire quel contatto con le proprie emozioni e con la propria esistenza, andati perduti o disgregati a causa di eventi provanti, attuali e non.
Uno degli ostacoli alla psicoterapia dell’ansia, non è il disturbo in se stesso ma la percezione di gravità e d’urgenza presentate dal paziente cronico, che, molto spesso, tende a “collezionare” medici e psicoterapeuti, a sovrapporre consulenze, farmaci e trattamenti, senza rendersi conto che, così facendo, si agisce e  si peggiora il sintomo.
Accade che la persona svaluti i miglioramenti, li dimentichi e li minimizzi nella frenesia di “guarire” indubitabilmente per sempre, magari in una singola consulenza o con un po’ di gocce …
Senza comprendere, se non a un certo punto, che saprà guarire come desidera, solo quando asseconderà l’idea che ha bisogno di fermarsi, di interrompere prima di tutto “l’ansia di avere l’ansia”, di smettere di cercare “soluzioni facili” e continue rassicurazioni, e da qui in poi, seguire con fiducia una terapia. Niente è  più terapeutico nei casi d’ansia, che calarsi nell’ansia stessa, se necessario, con l’aiuto di uno psicoterapeuta e, un po’ alla volta, rompere gli schemi mentali che la alimentano.

Al di là dell’ansia di avere l’ansia, si profilano nodi e questioni legati al sintomo ansioso in se stesso, probabili nuclei del problema e della terapia in tempi brevi:
- infelicità/stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera familiare;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nelle sfera sentimentale;
- infelicità /stallo o cambiamenti traumatici nell’ambito professionale;
- disturbi nell’area dell’affettività e della sessualità.
La buona notizia è che l’ansia, proprio perché molto diffusa, è uno dei problemi psicologici più studiati e più “facili” da affrontare in psicoterapia.

Grazie a Internet, è agevole trovare un terapeuta nella propria città o zona di residenza a cui rivolgersi con fiducia per risolvere, prima di tutto, “l’ansia di avere l’ansia” e poi contrastare, con consapevolezza, l’ansia vera e propria per cambiare positivamente la propria esistenza e viverla, finalmente, appieno, al di là del sintomo …
Enrico Maria Secci, Blog Therapy

martedì 6 ottobre 2015

L’analisi bioenergetica

L’analisi bioenergetica

Alexander Lowen
Per evitare confusioni e abusi, anche a seguito del permanere, purtroppo, di errate informazioni su alcuni diffusi siti web, si sottolinea che l’Analisi Bioenergetica non è una terapia medica ma un metodo di psicoterapia riconosciuto ufficialmente in Italia ai sensi della Legge 56/89. Qualunque suo “uso” in senso medico rappresenta pertanto un abuso da cui diffidare fortemente. A tal fine si invita anche a non confonderla con il termine generico “Bioenergetica”, utilizzato in ambiti e modi molto disparati, che nulla hanno però a che fare con questa metodologia.

Introduzione

L’analisi bioenergetica è un metodo, unico nel suo genere, che combina terapia corporea e psicoterapia verbale.

Il concetto di integrazione è basato sul fatto che mente e corpo formano un’unità. Noi siamo i nostri pensieri, emozioni, sensazioni, impulsi ed azioni. Essa affonda le sue radici nell’opera di Sigmund Freud che fu il fondatore della psicoanalisi. Egli nacque nel 1856 a Vienna, dove studiò medicina e neurologia e sperimentò nuovi modi di porsi in relazione con i pazienti.

Sigmund Freud
All’epoca di Freud le persone soffrivano di un gran numero di malattie per le quali la scienza non aveva rimedi: paralisi, cecità, attacchi epilettici, perdita della memoria e perdita di sensibilità in varie parti del corpo. Freud scoprì che tali sintomi altro non erano che l’espressione corporea di esperienze infantili di dolore e di paura, che la mente aveva rimosso. Aiutando questi pazienti a ricordare e rivivere tali esperienze negative, Freud riuscì a curare i loro sintomi corporei e chiamò questo metodo psicoanalisi. Una volta che il paziente era diventato consapevole di quello che gli era accaduto da bambino, non aveva più bisogno di esprimere questi ricordi mediante sintomi corporei.

Per far emergere tali ricordi dalla loro repressione Freud utilizzava i sogni dei pazienti, gli errori verbali (lapsus), le associazioni libere, il transfert.
Il transfert rappresenta una condizione nella quale una persona vede alcune delle sue relazioni interpersonali attraverso le lenti delle sue esperienze infantili. In altre parole, gli individui vedono i loro amici, i loro bambini, i loro superiori sul lavoro o il loro terapeuta non come questi sono realmente, bensì come se questi fossero il genitore che li ha, ad esempio, rifiutati, ignorati, criticati o umiliati. Essi trasferiscono i ricordi repressi di quello che è stato loro fatto nel passato sulle persone che fanno parte della loro vita presente.

wilhelm Reich
Wilhelm Reich, vissuto dal 1897 al 1957, fu paziente ed allievo di Freud. Mentre Freud poneva attenzione soltanto alla produzione verbale dei pazienti, Reich introdusse nella psicoanalisi anche l’osservazione del corpo, come l’espressione degli occhi e del viso, la qualità della voce e i vari tipi di tensioni muscolari. Descrisse per primo quello che noi oggi chiamiamo linguaggio del corpo. Nello stesso modo in cui Freud notò una spaccatura fra memoria conscia ed inconscia, Reich notò una scissione fra le varie espressioni del corpo. Per esempio, una persona può ridere ma non essere consapevole che l’espressione del suo viso è triste. Può dire parole gentili, ma non rendersi conto che i suoi occhi sono pieni di risentimento o che la sua bocca ha una espressione negativa.
Reich osservò che, appena questi pazienti iniziavano la terapia, le tensioni muscolari cambiavano. Le spalle e le braccia della persona depressa si rilassavano, le mascelle diventavano meno contratte e i denti meno serrati. La ragione per cui il paziente frenava gli impulsi e reprimeva i ricordi dolorosi era, in primo luogo, per evitare di mostrarsi vulnerabile. Quindi, allentando le tensioni muscolari croniche, il paziente sperimentava la propria vulnerabilità. Serrando la bocca e i denti egli assumeva un’espressione corporea che diceva: “Non voglio aprirmi per non essere ferito di nuovo“.

Reich sperimentò come rilassare i muscoli cronicamente tesi mediante la pressione diretta su di loro e scoprì che funzionava. In questo modo il paziente poteva entrare in contatto con emozioni forti e a lungo dimenticate e con ricordi dolorosi. L’unità di mente, corpo ed emozioni divenne più chiara. Egli notò anche che, a questo punto, il paziente cominciava a sembrare più vivo, la sua pelle più rosea, i movimenti più spontanei, gli occhi più luminosi. Era come se avesse più energia. Era proprio così e Reich la chiamo energia “organismica” o “orgone”.

Alexander Lowen e l’Analisi Bioenergetica
Alexander Lowen, paziente ed allievo di Reich, coniò per essa il termine di “bioenergia”, allargò gli scopi del lavoro sul corpo ed introdusse il lavoro bioenergetico a casa. Anziché limitarsi alla sola pressione e manipolazione delle tensioni muscolari croniche, egli fece uso di alcune posizioni di stress che potevano aiutare queste tensioni a rilasciarsi. La prova evidente di questo ammorbidimento delle tensioni era l’insorgere, nei muscoli, di una fine vibrazione. Lowen poté quindi osservare come i blocchi muscolari impedivano il libero scorrere dell’energia.

Per esempio, un diaframma cronicamente contratto, come una strettoia, interrompeva l’onda respiratoria, provocando una respirazione superficiale. Come risultato diminuiva l’apporto di ossigeno ed il livello energetico calava. Questo modo superficiale di respirare è uno dei sistemi che noi usiamo per controllare le nostre emozioni. Per aiutare i pazienti a respirare meglio Lowen inventò il cavalletto bioenergetico.

E’ di grande importanza la sua osservazione che una persona il cui flusso energetico è bloccato, ha perso una parte della sua vitalità e della sua personalità. Questa perdita fa sì che questa persona si senta depressa, sia sempre il lotta e usi costantemente la forza di volontà per eseguire i compiti quotidiani. Diventa difficile mettersi in relazione con gli altri o provare piacere. La vita perde i suoi colori e diventa grigia, tetra.

Concetti di base
Il radicamento (grounding), altro concetto introdotto da Lowen, descrive il contatto energetico con la realtà. Allo scopo di avere un buon contatto energetico, è indispensabile che l’energia scorra liberamente verso quelle parti del corpo che sono a contatto diretto con il mondo esterno: organi di senso, braccia e mani, gambe e piedi, pelle e organi sessuali. Guardiamo un bambino quando piange, quando è arrabbiato o felice, oppure quando vuole qualcosa. Tutto il corpo partecipa in modo armonioso. Di una persona ben radicata si dice che “ha i piedi per terra”.

Questa persona sente la connessione fra i suoi piedi ed il terreno sul quale appoggiano. Appena cominciamo a crescere, di solito facciamo esperienza di come la libera espressione delle nostre emozioni si scontra con il rifiuto, la disapprovazione, l’umiliazione, la punizione. Impariamo presto, perciò, a controllare le nostre emozioni, e questo ha delle conseguenze. Blocchiamo permanentemente i muscoli coinvolti in queste espressioni medianti tensioni croniche, che sono inconsce.

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