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venerdì 3 febbraio 2017

Graham Hancock: la civiltà perduta non era materialistica, conosceva l’essenza immortale

“Credo che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra, che non si occupava primariamente di cose materiali”.

Graham Hancock, qui intervistato da Nick Polizzi, è stato in passato un giornalista per gli affari esteri del ‘The Economist’, ma da ormai 25 anni si dedica totalmente all’indagine dei misteri del nostro passato umano.

D: Pensi che le civiltà del passato fossero tecnicamente avanzate come noi oggi o forse di più? E nel caso, dove sono sepolti i loro computer? Dove è il computer di 18.000 anni fa? Quando pensiamo alla tecnologia, la raffiguriamo sempre in questo modo!

GH: La mia risposta è che se vogliamo veramente comprendere la storia, dobbiamo smettere di guardarla come in uno specchio. Invece, dobbiamo cominciare a guardarla come fosse una finestra dalla quale possiamo vedere ciò che è veramente accaduto, piuttosto che proiettare noi stessi nel passato. Non c’è nessuna ragione al mondo, perché una precedente civiltà dovrebbe aver seguito la stessa rotta tecnologica nostra. Anche se avesse avuto la capacità di fare questo, avrebbe potuto scegliere, per ragioni morali o altro, di confrontarsi con la sacralità della terra, per esempio, piuttosto che sfruttare la petrolchimica.
Noi abbiamo scelto di andare per questa strada, ma non c’è alcuna certezza che una civiltà precedente avrebbe fatto lo stesso. E nel percorso che abbiamo scelto di intraprendere, abbiamo posto grande enfasi sul vantaggio meccanico, cosa in cui siamo veramente bravi. Con questo facciamo cose incredibili. Ma forse in questo nostro processo, abbiamo ottenuto che scemassero altre facoltà della mente umana. Siamo diventati dipendenti dalla tecnologia meccanica e non conosciamo più le altre facoltà della mente umana, di cui si parla ripetutamente nelle tradizioni di tutto il mondo, come per esempio la telecinesi, che muove oggetti con il potere della mente, o la telepatia eccetera.
Può darsi che come esseri umani in generale, in passato, avessimo quelle capacità, ma le abbiamo perse, ci siamo addormentati. La nostra società ci ha cullati in uno stato di sonno. Siamo così orgogliosi della nostra tecnologia, così colpiti da ciò che ha saputo raggiungere, che abbiamo dimenticato cosa avremmo potuto fare se avessimo preso un’altra strada.
Penso che la civiltà perduta, nell’antichità preistorica, fosse una civiltà molto diversa dalla nostra e che non riguardasse primariamente le cose materiali. Piuttosto riguardava il far crescere e nutrire lo spirito umano, e questo viene riflesso anche nei miti. Quando la civiltà perduta di Atlantide, o come altro vogliamo chiamarla, si è allontanata da quella via, è piombata nel materialismo; quando si perde di vista l’obiettivo spirituale, ecco in quel momento, avviene il pericolo.

D: C’è la possibilità, secondo te, che membri di quella civiltà possano essere sopravvissuti ed essere tra noi?
GH: No, erano esseri umani proprio come noi. Sono nascosti tra noi in termini di idee, concetti… questo è ciò che è importante chiarire. Le idee sono ciò che vive o può vivere in eterno. È l’idea della civiltà perduta, dei maghi, degli dei, dei civilizzatori, che se ne andarono per il mondo cercando di tenere viva la fiamma della civiltà: quest’idea è molto forte nelle memorie dell’umanità e nessuna razionalizzazione o scetticismo scientifico potranno disfarsi di questo. Nei nostri cuori sappiamo tutti che è vero.

D: Tu affermi spesso che gli Egizi hanno impiegato le loro migliori menti, per 3000 anni, sul mistero della morte.
GH: Questo riguarda esattamente ciò di cui stiamo parlando ora, perché gli antichi Egizi furono gli eredi di una tradizione precedente. Credo si trattasse della tradizione di una civiltà perduta, la quale aveva come punto di attenzione principale le verità eterne e la possibilità di una vita edopo la morte e non le cose materiali e la vita fisica.
Ora, nella nostra società, quando parliamo di vita eterna o immortale, le persone cominciano a pensare in termini di transumanesimo: al fatto di installare degli oggetti nei nostri cervelli (un pensiero agghiacciante, orribile e repellente) o persino al fatto di fare un download della propria coscienza in una macchina. Che pensiero narcisistico è mai questo?
Abbiamo già un incredibile meccanismo di immortalità: la reincarnazione. Perché mai una persona dovrebbe diventare un transumanista e tenere lo stesso corpo per sempre o fare un download della sua coscienza in una macchina, quando il meccanismo della reincarnazione ci permette di vivere molte vite diverse, beneficiando dell’apprendimento di quelle differenti esperienze?
Ora ovviamente non posso provare che esista la reincarnazione, ma è molto probabile che essa sia una realtà. Penso fosse Voltaire che disse: “non è cosi improbabile che nasciamo due volte, anziché una sola”. E poi perché no? Ci sono molte prove per questo. E se la reincarnazione è possibile, allora noi non siamo i nostri corpi. Qualsiasi cosa siamo, comunque non siamo i nostri corpi… perché questi sicuramente muoiono.
C’è invece una parte immortale in noi, chiamiamola anima, essenza, spirito: questo è ciò che si reincarna. E io credo che la civiltà perduta fosse molto concentrata sull’essenza immortale dell’essere umano e che lo fu per un tempo molto lungo. Poi accadde, gradualmente, che ci si allontanò da questo e nel contempo si sviluppò il materialismo. Ma originariamente non era una società materialistica. Non dovremmo comunque aspettarci di ritrovare per forza tracce materiali riconoscibili, simile alla tecnologia che abbiamo creato noi nel 20º e 21º secolo.

D: Credi che le piante sciamaniche che fanno avere visioni, possano aver avuto un ruolo importante nello studio della morte nella cultura egizia?
GH: Sono certo che lo ebbero. Infatti gli antichi Egizi misero al lavoro per 3000 anni le loro migliori menti, sul mistero di ciò che ci accade quando moriamo e in quel progetto si servirono di un gran numero di “alleati vegetali”. Sappiamo che la Nymphaea Caerulea, il Loto Egiziano, è una pianta che dona visioni.

D: Hai sperimentato su di te l’ayahuasca? E’ vero che aumenta le visioni interiori rispetto a ciò che accade quando moriamo e alla possibilità di reincarnarci?
GH: Di nuovo non posso provare che ciò sia corretto, ma posso solo dire che effetto questa pianta abbia avuto su di me. Le mie esperienze con l’ayahuasca, mi hanno fatto capire che tutto ciò che facciamo in questa vita, ha importanza. Tutto conta, tutto sarà pesato e considerato.
Ci viene data la preziosa opportunità di essere nati in un corpo umano. È un’opportunità molto rara nell’universo come tale… essere un essere umano, avere il potere di discernere ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è luce e ciò che è oscurità, la capacità di amare e purtroppo quella di odiare.
Tutte queste cose sono parte del miracolo di essere nati in un corpo umano. Dipende poi da noi vivere la portata di questo miracolo. Vogliamo spendere le nostre vite perseguendo obiettivi solo materiali? Se lo faremo non nutriremo quella parte non fisica di noi, sulla quale al contrario gli antichi Egizi erano molto concentrati. In realtà, è questa la ragione per cui non si trovano resti di case e di possedimenti personali. Non credo se ne preoccupassero molto. Verso al fine della civiltà egizia, Erodoto, visitò quel paese e li descrisse come gli individui più felici sulla terra. Erano stati felici per migliaia di anni e la loro felicità giungeva primariamente dall’essere concentrati sulla vita spirituale.
C’è, infatti, una verità fondamentale che emerge dalla civiltà egizia e da tutte le civiltà del passato, ed è che tanto più ci allontaniamo dall’amore, tanto più affoghiamo nel materialismo, e quindi tanto meno abbiamo la possibilità di compire la missione per cui siamo qui sulla Terra, cioè amarci reciprocamente.
Traduzione di Cristina Bassi (http://www.thelivingspirits.net)
Fonte originale: http://www.thesacredscience.com/forgotten-sixth-sense-technologies-of-the-ancient-world/

sabato 17 ottobre 2015

La Pompei Sepolta nel 1631 Svela i Mille Anni Mai Esistiti

La Pompei Sepolta nel 1631 Svela i Mille Anni Mai Esistiti

L. Acerra per Anticorpi.info 
Sebbene l'idea di una drammatica manomissione della datazione storica sia stata avanzata e argomentata nei secoli passati da vari autori e in diverse salse (per esempio secondo Morozov, Fomenko, Nosovski, Hardouin e Isaac Newton la storia raccontataci a scuola avrebbe almeno mille anni in più del dovuto) noi qui seguiremo esclusivamente la dimostrazione che riguarda la Pompei romana degli scavi archeologici.

In questo modo riduciamo la quantità di materiale e di osservazioni che è necessario prendere in considerazione, ma il risultato è lo stesso: se si dimostra che le persone seppellite dal Vesuvio negli scavi di Pompei vivevano nel 1600, allora questo riporta tutto ciò che fu seppellito a Pompei, templi, oggetti e storia dell'arte “romana” tra il 1100 e il 1600 d.C., cioè di 1500 anni più vicino alla nostra epoca, avallando l'ipotesi dei mille anni inventati.

Alla fine di questo articolo ci troveremo a valutare, forse per voi per la prima volta, se è possibile che Scaligero, Petavio e altri fondatori della nostra cronologia nel XVI secolo avrebbero avuto la possibilità di spalmare scritti e cronache storiche alla meno peggio su un periodo reso artificialmente troppo lungo.
Il solo Fomenko ha sviscerato questo tema nelle circa 8.000 pagine dei suoi libri. Gli antichi testi e le antiche cronologie cui fanno riferimento gli storiografi sono dovuti passare per le mani dei centri benedettini in Italia e in Francia, oppure per le tipografie di ricchi mercanti-banchieri del XV-XVI secolo (invenzione della stampa: 1455). A quel punto ebbe gioco facile la catalogazione di Scaligero (1484- 1558) e Petavio (1583-1652), fondatori della cronologia ufficiale, che per ottenere I risultati a tutti noti dovettero dare delle date sbagliate a certe eclissi o fenomeni astronomici (vedi il canale YT Fomenko in Italia)
Dunque veniamo a Pompei. Nel 1592 il conte del Sarno Muzio Tuttovilla commissionò all'Ing. Domenico Fontana la realizzazione di un canale artificiale che sequestrava una delle sorgenti del Sarno ad Episcopio, dopo aver percorso la piana di Poggiomarino per 16 chilometri si trovava davanti Pompei e 4 chilometri più in là sfociava nel mare a Torre Annunziata.

Ringrazio l'ing. Andreas Tschurilow e il prof. Anatoly Fomenko per avermi consegnato con le loro ricerche questa specie di Codice da Vinci che mi fa comprendere quanto la storia umana sia veramente una situazione tragicomica.
Tschurilow ha avuto una persistenza incredibile nel cercare elementi concreti in base ai quali poter dire che la Pompei romana seppellita dall'eruzione del Vesuvio risaliva al 1600. 

Le argomentazioni su Pompei sono molteplici, ma la prova definitiva sta nel fatto che il canale del Conte del Sarno era in funzione prima che il Vesuvio seppellisse gli scavi. Pompei è attraversata per un tratto di 1.6 Km, dalla Porta Est fino all'estremità ovest, da questo piccolo bacino fluviale artificiale che sappiamo fu costruito tra il 1593 e il 1605.
Poiché secondo la storia a noi nota Pompei nel 1605 dormiva seppellita già da 1500 anni abbondanti, l'unica spiegazione che ha superato la prova della storiografia ufficiale fu che il cunicolo che passa per Pompei dev'essere stato fatto lì per caso.
Il percorso di 20 chilometri prima di Pompei e quello dopo gli scavi corrispondono ad una linea diritta. Se Pompei non c'entrava niente con la rivoluzionaria rete idrica dei borboni, la soluzione sarebbe stata una continuazione del canale in pianura e in linea dritta.
Perché l'ingegnere doveva andarsi a cercare il passaggio nel rialzo, fino a 45 metri più alto del tratto in pianura, e fare questa deviazione che si vede nella prossima foto in basso? Ma naturalmente perché doveva servire la città viva, non ancora seppellita.

Tanto più la versione ufficiale è traballante se si pensa che il canale è perfettamente integrato con i pozzi della necropoli e che la presenza di segni di corde di secchi in tensione sui muri dei pozzi, nella direzione della corrente del canale, dimostra che i pozzi antichi, la maggior parte dei quali venuti alla luce solo il 1955, erano usati quando il canale già era in uso. Quindi i pozzi antichi furono usati dopo il 1600? Nonostante secondo la versione ufficiale e le mappe degli archeologi borbonici e post-borbonici fossero rimasti sepppelliti e non ancora venuti alla luce?

Se escludiamo che i pozzi fossero stati usati tra il 1740 e il 1930, ci rimane solo da pensare che siano stati usati tra il 1600 e il 1631, prima dell'eruzione che effettivamente li seppellì insieme a Pompei.

Per non essere vera questa ipotesi, deve essersi verificato che nel perimetro degli scavi ci siano stati pozzi all'aperto senza che i vari sopraintendenti, Alcubierre (1748-), Bonnucci (1815-), il senatore Fiorelli (1863-1875), Ruggiero (1875-1893), Sogliano (1894-1905), Spinazzola (1906-1923) e Maiuri (1924-1961) se ne fossero accorti.
E anche volendo accettare questo, è difficile pensare che, con un canale che 200 metri prima è sempre stato a cielo aperto negli ultimi secoli, adiacente alla strada principale e che offriva un bocchettone per l'irrigazione proprio lì a pochi passi, qualcuno abbia sentito il bisogno di andare ad usare quei pozzi della zona scavi recintata.
Da notare che già nel periodo borbonico gli scavi furono recintati e non ci sono testimonianze o mappe in cui compaiano pozzi borbonici o pozzi all'aperto (Murano 1884).
Per capire meglio le possibili verità dimenticate su Pompei, bisogna sapere che ci sono molte testimonianze e cronache secondo cui l'eruzione del Vesuvio del 1631 fece vittime a Pompei ed Ercolano. E qui ancora altri paradossi: Pompei non era stata dimenticata fino alla sua riscoperta nel XVII secolo? Perché allora almeno una decina di libri riportano che a Pompei città nel 1631 ci furono numerose vittime?

A noi oggi rimane un canale del conte del Sarno proveniente da Poggiomarino che si avvicina a Pompei puntando il “Castellum Aquae” di Porta Vesuvio. Da notare che per tutto il suo percorso da Episcopio a Torre Annunziata il canale artificiale segue una linea dritta ed è in modalità a cielo aperto, con l'unica eccezione appunto di quello che è stato realizzato quando arriva all'altezza di Pompei. Il tragitto si sviluppa su un percorso che per il 70% è quello di un cerchio prima di rientrare nella traiettoria che aveva abbandonato in direzione Torre Annunziata.

Evidentemente questo può servire solo come forte indizio in una dimostrazione più ampia. Il conte del Sarno quale altra necessità aveva di far fare al canale una pesantissima deviazione fuori tragitto, proprio in tempo per entrare negli scavi dalla Porta Est, per poi tagliare in diagonale una città seppellita? Per apprezzare la grossa deviazione vedere questo video.

I Dinosauri Sono una Bufala?

I Dinosauri Sono una Bufala?

Introduzione
Quando i bambini si recano in un museo dei dinosauri, le figure esposte hanno a che fare con la scienza oppure con l'arte e la fantascienza? E' possibile che fin dall'età precoce siamo stati lavati di cervello affinché credessimo ad una favola? Domande del genere andrebbero poste a chi si arricchisce con il business dei dinosauri.

Questo articolo discute la possibilità secondo cui fin dalle prime, recenti 'scoperte' di 'fossili' di dinosauro abbia avuto luogo un continuo sforzo per costruire nell'immaginario collettivo un nuovo concetto artificiale di animale preistorico definito 'dinosauro.' Tutto ciò tramite l'uso di calchi in gesso combinata alla modificazione e riassemblaggio di ossa fossili di balene, elefanti, alligatori, rinoceronti, iguane, giraffe, bovini, canguri, struzzi, emù, ecc.

Quale sarebbe stato lo scopo di un tale sforzo ingannevole? La motivazione più evidente concerne la creazione di indizi a suffragio della Teoria dell'Evoluzione darwiniana, confutare o mettere in dubbio la Bibbia cristiana e l'esistenza del Dio cristiano, e ridicolizzare la Teoria della Terra Giovane. Eh, già; una simile mistificazione recherebbe in se importanti implicazioni politiche e religiose.

Il concetto dell'esistenza dei dinosauri implica che se Dio esiste, armeggiò con essi per un bel po', quindi scartò quella creazione e infine creò l'uomo. La storiografia circa i dinosauri, abbinata alla teologia, allude ad un Dio imperfetto che ripiegò sull'uomo per via di un ripensamento.

I gratificanti benefit economici elargiti a musei, enti educativi e di ricerca, dipartimenti di paleontologia, scopritori e proprietari di ossa di dinosauro, uniti al coro assordante dei media con migliaia di libri, prodotti televisivi e cinematografici, hanno creato un ambiente culturale fortemente avverso e dispregiativo nei confronti di chiunque si avventuri in una indagine di prima mano onesta e professionale sull'esistenza dei dinosauri.

La Scoperta dei Dinosauri.
Il trattato Prime Scoperte dei Dinosauri in Nord America ci fornisce informazioni interessanti sulla nascita di tale 'cultura.'
"La specie dei dinosauri fu citata per la prima volta da Sir Richard Owen nel 1842, durante un lungo discorso che catturò l'interesse dell'uditorio. I primi esemplari presi in esame furono il Megalosauro, l'Iguanodonte e lo Ileosauro, ma di essi si sapeva ben poco. Verso la metà del 19° secolo, per merito dei ritrovamenti avvenuti nel Nord America, finalmente la gente poté avere un quadro più chiaro in merito ai dinosauri."
"Si ritiene che la prima scoperta di fossili di dinosauro in Nord America fu effettuata nel 1854 da Ferdinand Vandiveer Hayden nel corso dell'esplorazione del fiume Missouri superiore."
"Alla confluenza tra i fiumi Judith e Missouri la squadra di ricerca di Hayden rinvenne alcuni denti isolati, descritti nel 1856 negli atti dell'Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia dal paleontologo Joseph Leidy."
Dunque, ricapitolando: la prima descrizione dei dinosauri risale al 1842, cioè 12 anni prima che la loro esistenza fosse provata dalla scoperta di Ferdinand Vandiveer Hayden. Viene quasi da pensare che le scoperte siano state un atto di cortesia verso quelle descrizioni.
"Gli scheletri dei dinosauri furono rinvenuti per la prima volta, ed in gran numero, verso la fine del 1870, presso il Garden Park in Colorado e Como Bluff, Wyoming, Questi ritrovamenti diedero inizio alla prima grande 'corsa al dinosauro' in America del Nord, guidata in gran parte dagli sforzi dei paleontologi Edward Drinker Cope di Philadelphia e Othniel Marsh, dell'Università di Yale."
"Questi due uomini, che iniziarono collaborando amichevolmente, finirono per diventare acerrimi nemici in una faida di proporzioni leggendarie. Gli aneddoti narrano di guerre campestri armati di tutto punto, spionaggio e missioni di intercettazione per sottrarsi reciprocamente i fossili."
Wayne Grady ne scrive nel libro The Lost Dinosaurs:
"Da Cope, Sternberg aveva appreso la spietatezza necessaria per la caccia al dinosauro. Con il suo rivale Othniel Charles Marsh, professore di paleontologia dell'Università di Yale, Cope fu impegnato dal 1870 al 1880 in quelle che furono definite 'le guerre delle ossa.' Si trattò di una feroce rivalità scientifica, nella quale si consumarono alcuni degli imbrogli più subdoli della storia della scienza, ma che permise di accumulare in breve tempo molte stupende collezioni di fossili."
"La seconda grande 'corsa al dinosauro' ebbe luogo nei calanchi del Deer Red River, sud Alberta. Resti di dinosauri erano stati individuati sul posto già nel 1884, ma fino al 1910 la zona non divenne teatro di scavi. Fu allora che si sviluppò la seconda grande rivalità nella caccia alle ossa, tra Barnum Brown del Museo di Storia Naturale di New York e CH Sternberg del Geological Survey of Canada."
Ciò detto, come mai non risultano scoperte di fossili effettuate dai nativi americani che nei millenni precedenti avevano girovagato in lungo e in largo nel continente americano? Perché non esiste alcun mito e credenza riguardante i dinosauri nella cultura dei nativi americani?

E ampliando il discorso, come mai in qualsiasi altra parte del mondo non si udì mai parlare di simili scoperte nei secoli che precedettero il XIX secolo? Secondo la World Book Encyclopedia:
"Prima di fine '800 nessuno aveva idea dell'esistenza dei dinosauri."
"Dalla fine dell''800 all'inizio del '900 si rinvennero grandi depositi di fossili di dinosauri in America occidentale e del Nord, in Europa, Asia e Africa."
"Depositi di fossili di dinosauro furono rinvenuti anche in Belgio, Mongolia, Tanzania, Germania Ovest, ed in molte altre parti del mondo."
Il Belgio, la Mongolia, la Tanzania, la Germania Ovest (così come le Americhe) furono abitati e ben esplorati per migliaia di anni, ma fino al XIX Secolo nessuno ventilò nemmeno lontanamente l'ipotesi dell'esistenza dei dinosauri. Perché?

Nel testo Dinosauria: Fossil Record apprendiamo che:
"Il Diciannovesimo secolo è stato il ​​'periodo d'oro' della paleontologia dei dinosauri. Fu in tale epoca che molti animali a noi oggi molto familiari furono scoperti e catalogati. Oggi sembra che stiamo vivendo una nuova epoca d'oro, con molti nuovi dati che vanno accumulandosi rapidamente."

"La Prima Vera Prova dell'Esistenza dei Dinosauri."
"Otto anni dopo la pubblicazione del primo libro di riferimento fu mostrata la prima forma scheletrica completa appartenente ad un dinosauro. L'Hadrosaurus Foulkii, portato alla luce presso Haddonfield, New Jersey. Più alto di una casa, aveva la struttura pelvica di un uccello, la coda di un lucertola e, incredibilmente, camminava in posizione eretta su due gambe."
 
Dunque: struttura pelvica di uccello e coda di lucertola (alligatore). Parti anatomiche strettamente rassomiglianti a quelle di animali ben noti e reali.

Gli Scopritori e la Natura delle Scoperte.
Le scoperte mai furono compiute casualmente e da persone disinteressate quali agricoltori, allevatori, escursionisti, personale edile durante scavi di fondazioni, addetti alle operazioni di scavo di gasdotti, minatori, ecc. ma sempre a seguito di una precisa volontà di trovare, e da persone molto interessate al settore come paleontologi, scienziati, professori universitari e personale a libro paga dei musei; tutta gente che aveva studiato a fondo l'anatomia dei dinosauri. Nella maggior parte dei casi i reperti furono rinvenuti nel corso di specifiche spedizioni di caccia alle ossa, in remote regioni già abitate ed esplorate da millenni. Tutto ciò suona altamente inverosimile. In alcuni casi la scoperta del reperto da parte di persone disinteressate fu indotta da 'suggerimenti' di 'professionisti' del settore, in merito alle zone in cui cercare. E' anche interessante notare come ogni cacciatore di ossa dilettante / indipendente sia ancora oggi obbligato ad ottenere una licenza per ricevere l'autorizzazione a scavare in un limitato numero di 'zone speciali' destinate a tale attività.

Informatevi su come furono scoperti il Dilophosaurus e il dinosauro di Haddonfield per farvi un'idea più precisa al riguardo.

Inoltre un gran numero di ossa di dinosauri furono ritrovate stranamente nei medesimi luoghi, elemento che induce a sospettare una preventiva 'semina' delle ossa. I tre paragrafi seguenti sono tratti dal saggio di Bob Newland: The Seizure of Sue the T. rex.
"I Larsons stavano ancora lavorando su tale ritrovamento, che avevano denominato Ruth Mason Cava. Il ritrovamento conteneva i resti di almeno duemila bestie. Resta intatto il dubbio sul perché così tante ossa fossero raggruppate nello stesso luogo. La cosa può essere dovuta all'opera di trascinamento da parte di un corso d'acqua esistente nel Cretaceo. Oppure potrebbe essere accaduto che una grande tempesta li intrappolò su una lingua di terra, dove annegarono. Molti dei fossili appartenevano ad esemplari di Emontosaurus Annectens, dinosauri dotati di becco, che emigravano in branchi. Tuttavia mischiati a tali ossa furono trovati resti di dinosauri carnivori come i T. Rex, 'elemento che potrebbe significare che questi ultimi siano stati sorpresi mentre scavavano nei resti delle altre bestie. Ma si tratta solo di ipotesi', ha concluso Pete."
"Nel luglio del 1990 Maurice Williams, proprietario di un ranch nelle vicinanze, si recò presso la cava. Quei lavori lo avevano talmente affascinato da indurlo ad invitare i paleontologi ad iniziare nuove ricerche sui propri appezzamenti. Pete accettò l'offerta, e gli disse che alla prima buona occasione avrebbe approfittato dell'invito." (...)
Appena un mese più tardi "durante le ricerche nel ranch di Williams, il team avvistò un enorme femore che spuntava con altre ossa sul fondo di una rupe che affacciava sulla prateria. Pete diede comunicazione della scoperta a Williams, il quale affermò che in passato era transitato nei pressi della rupe in diverse occasioni, senza però mai accorgersi di quel grande osso che sporgeva dal terreno."
Come mai il ranchero Williams non notò mai "Sue" dopo tanti anni trascorsi a viaggiare in lungo e in largo nella sua proprietà? Non è piuttosto insolito? La merce 'rara' denominata: 'Osso di T-Rex' che attualmente si trova in vendita per la bellezza di 12.000.000 di dollari, sembra provare che mettere su una azienda specializzata in un simile commercio, sia potenzialmente molto redditizio!

Altra stranezza si riscontra nel fatto che le persone associate al reperimento del maggior numero di reperti siano troppo spesso in rapporti di lavoro con qualche museo. Una scoperta in una remota regione Argentina è stata descritta come segue:
"Nel novembre 1997 il dr. Luis Chiappe e il dr. Lowell Dingus si recarono in Patagonia con un team di spedizione che scoprì un sito di nidificazione contenente migliaia di uova di dinosauro, tra cui embrioni fossilizzati e pelle fossilizzata. (...) La concentrazione di uova era così massiccia che in un'area di circa 200 iarde furono contati circa 195 gruppi di uova."
La Comptons Encyclopedia cita alcuni paleontologi di primo piano e la loro incredibile vena prolifica in tema di nuove scoperte:
"Florentino Ameghino (1854-1911). Paleontologo argentino che descrisse ben 6.000 specie fossili ritrovate grazie agli scavi effettuati dal fratello Carlo, in Argentina. Ciò diffuse la convinzione che l'Argentina sia una zona particolarmente ricca di reperti fossili. Gran parte dei fossili di Ameghino sono esposti presso il museo di paleontologia di La Plata.
Earl Douglass (1862-1931). 'Cacciatore di dinosauri' statunitense che nel 1909 nello Utah rinvenne grandi giacimenti di fossili che oggi sono diventati il Dinosaur National Monument (sorta di riserva naturale - n.d.t.). Nel corso della sua carriera Douglass inviò 350 tonnellate di ossa di dinosauro al Carnegie Museum of Natural History di Pittsburgh."
Enormi quantità di reperti fossili concentrati in zone limitate e rinvenute da una o poche persone. Si tratta di una costante che contraddice la legge delle probabilità e suggerisce che possa aver avuto luogo una qualche sorta di piantagione concentrata.

mercoledì 28 gennaio 2015

COME IN CIELO COSI' IN TERRA + VIDEO (Mappa stellare in Egitto)

Mappa stellare in Egitto

Le teorie finora esistenti suggeriscono che il profilo laterale della Sfinge rappresenti le stelle che compongono la costellazione del Leone. Tuttavia, essi non spiegano in maniera convincente perché i suoi architetti avrebbero scelto questa costellazione.
Wayne Herschel, propone una teoria completamente nuova. Nel suo libro, "The Hidden Records", si propone di dimostrare che la Sfinge è la chiave per svelare il segreto dietro ad un una grande mappa stellare composta da piramidi che rappresenta l'immagine speculare del cielo sulla terra.
Nel 1995 l'autore R. Bauval ha suggerito che le tre Piramidi di Giza rappresentino le tre stelle di Orione. Tuttavia, poichè la sua teoria non ha trovato il modo di incorporare l'Intero campo delle piramidi, per non parlare della Sfinge, gli accademici hanno avuto difficoltà ad accettarla.
Nel 2003 Wayne Herschel pubblicò la sua interpretazione cosmica della Sfinge, il che lo ha aiutato ad interpretare le piramidi in modo completamente nuovo. Ha scoperto che l'angolo al quale la Sfinge interseca le tre Piramidi di Giza, è praticamente identico all'angolo al quale la stella più luminosa della costellazione del Leone si allinea con la fila delle stelle che formano la cintura di Orione.
Inanzitutto la Sfinge sembra avere il suo sguardo fisso sulle stelle nascenti ogni notte (non solo sul Sole nascente). Poi, in un unico momento nel cielo notturno, la Sfinge guarda la sua immagine speculare di sé in ascesa come un Leone.
Qui la Sfinge sembra letteralmente gridare:
"Tutte le piramidi nel Basso Egitto rappresentano l' anello di costellazioni contigue attorno alla Terra, e il segreto della mappa stellare inizia dai miei piedi"
Ma c'è di più sul segreto della Sfinge, semplicemente essa ci dice che tutte le piramidi riproducono una serie di costellazioni. E' anche la chiave per decifrare il mistero della piramide stessa. E' la Sfinge che ci mostra da dove cominciare per decifrare il mistero della mappa stellare, sollecitando a seguire l'allineamento delle stelle di Orione come una sorta di cartello cosmico fino a raggiungere quella che sembra essere l'ultima stella.
L'idea di Herschel è che l'intero campo piramidale nel Basso Egitto rappresenta le stelle ed è stato ispirato da una delle più antiche profezie conosciute. 
Il mistico Ermete Trismegisto. affermò: "L'Egitto è l'immagine del cielo ... il cosmo abita qui."
Herschel successivamente condusse un esperimento per dimostrare che tutte le piramidi nel Basso Egitto rappresentavano stelle. Egli rivestì la mappa delle piramidi con un foglio trasparente con disegnate le costellazioni. Il risultato è stato mozzafiato. Tutte le stelle più luminose all'interno delle costellazioni conosciute erano rappresentate in un anello di 360° lungo il lato della Via Lattea (che è anche un anello intorno alla Terra). 
Tutte le stelle più luminose avevano le controparti sotto forma di piramidi sulla Terra!
La mappa stellare inizia con la stella più luminosa nella notte Sirio, essa è una stella diversa da tutte le altre 49 stelle luminose della mappa stellare. E' l'unica serie di stelle al centro esatto del campo piramide e la logica sembra suggerire che è il punto più importante della mappa stellare.
In questa teoria tuttavia, manca la rappresentazione piramidale di diverse stelle, ma recentemente Herschel ha individuato delle rovine perdute esattamente nei punti in cui doveva esserci una piramide in tempi antichi per indicare una stella.
Una volta individuata la corrispondenza delle costellazioni con tutte le piramidi, una scoperta avrebbe portato ad un altra. Non solo sono state individuate le immagini speculari tra piramidi e stelle ma le piramidi erano virtualmente divise in due scale di impostazione grafica su ogni lato della zona di Abusir, fornendo così un altro indizio.
Sembra che l'obelisco del Tempio Solare è stato volutamente collocato esattamente nell'epicentro del campo piramide. Che cosa significa?
L'obelisco è stato probabilmente l'unico monumento mai ricoperto d'oro. Forse per evidenziare che esso era più importante di qualsiasi altro monumento piramidale e non. 
Alla fine, il significato della mappa stellare divenne chiaro.
Non si prevede la ragione per cui avrebbe spinto gli antichi a progettare la loro mappa stellare con gigantesche strutture piramidali e non ma una cosa è certa, le stelle sembrano essere di fondamentale importanza come il luogo nel cielo in cui le stelle delle cinture di Orione si allineano.
Gli antichi egizi veneravano un Sole ma non era il nostro Sole! 
Gli astronomi possono confermare che l'obelisco del Tempio Solare è l'unico monumento rispetto a tutte le altri piramidi che emula un Sole come stella. 
La correlazione tra piramidi e costellazioni si verifica nel modo più preciso nel 17250 a.C., 
Ciò che sembra suggerire questa mappa è che gli egizi non davano molta importanza a tutte le altre piramidi corrispondenti a stelle luminose rispetto al quel sole. 
Herschel suggerisce che il tempio del Sole prende il nome da un '"Sole" simile al nostro ma non ha nulla a che fare con la nostra stella.

Ora guardiamo la mappa stellare al completo:

martedì 27 gennaio 2015

I superstiti di Atlantide che ricostruirono il mondo postdiluviano

Molti credono che il male abbia sopraffatto il mondo,noi invece crediamo che l'uomo abbia smarrito il suo vero sentiero,quella luce che risplendeva si è offuscata,e la caduta della grande atlantide è li a ricordarcelo.

Semplicemente l'uomo non sa più chi sia,l'antica sapienza è andata perduta, solo questo fatto permette al male di governare il nostro mondo.
Noi siamo qui a ricordare chi eravamo,siamo coloro che portano la torcia per illuminare l'oscurità,l'antica saggezza ritornerà,perché coloro che l' hanno protetta e alimentata durante i secoli la faranno risorgere,come risorgerà la nostra patria atlantide.

white wolf
Un evento catastrofico avvenuto circa 13 mila anni fa è stato documentato ormai con certezza dalla scienza.
Una prova su tutte: in Antartide sono state scoperte intere foreste fossili di betulle, faggi e altri alberi che vivono in zone temperate, cosa che confermerebbe lo spostamento dell’asse di rotazione terrestre.

Questa catastrofe terrestre è ancora oggi ricordata da molte popolazioni, da ben 70 leggende tramandate di generazione in generazione. In esse viene anche ricordata la scomparsa, a causa di questo cataclisma, di un continente chiamato Atlantide, abitato da una civiltà evoluta.

Di Atlantide, situata tra l’Africa e le Americhe, parla con dovizia di particolari anche Platone nei dialoghi Crizia e Timeo. Alcuni ricercatori sostengono che i pochi superstiti di quella civiltà perduta siano riusciti a raggiungere con altri messi le rimanenti terre emerse e a tentare di ricreare dal nulla nuovi insediamenti, valorizzando le esperienze vissute.
La simultaneità dell’avvento dell’agricoltura sul pianeta proverebbe questa teoria. Inoltre, testimoniano a favore di queste univoche realtà tramandate da millenni, anche alcuni reperti, strutture e manufatti in cui si possono trovare somiglianze di stili, di metodi lavorativi, di monumenti e tradizioni, in molti siti disseminati su tutto il globo.

Alcune leggende, ricordano, anche sotto nomi diversi, la figura di Noè con la sua arca, come salvatore dell’umanità dal castigo divino. Molti punti non chiari esistono ancora nella storia dell’umanità, interrogativi che non hanno avuto ancora una risposta, manufatti che risalgono alla preistoria o monumenti che non ci hanno ancora svelato le loro tecniche di costruzione. Chi insegnò ai peruviani a costruire mura gigantesche come quelle di Cuzco, Machu Picchu o Sacsayhuamán, se non disponevano di attrezzi di metallo? Con quali mezzi trasportarono, innalzarono e fecero combaciare alla perfezione questi massi mastodontici?

strutture megalitiche di Cuzco,per
 
 

A Tiahuanaco, in Bolivia, nei pressi del Lago Titicaca, a 3850 metri di altezza, si trovano i resti di un’antica civiltà. La porta del Sole della città, scolpita da un unico grande blocco di roccia pesante 18 tonnellate, è uno dei monumenti più importanti delle civiltà precolombiane.
Porta del Sole Tiahuanaco,Bolivia
Non meno importante della porta del Sole è il Grande Idolo, un blocco di arenaria rossa alto 8 metri, che come altri colossi ricoperti di simboli, rivela una buona conoscenza astronomica della sfericità della Terra. A Tiahuanaco è stato trovato un calendario con le posizioni della Luna di ogni giorno, tenendo conto della posizione della Terra Come hanno potuto gli abitanti di questa città, raggiungere una così ampia conoscenza scientifica?
Ovunque si volga lo sguardo sui grandi monumenti del passato, non troviamo una risposta adeguata su come fu possibile realizzare opere che hanno sfidato il tempo per millenni. In tutto il mondo, dal Messico alla Colombia, dal Perù al Cile, dall’Africa al Nord Europa, si ergono opere maestose. Non sappiamo spiegare come siano stata fatte, sia per la loro mole, sia per la complessità delle strutture. Molte di quelle colossali costruzioni, distanti fra loro anche migliaia di chilometri, hanno tra loro una certa attinenza strutturale, ideologica e scientifica.
 
Lo scrittore Peter Kolosimo, fece una sorprendente comparazione tra la Piramide del Sole messicana e la Grande Piramide di Cheope egizia: la base del monumento messicano ha la stesse misure di quelle di Cheope, 225 metri per 220 e l’altezza di 73 metri, corrisponde alla metà di quest’ultima. Tutto ciò, alimenta l’idea di strette relazioni tra la civiltà americana e quella egizia, concedendo la possibilità di ipotizzare che entrambi le culture discendano da una cultura superiore precedente.

Il “Primo Tempo” degli Egizi
Presso i romani e i greci, che erano considerevolmente più vicini agli antichi egizi di quanto siamo noi, era normale credere che i faraoni e i loro sacerdoti fossero custodi di precisi documenti riguardanti eventi profondamente significativi avvenuti molto, molto tempo fa.
In realtà, questi documenti furono effettivamente visti e studiati, nella sacra città di Eliopoli, da insigni visitatori quali Erodoto (nel V secolo a.C.), dal legislatore greco Solone (640-560 a.C.) e dal suo seguace Pitagora (VI secolo a.C.). Dai loro resoconti ebbe origine l’opinione che i greci si fecero dell’Egitto, come riferisce Platone:
“Noi greci, in realtà, siamo bambini in confronto a questo popolo che ha tradizioni dieci volte più antiche delle nostre. E mentre nulla delle preziose rimembranze del passato sopravviverebbe a lungo nel nostro paese, l’Egitto ha registrato e conservato per sempre la saggezza dei tempi antichi”.

Nei documenti egizi si parla dello Zep Tepi, un mitico “Primo Tempo” degli dèi, un’epoca remota a cui gli antichi egizi associavano le origini della propria civiltà. Le iscrizioni sul Tempio di Edfu contengono una serie di straordinari riferimenti al “Primo Tempo”, soprattutto ai cosiddetti “Libri della Fondazione”, nei quali si parla dei misteriosi “Seguaci di Horus”, descritti come esseri a volte dall’aspetto divino, a volte umano, identificati come coloro che detengono e preservano la conoscenza nel corso delle varie epoche, come una confraternita elitaria dedita alla trasmissione della sapienza e alla ricerca della resurrezione e della rinascita.

Secondo i testi di Edfu, gli dèi provenivano originariamente da un’isola, la “Terra Nativa degli Esseri primordiali”. Nei testi, si fa chiaro riferimento riguardo al fatto che il cataclisma che distrusse quest’isola fu un’inondazione. Ci dicono che fu di breve durata e che la maggior parte dei suoi “divini abitanti” fu sommersa. Arrivando in Egitto, i pochi che sopravvissero divennero poi
“gli Dèi Costruttori che edificarono nel tempo primordiale, che gettarono i semi per gli dèi e per gli uomini, i Grandi Vecchi che esistevano fin dal principio, che illuminarono questa terra quando vi giunsero insieme”.
Si ritiene che questi esseri straordinari non fossero immortali. Al contrario, compiuta la loro opera morirono e i loro figli ne presero il posto, e riti funebri si svolsero in loro onore. In questo modo, la tradizione dello Zep Tepi poteva rinnovarsi costantemente, trasmettendo alle generazioni future la sapienza proveniente da un’epoca precedente della terra.

Atlantide: storia o mito?Tra gli studiosi moderni vige la convinzione che i miti non abbiano valore di prove storiche, convinzione particolarmente diffusa tra gli egittologi. Eppure, in archeologia ci sono molti casi ben noti in cui i miti accantonati come non-storici si rivelarono in seguito estremamente precisi.

Un esempio riguarda la celebre città di Troia dell’Iliade di Omero. Fino a non molto tempo fa la maggior parte degli studiosi era convinta che Troia fosse una “città mitica”, ossia interamente inventata dalla fertile immaginazione di Omero. Nel 1871, invece, l’avventuriero ed esploratore tedesco Heinrich Schliemann dimostrò che l’opinione ortodossa era sbagliata quando, seguendo gli indizi geografici contenuti nell’Iliade, scoprì Troia nella Turchia occidentale vicino ai Darndanelli.
Schliemann e altri due ricercatori, lo studioso greco Kalokairinos e l’archeologo britannico Sir Arthur Evans, continuarono le proprie indagini esaminando a fondo miti concernenti la grande civiltà minoica che si diceva fosse esistita sull’isola di Creta. Anche questi miti furono accantonati come non storici dall’opinione ortodossa, ma furono rivalutati quando Schliemann e la sua squadra portarono alla luce una cultura estremamente progredita ora identificata con certezza come quella “minoica”.

Analogamente, nel subcontinente indiano, la grande mole di antiche scritture sanscrite conosciute come Rig Veda contiene ripetuti riferimenti a una civiltà elevata che viveva in città fortificate e aveva preceduto le invasioni ariane più di 4 mila anni fa. Anche in questo caso le fonti furono universalmente bollate come “mitiche”, finchè, nel XX secolo, le rovine di grandi città della Valle dell’Indo come Harappa e Moenjodaro incominciarono a essere dissotterrate e si dimostrò che risalivano al 2500 a.C.

In breve, i documenti mostrano che intere città e civiltà che un tempo erano classificate come mitiche (e di conseguenza prive di interesse storico) spesso hanno l’abitudine di materializzarsi improvvisamente dalle nebbie dell’oscurità per diventare realtà storiche. Può essere la stessa cosa sia accaduta anche per Atlantide?
FONTE
LIBRI:
"Il grande cataclisma" 1975,Albert Slosman
 
"I superstiti dall'Atlantide" Albert Slosman





 











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I misteriosi ‘Wandjina’ degli aborigeni: gli antichi ‘dei’ venuti dalle Pleiadi

I dipinti hanno ricevuto ogni sorta di interpretazione: dalla rappresentazione di essere umani stilizzati, o anche gufi, fino ad arrivare ai Teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali i Wandjina sarebbero antichi viaggiatori non terrestri discesi sulla Terra nella notte dei tempi.
Nel 1938, il dottor Andreas Lommel, membro dell’Istituto Frobenius, ha convissuto per diversi mesi nella parte nordoccidentale dell’Australia, nella regione di Kimberly, con una tribù aborigena chiamata Unambal, una cultura che esiste da almeno 60 mila anni.
Durante questo periodo, Lommel ha annotato e fotografato la vita quotidiana di questi cacciatori-raccoglitori fermi all’età della pietra. Ma ciò che catturo maggiormente l’attenzione del ricercatore fu la scoperta di una grotta ritenuta sacra dagli aborigeni, nella quale erano rappresentati gli enigmatici ‘Wandjina’, pitture rupestri di esseri mitologici connessi con la creazione del mondo.
Kimberly è l’unico luogo al mondo dove sono rappresentati questi strani esseri. Secondo i ricercatori, si tratta di realizzazioni molto antiche, almeno quanto la cultura aborigena che li realizza. La tradizione degli Unambal vuole che i componenti della tribù ridipingano le immagini, al fine di garantire al continuità e non perderne il ricordo. Per questi uomini si tratta di qualcosa di molto importante.
I dipinti hanno ricevuto ogni sorta di interpretazione: dalla rappresentazione di essere umani stilizzati, o anche gufi, fino ad arrivare ai Teorici degli Antichi Astronauti, secondo i quali i Wandjina sarebbero antichi viaggiatori non terrestri discesi sulla Terra nella notte dei tempi. Sono in molti a credere che gli extraterrestri abbiano avuto un ruolo diretto nella creazione del mondo e le leggende degli aborigeni narrano di eventi davvero straordinari.
Nonostante l’antichità degli Unambal, la legge tradizionale e la cultura sono ancora attive e vive. I Worora, i Ngarinyin e i Wunumbul sono le tre tribù che venerano i Wandjina e si considerano i custodi delle più antiche pitture rupestri di tutta l’Australia.
Ciò che più sembra essere interessante è lo stile utilizzato dagli aborigeni per raffigurare questi enigmatici esseri divini: facce bianche, nessuna bocca, grandi occhi neri e una testa circondata da un alone, o un qualche tipo di casco.
E’ naturale che guardando i pittogrammi di Kimberley si noti immediatamente la straordinaria somiglianza con l’immagine stereotipata di un extraterrestre, un ‘grigio’ per l’esattezza.
Proprio per questa ragione, sono in molti a chiedersi come mai gli aborigeni abbiano dipinto i Wandjina proprio in questo modo: perchè hanno la pelle bianca se l’artista voleva rappresentare un altro aborigeno di pelle nera? Perchè gli occhi risultano dipinti sempre in modo sproporzionato rispetto al viso e al naso? E perchè tutti questi esseri sono privi di bocca?
I pittogrammi Wandjina usano colori comuni: nero, rosso, giallo su sfondo bianco. Essi appaiono soli o in gruppo, in verticale o in orizzontale a seconda della dimensione della roccia, e possono essere rappresentati con figure e oggetti, come il Serpente Arcobaleno.
Attorno alle teste dei Wandjina ci sono linee o blocchi di colore, raffiguranti fulmini, nuvole o pioggia. Il Wandjina può punire chi viola la legge con alluvioni, fulmini e cicloni. Gli aborigeni sono ancora convinti che le immagini posseggano questi poteri, e quindi devono essere avvicinate e trattate con rispetto.
La mitologia degli Unambal

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