Terra al
centro dell’Universo?
Copio
e incollo questo articolo dell’amico Daniele Di Luciano di Losai.
Le
implicazioni per una notizia di tale portata sono talmente essenziali per la
nostra idea di universo, di creazione, di predestinazione, ecc., che si sarebbe
quasi portati a pensare che la relatività ristretta (quella cosa strana per
cui, se c è la velocità della
luce, e v la velocità della
terra nello spazio, c-v = c = c+v,
anche se v è diverso da zero)
sia stata inventata apposta per non permettere di sostenere questa verità
scientifica.===
In
questo breve articolo faremo degli accenni di astronomia, di fisica e di
cattolicesimo. Si potrà non
concordare, alcune voci si leveranno, ma una cosa è certa: chi
ama la verità, non dovrebbe adagiarsi così semplicemente sulla parola dell’uomo: la Terra come mero “granello di
polvere” del tutto marginale in un oceano di semi-infiniti pianeti
e Soli più importanti di lei, è un non senso logico, in contrasto con la Verità
Rivelata.
Il
punto di volta del discorso è però di univoca importanza e lo puntualizziamo
fin d’ora: la nostra cultura scientifica si basa sulla Fisica Classica che si è
venuta a comporre nei secoli grazie ad uno studio accurato della natura. La
Fisica Classica funziona bene e spiega a dovere le leggi del nostro quotidiano.
Questa fisica tradizionale dimostra,
dati alla mano, che la Terra non gira intorno al Sole come ci viene ripetuto da
secoli, ma che è pressochè immobile nello spazio pur ruotando
sul suo asse.
La
scoperta clamorosa del geocentrismo, nell’istante in cui venne divulgata, gettò
nell’ empasse il mondo accademico, che per uscirne non potè fare altro che
fondare, ex novo, una “Nuova Fisica”, con delle nuove leggi, dei nuovi dogmi,
pur mantenendo inalterati quelli classici, impossibili da obnubilare e ancora
oggi le cose permangono così: la Fisica Classica dimostra il geocentrismo, la
Nuova Fisica invece insegna, con una reinterpretazione paradossale dei dati
scoperti, l’eliocentrismo, ma alla fine, solo come filosofia imposta.
Ma
entriamo nei particolari.
Nel
1887, Albert Albert Michelson, ed Edward Morley effettuarono uno degli
esperimenti più eclatanti della storia della fisica, un esperimento che avrebbe
lasciato il segno. Nel 1924 a
seguito di un nuovo esperimento si fornirono evidenze incontrovertibili: ci si
trovava innanzi ad una scoperta che avrebbe rivoluzionato la società umana. Ma
la scienza non contempla nei suoi dogmi il fattore Dio…
Michelson
nel 1907 ricevette il Nobel per il primo esperimento, ma la notorietà acquisita
non bastò ad evitare che quello del 1924, finisse, piano piano, nell’oblio
In
sintesi, l’esperimento del 1887 consistette nella misura, per mezzo di un
interferometro progettato dallo stesso Michelson, delle frange di interferenza
di due raggi di luce misurati prima in direzione del movimento rotorivoluente
della Terra e poi in direzione contraria.
L’esperimento
si prefiggeva di misurare la “composizione” (addizione o sottrazione) della
velocità della luce nell’etere con la velocità dell’osservatore.
La
meccanica razionale, la classica relatività Galileiana, ci dice infatti che le
velocità degli oggetti in movimento si sommano e si sottraggono a seconda del
caso.
Un
esempio : se da un treno in corsa a 30 Km/h lanciamo dal finestrino un’oggetto con
velocità pari a 20 km/h
in direzione del moto, le 2 velocità treno+oggetto andranno a sommarsi e
l’oggetto, prima di perdere velocità, viaggerà a 50 km/h. L’oggetto lanciato
invece in direzione contraria al moto del treno, raggiungerà in sottrazione la
velocità di soli 10 km/h.
Michelson
e Morley, seguirono il medesimo principio e lo utilizzarono con gli oggetti più
veloci conosciuti: la Terra e un raggio di luce.
La
luce possiede una velocità misurabile e quantificabile in circa 300.000 Km/s,
mentre il nostro pianeta nel suo presunto moto orbitale intorno al sole di
circa 30 km/s.
Tra
la composizione e la sottrazione delle due velocità, Terra/raggio, si sarebbe
sempre dovuto riscontrare un chiaro scarto di 30 Km/s, ma il risultato fu
invece sempre quasi nullo: da un quarantesimo ad un centesimo di ciò che
faceva prevedere il calcolo. Il raggio viaggiava cioè sempre a 300.000Km/s
senza sommarsi alla velocità della Terra.
Se
il raggio era chiaramente “partito” e in moto, non si poteva più dire
altrettanto della Terra che risultava immobile.
10+10
deve risultare 20. Da questa lapalissiana evidenza, non si sfugge.
…
Si
tentò subito di mettere in dubbio l’esperimento. Esso era stato perfezionato da
Michelson e Morley dal 1881 al 1887; fu ripetuto da Morley e Miller nel 1904 e
nel 1905; poi solo da Miller nel 1921. Piccard, un belga, lo ripetè a 2500m di
altezza nel 1926. Fu ripreso all’università di Nizza, al laser, nel 1977.
Il
risultato fu sempre confermato: la velocità assoluta dell’osservatore terrestre
non può che essere molto più piccola di 30Km/sec. Si cercarono dunque altre
interpretazioni”(1)
Si
doveva quindi trovare un altra soluzione: nel 1892 Fitzgerald, immaginò una
dilatazione materiale (!) dei bracci dell’interferometro sotto la pressione
delle velocità. Nel 1904, Lorentz, un olandese, propose al contrario una
contrazione (!)…
Nel
1905, giunse sul palcoscenico Albert Einstein che propose una delle teorie più
paradossali mai viste nella storia della fisica.