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sabato 21 dicembre 2019

BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ

DIETRO LE QUINTE DI BIG DATA: IL PIÙ GRANDE NEMICO DELL’UMANITÀ
Dietro le Quinte di Big Data
Nel nuovo libro Dietro le Quinte (Bizzocchi, Pamio, Perucchietti, in uscita a Novembre per Uno Editori) uno dei temi più importanti e a cui dedichiamo adeguata attenzione è una delle forme di potere e controllo delle masse più subdole ed invasive, quella che va sotto il nome di Big Data. Il termine è di recentissimo conio (2014) e in ogni caso non viene mai troppo utilizzato dai media mainstream. Scrivo questo perché quando di una cosa che ha ricadute enormi sulle nostre vite, non si parla, o si parla poco, occorre subito pensar male. Se dunque non si fa pubblicità alla cosa con tutta probabilità vi sono dei motivi validi. Vediamo quali.

Il Sistema che controlla il pianeta
Partiamo anzitutto dall’osservazione che il “Sistema” che nel suo insieme ci controlla è un essere proteiforme e mutante. In realtà è più che mutante, è continuamente mutante, cosicché risulta estremamente difficile, quantomeno per la persona media, coglierne le mille sfaccettature e conseguenti pericolosità.
Noi oggi viviamo in una società globalizzata che misura tutto in termini di flusso di informazioni e Big Data rappresenta esattamente questo: la raccolta in presa diretta e senza sosta di tutti i dati che disseminiamo costantemente dietro di noi quando navighiamo, telefoniamo, mandiamo email, usiamo whatsapp, pubblichiamo post, foto, commenti, acquistiamo con le carte di credito, ci registriamo in qualche sito e così via.

Chi raccoglie i Big Data?
Tutti questi dati vengono tracciati e raccolti. Ma chi è che li raccoglie?
Perlopiù i megacolossi del web conosciuti anche come The Big Four (Amazon, Facebook, Google, Apple)
e poi Uber, AirBnB e così via. Tutti questi dati vengono raccolti, catalogati, interpretati e infine, ovviamente, utilizzati. Big Data costruisce così, in tempo reale, un enorme data base che fornisce un quadro precisissimo del profilo psicologico, emozionale, sociale di tutti noi. I servizi che queste aziende ci offrono sono in stragrande maggioranza gratuiti ma è facilmente intuibile che se il servizio è gratuito allora la merce siamo noi, o, meglio ancora, la nostra anima.

La profilazione dell’individuo
Questa raccolta ed elaborazione di dati e la creazione del profilo di ognuno di noi si chiama appunto profilazione, un altro termine che solo recentemente è entrato a far parte del vocabolario comune. Lo si sente usare ma pochi sanno cosa significa veramente. La profilazione non è altro che la raccolta ed elaborazione di tutti i dati raccolti su ogni singolo individuo ed il loro utilizzo, almeno in prima battuta, è per scopi puramente commerciali.

Grazie alla profilazione una azienda può procedere dunque con un marketing mirato. Potremmo anzi ben dire che la profilazione è lo strumento principe del marketing mirato.
Anche se l’accaparramento di questi dati e la loro elaborazione viene definito profiling, più correttamente lo dovremmo definire spionaggio. Provate a pensare che tutto ciò che fate, dite, scrivete, ecc., viene tracciato, registrato e conservato in un file a vostro nome in un qualche server sperduto chissà dove. Più che di realtà aumentata qui occorre parlare di libertà diminuita.


Il Data Mining
Come vengono profilati gli utenti? Attraverso il data mining, ovvero l’estrazione, tra tutti i dati raccolti, di quelle informazioni reputate di interesse grazie al lavoro continuo di algoritmi potentissimi (si stima che mediamente un algoritmo raddoppi la propria potenza di calcolo ed elaborazione ogni 18 mesi) che ci profilano come detto senza sosta e in tempo reale. Questi algoritmi, confrontando continuamente tutti i nostri dati, scartano ciò che secondo i loro parametri non conta, e traducono in profili efficaci (e vendibili) il nostro quadro.
Come scriviamo in Dietro Le Quinte, sembra che il maggior acquirente di profilazioni dai colossi del web è l’industria farmaceutica e questo dovrebbe davvero farci riflettere molto.
L’industria farmaceutica, ma così tutte le industrie, acquistano dunque dati per questioni commerciali, cioè per venderci qualcosa (merci o servizi che siano), ma occorre poi pensare che ci sono anche e soprattutto in ballo questioni di controllo sociale.

Controllo sociale delle masse, dittatura dolce e governo invisibile.
Già nel 1928 Edward Bernays, il nipote di Freud, universalmente riconosciuto come il fondatore
delle Relazioni Pubbliche e padre degli attuali spin doctors, scriveva nel suo testo fondamentale Propaganda che, “nella società democratica le opinioni, le abitudini e le scelte delle masse vengono indirizzate da un «potere invisibile che dirige veramente il Paese» (si riferiva agli Stati Uniti ovviamente).
Bernays dunque, quasi 100 anni fa e con tecniche limitatissime se paragonate a quelle odierne, aveva già indicato chiaramente come tutti noi viviamo in una sorta di dittatura democratica in cui la gente, immersa nella propaganda sin dalla nascita, viene costantemente manipolata ed eterodiretta, ed in definitiva spiata e controllata.
Il dramma, rispetto ai tempi di Bernays, è che lo sviluppo tecnologico, con l’esplosione che ha conosciuto anche solo negli ultimi dieci anni (cioè dall’avvento degli smart-phone per essere chiari), permette oggi una tracciatura, ovvero un controllo, costante e infallibile. Di tutti noi. Per di più lo fa con il nostro tacito benestare.

Smart-Phone: uno strumento di spionaggio
Per capire le cose, soprattutto nel mondo-Matrix che abitiamo, occorre sempre fare lo sforzo di pensare al contrario. Nel nostro caso occorre dunque operare un ribaltamento di concetto per capire che cosa è e cosa rappresenta davvero un banale (ma non innocuo) smart-phone, strumento che secondo alcune stime ha raggiunto, tra la popolazione italiana, una penetrazione pari all’incirca al 75%: e cioè un controllore invisibile e infallibile e non un allegro dispensatore di servizi perlopiù gratuiti che ci fanno divertire e/o ci rendono la vita più facile.
Gli smart-phone (ma anche tutto il resto) non sono oggetti creati per renderci la vita più piacevole e facile (semmai per distrarci, che è un’altra cosa) bensì per controllarci.
Le caratteristiche malefiche dello strumento di spionaggio chiamato smart-phone.
Mi concentro sullo smart-phone non in quanto intrinsecamente peggiore di altri strumenti di controllo e manipolazione delle masse, quanto perché riunisce in sé, in pochi centimetri quadrati, caratteristiche che vanno a determinare la situazione, che oserei definire panottica, in cui ci troviamo a vivere.

Che cos’è davvero uno smart-phone?

domenica 4 febbraio 2018

L'origine di Google e i legami con la CIA

L'origine di Google e i legami con la CIA
"Google si autodefinisce come un'azienda tecnologica amichevole e user-friendly, cresciuta nel tempo ed arrivata alla ribalta attraverso una combinazione di abilità, fortuna e innovazione. Questo è vero. Ma è un semplice frammento della storia. In realtà, Google è una cortina fumogena dietro la quale si nasconde il complesso militare-industriale statunitense." - Nafeez Ahmed 

La CIA ha fatto di Google uno strumento per la sorveglianza di massa.
Andando indietro nel tempo in cui Google stava costruendo il suo impero, e non era il nome famoso che ora tutti conosciamo, ricordo di aver iniziato ad usare questo nuovo motore di ricerca poiché ero insoddisfatto della lentezza di Microsoft Explorer e di Mozilla Firefox.
Per essere onesti, sapevo molto poco di Google, e nemmeno ero a conoscenza della tecnologia rivoluzionaria che era alla base del loro servizio.
In seguito con una semplice ricerca su Internet (tramite Google, nientemeno), ho compreso quanto "inquietante" sia il sistema di registrazione di ogni ricerca effettuata, ogni email inviata, compresi i metadati.

Le notizie allarmistiche, hanno confermato come l'avvento di Google e la sua ampia raccolta di dati rappresenti un incubo per la privacy delle persone, e contribuirebbe a costituire uno stato di sorveglianza sempre più imponente ed invasivo in tutto il mondo. 
Queste non sono paranoie da complottisti. Dopotutto, se non stai facendo qualcosa di sbagliato, perché preoccuparti se hanno una registrazione delle tue e-mail e delle tue attività online di oltre dieci anni fa?
Nel corso degli anni, ho compiuto ricerche sui pericoli della sorveglianza invasiva e sulla raccolta di massa dei dati sensibili della popolazione, insieme alle sue ramificazioni di vasta portata, e ho cosi capito che quei primi "allarmisti" non erano dei visionari.
In realtà, potrebbero aver notevolmente sottovalutato la situazione in cui ci troviamo oggi. Ecco perché è così inquietante scoprire che le vere origini di Google sono strettamente legate alla CIA e all'NSA. 

Follow the Money

"Nel 1994 ... due giovani studenti della Stanford University, Sergey Brin e Larry Page, fecero il loro passo in avanti nella prima applicazione automatizzata per il web crawling e il page ranking. Quell'applicazione rimane il componente principale di ciò che alla fine è diventato il servizio di ricerca di Google. Brin e Page avevano svolto il loro lavoro con il finanziamento della Digital Library Initiative (DLI), un programma multi-agenzia della National Science Foundation (NSF), della NASA e della DARPA . 
Ma questo è solo un lato della storia.
Durante lo sviluppo del motore di ricerca, Sergey Brin ha conferito regolarmente e direttamente a due persone che non erano affatto docenti di Stanford: il Dr. Bhavani Thuraisingham e il Dr. Rick Steinheiser. Entrambi erano rappresentanti che si occupavano di un sensibile programma di ricerca della comunità dei servizi segreti degli Stati Uniti, finalizzato alla sicurezza delle informazioni e il data mining, questo è ciò che scrive la giornalista investigativa Nafeez Ahmed. 
Thuraisingham ha dichiarato che dal 1993 al 1999 l'Intelligence Community [IC] ha avviato un programma chiamato Massive Digital Data Systems (MDDS) che stavo gestendo per la comunità di intelligence.
Con l'intento di sviluppare tecnologie di gestione dei dati per gestire diversi terabyte a petabyte di dati, nonché l'elaborazione delle query, la gestione delle transazioni, quella dei metadati, e infine la gestione dello storage e l'integrazione dei dati, il programma MDDS ha finanziato 15 progetti di ricerca in diversi università, tra cui Stanford. 
Durante l'Annual Intelligence Community Symposium del 1995, un abstract elenca fra i principali sponsor del programma nientemeno che l'NSA, l'Ufficio di Ricerca e Sviluppo della CIA e il Community Management Staff (CMS) che opera sotto il Direttore della Central Intelligence .

venerdì 18 marzo 2016

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

I SOCIAL MEDIA SONO ARMI PER LA GUERRA PSICOLOGICA E TU SEI IL BERSAGLIO

Per secoli il più potente servizio di intelligence e raccolta dati è stato il rito cattolico della “confessione”, con cui milioni di persone rivelavano informazioni vitali al Pontefice riguardo i loro atti di colpevolezza e grazie ai quali, quindi, potevano essere ricattati assieme ai loro amici peccatori.
Ma saremmo in errore se pensassimo che il problema è stato risolto con Lutero e la sua Riforma Protestante. I preti-spia della nuova chiesa quali Google e Facebook hanno preso il posto del confessionale.
“Facebook possiede tutta la mia vita e sono preoccupato, che cosa ne faranno?’” mi ha rivelato un amico questa settimana.

E’ una preoccupazione comprensibile, che i giganti del software e dei social network hanno evitato grazie ai loro uffici legali e di pubbliche relazioni, pagati lautamente al fine di tenere il dibattito pubblico ad un livello minimo. Senza una giustificazione a prova di bomba che i nostri dati sono realmente tenuti privati, dobbiamo sempre presumere che vengano comunicati alla NSA (National Security Agency: Agenzia di Sicurezza Nazionale, ndt).

Zuckerberg e il suo Consiglio d’Amministrazione di Facebook, tergiversando con la nostra privacy, omettendo e rinviando, stanno chiaramente rivelando che sono più impauriti di “loro” che di “noi”, e si stanno piegando alle loro richieste.

Perché preoccuparci, se non abbiamo fatto nulla di male? Il personaggio agghiacciante del capo torturatore della Gestapo, lo Sturmbahnfuhrer Kessler, lo ha riassunto perfettamente nella serie televisiva sulla Resistenza Francese “L’esercito Segreto” (“Secret Army”), trasmessa dalla BBC nel 1978. Nell’episodio “In trappola” ci racconta: “Informazioni. Sono l’arma più importante che abbiamo. Informazioni. Ed il mio lavoro è ottenerle. Ogni governo in lotta contro il terrorismo ha ed avrà sempre questo problema.”

Certo, quelle spie malate di potere alla NATO hanno oltrepassato il limite, sono entrate in territorio Gestapo, dove hanno deciso di trattare la popolazione dell’intero pianeta allo stesso modo in cui i Nazisti e il personaggio Kessler facevano con la Resistenza Francese. Ottenendo le nostre informazioni private senza passare da un giudice hanno infranto la legge e criminalizzato il loro stesso lavoro. L’enorme abuso nazista di informazioni private fu la ragione principale per cui vennero promulgate quelle leggi, al fine di evitare che un giorno potesse riaffermarsi qualcosa di simile alla Gestapo.

Nessuno rischia il confronto con la NSA & il mantenimento della privacy
Come utenti di Internet abbiamo bisogno di una rassicurazione ferrea sul fatto che i nostri dati siano veramente privati, ma non l’abbiamo mai avuta. Non ci viene più richiesto di avere solamente una password, ormai consegniamo direttamente le chiavi delle nostre vite. Un qualcosa che durante il Medioevo il Vaticano avrebbe potuto solamente sognarsi. Partendo dal nostro numero di cellulare, data di nascita, cognome da nubile della madre (per aiutare a costruire il nostro albero genealogico), e continuando con le nostre scuole primarie e secondarie (per quei registri degli alunni dimenticati), l’intelligence della Nato, GCHQ e del NSA sanno molto più su di noi che noi stessi.

Che cosa succede quindi? Qualcuno potrebbe lasciare le nostre informazioni su un treno o perderle a causa di comunicazioni disattente con una società privata. Qualora non filtrassero, il crimine organizzato potrebbe comunque pagare profumatamente impiegati senza scrupoli al fine di scavare nella vita dei loro nemici politici. Nel Settembre del 2013 la debole SOCA (Serious Organised Crime Agency: Antimafia inglese, ndt) ha provato che non solo i detective privati senza scrupoli che hanno creato un crimine organizzato trafugando e sottraendo dati privati non verranno perseguiti a fin di legge, ma neanche i loro nomi saranno resi pubblici. A Londra il mercato nero del furto di dati ha ottenuto un altro semaforo verde.

La raccolta di dati quali il cognome da nubile delle nostre madri viene fatta in nome della “sicurezza” dei nostri account online, tuttavia recentemente usando il “codice di verifica” di Yahoo inviato sul mio cellulare con un sms, mi è apparsa una schermata che mi informava che qualcuno stava cercando di violare la mia identità con un codice falso e che quindi sarei rimasto fuori dal mio account. Che cosa stiamo ottenendo quindi in cambio dei nostri dati personali? Nulla? O qualcosa di molto peggio?

Chiamatemi pure cinico ma in sostanza l’idea di poter scegliere tra “pubblico” e “privato” sui social network serve solo a indicare alle spie quali informazioni potrebbero essere usate contro di noi. Politici e giornalisti, cosiddetti opinion-formers (coloro che formano un’opinione che poi il pubblico dibatterà, ndt), sono il bersaglio primario quando si parla di cellule di Operazioni Informative e Guerra Psicologica.

E’ venuto alla luce che gli spyware trovati nel 2005 sul network di Vodafone in Grecia ascoltavano attentamente i telefoni privati dei più importanti politici del paese e l’ingegnere che rivelò al mondo la cosa, Kostas Tsalikidis, si crede comunemente che sia stato “suicidato” appena dopo il suo racconto su questa intrusione tecnocratica nella politica democratica. Chi voleva conoscere dall’interno la posizione greca sulla rinegoziazione del debito sovrano? Con chi stavano negoziando all’epoca?

Vodafone molto di rado è una compagnia telefonica “per la gente”, ma molto spesso è una compagnia per la creazione di percorsi alternativi al fine di evitare le tasse e occasioni per vedere che cosa riescono ad ottenere. Avendo uno smart phone con la connessione internet, mi sembra di essere diventato una sorta di giocattolo nelle mani di Vodafone. Navigando tra i dati in questi giorni ho scoperto che il microfono del mio telefono può essere spento in remoto in ogni momento, anche nel bel mezzo di una telefonata. Molto elegante come cosa, non hanno neanche più bisogno di licenziarmi, possono semplicemente silenziarmi da lontano.

Lasciare messaggi sulle caselle vocali dei deputati quando non so se il mio microfono funziona o no è diventato una sorta di gioco del gatto col topo. Per quanto ancora continuerò a cercare di invitare i politici alla radio prima che gli hacker mi fermino? Adesso gli hacker riescono a separare un giornalista dalla sua fonte con il clic di un mouse, o forse anche solo con un semplice programma che il colossale mainframe della NSA svolge per loro.

Ho pure disinstallato Twitter la scorsa settimana perché quella dannata applicazione mi bloccava internet e avrebbe tagliato fuori il mio collegamento telefonico completamente se solo ne avesse avuto voglia. La vita è diventata molto più semplice senza Twitter in giro sul mio telefono a fare disastri. Ma ecco il problema: stiamo parlando di Twitter, non delle spie, il quale richiede che la sua applicazione abbia il permesso di modificare la mia rubrica (come scusa?) e le impostazioni del mio account protetto. Twitter si sta piegando a 90 agli spioni.

I rapporti ufficiali con l’elite di delinquenti del Bilderberg
La maggior parte di noi è a conoscenza dei disonesti banchieri “tecnocrati” di Goldman Sachs e del loro spietato controllo, in sempre più paesi Europei, sull’emissione di leggi e sulla rigorosa spesa pubblica. Cosa ne pensiamo invece dei guru corporativi dei social network, ai quali il termine “tecno” potrebbe essere applicato in maniera anche più precisa? Proprio come sopra: Facebook, Twitter, LinkedIn, Google e Amazon sottoscrivono tutti assieme il credo Bilderberg, partecipando agli incontri segreti dell’elite transatlantica.

martedì 16 febbraio 2016

Google e l'abolizione delle password...

Google e l'abolizione delle password...

Al loro posto arriva Abacus: lo smartphone ci sorveglierà in continuazione per assicurarci che siamo proprio noi. Da qualche anno in qua Google ha iniziato a mostrare insofferenza nei confronti delle password, considerate (non a torto) l'anello debole della catena della sicurezza.
Ha provato così a irrobustire i sistemi basati su password, introducendo per esempio l'autenticazione in due passaggi o sostituendo le password costituite da caratteri con un'identificazione biometrica. Però Google non è ancora soddisfatta. Il 2016, però, dovrebbe essere l'anno della svolta grazie a Project Abacus, creato per cestinare per sempre l'incerta sicurezza delle password per sostituirle con un sistema a prova di hacker.

Abacus si basa non su un unico dato biometrico per identificare l'utente, ma su tutta una serie di dati biometrici che, combinati insieme, danno origine a un punteggio di fiducia (trust score). Se questo punteggio è abbastanza alto, l'identità dell'utente è confermata e questi può accedere allo smartphone, al PC e via di seguito.
La chiave di Abacus è il monitoraggio costante: lo smartphone, dispositivo d'elezione per questo compito dato che ognuno tende a portarlo sempre con sé, sorveglia continuamente il proprio utente registrandone comportamenti, dati biometrici e abitudini come il modo di parlare, di camminare e di digitare.

In pratica, l'identificazione non avviene in un dato momento, ma è continua: quando Abacus si accorge che l'utente non corrisponde più ai parametri che ha in memoria giunge alla conclusione che si tratti di un'altra persona, e la esclude dal sistema.
Sondaggio
In teoria, dovrebbe trattarsi del sistema definitivo perché a differenza di soluzioni come la verifica in due passaggi non cessa di funzionare se per qualche motivo non si riesce a ricevere l'SMS che dà il via libera.
D'altra parte, come fa notare l'ingegnere di Cisco Shawn Cooley, «è fighissimo fino a che non mi rompo una gamba o una mano e non posso accedere ad alcun servizio per chiamare un'ambulanza dato che il mio comportamento in quel momento è differente».

Secondo Regina Dugan, che ha dato dimostrazione del funzionamento di Abacus in occasione dell'ultima Google I/O Conference, il sistema «è dieci volte più sicuro di un sensore per le impronte digitali» grazie all'uso del«punteggio di fiducia»: se anche uno dei fattori viene meno (per esempio appunto perché mi sono rotto una mano e quindi digito in maniera diversa dal solito) il punteggio dovrebbe comunque restare abbastanza alto da continuare a concedermi l'autorizzazione.
https://www.youtube.com/watch?v=lGrRYnqHegc

Al di là delle questioni tecniche, Abacus porta il problema della privacy a un livello completamente nuovo: con esso non solo capita di venire spiati dallo smartphone, ma venire spiati è addirittura necessario e non cessa un solo istante.
Se anche vogliamo credere alle buone intenzioni di Google, che cosa potrebbe succedere se qualche malintenzionato riuscisse a crackare il sistema (lo smartphone, il tablet, il PC...) e una gran quantità di informazioni sull'utente finisse nelle sue mani, e riuscisse a usarle per esempio per rubargli l'identità?
Sono domande cui Google dovrà dare una risposta prima di presentare Abacus come sistema funzionante al grande pubblico, per rassicurare sul destino dei dati raccolti. E sempre ammesso che Abacus diventi realtà.
C'è infatti sempre la possibilità che progetti futuristici come questo facciano la fine dei Google Glass che, dopo aver ricevuto l'attenzione del mondo, sono tornati tra le ombre in gran silenzio.
Fonte: http://www.zeusnews.it/

giovedì 31 dicembre 2015

MINDS – Il dopo Facebook

MINDS – Il Social Network di Anonymous Anti-Facebook

La prima vera alternativa

C’è stato un periodo qualche anno fa in cui periodicamente appariva su internet un nuovo social network che aveva l’illusorio obiettivo di sfidare Facebook, senza però minimamente riuscirci.
Adesso però è stato lanciato un nuovo social che potrebbe avere qualche chance di popolarità, infatti la community Anonymous ha lanciato Minds.com, una rete sociale che vuole diventare l’unica vera alternativa a Facebook, puntando su una privacy assoluta.
 

Il motto del sito Minds.com è proprio “Regain control of your social world”, ovvero “riprendere il controllo del mondo sociale”.
Minds è molto simile a Facebook in quanto a struttura e funzionalità, infatti gli utenti iscritti possono pubblicare aggiornamenti nel proprio profili, commentare e contrassegnare i post come graditi, ma tutto avviene nel pieno rispetto della privacy, della sicurezza e della trasparenza.

Riprenditi il controllo del tuo mondo sociale

Minds.com non raccoglie nessun dato degli utenti, non utilizza le informazioni per pubblicità basate sugli interessi e tutti i dati sono criptati per renderli inaccessibili.
 

Interessante anche il sistema di ‘gratificazione virtuale’ che permette di ottenere maggiore visibilità dei post in base alla partecipazione e all’impegno dell’utente (commenti, voti, condivisioni,…), infatti un altro slogan di questo social network è ”Il social che ti premia con la visibilità”.

Il social di Anonymous è stato lanciato da appena 15 giorni, ma vanta già oltre 60 milioni di accessi, ed è disponibile per PC Desktop, iOS e Android.-

Oltre 60 milioni di accessi in soli 15 giorni

Fonte: ☛ gekissimo.net

http://www.iconicon.it/blog/2015/06/minds-il-dopo-facebook/

venerdì 22 maggio 2015

La rete è stata imbrigliata, blogger sotto scacco.

La rete è stata imbrigliata, blogger sotto scacco.


"- Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito web. Se continui ad utilizzare questo sito per legge (Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali n. 229/2014) necessitiamo della tua autorizzazione all'uso di tutti i tipi di cookie. ----------------- Ti ringraziamo dato che insieme a noi sopporti l'inutile burocrazia italiana imposta dalla dittatoriale Unione Europea.Ok"

di Jacopo Cioni e Carlo Pompei
Ebbene si, ci stanno riuscendo. Il 2 giugno 2015 anche in Italia entreranno in vigore i nuovi adempimenti previsti dalla normativa europea sui cookie.
Questo l’articolo sul ilsole24ore
Questa la normativa: GUIDA-COOKIES

La scusa è sempre la stessa, tutelare qualcuno. Con questa scusa le leggi sono riuscite a vincolare di tutto e di più. Leggi sempre più costrittive in tutti i campi. Nel lavoro la burocrazia ha stretto i cappi e strangolato le aziende, nel fiscale gli adempimenti hanno demolito i guadagni sottraendo denaro e tempo. Addirittura sottraendo la vita per la disperazione. Tutto è soffocante, è catena, è controllo.
Com’è possibile che qualcuno si consideri ancora libero?

Adesso tocca alla rete, sono anni che parlano di regolamentazione, leggi, controllo. Si sono usati i pedofili (e si useranno ancora) per far credere che la rete è un covo di pervertiti. Si sono usati gli hacker (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un assemblato di terroristi cibernetici. Si sono usate le truffe on line (e si useranno ancora) per far credere che la rete sia un mondo di delinquenti. Si, ci sono gli uni e gli altri e vanno perseguiti, ma le leggi in merito esistono già e non credo che un sito pedo-pornografico si farà problemi per l’esistenza di una normativa di garanzia della privacy.

Perché vogliano avere il controllo? Perché la rete è ancora libera e per quanto bravi è ancora di difficile un controllo certosino, però avendo a disposizione i biscottini….
Ebbene, si userà di nuovo la tutela della privacy, una delle peggiori leggi mai concepite perché aiuta davvero i delinquenti al momento opportuno, ma vincola a miriadi di procedimenti burocratici le persone e le aziende legali che si piegano sotto il rischio di sanzioni pesantissime.

Attraverso questa normativa Europea e ratificata dall’Italia il Sig. Antonello Soro, Presidente dell’ Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, ha messo a punto la rete per la rete. Un provvedimento per : “l’individuazione delle modalità semplificate per l’informativa e l’acquisizione del consenso per l’uso dei cookie” (229/2014).

Il provvedimento gode del pieno appoggio delle maggiori associazioni quali DMA Italia (http://www.dmaitalia.it/content/index.php), Fedoweb (http://www.fedoweb.it/italian/index.php), IAB Italia (http://www.iab.it), UPA (http://www.upa.it/ita/index.html) e Netcomm (http://www.consorzionetcomm.it).
Queste aziende hanno elaborato un prontuario su tutto quanto occorre sapere circa gli obblighi dei proprietari o amministratori di siti web riguardo ai cookies.

Non basterà chiedere il consenso all’utilizzo dei cookies con un bannerino al primo accesso, ma sembra che si dovrà dotare il sito web di consensi diversi secondo i tipi di cookies utilizzati.
Ogni pagina dovrà contenere uno script e un link che possano ricondurre facilmente l’utente ai parametri delle preferenze di profilazione.
Si dovrà inoltre far uso della Privaty Police, normativa già in vigore e che la maggior parte dei blogger fai da te non conosce. La maggioranza dei proprietari di siti web dovranno utilizzare un servizio a pagamento per la soddisfazione taluni.
Si ragiona di milioni di euro e relative tasse per rimpinguare le tasche dell’agenzia delle entrate e per la sventura di tutti i piccoli blogger e siti commerciali.

Le multe per chi non si adegua raggiungono i 120 mila euro.
Cifre che non scalfiscono i colossi dell’e-comerce cinese, ma che, per molto meno, metterebbero in ginocchio qualsiasi piccola attività dotata di un sito web. Perché, oggi, qualsiasi sito emette cookies, anche all’insaputa dei gestori non troppo avveduti.

Tutto questo però è il meno, la quisquilia.
Le aziende private che emettono “privacy policy” potranno accedere ai siti web o, meglio, ai cookies raccolti, quindi potranno anche assorbire milioni di informazioni, e si sa, l’informazione è potere, specialmente in certe mani.

“Qualcuno” saprà in tempo reale che cosa si scrive, le parole usate e i riferimenti e “qualcuno” saprà chi legge e che cosa?
Si potranno stilare liste di blogger “pericolosi per il sistema”? Blogger che fanno informazione ben diversa da quella dei media di regime?

Si potrà colpire selettivamente con precisione millimetrica, sia con troll professionisti, sia con l’applicazione della legge e la burocrazia, mettendo alle corde piccoli siti web autogestiti che ovviamente non riescono a rispettare tutte le normative burocratiche?

Insomma anche questa è servita…. un pezzetto in meno di libertà mascherata opportunamente da protezione dell’utente.

Quindi sul il sito web www.ilsovranista.it da oggi troverete in alto al vostro primo accesso un consenso da dare all’uso dei “biscotti”… e non è sufficiente di sicuro toccherà adeguarsi o scomparire.

lunedì 18 agosto 2014

Pericolo privacy per le USB. Ecco come ti spiano il PC

Bad Usb. Questo il nome di una “falla” nel protocollo USB che metterebbe a rischio la sicurezza informatica e la riservatezza dei dati su miliardi di computer in tutto il mondo. A lanciare l’allarme i Security Research Labs di Berlino, che hanno parlato di problema serissimo. Il bug, infatti, permetterebbe ad hacker malintenzionati di prendere controllo di ogni computer a cui è connessa anche solo una periferica con il connettore incriminato, peraltro diffusissimo a livello mondiale per la sua semplicità di utilizzo.

Proprio nella versatilità del sistema USB risiederebbe la natura del problema. Per garantire ampia compatibilità a questa tipologia di connessione sarebbe stato inserito all’interno del protocollo un firmware che potrebbe essere riprogrammato – secondo i ricercatori della S.R. – per scopi illeciti e senza lasciare tracce evidenti .

Inoltre, sempre stando a quanto rivelato dagli informatici tedeschi, attraverso questa attività di pirateria informatica sarebbe possibile arrivare alla gestione completa del computer remoto, “illudendo” il sistema che i comandi impartiti provengano dalla tastiera del pc “infetto”.

Per questo aspetto, e data la relativa difficoltà degli antivirus di analizzare i firmware, non ci sarebbero ancora contromisure efficaci nei confronti della nuova minaccia. Comunque il pericolo vi sarebbe esclusivamente per le periferiche usb collegate a pc già infetti. Bisognerà dunque attendere per capire se il potenziale rischio si tramuterà in una diffusa realtà.
Fonte: retenews24.it

lunedì 28 luglio 2014

Google si allea con Novartis: attenzione a queste manovre!

Google ha raggiunto un accordo con Novartis, colosso multinazionale farmaceutico, per la commercializzazione di lenti a contatto “smart”. (trovate l’articolo qui)
In teoria, potrebbe essere una bella cosa: una rete di sensori miniaturizzati consentirà, sulla carta, di raccogliere dati sanitari su chi le porterà come, ad esempio, i livelli di insulina e, al contempo, sempre ad esempio, di correggere la presbiopia in tempo reale.
Bella notizia? Non mi pare proprio!
Google non ha di certo bisogno di fondi per fare una cosa del genere, ma di entratura sul mercato si. E guarda caso Novartis è una delle più grandi aziende farmaceutiche del mondo. Al contempo a Novartis  non credo dispiacerebbe una profilazione sui potenziali clienti, già divisi per paese, fascia di età e via dicendo.
Non è una novità che Google sia in assoluto il più grande accumulatore di dati personali del mondo. E non solo: è anche il più grande profilatore del mondo.
La domanda giunge spontanea: dove andranno a finire i dati raccolti dalle lenti smart? Ovviamente a Google tramite un collegamento wireless con il cellulare. E poi? Veramente vorrete dirmi che gli stessi dati non verranno condivisi con il partner commerciale? Potrebbero dirmelo in dieci lingue e io personalmente mi rifiuterei di crederci.

Quindi arriviamo a canossa. Big Pharma si allea con Big Brother.
Consideriamo che già oggi, quando si parla di assistenza sanitaria pubblica, si va spesso incontro ad obblighi nemmeno tanto occulti ma comunque effettivi: vuoi che lo Stato paghi per le tue cure? Devi scegliere le cure che ti impone lo Stato, altrimenti ti arrangi.
Ora, immaginiamo che lo Stato (poniamone uno a caso: l’Italia), per rimborsare la terapia per il diabete, imponga al paziente di usare le lenti smart (e può farlo, credetemi). Ecco che un’intera legione di diabetici prima del tutto sconosciuti sia a Google che a Novartis, improvvisamente avranno un nome ed un cognome.
Ma non solo: doneranno i propri dati sanitari ad entrambi, in tempo reale, 24 ore su 24.

Aggiungiamo la possibilità che nelle lenti smart vengano aggiunti anche altri sensori. Quanti dati possono finire nelle mani dei due peggiori assembramenti multinazionali al mondo?
Virtualmente infiniti. Senza nessun controllo.
In compenso, due tra i più grossi conglomerati commerciali al mondo di controllo ne avranno quanto ne vogliono. Qui non parliamo di complottismo ma della reale, concreta possibilità che la libertà su questo pianeta diventi sempre più virtuale.
Questa è una delle cose di cui avere veramente paura!

lunedì 14 luglio 2014

CARICAMENTO CONTROLLO GLOBALE IN CORSO . . . . ATTENDERE PREGO.


Ecco a voi un piccolo assaggio di controllo globale tramite la rete web conosciuta e disponibile a tutti.

Per gli scettici e per chi si vuole allietare a fare un po' il Grande Fratello con questo "giochino", buon divertimento !

(cliccare sulle immagini per ingrandirle - estrapolate in tempo reale in data 11-07-2014)
Parigi in tempo reale
Londra in tempo reale
Non sei un individuo, sei un cluster di dati
Le tue fantasie e i tuoi desideri possono essere previsti
Le tua vita si misura in megabyte ed essi hanno un costo
News in tempo reale Italia
News in tempo reale Francia
Nascite e morti in tempo reale nel mondo
Tutti i tweets del mondo in tempo reale

Che ne dici giochiamo al controllo globale?  

O forse non esiste? 

Ecco alcuni link correlati:
Rete globale dei tweets (in tempo reale) >>>  tweetping.net's map,
Mappa globale con tipologia tweets in corso (in tempo reale) >>> trendsmap,
Dati personali >>> digital shadow 
Vita in alcune citta' (in tempo reale) >>> we are data,
Mappa con tutte le news del mondo (in tempo reale)>>> newsmap 
Nascite e morti nel mondo (in tempo reale) >>> gripping map

Istruzioni per l'uso e "passatempo" completo qui >>> I DIECI SITI CHE CAMBIERANNO LA TUA VISIONE DEL MONDO

domenica 6 luglio 2014

Manipolati da Facebook?


Un controverso studio condotto da Facebook dimostra come il social network sia in grado di controllare l’umore degli utenti. Ecco che cosa hanno scoperto, e come, i data scientist californiani.


Qualcosa su Facebook non è andato per il verso giusto.... e gli utenti si sono arrabbiati (REUTERS/Thomas White)

Di noi ormai sanno tutto: chi sono i nostri amici, come passiamo il tempo libero, quali sono i nostri gusti e cosa cerchiamo sulla Rete. E ora sembra che siano anche in grado di influenzare il nostro umore e i nostri comportamenti. Stiamo parlando dei social netowork, nell’occhio del ciclone mediatico da un paio di giorni dopo la pubblicazione sull’autorevoleProceedings of the National Academy of Science di uno studio sociologico condotto da Facebook.

Secondo i ricercatori il feed di aggiornamenti che compare sulla bacheca di ogni utente sarebbe in grado di influenzarne l'umore e, di conseguenza, alcuni comportamenti. 
E fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo

Il problema è che per giungere a questa conclusione i sociologi di Menlo Park hanno manipolato il flusso di news e aggiornamenti sulle home page di 689.000 ignari utenti.

Come ti tarocco il feed

Adam Kramer, Jamie Guillory e Jeffrey Hancock hanno utilizzato LIWC2007 (Linguistic Inquiry and Word Count), un software in grado di identificare alcune parole chiave nei post di Facebook (per esempio "bello", "amore", "brutto", "dolore", ecc) e di estrapolare dal testo l’umore di chi lo ha scritto. Hanno poi utilizzato queste informazioni per dare maggior visibilità ai post positivi o negativi sulle bacheche delle 689.000 social-cavie e, utilizzando lo stesso strumento, hanno analizzato il loro comportamento online nei giorni successivi.

Ne emerso che uno stream di positività sulla nostra bacheca ci spinge a condividere post positivi, così come un flusso di commenti tristi e brutte notizie ci mette di cattivo umore.

Leggete bene prima di accettare
Lo studio è stato condotto nel 2012 su 689.003 utenti di lingua inglese ed è durato per una settimana. La pubblicazione della ricerca ha scatenato le ire di di numerosi utenti e associazioni di consumatori che si sono sentiti usati e manipolati a loro insaputa. Dal canto loro i ricercatori, nell’articolo pubblicato su PNAS, sottolineano come tutto l’esperimento sia avvenuto nel pieno rispetto dei terms of service di Facebook le condizioni che regolano il rapporto tra gli utenti e l'azienda, che nessuno legge ma che tutti accettano al momento dell'iscrizione - e come sia stato condotto in maniera completamente automatica, senza che nessuno abbia avuto accesso ai post e ai contenuti condivisi.

Ma queste rassicurazioni non hanno soddisfatto gli utenti e nemmeno i politici: secondo il Guardian alcuni membri del Parlamento britannico stanno per chiedere alla Camera dei Lord di indagare sul comportamento di Facebook per verificarne la legalità.

Più réclame che propaganda

E non poche perplessità provengono anche dal mondo accademico: secondo James Grimmelmann, docente di diritto all’Università del Maryland, Facebook avrebbe violato più di una legge non informando gli utenti dell’esperimento in corso. E rincara la dose 
Clay Johnson, esperto di social media e responsabile della campagna elettorale di Obama del 2008: «L’esperimento di Facebook è terrificante. La CIA potrebbe quindi scatenare la rivoluzione in Sudan spingendo Facebook a promuovere il malcontento tra la popolazione?»

Non lo sappiamo… quel che è certo è che, al di là delle ipotesi più complottiste questo contagio emotivo potrebbe avere  applicazioni commerciali molto pratiche, per esempio spingendo gli utenti a rimanere connessi più a lungo così da vedere più pubblicità.

Con (tante) scuse dalla Silicon Valley

Nella sua pagina Facebook Kramer spiega che l’interesse dell’azienda era unicamente quello di capire come il mood negativo delle nostre bacheche possa spingerci a disertare il social network e come offrirci un servizio migliore. E, insieme ai colleghi, si scusa con gli utenti per le preoccupazioni che la ricerca ha ingenerato nel pubblico.

http://www.focus.it/comportamento/manipolati-da-facebook02072014_7844_C12.aspx

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