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mercoledì 4 dicembre 2019

CONSENSO OBBLIGATO

CONSENSO OBBLIGATO
In primo luogo, in Italia è illegale somministrare trattamenti sanitari senza consenso.
Sì, anche preventivi. Soprattutto preventivi. Non servono lauree in medicina né in giurisprudenza per capire che violare un diritto oggi per prevenire un possibile, incerto e per nulla certificabile futuro evento, è una semplice scemenza. Seguendo questa logica, si potrebbe ad esempio mettere in galera delle persone oggi perché secondo alcune previsioni forse, probabilmente, in futuro commetteranno un crimine.

In secondo luogo, stando al diritto italiano un individuo può esprimere un consenso soltanto senza subire pressioni al riguardo, altrimenti tale consenso non è valido.

Se, come è, le vaccinazioni pediatriche possono legalmente venire somministrate SOLO dopo consenso del genitore, l'esistenza stessa di una possibile sanzione che penda sulla decisione invalida totalmente il consenso stesso.

Riassumendo:
- nessuna vaccinazione può venire effettuata senza consenso
sommato a
- nessun consenso sottoposto a sanzione risulta legalmente valido
significa che *nessuna vaccinazione imposta da questa legge è un atto legale*, e il medico responsabile di ciascuna di esse può venire personalmente denunciato presso Tribunali della Repubblica per violazione civile, penale e deontologica.

Che alcuni vaccini siano stati resi obbligatori, ieri, oggi o trent'anni fa senza una emergenza in atto cui potevano in qualche modo limitare dei danni resta dunque senza alcuna eccezione un atto illegale, tant'è che in alcuni casi ci son volute tangenti, come per il vaccino della epatite B per cui proprio la Glaxo pagò 600 milioni di lire all'allora Ministro De Lorenzo.

Quanto alle sanzioni, prima devono venire comminate, poi possono venire contestate, e possono passare anni prima che le famiglie siano eventualmente davvero costrette a pagarle. Anni in cui, se la logica non viene del tutto mandata in pensione, questa legge verrà abrogata e i suoi effetti resi nulli anche retroattivamente.
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RePost dicembre 2017

martedì 10 settembre 2019

Prevenzione, malattia e salute! – Parte 1(di 3): la prevenzione non esiste, chiamatela creazione di malati!

La prevenzione è un’altra cosa.
“Prevenire è meglio che curare” ce lo dicono da sempre eludendo la verità che non lo sappiamo fare, poiché per prevenire almeno si dovrebbe conoscere la malattia e saperla curare e la sanità mondiale non lo sa anzi non lo vuole fare. Assurdo? Quello che facciamo e che spacciamo per cura è il soffocamento dei sintomi del corpo, nonostante la loro indubbia utilità su molti fronti, invece in fatto di prevenzione siamo davvero all’avanguardia… ma davvero?

Quella che chiamano prevenzione(o diagnosi precoce) in verità non previene alcun male, si tratta invece della ricerca incessante e spasmodica di qualsiasi anomalia, difformità in relazione a parametri decisi come valori di riferimento i cui “range” non aumentano mai anzi stranamente(?) nel tempo si assottigliano sempre di più creando malati ad ogni revisione. (vedasi “Un miliardo di malati in un colpo solo!!!”)

La mirabolante medicina diagnostico-preventiva oggi ha strumenti per cogliere qualsiasi male all’origine ed estirparlo prima che lui ci annienti, ma è davvero così?
E’ davvero triste e vergognoso scoprire quello che si nasconde dietro la menzogna della prevenzione cioè una ricerca a tappeto di “malati” da curare anche se non hanno sintomi, anche se quella piccola anomalia non darà mai sintomi e andrà via da sola com’era venuta.

Il corpo quando si ammala vuole delle attenzioni e ci invia dei segnali, i sintomi, che non saranno mai disastrosi se staremo ad ascoltarli cercando di comprenderli, ma la medicina moderna non solo blocca ogni sintomo della malattia, non mettendoci nelle condizioni di sentire e capire il nostro corpo e noi stessi, ma addirittura previene il loro sopraggiungere andando a cercare qualsiasi discrepanza fisica o dei valori diagnostici attaccandola con ogni mezzo, facendo leva con l’agghiacciante paura indotta della malattia.
La medicina persegue il medicare con farmaci ed interventi, se si fosse chiamata salute forse avrebbe perseguito un obbiettivo diverso e ben più importante: la salute, quella vera!
Eppure la malattia, anche quella che la sanità ha marchiato come nefasta, non è affatto il diavolo che si vuole far credere, essa ha diversi stadi di gravità molti dei quali superabili senza alcun intervento poiché se la malattia è lieve il corpo porta lievi sintomi e la supera facilmente, tenuto conto che essa non è che un’importantissima funzione del corpo su cui ho ampiamente già disquisito.
La tanto propagandata prevenzione, grazie alle superbe tecnologie diagnostiche e soprattutto ai mirati e continui abbassamenti delle soglie di normalità dei vari parametri corporali, consente di mantenere un parco di malati sempre più ampio, malati che probabilmente guariranno, ma che in effetti non stavano affatto male, malati che saranno sottoposti ad interventi e protocolli spesso infernali con devastanti ripercussioni su molti a causa della tossicità dei farmaci, degli interventi e, non da meno, per la situazione di terrore in cui vengono proiettati i pazienti che fino al giorno prima erano sani; tutto ciò senza considerare l'altissima percentuale di falsi positivi soprattutto in particolari esami diagnostici (es. prostata).
Paziente è il nome con cui viene chiamato un cliente della sanità mondiale. Il sistema sanitario mondiale non esisterebbe senza i suoi clienti ecco perché cerca di non perderli, tenendoli il più possibile attaccati-dipendenti(con protocolli, farmaci, ecc. ) e ricercandone sempre di nuovi… grazie alla prevenzione!
Quindi la "prevenzione" non previene nessun male, ma aumenta esponenzialmente il numero di malati, ecco perché è così pubblicizzata e spesso anche gratuita perché serve a fare soldi(ma non solo chiaramente) non a donare salute; la salute è un’altra cosa non il curarsi senza conoscere nemmeno l’origine dei nostri sintomi.

Riguardo alla concreta prevenzione di un disequilibrio psico-fisico-spirituale ora dovrò confutare qualche luogo comune: l’alimentazione equilibrata e una congrua attività fisica sono molto importanti ma non sono affatto decisivi per la prevenzione delle malattie-disarmonie… in caso contrario nessuno sportivo, nessun vegano e nessun meditatore si ammalerebbe nè morirebbe prematuramente, così purtroppo non è, ma comunque certi stili di vita vanno seguiti poiché aiutano(non danno certezze) molto a mantenersi in salute; ne parlerò meglio nella terza parte.
Per concludere mi pare doveroso parlarvi francamente, la prevenzione reale non può esistere se non abbiamo la conoscenza, anch’essa reale, della malattia e della salute e oggi tali conoscenze sono precluse alla massa di cui ne fanno parte anche dottori e professionisti vari.

Oggi in fatto di malattia e di salute non abbiamo neanche una sola certezza, ma una marea di ipotesi, una moltitudine di fattori che devono coesistere per raggiungere un fine che tanto chiaro non è.
I concetti stessi di malattia e salute sono stati alterati e chi lavora nel campo non li studia sul serio(olisticamente), studia invece la medicina che è un qualcosa di diverso, ma ne parlerò più avanti.

La vera ed unica prevenzione quindi è la conoscenza di quei processi biologici che vengono definiti a torto malattie e che di male hanno davvero poco, eccetto la paura di loro che viene pesantemente e costantemente inculcata e non ci consente di valutarli e comprenderli con serenità, solo allora forse potremmo ambire a prevenirli, perché se non si conosce la malattia nella sua utilità, semplicità e patogenesi nessuna prevenzione potrà mai esserci.

La conoscenza però ha un prezzo alto da pagare e molti non possono permetterselo, il sistema stesso non glielo consente non lasciandogli né le forze, né il tempo, oltre che qualche soldo;  questo lungo articolo da solo non può fornire gli elementi necessari a “metabolizzare” nel profondo quei concetti occultati da secoli sarà necessario approfondire con determinazione questo argomento tanto caro all'umanità se non si vuole continuare a brancolare ancora per molto.
Volere è potere e da qualche parte bisogna pur iniziare… buon “viaggio”.

Articoli pertinenti: 

venerdì 1 dicembre 2017

Combattere il cancro alla prostata

Combattere il cancro alla prostata

Più male che bene: la maggior parte degli uomini sta meglio NON trattando il cancro alla prostata - la maggior parte dei tumori non causerà danni
Tutti abbiamo sentito che la diagnosi precoce è vitale per molte condizioni mediche, ma quando si parla di cancro alla prostata, un accademico di Oxford ha affermato che migliaia di uomini che hanno la malattia starebbero effettivamente meglio se non fossero mai stati diagnosticati.

Secondo il professor Freddie Hamdy, molti uomini con tumori a crescita lenta che non si erano diffusi subirono un trattamento di cui non avevano bisogno per pura ansia per la presenza del tumore.

Ha detto che una diagnosi ha spinto molti uomini a sentirsi preoccupati e depressi, optando per il trattamento anche quando non era nel loro interesse. 

Il professor Hamdy ha detto: "Puoi sovra-rilevare [il cancro alla prostata] nelle persone, quando non causerebbe loro alcun danno. Il sovra-trattamento è una conseguenza della sovra-rilevazione perché quando dici a un paziente che ha un cancro, gli dai una nuova identità, gli dai un nuovo passaporto che dovrà portare per il resto della sua vita.

La radioterapia e la terapia del cancro alla prostata possono avere gravi effetti collaterali, tra cui l'incontinenza e la perdita della vita sessuale di un uomo.

Al momento, il professor Hamdy sta conducendo uno studio nel Regno Unito che esamina 82.400 pazienti con cancro alla prostata di età compresa tra i 50 e i 69 anni per confrontare i risultati e i costi tra i pazienti che optano per radioterapia, chirurgia o nessun trattamento al di là di follow-up regolari.

In una precedente ricerca, il professor Hamdy ha studiato 500 uomini con tumore prostatico localizzato. Questo tipo di tumore alla prostata rappresenta circa la metà di tutti i casi e si riferisce a un tumore a crescita lenta che non si è diffuso a nessun altro organo.

I pazienti che ha studiato hanno ottenuto scansioni regolari, ma non hanno subito alcun trattamento in un approccio noto come "sorveglianza attiva". All'inizio l'80% degli uomini ha accettato di non sottoporsi a nessun trattamento e di continuare il monitoraggio, ma questa percentuale è scesa al 75% dopo tre anni. Un decennio dopo, solo il 44% non aveva subito trattamenti. Solo l'1% era morto a causa del loro cancro, mentre un altro 10% era deceduto a causa di altre cause.

La maggior parte dei pazienti ha deciso di farsi curare non perché il loro tumore si fosse diffuso, ma a causa dell'ansia per la possibilità che si diffondesse in futuro.

Il direttore della ricerca del cancro alla prostata nel Regno Unito, il dott. Matthew Hobbs, ha detto che i risultati sono molto positivi per gli uomini che vengono diagnosticati prima che il cancro si diffonda al di fuori della prostata poiché il 99% degli uomini ha vissuto per almeno un decennio indipendentemente dal trattamento. Ha sottolineato che dimostra che quando la sorveglianza attiva viene portata a un livello elevato, può dare agli uomini le stesse probabilità di sopravvivenza in dieci anni di coloro che optano per la radioterapia o la chirurgia.

Il Dr. Hobbs ha detto che questi risultati dovrebbero essere trasmessi agli uomini con carcinoma prostatico localizzato in modo che possano fare scelte informate su come procedere.

Guarda la tua dieta per aiutare a combattere il cancro alla prostata
È comprensibile che gli uomini a cui viene diagnosticato un cancro alla prostata si sentano obbligati a fare qualcosa al riguardo, ma il trattamento non necessario è chiaramente la strada sbagliata da scegliere. Invece, gli uomini possono prendere il controllo della loro salute migliorando la loro dieta, eliminando cibi trattati e conservanti chimici. Forse ancora più importante, ci sono alcuni alimenti chiave che dovrebbero aggiungere alla loro dieta.

La ricerca ha dimostrato che mangiare mele e uva è un ottimo modo per combattere il cancro alla prostata. In uno studio dell'Università del Texas ad Austin, i ricercatori hanno scoperto che il resveratrolo nell'uva e l'acido ursolico nelle bucce di mela erano tra i composti più efficaci quando si trattava di affamare le cellule del cancro alla prostata e di arrestarne la proliferazione. La combinazione dei due ha inoltre impedito alle cellule cancerose di consumare la glutammina di cui hanno bisogno per crescere.

Secondo l'American Cancer Society prevede che un uomo su sette possa sviluppare il cancro alla prostata, è importante per tutti gli uomini procedere con cautela seguendo una diagnosi ed evitare trattamenti inutili. Segui ulteriori notizie sui pericoli degli interventi medici su: DangerousMedicine.com.
Le fonti includono: 
Fonte diretta:  
Traduzione e adattamento: Nin.Gish.Zid.Da
Per saperne di più: 
http://prostatainforma.com/blog/prostata-e-erezione/ 
http://prostatainforma.com/blog/cancro-alla-prostata/


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giovedì 22 dicembre 2016

Il panico mediatico per mantenere la ricerca sul cancro

Il panico mediatico per mantenere la ricerca sul cancro
Nel 2014 il cancro potrebbe assomigliare
a una cosa del genere.
Non si può sfuggire all'ipnosi di un'informazione così profondamente manipolata, è impossibile.
Un bombardamento incessante che non lascia scampo, e la giornata mondiale (4 febbraio) è, come vediamo, dedicata al terrore.

Il cancro è un mostro, un flagello che si impadronirà del mondo, e nessuno potrà sfuggirgli.

World cancer day: 25 milioni di nuovi casi nel 2034

I dati del World Cancer Report 2014: entro 20 anni nuovi casi raddoppiati
http://salute24.ilsole24ore.com/articles/16374-world-cancer-day-25-milioni-di-nuovi-casi-nel-2034?refresh_ce

Perchè tutti, ma proprio tutti nella propria vita dovranno affrontarlo.
E allora cosa possiamo fare, è finita?
Finchè la lotta la si fa contro un panico artificiale, cercando di nascondersi alla propria paura e quindi lottando contro se stessi, vincere è impossibile.

I numeri sono certamente verosimili, e sì, "lo stile di vita" può essere in particolari casi abbastanza lontano da un vivere secondo leggi di natura...
Ma quello che invece si è trasformato vertiginosamente negli anni, che invade come uno tsunami i numeri statistici e di cui non si parla, è il metodo diagnostico.

Del come l'industria sia capace di farsi nuovi clienti, lo lascio dire al Dr. Nino Cartabellotta, alfiere da diversi anni della medicina basata sulle evidenze (Evidence Based):
[...] Ma, al di là della mia passione per la musica e il BMJ, quale filo lega l’overdiagnosis con la faccia oscura della luna?
Se l’overdiagnosis si verifica quando in soggetti asintomatici viene diagnosticata una malattia non evolutiva, che non sarà mai sintomatica, né causa di mortalità precoce, la faccia oscura della luna è popolata da tutte le conseguenze negative di essere “etichettati” come malati, dai rischi legati a test diagnostici e trattamenti non necessari, dallo spreco di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate in maniera più appropriata. Sono numerosi i fattori che contribuiscono a questo fenomeno:

- continua evoluzione delle tecnologie diagnostiche che consentono di identificare “anomalie” sempre più piccole
- interessi commerciali e professionali
- esperti in conflitto di interessi che espandono continuamente le definizioni di malattia e definiscono nuove entità patologiche
- orientamento dell’autorità giudiziaria a condannare l’underdiagnosis, ma non l’overdiagnosis, che ha alimentato la crescita esponenziale della medicina difensiva
- medicalizzazione incentivata dalle modalità di rimborso di servizi e prestazioni sanitarie
- percezione socio-culturale che è sempre bene fare tanti esami diagnostici (more is better) e soprattutto che la diagnosi precoce non comporta alcun rischio 

In riferimento alla pratica professionale, quattro condizioni, fortemente alimentate dall’evoluzione del progresso tecnologico, contribuiscono all’overdiagnosis: lo screening in soggetti asintomatici, l’aumentata sensibilità dei test diagnostici in soggetti sintomatici, l’overdiagnosis incidentale e l’ampliamento dei criteri diagnostici delle malattie. Quest’ultima, in particolare, viene spesso effettuata da panel di esperti di organizzazioni e società scientifiche che mantengono relazioni finanziarie con l’industria farmaceutica e tecnologica, la quale trae diretto beneficio dall’espansione del pool di pazienti potenzialmente trattabili. D’altronde, l’industria mantiene ben salda l’influenza sui medici e sulla società, grazie al finanziamento di organizzazioni professionali, associazioni di pazienti, fondazioni di ricerca, campagne di sensibilizzazione sulle malattie, iniziative di formazione continua.
Asma, neoplasie (mammella, polmone, tiroide, prostata), diabete gestazionale, embolia polmonare, insufficienza renale cronica, ipertensione, ipercolesterolemia, osteoporosi e chi più ne ha più ne metta. Sempre di più i casi di overdiagnosis che espandono il pool di malati, aumentano le aspettative sanitarie dei cittadini nei confronti di una medicina mitica, gonfiano le tasche di chi vende farmaci e tecnologie sanitarie e contribuiscono a ridurre la sostenibilità della sanità pubblica.[...]

Il paradosso più palese poi lo troviamo proprio nella comunicazione, perchè in effetti sono le stesse associazioni per la ricerca sul cancro (IARC in testa) a dichiarare il proprio fallimento, dopo decenni di ricerche multi miliardarie che come risultato avrebbero prodotto, a guardare questi dati devastanti, una pandemia inarrestabile.
Se questa è la strada...

Rimanendo nel concreto delle leggi biologiche, sappiamo che un processo organico, comunque venga chiamato, è un programma biologico e sensato della natura.
Sappiamo anche come gli anatemi diagnostici siano un baratro da cui è difficilissimo uscire, e spesso sono letali.
Sappiamo che "prevenire" è un concetto illogico[1], poichè un processo di fisiologia speciale si attiva con un evento inaspettato che prende in contropiede, che quindi non si può prevenire.

Oggi abbiamo tutti i mezzi tecnologici e le conoscenze per dare diritto di cittadinanza anche a questo mostro chiamato "cancro", e rimettere al proprio posto il terrore indotto dal marketing, dalle credenze e dalla cultura religiosa del diabolico da esorcizzare, cose che con la biologia non hanno davvero nulla a che vedere.

(Abbiamo assistito a un simile bombardamento mediatico durante lo scorso Ottobre Rosa)





[1] tuttavia si può fare davvero tanto per ridurre la malattia ai minimi termini (5lb cura e prevenzione – Superare la paura della malattia – L'OMS dice che i tumori aumenteranno. Ecco il perchè e come evitarli.)

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Tumori, l’Italia fra i Paesi più colpiti


Tumori, l’Italia fra i Paesi più colpiti

Negli ultimi dieci anni gli ammalati di tumore nel mondo sono cresciuti del 33%. Il rapporto del Global Burden of Disease project appena pubblicato su Jama Oncology calcola che una donna su 4 e un uomo su 3 sviluppano un tumore nel corso della loro vita. Il cancro è la seconda causa di morte nel mondo dopo le malattie cardiovascolari. Cliccate qui.
Gli anni presi in considerazione vanno dal 1990 al 2015, ma la mappa dell’incidenza del cancro, qui a fianco, analizza il decennio fra il 2005 e il 2015.

Soltanto l’anno scorso nel mondo ci sono stati 17,5 milioni di ammalati di tumore e 8,7 milioni di morti. Un’epidemia non contagiosa – che causa invalidità e sofferenza – di cui si preferisce non parlare. Per darvi un’idea di quanto pesino questi numeri: gli abitanti di Lombardia (10.008.349) Sardegna (1.658.138) e Sicilia (5.074.261), messi assieme, non arrivano a comporre il numero di chi si ammala in un anno!
Non solo. Gli studiosi hanno riassunto in un unico indicatore il peso dell’insieme degli effetti del cancro sulla salute della popolazione mondiale. Il dato si chiama DALY (disability-adjusted life-years) e si esprime in anni di vita persi a causa di disabilità o decessi provocati dalla malattia. L’anno scorso, nel mondo, sono stati 208,3 milioni gli anni di vita che il cancro si è portato via.

Italia, prima per malattia.
L’incidenza del cancro per età è cresciuta nella maggior parte dei Paesi considerati  (174 su 195), la mortalità è diminuita in 140 nazioni su 195. L’Italia è uno dei Paesi ad alto reddito che se la passa peggio: insieme a Francia, Australia e Giappone, figura fra quelli più colpiti dal cancro e la mortalità non è diminuita. (!)
Gli autori del lavoro riconoscono che questa situazione è di ostacolo per lo sviluppo futuro, sono consapevoli che l’incidenza aumenterà ancora, anche nei Paesi con sistemi sanitari avanzati e suggeriscono di puntare sui sistemi di prevenzione e su un impegno politico dedicato.
Nel nostro piccolo, nelle prossime puntate, ci occuperemo di prevenzione.
http://blog.ilgiornale.it/locati/2016/12/08/tumori-litalia-fra-i-paesi-piu-colpiti/#

§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§§

Ora io mi chiedo da chi dipende tutto questo?


Non certo dal comune cittadino, ma dalla società, dalla sanità pubblica, dal governo, insomma da enti da cui ci dovremmo completamente sganciare e pensare autonomamente alla nostra salute, tanto, credetemi, non è affatto difficile anzi una volta presa la decisione di stare bene, staremo bene grazie al nostro enorme potenziale che ci viene nascosto in ogni modo.

Cerchiamo di comprendere la malattia e lei non avrà più motivo di comunicarci quel particolare messaggio che quasi sempre cade nel vuoto.
Marcello Salas

Eccovi alcuni articoli utili:
L’OMS dice che i tumori aumenteranno. Ecco il perché e come evitarli.

mercoledì 7 settembre 2016

Prevenire l'eccesso di cure è meglio che curare…

Prevenire l'eccesso di cure è meglio che curare: la prevenzione quaternaria. 

di mauro sartorio 
Un medico di famiglia "5LB", poiché è in grado di riconoscere la fase e il processo biologico in corso e poiché può valutare con più precisione il grado oggettivo di urgenza, è probabile che avrà la tendenza, forse più di altri, ad accompagnare le cose senza rincorrere interventi diagnostico/terapeutici.
Sempre che i sintomi non siano debilitanti, che il paziente non sia agitato e che non vi sia un' "urgenza percettiva" soggettiva.
Non significa che non farebbe niente, ma avrebbe certamente più strumenti solidi per "darsi la fiducia per poter abbandonare molti test diagnostici e farmaci in accordo con i pazienti" ¹.

Va però saputo che anche un medico "non 5LB" probabilmente si comporterebbe esattamente nello stesso modo, senza affannarsi nella ricerca di un intervento: le migliaia di anni di esperienza della medicina hanno accumulato un sapere empirico che, anche quando non conosce i perchè dell'eziologia, risulta comunque efficace.
Infatti, l'antico e fondamentale aforisma "primum non nocere", in età moderna si è evoluto nella definizione più ampia di "prevenzione quaternaria".

1- Per prevenzione primaria si intende la promozione di "stili di vita salutari".
2- Per prevenzione secondaria si intende la scoperta di processi asintomatici allo "stadio iniziale".
3- Per prevenzione terziaria si intende la prevenzione delle ricadute.
4- Con prevenzione quaternaria si indica quella competenza, soprattutto del medico di famiglia, di evitare gli interventi medici in eccesso che diventano quindi nocivi (per sovra-diagnosi e sovra-trattamento).

Una tendenza sempre più verso il "meno è meglio" (less is more) e la riduzione del fare, invece che verso un interventismo di precauzione, a cui ci si è affidati in passato.

Nella prospettiva delle 5 Leggi Biologiche, la maggioranza degli interventi di prevenzione non riescono a rientrare nelle categorie logiche del nuovo paradigma, cioè sono generalmente incoerenti e immotivati.
La prevenzione quaternaria, che cerca di ridurre l'interferenza che può ostacolare il naturale processo biologico, è invece un tipo di prevenzione del tutto coerente con il modello bifasico.

"In un mondo con una crescente ossessione verso i problemi della salute e con una aumentata possibilità di “fare qualcosa”, è necessario che qualcuno consigli sull’appropriatezza degli interventi medici.
Soprattutto in nome della prevenzione c’è stata un’esplosione di nuove entità nosologiche e di interventi sanitari che necessitano un ripensamento degli obiettivi e della filosofia alla base delle cure primarie.
 

Specialmente in un’area con un alto grado di incertezza e una bassa prevalenza di malattie gravi [quella dei medici di famiglia, NDR], la decisione più difficile per il medico è quella di sospendere ulteriori attività per proteggere i nostri pazienti da una medicina non necessaria. 
 

Questa decisione può certamente essere basata da una parte su probabilità derivate da studi clinici e dall’altra dalle storie di vita e dai valori individuali dei nostri pazienti.

Proponiamo che la prevenzione quaternaria diventi esplicitamente un compito del medico di medicina generale" ¹.

"Il mezzo più efficace per realizzarla è un migliore ascolto dei nostri pazienti.
Ciò è stato chiamato Medicina basata sulle storie dei pazienti (Narrative Based Medicine o Medicina Narrativa), che significa adattare ciò che è possibile da punto di vista medico a ciò che è necessario e desiderabile per l’individuo.

Abbiamo bisogno di una relazione medico-paziente che sia forte e prolungata nel tempo e che i nostri pazienti abbiano fiducia nella nostra integrità e nelle nostre competenze scientifiche.
L’altro mezzo importante è la cosiddetta Medicina basata sulle prove di efficacia (Evidence Based Medicine).
La conoscenza dei probabili valori predittivi degli esami diagnostici e le probabilità delle dimensioni dei benefici e danni delle terapie e degli interventi preventivi ci dà l’opportunità di abbandonare molte procedure inutili. 
Noi pensiamo che la prevenzione quaternaria sia un compito fondamentale del medico di medicina generale.
La prevenzione quaternaria dovrebbe essere discussa più spesso e più apertamente e dovrebbe essere maggiormente oggetto di ricerca e di insegnamento²." ¹

Se queste sono le aspirazioni dei medici di base, possiamo aiutarli in questo compito facendo la nostra parte di adulti che si assumono la responsabilità della propria salute, imparando a richiedere “ciò che è necessario e desiderabile“ per noi, in base alle nostre “storie di vita e ai valori individuali”.

Non ci stancheremo di ripetere che le 5LB insegnano prima di tutto a diventare, in una parola, “attivi” e auto-definiti nelle scelte per la propria salute.

 
¹ Contenuto di un workshop al 15° congresso dei Medici di Famiglia, Wonca Europa in Basilea, settembre 2009.
² Per quanto riguarda l'insegnamento, oggi nelle università alcuni docenti si preoccupano personalmente di trasmettere questa sensibilità. 
Su questo tema voglio riprendere il commento di un professore di farmacologia, Jan Strojil: "Insegno farmacologia (clinica) e sempre più spesso mi sorprendo a parlare di abuso sovrapposto di farmaci, medicina basta sull'evidenza, o semplicemente di buon senso che spesso sembra mancare nella moderna medicina.
Ho visto troppi pazienti essere letteralmente drogati fino alla morte da 20 o più prescrizioni fatte con tutte le buone intenzioni: così io considero uno dei nostri obiettivi principali insegnare alla prossima generazione di dottori quando NON prescrivere, quando INTERROMPERE i medicamenti e a parlare SEMPRE ai loro pazienti". 
"I teach (clinical) pharmacology and more often than not I find myself talking about polypharmacy, EBM or just common sense that often seems to be missing in modern medicine. I have seen too many patients being literally drugged to death by 20 or more well-meant prescriptions that I consider it one of our main goals to teach the next generation of doctors more about when NOT to prescribe, when to STOP medication and to ALWAYS talk to their patients."


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