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mercoledì 12 febbraio 2020

La vana speranza e la disciplina dell’istante (gnosi e alchimia)

La vana speranza e la disciplina dell’istante (gnosi e alchimia)

La presenza all’istante equivale a ridestare profondamente la coscienza.
Volendo disistimare ogni dottrina ingannevolmente consolatoria, ciò che di noi potrà essere salvato, noi stessi non potremo averne contezza.
Per questo e' fondamentale realizzare il senso l'esistenza come se fosse una missione senza speranza.

La pura determinazione di pervenire al fondamento dell’intuizione trascendente non può in alcun modo costituire il senso di una gratificazione ordinaria.

La propria risolutezza avvia l’elaborazione alchemica del solve et coagula, coinvolgente la totalità della materia e dell’intelligenza in essa pulsante.
La fase conclusiva dell’Opera (la paradigmatica albedo) non potrà mai risolversi in un mero perfezionamento della personalità legata all’identificazione storica dell’io operante.

L’impegno quotidiano nel rettificare i propri pensieri e azioni, è inteso come il necessario preludio affinché, nel nucleo della vigilanza interiore, possa maturare il seme dell’essere; la cui fioritura non e' compiuta in questa realtà.
Il suo esito ultimo, in alcun modo potrà riassumersi nelle categorie della mente, poiché questo significherebbe il suo stesso essiccamento.

La sostanza sacrificale è integralmente costituita dall’io sociale, che è l’ego ordinario presente a questa vita. Dovremmo essere serenamente persuasi nel ritenere che in noi la personalità comune non ha alcuna speranza di sopravvivenza all’avvenuto decadimento del corpo fisico.
La speranza di una sopravvivenza umbratile della coscienza, individuata nella personalità comune, costituirebbe un penoso sviamento di senso rispetto alle originarie intenzioni di chiarità interiore e confidarvi passivamente è indizio stesso di un’avvilente povertà morale.
Solo l’identificazione ordinaria, trascinata dalla corrente del divenire, cerca di aggrapparsi disperatamente alle lusinghe di facili astrazioni mistiche.

Noi siamo una sorta di sacro involucro biomeccanico, custode (forse nostro malgrado) di un preminente mistero.

In alchimia, (disciplina attentissima quanto mai attuale, benché spesso la sua essenza venga troppo spesso fraintesa come un mero pretesto di gratificazione intellettuale) l’inizio dell’Opera, altrimenti nota come fase al nero, indica specificamente la facoltà della coscienza di attuare il principio sacrificale dell’uomo ordinario, nella finalità di preordinare il proprio intimo disfacimento/liquefazione (la totale dissoluzione di se stessi) verso un fine superiore che, di fatto, rimane inesprimibile nei suoi esiti ultimi.

La prima fase dell’Opera coincide con una paziente, intima, dissoluzione di ogni impurità emozionale. L’autoglorificazione è un veleno per la salute dell’animo, così come la disistima o un’immotivata contrizione e la tristezza stessa.
Quando si parla del disfacimento delle sostanze impure, non s’intenderebbe null’altro che il disfacimento stesso delle molteplici ombre emozionali interne all’uomo; (distorsione dei principii affettivi) alle quali l’identita’ ordinaria, oggi piu’ che mai, sembrerebbe essere irrimediabilmente soggiogata.
L’intero sistema massmediatico, la gigantesca macchina della propaganda, l’intera dimensione industriale, formano la sostanza di un unico blocco persuasivo, preordinato per assolutizzare il dominio dell’ombra e il suo variegato corteggio di fisime e paure a discapito dell’autentica consapevolezza.
La produzione in serie, la replica meccanizzata, ottenebra l’istante.
La coscienza vigile sa che ogni singolo istante costituisce per l’esistenza un punto di non ritorno.
La determinazione cosciente consiste nel saper guardare in se’ l’abisso del divenire, essendo consapevoli di precipitarvi (di partecipare a tale illusione quadrimensionale) e che non vi sarà sopravvivenza alcuna di ciò che ora siamo.
Nulla di quanto qui rassicura è vero, così come nulla di quanto dispera o smarrisce è reale.

L’alchimia è la scelta maggiormente estrema, la piu’ estrema di tutte.

mercoledì 27 giugno 2018

La reincarnazione secondo Osho

L'idea della reincarnazione secondo Osho
L’idea della reincarnazione, fiorita in tutte le religioni orientali, dice che il sé continua a spostarsi da un corpo all’altro, da una vita all’altra. Questa idea non esiste nelle religioni che sono nate dal giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo. Ma oggigiorno, perfino gli psichiatri hanno scoperto che sembra essere vero: ci si può ricordare delle proprie vite passate; l’idea della reincarnazione sta diventando popolare.

Voglio però dirvi una cosa: l’idea della reincarnazione è un concetto totalmente sbagliato.

È vero che quando una persona muore il suo essere diventa parte del Tutto. Non ha importanza se è stato un peccatore oppure un santo, in ogni caso egli si porta dietro ancora qualcosa chiamata ‘mente’, ‘memoria’. In passato non esistevano conoscenze sufficienti a spiegare che la memoria non è altro che un groviglio di pensieri e onde di pensieri, ma ora è risaputo. Ed è qui che, in diversi punti, trovo Gautama il Buddha davvero all’avanguardia rispetto ai suoi tempi. È l’unico che è d’accordo con la mia spiegazione. Ha dato dei suggerimenti, ma non ha potuto portare delle prove; a quel tempo non c’erano molti mezzi a disposizione. Egli ha detto che quando una persona muore, la sua memoria si sposta in un altro grembo - non il sé.

Oggi noi possiamo comprendere che, quando muori, lasci dei ricordi nell’aria, intorno a te. Se sei stato infelice, tutte le tue miserie trovano posto un po’ qui e un po’ là, entrano in qualche altro sistema di ricordi. Oppure entrano tutte in una volta in un altro grembo - ed è per questo che qualcuno può ricordarsi del proprio passato. Non è il tuo passato. È la mente di qualcun altro che tu hai ereditato. La maggior parte della gente non ricorda niente perché non ha ereditato, in un unico blocco, il patrimonio di ricordi di un unico individuo.

Queste persone portano in sé dei piccoli frammenti di questo e di quell’altro, e sono questi frammenti che creano la tua infelicità. Tutti coloro che sono morti su questa terra sono morti infelici.
Pochissimi sono morti con gioia. Pochi sono morti realizzando la non-mente. Questi individui non hanno lasciato alcuna traccia dietro di sé, e non appesantiscono nessuno con la propria memoria; semplicemente si sono dissolti nell’universo. Non hanno più una mente o un sistema di memoria. Lo hanno già dissolto nella loro meditazione. Ed è per questo che un illuminato non nasce mai.

Viceversa, la persona non illuminata, ogni volta che muore, continua a espellere ogni tipo di miseria. E così come la ricchezza attira una ricchezza maggiore, la sofferenza attira più sofferenza. Se sei infelice, perfino se è lontana chilometri, la sofferenza correrà verso di te: sei il veicolo giusto. Questo è un fenomeno assolutamente invisibile, simile alle onde radio: viaggiano intorno a te, ma non le vedi; se però hai lo strumento adatto per riceverle, immediatamente le puoi percepire. Anche prima che la radio fosse inventata, ti viaggiavano intorno.

Non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità che si reincarna. Le ferite di milioni di persone si muovono intorno a te, in cerca di qualcuno che voglia essere infelice. Naturalmente, la felicità non lascia tracce. L’uomo di consapevolezza muore come un uccello il cui volo nel cielo non lascia tracce: né una pista, né un sentiero, il cielo rimane vuoto. La beatitudine si muove senza lasciare traccia alcuna. È per questo che non erediti nulla dai Buddha, essi semplicemente scompaiono.

Viceversa gli idioti e i ritardati continuano a reincarnarsi nelle proprie memorie che ogni volta diventano ancora più spesse.


Oggi, forse, tutto questo può essere capito e dissolto. Altrimenti l’aria diventerà così spessa di ricordi che a voi sarà impossibile vivere con gioia, ridendo. La vostra consapevolezza non ha ferite. La consapevolezza non ha traumi. La consapevolezza non conosce tristezza alcuna. La tua consapevolezza, la consapevolezza di ognuno di voi, è innocente, totalmente beata.

Per riportarti in contatto con la tua consapevolezza, viene fatto ogni sforzo per distrarti dalla mente. La mente è sovraccarica delle tue miserie, delle tue ferite. E continua a creare ferite per cui, a meno che tu non sia consapevole, non riuscirai nemmeno a scoprire come fa a crearle. Proprio oggi, Anando mi parlava di Zareen, e mi diceva quanto era felice un tempo, quando da casa sua veniva in visita alla comune. Vedendo la bellezza e la libertà e la gioia in cui la comune era immersa, alla fine ha fatto un passo rivoluzionario nella sua vita, decidendo di lasciare la sua casa e di diventare parte della comune, ma da allora non è più stata altrettanto felice. Ho detto: “Anando, spiega a Zareen con parole chiare quello che è successo: se è consapevole, lo capirà senza ombra di dubbio”. Un tempo veniva qui da una casa che era buia e tetra e infelice. Era una gioia ritrovarsi in un cielo aperto. Ma da quando si è trasferita nella comune... dentro di lei, in profondità, la mente ha fatto della comune la sua casa. E tutta la sofferenza che provava nella sua casa di un tempo ha cominciato ad affiorare e ora, non avendo più nessun altro posto in cui riversarsi... una volta compreso questo fenomeno, e cioè che l’infelicità di Zareen è frutto di un concetto che lei si è sempre portata dietro e, sebbene l’ambiente sia cambiato, quel concetto non è affatto mutato... ogni tanto di certo pensa: “È meglio che ritorni a casa”. Ma non cambierà nulla. Innanzitutto la casa di un tempo sarà ancora più buia, più misera, e il marito le sembrerà più che mai un estraneo. Ma le farebbe bene per una cosa: a quel punto ritornerà nella comune e sarà felice. Perché, invece, non cercare di capire la situazione, ed essere felice ovunque tu sia? Anche perché ritornare a quella casa non dipende solo da te. Per quanto ne so, tuo marito non ti riprenderà. Lo ha detto a un sannyasin. Non lasciare che il passato ti tormenti. Sei arrivata qui, in uno spazio aperto, ora impara la strada della libertà, dell’amore e dell’amicizia. E voi tutti avete la capacità di farlo. Non c’è ragione di essere infelici. Non esistono ragioni valide che giustifichino la vostra infelicità.

domenica 14 gennaio 2018

Le Età dell’Anima

Le Età dell’Anima

Avete già accennato più volte alle diverse età dell’Anima: potreste darcene una visione d’insieme?

L’età dell’anima è un processo evolutivo, un processo esperienziale che si estende per molte vite e che può essere suddiviso in determinati cicli. Noi distinguiamo cinque età dell’Anima:
1.      l’Anima neonata
2.     l’Anima bambina
3.     l’Anima adolescente
4.    l’Anima matura
5.     l’Anima vecchia

Ora vi indicheremo le caratteristiche delle singole età dell’anima.

L’anima neonata

Prima di incarnarsi per la prima volta, quest’anima non è mai stata nel mondo materiale. Da un lato è affascinata dal gioco che voi chiamate “vita”, dall’altro questo piano di realtà materiale le sembra spaventoso. Ha paura di questo mondo nuovo, ma nello stesso tempo se ne sente magicamente attratta, e supera questo timore incarnandosi in un nucleo familiare nel quale le viene offerta intimità in abbondanza, in cui regna la sicurezza affettiva, dove si sente appoggiata e non viene sottoposta ad alcuna pressione, dove per tutta la vita è accettata e accolta nella grande famiglia, nel clan, nel gruppo. Lì l’anima neonata si sente bene. Vive le prime incarnazioni quasi come in sogno, dà l’impressione di essere con la testa tra le nuvole, di non essere del tutto presente.
Nella grande famiglia può superare la sua paura, perché intorno a lei c’è sempre qualcuno. Non si trova mai nella situazione imbarazzante di essere sola in una stanza. Ha bisogno della vicinanza delle altre persone, per lei è qualcosa di molto importante perché è terribilmente insicura e ansiosa. L’anima neonata desidera avere sempre l’orlo di una gonna a cui attaccarsi. Ha bisogno di qualcuno di cui fidarsi ed è anche molto affezionata alla propria famiglia.
La sua più grande paura è uscire e trovarsi all’improvviso all’esterno da sola. Quest’anima neonata cresce gradualmente, questo ciclo prevede parecchie incarnazioni. A poco a poco abbandona l’orlo della gonna, e nel momento in cui molla la presa e muove i primi passi da sola verso l’esterno, entra nell’età dell’anima bambina.

L’Anima bambina

Il segno distintivo dell’anima bambina è la curiosità: vuole essere dappertutto, desidera sapere tutto, vuole vedere tutto, assistere a tutto e non perdersi niente. È interessata a tutto quello che succede, a tutti gli argomenti di conversazione degli altri. È presente nei luoghi in cui si lavora e desidera capire tutto. Assistere, osservare e porre domande sono le sue caratteristiche principali. Ama e prova curiosità per tutto ciò che c’è da vedere e da sentire, e assorbe avidamente tutte queste informazioni, come una spugna. Il suo più grande desiderio è far parte di qualcosa.
È anche in grado di svolgere lavori semplici, ma rifugge dai compiti impegnativi. L’anima bambina non è capace di pensare autonomamente e trarre conclusioni proprie dalle informazioni raccolte. In questa età è inoltre disposta a svolgere azioni e incarichi per altri, della cui portata la sua indole semplice non riesce a rendersi conto. Prende ogni informazione per oro colato. Man mano l’anima bambina reagisce e una volta uscita da questo ciclo, le verrà l’idea di saper fare tutto meglio ed entrerà così nella fase dell’Anima adolescente.

L’Anima adolescente

L’anima adolescente si precipita a fare esperienze ed è convinta di essere migliore degli altri. Vuole dare prova delle sue capacità, mettersi in mostra ed essere ammirata. Desidera essere perfetta. L’anima adolescente desidera cimentarsi in tutto quello che ha osservato e ascoltato nella fase dell’anima bambina. Nello stesso tempo è straordinariamente spericolata, per lei nessun obiettivo è troppo pesante, troppo grande, troppo caro o troppo pericoloso: vuole dimostrare al mondo di essere eccezionale.
L’anima adolescente non ha sicurezze interiori di alcun genere e in definitiva non è disposta ad assumersi responsabilità. Se uno dei suoi scopi va per il verso storto, è sostanzialmente colpa degli altri. Sopperisce alla mancanza di sicurezza con il lusso e l’apparenza. I suoi abiti saranno esclusivi, i suoi mezzi di trasporto appariscenti, come pure la sua abitazione. Ama mettersi in mostra e desidera far vedere al mondo quanto è efficiente e brillante.
Se la sua apparenza esteriore minaccia di scoppiare come una bolla di sapone, in caso di emergenza è disposta a ricorrere alla violenza, pur di mantenere l’immagine che si è faticosamente creata. Così facendo si lascia invischiare in bugie e azioni criminose. Spesso è intimamente lacerata e sconvolta, e fa di tutto per non percepire queste sensazioni. Per molto tempo, inoltre, si ritiene perfetta e cerca di trasmettere agli altri questa immagine di sé.
Nel profondo è insicura: le mancano le esperienze e i valori dell’anima matura. Al termine di questo ciclo può succedere che l’anima adolescente precipiti in un trauma profondo. Finora ha avuto come punto di riferimento solo le cose esteriori, ha lottato per mettersi in mostra e per il mantenimento della sua maschera perfetta. Tutto ciò le scivola all’improvviso dalle dita e lei si sente allo stremo delle sue capacità. Spesso a questo punto subentra il crollo: l’anima adolescente vede con chiarezza il proprio mondo fittizio, la propria maschera, comincia a dubitare di sé e si sente sfinita. Sta entrando nell’età dell’Anima matura.

L’Anima matura

Anche l’anima matura tende a fare delle esperienze, ma per lei è importante capirle, analizzarle criticamente ed elaborarle interiormente. Non si butta più alla cieca nelle cose, ma sceglie con attenzione le situazioni in cui vuole sperimentarsi. Durante il ciclo dell’anima adolescente, ha collezionato molte esperienze che si sono avvicendate così alla rinfusa da non lasciarle il tempo di elaborarle interiormente, ma ora questa fase si è conclusa.

domenica 17 dicembre 2017

Le attrazioni animiche delle nostre vite passate

Le attrazioni animiche delle nostre vite passate
Quando veniamo alla luce attraverso il naturale processo della nascita, il nostro orientamento iniziale nei confronti della vita parte normalmente da una prospettiva umana.
I nostri primi rapporti sono, di solito, con la nostra famiglia umana – i nostri genitori, i parenti – e, appena ci affacciamo agli anni dell’infanzia, tendiamo a creare rapporti d’amicizia basati sulle caratteristiche della nostra personalità umana.

Quando attraversiamo l’adolescenza, lungo il nostro cammino verso l’età adulta, veniamo fortemente influenzati dai valori culturali umani, non appena ci troviamo ad affrontare l’annosa domanda: “Cosa farò da grande?”
Tuttavia, molti di noi, mentre procedono lungo il viaggio della vita, cominciano pian piano a entrare in contatto con una più profonda essenza all’interno di sé. Nel connetterci sempre più profondamente a questa “essenza animica”, cominciamo a cambiare il nostro modo di percepire la vita.
Invece di basare gli scopi della nostra vita semplicemente su valori umani, cominciamo a riorientarla, a portarla in armonia con il progetto e lo scopo della nostra anima.

LE “ATTRAZIONI ANIMICHE”
Uno degli aspetti della nostra vita più comunemente influenzato da questo cambiamento di prospettiva è il nostro rapporto con gli altri. Piuttosto che basare, soprattutto, i nostri rapporti sui legami con la nostra famiglia biologica, o sulle attrazioni della nostra personalità umana, tendiamo a sentirci spinti verso quelli con cui abbiamo dei significativi legami animici, provenienti da nostre vite passate, o da esperienze comuni in altri regni.

Spesso, ci accorgiamo che queste “attrazioni animiche” sembrano in conflitto con la situazione della nostra esistenza umana. Per esempio, se siamo sposati e inaspettatamente incontriamo qualcuno del sesso opposto verso cui sentiamo un profondo legame animico, e con il quale sperimentiamo un profondo sentimento d’amore, è molto probabile che ciò farà emergere dei problemi emozionali umani, come la gelosia e l’insicurezza, nel rapporto con il nostro coniuge.
O forse possiamo incontrare una persona del nostro sesso con la quale abbiamo magari condiviso, durante precedenti vite, profondi legami, e sentirci confusi dalla profondità del nostro amore per questa persona.
Dato che, vita dopo vita, non ci incarniamo in un corpo sempre dello stesso sesso, i nostri legami animici tendono a rendere indistinte le linee dell’orientamento e delle sensazioni sessuali.

Prima di incarnarci, sia attraverso il naturale processo della nascita, sia come “walk-in”, noi mettiamo a punto un progetto per l’esistenza che ci permetterà di avere delle esperienze umane che agevoleranno l’evoluzione della nostra anima. Nel contesto di questo progetto, stipuliamo degli accordi con altre anime che ricopriranno un ruolo importante nella nostra prossima esperienza di vita.
Dopo esserci incarnati, le nostre rispettive anime creano la coreografia degli eventi della nostra vita in modo da farci entrare in contatto al momento adatto.

TROVARE UN “ACCORDO ANIMICO”
Esistono almeno tre motivi principali per cui potremmo scegliere di stipulare questo tipo di “accordo animico” con un’altra anima.

Possiamo esser stati insieme in una vita precedente, ed aver agito in maniera inadeguata l’uno nei confronti dell’altro. Di conseguenza, possono sussistere delle energie emozionali residue squilibrate che hanno bisogno di essere rielaborate e riarmonizzate nel contesto dell’esperienza di vita umana. Questo genere di accordi animici è spesso definito “karmico”.

Normalmente, lo scopo della nostra anima non può essere raggiunto completamente da soli. Di solito richiede, piuttosto, un “lavoro di squadra”. Perciò, solitamente stipuliamo accordi animici con altre persone della nostra squadra, le quali, quando in seguito ci incontreremo nell’esistenza umana, lavoreranno insieme a noi al raggiungimento della nostra comune missione animica.

Quando, nell’esistenza umana, si incontrano due anime che condividono profondi legami animici, ciò crea una “risonanza” energetica che aiuta a ridestare un particolare aspetto dell’essenza animica di entrambe. Perciò, può darsi che stipuliamo un accordo animico con qualcuno al fine di risvegliarci e di manifestare un particolare aspetto della nostra anima, che fino a quel momento può essere rimasto latente.
Talvolta, questo processo di risveglio può verificarsi praticamente in un istante, nel semplice scambio con gli occhi di “codici di luce”, o talvolta può richiedere più tempo, attraverso uno scambio affettivo.

Come facciamo a sapere se abbiamo, o no, un accordo animico con una particolare persona?

giovedì 22 giugno 2017

I Bambini Prodigio e l'evoluzione dell'Umanità

“I Bambini Prodigio”

di Léon Denis

Certe manifestazioni precoci di genialità si possono considerare come prove di preesistenza, perché rivelano attività compiute dall’Anima in altri cicli anteriori.

Fenomeni di questo genere, di cui parla la storia, non possono essere accadimenti a sé stanti, senza alcun legame con il passato, prodottisi per caso nel vuoto dei tempi e dello spazio. Dimostrano, al contrario, che il Principio divino in noi è un Essere che arriva in questo mondo con un bagaglio completo di lavoro e di evoluzione, conseguenza di un progetto ben delineato e di un obbiettivo perseguito nel corso delle sue diverse esistenze.

Ciascuna incarnazione trova nell’Anima che reitera la sua esistenza una cultura particolare, delle attitudini, delle acquisizioni mentali che spiegano la sua facilità di operare e la sua potenza di assimilazione. È per questo che Platone diceva: “Apprendere è ricordarsi!”. La legge dell’ereditarietà viene spesso ad intralciare, in un certo modo, tali manifestazioni dell’individuo, perché lo Spirito plasma il suo involucro fisico mediante gli elementi messi a disposizione dai fattori ereditari.
Tuttavia, nonostante le difficoltà materiali, si manifestano in certi individui, sin dalla più tenera età, delle prerogative talmente elevate e senza alcun rapporto con quelle dei loro progenitori, che non è possibile, malgrado tutte le sottigliezze della casistica ordinaria, collegarle a nessuna causa immediata e conosciuta.

Si è sovente citato il caso di Mozart, esecutore di una sonata al pianoforte all’età di 4 anni, mentre ne aveva 8 quando ha composto un’opera. Paganini e Teresa Milanollo, da bambini, suonavano il violino in maniera strabiliante. Liszt, Beethoven, Rubinstein si facevano applaudire a 10 anni. Michelangelo e Salvator Rosa si rivelarono ad un tratto con delle capacità improvvise. Pascal a 12 anni, scoprì la geometria piana, e Rembrandt, prima di saper leggere, disegnava come un grande maestro. Napoleone si fece notare per la sua tendenza prematura per la guerra. Nella sua prima giovinezza, non giocava con i soldatini come i bambini della sua età, ma con un metodo straordinario che sembrava attingere da sé stesso.
Il sedicesimo secolo, invece, ci ha lasciato il ricordo di un prodigioso poliglotta, Jacques Chrichton, che Scaligero denominava “genio mostruoso”. Era scozzese e a 15 anni discuteva in latino, greco, ebraico, arabo su qualsiasi argomento. Fin dai 14 anni, aveva conquistato il diploma magistrale. Henri de Heinecken, nato a Lubecca nel 1721, parlò pressoché dalla nascita. A 2 anni, sapeva tre lingue. Imparò a scrivere in qualche giorno e si esercitò ben presto a pronunciare dei piccoli discorsi. A 2 anni e mezzo, fu sottoposto ad un esame sulla geografia e sulla storia antica e moderna. Viveva soltanto del latte della sua nutrice e quando si volle svezzarlo, deperì e si spense a Lubecca il 27 giugno 1725 nel corso del suo quinto anno di età, sostenendo le sue speranze in un’altra vita. Egli era, dicono “Le Memorie di Trévoux”, delicato, disabile e spesso malato.
Questo giovane talento ebbe la piena coscienza della sua fine prossima. Ne parlava con una serenità così ammirevole quanto la sua scienza precoce e volle consolare i suoi genitori infondendo loro degli incoraggiamenti tratti dalle loro comuni credenze. La storia degli ultimi secoli segnala un gran numero di questi bambini prodigio.

Ma riprendiamo a parlare del concetto di ereditarietà, come accennato sopra, che si esprime con la trasmissione di alcuni fattori da un individuo ai suoi discendenti. Le influenze genetiche sono molte, sia dal punto di vista fisico che psichico. Il passaggio dai genitori ai figli del temperamento, dei tratti somatici, del carattere e dell’intelligenza, risulta molto evidenziato in certe persone. Ritroviamo in noi, sotto diversi aspetti, non soltanto le particolarità organiche dei procreatori o dei nostri antenati, ma anche i loro difetti e le rispettive qualità.

I membri di una stessa famiglia però, pur presentando delle somiglianze, delle fattezze comuni, rivelano anche talvolta delle differenze notevoli. Il fatto può essere constatato dappertutto, intorno a noi, in ciascuna famiglia, tra fratelli e sorelle e persino tra gemelli. Molti di costoro, simili nel fisico nei loro primi anni, al punto che difficilmente è possibile distinguerli l’uno dall’altro, presentano nel corso del loro sviluppo delle differenze pronunciate di lineamenti, di personalità e di intelletto.

Per spiegare queste divergenze, necessita immettere un termine nuovo nella soluzione del problema e ciò riguarda le precedenti esperienze esistenziali, che consentono all’Essere di accrescere le inclinazioni, di vita in vita, di costituirsi un’individualità recante in sé la propria originale impronta e le singole facoltà.
Solo questo saliscendi reincarnativo, potrà farci comprendere come certi Spiriti, incarnandosi, mostrino sin dai loro primi anni, le scioltezze d’espressione e d’opera che caratterizzano i bambini prodigio. Laboriose ricerche, studi, esercizi secolari hanno lasciato nel loro corpo causale delle tracce profonde, creando una sorta di automatismo psicologico.

In particolare, la maestria si manifesta molto presto nei musicisti, attraverso tecniche di esecuzione che sorprendono i più indifferenti e rendono perplessi molti scienziati. Esistono in questi giovani soggetti, delle grandi riserve di conoscenze relegate nel subconscio, che da lì si riversano nella coscienza sveglia, producendo manifestazioni precoci di capacità e genio.

domenica 22 gennaio 2017

Programma la tua prossima vita! - Esercizio per programmare la prossima reincarnazione.

Programma la tua prossima vita! - Esercizio per programmare la prossima reincarnazione.
La reincarnazione è un argomento un po’ tabù, insomma è una materia talmente astratta che spesso suscita ilarità e sulla quale non è facile trovare informazioni chiare e magari semplici per acquisire tali conoscenze, a questo si aggiunge il fatto che le nostre menti sono ormai tarpate dalle informazioni che il sistema ci impone a nostra insaputa e la comprensione di eventi nuovi diventa una lotta contro se stessi.

C’è chi dice che stiamo vivendo su un pianeta prigione e che alla morte la falsa luce farà in modo di incamminarci verso una nuova incarnazione ad uso e consumo(energetico-vibrazionale) dei nostri creatori/sfruttatori, ma c’è anche chi dice che siamo su un pianeta scuola ed abbiamo scelto di venirci per fare esperienza e per accrescere la nostra coscienza, insomma poi ognuno in base alla propria evoluzione ed al suo stato emotivo decide a chi credere.
Penso che il “merito” di questa diffusa ignoranza sia da attribuire alla Chiesa Cattolica la quale in passato ha fatto di tutto, soprattutto con la violenza e le imposizioni(bolle papali), per cancellare le tracce di chi siamo veramente e pare ci sia riuscita benissimo.

Una cosa per me è certa, qualcuno(il nostro creatore) ci ha messi qui ed ora che ci siamo bisogna starci nella migliore maniera possibile, quindi ritengo sia utile per ognuno ricercare la propria strada verso il proprio ed altrui benessere, insomma dobbiamo cercare di Vivere e non di trascinarci fino alla morte come invece ci stanno costringendo… poi se dopo ci sarà un’altra vita va bene, ma ora dobbiamo condurre bene questa!

Chi ha compreso le opprimenti maglie del sistema, l’illusione in cui ci fanno vivere, ha già attuato un nuovo stile di vita libero da quelle catene mentali ed emotive con cui ci tengono avvinghiati a questa matrix, queste persone, ora si fanno domande e sono curiose di scoprire anche quello che c’è oltre questa esperienza.

Di seguito l’intervista a Giorgio Cerquetti riguardo al suo libro “La prossima vita” estratta dal libro “Un altro mondo” che disquisisce anche su argomenti non potuti includere nello splendido docu-film del quale ho già pubblicato qualcosa qui.
Marcello Salas

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La prossima vita: tu puoi scegliere consapevolmente dove e come reincarnarti!
Questo libro è una guida spirituale pratica, molto utile per conoscere meglio se stessi e programmare appunto le nostre prossime reincarnazioni. Dobbiamo metterci nella giusta condizione per poter la nostra direzione post-mortem, così faciliteremo il nostro viaggio futuro. Siamo abituati a programmare tante cose: una carriera, un piano studi e di ricerche, un’azienda, un matrimonio, un investimento, un viaggio e molto altro. Possiamo anche programmare volontariamente la nostra prossima tappa. Di fatto siamo esseri spirituali che stanno vivendo un’esperienza umana sul pianeta terra, ma questo piccolo pianeta è uno dei miliardi di pianeti della nostra galassia, che fa parte di un universo infinito costituito da infinite galassie. Possiamo anche vivere e incarnarci in corpi energetici che vivono solo su pianeti solidi ma anche in dimensioni invisibili ai nostri sensi.

Tornando a quello che io chiamo “passaggio evolutivo consapevole”, l’ho diviso in tre fasi: conoscersi, deprogrammare e riprogrammare se stessi.

Essere onesti e sinceri con se stessi è la qualità che ci dà il potere di conoscerci, la voglia di migliorare attiverà il coraggio di deprogrammarci dalla negatività e dai programmi condizionanti racchiusi nella mente subconscia, il desiderio di progredire ed essere veramente felici rappresenta poi l’essenza vitale della nuova fase vitale.

La nostra fase vitale può estendersi e continuare “felicemente” anche dopo aver lasciato il nostro corpo presente.

Consiglio la meditazione, che ci può aiutare a diventare più attenti e coscienti di noi stessi. Molte persone, anche spontaneamente, ricordano, in sogno o ad occhi aperti, le loro vite passate ma poi non sanno definire, collocare ed usare queste memorie.
Fino al quinto secolo la reincarnazione era accettata dai Padri della Chiesa, poi iniziò un attacco diretto e spietato contro questa teoria di rinascita. Oggi non c’è più tanta repressione, ci stiamo risvegliando dalle tenebre calate sulla conoscenza eterna della vita.

Come si fa a programmare la prossima vita?
Potete fare questo esercizio.
Prendete una busta e scrivete “La prossima vita, Programmazione della mia futura incarnazione”, poi marcare la busta con il numero 1.
Dopo una breve meditazione in cui rilassare il corpo e per qualche minuto vi concentrate su una respirazione lenta e profonda, aprite gli occhi e rispondete di slancio a queste domande.

Per comodità rispondete segnando davanti a ogni risposta il numero delle relativa domanda per essere più immediati e spontanei. Ricordiamoci che la morte può essere istantanea e certe scelte devono essere fatte in brevissimo tempo.
Consiglio risposte brevi(non oltre 10 righe).

DOMANDE

domenica 7 agosto 2016

Le fasi dell’incarnazione

Le fasi dell’incarnazione


In primo luogo dobbiamo sapere che ciò che si reincarna, vita dopo vita, è l’Anima. L’Anima dell’uomo è una Entità o Coscienza Permanente che vive nel piano mentale superiore, in una forma o corpo di materia sottile chiamato “corpo causale”.

Possiamo immaginarcela come un angelo della tradizione: una forma senza caratteri sessuali, circondato da un ovoide di materia risplendente, luminosa e delicata chiamato “augoide”, che forma l’abitacolo permanente dell’Anima. Per “Lei” non ci sono nascita, infanzia, vecchiaia e morte; è immortale e continua a crescere con il passare dei secoli, nel potere di amare, pensare ed operare. Vive esclusivamente per esercitarsi in qualche aspetto della vita, e per acquisire le esperienze necessarie per arrivare a basare la propria felicità suprema, sul cooperare alla realizzazione del Progetto di Dio sulla terra.

Reincarnarsi vuol dire rivestirsi di un nuovo corpo fisico, di un nuovo corpo astrale e di un nuovo corpo mentale. Ora cercheremo di enumerare passo per passo, quali sono le differenti fasi di questo processo:

1º – L’Anima, dopo avere riposato ed assimilato tutte le esperienze della sua anteriore incarnazione, decide volontariamente, di tornare ad incarnarsi, con lo scopo di continuare il proprio lavoro di perfezionamento.

2º – Emette allora la Sua Propria Nota particolare nella sostanza dei tre mondi inferiori, i quali rispondono alla chiamata di quella poderosa vibrazione.

3º – L’anima a questo punto rivitalizza i cosiddetti “Atomi Permanenti”, che formano una sorta di triangolo di forze nel corpo causale. Questi Atomi Permanenti, a loro volta attraggono le materie necessarie per la costituzione dei diversi corpi nei mondi inferiori. Questo è possibile grazie alla memoria che possiedono, con la quale riescono a riprodurre i tre corpi che l’Anima dovrà abitare: il fisico-eterico, l’astrale e il mentale inferiore, in modo da rispecchiare fedelmente l’evoluzione che essi avevano raggiunto, durante l’ultima incarnazione.

martedì 23 settembre 2014

Il Karma legge universale della causa effetto e il ciclo delle vite




Il significato e l'origine della parola Karma

Karma, letteralmente, significa “azione”. Indica il funzionamento universale di un principio di causalità simile a quello di cui parla la scienza, secondo cui ogni cosa nell’universo esiste all’interno di uno schema di causa ed effetto: “per ogni azione, c’è una reazione uguale e contraria”. La differenza tra la causalità delle scienze naturali e il principio buddista del karma è che quest’ultimo non si limita alle cose che possono essere viste o misurate: esso si riferisce anche gli aspetti invisibili o spirituali della vita, alle sensazioni o alle esperienze di felicità o miseria, gentilezza o crudeltà.

Karma è una parola sanscrita che può essere tradotta semplicisticamente come “agire”. In tal senso “azione” è quella indicata nelle filosofie orientali come azione spinta dalla volontà in relazione al principio di causa ed effetto, vincolando gli esseri dotati di intelligenza e capaci di provare emozioni e sensazioni, al Samsāra ovvero al ciclo di vita, morte e rinascita. Il Karma è un concetto centrale nell'Induismo, nel Buddhismo e in altre religioni. Verso il XIX secolo cominciò a diffondersi in occidente sotto la spinta della società Teosofica e attualmente riveste un importanza centrale in numerose discipline New Age. Nella religione Induista il Karma si riferisce sia all’attività come agire in senso stretto sia tutte le conseguenze derivate dalle azioni che un individuo ha compiuto nel corso delle vite passate.

Karma  sinonimo di:  Azione, Catena di cause / evento, Giusto destino, Punizione,

Come il karma può migliorarci la vita.

Non serve capire il senso più antico di cos’è il Karma per realizzare che grazie alle leggi del karma possiamo migliorare la nostra vita. 
il Karma è importante per la nostra vita per diverse ragioni:
1.Umiltà;
Capire che le nostre azioni hanno un seguito, positivo o negativo, ci farà capire il senso della nostra impotenza in certi aspetti della nostra vita
2.Sincerità;
Temere di dover pagare un conto salato in futuro, farà si che le nostre azioni siano fatte in maniera sincera senza doppi fini malvagi e subdoli.
3.Rispetto;
Dobbiamo portare rispetto alla terra e ai suoi abitanti. Non dobbiamo arrogarci il diritto di calpestare i diritti degli altri.
4.Generosità;
Essere generosi per ricevere in cambio generosità.
5.Bontà d’ animo;
Se vogliamo il bene nella nostra vita dobbiamo fare del bene. La fantastica legge del karma.
6.Consapevolezza;
Capire che le nostre azioni hanno un seguito deve responsabilizzarci.
7.Condivisione;
Siamo parte di una società e le nostre azioni hanno effetto sugli altri.
8.Responsabilità;
Il tema chiave del Karma: dobbiamo essere i responsabili delle nostre azioni.
9.Vivere il Presente;
Non cè niente di più importante del cogliere l’ attimo fuggente. Non sognare il futuro e non rimpiangere il passato.
10.Pazienza.
Bisogna pazientare e la ricompensa arriverà.
Ora che abbiamo visto cos’è il Karma, forse è giunto il momento di metterlo in pratica. Inizia ora e subito ad applicare le leggi ferre del Karma. Non sperare nel successo senza la lotta. I tuoi sogni si realizzeranno solo se costruirai la strada per loro giorno dopo giorno.

Le leggi karmiche

Per mantenere positivo il karma, si possono seguire 12 piccole regole, dette leggi karmiche:
1. La grande legge: Questa è la legge che parla del principio di causa-effetto, ovvero, ciò che si fa è ciò che si ottiene. Attingendo dai proverbi italiani, si potrebbe anche tradurre con “chi semina vento, raccoglie tempesta”.
2. La legge della creazione: La legge della creazione dice che la vita richiede partecipazione, non accade semplicemente da sola. Inoltre, è il principio che sostiene che l’uomo è un tutt’uno con l’universo.
3. La legge dell’umiltà: Questa regola dice che ciò che si rifiuta di accettare, continuerà nonostante il rifiuto. In più, sostiene che se si vede del negativo negli altri, significa che non si è concentrati su più alti livelli dell’esistenza.
4. La legge della crescita: Crescere in spirito significa che è il soggetto a dover cambiare, non ciò che lo circonda. Inoltre, questa legge dice che l’unica cosa che si può donare è se stessi, perché su di sé si può avere il pieno controllo.
5. La legge della responsabilità: Se c’è qualcosa di sbagliato nella propria vita, significa che c’è in qualcosa che non va in se stessi. In altre parole, è necessario assumersi le proprie responsabilità nella vita.
6. La legge della connessione: 
E' tutto collegato è  interconnesso.
Ogni passo della vita conduce al successivo e così fino all’ infinito. 
Questa legge sostiene anche che passato, presente e futuro sono 
tutti connessi l’uno all’ altro.
Ogni molecola esistente comunica ed è connessa alle altre.
Perciò uomini, animali, piante, sassi, metalli, liquidi,  sono tutti  connessi come cuore fegato occhi piedi sono connessi dentro il vostro corpo.
7. La legge del focus: Non è possibile pensare a due cose contemporaneamente. In più, quando ci si focalizza su valori spirituali, è impossibile pensare a sentimenti più bassi, come la rabbia.
8. La legge del dono e dell’ospitalità: Quando si crede che qualcosa sia vero, può capitare nel corso della vita, di essere chiamati a dimostrare questa verità. Questo è il momento in cui si mette in pratica ciò che si è imparato.
9. La legge del qui e ora: Guardare al passato per analizzarlo impedisce di vivere totalmente il presente. Inoltre, pensare a vecchi sogni e passate abitudini, impedisce di averne di nuove.
10. La legge del cambiamento: La legge del cambiamento dice che la storia ripete se stessa finché non s’imparano le lezioni di cui si ha bisogno per cambiare percorso.
11. La legge della pazienza e della ricompensa: Tutte le ricompense arrivano dopo un duro lavoro iniziale e richiedono pazienza. La vera gioia arriva dopo aver fatto il proprio dovere e nell’attesa di ricevere la ricompensa.
12. La legge del significato e dell’ispirazione: L’ultima legge karmica dice che si ha indietro ciò che si è dato e che ogni contributo personale è un contributo all’intero universo.
il karma

La reincarnazione

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IL KARMA - Il caso non può esistere

karma e samsara


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