mercoledì 31 dicembre 2014

LA POTENZA DEL BENE COMUNE



di Gianni Lannes
Mediterraneo - foto Gilan
Non sono un maestro, o un depositario di verità, ma un ricercatore. Non posso dare consigli e neppure indicare la via maestra. Io stesso la ignoro. Che fare concretamente? Bisogna allargare l’orizzonte, affinché ciascuno possa rendersi conto di non essere il centro dell’universo, ma un essere umano pensante, che ha nella profondità del suo pensiero, e del suo cuore, se non le risposte, almeno le speranze per vivere a testa alta. Insomma, vi esorto ad avere fiducia nelle proprie capacità e nei propri limiti.

L’essere umano è un prodotto di lotte intime e sociali, la cui soluzione provvisoria va cercata in quel dialogo infinito con gli altri, capace di allargare la sua visione del mondo, la cui angustia è forse l’autentica responsabile dell’acuirsi del dolore, nell’apparente insolubilità dei problemi.

La vera risposta non è quella che chiude il discorso, bensì quella segretamente custodita dalla domanda successiva. Essa, con la danza infinita dell’onda che abbraccia la riva, plasma il profilo della terra, dimostrandoci che nessun dolore è definitivo, nessun problema è insolubile, nessuna risposta è ultima.

Noi dobbiamo invitare una nuova generazione a trarre la verità insita in ognuno di noi e nelle cose, insegnare a pensare positivamente, a provare empatia, a coltivare il dubbio, a credere nella potenza del bene comune. E a non smettere di fare domande e di mettere in crisi tutte le risposte che sembrano definitive.

Socrate ha insegnato agli umani che maestro non è chi trasmette la verità, ma chi aiuta gli altri a partorirla dalla confusione delle proprie opinioni, anche se in contrasto con le idee dominanti.

Ora, e sempre, bisogna vivere in un mondo migliore, non soltanto sognarlo ad occhi aperti.

martedì 30 dicembre 2014

La Paura non è reale


…e allora capisco
che la paura non è reale.
L’unico posto in cui può esistere
è nel nostro modo
di pensare al futuro.
 

E’ un prodotto
della nostra immaginazione
che ci fa temere cose
che non ci sono nel presente
e che forse neanche mai ci saranno
 

Si tratta quasi di una follia.
Il pericolo è molto reale
ma la paura è una scelta.


https://blogtre.wordpress.com/2014/12/29/la-paura-non-e-reale/ 

Quando il peso delle imposte raggiunge livelli insostenibili...

L’Art.53 della Costituzione e l’Art.54 del codice penale messi insieme costituiscono una”barriera” per chi è sopraffatto dalle tasse, ma nessuno ve lo dice.

Art.53 della Costituzione
Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.
Avete capito bene?Bisogna pagare IN RAGIONE ALLA VOSTRA CAPACITA’ CONTRIBUTIVA,se non incassate non pagate…
Art.54 del codice penale
Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo.”
Quindi NON E’ PUNIBILE CHI HA COMMESSO IL FATTO (di non aver pagato) PER ESSERVI STATO COSTRETTO DALLA NECESSITA’ DI SALVARE SE‘ (dal collasso economico),DAL PERICOLO ATTUALE DI UN DANNO GRAVE ALLA PERSONA (danni psicologici,morali,depressione ecc dovuti al collasso economico).
Di seguito vi mostriamo un video di Alessandra ‪‎Marazzi‬ tenace imprenditrice e onesta cittadina che denuncia giustamente il peso insopportabile delle ‪‎tasse‬ facendo appello ai due articoli sopra citati.
Prendiamo esempio da questa donna coraggiosa e ribelliamoci a questa‪ dittatura‬ finanziaria che ci rende schiavi “inconsapevoli” di avere (ancora per poco,fino a quando non la renderanno “carta straccia”) alle spalle una costituzione che ci protegge.

lunedì 29 dicembre 2014

MI SENTO STRANIERO

mi sento straniero in questo mondo... per me il Natale non ha nessun senso
lo guardo con distacco come si guarda il festeggiamento di qualche tribu' persa nell amazzonia..

 
mi sento straniero in questo mondo... non vado mai al cimitero a visitare delle tombe...contatto direttamente cuore a cuore chi mi è caro
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo nel contagio nè nei virus malvagi
 
mi sento straniero in questo mondo... non cerco nessuno quando sono triste o depresso, cerco me stesso
 
mi sento straniero in questo mondo... non ho fiducia nei medici nè nelle strutture ospedaliere non credo nella medicina ufficiale... non seguo la massa
 
mi sento straniero in questo mondo... non guardo le partite di calcio e non lo seguo
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo ai preti ne' nel papa.. non vado in chiesa a pregare cerco il contatto con il Divino direttamente non ho bisogno di intermediari
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo nel matrimonio , le persone non dovrebbero stare insieme per contratto
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo alle relazioni basate sul bisogno, ma credo nell''amore
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo alla TV alla radio ai giornali ai politicanti, non credo alle chiacchere da bar ne' alle maldicenze  o alle belle parole
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo nella morte cio' che sono esiste da sempre e per sempre
 
mi sento straniero in questo mondo... non credo ai pensieri della mente , credo solo al silenzio interiore
Antar Raja
http://altrarealta.blogspot.it/

domenica 28 dicembre 2014

Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste


Ho smesso di fare l’avvocato perché la giustizia non esiste

Perché ho smesso di fare l’avvocato? Perché preferisco insegnare il diritto teorico, ovverosia un’utopia, piuttosto che praticarlo.  
Perché per secoli la giustizia ha sempre condannato povera gente, contadini, schiavi, poveri, e mai i ricchi, i nobili, i potenti. E oggi non è diverso. A essere condannati sono ragazzi tossicodipendenti, contadini, spazzini, casalinghe, senzatetto, malati di mente, al massimo qualche studente. Mai politici, magistrati, architetti, avvocati, notai, agenti dei servizi segreti, poliziotti, carabinieri. Quelli, al massimo, si “suicidano”. 
Perché mi hanno sempre offerto di più per non difendere alcuni clienti che per difenderli, ove normalmente non si ricava nulla.
Perché la stragrande maggioranza degli avvocati e dei magistrati il diritto non lo conosce. E in fondo fa bene, perché il diritto non viene mai applicato veramente. 

Perché la difesa dei deboli non è mai stata possibile nei secoli scorsi, e non si poteva pensare che dopo millenni di soprusi il cambiamento di un sistema legislativo potesse comportare anche un cambiamento di mentalità.
Perché non ci sarà mai una vera giustizia finché non verrà applicato quell’articolo del codice deontologico secondo cui l’avvocato ha il dovere di dire la verità e di collaborare col giudice per la ricerca della verità, ma questo presuppone: che i magistrati cerchino la verità e non il proprio interesse, cosa allo stadio attuale dell’evoluzione umana impossibile; che gli avvocati non colludano col cliente che delinque.  
Perché nessuno vuole che la giustizia funzioni veramente, e quindi ogni riforma non fa che peggiorare il sistema già traballante, in quanto tra le tante falle del sistema si insinuano e camminano spediti i corrotti, i criminali, i favoriti. 
Perché nelle cause più importanti ho sempre vinto dove avevo torto e perso dove avevo ragione

Perché in Italia (ma anche all’estero) non c’è mai stato un vero processo per strage, o per un delitto grave, in cui si sia saputa la verità. Perché le leggi sono fatte da chi commette i crimini più innominabili, e quindi sono già pensate in anticipo per mandare assolti i colpevoli.
Perché volevo fare l’avvocato per difendere i più deboli, ma poi ho scoperto che spesso il debole non vuole comunque essere difeso veramente e che la vittima spesso collude senza saperlo con il suo persecutore. 
Perché molti avvocati sono molto più criminali dei criminali che difendono, e i giudici sono molto più criminali dei criminali che condannano. 
Perché la situazione, oggi, non è diversa da quella descritta da Khalil Gibran un secolo fa; ma del resto è la stessa situazione che esisteva millenni fa. 
Perché finché ogni giurista troverà normale che sia punito l’omicidio ma si possa andare in guerra a fare milioni morti, che sia punito il furto ma si possano depredare i cittadini di milioni di euro, nessun sistema giuridico potrà mai essere chiamato “giustizia”. 

Perché se non cambia la società è inutile cambiare il diritto.
(Paolo Franceschetti, “Perché ho smesso di fare l’avvocato”, dal blog di Franceschetti del 14 novembre 2014).

sabato 27 dicembre 2014

La sclerosi è inguaribile?!

Se avessi sviscerato questo discorso in ogni sua parte, non sarei qui...
...la sclerosi è inguaribile?! 

La prima volta che l'idea mi ha timidamente accarezzato è stato quando - non so chi, non so come - un  libro della Dottoressa Kousmine è arrivato nelle mie mani: La sclerosi a placche non è inguaribilehttp://www.macrolibrarsi.it/libri/__la_sclerosi_a_placche_non-inguaribile.php. Ancora non sapevo dove mi avrebbe portato quella strada, non potevo immaginare che avrebbe sconvolto del tutto le mie idee sull'alimentazione, facendomi abbandonare caffè, cappuccini, sigarette...per poi approdare al vegan-crudismo tendenziale con la consapevolezza di potercela fare. Si, di guarire. Ragazzi, oggi io sto bene, in salute, forza e bellezza. Non avrei potuto pensarlo sei anni fa, quando quel gentiluomo del neurologo mi spiattellava la sua bella diagnosi con un ghigno di malcelata soddisfazione. Forse comunicare certe diagnosi fa sentire potenti dei piccoli individui.
Ancora oggi, alcuni amici credono che la mia diagnosi sia stata un errore, il mio ginecologo lo ha supposto, il mio ex medico della mutua lo sosteneva (forse), mio padre che è rimasto sempre nascosto sotto il tetto del suo negozio e non si è mai presentato in ospedale, in nessun ospedale, lo crede un errore. Per molti è più facile pensare che fior fior di neurologi si siano sbagliati nonostante lo abbiano messo per iscritto, piuttosto che credere alla mia guarigione. Per questo motivo, sono stata insultata anche su Facebook...perché non è proprio possibile guarire!
 
E invece no, cari tutti. Io sono guarita. La salute me la sono ripresa con le unghie e con i denti e ho fatto tutto quello che era in mio potere per recuperarla. Ma non sono superwoman, non ho la pozione magica a voi che me lo chiedete, non ho risposte brevi. Neanche per voi che avete già provato tutto. La sclerosi, come tante altre malattie definite inguaribili, è guaribile. Basta volerlo, basta crederci, incanalarsi nella strada giusta e fare tutto il possibile. 
Ce lo diceva ......>>> continua alla fonte

mercoledì 24 dicembre 2014

Viaggio nella mente creativa

Avete una mente creativa? Ecco 17 modi per scoprirlo


La creatività si nasconde dentro ognuno di noi, ma per stimolare la mente creativa è necessario saper maturare le proprie idee e i propri pensieri a seconda delle situazioni. 
Abbiamo già affrontato, in un precedente articolo (leggi per approfondimento) che la creatività è un processo molto complesso della nostra mente e non è da suddividere in modo riduttivo nella classica e vecchia distinzione fra emisfero sinistro più analitico e quello destro più sensibile e istintivo.
Sappiamo che il nostro cervello lavora insieme per generare un processo creativo che è difficile da spiegare a parole, ma, soprattutto, è quasi impossibile poterlo sintetizzare in un unico concetto razionale.

Per questo motivo la mente creativa è in grado di generare personalità complesse e talvolta paradossali quali sono gli artisti: un creativo è una figura capace di distinguersi dalla massa in tutte le sue caratteristiche, perché unica nel suo genere e nel suo modo di vedere le cose e di affrontare la vita.
Gli artisti sono differenti dagli altri perché osservano il mondo con occhi diversi, con uno sguardo curioso e indagatore nei confronti della realtà che li circonda. Un creativo ha una personalità che si distingue dalla massa perché è in grado di trasformare le proprie passioni in uno stile di vita, trasformando tutto ciò che lo riguarda in qualcosa di unico e originale.
Visti con gli occhi della società, gli artisti sembrano degli stramboidi pazzi che vivono sopra le righe, perché per una persona “comune” è difficile comprendere appieno questo stile di vita alternativo.
Ma quali sono le caratteristiche che distinguono una mente creativa dalle altre?
 Le 17 caratteristiche tipiche di una mente creativa
1) Sognare ad occhi aperti
Sognare ad occhi aperti non è una perdita di tempo. Anzi quando uno sogna ad occhi aperti stimola la fantasia e la mente creativa ed è in grado di produrre un infinito numero di idee e intuizioni assolutamente geniali.
2) Osservare
Il mondo è, per il creativo, un calderone ricco di possibili strumenti da cui prendere spunto. Per questo una mente creativa osserva in modo curioso e attento tutto ciò che la circonda, per trarre informazioni sempre fresche e mai banali.
3) Lavorare ad orari insoliti
Una mente creativa è sempre in gran fermento e non si ferma mai, forse neanche quando dorme o riposa. Per questo gli artisti non hanno, e molto probabilmente, non possono avere degli orari fissi come una persona che lavora in ufficio. Le intuizioni possono arrivare a qualunque ora, per questo è molto comune fra gli artisti lavorare anche di notte, per non interrompere il flusso creativo.
4) Trovare tempo per se stessi
Spesso si sente dire che gli artisti sono lunatici, musoni e a volte solitari. In realtà possono anche essere le persone più socievoli del mondo ma, a differenza degli altri, necessitano più spesso di momenti di solitudine in cui la mente creativa possa prendere tempo per riflettere e lavorare senza distrazioni.
5) Sfruttare le difficoltà come stimolo e nuovo punto di partenza
I traumi della vita non devono essere visti come una cosa negativa e basta. I disagi spesso portano le persone a cercare alternative e li invoglia a sforzarsi di vedere il mondo attraverso differenti prospettive. Per questo una mente creativa è in grado di sfruttare gli ostacoli della vita come stimolo alla propria creatività.
6) Ricerca continua di nuovi stimoli
Le menti creative non sono mai ferme, nel vero senso della parola. Un artista è spesso in viaggio, anche da solo, perché è sempre alla ricerca di nuovi stimoli e nuove avventure per il proprio bagaglio culturale. Le emozioni forti e le esperienze di vita stimolano la fantasia.
7) Non aver paura di fallire
Le menti creative sono, nella maggior parte de casi, delle persone testarde; se un artista si fissa su un’idea è molto difficile smuoverlo. Per questo motivo i creativi sono spesso soggetti a fallimenti o insuccessi professionali, però sono in grado di rialzarsi e affrontare la vita di petto con uno spirito positivo.
8) Curiosità
E’ proprio vero che i bambini sono i creativi per eccellenza. Si dice che per stimolare la creatività bisogna tornare a pensare come un bambino: il motivo sta nel fatto che i piccoli si pongono spesso molte domane, sono sempre curiosi e assetati di conoscenza. Una mente creativa si domanda in continuazione perché una cosa è fatta in quel modo.
9) Osservare e imparare dagli altri
Le menti creative trovano spunto ovunque, anche nei comportamenti delle persone che le circondano. Inoltre, fin dal passato, l’arte è in rado di rendere migliore la vita delle persone: per fare questo un creativo deve sempre essere a conoscenza dei comportamenti degli altri ed essere sempre un passo davanti alla massa.
10) Saper correre il rischio
Siccome le menti creative non hanno paura di fallire, sono sempre disposte ad affrontare i rischi. Il rischio è uno stimolo alla creatività e una sfida a creare qualcosa di originale e unico anche dal nulla.
11) Essere sempre se stessi
La creatività è la massima espressione dei desideri e dei bisogni di un uomo. La mente creativa è in grado di esprime in continuazione, nelle proprie opere, la propria unicità e la propria personalità, senza paura di rivelare l’io interiore. Anzi è proprio l’io interiore che dona un carattere unico ai lavori creativi.
12) Seguire le proprie passioni
Le menti creative non lavorano per una ricompensa materiale, ma per un amore incondizionato verso le proprie passioni. Le persone creative sono sempre entusiaste e motivate, anche di fronte ad un lavoro che non ha una ricompensa in denaro ma solo un riconoscimento personale.
13) Vedere il mondo da un punto di vista differente
Saper sognare ad occhi aperti permette ad una mente creativa di vedere il mondo da una prospettiva differente e unica. Questo perché gli occhi di un artista non sono vincolati da stereotipi o da limitazioni, ma sono in grado di esplorare il mondo come se fosse un foglio di carta immacolato.
14) Perdere la cognizione del tempo e dello spazio
Durante un processo creativo la mente è concentrata e impegnata nell’atto di creare o realizzare qualcosa, sia che sia un opera d’arte che un libro o durante una danza. E’ come se la mente creativa cadesse in uno stato di trance da cui difficilmente è difficile uscire. Per questo gli artisti lavorano a qualsiasi ora senza sforzo, perché perdono la cognizione del tempo e dello spazio circostante.
15) Circondarsi di bellezza
Le menti creative hanno un senso del gusto eccellente e unico. Per questo sono anche molto pignoli e pretenziosi e tendono a circondarsi di cose belle, oggetti particolari e cose originali.
16) Sperimentare cose nuove
Saper correre il rischio significa sperimentare e indagare nell’ignoto. Una mente creativa è capace di sperimentare per creare sempre qualcosa di nuovo e mai banale, che sia innovativo e un passo avanti rispetto alle idee del momento.
17) Consapevolezza delle proprie capacità e del proprio io
Una mente creativa per avere successo deve essere in grado di conoscere se stessa in tutte le sue forme. Molto spesso gli artisti si dedicano alla meditazione come utile strumento per scoprire le zone più nascoste delle proprie personalità, e per attingere allo stato creativo e geniale del proprio io.
Inoltre, i creativi curano molto il proprio corpo perché la riduzione dell’ansia e dello stress aiutano la mente al processo creativo.

Dopo aver analizzato attentamente questi punti, ti ritrovi in qualcuna di queste caratteristiche, o addirittura in tutte?
Se si, allora la tua mente è una mente creativa e deve essere sfruttata per riuscire a distinguersi dalla massa.

L'importanza della testa fra le nuvole

Per migliorare le prestazioni mentali basta essere tra le nuvole

Al contrario di quanto si pensava, essere con la testa tra le nuvole, in certi casi può migliorare le prestazioni mentali.
Per migliorare le prestazioni mentali e cerebrali, specie quando si sia sul lavoro o per risolvere problema, un test, un quiz, si è sempre pensato che bisognasse focalizzarsi sull’obiettivo, e non lasciare che la mente vaghi. Oggi, invece, un nuovo studio della Cornell University suggerisce che “sognare a occhi aperti”, far vagare il pensiero può essere utile per migliorare le performance mentali.
 

Il dott. Nathan Spreng e colleghi della CU hanno mostrato per la prima volta che le aree del cervello coinvolte nelle cosiddette attività mentali durante i momenti in cui la mente vaga, in cui ci si sofferma sui ricordi, possono effettivamente migliorare le prestazioni in alcuni compiti mentali impegnativi. I ricercatori sottolineano come risultati dello studio, pubblicati sul Journal of Neuroscience, migliorano la nostra comprensione di come le reti neurali focalizzate sia esternamente che internamente interagiscono per facilitare il pensiero complesso.

«L’opinione prevalente – spiega il prof. Spreng – è che l’attivazione di regioni del cervello denominate rete predefinita compromette le prestazioni in compiti che richiedono attenzione, perché questa rete è associata a comportamenti come la mente vagante. Il nostro studio è il primo a dimostrare il contrario, ossia che coinvolgere la rete predefinita può anche migliorare le prestazioni».
Certo, ci sono molti studi che hanno suggerito come l’attivazione della rete neurale predefinita possa entrare in conflitto con un certo obiettivo di un’attività. Tuttavia, sottolineano i neuroscienziati, dipende dal tipo di attività. Per esempio, può essere il caso di una persona che stia seguendo una lezione e debba prendere degli appunti. In questo caso, se lascio la mente vagare e inizio magari a pensare a quello che ho fatto lo scorso fine settimana, è probabile che io non riesca a tenere il passo e prendere appunti.

Spreng e il suo team hanno sviluppato un nuovo approccio in cui i processi detti “off-task”, come il ricordare, possono sostenere piuttosto che entrare in conflitto con le finalità del compito sperimentale. Il loro nuovo lavoro, chiamato “famous faces n-back”, verifica se l’accesso alla memoria a lungo termine su personaggi famosi, che impegna tipicamente regioni cerebrali predefinite di rete, sia in grado di supportare le prestazioni della memoria a breve termine, che coinvolge in genere le regioni di controllo esecutivo.
Per verificare tutto questo, i ricercatori hanno eseguito delle scansioni cerebrale durante i compiti assegnati a 36 giovani adulti, in cui hanno mostrato una serie di volti noti e anonimi in sequenza, per poi chiedere di identificare se il volto attuale corrispondeva a quello presentato due videate precedenti. I risultati hanno rivelato che i partecipanti erano più veloci e più precisi nella corrispondenza con i volti noti rispetto a quella dei volti anonimi. Tutto ciò dimostra che vi è un miglioramento delle prestazioni della memoria a breve termine associato a una maggiore attività nella rete di default. Per cui l’attività nelle regioni del cervello predefinite è in grado di supportare le prestazioni in compiti “goal-directed” (ossia orientati a dimostrare un’abilità) quando il compito richiede un allineamento con i processi supportati dalla rete di default.

«Al di fuori del laboratorio, perseguire obiettivi comporta l’elaborazione di informazioni piene di significato personale come il conoscere esperienze passate, motivazioni, progetti per il futuro e contesto sociale. 

Il nostro studio suggerisce che le reti predefinite e le reti di controllo esecutivo interagiscono dinamicamente per favorire un dialogo continuo tra il perseguimento di obiettivi esterni e il significato interno», conclude Spreng.
In sostanza, in certi casi è meglio lasciar andare la mente e, in qualche modo, la soluzione al problema arriva.

martedì 23 dicembre 2014

7 atteggiamenti negativi che però non sono tali

Ecco 7 comportamenti che crediamo negativi, in realtà ottimi per la salute

Sbagliamo a trattenere le emozioni forti. Sentimenti che nella loro violenza prendono il sopravvento sul nostro raziocinio e ci scuotono tanto da darci la sensazione di farci del male. Lasciarsi andare in realtà resta l’unico modo per dare vantaggi alla nostra salute e a noi stessi.
È inutile far violenza sui nostri istinti. Quegli atteggiamenti che attribuiamo a debolezze puramente umane e riteniamo dannosi possono essere infatti positivi. Ecco una lista di sette comportamenti che siamo abituati a ritenere negativi, ma in realtà fanno bene alla salute:

Arrabbiarsi
Lasciarsi andare a qualche sfuriata liberatoria può creare un cambiamento positivo nella nostra vita. La rabbia è semplicemente un sentimento che nasce in noi quando subiamo un torto e ci sentiamo insultati da un comportamento sbagliato. La cosa importante è incanalare l’energia provocata dalla reazione irosa, provando a sovvertire la situazione che ci ha urtato. Sbaglia chi rifiuta la rabbia o non la sfoga, preferendo l’apatia dell’accetazione o il rancore. La rabbia è lì per un motivo, per proteggervi o per liberarvi.

Piangere
Alle volte ce ne vergogniamo. Nascondiamo le lacrime che denunciano la nostra debolezza, il nostro esserci rimaste male, il nostro orgoglio ferito. Ma mostrarci vulnerabili non è necessariamente negativo. Può aiutare chi ci sta accanto a capire qualcosa di te e a sostenerti quando ne hai bisogno. Le lacrime, così come la rabbia, sono uno sfogo necessario per il nostro corpo.

Infrangere le regole
La trasgressione delle regole è stata associata negli anni a figure che hanno fatto la storia, sovvertendo lo status quo, per dar vita a cambiamenti positivi di cui ancora oggi beneficiamo. Ricorda sempre che le leggi sono state fatte dagli uomini e errare è umano. Decidi autonomamente cosa è giusto e cosa è sbagliato. E se dogmi consolidati negli anni si frappongono tra quello che per te è giusto abbi il coraggio anche tu di lottare per dar vita a un nuovo cambiamento.

 
Non ascoltare
I consigli degli altri, per quanto possano nascere dalle migliori intenzioni, non ti spingono necessariamente verso una via più corretta di quella indicata dal tuo istinto. Riponi più fiducia nelle tue sensazioni, non lasciarti demotivare da chi ritiene scorretta una tua mossa. Avvaliti delle tue convinzioni per portare avanti i tuoi comportamenti e ignora chi ti spinge in direzione contraria.

Sentirsi persi
Quante volte ci sarà capitato di perderci in una città che non conosciamo. Nel tentativo di trovare la strada giusta abbiamo esplorato luoghi, altrimenti mai visti e una volta raggiunta la meta ci siamo sentite più in confidenza con quella città, ci è parso di conoscerla maggiormente. Lo stesso concetto vale quando sentiamo di aver smarrito noi stessi. Il disorientamento aiuta ad aver maggior consapevolezza di alcune nostre reazioni e modi di essere. Ritrovare la “retta via” ci rende più consapevoli di ciò che siamo e più padrone di noi stessi

Non adattarti
È quasi un istinto di sopravvivenza. Moduliamo la nostra personalità a seconda delle situazioni nelle quali ci troviamo per non sentirci inadeguati, goffi e fuori posto. Vivere all’infuori del “socialmente accettato” può alle volte semplicemente voler dire di avere una personalità che è riuscita a mantenersi estranea ai trabocchetti dell’omologazione. Ti renderai conto come essere te stessa nella tua diversità possa risultare anche maggiormente affascinante.

Stare soli
Se è vero che la felicità è reale solo condivisa, è bene anche far attenzione a chi scegliamo per condividerla. In qualche periodo della nostra vita può capitare di trovarci circondati da meno persone del solito. In alcuni casi questo potrebbe voler dire che abbiamo deciso di allontanare da noi chi non meritava di starci accanto. Il valore della solitudine è fondamentale per la nostra esistenza. Circondarsi costantemente di persone non ci dà modo di fermarci per ragionare su noi stessi. La solitudine, d’altronde, viene spesso ricercata dagli artisti, per dar vita alle loro produzioni più sentite.

domenica 21 dicembre 2014

La malattia mentale: potente strumento del sistema


Malattia mentale: la verità nascosta

Il DSM, Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali.
"Sappiamo con certezza che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico, il testo sacro della psichiatria, con l'elenco dei disturbi mentali) utilizzato da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per emettere le loro diagnosi, non è basato su criteri scientifici", afferma il dr. Antonio Pala, psicologo e psicoterapeuta. "Non solo, ma Il trattamento psicofarmacologico che viene imposto presenta rischi gravissimi"

Fin dagli anni in cui frequentavo l’università come studente e non come professore (ne son passati più di trenta) avevo grosse difficoltà nel comprendere e nel digerire che le diagnosi si basassero su criteri che ai miei occhi sembravano quantomeno poco scientifici. Non riuscivo a trovare il supporto clinico, sperimentale, la verifica, la replicabilità, il controllo delle variabili, il controllo della validità e dell’attendibilità nei testi che pretendevano di essere il riferimento assoluto per la pronuncia di una diagnosi. Non li trovavo… perché non c’erano!

Finalmente qualcun altro, altre voci di scienziati e clinici seri, denuncia la verità rispetto al mondo della psicologia, della psichiatria e degli interessi che ne condizionano l’operato. Adesso possiamo dire in maniera chiara e con il corale consenso della comunità scientifica libera dagli interessi economico-politici, che il DSM (Manuale Diagnostico e Statistico – il testo sacro della psichiatria, con l’elenco delle centinaia di disturbi mentali) utilizzato da psicologi, psicoterapeuti e psichiatri per emettere le loro sentenze diagnostiche, non è basato su criteri scientifici ma su opinioni personali raccolte in base agli interessi delle solite lobbies al servizio del sistema che governa il mondo.
 
Bisogna inoltre ricordare che ”l’attendibilità e la validità” (criteri base della statistica) dei test usati a supporto delle diagnosi effettuate in base a tali manuali, se vogliamo essere ottimisti, indicano che le diagnosi sono errate, da una volta su cinque a una volta su due (valori da 0.80 a 0.50) e questo sarebbe già preoccupante se il DSM fosse il risultato di un approccio scientifico. Ma i disturbi mentali non sono malattie mediche verificabili, le diagnosi sono basate solo su una lista (DSM e ICD-10) di descrizioni di comportamenti, talvolta sentimenti e sensazioni che non danno in nessun modo l’idea della condizione interiore, psichica e mentale dell’essere umano che li mette in atto.

Il trattamento psico-farmacologico, che viene poi imposto, presenta rischi gravissimi, talvolta letali. Basterebbe leggere il famoso “bugiardino” (chissà perché questo nome), ovvero le istruzioni allegate, per farsi un’idea delle conseguenze dell’assunzione degli psicofarmaci: danni biologici, a diversi sistemi, apparati, organi, sviluppo di patologie devastanti, talvolta rischio di morte. Il massimo dell’assurdità consiste nel fatto che, molto spesso, l’assunzione del farmaco può provocare lo stesso sintomo per combattere il quale è stato prescritto! E ancora, per contrastare gli effetti collaterali o indesiderati di un farmaco, molto spesso, si ricorre alla combinazione di un cocktail di farmaci ognuno dei quali porta con sé i propri effetti collaterali. È bene ricordare che effetti “collaterali” non significa che essi abbiano remote possibilità di presentarsi, significa connessi, concomitanti e determinati dal farmaco.

Lo psichiatra Allen Frances ha dichiarato:
 “Non esistono test oggettivi in psichiatria”
Tornando al DSM, sottolineiamo di nuovo che esso non ha niente di scientifico e che, quindi, tutte le diagnosi in tal senso sono solo strumenti manipolativi. Allen Frances, psichiatra ed ex Direttore del Comitato di Redazione del DSM IV ha, qualche tempo fa, dichiarato: “Non esistono test oggettivi in psichiatria, immagini radiologiche, analisi o test di laboratorio, in grado di stabilire in maniera conclusiva se qualcuno sia o meno affetto da un disturbo mentale, non c’è nemmeno una definizione di disturbo mentale (…) non puoi definirle”.
A sua volta, il direttore del NIMH (National Institute for Mental Health, USA), Thomas Insel ha smantellato la credibilità dell’ultima versione del DSM dicendo: “Il suo punto debole è la mancanza di validità. A differenza delle definizioni di cardiopatia ischemica, linfoma o AIDS, le diagnosi del DSM sono basate solo sul consenso riguardo a gruppi di sintomi clinici, senza test oggettivi. I pazienti con disturbi mentali meritano di meglio”.

La scienza non conosce la causa dei disturbi mentali

Attualmente sono disponibili dei protocolli finalizzati alla comprensione delle cause, alla soluzione del problema e alla facilitazione della guarigione della malattia fisica e del disagio mentale che integrano coerentemente diversi contributi scientifici. La nuova scienza, la PNEI (Psico-neuro-endocrino-immunologia), integra contributi dalla neurofisiologia, dalla endocrinologia, dalla psicosomatica, dall’epigenetica, dalla Nuova Medicina di Hamer, dalla psicologia transpersonale-psicosintetica, dalla kinesiologia applicata, da PSYCH-K® e da altre discipline di confine, accomunate da un approccio olistico integrante l’applicazione delle leggi della fisica quantistica al sistema del genere umano.
È facile comprendere perché questi nuovi approcci alla guarigione vengano combattuti dal sistema dominante
Questi protocolli implicano delle forme di diagnosi-comprensione e di terapia assolutamente attendibili, valide, efficaci – sempre che vengano integrate tra loro – monitorabili in ogni fase del processo; sono portati avanti da scienziati di frontiera, all’avanguardia, tra cui psicologi, psicoterapeuti, medici, psichiatri, genetisti, biologi. È facile comprendere perché questi nuovi approcci alla guarigione vengano fortemente combattuti dal sistema dominante (il modello classico si occupa di curare, non di guarire), che con ogni mezzo tenta di metterli in ombra e di sabotarne la credibilità attraverso la disinformazione, la calunnia e altri mezzi per lo più illegali.

Un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione
Il problema è che andremmo aiutati nei momenti di difficoltà, quando è più difficile affrontare la vita e i problemi, restando in equilibrio. Invece, dicendoci che siamo malati, che abbiamo un disturbo, prescrivendoci farmaci o orientandoci a psicoterapie, che di tutto fanno tranne che risolvere il problema (il blocco mentale psicosomatico, all’origine della sofferenza), ci vincolano ad un modello di vita, basato sul male e sulla disperazione, alimentando il business sanitario sulla nostra pelle che ci costringe, attraverso la manipolazione, a vivere in una sorta di schiavitù, determinata dal fatto che, tutto ciò, ci impedisce di evolvere.


La psicoterapia dovrebbe comprendere l’origine del male 
e individuare modelli adattivi funzionali e risolutivi.
È questo che dovrebbe fare una psicoterapia: comprendere l’origine del male, definire come gli eventi traumatici hanno modificato i nostri programmi mentali e le nostre reazioni fisiche (adattamenti), procedere nell’individuare modelli adattivi funzionali, risolutivi e sani in relazione alla condizione disfunzionale, mantenerci in equilibrio e fiduciosi durante tutte le fasi del processo, permettendoci di comprendere ciò che accade acquisendo, giorno dopo giorno, sempre più “competenza” nella gestione della nostra vita. In poche parole deve permetterci di evolvere. Perché, se ci pensiamo bene, nel mondo quantico in cui viviamo, tutto ha un senso, niente avviene per caso, e ciò che avviene (gli eventi che banalmente chiamiamo problemi) è sempre teso a permetterci di evolvere, a migliorare e a darci una migliore capacità di godere la vita.
La nostra evoluzione non può prescindere dai processi di integrazione del nostro sistema di esseri umani (anima-mente-spirito/energia-corpo). 

Le persone che affrontano un percorso di guarigione ringraziano il problema che li ha portati in terapia. Infatti, attraverso il lavoro su di sè, hanno scoperto prima di tutto “chi essi non sono”: non sono persone, non sono chi il sistema gli ha fatto credere di essere, attaccando loro etichette con le quali si sono identificati, vivendo in un interminabile conflitto e disagio tra le istanze più elevate ed evolute che in fondo a se stessi percepivano e i gretti e banali bisogni (artificialmente creati dal sistema dominante per distrarci dal vero senso della nostra vita) che, ogniqualvolta non possono essere gratificati, inducono senso di inadeguatezza, disagio e malattie.

Più che persone (il cui significato originario é maschere) 
dovremmo diventare individui, liberi da condizionamenti.
Diventare individui, (letteralmente, non divisi) e abbandonare le sub-personalità, le maschere (dal latino: persona, maschera, utilizzata nel teatro per rappresentare un personaggio) che offriamo al mondo per essere accettati (ovvero conformi ai modelli culturali), esprimere la nostra essenza più profonda, liberi da condizionamenti, vivendo ognuno a suo modo, in modo attento, presente, amorevole, armonico, questo, in un’era corrotta dalla brama del possesso, dall’ossessione per l’apparenza, dalla compulsione a sottomettere gli altri, potrebbe dare senso alla vita, restituendoci la dignità di essere umani. 
Diversamente continueremo ad essere burattini al servizio di un sistema, la società che governa le persone, costruita con la finalità di farci dimenticare chi siamo, di farci dimenticare la nostra umanità fino a quando dimenticheremo di avere un’anima e la nostra vita sarà veramente, irrimediabilmente, un vero inferno. La malattia mentale, quindi, non è altro che il disagio di non essere se stessi, di non essere integrati, di essere frammentati in tante sub-personalità spesso incompatibili tra loro e sempre incompatibili con la nostra vera essenza. È triste riconoscere che questa condizione sia stata creata dalla nostra cultura, dalla nostra mal-educazione, ovvero dalla manipolazione culturale al servizio di interessi oscuri. è rassicurante. È rassicurante e sano capire che la guarigione è a portata di mano, che non è necessario delegarla a nessuno, ma sarà opera nostra in un percorso alla scoperta di noi stessi, seppure, talvolta, sia necessario un supporto da parte di quei professionisti (seri, competenti, con anni di esperienza sul campo alle spalle) che, in accordo con noi, hanno a cuore la nostra evoluzione e il nostro ben-essere.
Siamo umani e da umani vogliamo essere trattati! Ribelliamoci al sistema che ci impone false diagnosi per prendersi prima la nostra mente e poi, casomai, la nostra anima (in greco: psiché)! 
Sarà una ribellione pacifica, attuata da uomini e donne amorevoli, che condividono una visione fiduciosa in un universo amorevole che li sostiene nel gratificarli nelle reali necessità, lungo il cammino verso l’autorealizzazione.

Per saperne di più:
– Giorgio Antonucci “I pregiudizi e la conoscenza critica alla psichiatria”, Cooperativa Apache, Roma, 1986. E “Critica al giudizio psichiatrico, Sensibili alle foglie”, Roma, 1993.
– Richard P. Bentall“Doctoring the Mind: Why psychiatric treatments fail”, Penguin – New York, 2010.
– “Your Drug May Be Your Problem: How and Why to Stop Taking Psychiatric Medications”, Da Capo Press, Boston, 2007.
– Giuseppe Bucalo “Malati di Niente – Manuale minimo di sopravvivenza psichiatrica”, Cox 18 Books /Milano e Grafton 9 /Bologna, 1996.
– Roberto Cestari “L’inganno psichiatrico”, Lib&Res – Milano, 2012.
– Paola Minelli, Maria Rosaria D’Oronzo “Sorvegliato mentale. Effetti collaterali degli psicofarmaci”, Nautilus, Torino, 2009.
– Joahnna Moncrieff “A Straight Talking Introduction to Psychiatric Drugs”, PCCS Books, Monmouth, 2009.
– Thomas Szasz “Il mito della malattia mentale”, Spirali, 2003.

Vedi anche: www.ccdu.org/bibliografia
Sul significato di “bugiardino”: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/perch-foglietto-illustrativo-farmaci-viene-c
di Antonio Pala - lunedì 10 novembre 2014