lunedì 26 settembre 2016

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE

LA PERSONALITÀ DOPO LA MORTE
Quando il corpo muore anche la personalità muore, e resta solo l’essenza interiore che ci ricongiunge con il mondo immateriale della Totalità e delle emozioni.
Focalizzarsi esclusivamente sugli aspetti concreti dell’esistenza ha un prezzo da pagare, incatena alla sofferenza quando arriva il momento del trapasso.

La cultura materialista ha inibito la percezione di tutto ciò che non si può toccare (e monetizzare) e ci conduce a sperimentare il dolore quando la concretezza incontra il proprio limite.
Nel momento della morte il corpo perde la vitalità cedendo il posto ai legami affettivi, che acquisiscono una maggiore pregnanza.
La materialità non funziona più ed è soppiantata dalla molteplicità impalpabile della vita interiore.

Una realtà che non si può toccare ci svela la sua presenza, grazie agli effetti che si producono nel mondo interno.
L’amore, il dolore, la paura, la malinconia, la tenerezza, non possiedono fisicità, ma chi li vive è certo della loro esistenza perché ne constata gli effetti in se stesso.
Quando il corpo muore, la vita interiore rimane viva e vibrante, a dispetto della pretesa materialista di padroneggiare ogni cosa con i sensi fisici.

Le verità immateriali sono invisibili, ma non per questo inesistenti, anzi, sono l’unica realtà che sopravvive alla morte, perché nel trapasso si rinforzano e crescono, aiutandoci a sopportare la perdita delle persone care.
In quei momenti, nel mondo interiore si apre la strada per una comunicazione profonda, che esiste ed evolve anche quando la fisicità non c’è più.
Vediamo come.

Con la morte del corpo tutto ciò che concerne la fisicità si trasforma e deperisce, e la personalità, che è strettamente legata al corpo, scompare.
La personalità è il modo in cui facciamo fronte agli eventi, l’insieme dei comportamenti e degli atteggiamenti che usiamo più di frequente e che spesso ci portano ad affermare con sicurezza:

“Io sono fatto così!”.
In verità, nessuno è fatto così.
Abbiamo tutti un insieme potenzialmente infinito di possibilità espressive, anche se da questa gamma finiamo per selezionare poche opzioni che utilizziamo un po’ per tutto, come dei vestiti comodi.

La personalità è la fisionomia che scegliamo di dare alla nostra esperienza terrena e, proprio come un abito, spinge agli altri a riconoscerci e identificarci.
Quando il corpo non c’è più anche la personalità si trasforma, e le difficoltà che incontriamo nel ritrovare chi non ha più una forma fisica, dipendono soprattutto da questa mancanza.

Ci aspettiamo di riconoscere le parole, i gesti, i modi di fare che hanno caratterizzato le persone che abbiamo amato, e se arrivano informazioni diverse dalle nostre aspettative, lo scetticismo la fa da padrone cestinando ogni esperienza come fosse frutto della fantasia.
È difficile accettare che adesso la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato, il cane… non sono più come li abbiamo conosciuti.
La delusione che deriva da questa constatazione, per molti è insopportabile.

Vorremmo ritrovare i nostri cari così come li abbiamo sempre percepiti, e rifiutiamo l’idea di un’evoluzione dopo la morte.
Eppure, la vita continua anche senza la presenza del corpo, il percorso di crescita prosegue nelle dimensioni più rarefatte dell’esistenza e le creature che abbiamo amato cambiano e procedono nella loro evoluzione affettiva e multidimensionale.
I nostri cari tornano sempre a raccontarci la vita dopo il trapasso, ma per la mente è difficile incasellare quelle informazioni così diverse dalle attese che abbiamo.

Occorrono umiltà, fiducia e devozione, per mantenere salda la certezza che la mamma, il papà, il marito, l’amico, il fidanzato o il cane, non ci hanno abbandonato e verranno a dirci come e dove sono adesso.
È grazie all’umiltà, alla fiducia e alla devozione che è possibile superare gli ostacoli di un pensiero abituato a distinguere solo la concretezza.

Davanti all’infinita continuità dell’amore, la mente si ribella, i ricordi incalzano e il dolore dilaga impedendo l’ascolto di una presenza fatta di sentimenti e di unione, senza corporeità.
Per superare l’enigma e il dramma della morte, la ragione deve cedere il posto al sentire e fidarsi di una sicurezza tutta interiore.

Proprio come succede quando ci s’innamora.
Mentre la mente cerca i suoi perché il cuore conosce già la verità, senza bisogno di fatti o di parole.
Quando chi non c’è più torna per raccontarci la sua realtà, avvertiamo qualcosa dentro, una risposta impalpabile e veloce attraversa la mente nello stesso istante in cui formuliamo interiormente la domanda: 
“Dove sei? Come stai? Cosa ti è successo?”.
Cogliere la risposta presuppone la capacità di ascoltare l’invisibile, un pensiero estraneo nel fiume ininterrotto del nostro costante chiacchiericcio interiore.
Occorre l’umiltà di accogliere anche ciò che non comprendiamo, la fiducia nella profondità del legame che unisce le persone anche se il corpo non c’è più, e la devozione che permette all’amore di crescere e svilupparsi nei modi che gli sono propri, e che spesso la ragione fatica ad accettare.

Allora arrivano i messaggi e i nostri cari privi di fisicità ci raccontano una realtà che sta oltre la mente, il corpo e la materia, un mondo che è sempre esistito e che ci accompagna costantemente, perché è l’essenza stessa della vita, di cui la morte è soltanto un passaggio.
Sono messaggi pieni di insegnamenti, parlano della continuità dell’esistenza, raccontano il valore dell’immaterialità.

La personalità è legata alla materia, appartiene al corpo e alla sua fisicità.
Oltre la cortina del pregiudizio che annoda le percezioni ai cinque sensi, esiste il mondo impalpabile delle emozioni e prende forma un percorso di crescita che dalla frammentazione delle identità conduce alla pienezza della Totalità.

I nostri cari defunti sono le guide che ci indicano il cammino, e ci regalano gli insegnamenti di una realtà che la ragione non può raggiungere e che il cuore riconosce d’istinto.
La mancanza della personalità permette di usare parole diverse, espressioni non facili per il nostro idioma razionale fatto di tempo, spazio e misura.

É un linguaggio più antico e più difficile da interpretare perché bisogna leggerlo con gli occhi del cuore, e ci guida a comprendere un mondo in cui la ragione cede il posto a sensazioni nuove: di unione, di pienezza, di appartenenza, di sicurezza e di Totalità.
Carla Sale Musio

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