giovedì 28 aprile 2016

Omeopatia, cosa c’è da sapere

Omeopatia, cosa c’è da sapere

di Gioia Locati
Lo sapete che entro il 2018 i prodotti omeopatici diventeranno farmaci approvati da Aifa?

Lo sapete che sono 25mila i medici italiani che prescrivono omeopatia e non si può essere omeopati senza essere medici?

Lo sapete che l’80% degli italiani conosce la medicina omeopatica, il 20% la utilizza abitualmente e un adulto su tre vi ricorre per i propri figli (Fonte: EMG ACQUA marzo 2016)?

Lo sapete che le aziende italiane, che sono 27, non possono produrre e vendere nuovi omeopatici dal 1995? E, nonostante ciò, non sono fallite garantendo 4mila posti di lavoro. Anzi, nel 2015, il fatturato delle aziende – pari a 165 milioni annui (mentre quello delle vendite in farmacia è di 330 milioni) – è cresciuto del 3%?

Lo sapete che gocce e granuli omeopatici non sono illegali (e neppure pozioni miracolose) ma fino ad oggi sono rimasti in commercio grazie al permesso del Ministero della Salute (Aic, autorizzazione di immissione in commercio). E che tutti gli ospedali della Toscana, più alcuni in altre regioni (cliccate qui, qui e qui) li prescrivono ai malati come terapie in aggiunta?

Lo sapete che, per il ritardo nel recepire la Direttiva europea (già accolta invece in altri Paesi), le nostre aziende non possono esportare i loro prodotti?

Lo sapete che, in settembre, Giovanni Gorga, presidente dell’associazione Omeoimprese e dirigente dell’azienda Guna, ha pubblicato il libro “Elogio dell’omeopatia” (Il Cairo) con la prefazione del ministro Beatrice Lorenzin?

Lo sapete che, dopo 40 giorni dall’uscita del libro, dopo i ringraziamenti da parte del ministro, dopo le presentazioni e le recensioni, Lorenzin ha annunciato di voler ritirare la prefazione (molti giornali ne hanno parlato) ma di fatto ancora oggi la si trova nelle edizioni presenti nelle librerie? Sí, la prefazione è rimasta a introdurre il libro di Gorga…
Ecco l’intervista con il presidente di Omeoimprese.

Quanti prodotti omeopatici si trovano in commercio?
“Secondo una recente stima fra 12mila e 15mila, sono tutti in circolazione dal 1995”.

La strada che porterà gli omeopatici a diventare farmaci è lunga e tortuosa?
“Lunga sicuramente. È l’applicazione di una Direttiva europea recepita nel nostro Paese nel 2006 (con decreto legislativo 219/2006): prevede che l’Agenzia del farmaco prenda in carico i prodotti, valutandone sicurezza e qualità delle materie prime. La maggior parte dei Paesi stranieri è già regola. L’Italia, dopo aver prorogato per diversi anni la scadenza, ha fissato il termine nel 2018
.

Quanti prodotti sono già diventati farmaci?
“Quattro. Non so dirle quali”.

Ma in 30 anni di consumi la sicurezza dovrebbe essere stata già testata.
“Infatti è stata concessa una procedura semplificata per i prodotti in commercio dal 1995, cioè tutti. Quando le aziende lanceranno sul mercato nuovi farmaci, da ora sarà possibile, l’iter sarà diverso, prevederà test pre-clinici e nelle confezioni comparirà l’indicazione terapeutica”.

Dunque, in un anno e mezzo, Aifa controllerà tutti i 15mila omeopatici?
“Non sarà cosí. Perchè la procedura è costosa e le aziende non hanno interesse a pagare una tariffa di registrazione per quelle formulazioni che vengono usate pochissimo. Insomma, alla fine i prodotti si ridurranno a 7-8mila”.

Ed è un peccato.
“Sì perchè, in questo modo si snatura uno dei principi dell’omeopatia che prevede numerose diluizioni del principio attivo, varietà da calibrare caso per caso e da paziente a paziente. E poi si penalizza la scelta del medico: gli si dice ‘prescrivi questo e stop'”.

Ed è andata così negli altri Paesi europei?
“Non in maniera così drastica. In alcuni Paesi, come la Germania, è stato deciso di non far pagare per tutti i prodotti che si vendono sotto i 500/1000 pezzi annui. Dunque all’estero restano tutte le diluizioni…”

Chi osteggia l’omeopatia?
“È un limite culturale di cui soffre l’Italia, non la Francia, il Belgio o la Germania”.

Big Pharma?
“Direi di no. Se pensiamo che i 300 milioni di fatturato degli omeopatici rappresentano l’1% del settore farmaceutico. Per quanto possa vendere l’arnica non sarà mai come l’aspirina.”

L’omeopatia funziona?
“Le rispondo da imprenditore: qualunque settore che per 30 anni non inserisce novità sul mercato, va a picco. Il nostro continua a crescere, nonostante leggere flessioni negli anni di crisi…”

Due parole sul principio attivo nei prodotti, la critica più frequente paragona l’omeopatia all’acqua fresca.
“Nel 70% delle formulazioni il principio attivo è presente, in basse dosi ma c’è. Gli altri sono effettivamente più diluiti e il principio attivo scompare, ma vi è una logica in queste preparazioni e vi sono degli effetti…”

Effetti che si possono spiegare?
“La scienza oggi non è in grado di rendere conto di tutto ciò che ci circonda ma il fatto che non vi siano certezze sul meccanismo d’azione non significa che l’efficacia non ci sia. Recenti studi di autorevolissimi studiosi, fra i quali il Nobel per la medicina Luc Montagnier potrebbero spiegare il meccanismo d’azione dei medicinali omeopatici (qui il lavoro scientifico, Dna waves and water sulla prestigiosa rivista di fisica Journal of Physic e qui una sintesi presentata dal Corriere della sera).
In Italia vi sono le pubblicazioni dell’ematologo Paolo Bellavite, professore a Verona. Cliccate qui“.

Un farmaco a dinamizzato funziona meglio dello stesso non dinamizzato?
“Vi sono lavori importanti che dimostrano questo. Uno condotto dall’Università degli Studi di Milano, pubblicato su Pulmonary Pharmacology and Therapeutics riconosce effetti diversi delle stesse molecole: se non vi è preparazione omeopatica il farmaco perde efficacia”.

L’omeopatia è una medicina alternativa?
“Non è alternativa, casomai complementare, l’omeopatia è uno dei tanti strumenti a disposizione del medico”.

Ci racconta come è andata con il ministro Lorenzin?
“C’è poco da raccontare: ho ricevuto la prefazione dalla segreteria del ministro (contestualmente ai ringraziamenti). E, come da accordi, l’ho pubblicata. Poi però, dopo 40 giorni dall’uscita del libro, insieme all’eco di una polemica amplificata dalle tivù, ricevo notizia che la prefazione mi è giunta per un errore della segreteria del ministero. Quindi, per evitare ulteriori strumentalizzazioni, ho dichiarato che la prefazione verrà ritirata, il passo successivo compete all’editore”.
Però, oggi, abbiamo visto che nelle edizioni presenti in libreria la prefazione c’è ancora.

Che idea si è fatto di questa storia?
“In Italia si grida allo scandalo per la prefazione di un ministro della Salute a un libro di omeopatia ma si permette a un condannato per mafia di andare alla tivù di Stato a pubblicizzare il suo libro…e meno male che non ci sono pregiudizi nei confronti dell’omeopatia…!”

Ha più incontrato il ministro Lorenzin?
“Non si è più creata l’occasione. Ma proprio in questi giorni ho chiesto un incontro al ministero per illustrare l’ultimo sondaggio che conferma l’uso consolidato dei medicinali omeopatici da parte di milioni di italiani”.

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