giovedì 18 febbraio 2016

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso...

La sofferenza nei bambini malati è un riflesso
Affronto oggi un discorso delicato in quanto sovente contrasta con le nostre più profonde ed ancestrali convinzioni e percezioni.
Analizzando la malattia nella sua complessità possiamo notare che oltre alla sua funzione di ripristino della normalità biologica ha, di norma, anche la funzione, per mezzo della sofferenza, di farci evolvere spiritualmente, di farci guardare nella nostra interiorità quasi sempre celata dalle pesanti maschere e norme imposte dalla società che nulla hanno di naturale.

Al di là di quelle che possano essere le cause delle malattie nei bambini, è altresì importante fare delle considerazioni su come gli stessi vivano tale delicato e sofferente momento, è oramai risaputo che i bambini conoscono innatamente l’arte del vivere al contrario di noi adulti, tant’è che continuamente ce lo insegnano, pertanto nei loro confronti la sofferenza tesa all’evoluzione spirituale non ha motivo di esistere fatto per il quale essa è meno intensa che negli adulti.
Non è un caso se i bambini/ragazzi quando ad esempio hanno la febbre a 39°C e oltre giocano e fanno l’esperienza della vita nel modo più piacevole possibile, chiaramente la malattia un po’ li rallenta, ma niente a che vedere con la profonda debilitazione psicofisica che subirebbe un adulto per un semplice malanno.

Ora andando ad analizzare patologie ben più gravi di quelle che solitamente i bambini “prendono” a scuola, possiamo notare, solo se facciamo bene attenzione, che la loro sofferenza per la maggior parte non è data dal loro status di malato, bensì “dall’ambiente” che li circonda, cioè tutto lo stuolo di parenti e personale sanitario che gli gira intorno e che evidenzia, anche per i più ciechi, una faccia con una gioia pari a zero, ma anche peggio. Qualcuno obbietterà che non potrebbe essere altrimenti quando si ha di fronte un bambino con una malattia grave, ma non è proprio così in quanto in tali circostanze è più che doveroso tener conto di alcune importanti considerazioni che cercherò di illustrare.

I bambini, in misura inversamente proporzionale alla loro maturazione ed indipendenza, vivono la loro vita senza conoscerla, per impararla, come avviene per i cuccioli di ogni specie animale, non fanno altro che analizzare l’operato e lo stato emotivo dei genitori copiandolo in toto, insomma l'"essere” bambino non è altro che il riflesso dei genitori; se proprio nel momento di maggior bisogno trova intorno a se persone preoccupate, depresse o piagnucolanti, cosa copierà e sentirà?
Purtroppo nei casi di gravi malattie infantili, in continuo aumento, il bambino assorbe “dall’ambiente” solo dolore e sofferenza, nessun barlume di gioia e di vita, quella che gli farebbe superare meglio la malattia o di fargli vivere in quel momento già di per sé pesante un pizzico di pura gioia spensierata o immotivata.

Non dimentichiamo mai che l’atteggiamento depresso o di paura aggrava qualsiasi patologia e riguardo ai bambini è meglio ricordare che non gli si può nascondere il proprio stato d’animo, loro lo percepiscono spesso anche a distanza, senza che nessuna parola venga pronunciata e pur nel loro dolore si prodigano a sollevare l’umore dei loro principali amori e scopo di vita: mamma e papà.

Lo stato di gioia che dovrebbe invece accerchiare il bambino nel corso della malattia consentirebbe di accelerare di molto ogni genere di guarigione. Lo stato di gioia, che è la naturale condizione in cui dovrebbe vivere l’uomo, consente in molte occasioni di assistere a dei miracoli (guarigioni prodigiose) che possono essere spiegati solo attraverso una profonda conoscenza del nostro essere psico-biologico-spirituale nella sua complessità.

Il problema ovviamente non è quello di comprendere queste semplici osservazioni quanto quello di adottare un simile atteggiamento concreto e fiducioso in circostanze che sono al limite della sopportazione umana, quindi conscio delle difficoltà attuative di un simile approccio, mi accingo ad elencare alcune considerazioni che dovrebbero quantomeno essere tenute presenti in questi casi.

Per attuare il necessario atteggiamento è doveroso considerare che:
·        quando la situazione appare disarmante per i genitori, per il bambino che è malato essa lo sarà ancora di più sia per la malattia che per la percezione dello status dei genitori;
·        bisogna necessariamente fare uno sforzo incredibile per comprendere la malattia, informandosi in ogni dove, rivolgendosi ad esperti non convenzionali del corpo umano (es. esperti e terapeuti delle 5 leggi biologiche o altre medicine ritenute valide) affinché la comprensione degli eventi fornisca le conoscenze necessarie ad impedire l’aggravarsi della situazione e il giusto input direzionale per le successive cure da adottare; cosa tutt’altro che facile, ma doverosa.
·        qualora, come spesso accade, la circostanza non lascia nemmeno il tempo di “respirare”, tenere sempre a mente che la malattia sintomatica è un segnale preciso ed inequivocabile che il corpo del bambino sta reagendo, sta cercando di ristabilire l’equilibrio biologico, quindi ringraziare ed amare con vera consapevolezza quel processo che per quanto diabolico che possa sembrare ha uno scopo nobile quasi sempre del tutto sconosciuto, un processo naturale che bisogna accompagnare nel modo corretto verso la naturale soluzione, attenuando farmacologicamente i forti sintomi ove necessario.
·        Qualora la situazione si protrae per molto o moltissimo tempo, l’unico vero aiuto che si possa dare è quello di amare più di quanto siamo abituati a fare, amare con un modo nuovo, diverso dal solito, lasciando fuori le preoccupazioni che giocoforza verranno trasmesse quindi sostituire il proprio sentire con una gioia senza confini per il solo fatto che esiste quell’anima e che sta lottando per rimanere con noi.
·        Anche quando si è all’oscuro della vera motivazione della malattia, praticamente sempre, lo stato di gioia che si instaurerà consentirà di far cessare l’eventuale causa nascosta della malattia e che spesso invece reitera se stessa nei bambini o nei genitori e non consente di giungere alla guarigione.
·        Lo stato di gioia ridurrà di molto (oltre il 50%) la sofferenza del malato e le complicazioni della malattia.
·        Non dimenticare mai che pur affidandoci alle amorevoli cure dei bravissimi ed amorevoli dottori i protocolli di solito prevedono l’uso di farmaci che non di rado aumentano o fanno permanere il fisico in uno stato di continua “ricaduta” e costituiscono pertanto un fardello aggiuntivo che il piccolo ma forte corpo deve riequilibrare, quindi a tale condizione non si deve in nessuna misura aggiungere tensione, paura, preoccupazione, timore, pianto, ma solo tanta gioia e profondo amore.

Insomma vi dico che la parte più rilevante della sofferenza di un bambino malato non deriva dalla malattia stessa bensì dallo stato d’animo di chi lo ama più della sua stessa vita e senza saperlo aggiunge sofferenza e rallenta la guarigione, questo perché nessuno mai gli ha confidato il segreto della vita: l’amore.

Mi tornano in mente dei ricordi…quando ero piccolo, 10 anni circa, mi venne una bruttissima febbre (41,5°), poi mi dissero che avevo preso la malaria, e i miei erano preoccupatissimi e parlavano in continuazione col dottore, gli era già capitato di perdere un altro figlio e non volevano perdere anche me, ricordo che mentre i miei parlavano col medico io nella camera strillavo come un matto e solo dopo capii che non aveva molto senso, infatti mia zia che mi stava vicino e mi teneva la mano mi disse: “Marcello, perché gridi così? E’ così forte il tuo male? Strillando ti senti meglio? Valuta bene quanto male hai veramente e poi fai quello che ti senti” in meno di un minuto avevo smesso di urlare ed il mio male si era dimezzato e a pensarci bene non gridavo per la febbre, ma per le circostanze che percepivo anche se mi venivano nascoste.
… inoltre molti anni fa entrai in un famoso ospedale pediatrico e quello che più mi è rimasto impresso non erano i bambini gravemente malati, ma i genitori affranti e sembrava che i bambini dovessero sostenere loro… sembra incredibile, ma è proprio quello che ho visto.

Ora io mi chiedo non è forse ora di cambiare?

Non sto qui a dire cosa fare per curare la malattia di un angelo, ma solo a ricordare qual è l’ingrediente più importante per riportarlo a vita gioiosa e aiutarlo al meglio.

Nulla dev’essere più come prima, è arrivato il momento di cambiare il nostro approccio verso la malattia, verso i bambini, verso la vita; c’è una strada migliore da percorrere quella vecchia ha fatto il suo tempo ora le nuove energie e le nostre esigenze richiedono un radicale cambiamento nella direzione di un’esistenza più vera, più umana.

Da adesso in poi tutto volgerà verso il meglio possibile perché ora noi sappiamo che possiamo creare quel futuro per noi e i nostri bambini che non avevamo osato neanche immaginare, lo possiamo fare anche con l’aiuto dei bambini/figli, tutti speciali, e del nostro bambino interiore che sta risorgendo per una nuova civiltà.

I miracoli esistono e siamo noi a poterli fare, ma dobbiamo approfondire sul chi siamo veramente ed amare consapevolmente.
Marcello Salas


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