lunedì 1 febbraio 2016

Il respiro della terra

Il respiro della terra

L’uomo è rimasto isolato nel cosmo.
Non è più parte della natura e ha perso
la sua partecipazione emotiva agli eventi naturali.
Le cose non gli parlano più ed egli non può
parlare a pietre, sorgenti, piante e animali.
(Carl Gustav Jung)
Vi sono molte forme di sensibilità che l’anima umana possiede ancora a livello molto debole, ma che sarà chiamata a sviluppare in futuro. Ci sono alcune qualità che avranno un migliore affinamento e questo riguarda i sentimenti che non possiamo percepire perché la loro intensità sarebbe insopportabile per l’uomo moderno. Il nostro intellettualismo prevale e limita la nostra visuale, infatti lo sviluppo dell’intelletto ha comportato la scomparsa di alcuni sentimenti che, gli uomini antichi, ancora potevano sentire: il legame tra l’uomo e la terra fa parte dei sentimenti ormai dimenticati.

L’intellettualismo moderno rende aridi e incapaci di percepire molte sfumature del mondo esterno. Da questo punto di vista, la vita spirituale del passato era molto più ricca perché si veniva addestrati a percepire il ciclo delle stagioni ottenendo una percezione spirituale molto raffinata. Il rapporto tra l’uomo e il mondo è condizionato da un confine perché l’uomo è un essere chiuso non solo dal punto fisico, ma anche da quello spirituale. Dobbiamo immaginare che tra l’uomo e il mondo esterno esista un passaggio di correnti che pulsano andando dall’interno dell’uomo verso il mondo, e immaginare altre correnti che scorrono nel mondo spirituale del cosmo e penetrano nell’uomo.

Dobbiamo immaginare che, dal cosmo, fluiscono alcune forze che spesso vengono paragonate ad un oceano pulsante di molte forme di energia. La componente spirituale dell’uomo fluttua nell’oceano, perciò la componente spirituale si estende verso l’esterno finché non trova una zona oscura. La zona è oscura perché costituisce una parte di realtà che l’uomo non sa come raggiungere. Questo spiega perché l’uomo sa percepire del mondo esterno, solo la visione di quello che riesce a sostenere. L’uomo possiede una forza interiore che gli proviene dalla forza della sua visione del mondo.

Questa forza trova un ostacolo insormontabile quando essa incontra un limite alle sue rappresentazioni, perciò l’anima umana non sa entrare in relazione con l’esterno. Le onde universali si avvicinano all’uomo perché lui le attira in proporzione a quante onde può contenere e così qualcosa scorre nella sua interiorità. Poi l’onda si ritrae e si allontana. Questo è il modo con cui veniamo impregnati dall’aura che fluttua nel cosmo e che resta nella coscienza diventando l’elemento aurico universale che vive all’interno dell’uomo.

L’elemento aurico universale fluisce nella nostra parte subcosciente che contiene anche un’altra componente che fa parte dell’universo, perché anch’essa è stata ricavata dalla sostanza universale. E dove si incontrano le due componenti universali si formano dei blocchi che corrispondono ad un’onda di energie che irrompono nell’uomo. L’onda energetica interna segue la direzione seguita dai nervi motori e da quelli sensori. Da ciò si determina il contrasto dell’uomo con l’ambiente energetico e spirituale in cui egli vive, e condiziona gli elementi che si possono ricavare dall’ambiente in cui si vive.

All’interno dell’uomo c’è una barriera che protegge e nasconde quello che non possiamo sostenere, perciò la barriera interna ci nasconde anche le impressioni del mondo esterno che non sappiamo sostenere. In passato e nelle fasi evolutive delle epoche passate era possibile che la parte subcosciente potesse emergere e agire sopra la parte cosciente. L’antica chiaroveggenza si basava su questo fenomeno di anticipazione delle qualità o caratteristiche che dovremo sviluppare in futuro.

Si crede, erroneamente, che l’evoluzione sia un processo lineare e progressivo e prosegua con ritmo costante e sempre nel medesimo modo. Ma andrebbe immaginato un corso che, in contemporanea con una linea di sviluppo di qualità generali, esista pure una linea di sperimentazione di caratteristiche che sono anticipate per essere “testati” su alcune personalità. La tendenza si mostra in modo molto sottile solo nell’osservazione di alcuni spiriti che sembrano avere i residui delle qualità del tempo antico, ma che sono l’anticipazione di caratteri e qualità che svilupperemo naturalmente, ma in futuro.

In queste personalità osserviamo che non si esprime l’aspetto più evidente della loro coscienza, ma che si esprimono delle forze potenti che emergono dal loro subcosciente. Tra questi sentimenti ormai dimenticati vi è la capacità che avevano gli uomini del tempo passato di sentirsi inseriti nella vita del cosmo e di saper guardare nell’universo sentendo che anche l’essere umano ne faceva parte. In passato si sapeva guardare nel mondo, nel cosmo e anche negli altri sistemi planetari ma l’uomo non riusciva a valorizzare quello che aveva dentro se stesso cioè il suo io, dice Steiner.

In passato si veniva predisposti a imparare per mezzo di un addestramento specifico che favoriva la capacità di guardare all’interno della materia . Si veniva addestrati a vedere non solo quello che si percepisce alla superficie delle cose, ma a guardare anche nel substrato spirituale che si nasconde all’interno della materia. E molti sforzi erano dedicati al ciclo di osservazione della grande natura e della percezione del variare del ciclo della terra. Alcuni discepoli spirituali erano educati affinché la loro anima potesse percepire il trascorrere dei ritmi stagionali della terra. Un sentimento simile vive ancora oggi, ma solo in persone che sentono il susseguirsi delle stagioni perciò sentono cose diverse a seconda che sia la primavera oppure l’autunno.

Nella loro anima si riversa il senso della speranza quando vede che la natura, in primavera, mette le prime gemme e la speranza della primavera diventa l’esultanza gioiosa dell’estate. Sentiamo delle sensazioni molto diverse se vediamo lo sfiorire della natura e le foglie ingiallire con l’avanzare dell’autunno. Se vediamo gli alberi spogli sentiamo che la malinconia dell’autunno è diventata la tristezza dell’inverno. I discepoli dei misteri nordici erano addestrati a raffinare la loro percezione del trascorrere dell’anno, perciò nel solstizio d’estate, la notte di s. Giovanni che cade il 23 giugno, si accendevano dei fuochi per rappresentavano la gioia della natura che risplendeva di vita durante l’estate.

Invece, al solstizio d’inverno, si celebrava la fecondazione che ha portato la nascita del Bambino Gesù. Gli antichi discepoli ottenevano il potere di guardare oltre la materia, perciò la materia diventava completamente trasparente in modo che - attraverso di essa – potevano capire i grandi misteri cosmici che si nascondono dietro il susseguirsi delle stagioni. Le stagioni sono il modo con cui la terra partecipa e contribuisce alla vita del cosmo, perché sono il modo con cui la terra si rigenera continuamente.

Alcuni popoli educavano la loro anima a vedere l’ordine cosmico nascosto nei ritmi delle stagioni. Perciò vedevano che, alla tristezza dell’autunno segue il mese dei morti che è la festa caratteristica del ritirarsi della vita della natura che culmina nel Natale in cui si celebra la nascita del Bambino Gesù e che coincide con il morire del cosmo che culmina con il risorgere della luce che accade nel solstizio d’inverno. Anche la vita dell’anima segue le stesse fasi evolutive dell’anno, perciò le tappe della vita spirituale dei popoli pagani furono importate nelle festività cristiane.

All’equinozio d’autunno e all’equinozio di primavera, la durata del giorno e della notte si equivalgono. Però, a giugno, la proporzione aumenta in favore del giorno, mentre in dicembre prevale la durata della notte e il tempo in cui il sole è nascosto. Questo è il rapporto tra la terra e il sole di cui ci curiamo poco e che teniamo in minima considerazione. I popoli primitivi dicevano che la terra è un organismo vivente che segue il suo ritmo.

Durante l’autunno sentiamo che la terra inizia la sua inspirazione perciò richiama tutti gli spiriti elementari al suo interno. Invece, in primavera, la terra inizia il suo processo di espirazione perciò la vita si diffonde sulla terra e si diffonde verso tutto il cosmo.

In estate, l’espirazione della terra è terminata perciò inizia a verificarsi l’inspirazione che vedrà il ritiro delle forze naturali verso l’interno della terra. I popoli primitivi conoscevano questi processi respiratori perciò dicevano che la terra è un essere vivente e che il suo respiro è il ciclo delle stagioni che è anche il modo con cui la terra partecipa alla vita del cosmo. L’autunno vede l’inizio dell’inspirazione che - dal punto di vista spirituale - inizia con la notte delle stelle cadenti cioè la notte di s. Lorenzo quando cade sulla terra il ferro meteorico in cui è nascosta l’arma degli dei contro Arimhan.

Steiner dice che Arimhan vuole vincere gli esseri spirituali superiori che contrastano le forze della morte che aumentano in autunno. L’autunno inizia fin dalla metà d’agosto e infatti, nel mondo contadino, lo si faceva iniziare la notte di s. Bartolomeo ossia il 24 agosto quando si sente che si è già invertito il respiro della terra. L’equinozio d’autunno è collegato al mito di s. Giorgio che uccide il drago che è simile a Perseo che uccise il mostro marino e che sposò Andromeda. In autunno, il fuoco dell’estate è diventato la cenere che sarà il cibo della terra che custodisce il seme da cui nascerà la nuova vita. Questo è il modo in cui dovremmo pensare alla terra se - fin da bambini - fossimo educati a pensare.
Buona erranza
Sharatan
http://realtofantasia.blogspot.it/2015/12/il-respiro-della-terra.html

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