mercoledì 18 novembre 2015

La verità che il tuo oncologo non può dirti

Lei ha il cancro

L'avevo ormai capito, Dottore.
È stata l'unica cosa che sono stato capace di dire.
L'avevo ormai capito: avevo il cancro.
Lui mi fissava paterno, quasi sconsolato, ma di tanto in tanto si faceva
severo e grave.

Senta, Le fisso immediatamente un primo ciclo di terapia.
Non deve neppure farsi fare l'impegnativa, penso a tutto io.
Verrà qui al padiglione a fianco, ogni due settimane per 6 volte, alle 8.00 del mattino, a digiuno. Le faremo gli esami del sangue e poi il trattamento, potrà tornare a casa nel pomeriggio. Le va bene cominciare giovedì di settimana prossima?

E mentre scandiva, quasi fosse una strada ormai conosciuta, largamente battuta, il nostro, mio, percorso, io mi sentivo quasi ferito nel mio orgoglio.
Inerme, di fronte alla malattia. Desideroso di sapere.

Sì, certo, cioè... mi spieghi meglio, Dottore.
Dopo un'infinità di esami, riesco ad incontrarLa solo oggi e Lei mi sta dicendo che sto per cominciare la chemioterapia...sono disorientato, sta accadendo tutto troppo velocemente.
Guarirò? In quanto tempo?

Mi chiese di ascoltarlo attentamente.

Si ricorda di quel dolore all'addome di cui mi parla ogni volta che ci vediamo? La TAC ha evidenziato una neoformazione in una posizione in cui è impossibile intervenire chirurgicamente, quindi ci rimangono la chemioterapia e la radioterapia. Ho parlato del suo caso con i miei colleghi proprio ieri, siamo tutti d'accordo sul cominciare con un ciclo di chemio. Nella sua cartella non trovo il riferimento telefonico di un familiare, me ne lascia uno? Allora giovedì Le va bene? Diversamente ho un posto libero anche il lunedì successivo.

338…, è mio cugino, non mi rimane nessun altro.
Giovedì, certo, perché giovedì non dovrebbe andarmi bene? La mia Salute viene prima di qualsiasi altra cosa, qualsiasi impegno avessi per giovedì può sicuramente aspettare. Però, Dottore, io volevo sapere cosa mi farete. Perderò i capelli come il mio amico Walter? E poi quanto durerà questa terapia? Dopo sarò guarito?

Il gioco si fece duro, come il suo sguardo.

Cosa vuole sapere ancora? Il nome del farmaco che useremo nel suo caso? Vuole forse proporne Lei un altro? Perché non mi ascolta?
Le ho detto che cominceremo con un ciclo di 6 terapie, una ogni due settimane, sempre di giovedì. Le ho anche detto di presentarsi a digiuno alle 8.00, cos'altro deve sapere?
Non ho la sfera di cristallo per poterLe dire se le occorreranno altri cicli, né tanto meno come reagirà il Suo Corpo alla cura e se decideremo di utilizzare anche la radioterapia.
Lei è in buone mani, sia paziente e vedrà che andrà tutto bene.

Sì, deve scusarmi ma il fatto è che ho saputo di avere un tumore solo 5 minuti fa e adesso, quasi senza accorgermene, sono già sotto chemioterapia...

Non mi ha detto che lo aveva già capito?
In casi come il Suo è molto importante intervenire tempestivamente.
Non è contento di poter cominciare subito la cura? La Sanità Pubblica funziona davvero bene, Lei non ha idea di quanto costi il nuovissimo farmaco che Le somministreremo e Lei non deve neppure pagarlo!
Soli pochi anni fa la gente moriva di malattie come la Sua e Lei si preoccupa della sua capigliatura?
Dia retta a me, che di casi come il suo ne vedo tanti, faccia tutto quello che Le dico e vedrà che andrà tutto bene.

Grazie Dottore, mi scusi ancora.
Io non ho studiato come Lei ma, prima che me ne vada, mi permetta un'ultima domanda: Lei al mio posto adesso cosa farebbe?

Lei non deve fare proprio nulla.
Deve solo venire qui un giovedì sì e uno no e fidarsi della Medicina.
O forse preferirebbe consultare qualche ciarlatano, di quelli che poi finiscono in TV, o magari curarsi con le erbe come si faceva nel Medioevo?

No, non mi ha capito.
Io Le ho chiesto: Lei al mio posto cosa farebbe?

Infatti proprio non La capisco.
Non Le ho chiesto di fare assolutamente nulla, al di là di essere puntuale quando verrà qui da noi. Non Le ho proposto due alternative tra cui scegliere perché non avrebbe le competenze per farlo, quindi perché mi sta chiedendo cosa farei al Suo posto?

Ha ragione, Dottore, Lei non mi ha dato un'alternativa ma io ce l'ho ugualmente: potrei riservarmi di accettare la chemioterapia che mi sta proponendo e informarmi, chiedere altri pareri.
Le stavo appunto chiedendo se Lei farebbe questo al mio posto.

Il volto del medico perse assieme arroganza e sicurezza. Posò la penna e guardò a lungo negli occhi il suo paziente. Quindi cominciò a parlare.


La Responsabilità del Cambiamento
Signor Mario, io mi chiamo Giorgio.
Possiamo darci del tu?

Certo, Dottore.
Cioè, per me va bene, Giorgio...

Bene Mario, devo dirti che mi hai spiazzato. In realtà sono abituato a ricevere pazienti che hanno soggezione dell'oncologo al punto da non osare neppure fare domande; ma tu mi hai appena chiesto cosa farei al tuo posto come uomo, ricordandomi del tuo diritto a maggiori informazioni e della sacrosanta possibilità di confrontare diversi pareri.
Sono situazioni a cui non sono abituato e onestamente cerco di evitarle perché le temo.

Devi sapere che, quando ostento sicurezza e distacco, sto solo recitando il mio ruolo di medico come mi è stato insegnato, ma sempre più spesso mi chiedo quanto sia giusto utilizzare l'immagine del medico sicuro di sé per ignorare le domande di chi ritiene giustamente di essere il primo Responsabile del proprio Corpo.

Ti ringrazio di queste parole, Giorgio.
Capisco perfettamente che molti malati preferiscano delegare al medico ogni decisione per paura di doversi confrontare con il momento in cui dovranno essere loro a fare una scelta ma personalmente non trovo neppure giusto lasciare a te questa Responsabilità.

Sai, di fatto il Sistema è strutturato in modo che la Responsabilità non se la prenda nessuno, neppure il medico.
Esistono precise Linee Guida che suggeriscono appropriati interventi e prevedono l'applicazione di determinati farmaci a fronte di una specifica diagnosi, e poi ci confrontiamo tra colleghi in modo da scegliere sempre la cura «migliore», quella che non sarebbe contestabile neppure nel malaugurato caso qualcosa andasse storto.
In questo modo la competenza del medico è limitata alla fase di diagnosi e, una volta stabilita la patologia, la scelta della cura è pressoché determinata da una sorta di Protocollo.
Esiste quindi una cura «migliore» per tutti i pazienti con una certa malattia e questa viene adottata senza discutere con il malato i pro e i contro delle possibili alternative: se le Linee Guida suggeriscono la chemioterapia per un determinato tumore, non viene discussa con il paziente l'alternativa della radioterapia permettendogli una scelta.

Ma perché non viene fatto?
Se le alternative sono altrettanto valide, sarebbe sensato che il paziente esprimesse una preferenza sulla base dei diversi possibili effetti collaterali indesiderati dei due trattamenti. Per me potrebbe essere molto fastidioso un disturbo che qualcun altro magari riterrebbe di poco conto, e viceversa.
Manca forse il tempo da dedicare ad ogni paziente?

No, ci sarebbe il tempo per valutare eventuali terapie alternative nell'ambito di colloqui informativi.
La Verità è che il Sistema è strutturato nel migliore dei modi, per rispondere alla richiesta della quasi totalità dei malati che sono abituati a delegare agli altri la ricerca della soluzione dei loro problemi: nella testa della gente la Politica si prende cura dell'Economia, la Polizia della Sicurezza e la Medicina della Salute!

Non trovo sia poi neanche tanto sbagliato, in fin dei conti sei tu il medico e io sono venuto da te affinché tu mi guarisca.
Pensandoci, credo volessi solo avere più informazioni.
E poi forse chiedevo anche un po' più di umanità nel rapporto tra noi, ma non pensavo di spingermi tanto avanti al punto da diventare parte attiva nella scelta della cura.

O forse stavi implicitamente chiedendo che avessi a cuore la tua Guarigione, che ti rivolgessi i miei pensieri anche fuori dall'ambito dell'ospedale.
Sarebbe comprensibile, alcuni Studi pare abbiamo dimostrato che questo atteggiamento del medico si riflette positivamente sulla percentuale di Guarigione dei suoi pazienti.
Però a questo punto voglio darti una buona notizia: sei tu l'unico Responsabile della tua Salute.
E questo semplicemente perché sei l'unico Responsabile anche di tutti gli altri aspetti della tua Vita: tanto di quello economico, quanto della tua sicurezza.
Ecco, con questo discorso sulla Responsabilità ti ho appena restituito il tuo Potere di auto-Guarigione. Sei contento?

Auto-Guarigione? Ma cosa stai dicendo, Giorgio?
No, fermati un attimo. Il medico sei tu, io sono venuto da te perché ho bisogno di aiuto per guarire.

L'unico aiuto di cui hai bisogno è per consentirti di capire che delegando ad altri la tua Guarigione ti metti nelle loro mani e rinunci al tuo Potere.
Ogni uomo ha il suo miglior medico dentro di sé: tu ti conosci meglio di chiunque altro e quindi sei l'unico che può sapere qual è la miglior cura per te.
I medici possono solo esserti di supporto, presentandoti possibili alternative, ma tu sei l'unico Responsabile della tua Salute e hai il dovere di documentarti al punto da essere in grado di prendere delle decisioni informate.
È in gioco la tua Vita e a nessuno è più cara che a te, non puoi permetterti di fare meno di tutto quello che puoi fare.
…. 
Tratto da:
"La verità che il tuo oncologo non può dirti" di Giorgio Bogoni.

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