lunedì 3 agosto 2015

Le leggi biologiche del dottor Hamer spiegate a mia nonna: prima legge

Le leggi biologiche del dottor Hamer spiegate a mia nonna: prima legge

Nei precedenti articoli abbiamo parlato della Nuova Medicina Germanica del Dott. Hamer e abbiamo accennato a come siano state riunite sotto il nome di “leggi biologiche” quelle intuizioni che lo hanno portato a comprendere i meccanismi che regolano biologicamente la Vita.

Vediamo la prima legge: “Il trauma emotivo è il detonatore”: vuole significare che la malattia è causata da un trauma emotivo che giunge inaspettato e che ci coglie impreparati, mettendoci con le spalle al muro.

L’uomo nella propria evoluzione ha sviluppato dei programmi biologici, meccanismi inconsci divenuti automatici che servono alla sopravvivenza della specie e sono inscritti nel cervello, come pure nelle cellule.

Se andiamo a fare una passeggiata in una giornata di solleone ci possiamo scottare la pelle con arrossamento e prurito, ma esiste un processo automatico programmato che dà l’ordine di far circolare maggiore melanina per aumentare la pigmentazione della pelle e limitare la scottatura. Questo avviene perché esiste una relazione tra mente-cervello-corpo che, pur essendo tre unità specifiche, lavorano in perfetta sincronia per raggiungere un obiettivo comune: sopravvivere.

Attraverso una visione olistica dell’uomo si vedrà che esso è l’unione di più elementi: le emozioni (ciascun individuo vive gli avvenimenti della Vita in modo del tutto personale), il cervello (la centrale di comando che regola e gestisce la sopravvivenza), il corpo (l’unico campo di azione assoggettato al cervello), e quando si comprende questo circuito si può arrivare a capire il significato della malattia e le leggi (biologiche, appunto) che ne regolano il funzionamento.

Facciamo un altro esempio: se andiamo a fare una bella passeggiata al rientro a casa avremo consumato lo zucchero contenuto nei muscoli, la mente ne sarà consapevole (senso di fame) e lo comunicherà al cervello e allora andremo in cucina a preparare un bel pasto, per poi digerirlo e assimilarlo per ridare zuccheri ai muscoli. Sensato e semplice.

Per capire come questa legge possa spiegare lo sviluppo di una patologia analizziamo questo esempio che vediamo riassunto nell’illustrazione a fianco. Il sig. Antonio, cinquantacinquenne, ha dedicato tutta la sua vita al lavoro in una piccola azienda di tessuti. Una mattina come tante viene chiamato in ufficio dal suo datore di lavoro il quale gli annuncia il licenziamento senza mezzi termini. Antonio è letteralmente senza fiato, non riesce a reagire e non si dà una ragione. Qualche tempo dopo verrà a sapere che il suo posto è stato dato al figlio del titolare e questo lo porterà a dirsi: “Questo gioco sporco mi sta sullo stomaco, proprio non posso mandarlo giù!”.
Antonio potrebbe risolvere il problema trovandosi un altro lavoro, così da eliminare il “trauma emotivo”, oppure si potrebbe innescare un processo in cui l’emozione negativa attiva il cervello, che a sua volta ordina allo stomaco di digerire quel boccone indigesto per evitare un blocco intestinale con il possibile sviluppo di una malattia localizzata allo stomaco e di entità variabile.
Il Signor Antonio avrebbe potuto vivere diversamente il “trauma emotivo” del licenziamento, in base alla sua sensibilità:
  • “sono arrabbiato per l’ingiustizia subita”, scatenando una patologia alle vie biliari;
  • “mi sta sul gozzo…”, scatenando una patologia all’esofago;
  • “è un brutto tiro, impossibile da lasciar passare”, provocando una patologia all’intestino tenue;
  • “mi hanno fatto una porcata”, vivendo una patologia al colon;
  • “ho paura di non avere più il mio spazio”, innescando una patologia dei bronchi;
  • “non valgo più niente”, scatenante una patologia ossea.
Il cervello entra in azione, determinando uno speciale programma biologico di sopravvivenza, ogni volta che si vive un trauma emotivo con le seguenti caratteristiche:
  • Drammatico, con varie sfumature a seconda dell’intensità con la quale viene vissuto;
  • Improvviso e inaspettato, che ci coglie impreparati;
  • Conflittuale, per il fatto che l’emozione annebbia la ragione;
  • Vissuto in solitudine e con un continuo rimuginio, che porta a rivivere l’evento con la stessa intensità emotiva più volte;
  • Senza soluzione, apparente, giustificata e soddisfacente.
L’intensità del trauma emotivo subito determinerà la gravità della malattia, mentre il tipo di emozione provata nell’evento traumatico, determinerà il luogo della patologia.

Possiamo quindi considerare la malattia il simultaneo squilibrio dell’armonia tra mente-cervello-corpo provocata da un trauma emotivo.
Soltanto quando l’evento non sarà più percepito e vissuto in modo traumatico emotivamente, il problema (malattia) sarà risolto biologicamente.

“Siamo programmati per sopravvivere e continuare la specie. Il cervello non fa differenza tra il reale ( il cibo del pasto ) e l’immaginario ( il licenziamento di Antonio, vissuto come un boccone che gli resta sullo stomaco ). La malattia è dunque la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza”.

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