venerdì 24 aprile 2015

LE MALATTIE SONO DI TIPO TOSSICO E NON INFETTIVO

INTOSSICAZIONE ALIMENTARE E MALATTIE

Conferenza di Viterbo dell'11/04/2015(Valdo Vaccaro)

CONTAGIO E INFETTIVITÀ SONO TERMINI FUORI LUOGO NELLA HEALTH SCIENCE
Molte malattie non sono infettive, scrive Peter Duesberg, nel suo bestseller mondiale Aids: il virus inventato (Baldini & Castoldi in lingua italiana). Duesberg è uno scienziato trasparente e straordinario, nonché docente alla California University, ma rimane sempre un virologo, per cui gli concediamo un margine di tolleranza nell'addossare ai virus qualche sorta di responsabilità infettiva. Da ricercatore e filosofo igienista, da rappresentante della salute, parole come infettività e contagio non entrano nel mio vocabolario. Chi vuole approfondire troverà pane per i suoi denti nel mio blog. Basta digitare sul motore di ricerca parole come virus, batteri, vaccini, contagio, Aids e simili, per trovare tesine tipo "la farsa del contagio batterico virale", e tante altre.

LE MALATTIE SONO DI TIPO TOSSICO E NON INFETTIVO
Noi oggi sappiamo con certezza che la maggior parte delle malattie a catalogo è di tipo tossico e non infettivo. Eppure per tutto il XIX e il XX secolo appena trascorsi, molti microbi, in forza delle storture pasteuriane, sono stati incolpati di averle provocate. Nel 1840 Jakob Henle, docente all'Università di Göttingen, formulò pubblicamente l'ipotesi che le malattie infettive potevano essere conseguenza di qualche organismo invisibile che si trasmetteva da persona a persona. Ma, per provare che questo contagio provocava la malattia, si sarebbe dovuto isolare il microbo e farlo crescere al di fuori del corpo umano. Tre anni dopo, all'Università di Praga, un altro ricercatore di nome Edwin Klebs, sostenne che non solo il microbo andava coltivato fuori dal corpo, ma che avrebbe anche dovuto produrre lo stesso tipo di malattia, quando fosse stato iniettato in un altro organismo, umano o animale. A questo punto entrò in azione Robert Koch, che inventò un sistema per coltivare i batteri nel liquido lacrimale del bestiame macellato. Inoculando queste colture batteriche nei topi, anch'essi si ammalavano man mano che tali microrganismi invadevano il loro corpo. Koch fu il primo scienziato a soddisfare i Requisisti di Klebs.

LA STORIA DELLO SCORBUTO
La paura del contagio, precede le scoperte di Koch sui batteri. Verso la metà del XVI secolo, un secolo prima che Antony Van Leeuwemhoek scoprisse i microbi con il suo microscopio casalingo, lo scorbuto fu descritto correttamente dal dr Ronsseus, sostenitore dell'ipotesi alimentare come causa di malattia. Ma il suo contemporaneo Echthius osservò focolai di scorbuto fra i monaci di un singolo monastero tedesco, e dedusse che si trattava di malattia contagiosa.

UNA PAURA CHE AVVOLSE L'UMANITÀ PER SECOLI
Questa opinione e questo terrore prevalse molto a lungo. Sir Richard Hawkings, ammiraglio inglese, ebbe parecchi casi di scorbuto fra i suoi marinai durante un lungo viaggio del 1593. Raggiunta la costa del Brasile scoprì che mangiando arance e limoni, i suoi marinai guarivano. James Lind, medico di bordo inglese, si accorse pure lui dell'efficacia degli agrumi in funzione antiscorbutica, e lo espresse in un suo libro nel 1753. Ma le sue conclusioni furono energicamente respinte dalla classe medica inglese che aspettò altri quarant'anni prima di riconoscerne la validità. James Cook scoperse per conto suo, durante un viaggio del 1769, che verdure fresche e agrumi servivano a vincere lo scorbuto. 

OSSESSIONE PER LA CACCIA AL MICROBO
L'ossessione per la caccia al microbo distraeva gli scienziati dalle ricerche sulla vitamina C, e finì per favorire ulteriori epidemie di scorbuto. La sterilizzazione del latte mediante calore voluta da Pasteur, distruggeva quel po' di vitamina C che sta nel latte, per cui c'erano centinaia di nuovi casi di scorbuto tra i bambini piccoli. Nel comunicato del 1898 sullo scorbuto infantile, l'associazione dei pediatri emise un comunicato dove si concludeva che la causa di epidemia non era la bollitura del latte ma un avvelenamento da ptomaina, sostanza cadaverica, prodotta sempre dai batteri. I ricercatori semplicemente non riuscivano a staccarsi dalle teorie batteriologiche. L'influenza della batteriologia era così forte che molte malattie dovute a deficit nutritivi o endocrini, furono ritenute batterio-tossiemie fino al 1910. In mancanza di prove concrete di presenza di un microrganismo infettivo, venivano tirate in ballo immaginarie tossine elaborate da batteri sconosciuti.

LA SCOPERTA DEL BERI-BERI
Il primo a scoprire la causa del Beri-Beri fu Kanehiro Takaki, medico della Marina Giapponese. L'epidemia era assai diffusa tra i militari e nelle grandi città. Sperimentò diete sui marinai di diverse navi, riuscendo ad arginare l'epidemia del tutto nel 1885. Pubblicò nel 1887 le sue teorie sulla rivista inglese Lancet. Invece di essergli grata e di riconoscere che la causa del Beri-Beri stava in una cattiva nutrizione, la comunità scientifica mondiale reagì dileggiandolo!

L'ISOLAMENTO DELLA VITAMINA B1
Le segnalazioni di microbi presunti responsabili del Beri-Beri, continuavano fino al 1910 e oltre, con teorie infettive e spaventosi trattamenti a base di chinino, arsenico e stricnina. La questione Beri-Beri fu definita una volta per tutte solo con l'isolamento della vitamina B1 da parte di Robert Williams nel 1926. Il suo commento al vetriolo? A causa dell'opera di Pasteur e Koch, la batteriologia era arrivata ad essere la pietra d'angolo dell'istruzione medica. A tutti i giovani medici era stata talmente instillata l'idea che le malattie fossero causate da un'infezione, che veniva accettato come assiomatico il concetto per cui non poteva esserci un'altra causa! A questa fissazione dei medici per le infezioni, si deve la mancanza di attenzioni prestate al cibo come fattore causante del Beri-Beri.

LA PIAGA DELLA PELLAGRA, AIDS DI INIZIO SECOLO
In termini di persone colpite, la pellagra è stata la malattia da deficit vitaminico più devastante di tutte. Chiazze rossastre di pelle ruvida e desquamante, nonché manifestazioni neurologiche e demenza, dimagrimento e diarrea fino alla morte. Descritta per la prima volta nel XVIII secolo, assunse proporzioni epidemiche in Italia e nel Mediterraneo. Gli untori della pellagra non mancavano. Il tedesco Titius nel 1791 la definì infettiva. Il francese Jean Marie Hameau nel 1853 la definì trasmessa dalle pecore, e si continuò per decenni a trattarla con cure mortali come salassi, chinino e arsenico. Nel 1881 il medico italiano Majocchi, coadiuvato da Cassaroli e Ceni, isolò un batterio nel granoturco deteriorato e in diversi funghi. La caccia al microbo non si fermava. Tizzoni nel 1906 dichiarò con grande sicurezza che la pellagra era comunque una malattia batterica.

OSTRACISMO NEI RIGUARDI DEI PRESUNTI APPESTATI
Il terrore per la pellagra era tale che una diagnosi di questa malattia equivaleva a una condanna all'ostracismo. Bastava un banale eczema per gettare nel panico l'intera comunità. Le infermiere dell'ospedale di Atlanta entrarono in sciopero ad oltranza quando venne loro richiesto di occuparsi dei pellagrosi. La paura del contagio si diffuse nelle scuole e negli alberghi. Nel 1912 si creò la Commissione Thomson-McFadden per studiare la pellagra negli stati del sud. Mostrando un totale disinteresse per i legami tra dieta e malattia, la commissione accentrò gli interessi su acque sporche, batteri e funghi, e arrivò anche ad ipotizzare che la pellagra fosse stata introdotta in USA dagli immigrati italiani!

IPOTESI MICROBICA E IPOTESI TOSSICA
Tra l'ipotesi microbica e quella nutritiva, i medici propendevano sempre per la prima. Quando arrivò alla direzione del Public Health Institute Joseph Goldberger, nuovo medico militare dotato di scienza e di coraggio, riuscì a dimostrare che la pellagra guariva cambiando dieta in orfanotrofi, ospedali e prigioni. I microbiologi reagirono allarmati e indispettiti. Goldberger, sua moglie e 14 stretti collaboratori, arrivarono ad iniettarsi il sangue di diversi pellagrosi e nessuno contrasse la pellagra. Ma intanto la malattia provocava sempre più vittime. La niacina B3, vitamina carente nei pellagrosi, venne poi isolata negli anni '30. A quel punto l'era della caccia ai batteri volse rapidamente al termine. Oggi però la caccia al microbo sta vivendo un nuovo periodo di fortuna sulla scia della ricerca virale che domina la tecnologia biomedica.

SCELTE MEDICHE ABERRANTI IN FATTO DI ALIMENTAZIONE
Diciamo pure che la medicina ha una lunga storia di sottovalutazione nei riguardi del cibo e dei suoi microelementi. Non sorprende pertanto che, a tutt'oggi, la medicina convenzionale nelle sue cure attribuisca scarsa considerazione e ridicola importanza al fattore alimentare. Quando poi si veste un po' di nutrizionismo, essa privilegia scelte sistematicamente aberranti, raccomandando e prescrivendo diete alto-proteiche e difendendo a spada tratta proteine animali, integratori, farmaci, vaccini, assunzioni massicce di acqua e altre cose del genere..

COL SANGUE GUASTO E GRASSO NON SI VA DA NESSUNA PARTE
Andando al dunque è giusto porsi il problema su cosa ci avvelena a livello alimentare. Stabilito che senza un sangue fluido e scorrevole non si esce da nessun tunnel salutistico, piccolo o grande che sia. È fondamentale pertanto che il nostro torrente vitale sia sgrassato e depurato, e che venga fabbricato al meglio mediante digestioni virtuose, semplici e complete. Stabilito che salute significa equilibrio globale ed efficienza funzionale degli organi basilari fegato-cistifellea-pancreas-reni-vescica, nonché dei sistemi ghiandolare ed immunitario e della pelle, che non è solo una protezione esterna ma svolge importanti funzioni escretive, dobbiamo capire quali sostanze alimentari, quali carburanti, si sposano meglio con le nostre esigenze.

NON ESISTONO ENIGMI O MISTERI DELLA FEDE
I nostri sensori, le nostre esperienze, la mente, le nostre sensibilità e il nostro buon senso, non mancano di darci abbondanza di segnali e di informazioni coerenti. Non viaggiamo con le bende sugli occhi. Non siamo di fronte a dei rebus. Le indicazioni ci vengono date dai grandi maestri di ieri e di oggi. Siamo tutt'altro che abbandonati a noi medesimi e privi di guida. Basta poi che impariamo ad ascoltarci e ad usare la nostra intelligenza e la nostra bussola di navigazione.

L'INSEGNAMENTO DI PITAGORA E DI FLORENCE NIGHTINGALE
Pitagora e Leonardo ci hanno insegnato, oltre alle diete basso-proteiche, l'alimentazione etica e un  grande  rispetto per gli animali.
Parmenide ci ha insegnato che la febbre è uno strumento fondamentale di salute e non una entità nemica.
Erofilo ci ha insegnato a dare massima priorità alla salute.
Giordano Bruno ci ha insegnato a percepire le cose nascoste che vanno al di là dell'aspetto materiale e toccabile.
Ippocrate, Galileo e Marco Aurelio ci hanno insegnato l'importanza di stare vicini a Madre Natura.
Luigi Alvise Cornaro ci ha insegnato l'importanza della sobrietà nell'alimentazione e nel comportamento.
La Florence Nightingale, più fiorentina che londinese, ci ha insegnato a non temere microbi e contagi, ma a privilegiare la respirazione di aria pura e la pulizia interna.
Padre Taddeo ci ha insegnato a contrastare il sangue guasto.
Herbert Shelton ci ha insegnato a non demonizzare le malattie ma a considerarle preziosi segnali d'allarme e strumenti benefici di scarico tossine.

ELENCO DEL CIBO CHE INTOSSICA
Qual è pertanto il cibo che ci mette a terra? È preso detto.
1) Il cibo alto-proteico e alto-grasso, in quanto acidificante e peggiorativo nei riguardi del sangue.
2) Il cibo stracotto e devitalizzato.
3) Il cibo in eccesso ed il cibo mal combinato.
4) Il cibo di origine animale, soprattutto quello intriso di violenza e di sopraffazione.
5) Il cibo assunto velocemente e con insufficiente masticazione.
6) Il cibo spazzatura.
7) Il cibo intasante.

ADOTTARE UNA DIETA SOBRIA, DIGERIBILE, SOSTENIBILE E PERSONALIZZATA
L'adozione di una dieta virtuosa ci permetterà di affrontare le difficoltà della vita con profitto, con equilibrio e con serenità, visto che digerire al meglio equivale vivere al meglio. Dobbiamo necessariamente conoscere le esigenze del nostro organismo. Conoscere i cicli circadiani, le preferenze del nostro corpo, facilita il tutto. Nessuno deve prendere per buono e per oro colato quanto affermo e quanto scrivo. Ognuno deve sperimentare e verificare. Ognuno deve personalizzare. Ognuno deve provare per credere.

IL PACCHETTO SALUTE SCATURISCE NON DAL CASO MA DALLE LEGGI NATURALI E DAL BUON SENSO
Crediamo fermamente nella logica e nella legge della natura. Crediamo nella legge della causa ed effetto. Crediamo nella legge dell'autoguarigione e della remissione spontanea che scattano non appena togliamo le ancore e gli ormeggi, non appena ci liberiamo delle nostre pessime abitudini. Quanto proponiamo in fatto di pacchetto salute comportamentale e dietetico, non è solo fondamentale, fertile e produttivo, ma è anche straordinariamente semplice e sensato. Frutta e spremute in mattinata, vale a dire materiale acquoso nutriente e ripulente nel contempo, in concomitanza col ciclo ripulitivo del mattino (4am-12). Verdure crude abbondanti nel primo piatto di esordio e qualcosa di cotto ma non stracotto a piacere come secondo piatto, sia a pranzo che a cena, in concomitanza col ciclo nutritivo (12-20). Merenda di frutta alle 17. Bevande lontano dai pasti. Acqua leggera e non gassata secondo la nostra attività fisica e la nostra traspirazione. 

RITOCCHI FINALI
Camminata di un'ora al giorno. Incrementare i cibi vitali ad alta vibrazione sulla scala Simoneton. Alla larga da vaccini, farmaci e integratori. Alla larga da bibite gasate, alcoliche, dolcificate e nervine. Alla larga da zuccheri industriali e raffinati e, ovviamente, alla larga da aspartame e da altri dolcificanti innaturali.

Valdo Vaccaro



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