venerdì 2 gennaio 2015

Il tumore è una questione di sfortuna… e la zappa ve la compro io !!

Ecco dove siamo arrivati signori miei, che rinomati(?) studi scientifici, che non si degnano minimamente di investire nella vera ricerca sull’uomo in ogni sua componente, per comprendere quello che ancora non sappiamo, si sono spinti in teorie di confine di un certo spessore(e costo) sulla sfortuna.

Non credo che veramente una ricerca del genere abbia portato a queste conclusioni anzi non credo neanche che esista una ricerca del genere, non credo che questi signori qua non abbiano mai sentito parlare di compensazione simbolica, di psicogenealogia, delle 5 Leggi Biologiche, di psicosomatica, ecc. ecc, giusto per mantenerci su questioni più fisiche, senza andare a scomodare le altre componenti umane (energetica, spirituale, ecc), sapete com’è la scienza ha bisogno di cose tangibili e misurabili.
E la sfortuna allora che c’entra con il metodo scientifico?
Come hanno fatto a determinare che è lei la causa?
Forse andando per esclusione era l’unica scelta rimasta?
Ma questi non sono scienziati rinomati?

Credo che questa sia la solita notizia strumentale, fors’anche falsa, a far perdere il tempo(e le staffe) a gente ancora più ignorante, come me, che sta qui pure a scrivere.

Il vero intento della notizia però è stato subito chiarito: incrementare la diagnosi precoce, che credo ormai sapete a cosa serve vero? 
Nella metodologia medica ufficiale si vuol catturare una farfalla, in fondo al mare e con una fiocina. E' sbagliato sia il luogo sia il metodo di indagine.
Va bene abbiamo scherzato, era solo per ridere un po’, giusto per tenere lontana la sfortuna… non si sa mai.
Eccovi il post altamente scientifico.


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Tumori, la ricerca shock: ne causa più la sfortuna che lo stile di vita

Lo studio pubblicato su Science è stato elaborato su modelli matematici e analizzando 31 differenti tipi di neoplasie: solo in 9 di essi è stato trovato un collegamento diretto con le abitudini e le condizioni del malato. L'esito suggerisce che si debbano aumentare gli sforzi per progredire sulle diagnosi precoci

Cellule cancerogene
ROMA - In molti casi ammalarsi di cancro è solo un fatto di sfortuna e non di stile di vita. Riassunta così, la conclusione della ricerca condotta alla Johns Hopkins School of Medicine del Maryland potrebbe apparire sconvolgente da un punto di vista scientifico perché controcorrente rispetto a tutto quanto da anni ripetono studiosi e medici. Eppure è proprio quello che sostengono i due ricercatori che hanno elaborato lo studio pubblicato sulle pagine del prestigiosa rivista "Science".

Due terzi dei tumori sarebbero infatti dovuti a mutazioni legate al puro caso, intendendo con ciò tutto quello che l'uomo e la scienza non sono ancora riusciti a spiegare, piuttosto che a stili di vita sbagliati come il fumo. Solo un terzo sarebbe invece legato a fattori ambientali o predisposizioni ereditarie. In sintesi, il 66% dei tumori è pura sfortuna, ossia sembrano apparentemente incomprensibili perché si verificano in assenza di comportamenti a rischio. Questa 'certezza' non cancella il fatto che gli stili di vita sbagliati aumentino il rischio di ammalarsi: il fumo da solo, ad esempio, resta il responsabile del 20% dei casi di cancro in tutto il mondo. Lo stesso vale per l'eccessiva esposizione al sole, bere troppo alcol o essere sovrappeso.
Gli autori della ricerca sono il genetista Bert Vogelstein e il matematico Cristian Tomasetti che hanno analizzato 31 differenti tumori e, seguendo dei modelli matematici, sono arrivati al seguente risultato: solo 9 sono risultati essere collegati allo stile di vita o a difetti genetici; i restanti 22 erano "principalmente collegati alla sfortuna: il Dna o come viviamo hanno solo un piccolo impatto", evidenziano i ricercatori.

Tra le neoplasie collegate alla 'cattiva sorte', la ricerca inserisce quelle localizzate in alcuni organi e tessuti: cervello, testa-collo, tiroide, esofago, polmone, osso, fegato, pancreas, melanoma, ovario e testicolo. Su alcune forme tumorali i ricercatori evidenziano invece come il fumo, gli effetti del sole, delle radiazioni, di un eccessivo consumo di carne e fattori genetici possano avere un effetto scatenante (ad esempio tumore al polmone, fegato e gola).
Il lavoro di Vogelstein e Tomasetti si è concentrato sulle staminali, cellule che si possono differenziare in diversi tipi di tessuti a seconda delle esigenze. Proprio a causa della loro longevità, una mutazione nelle staminali può avere conseguenze molto più deleterie rispetto a quando ciò accade in una cellula comune.
Gli scienziati hanno contato le mutazioni casuali che possono avvenire durante una divisione cellulare, lasciando da parte altre cause (geni difettosi ereditati o di tipo ambientale come il fumo o la presenza di radiazioni). Il sistema matematico elaborato dai ricercatori ha evidenziato che all'aumentare del numero di divisioni cellulari aumenta il rischio che si sviluppi un tumore.

Secondo gli scienziati, dunque, in molti casi non è possibile prevenire i tumori, ma se resta ferma il valore della prevenzione generale, la ricerca dovrebbe concentrarsi però soprattutto sulla diagnosi precoce per bloccare il cancro nei primi stadi di sviluppo e quando la soluzione chirurgica può essere decisiva.
Lo studio, che lascia fuori dall'analisi un terzo delle neoplasie conosciute per le quali le cause sono particolari predisposizioni genetiche e ambientali molto pericolose, è comunque un lavoro di tipo statistico e quindi andrà verificato con altre ricerche.

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