domenica 9 novembre 2014

Pineale: la ghiandola anticancro

La ghiandola pineale, per lungo tempo ignorata dalla medicina, si è recentemente rivelata di fondamentale importanza nella cura dei tumori.

La melatonina – principale ormone secreto dall’epifisi – ha un effetto antitumorale riconosciuto, e il difetto nella produzione notturna di tale ormone, è la principale causa endocrina della malattia tumorale. La ghiandola pineale, una delle sette ghiandole endocrine, è il principale organo responsabile della regolazione del ritmo biologico circadiano, sulla base del principale ritmo cosmologico, quello dell’alternanza del periodo di luce con quello di tenebra.
Il principale ormone prodotto dalla ghiandola pineale è la melatonina (MLT), la cui secrezione è inibita dalla Luce e stimolata dall’Oscurità, con il conseguente stabilirsi di un ritmo circadiano luce/buio, caratterizzato da bassi livelli ematici di MLT durante le ore di luce e alti livelli durante la notte, superiori di almeno tre volte rispetto a quelli diurni. La presenza di un normale ritmo circadiano luce/buio, nei livelli ematici di MLT, rappresenta un parametro fisiologico fondamentale, caratterizzante lo stato di salute, e la cui alterazione costituisce uno dei segni più precoci del configurarsi di un grave stato patologico. Infatti, alterazioni del ritmo luce/buio della MLT sono state dimostrate in gravi patologie quali le neoplasie metastatiche, la malattia depressiva, la schizofrenia nella fase cronica, e l’ischemia cerebrale.


Una scienza nuova per il recupero dell’armonia:

È paradossale come fino ad alcuni decenni fa, la scienza medica che si apprestava a determinare la conoscenza molecolare completa del DNA, non sapesse pressoché nulla sulla funzione di una importante struttura del corpo anatomico, come appunto è la ghiandola pineale. Questo, malgrado fosse noto da migliaia di anni a tutte le tradizioni spirituali del mondo (tranne quella romana), il ruolo fondamentale di questa ghiandola nella regolazione dell’espressione dello Spirito: lo stesso Cartesio considerò la pineale come il centro dell’espressione della vita animica. Il nome stesso di epifisi (dal greco epi-fysin che significa: al di sopra della natura), denota che gli antichi avevano già compreso sinteticamente il ruolo centrale della ghiandola pineale nella regolazione della vita spirituale auto-cosciente. Da quanto affermato risulta evidente che non è possibile comprendere il significato e la funzionalità biologica della ghiandola pineale, studiandola solo dal punto di vista medico-scientifico, o solo dal punto di vista filosofico-spirituale, ragion per cui, forse nessun altro argomento come la ghiandola pineale, in ambito medico, esige una nuova concezione del mondo e un nuovo modo di comprendere la biologia.
Una dei miti più falsi e storicamente superati, ma al contempo diffusi, citato pressoché da tutti – filosofi, bioetici, teologici, psicologi e parapsicologi – è quello che riduce l’uomo alla sua biologia, imponendo di fatto una de-spiritualizzazione di questa, al fine di ribadire una concezione meccanicistica del corpo umano. Il ritardo dal punto di vista medico-scientifico nello studio della fisiologia e della clinica della ghiandola pineale, non si spiega in altro modo se non con il rifiuto sistematico, premeditato e quasi cosciente, di reinterpretare la biologia della vita umana come espressione dello Spirito, di cui la pineale è simbolo elettivo. Inoltre, uno dei motivi che hanno ritardato le ricerche sulla ghiandola pineale, è legato alla sua precoce calcificazione, interpretata dagli scienziati del passato come segno di un esaurimento funzionale della ghiandola stessa, come se si trattasse di un dettaglio non più utile nelle specie biologiche evolute. Le successive ricerche hanno invece dimostrato, che la calcificazione della pineale è dovuta semplicemente alla produzione di cristalli di calcio, in grado di percepire le variazioni elettromagnetiche.
Allo stato attuale delle conoscenze – reinterpretando i dati medico-scientifici secondo una dimensione filosofica – possiamo affermare che la funzione sintetica della ghiandola pineale è quella di rendere possibile una relazione armonica: da una parte tra singolo organismo vivente e condizione energetica dell’universo; dall’altro tra la propria vita spirituale e il corpo biologico. In quanto centro supremo del mantenimento del principio dell’unità della vita, sia in sé che fuori di sé, era quindi ovvio che la ghiandola pineale dovesse svolgere un’attività anticancro, essendo il cancro la patologia archetipica suprema della perdita dell’unità della persona umana, nella sua triade di corpo fisico, psichico e spirituale.
Già alcuni esoteristi tibetani oltre cinquant’anni fa, ponevano una relazione tra ghiandola pineale e cancro, quindi ben prima che la scienza medica ne avesse conoscenza. Tutto ciò dimostra la superiorità conoscitiva della tradizione della scienza dei maghi, rispetto ad ogni altra scienza medica empirica. Non a caso il vero padre della moderna medicina fu Paracelso, medico e mago, che per primo intuì nel 1500, come il corpo umano fosse una realtà non solo fluidico-energetica, ma anche ed innanzitutto chimica.
Non solo in Oriente, ma anche in Occidente, da diversi decenni emergevano evidenze sperimentali che suggerivano un possibile ruolo antitumorale della ghiandola pineale. Infatti, a livello sperimentale, la rimozione chirurgica della ghiandola pineale induceva negli animali un aumento delle incidenze di tumori spontanei e, nel caso di neoplasia già presente, un aumento della sua diffusione metastatica. Questo dato è stato confermato da centinaia di studi sperimentali, ciò nonostante le accademie universitarie hanno finto che questi dati non esistessero.
Le conoscenze attuali ci portano a concludere che qualunque condizione rivelatasi essere predisponente al cancro – in particolare lo stress, la depressione del tono dell’umore e l’esposizione a campi magnetici – ha come minimo comune denominatore un’alterata e ridotta funzione della ghiandola pineale. Non è pertanto immaginabile una reale prevenzione dei tumori, senza una valutazione reale dello stato funzionale della ghiandola pineale, cosa questa che potrebbe costituire un domani uno dei più utili screening di massa.


Non solo Melatonina:

Oggi le conoscenze scientifiche sul ruolo antitumorale della ghiandola pineale superano forse quelle di qualunque altra realtà. La ghiandola pineale produce come minimo quattro ormoni di natura indolica (derivati del triptofano): la melatonina (N-acetil-5-metoxitriptamina) durante il periodo di oscurità, il 5-metoxitriptoforo nei periodi di massima luce, la 5-metoxitriptamina nel pomeriggi, e il 5-metoxi-indol-acetico nel periodo mattutino. Quindi, la sola melatonina, ormai più nota in ambito pubblicitario che universitario, non può più essere considerata come l’unico ormone della ghiandola pineale. Ora, se la sola melatonina ha sconvolto la fragile impalcatura epistemica dell’attuale scienza medica, quanto più lo farà la conoscenza degli altri tre ormoni? Già oggi è noto che la 5-metoxi-triptamina a livello sperimentale ha dimostrato di avere effetti anticancro superiori a quelli della melatonina. Gli indoli della pineale potrebbero avere, inoltre, un importantissimo ruolo terapeutico in psichiatria.
La pineale produce inoltre due peptidi: l’epitalamina e l’arginin-vasotocina. Però l’azione antitumorale della ghiandola pineale, è attualmente conosciuta soprattutto in relazione agli effetti della melatonina, la quale sintetizza in sé i cinque principali meccanismi d’azione anticancro, utilizzati dalle attuali terapie medico-oncologiche
1) azione citotossica antiproliferative; 
2) azione citodifferenziante, vale a dire riduzione della malignità biologica della cellula tumorale; 
3) azione di stimolo sull’immunità antitumorale, dovuta in particolare ad un’amplificazione delle proprietà anticancro di alcune proteine prodotte dalle cellule immunitarie (in particolare l’interleuchina-2 e l’interleuchina-12); 
4) inibizione della secrezione di fattori di crescita quali la somatomedina-C e dell’azione di fattori di crescita pro-tumorali quali l’EGF (epidermal growth factor); 
5) azione anti-angiogenetica.

Gli attuali studi clinici nel campo della PNEI (psico-neuro-endocrino-immunologia), hanno dimostrato l’utilità dell’impiego degli ormoni della ghiandola pineale nella cura del cancro, sia in pazienti dichiarati non più suscettibili di cure convenzionali, sia in associazione ai comuni trattamenti chemioterapici, radioterapici, ormonoterapici ed immunoterapici. Il difetto nella produzione notturna di melatonina, costituisce il più frequente grave difetto endocrino presente nella malattia tumorale, contribuendo al peggioramento della prognosi.
Non è pertanto ad oggi né scientifico, né tanto meno etico-spirituale, illudersi di vincere il cancro rimuovendo la realtà dell’esistenza in noi stessi della ghiandola pineale, una struttura anatomica ad azione antitumorale, responsabile della naturale resistenza contro i tumori.
Articolo di Paolo Lissoni, Giusy Messina, Fernando Brivio (Rivista: “Scienza &Conoscenza” n°32)
Rivisto e corretto da Fisicaquantistica.it

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