domenica 21 settembre 2014

Come e quanto posso danneggiare la rete con il mio dilettantismo? Quasi quasi . . .

DILETTANTI.COM

Mi corre l'obbligo avvertirvi che questo è un post serio e lungo. Pertanto, non ve ne vorrrò se eviterete di leggerlo e ancor di più,  se vi sottrarrete al consueto commento. Siete tutti giustificati. Grazie comunque.
Quest’estate la mia signora ha fatto un pieno di libri presso un ipermercato: sarà stato perché  aveva deciso di passar le sue vacanze dedicandosi alla lettura, certo è che a solo 1,99 euro cad.  ha raccattato una dozzina di libri nuovi.  Tra questi, uno in particolare  l’ha  posto garbatamente in vista sulla mia scrivania: era evidente l’intenzione di farmene dono prezioso. Ho fatto finta di non notarlo fino all’altro giorno, quando manifestando una finta sorpresa,  le ho chiesto la ragione del regalo, ammesso che fosse un regalo. Ebbene sì, dopo uno scambio di perché e di ragioni per cui avesse voluto gratificarmi, mi sono raccolto nel mio studio per sbirciare il testo e capire quale fosse il recondito scopo della mia generosa signora.  

Titolo dell’opera :  “Dilettanti.Com” di Andrew Keen, un importante critico internazionale della rete. Pubblicato in Italia per i tipi della De Agostini, narra l’universale rivoluzione del web 2.0, ovvero il massacro in atto già da tempo, della nostra cultura e della nostra economia. Azz!!!! Mi ha intrigato subito la presentazione, anche per interesse peculiare, visto che in rete quasi ci campo.  Vi avverto subito che il libro non l’ho letto e non so ancora, con estrema sincerità, se lo leggerò: dalle prime avvisaglie vi posso confermare che sono in piena crisi di identità!  Il prof. parla chiaro e senza mezze misure, non a caso si è fatto molti nemici che in tutto il mondo temono la sua posizione  intransigente per la sua dichiarata consapevolezza  di come il Web  2.0 sia ormai in mano ai dilettanti.

Un’orda di persone che scrive  e produce valanghe di contenuti  amatoriali e approssimativi , tali da minacciare paurosamente istituzioni culturali, giornali, riviste, mondo della musica e del cinema.  Ormai, il copia e incolla dilagante é irrefrenabile imperversa ad ogni latitudine, un lavoro certosino quanto piratesco, di proposte di ogni genere carpite, manipolate e usate maldestramente in rete. Si masticano  diritti e copyright come fossero popcorn,  tutti a dire la loro senza sapere come, dove e quando sia stata presa o rubacchiata l’idea, la musica e la paternità di quanto proposto. Una polemica che infiamma la rete e i preposti al lavoro in rete. Cultura e informazione, due pilastri da gestire con intelligenza e ragionevolezza, sono terreno fertile dei dilettanti, una  moltitudine di giovani corrotti dall’andazzo sempre più corrosivo: Facebook, MySpace e tanti altri social, hanno e  stanno generando un’intera generazione di  narcisisti bloggers, Wikipedia assedia e inficia l’autorità dei professori  scolastici.  
Un grande nefasto risultato:  i giovanissimi pensano solo a divulgare se stessi nei  social network non preoccupandosi della loro personale creatività nel campo della letteratura, del cinema, dell'arte e della musica.  Insomma, in rete e con la rivoluzione in atto, non c’è più distinzione tra pubblico e autore. Chiunque esprime opinioni, chiunque carica e scarica video, chiunque mette mani  per Modificare Wikipedia: si rischia tanta  omologazione che diventa difficile capire chi sia il professionista e chi il dilettante camuffato.  Keen  definisce il processo come “Darwinismo digitale”. Il redattore Kakutani del  New York Times recensisce: "...un mondo nel quale il confine tra fatti e opinioni, conoscenza esperta e speculazione amatoriale,  sono volutamente offuscati”. 

Allora, tornando al mio regalo, al mio libro, potete capire in quale direzione mi abbia spinto il mio 51% e mi chiedo, senza aver ancora letto il libro: "Chi sono io? Perché sono qui?  Come e quanto posso danneggiare la rete con il mio dilettantismo?" . Quasi, quasi, mollo tutto e chiudo la baracca.
Quando ho cominciato pensavo solo di passare il tempo e di divertirmi.  Non è così evidentemente. 
http://blog.libero.it/monellaccio19/12955992.html

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