giovedì 7 agosto 2014

UN MUTANTE UMANOIDE RISULTATO DI UN PROCESSO REGRESSIVO DI MANIPOLAZIONE

UN MUTANTE UMANOIDE RISULTATO DI UN PROCESSO REGRESSIVO DI MANIPOLAZIONE
La conoscenza è diversa dall’informazione. La conoscenza è il prodotto dell’esperienza diretta con il mondo reale. E questo è un dato oggettivo. L’informazione, diversamente, è priva di una tale esperienza e pertanto ne deve essere accertata l’attendibilità o meno, essendo la stessa per definizione, relativa, soggettiva e circostanziale.

Il cervello umano è come un grande campo, che fin da bambini dobbiamo imparare a dissodare per mettere a dimora i giovani virgulti della conoscenza interiore; curarli, accudirli, perché mettano radici profonde; il campo poi va irrigato, liberato dalle erbe infestanti, dai parassiti, e così, a tempo debito, raccogliere i frutti della nostra fatica. E’ un lavoro che dura tutta la vita, anche se con il tempo, anno dopo anno, e avendo affinato la pratica, parassiti ed erbacce tenderanno a scomparire. Tutto questo va fatto con passione; quello speciale stato d’animo oggi desueto, rattrappito, estinto, ma il solo, un tempo, capace di tradurre ogni sforzo in autentica gioia e pace.
Gli individui che compongono le moderne società liberiste, inette e rammollite, non conoscono la verità. Il loro pensiero omologato e omologante, è il risultato di un libretto di istruzioni che il “Sistema Relativista Mediatico” distribuisce loro, e che, gli stessi, interpretano alla lettera in ogni suo punto, comma e nota. Questo succede, perché al di fuori di quella recinzione ad alta distrazione mediatica che circoscrive la loro apparente esistenza, non saprebbero sopravvivere.
Ma un tempo, la fuori, oltre la Grande Gabbia, l’acqua scorreva immacolata dalla sorgente fino al mare e l’aria profumava di fiori di pesco. La sera, intorno al camino, la fuori, i vecchi raccontavano storie fantastiche e i bambini spalancavano di meraviglia i loro occhioni, cavalcando cavalli alati sopra foreste primordiali popolate da elfi, gnomi e fate. La fuori, un tempo, la terra era piatta e le stelle erano i desideri degli uomini appese al grande manto celeste. Perché la fuori, tutto era chiaro ed evidente, e il volto del male non aveva le sembianze del mendicante.

Ma all’interno della Grande Gabbia, tutto è relativo. Così, il giusto e l’iniquo si confondono, la licenza si fa libertà, la contraffazione verità, il falso spodesta l’originale, mentre lo scempio ambientale si fa progresso. E intanto la bellezza si prostituisce, scandalosamente, alle lusinghe della perversione, e del vizio.

Meglio allora restarsene buoni dentro la Grande Gabbia, dove tutto è già codificato e programmato, dove ogni più remoto barlume di consapevolezza e discernimento è stato cancellato, e principi e valori non sono che le parole sconosciute e vuote di un mondo ancestrale, di una dimensione onirica e di un tempo eroico che fu.

Per questa inedita specie umana, non vi è alcuna speranza di riscatto, essendo la sua mente oramai completamente plagiata e la sua volontà e reattività ridotta ai minimi termini. La passione per la terra si è estinta, e la fatica per il lavoro dei campi, un ostacolo insormontabile.
Noi occidentali, in primis, non siamo che polli in batteria. Nella Grande Gabbia ci siamo imprigionati volontariamente dopo averla noi stessi costruita, recidendo ogni rapporto con il mondo degli spiriti. Ogni parametro di riferimento e di comparazione logica (necessari per giungere a decifrare e definire scelte oggettive di stampo etico), sono stati per sempre rimossi dalla nostra coscienza, e la nostra consapevolezza è limitata all’area occupata all’interno della Grande Gabbia, dove tutti, trascorriamo una vita artificiale.
Questo tipo di particolare schiavitù, (eccezionale nella storia dell’umanità) ha privato l’individuo dell’alba e del tramonto, costringendolo a un’esistenza limbica, a mezz’aria fra una presente assente e un domani inesistente. Un mutante umanoide, risultato ultimo di un processo regressivo di omologazione cognitiva che, inverosimilmente, lo stesso ha pianificato e reso operativo - un caso unico, per l’eccezionalità, nella storia dell’umanità.
GJTirelli
http://caneliberonline.blogspot.it/2014/06/un-mutante-umanoide-risultato-di-un.html 

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