giovedì 10 luglio 2014

Quando l’inquinamento luminoso porta a obesità, cancro e depressione

D’inquinamento si parla in continuazione: atmosferico, idrico, del suolo, domestico, acustico. Quasi sempre, però, si tralascia di menzionare una tipologia sempre più dannosa per le forme di vita che abitano il pianeta: l’inquinamento luminoso. Quest’ultimo, infatti, sembra uno tra i fattori più determinanti nelle diagnosi di depressione, obesità e malattie tumorali.

Al calar del sole, il crepuscolo subito si accende di nuove luci, tutte artificiali: lampioni stradali, vetrine illuminate, ristoranti scintillanti, fanali dei veicoli, fino ad arrivare all’illuminazione data da smartphone, tablet e altri dispositivi tecnologici. Grazie a loro, l’oscurità della notte viene allontanata e i cieli stellati si possono ammirare solo in aperta campagna. Non si riesce più a vedere neppure la famosa Via Lattea…
Questo prolungamento forzato delle ore di luce sta contribuendo a modificare il normale ritmo circadiano degli organismi viventi, umani compresi, assottigliando sempre più la distinzione tra il giorno e la notte.


L’inquinamento luminoso altera il naturale ciclo di 24 ore di luce e buio, modificando l’equilibrio dei processi di base che aiutano il nostro corpo a funzionare normalmente: la luminosità artificiale, infatti, porta il nostro organismo a “convincersi” che sia sempre giorno.
L’effetto più grave è la riduzione della produzione di melatonina, il principale ormone regolatore del nostro orologio biologico interno. La sua secrezione, da parte della ghiandola pineale presente nel cervello, è regolata dalla presenza di luce: quando lo stimolo luminoso arriva alla retina, la secrezione di melatonina si arresta, per riprendere solo al sopraggiungere del buio.


La straordinaria importanza della melatonina risiederebbe nella sua capacità antiossidante di inibire l’insorgenza del cancro, proteggendo il DNA dai potenziali danni. Uno studio condotto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’inquinamento luminoso, infatti, ha evidenziato un’incidenza di tumore al seno più alta nelle donne impegnate nel turno di notte, mentre i maschi sarebbero a rischio cancro alla prostata.
Inoltre, la mancanza di melatonina si traduce anche in difficoltà di apprendimento e memoria, abbassamento della temperatura corporea, sonnolenza, scarsa attenzione alla guida, maggior rischio di malattie cardiovascolari, obesità, diabete e depressione.
Ma ci sono alcune cose che tutti noi possiamo fare per contrastare l’inquinamento luminoso.
La maggior parte delle fonti di luce artificiale, sia ad uso domestico che pubblico, ha una forte componente luminosa bianco-blu. Questa tipologia di illuminazione è la responsabile principale nell’alterazione dei nostri ritmi circadiani: nel nostro sistema visivo, infatti, i recettori attraverso cui ci rendiamo conto se l’ambiente è buio o no, sono più stimolati dalla luce blu che da quella a sfondo giallo, in grado invece di favorire maggiormente il riposo degli occhi.


Molti studiosi consigliano, pertanto, l’utilizzo di lampade rossastre per le attività serali e sono già nate le prime app in grado di virare gli schermi di smartphone e tablet dal blu al rosso quando cala il sole. Eppure, il miglior consiglio per ridurre drasticamente l’inquinamento lumionoso nella vostra vita rimane quello di limitare televisione e pc fino a tarda notte e dedicarsi, piuttosto, ad altre attività ricreative.

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