martedì 1 luglio 2014

“Negazionismo”, un neologismo liberticida

- di Enzo Pennetta - 

“Libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro”, sosteneva Orwell, ma nessuno deve stabilire per legge quanto fa due più due.

Negazionismo, un neologismo liberticida che sta intossicando il confronto di idee.

Quante volte nel dibattito su temi come il Global Warming o la teoria darwiniana anziché ricevere risposte sugli argomenti ci si sente etichettare con l’appellativo di “negazionista”? Si tratta di un neologismo che sull’Enciclopedia online Treccani viene così definito:
negazionismo s. m. [der. di negazione]. – Termine con cui viene indicata polemicamente una forma estrema di revisionismo storico (v. revisionismo), la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, spec. con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo (per es., l’istituzione dei campi di sterminio nella Germania nazista), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità.
Il riferimento è solo al “negazionismo” storico perché è in tale ambito che il termine è stato coniato e impiegato originariamente, ma come è ormai esperienza comune, esso è stato esteso ad altri campi di elevato interesse socio-culturale, il riferimento è alla teoria neodarwiniana dove è stato autorevolmente usato proprio nei nostri confronti nella lettera aperta rivolta ai lettori sul portale dell’evoluzione Pikaia e intitolata “Perché non rispondiamo alle provocazioni” pubblicata il 28/12/2011. Ma l’impiego del termine “negazionista” è anche ampiamente diffuso quando si parla di clima, come testimoniato dalla sua presenza in un noto sito italiano tematico Climalteranti in “Le 5 fasi del negazionismo climatico“, e in modo più clamoroso dal suo impiego da parte del PresidenteObama, come verificabile nell’articolo del NYT “At Commencement, Obama Mocks Lawmakers Who Deny Climate Change“.

L’argomento è di attualità perché proprio in questi giorni è stata approvata dalla Commissione Giustizia del Senato (qualcuno ne ha parlato?) una modifica all’articolo 3 della legge 13 ottobre 1975, n.654, prevede l’introduzione del reato di negazionismo che sarebbe punibile con reclusione fino a tre anni e con multa fino a 100.000 euro. Il “negazionismo” di cui si occupa la legge proposta è relativo a quello storico (che non si vuole qui discutere), ma come è stato qui mostrato il passaggio all’impiego in ambito scientifico è non solo possibile ma anche probabile.

Prima che questa legge venga approvata è necessario segnalarne il potenziale liberticida implicito, perché se è vero che su queste pagine si invita a cercare la verità, a partire dalla frase di Tommaso D’Aquino riportata in apertura, è anche vero che la verità non può in alcun caso essere stabilita per legge, anche se si trattasse di argomenti indiscutibili: sarebbe ad esempio accettabile una legge che punisse i negazionisti della forza di gravità? La verità è una conquista dell’analisi critica dei contenuti e dell’attendibilità delle notizie che ci giungono, non quel che resta dopo l’eliminazione da parte di una censura delle notizie “sbagliate”.

Dei pericoli della legge sul negazionismo storico si è occupato uno dei massimi storici italiani,Franco Cardini, con un articolo pubblicato sul suo sito e intitolato “A PROPOSITO DI “NEGAZIONISMO””, del quale è utile riportare uno stralcio:
Non esiste fatto storico che possa per legge venir stabilito come perfettamente e definitivamente ricostruito; nessuno a proposito del quale la ricerca possa venir vietata o limitata.
Tantomeno si può sancire per legge una “verità storica” dichiarando criminale qualunque studio che ad essa apporti complementi o variazioni o correzioni. Per il resto – dalla menzogna alla calunnia – esistono nel nostro paese leggi che puniscono l’apologia di reato e di fascismo e che sono abbastanza rigorose ed efficaci per mettere a tacere qualunque volgare tentativo di offuscare la verità.
Non abbiamo alcun bisogno di una legge che rigorosamente dichiara reato qualcosa che poi non è in grado nemmeno di fumosamente descrivere e circoscrivere. E’ evidente che non si può sancire sul piano giuridico quel che, sul piano storico, è ancora – e deve restare – oggetto di ricerca e di discussione.
Ma il testo di Cardini va oltre e si spinge ad un’interessantissima analisi che va a cogliere l’origine culturale e la mutazione antropologica all’origine di questa tendenza:
Alle soglie dell’età moderna, l’Occidente ha gradualmente rinunziato a dare un senso all’universo e alla vita. Questa rinunzia era il prezzo da pagare per costruire una società che potesse fare a meno di Dio: il prezzo del processo di laicizzazione. Ma la rinunzia a conferire un senso all’universo e alla vita comportava la necessità di ancorarsi a qualcos’altro: l’Occidente moderno ha perciò dovuto dare un senso deterministico alla storia, ha dovuto convincersi ch’essa avesse un telos, un fine, uno scopo.
Il crollo delle ideologie ha perfezionato il processo di laicizzazione dell’Occidente: o, se si preferisce, ne ha scoperto definitivamente il non-senso, l’implausibilità. La scoperta che la storia non ha alcun senso, che non va da nessuna parte, che non coincide con alcuna affermazione di verità morali, che non procede verso il bene guidata da alcuna forza immanentisticamente e intrinsecamente ad essa connaturata, comporta un “disincanto” che non tutti sono in grado di accettareNon lo accettano, soprattutto, gli ésprits forts laicisti, quelli che agevolmente avevano rinunziato a Dio per sostituirgli le divinità moderne dell’ideologia e del senso positivo del progresso e della storia.
L’historically correctness che ha inventato i vari fantasmi del “revisionismo” ha attinto all’angoscia scaturita dalla perdita delle beate certezze ideologiche e storico-deterministiche.E’ l’ultimo baluardo d’una teologia laicista dura a morire, anche perché serve ancora, attualmente, da alibi per le nuove forme d’imperialismo tecnologico ed economico-finanziariodei padroni dell’Occidente, le multinazionali che gestiscono la globalizzazione e amano rivestire la loro logica di profitto dei nobili abiti dell’umanitarismo.
Che la gestione dei profitti e dei consumi giovi all’intera umanità è l’ultimo residuo del dogma storico-deterministico: chi rivisitando la storia propone letture del passato diverse da quelle storicizzate e tranquillizzanti già collaudate può mettere in discussione anche il futuro. Ecco perché – pensano gli attuali signori della terra – è necessario demonizzarlo. La caccia ai fantasmi “negazionisti” fa parte di questo disegno.
Le radici profonde dell’individuazione di una nuova figura di “nemico pubblico” denominata “negazionista” sono efficacemente individuate nell’analisi di Franco Cardini. Sostituendo solo qualche parola abbiamo la spiegazione per i vari tipi di accuse di negazionismo.
L’analisi di Cardini consente inoltre di disporre di un profilo antropologico degli accusatori di “negazionismo”, un profilo che ci consente di capire come e perché agiscono coloro che usano ed useranno questa accusa.
In attesa che la legge passi al Senato e che le sue ricadute si facciano sentire oltre l’ambito storico.

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