mercoledì 16 luglio 2014

Lavoro: progetto Garanzia Giovani cui prodest?

Garanzia Giovani

Fallire prima ancora di cominciare si può e lo dimostra Garanzia Giovani, l’ambizioso (sulla carta e sui media) progetto varato dal governo Renzi, secondo il quale si dovrebbero aprire le porte del mondo del lavoro a una miriade di giovani. Beh, finora non è stato così, per tutta una serie di motivi che erano ben noti prima ancora di pubblicizzare il piano. Ma il piano è europeo, quindi da spendere con i mass media.
In sostanza i giovani tra 15 e 29 anni disoccupati possono aderire ad un piano che promette loro formazione e lavoro, passando tramite i Centri per l’Impiego e le agenzie private convenzionate (!). Per la sola Sardegna son previsti 54 milioni di euro. Si parte da una iscrizione al portale e poi attraverso la presa in carico e la profilazione da parte degli uffici per il lavoro si dovrebbe arrivare ad una offerta formativa o lavorativa, consistente in tirocini, apprendistato, servizio civile o contratti di lavoro con dei bonus per chi assume. Per i più temerari ci sono i percorsi per l’autoimprenditorialità.

Da quando tutto è partito è passato parecchio tempo, ma ancora di risultati non se ne vedono. Perché? La risposta è disarmante: perché non c’è lavoro, non ci sono le possibilità nemmeno di inserire gratuitamente i giovani nelle imprese. Chi si illudeva di una riuscita si metta l’anima in pace, non può funzionare, perché a monte mancano le condizioni.

Le imprese sono strangolate dalla crisi e dalle tasse troppo alte, siamo in recessione da anni e mancano i segnali per la fuoriuscita dal baratro. La cosa sconcertante sono però i giovani che ci hanno creduto: ma li leggono almeno i giornali? Sanno quali sono le condizioni economiche del paese? Sembrerebbe di no, perlomeno non quelli che credono in Garanzia Giovani. Fortunatamente non sono tutti così.
Ieri si leggeva su un quotidiano che circa 3,2 milioni di italiani, in parte giovani, stanno meditando di partire dall’Italia alla ricerca di lavoro all’estero. Qualcuno informato c’è ancora, meno male. Ecco perché il piano è destinato a non produrre effetti, semplicemente perché di possibilità di inserimento non ce n’è.

Resta aperta una questione ulteriore che deve far pensare agli scopi dell’operazione. Milioni di euro sono previsti per il funzionamento di un piano che, a ben guardare, non offre niente di nuovo rispetto a ciò che istituzionalmente era già previsto facessero gli uffici pubblici. Già, perché è previsto istituzionalmente che ai giovani che si rivolgono ai centri per l’impiego sia fatta una consulenza siffatta, mica c’era bisogno di inventarsi Garanzia Giovani o di andare a convenzionare agenzie private… per andare in cerca di una azienda per fare un tirocinio (di questi tempi l’unica vaga speranza), bastava presentarsi e chiedere. Già esiste presso i CSL della Sardegna una serie di servizi specialistici prevista dalle leggi regionali, che eroga lo stesso tipo di servizi. Però Garanzia Giovani estende la possibilità di erogare gli stessi servizi istituzionali ai privati, dietro, ovviamente, compenso con soldi pubblici.

Per ogni servizio reso o andato a buon fine, le agenzie private vengono generosamente remunerate. Ecco l’arcano. Viene da pensare allora che Garanzia Giovani sia un modo come un altro per elargire prebende, per duplicare i servizi con copie sbiadite. Meglio sarebbe stato riorganizzare gli uffici pubblici esistenti, svecchiarli, metterli nelle condizioni di interagire con le aziende (ma lo sa il Governo che i Centri per l’Impiego non hanno un collegamento con le banche dati delle inutili e costose camere di Commercio?). Quindi qualcuno spieghi ai nostri ragazzi che se le imprese non riprendono a marciare e a diventare competitive grazie a politiche che finalmente le aiutano, nessun piano europeo, italiano o regionale potrà mai aiutarli e anziché passare il tempo a scrivere minchiate su Facebook sarebbe meglio, dato il prossimo futuro che li aspetta, studiare una lingua straniera e prepararsi ad un soggiorno di lavoro all’estero.

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