mercoledì 2 luglio 2014

Il test del DNA e la fallacia delle affermazioni scientifiche.


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In questi giorni si parla molto del test del DNA che nell’immaginario è sinonimo di certezza totale del risultato.. 

Ma i risultati nelle scienze possono essere falsati, un’occasione per parlarne.


Si parla molto in questi giorni del test del DNA, un metodo che può essere fondamentale in un’indagine ma al quale non si può chiedere quello che non può dare. Quando si sente che in un caso giudiziario si fa la prova del DNA la percezione generale è che si avranno risultati assolutamente certi, ma non si tiene conto del fatto che se i test sono mal eseguiti i risultati saranno di conseguenza sbagliati.  L’affidabilità della scienza dipende dal metodo seguito e dalla correttezza dell’esecuzione, quello che si deve fare è imparare a valutare il come si sia giunti ad un risultato prima di accettarlo come reale.
Su La Stampa un articolo spiega come funzioni il test del DNA e come siano andate nello specifico le cose nel triste caso di Yara Gambirasio, una descrizione precisa che spiega il procedimento di laboratorio ma che mostra anche chiaramente come sia determinante l’interpretazione dei dati e la capacità di analisi degli investigatori. In questi stessi giorni è stato pubblicato su Wired un articolo intitolato La prova del dna non è infallibile che mette proprio in guardia dall’affidarsi ai responsi dei laboratori senza tener conto dei fattori che possono indurre in errore.
Anche facendo le cose per bene e onestamente, l’incertezza del fattore umano è inevitabile. La lettura dei microsatelliti non è sempre perfettamente precisa, e a volte profili simili (ma diversi) possono sembrare identici. I campioni in teoria dovrebbero essere incontaminati, ma ovviamente non sempre lo sono. Per esempio il dna della vittima può contaminare quello del criminale, creando un profilo ibrido, o un tecnico può accidentalmente inquinare un campione con uno analizzato poco prima.
Un primo problema potrebbe dunque essere quello della contaminazione dei campioni, un problema tutt’altro che teorico, infatti viene riportato un caso reale:
Ci sono casi più bizzarri, come quello del fantasma di Heilbronn, dove una stessa misteriosa assassina sembrava coinvolta in 40 casi in mezza Europa, a giudicare dal dna. Ma non c’era nessuna serial killer: erano i tamponi usati per raccogliere il dna a essere giunti contaminati dalla fabbrica. Molto spesso inoltre la qualità dei campioni sul luogo del delitto è troppo bassa per ottenere un profilo completo, e bisogna affidarsi a un profilo parziale -e quindi più soggetto a errori.
Nel 2002 hanno messo alla prova vari laboratori di dna profiling, trovando che la percentuale di errori era molto alta: in più di 1 caso su 100, campioni che non corrispondevano sono stati considerati uguali, o viceversa. Altri test in passato hanno trovato match fasulli addirittura nel 7% dei casi!
Va anche spiegato che due profili corrispondenti non sono sinonimo di identificazione di una persona, ma indicano il fatto che quella persona è compatibile con quel profilo genetico, si tratta di una possibilità che si potrebbe trovare in una persona su 1000 o in una su qualche milione. Ancora una volta la possibilità di errore non è trascurabile:
Non è solo teoria: nel periodo 2001-2006, nel Regno Unito, le ricerche effettuate nelle banche dati di profili del dna davano, da dati ufficiali, un risultato ambiguo nel 27,6% dei casi -e infatti i casi di persone arrestate per sbaglio sulla base del solo test del dna si sprecano.
Ma non è solo il test del DNA ad essere soggetto ad errori, in un articolo del 2009 del magistrato Edoardo Mori intitolato “Validità della prova del DNA veniva esposto un clamoroso errore della polizia scientifica nel caso dell’omicidio di Marta Russo:
Un nostro perito, tra i migliori, mi riferisce che fra le numerose perizie del laboratorio dei Carabinieri da lui esaminate negli ultimo 12 mesi, non ne ha trovata una che reggesse ad un approfondito vaglio scientifico (non che fossero necessariamente errate, ma non dimostravano con rigore scientifico quanto affermato; un buon perito di parte avrebbe potuto dimostrare che ogni affermazione poteva essere legittimamente messa in dubbio).
Ciò significa che in passato migliaia e migliaia di processi, in tutto il mondo, sono stati definiti sulla base di perizie balistiche prive di ogni valore scientifico, che non dimostravano assolutamente nulla, buone solo a tranquillizzare la coscienza dei giudici.
Si è avuto un esempio eclatante di questa situazione nel caso Marta Russo in cui i laboratori della polizia avevano scambiato una particella di ferodo di freni, ampiamente diffuse nell’aria di Roma, per un residuo di sparo e su di esso avevano costruito tutta la tesi accusatoria. Per non parlare della traiettoria del proiettile ricostruita sulla base di un solo punto e che, guarda caso, passava proprio per dove era stato trovato il residuo fasullo. Alla fine il processo è stato deciso sulla base di una discussa testimonianza, proprio come 100 anni orsono.
Il test del DNA è dunque solo un tassello in un procedimento fatto di numerosi altri passaggi e il risultato finale dipende dalla corretta esecuzione di tutti questi passaggi, ma all’opinione pubblica giunge solo il risultato finale che viene preso per certo senza sapere se ci siano stati punti in cui l’errore si possa essere insinuato:
In realtà il test del dna è importante, ma solo se considerato insieme a tutti gli altri indizi. Nel caso dell’omicidio Gambirasio, ci sono altre circostanze che hanno portato all’arresto: la presenza vicino al luogo del delitto proprio il giorno dell’omicidio, per esempio, e il fatto che il sospettato sia un muratore, come l’assassino, secondo numerose tracce.
Tutto questo se verificato rende più plausibile che il match del dna non sia una coincidenza: quante persone con lo stesso profilo del DNA sono coerenti anche con il resto dello scenario del delitto? Ma di nuovo, sono solo probabilità che si accumulano, non marchi d’infamia definitivi.
Prima di cantare vittoria come ha fatto incautamente il ministro dell’Interno Angelino Alfano, meglio aspettare il processo.
 Molto chiara la conclusione dell’articolo su Wired, i risultati scientifici sono validi solo se la metodologia è stata corretta e solo se correttamente interpretati. Quando si legge una notizia scientifica non si deve quindi prenderla automaticamente per buona se non è stata spiegata la metodologia impiegata e se si ravvisano forzature in essa.
Di fronte ad una notizia scientifica è necessario dunque fare un’analisi del metodo usato nello studio e nelle conclusioni.
Che è poi quello che si cerca di fare su CS riguardo ai casi presi in considerazione.

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