mercoledì 28 maggio 2014

Volontariato in che senso?

Che il volontariato sia la sconfitta dello Stato è chiaro. I privati colmano le carenze che il settore pubblico non è in grado di colmare nel settore sociale, pur essendo obbligato dalla Costituzione
Che poi il volontariato sia finanziato con soldi o progetti pubblici più che dai cittadini, questo è cosa che si dice di meno. Non si dice per niente che se lo Stato si occupasse in prima persona di garantire ciò che è obbligato a fare, ci sarebbero con tutta probabilità dei risparmi, a parità di prestazioni. Il sistema delle cooperative e delle associazioni ha creato un reticolo perverso e vischioso, che potrebbe coprire situazioni poco trasparenti. 
Le grandi associazioni hanno ciascuna organi e strutture che reclamano soldi, cariche da remunerare e i cosiddetti rimborsi spese, tanto che se da una parte abbiamo anche il vero volontariato o comunque associazioni e cooperative che si preoccupano di spendere in attività e servizi ogni centesimo che entra in cassa, dall’altra pare che abbiamo un sistema costruito apposta per drenare risorse e per mantenere in piedi una scenografia, che organizza poche o sporadiche attività, che risultano alla fine costosissime, la differenza di costi va all’associazione o cooperativa, a copertura di spese generali etc. Ma chi c’è dietro certe associazioni? 

Spesso non ci sono persone comuni o furbetti qualunque, piuttosto nomi altisonanti della finanza nazionale e della politica. Quando questo viene pubblicizzato, si fa passare la cosa come sinonimo di serietà, di garanzia di trasparenza, di competenza. Alle famiglie dei disabili il nome famoso dà impressione di importanza e sicurezza. Storiella vecchia. 
Gli italiani, che sono dei fessacchiotti, ci sono cascati tante volte, garantendo addirittura all’uomo più ricco d’Italia di governare per anni, credendo che siccome era ricco, non aveva bisogno certo del compenso da politico. Il potere delle cariche non lo si considerava. Accade la stessa cosa nel mondo del sociale. 
Grandi nomi che gestiscono organizzazioni che sembrano benefiche, almeno in apparenza. I benefici sono sicuramente appannaggio di chi gestisce il sistema. Gli utilizzatori finali delle attività sociali hanno ben pochi mezzi per indagare cosa c’è sotto. 

Dietro il volontariato, dietro l’assistenza ai disabili, dietro le manifestazioni sportive, dietro il soccorso non c’è solo il fallimento dello Stato, ma anche una precisa volontà di utilizzare la cosa per fini che hanno ben poco di sociale, di sostituirsi allo Stato in modo da lucrarci sopra. 
Dov’è la nobiltà di tutto questo? E nell’utilizzare per fini elettorali chi ha bisogno? Creare fondi neri? Gestire clientele? Tutto questo per dire che se le attività cosiddette benefiche fossero organizzate direttamente dallo Stato, si potrebbe dare di più a parità di costi, perché verrebbe a mancare la parte di lucro del privato. Ci si dovrebbe poi chiedere come mai certi nomi stanno dietro a certe organizzazioni, ma nessuno sembra farsi la domanda. Intrecci di amicizie e di ambienti nei quali le disabilità sembrerebbero essere l’ultimo degli elementi di cui curarsi.
http://opposizione.blog.tiscali.it/2014/05/05/volontariato-in-che-senso/

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