venerdì 18 aprile 2014

Quando i farmaci rispondono agli azionisti: il TAMIFLU

Scritto da : Mauro Sartorio venerdì 11 aprile 2014

Il parlamento europeo il mese scorso ha passato una legge che obbliga le società farmaceutiche a pubblicare tutti i risultati di tutti gli studi effettuati sui propri medicinali.
Questo è stato il traguardo tanto atteso da associazioni come All Trials e Cochrane, per nulla scontato ma poco noto alle persone che non operano nel settore.
Ebbene, Cochrane stava combattendo da 4 anni per avere accesso all'archivio completo degli studi clinici dell'azienda Roche, e pochi giorni fa ha potuto analizzare 42 trials sul famoso medicinale "antivirale" antinfluenzale TAMIFLU.
L'analisi dei dati rivela che non c'è nessuna evidenza che il medicinale prevenga l'influenza, che riduca le complicazioni (per esempio le sinusiti, le otiti, le polmoniti), che riduca l'ospedalizzazione, ma piuttosto che sia efficace nell'aiutare a ridurre i sintomi di mezza giornata rispetto a quando il medicinale non viene assunto.

Anche se alla luce delle leggi biologiche appare evidente che un medicinale non possa arginare la "viralità", questo non significa che non possa avere effetti benefici sulla riduzione dei sintomi, grazie a un certo effetto astringente che aiuti il corpo a passare la fase PCL-A in modo meno debilitante.
Ma è anche vero che di medicinali che riducono i sintomi, probabilmente in maniera anche più efficace, ne esistono già in commercio, ed è vero che il solo governo britannico, basandosi sui risultati dell'azienda, ha speso 500 milioni di sterline per stoccare riserve di TAMIFLU.

È dunque chiara l'importanza della battaglia sulla trasparenza delle pubblicazioni, poichè il fenomeno del pubblication bias (ovvero la pubblicazione parziale dei risultati degli studi clinici, fino a ieri legittima in Europa), è estremamente diffuso nel mondo farmaceutico e non permette a chi assume i farmaci, ai dottori che li prescrivono e a chi fa ricerca, di essere correttamente informati e svolgere onestamente il proprio lavoro.
Oltre a rischiare di nascondere medicinali potenzialmente più efficaci del previsto.

Dal 2014, grazie alla legge europea, la Roche ha garantito che tutti i risultati saranno resi disponibili al pubblico.

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