sabato 12 aprile 2014

La banca senza interessi



La banca senza interessi
Quando l’etica si fa core business, e i businessmen vanno a lezione di moralità. È la storia di Carlo Giordano: milanese, professione giurista, con la startup no profit jakitalia.it sta lanciando – “non senza difficoltà, visto il quadro normativo” confessa - il primo progetto italiano di banca cooperativa senza interessi, sul modello della svedese JAK Bank. http://www.jakitalia.it/
“Un gruppo di persone che si scambiano denaro in un’ottica di mutualità: niente a che fare con le speculazioni del sistema creditizio vigente” spiega. “Si tratta di imparare a gestire da sé il denaro, di mettersi a studiare”.
Studiare, appunto. E Giordano è uno dei tanti studenti-manager (“nemmeno il primo della classe” scherza) iscritti ai corsi di Assoetica, associazione no profit che nel cuore della City milanese organizza lezioni di etica per uomini d’affari, imprenditori, liberi professionisti, manager pubblici e privati.
“L’idea di base è che il profitto di un’azienda può e deve esser conciliato con il rispetto dei beni comuni, che gli interessi di business non debbano contrastare l’interesse di tutti” spiega Bruno Bonsignore, autore assieme a Francesco Varanini di “Un’etica per manager” (Guerini 2010) e coordinatore del ciclo di lezioni mensili – iscrizoni aperte fino al 12 aprile, magggiori info su www.assoetica.it – che nelle scorse edizioni hanno visto salire in cattedra insegnanti del calibro di Zygmunt Bauman, Serge Latouche, Archie Carroll, Richard Stallman.
Guru del pensiero alternativo, sociologi di grido ma anche tecnici, esperti di settore che – coerentemente – elargiscono il loro sapere “seguendo lo spirito del no profit, in modo gratuito o con un piccolo rimborso spese”,
perché “Assoetica è una piccola realtà autofinanziata, anche le rette d’iscrizione per chi frequenta sono molto lontane da quelle che circolano per i normali master” spiega Bonsignore.“Una volta coperti i costi di gestione e le spese per i docenti con le prime dieci iscrizioni, lasciamo a ognuno la libertà di scegliere in base alle proprie disponibilità: e con questo diamo, nell’esempio e nella pratica concreta, la prima vera lezione di etica e di responsabilizzazione degli iscritti”.
E a proposito di iscritti: in media negli anni passati circa due terzi dei partecipanti ai corsi erano donne. “Segno di una marcata sensibilità femminile a un tema che è di per sé trasversale” osserva Bonsignore.
Quanto a professioni c’è di tutto: manager e top-manager (il 50% degli iscritti) ma anche commercialisti, giuristi, titolari di imprese familiari. Non manca un buon 20% di giovani neolaureati. Alla faccia di chi pensa che nel mondo del business ci sia spazio solo per gli allievi di Flavio Briatore. I manager alla The Apprentice, quelli che “se non calpesti i cadaveri dei tuoi compagni sei fuori”. Per fortuna c’è dell’altro.
[fonte: testo di Davide Illarietti - Corriere Della Sera.it]

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