mercoledì 26 febbraio 2014

MI CHIAMO STEVE MARSCH – E sto combattendo contro Monsanto

monsantoTUTTE LE VOLTE CHE IMMAGINIAMO O VEDIAMO UN CONTADINO CHE INGAGGIA UNA BATTAGLIA CONTRO GRANDI CORPORATIONS,l’immagine che ci viene immediatamente in mente è quella di un piccolo, agguerritissimo David contro Golia. Di continente in continente, i casi si moltiplicano. Anni fa, aveva fatto scalpore la storia del canadese Percy Schmeiser, un coltivatore di canola trascinato in tribunale dal colosso Monsanto nel 1997 per violazione del brevetto della società agrochimica sui semi di canola gm Roundup Ready, resistenti all’omonimo erbicida del colosso di Saint Louis. Schmeiser aveva sempre sostenuto che in realtà la sua fattoria era stata contaminata dai semi Gm portati dal vento nei suoi campi.Tra qualche giorno, andrà in scena un nuovo dibattito destinato a far parlare, e il caso sta già rimbalzando per innumerevoli account facebook e twitter.

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IL PROSSIMO 10 FEBBRAIO,infatti, Steve Marsh, contadino biologico di Kojonup, a sud di Perth, porterà in giudizio il suo vicino. Michael Baxter, la cui canola geneticamente modificata è arrivata nel 2010, senza invito, nei suoi campi contaminandoli e facendogli perdere la certificazione. Nei tre anni trascorsi, Steve ha lavorato incessantemente per ripulirli. Adesso, sta per scoccare l’ora del processo, dove, non potendo citare in giudizio Monsanto, Steve se la vedrà direttamente col proprio vicino.A questo proposito, Carlo Petrini dichiara: «Il caso di Steve Marsh è la riprova del fatto che gli Ogm costituiscono una minaccia per la salute del nostro ambiente, e anche per un diritto fondamentale: la sovranità alimentare. È inammissibile, infatti, che un agricoltore biologico perda la certificazione sul 70% delle proprie terre per il semplice fatto che queste sono state contaminate dalla canola Gm di una fattoria vicina. Gli Ogm stanno privando gli agricoltori e i consumatori della possibilità di scegliere. Gli uni non scelgono più cosa coltivano, gli altri spesso non possono scegliere quel che mangiano. Per questo supportiamo Steve Marsh nella sua battaglia, e invitiamo tutti a partecipare al global twitter storm, utilizzando l’hashtag #IamSteveMarsh. Perché la vicenda di questo agricoltore è australiana, ma il modo in cui si risolverà in tribunale il prossimo 10 febbraio potrebbe avere implicazioni globali».
Slow Food sostiene la battaglia di Steve Marsh e della Safe Food Foundation che lo ha sostenuto in tutto questo tempo. La nostra speranza è che in Canada, come in Australia, come in Friuli, gli agricoltori biologici possano scegliere quel che coltivano, senza subire attacchi e minacce. Il vento gioca brutti scherzi. Ma è solo un complice involontario della contaminazione Gm
redatto da Pjmanc http://ilfattaccio.org

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