venerdì 24 gennaio 2014

Psicobiorisonanza: il Tao della Voce

Il termine composito “psicobiorisonanza” sta ad indicare i complessi effetti della risonanza della voce umana nelle proprie strutture psichiche e fisiologiche

Psicobiorisonanza: il Tao della Voce Francesca Romano - 22/01/2014
La Psicobiorisonanza ripercorre un’antica Via, Tao per gli orientali, che utilizzando la vocalità porta a riappropriarsi delle sonorità della propria voce e delle connesse risonanze corporee, per conseguire una maggiore sicurezza di sé insieme alla propria identità dissolta o velata.

Il termine composito “psicobiorisonanza” sta ad indicare i complessi effetti della risonanza della voce umana nelle proprie strutture psichiche e fisiologiche. È dall’osservazione pratica infatti che si rileva, senza smentite, che esiste un sorprendente influsso delle proprie sonorità sugli equilibri psico-fisici della persona. È soltanto agli inizi invece la ricerca scientifica atta a spiegare e a dimostrare tali fenomeni, ben noti nell’antichità, che superando la pura sfera delle interazioni fisiche e meccaniche irrompono nell’impalpabile campo degli equilibri mentali e psichici dell’essere pensante.

Ciò che al riguardo possiamo spiegarci in termini fisiologici è presto detto. La voce risiede in una scatola posta nel collo ed è collegata al resto del corpo attraverso fasci muscolari. La scatola risuona quando le corde vibrano e vibra tutto il corpo come cassa di risonanza. Da queste vibrazioni prende l’avvio quel processo di auto-ascolto e di percezione corporea così necessario all’accordatura del corpo/strumento.

Quanto al salto dal benessere fisiologico all’equilibrio della mente e della psiche, la scienza non ha ancora detto una parola finale, come s’è detto. Sono in molti tuttavia a intuire che tale salto debba esistere e debba essere provato. Beethoven ad esempio scriveva: "la vita assomiglia al vibrare delle note e l’individuo a uno strumento a corde… Se l’individuo non ha l’intonazione giusta non può risuonare con ciò che lo circonda".

Tutto quanto esposto fin qui appartiene alla riflessione e agli approfondimenti teorici che ho voluto effettuare a seguito di sorprendenti risultati positivi riscontrati nella esercitazione pratica.

Nella mia pluridecennale esperienza di studio della musica e del bel canto e nella parallela attività di perfezionamento della voce svolta a beneficio di molti allievi, avevo registrato inattesi e duraturi risultati lusinghieri del superamento di difficoltà vocali e psicologiche attraverso l’ascolto della propria voce seguendone l’espansione sonora in tutte le parti del corpo.
Iniziazione alla Voceterapia
La voce educa la mente
Per utilizzare tale pratica occorre dapprima imparare ad ascoltare la propria voce. Esercizio inusuale; anche perché a se stessi risulta diversa da quella che conoscono gli altri. Quale sorpresa quando la si ascolta la prima volta registrata! In effetti la ascoltiamo dal di dentro del corpo/strumento che risuona; al di fuori acquista altre colorazioni, altri timbri sonori. Imparando ad ascoltarla si può riuscire ad affinare o ad accordare meglio lo strumento che la emette.

Occorre dunque una tecnica, provvista di esercizi pratici, che faccia da guida per ripercorrere l’antica Via che può aiutare a conoscersi fino a superare imperfezioni e freni della voce.

Gli esercizi da me sperimentati e proposti compongono un metodo che utilizza la voce cantata. Praticando con gradualità l’emissione della voce cantata si riesce ad accendere i circuiti neuro fisiologici e, mentre il corpo canta, la mente si abbandona; si prende possesso della propria fisicità vibrante messa in risonanza con ciò che ci circonda. Il canto diviene azione gratificante e finanche psicoterapeutica e terapeutica secondo alcuni autori.

Il metodo della Psicobiorisonanza da me messo a punto e pubblicato in un volume sulla voce-terapia (1) è stato utilizzato dalle persone e per le esigenze più varie ottenendo risultati sempre buoni, talvolta eccellenti, in alcuni casi strabilianti e inattesi. L’esercizio costante di tale pratica, gradualmente guidata al raggiungimento di emissioni sempre più libere del proprio tono vocale, ha permesso a cantati lirici di perfezionare il loro talento, a professionisti della parola (attori, speakers, docenti, manager) di migliorare la tenuta e le prestazioni della voce, a non professionisti di smussare o eliminare imperfezioni e impedimenti fino al superamento del mutismo addirittura (2).

Ciò non sorprenda, giacché recenti ricerche e studi condotti negli Stati Uniti indicano la voce cantata come terapia anche nei casi di dislessia, di autismo, di morbo di Alzheimer e di Parkinson. In tali studi si ipotizza che le nostre funzioni mentali, emozionali e sensoriali siano codificate nella voce in modo predefinito, come lo sono le informazioni genetiche nei nostri geni.

Il mio metodo, come accennavo più sopra, utilizza la voce cantata. L’essenza della pratica propone una serie di esercitazioni basate sull'emissione dei suoni delle vocali, vocalizzi, secondo una singola nota musicale o eseguendo arpeggi cantando intervalli di terza e quinta maggiore. Per poter comprendere appieno l’estensione della risonanza di ciascuna vocale – e ognuna di esse raggiunge in maniera diversa le parti del corpo – il canto va accompagnato da corrette posture, movimenti come di danza, tensione dell’udito, ed altro, fino al coinvolgimento di tutto il corpo.

Mano a mano che ci si va appropriando della voce emessa, si avvertono e riconoscono le risonanze provocate da quel suono nelle varie cavità e strutture corporee. Ovviamente ogni individuo dovrà accordare il proprio strumento a quelle tonalità, frequenze e vibrazioni che risultano a lui maggiormente affini e in sintonia. Compito di chi guida è indicare le modalità, percepire i punti di forza e di debolezza, e stabilire i tempi e le tecniche con cui raggiungere con gradualità la consapevolezza e la padronanza sia delle corde (voce) che di tutto lo strumento (corpo).

Solo dopo aver fatta conoscenza con la propria voce e delle potenzialità insite nelle sue risonanze può avvenire il “salto” di cui si diceva più sopra: la propria voce oltre a procurare un senso di benessere fisico, avendo sciolto nodi e freni fisiologici che la inibivano, farà presto avvertire un nuovo benessere non facile da descrivere, una libertà di mente e di spirito, quasi un sollievo o leggerezza psichica mai sperimentati in precedenza.

In conclusione posso affermare che la voce che canta è una via che riconduce a sé e la si può utilizzare come via di fuga anche dai malesseri e come colonna sonora della propria identità e unicità.

Note
(1) F. Romano, Iniziazione alla Voce-terapia. La voce educa la mente e il corpo canta, Edizioni Mediterranee, Roma 1910, ristampa 2013, pp. 159. (2) Numerose testimonianze in proposito sono riportate nell’op.cit., pp. 105-142.

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